Sacerdote barcellonese del XVII secolo, Giuseppe Oriol si distinse per un'austerità estrema, vivendo di pane e acqua e dedicandosi interamente ai poveri e ai malati. Dopo un viaggio a Roma e un tentativo di missione abortito a Marsiglia, tornò a Barcellona dove operò numerosi miracoli e profezie. Morì nel 1702, venerato per la sua santità e la sua carità inesauribile.
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IL BEATO GIUSEPPE ORIOL (1702).
Giovinezza e formazione
Nato a Barcellona nel 1650, Giuseppe Oriol crebbe nella pietà e nella povertà prima di diventare dottore e sacerdote nel 1675.
Giuseppe Oriol nacque a Barcell Barcelone Città dove esercitò la professione di calzolaio ed entrò in religione. ona nel 1650; perse il padre quando era ancora in culla: fortunatamente il calzolaio con cui si risposò sua madre era un uomo pio che amò l'orfano come un figlio.
Affidato di buon'ora alle cure dei cappellani di Santa Mar ia del Mare, Giusep Sainte-Marie-la-Mer Chiesa o istituzione religiosa in cui Joseph fu chierichetto. pe svolse le funzioni di chierichetto mentre imparava a leggere e a scrivere; la sua pietà attirava fin da allora gli sguardi e l'attenzione, poiché passava spesso lunghe ore in preghiera davanti al Santissimo Sacramento. Grazie alle cure dei cappellani, che pensavano di farne un sacerdote in futuro, seguì i corsi dell'università. Sua madre era caduta in miseria in seguito alla morte del suo secondo marito; egli trovò rifugio presso la sua balia, una povera donna del popolo, ma molto legata al bambino che aveva tenuto al fonte battesimale. La condotta di Giuseppe Oriol era esemplare; amato dai suoi compagni e benvoluto dai suoi maestri, lo si vedeva uscire solo per andare in chiesa o per recarsi alle lezioni dell'università. La sua vita trascorse così per sette anni. Fu colpito da una malattia dalla quale Dio lo guarì improvvisamente senza l'ausilio dell'arte medica. Nel 1674 ricevette il titolo di dottore e nel 1675 fu elevato al sacerdozio. Per sollevare sua madre, entrò come precettore.
Ascetismo e mortificazioni
In seguito a un miracolo, adotta una vita di estrema austerità, nutrendosi solo di pane e acqua e praticando la flagellazione.
in una casa potente; la vita esemplare e penitente che vi condusse lo fece considerare e venerare come un santo. A ventisette anni, in seguito a un miracolo attraverso il quale Dio gli fece comprendere che era lontano dalla perfezione, si votò a un digiuno continuo che durò fino alla fine della sua vita: pane e acqua presi in piccola quantità, e verso sera, erano il suo unico nutrimento. Le sue austerità non poterono restare nascoste, e ciò fu spesso per lui nelle strade di Barcellona occasione di ingiurie e oltraggi che rallegravano il suo cuore. La biancheria che portava era grossolana e copriva rozzi calzoni; dominava la sua carne con crudeltà, flagellandosi fino al sangue, dormendo solo due ore ogni notte e su una sedia.
Pellegrinaggio e beneficio romano
Dopo un pellegrinaggio a Roma, papa Innocenzo XI gli concesse un beneficio a Barcellona, di cui devolse l'integralità delle rendite ai poveri.
Nel 1686 perse la madre; liberato dalla morte dal dovere di nutrirla, partì per Roma. Fece il viaggio a piedi e nulla potrebbe esprimere la gioia che provò nel visitare le tombe degli Apostoli e i santuari della città eterna. Nel 1687, dopo diversi mesi di soggiorno a Roma, Innocenzo XI gli conferì un beneficio a Barcellona; tornò du nque nell Barcelone Città dove esercitò la professione di calzolaio ed entrò in religione. a sua città natale, dove continuò a vivere nella più completa povertà. Aveva preso all'ultimo piano di una casa una piccola stanza in cui si trovavano come unico arredamento un crocifisso, un tavolo, una panca e alcuni libri; ciò gli bastava. Quanto alle rendite del suo beneficio, passavano interamente nelle mani dei poveri. La sua sollecitudine per le membra sofferenti di Gesù Cristo si estendeva all'altro mondo e provvedeva affinché fossero celebrate messe per il riposo delle loro anime.
Ministero e desiderio di missione
Confessore devoto e istruttore, tenta di partire in missione per il martirio ma ritorna a Barcellona per ordine divino dopo una malattia a Marsiglia.
Il tempo che non dedicava ai poveri o alla chiesa era consacrato ad ascoltare le confessioni. Guidò molte anime nelle vie della più alta perfezione; gli fu rimproverato di essere troppo austero nella sua direzione, di permettere ai suoi penitenti mortificazioni che nuocevano alla loro salute; su questa accusa, il vescovo gli proibì la confessione, ma il Santo annunciò che ciò sarebbe durato poco; in effetti, il vescovo morì poco dopo e colui che gli succedette gli restituì tutti i suoi poteri. Trovava ancora il modo di istruire i bambini piccoli e di evangelizzare i soldati, che conquistava con la sua dolcezza e il suo affetto. Improvvisamente, si sentì preso dal desiderio del martirio e partì da Barcellona senza avvertire nessuno, per andare a lavorare alla conversione degli infedeli. Due sacerdoti che lo incontrarono ebbero molta difficoltà a fargli capire che una simile impresa richiedeva riflessione e a riportarlo con loro. Quando il popolo seppe cosa era appena accaduto, si riunì in folla attorno a lui per supplicarlo di non abbandonarlo, ma la sua risoluzione era incrollabile; fece testamento e partì per Roma, per mettersi a dis Rome Città natale di Massimiano. posizione della Propaganda. Non aveva con sé alcuna risorsa, ma la Provvidenza provvide ai pochi bisogni del suo servitore; si ammalò a Marsiglia. La Santa Vergine gli apparve e gli disse che Marseille Città natale del santo. D io, contento del La Sainte Vierge Madre di Gesù, affidata alla custodia di Giovanni ai piedi della croce. suo sacrificio, gli ordinava di ritornare a Barcellona, per consacrare il resto della sua vita alla cura dei malati e alla loro guarigione. Aveva 47 anni.
Il taumaturgo di Barcellona
La sua vita è segnata da numerosi miracoli, guarigioni e doni di profezia, che attiravano folle giunte da lontano per sollecitare il suo aiuto.
La sua vita da allora non fu che un miracolo perpetuo, la natura intera sembrava obbedirgli. La barca sulla quale era salito per ritornare alla sua città natale fu assalita da una spaventosa tempesta; il Santo fece il segno della croce sul mare, e i venti si placarono, e i flutti si calmarono. Durante questo breve viaggio, i marinai lo videro spesso in estasi, sollevato a diversi piedi sopra il ponte della barca. Quando rientrò a Barcellona, la gioia fu generale; ognuno benediceva Dio nel vedere il Santo di ritorno; i poveri soprattutto versavano lacrime nel rivedere il loro protettore. Operò successivamente diversi miracoli, il cui rumore si sparse per la città, e i malati accorsero a lui per ricevere la guarigione dalle loro infermità; la sua reputazione estendendosi sempre più, lo si veniva a visitare da più di duecento leghe. Prima di imporre le mani su coloro che imploravano il sollievo dai loro mali, faceva loro una piccola esortazione, e spingeva coloro che erano in stato di peccato mortale ad andare prima a confessarsi e a ritornare in seguito. I miracoli si moltiplicavano sui passi di Giuseppe Oriol, e bisognerebbe scrivere un volume se si volesse darne il dettaglio.
Aveva mille mezzi ingegnosi per nascondere i suoi miracoli e fare in modo che se ne attribuisse la causa a qualsiasi altra cosa che non fosse la sua santità. Il suo confessore avendogli proibito di fare miracoli in chiesa a causa del tumulto che ne risultava, il Santo obbedì, e non ne volle più fare uno solo, finché questo stesso confessore, essendosi rotto la coscia, fu obbligato a rendere al Santo il permesso che gli aveva tolto. Il demonio, geloso del servitore di Dio, e non avendo potuto riportare vittoria sulla sua anima, si mise a maltrattare il suo corpo. Il Santo uscì diverse volte tutto sanguinante dalle mani del suo nemico. Dio accordò a Giuseppe Oriol, con il dono dei miracoli, il dono di profezia; predisse diversi eventi che si compirono alla lettera; annunciò l'ora della sua morte.
Morte e beatificazione
Muore nel 1702 cantando lo Stabat Mater. La sua fama di santità porta alla sua beatificazione da parte di Pio VII nel 1806.
La malattia che doveva condurlo alla tomba lo colse l'8 marzo 1702. Volle morire povero come aveva vissuto; durante i quindici giorni in cui soffrì, i suoi amici non lo lasciarono un istante, e vedendoli piangere, si sforzava di consolarli, promettendo loro di amarli in cielo ancora meglio di quanto li avesse amati sulla terra. Dopo aver ricevuto gli ultimi sacramenti il 22, chiese che gli si cantasse lo Stabat Mater, ed spirò fissando gli occhi sul crocifisso.
Aveva cinquantadue anni e quattro mesi (23 marzo 1702). La folla che accorse per vederlo sul suo letto di morte fu tale che si ebbe molta difficoltà a contenerla. I suoi funerali furono magnifici, ma si fu costretti a chiudere la chiesa per procedere alla sua inumazione. Si erano spartiti come reliquie tutti gli oggetti che gli erano appartenuti. Pio VII beatificò Giuseppe Oriol il 1 5 maggi Pie VII Papa che ha autorizzato il culto del beato Ranieri. o 1806.
Vari raccolte di Vite dei Santi.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Barcellona nel 1650
- Ordinazione sacerdotale nel 1675
- Voto di digiuno continuo all'età di 27 anni
- Viaggio a Roma a piedi nel 1686
- Ottenimento di un beneficio a Barcellona da parte di Innocenzo XI nel 1687
- Tentativo di partenza per le missioni tra gli infedeli e malattia a Marsiglia
- Ritorno a Barcellona e vita consacrata ai miracoli e ai malati
- Morto il 23 marzo 1702 all'età di 52 anni
- Beatificazione da parte di Pio VII il 15 maggio 1806
Miracoli
- Guarigione improvvisa da una malattia senza soccorso medico
- Placamento di una tempesta in mare con un segno di croce
- Levitazione ed estasi sopra il ponte di una barca
- Molteplici guarigioni di malati tramite l'imposizione delle mani
- Guarigione della coscia rotta del suo confessore
- Dono di profezia e annuncio dell'ora della sua morte