5 maggio 5° secolo

Sant'Ilario di Arles

Arcivescovo di Arles

Festa
5 maggio
Morte
5 mai 449 (naturelle)
Epoca
5° secolo

Monaco di Lerino divenuto arcivescovo di Arles nel V secolo, Ilario si distinse per l'austerità monastica conservata sulla cattedra episcopale e per la sua notevole eloquenza. Nonostante un passeggero disaccordo con papa san Leone, fu un grande difensore della disciplina ecclesiastica e un protettore dei poveri, arrivando a vendere i vasi sacri per riscattare i prigionieri.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 7

SANT'ILARIO, ARCIVESCOVO DI ARLES

Conversione 01 / 07

Conversione e vita a Lerino

Sotto l'influsso di sant'Onorato, Ilario abbandona la sua vita secolare in Borgogna o Lorena per unirsi al monastero di Lerino.

Il Santo di cui stiamo per parlare ha scritto egli stesso la propria vita, senza pensarci, mentre scriveva quella di un altro Santo. Ci insegna nell'orazione funebr e che ha composto per sa saint Honoré, ou Honorat Fondatore di Lerino e maestro spirituale di Eucherio. nt'Onorato, suo predecessore, che quest'uomo grande usciva talvolta dalla sua solitudine di Lerino per guadagnare anime a Dio. Un giorno, essendo giunto nel paese di Ilario, che era la Borgogna o la Lorena, e forse la città di Toul, e vedendolo già molto invischiato nel mondo, intraprese di distaccarlo da esso, esponendogli, da un lato, la vanità del secolo, i pericoli di questa vita e le difficoltà di salvarsi in essa, e, dall'altro, l'eccellenza della vita religiosa e i vantaggi che vi si trovano per andare sicuramente al cielo. Ma poiché vide che tutti i suoi discorsi, sebbene molto pressanti, non facevano alcuna impressione sul suo cuore, e che il giovane protestava sempre, e persino con giuramento, che non avrebbe mai cambiato la vita secolare per rinchiudersi in un chiostro, gli disse, con spirito profetico: «Dio mi concederà, col tempo, ciò che oggi mi rifiutate». In effetti, dopo che il santo abate ebbe pregato per la conversione di Ilario, il suo cuore cambiò all'improvviso, e concepì tanto disgusto per le vanità del mondo, quanto le aveva amate con passione in precedenza; di modo che, rompendo infine tutte le catene che lo tenevano legato al secolo, fuggì nella solitudine di Lerino, per lavorarvi alla perfezione, sotto la saggia guida di un così santo abate.

Ilario non si fece religioso a metà, poiché divenne così compiuto in tutte le virtù che sant'Onorato, vedendosi elevato all'arcivescovado di Arles, lo sosti Arles Metropoli ecclesiastica della provincia da cui dipendeva Costantino. tuì al suo posto e lo fece secondo abate del celebre monastero di Lerino. Poco tempo dopo, sentendo il gran peso del suo incarico episcopale, volle averlo presso di sé per servirsi dei suoi consigli e scaricare le proprie spalle da una parte del suo fardello; ma l'amore per la solitudine, di cui il santo Abate era affascinato, gli fece presto abbandonare la città per ritornare alla sua abbazia, e vi si recò con più ardore di quanto non vi fosse andato la prima volta, quando si era fatto religioso, come sant'Eucherio, vescovo di Lione, nota espressamente in una delle sue epistole a sant'Onorato.

Vita 02 / 07

Elezione all'arcivescovado di Arles

Dopo la morte di Onorato, Ilario viene eletto arcivescovo di Arles a 29 anni, una scelta confermata dal segno miracoloso di una colomba.

Il santo Arcivescovo, sentendo le sue forze diminuire notevolmente, fece tornare ancora il suo santo discepolo, affinché lo assistesse in punto di morte e gli rendesse gli ultimi doveri della sepoltura. Ilario lo fece con l'amore e la tenerezza che si vedono nell'orazione funebre che pronunciò sul suo santo amico. Temendo di essere eletto al posto del defunto che aveva manifestato questo desiderio, Ilario partì subito per la sua cara solitudine; ma Casto, governatore della città, avendo scoperto il suo disegno, lo fece arrestare; il Santo si vide presto circondato dalla milizia, dal popolo e dal clero; ognuno lo esortava ad arrendersi: tutto ciò che poté fare fu protestare che non avrebbe accettato la prelatura se non se Dio gli avesse manifestato la sua volontà con qualche segno. In quello stesso momento, una colomba apparve, bianca come la neve, e venne a posarsi in mezzo a quella numerosa assemblea, sulla testa di Ilario, e non si poté farla andare via prima che il Santo avesse acconsentito alla sua elezione. Aveva solo ventinove anni; ma la sua giovinezza servì solo a rendere le sue virtù più amabili e più splendenti.

Vita 03 / 07

Ascetismo e virtù episcopali

Nonostante il suo incarico, conserva una vita monastica austera, praticando il lavoro manuale e vendendo i vasi sacri per soccorrere i poveri.

Non bisogna immaginare che questo santo religioso abbia allentato alcunché dei rigori del chiostro per essersi visto elevato alla dignità di arcivescovo; praticò sempre le stesse austerità e seppe molto bene conciliare la vita monastica con la prelatura. Il suo vitto, il suo vestire e il suo giaciglio furono gli stessi di prima; e, per essere diventato un prelato più grande, non fu per questo meno religioso, né meno mortificato. Le rendite della sua chiesa non lo rendevano più ricco: poiché le distribuiva con tale liberalità che si vide presto ridotto a servirsi di calici e patene di vetro. La sua carità per i poveri giunse persino a lavorare con le proprie mani, per avere di che dar loro, sebbene fosse di illustre nascita e le eminenti funzioni del suo incarico sembrassero esentarlo da ciò.

Vita 04 / 07

Relazioni con il papato

Un eccesso di zelo provoca una disputa con il papa san Leone Magno, seguita da un pentimento e da una riconciliazione duratura.

I Santi stessi commettono degli errori; e la santità non è forse il più delle volte l'innocenza recuperata attraverso la penitenza? Un eccesso di zelo portò sant'Ilario a superare i limiti della convenienza nei confronti del sommo Ponte fice san Leone Magn saint Léon le Grand Papa che intrattenne una stretta corrispondenza con Costantino e i vescovi gallici. o; ma egli riconobbe la sua colpa, se ne pentì e diede soddisfazione al sommo Pontefice. Inviò, a tal fine, a Roma, i tre sacerdoti più ragguardevoli del suo clero, Ravenna, Nettario e Costanzo; e visse, da allora, con san Leone, nella migliore intesa; questo grande Papa, in una lettera che scrisse qualche tempo dopo la morte dell'arcivescovo di Arles, lo chiama *Ilario di santa memoria*.

Predicazione 05 / 07

Predicazione e doni miracolosi

Oratore di talento capace di adattarsi al suo pubblico, compie diverse guarigioni e si mostra di grande fermezza verso i potenti ingiusti.

Il talento che san Ilario aveva per la predicazione era singolarmente notevole. Quando parlava ai dotti del mondo, si esprimeva con quella grazia, quell'eleganza e quel tono di nobiltà che caratterizzano i grandi oratori; ma se doveva istruire persone illetterate, cambiava il suo modo di fare e proporzionava i suoi discorsi alla capacità dei più ignoranti. Ciò che vi era di più ammirevole è che, nelle istruzioni più familiari, sapeva unire uno stile semplice e ingenuo alla maestà del Vangelo. Predicava la verità senza travestimenti e senza mai adulare i grandi. Ne citeremo un esempio. Aveva spesso avvertito in privato un giudice della provincia, che amministrava la giustizia con criminale parzialità: i suoi avvertimenti non avevano prodotto alcun effetto. Un giorno, mentre predicava, il magistrato, seguito dai suoi ufficiali, entrò in chiesa. Appena lo ebbe scorto, interruppe il suo discorso. Poiché il suo uditorio appariva stupito, disse che un uomo che aveva così spesso trascurato gli avvertimenti che gli erano stati dati per la salvezza della sua anima, non meritava di essere nutrito con la parola divina insieme al popolo fedele. Il giudice, colpito da questa riflessione, arrossì e rientrò in se stesso. Il Santo riprese poi il filo del suo discorso. Avendo notato, un altro giorno, che diverse persone uscivano dalla chiesa dopo la lettura del Vangelo e precisamente nel momento in cui predicava, le fece tornare indietro, dicendo loro: «Non vi sarà così facile uscire dalle prigioni tenebrose dell'inferno, se avrete la sventura di caderci».

La sua eloquenza era esaltata dallo splendore dei suoi miracoli e delle sue virtù. Con la sola imposizione delle mani, rese la vista a un cieco; liberò un indemoniato; ottenne dal cielo la guarigione di uno dei suoi diaconi che aveva avuto un piede schiacciato da un blocco di marmo.

Nutriva la più grande tenerezza per i peccatori quando amministrava la penitenza, cosa che avveniva solitamente la domenica dopo l'ufficio e le istruzioni pubbliche; molti venivano a ricevere da lui il rimedio alle malattie della loro anima. Eccitava con le sue lacrime quelle dei penitenti. Non si poteva ascoltarlo né tantomeno guardarlo senza avere il cuore spezzato dalla contrizione e lo spirito spaventato dai giudizi di Dio, dal giorno terribile della sua ira e dalla dannazione eterna; si provava disgusto per la vita presente e si prendeva la risoluzione di non vivere più che per il cielo. Il Santo ispirava facilmente questi sentimenti agli altri, avendoli lui stesso. Essendo la sua grande massima quella di riferire tutto a Dio, lo considerava come suo giudice sovrano ed esaminava ogni giorno, alla sua presenza, lo stato della sua anima: per questo vegliava con grande attenzione su tutto ciò che pensava e su tutto ciò che faceva.

Vita 06 / 07

Attività conciliare e morte

Presiedette diversi concili regionali e morì nel 449 dopo aver designato il suo successore Ravennio durante una visione.

Presiedette diversi concili, tra gli altri quelli di Riez, nel 439; di Orange, nel 441; di Vaison, nel 442; di Arles, nel 443; combatté le eresie, soprattutto il pelagianesimo, ristabilì la disciplina ecclesiastica, fondò monasteri, dove fece regnare la più perfetta regolarità. Egli stesso ne dava l'esempio. Poiché il primo atto del suo episcopato era stato quello di riunirsi al clero della sua cattedrale per vivere in comunità: l'ultimo membro di questa Congregazione gli era più caro di se stesso; il più piccolo incidente che capitava loro lo affliggeva; la loro morte gli strappava lacrime. Vivevano del reddito del loro lavoro: Ilario stesso, l'arcivescovo di Arles, il vicario della Santa Sede, lavorava senza sosta: mentre gli si parlava, gli si leggeva, gli si recitavano preghiere, intrecciava stuoie. Andava sempre a piedi nudi, anche in inverno, anche durante i suoi frequenti viaggi: è così che andò a Roma, sotto il suo modesto abito, portava un cilicio. Nulla gli costava quando si trattava della salvezza del suo popolo; lo si è visto, nei giorni di digiuno, predicare per tre ore di seguito. Vendeva tutto, fino ai vasi sacri, come ho già detto, per riscattare i poveri Galli caduti in potere delle tribù germaniche che invadevano la Gallia. Aveva illustri amici, come san Germano, vescovo di Auxerre, uno degli apostoli della Gran Bretagna e distruttore del pelagianesimo; si consultavano spesso l'un l'altro sugli affari delle loro diocesi. Infine, consumato dallo zelo e dall'austerità, Ilario si ammalò; e, poiché un giorno credeva di essere agli estremi, gli sembrò di vedere davanti a sé tutte le vesti di Aronne, nel modo in cui sono descritte nella Scrittura: quando si disponeva a indossarle, credendo che fossero preparate per lui, il suo sacerdote, Ravennio, fu chiamato per rivest Ravenne Sacerdote e successore di Ilario all'arcivescovado di Arles. irsene e celebrare i santi Misteri: riconobbe bene, da ciò, che la sua ora era giunta e che Dio gli faceva vedere il suo successore. Ne diede avviso ai suoi figli spirituali, predicendo loro che alle undici di sera avrebbe lasciato questo mondo: ciò che avvenne il 5 maggio, l'anno del Signore 449, nel quarantottesimo anno della sua età e nel diciannovesimo anno del suo episcopato.

Eredità 07 / 07

Eredità letteraria e culto

Autore della Vita di sant'Onorato, la sua ortodossia è difesa di fronte alle accuse di semipelagianesimo.

Tutta la città di Arles pianse la sua prematura scomparsa; ognuno volle toccare il Santo prima che fosse sepolto: persino gli ebrei assistettero ai funerali. Durante il servizio funebre, si sentivano cantare i salmi e lodare il Santo quasi solo in ebraico; poiché solo gli ebrei potevano parlare: la voce dei cristiani, abituati a pregare in latino e in greco, era soffocata dal dolore. Tale è il racconto di un testimone oculare. Il suo corpo, inumato nella chiesa di Santo Stefano, fu trasferito in seguito in quella di San Genesio, e da lì infine in quella di Sant'Onorato. A metà del XII secolo, queste sante reliquie furono trasferite nella chiesa di Santa Croce.

Il suo attributo è la colomba, che è il simbolo dell'elezione per ispirazione o all'unanimità.

## SCRITTI DI SANT'ILARIO.

Oggi possediamo una sola opera autentica di sant'Ilario, la *Vita di sant'Onorato*, suo predecessore sulla cattedra di Arles (tomo L della *Patrologia* di M. Migne). Il suo biografo cita ancora *Omelie sulle feste dell'anno; spiegazione del Simbolo; lettere in gran numero; versi*. È stato anche attribuito a sant'Ilario di Arles un poema sulla Provvidenza divina, e se ne è concluso che fosse semipelagiano. Per giungere a questa conclusione, resta da provare: 1° che questo libro sia realmente di sant'Ilario; tutti gli studiosi ammettono oggi che il nostro Santo non ne è affatto l'autore; 2° che il semipelagianesimo sia contenuto in quest o libro. Ora, si semi-pélagianisme Eresia combattuta da Bonifacio I e sant'Agostino. conviene generalmente che vi si trovi solo per chi vuole vedervelo. Quanto alla lettera di san Prospero a sant'Agostino, che si invoca anche contro Ilario, cosa ci insegna? Che Ilario pensava in tutto come Agostino, eccetto sulla predestinazione: cosa assai permessa. Si accusa sant'Agostino di far parte degli eretici noti sotto il nome di predestinazionisti, perché insegna che il decreto della predestinazione alla gloria è assoluto e antecedente? Perché trattare da semipelagiano sant'Ilario per aver rifiutato questo sistema? Si è pelagiani perché si trova più ragionevole credere che la predestinazione degli eletti alla gloria sia condizionale, conseguente, vale a dire fondata sulla previsione dei loro meriti naturali?

Non bisogna confondere sant'Ilario di Arles con: 1° il vescovo Ilario, amico di san Giovanni Crisostomo, che, in questa qualità, fu esiliato nel Ponto; 2° Ilario, vescovo di Narbona; 3° Ilario, diacono e inviato di papa Liberio al concilio di Milano (335), maltrattato dagli ariani ed esiliato dall'imperatore Costanzo; 4° Ilario, giovane laico di Siracusa, ardente discepolo di sant'Agostino.

Si possiede ancora il suo epitaffio, in una cappella sotterranea, sotto l'altare maggiore di Saint-Honorat-lès-Arles. È inciso su una grande tavola di marmo incastonata nella parete e rotta in diversi pezzi. Questa iscrizione è in bei caratteri romani; eccola:

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Conversione per opera di sant'Onorato
  2. Ritiro presso il monastero di Lerino
  3. Nomina a secondo abate di Lerino
  4. Elezione miracolosa all'arcivescovado di Arles a 29 anni
  5. Conflitto e riconciliazione con papa san Leone Magno
  6. Presidenza dei concili di Riez, Orange, Vaison e Arles
  7. Riscatto di prigionieri galli

Miracoli

  1. Apparizione di una colomba bianca durante la sua elezione
  2. Guarigione di un cieco tramite imposizione delle mani
  3. Liberazione di un ossesso
  4. Guarigione di un diacono con il piede schiacciato
  5. Visione delle vesti di Aronne che annunciano la sua morte

Citazioni

  • Dio mi concederà, col tempo, ciò che oggi mi rifiutate Sant'Onorato rivolgendosi a Ilario
  • Non vi sarà così facile uscire dalle tenebrose prigioni dell'inferno, se avrete la sventura di caderci Sant'Ilario ai fedeli che escono dalla chiesa

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo