Proveniente da un'illustre famiglia di Nicomedia, Nicarate si consacrò a Dio e ai poveri a Costantinopoli, utilizzando le sue conoscenze in medicina per curare gli indigenti. Fedele a San Giovanni Crisostomo, scelse l'esilio piuttosto che sottomettersi all'usurpatore Arsace. Morì in pietà verso il 440 dopo una vita segnata da una profonda umiltà.
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SANTA NICARATE O NICERATA DI NICOMEDIA, VERGINE
Origini e vocazione alla carità
Proveniente da un'illustre famiglia di Nicomedia, Nicarète si stabilì a Costantinopoli per consacrarsi alla verginità e alla cura dei poveri attraverso la medicina.
Nicarète o Nicerate, Nicarête ou Nicérate Vergine originaria di Nicomedia, nota per la sua umiltà e le sue doti di guaritrice. il cui nome significa *Vittoria della virtù*, apparteneva a una delle più illustri famiglie di Nicome Nicomédie Città d'origine di santa Nicarete. dia, in Bitinia. Fu educata con grande cura nelle massime e nei sentimenti di una solida pietà e nella pratica di tutte le virtù cristiane. Le sue qualità distintive furono una profonda umiltà e un'ammirabile modestia. Non si sa quando né in quale occasione questa umile vergine lasciò la sua città natale; è certo soltanto che uscì da Nicomedia e venne ad abitare a Costantinopoli, dove fece professione d Constantinople Città in cui il santo esercita il suo ministero e il suo patriarcato. i vivere il resto dei suoi giorni al servizio di Dio e del prossimo, in una verginità perpetua, impiegando tutte le ricchezze del suo ampio patrimonio in opere di carità. Si mise a studiare le proprietà delle piante medicinali, a prepararne rimedi per i poveri malati, guarendo molto spesso coloro che i medici non avevano potuto sollevare, e compiendo cure che sembravano miracolose, e talvolta lo erano realmente.
Umiltà e rifiuto degli onori
Nonostante le richieste di san Giovanni Crisostomo, rifiuta di diventare diaconessa o di dirigere le vergini, preferendo una vita nascosta in Dio.
Nicarète viveva a Costantinopoli, in un profondo ritiro, avendo grande cura di nascondere le sue buone opere, per non esporsi al rischio di perderne il frutto: gli applausi degli uomini racchiudono infatti un veleno che può corrompere tutto, ispirando una vana compiacenza in se stessi e nelle proprie azioni. Non volle mai acconsentire, nonostante le insistenze d i san Giovanni Crisost saint Jean Chrysostome Predecessore di Trifone citato come esempio di vescovo santo e perseguitato. omo, suo vescovo, a lasciarsi elevare al rango di diaconessa. Mai, inoltre, egli poté convincerla a farsi carico della guida delle vergini di Costantinopoli, che vivevano senza essere rinchiuse in monasteri, sole o in seno alla propria famiglia. Tutta la sua felicità era di rimanere sconosciuta e di condurre una vita nascosta in Dio.
Fedeltà e persecuzione
Fedele al suo vescovo esiliato, rifiuta di riconoscere l'autorità dell'intruso Arsace e subisce le persecuzioni che colpiscono i sostenitori di Crisostomo.
Tuttavia, una virtù così rara non poté restare ignorata dal mondo; un merito così splendente le attirò invidiosi e nemici, e la serva del Signore dovette essere provata dal fuoco delle tribolazioni. Essendo rimasta inviolabilmente fedele al suo grande e santo vescovo, nel quale venerava il Salvatore, unico oggetto del suo attaccamento, sulla terra e nel ci elo, la caritatevole la charitable vierge Vergine originaria di Nicomedia, nota per la sua umiltà e le sue doti di guaritrice. vergine meritò di partecipare alle persecuzioni che furono così malignamente suscitate contro questo illustre dottore della Chiesa. Dopo che fu cacciato dalla sua sede, nell'anno 404, si volle costringere Nicar ète e molte altr sainte Olympiade Vedova pia e compagna di persecuzione di Nicarète. e vergini, santa Olimpiade e molte altre pie vedove, a riconoscere l'autorità del l'intrus Arsace Vescovo intruso imposto dopo l'esilio di Giovanni Crisostomo. l'intruso Arsace. Nessuna di loro volle farlo.
Esilio e fine della vita
Scelse l'esilio volontario e la povertà, continuando le sue opere di carità fino alla morte, avvenuta verso l'anno 440 in un luogo rimasto segreto.
Un buon numero di queste donne coraggiose, per le quali la coscienza viene prima di tutto, invece di vedersi costantemente esposte a ogni sorta di insulti, preferirono lasciare Costantinopoli e condannarsi a un esilio volontario. Nicarète prese questa decisione: unendo un grande coraggio e un perfetto disinteresse alla sua meravigliosa umiltà, senza lamentarsi dell'odiosa ingiustizia che l'aveva spogliata della parte migliore dei suoi beni, corse verso l'esilio. Grazie alla sua economia, e soprattutto alle sue astinenze, quel poco che le era stato lasciato come rigorosamente necessario le bastò non solo per vivere, ma anche per fare elargizioni ed elemosine. Questa santa fanciulla trascorse il resto dei suoi giorni nell'esercizio continuo delle virtù, senza mai allontanarsi dal suo primo fervore, fino a una venerabile vecchiaia, giovando a molti con i suoi buoni esempi, i suoi saggi consigli e le sue pie elargizioni. Il Signore, volendo ricompensarla di tanta perseveranza, si degnò di ritirarla da questo mondo per porla in compagnia delle sue vergini nel cielo, il 27 del mese di dicembre, verso l'anno 440. Si ignora quale contrada sia stata testimone dei suoi ultimi momenti e in quale luogo le sue spoglie mortali siano state deposte: Dio, che ne ha custodito il segreto, saprà ritrovarle nel giorno della sua giustizia.
Fonte
Menzione dell'autore della nota, l'abate Chapin.
L'abate Chapin, M. l'abbé Chapin Autore della biografia agiografica. parroco di Vite Vitel Parrocchia dell'abate Chapin. l.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Trasferimento a Costantinopoli e vita di carità
- Studio delle piante medicinali e cura dei poveri
- Rifiuto del titolo di diaconessa proposto da san Giovanni Crisostomo
- Fedeltà a san Giovanni Crisostomo durante il suo esilio nel 404
- Esilio volontario da Costantinopoli per non riconoscere l'intruso Arsace
Miracoli
- Guarigioni di malati abbandonati dai medici, talvolta qualificate come miracolose