Religiosa romana del VI secolo, Romula visse in grande povertà sotto la guida di santa Redenta. Afflitta da una paralisi totale per diversi anni, diede prova di una pazienza eroica prima di morire circondata da luci miracolose e canti angelici. Le sue reliquie riposano a Santa Maria Maggiore.
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SANTA ROMULA, VERGINE ROMANA
Introduzione e fonti
L'autore introduce la vita di santa Romula basandosi sugli scritti di san Gregorio Magno per illustrare la preziosa morte dei giusti.
*Memoria Sanctorum animam malis oppressam excitat et recreat.*
Il ricordo dei Santi solleva e conforta l'anima oppressa dalle sofferenze.
S. Giovanni Crisostomo, *Hom. xxviii sup. Ep. ad Hebr.*
La morte dei giusti è sempre preziosa davanti a Dio, e, per darne segni sensibili, questa divina Maestà ha spesso preso piacere a onorare questo prezioso momento del loro trionfo con alcuni favori e alcune meraviglie esteriori che tutti potevano scorgere. Non sarebbe opportuno omettere nella storia della vita dei Santi morti così miracolose. E poiché quella di santa Romula è una delle più amm irevoli, e sa sainte Romule Vergine romana del VI secolo, discepola di santa Redenta. n Gregorio ne ha parlato due volte, v ale a dire: ne saint Grégoire Papa contemporaneo di San Psalmode. l secondo libro delle sue *Omelie sul Vangelo* e nel quarto dei suoi *Dialoghi*, è ben ragionevole che lo seguiamo ne l suo zel Dialogues Opera agiografica di Gregorio Magno contenente la vita di Servulo. o. Ecco, quasi parola per parola, ciò che dice questo grande Papa:
Vita monastica a Roma
Romula vive in comunità a Roma con Redenta, conducendo una vita di povertà e virtù vicino alla chiesa di Santa Maria Maggiore.
«Quando andai a rinchiudermi in un monastero, c'era una fanciulla molto anziana, chiamata Redenta, che dimorava in questa città di Roma; dopo aver rinunciato a tutte le pompe del secolo, si era rivestita di un abito religioso per servire Dio con maggiore perfezione e santità in un luogo che aveva scelto vicino alla chiesa della santa Vergine (quella di Santa Maria Maggiore). Aveva ricevuto i primi principi della virtù nella scuola di un'altra santa fanciulla chiamata Erondina, che si dice abbia terminato i suoi giorni in una solitudine che si era praticata sulle montagne della Palestina, dopo avervi condotto una vita più angelica che umana. Redenta scelse due compagne per il suo ritiro, le quali, animate dal medesimo spirito, si ritennero felici di indossare un abito come il suo e di vivere con lei nelle stesse pratiche di pietà. Una di queste pie vergini si chiamava Romula; quanto all'altra, che vive an cora, Romule Vergine romana del VI secolo, discepola di santa Redenta. è vero che la conosco di vista, ma non ne conosco il nome. Dimoravano dunque tutte e tre nella stessa casa, dove vissero in una grande povertà dei beni di fortuna e in un grande disprezzo delle vanità del mondo, mentre facevano ogni giorno nuovi sforzi per arricchirsi dei tesori della grazia e per abbellire le loro anime delle più rare virtù del Cristianesimo.»
La prova della malattia
Colpita da paralisi per diversi anni, Romula trasforma la sua infermità in un cammino di perfezione attraverso una pazienza e un'orazione esemplari.
«È vero che Romula camminava a passi così grandi sulla via della perfezione, che presto superò la sua compagna. Aveva una pazienza ammirevole; la sua obbedienza era senza esempio; amava estremamente il ritiro e il silenzio, e la sua occupazione più piacevole e ordinaria era l'orazione. Ma il più delle volte Dio trova ancora macchie e difetti in quelle anime che gli uomini credono già tutte sante e perfette, e la sua condotta più ordinaria nei confronti dei suoi eletti è di purificarli attraverso il fuoco della sofferenza e della croce; permise che questa illustre vergine cadesse in una paralisi che, avendole interamente tolto il libero uso delle membra, la ridusse per diversi anni su un letto, paralizzata e immobile, senza che tuttavia, nella violenza e nella lunghezza del male, si lasciasse andare al minimo movimento di impazienza. Seppe trarre così tanto profitto dalla sua malattia che, quanto le mancava la forza per le azioni esteriori, tanto aveva fervore nell'applicarsi alla vita interiore e all'esercizio della preghiera.»
Manifestazioni miracolose
Poco prima della sua morte, una luce soprannaturale e un profumo soave invadono la sua cella, testimoniando la presenza divina.
« Una così eminente santità non poté rimanere a lungo senza manifestarsi attraverso qualche grande miracolo. Accadde che una notte, Romula chiamò Redenta con queste parole altrettanto tenere e premurose: "Madre mia, venite! madre mia, venite!". Redenta, che aveva sempre nutrito tanto amore per Romula e per la sua compagna come se fossero state le sue figlie, si alzò subito e, presa con sé la stessa compagna, si recarono insieme nella stanza dell'inferma. Mentre erano accanto al suo letto per soccorrerla, sebbene fosse nel cuore della notte, apparve una grande luce che riempì tutta la cella, e il cui splendore era così sorprendente che le gettò nello spavento e le fece tremare in tutto il corpo, come seppi fin da quel tempo dalla testimonianza che me ne resero. Ma il loro timore fu grandemente accresciuto quando, nello stesso istante, udirono un certo rumore come di una folla che entrava nella stanza; poiché la porta veniva scossa e battuta, come quando la gente si accalca per chi passerà per primo. Effettivamente, si entrava: ma esse non potevano vedere le persone che entravano; l'eccesso del timore aveva offuscato la loro vista e il grande bagliore della luce le aveva abbagliate. Poco tempo dopo, si diffuse in tutta la cella un odore così gradevole e dolce che placò il loro timore e il loro terrore. Tuttavia, non potevano ancora sopportare il fulgore di quella chiarezza, che non diminuiva nulla della sua forza iniziale: per questo Romula, che desiderava dare una consolazione completa a Redenta, che considerava sempre come sua maestra nella vita spirituale, le disse con voce piena di tenerezza: "Madre mia, non temete nulla, non sto ancora morendo". In seguito, questa luce si dissipò a poco a poco; ma l'odore rimase ancora per i due giorni seguenti in tutta la sua soavità.»
Morte e assunzione celeste
Dopo aver ricevuto il Viatico, Romula spira al suono di un concerto angelico mentre la sua anima viene portata in cielo.
«Il quarto giorno, Romula chiamò una seconda volta la sua cara maestra e la supplicò di farle amministrare il santo Viatico, che ella ricevette con grande devozione. Redenta e la sua compagna non si erano ancora ritirate, quando udirono una musica mirabile che proveniva dal luogo, di fronte alla porta della casa; notarono che quel concerto era composto da voci di entrambi i sessi, che gli uomini formavano un coro e le donne un altro, e che si rispondevano alternativamente con accordi pieni di fascino. Mentre gli angeli celebravano queste pompose esequie, Romula rese a Dio la sua bella anima, che fu rapita da quei due cori celesti: man mano che si allontanavano dalla terra, le voci si perdevano insensibilmente diventando più dolci e più delicate, finché infine non si udì più nulla di quella meravigliosa sinfonia, e il soave odore, che aveva imbalsamato la cella della nostra illustre afflitta, cessò anch'esso di farsi sentire».
Posterità e culto
Le sue reliquie riposano a Santa Maria Maggiore; la sua iconografia tradizionale la rappresenta mentre ascolta la musica degli angeli.
Ecco quanto ne scrive san Gregorio, saint Grégoire Papa contemporaneo di San Psalmode. che cita come testimone un suo compagno di sacerdozio, di nome Specioso; e il reverendo Padre Luigi di Granada non ha dimenticato questo esempio nella Guida dei peccatori, dove mostra i vantaggi della morte del giusto rispetto a quella dell'empio. Il corpo di santa Romula fu portato nella chiesa di Santa Maria Maggiore, dove riposa con quello della sua pia maestra Redenta, Rédempte Religiosa romana, maestra spirituale di santa Romula. come ha osservato il c ardinale Baronio cardinal Baronius Discepolo di Filippo, storico e cardinale, autore degli Annales Ecclesiastici. nei suoi Annali e nelle sue dotti Annotazioni sul martirologio romano, dove si fa memoria di queste tre Sante: Romula, Redenta ed Erondina. Viene rappresentata mentre ascolta un concerto che le offrono gli angeli al momento della sua morte. Ribadeneira.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Ingresso nella vita religiosa sotto la guida di Redento
- Vita di povertà e di preghiera vicino a Santa Maria Maggiore
- Colpita da paralisi totale per diversi anni
- Visione di una luce celeste e profumi soavi prima della sua morte
- Ricezione del santo Viatico
- Decesso al suono di una musica angelica
Miracoli
- Luce soprannaturale che riempie la sua cella
- Profumi soavi persistenti per due giorni
- Concerti di voci maschili e femminili (angeli) al momento del suo trapasso
Citazioni
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Madre mia, non temete nulla, non sono ancora in punto di morte
San Gregorio Magno, Dialoghi