Solitario d'Oriente, Almacio (o Telemaco) si reca a Roma nel 404 per porre fine ai giochi del circo. Si getta nell'arena per separare i gladiatori e muore massacrato per ordine del prefetto Alipio. Il suo sacrificio spinge l'imperatore Onorio ad abolire definitivamente i combattimenti dei gladiatori.
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SANT'ALMACIO, MARTIRE A ROMA (404).
Fonte e contesto
Introduzione che menziona il martirio all'interno del Collegio e cita l'opera di Mons. Gerbet sulla Roma cristiana.
Vi erano infatti dei martiri nel Collegio, vi fu in quel momento un martire del Collegio stesso.
( Mons. Gerb Mgr Gerbet Autore dell'opera 'Esquisse de Rome chrétienne' citata come fonte. et, Esquisse de Rome chrétienne.)
La missione verso Roma
Spinto dallo Spirito Santo, il solitario Telemaco lascia l'Oriente per Roma nel 404, sotto il regno di Onorio.
Viene chiamato anch e san Telemaco, saint Télémaque Eremita d'Oriente giunto a Roma per porre fine ai combattimenti dei gladiatori. vale a dire colui che pone fine ai combattimenti. Spinto dallo Spirito Santo, questo solitario d'Oriente lasciò un giorno il suo deserto e si incamminò verso la città di Roma. Si sentiva attratto da una grande opera da compiere. Era sotto il regno di Onorio, nel 404. Arrivò nella grande città il primo gennaio. I Romani, secondo l'usanza, celebravano con feste rumorose l'inizio del nuovo anno. E secondo l'usanza anche che non era stata abolita dai decreti di Costantino, di Costanzo, di Giuliano e di Teodosio. Alipio, prefetto della città a quell'epoca, deliziava i Romani con lo spettacolo che questo popolo amava di più, i combattimenti dei gladiatori. Alla vista del sangue umano che scorreva a fiumi in questi giochi barbari, sant'Almacio saint Almaque Eremita d'Oriente giunto a Roma per porre fine ai combattimenti dei gladiatori. fu colto da un grande dolore. Pensò che fosse necessario il sacrificio volontario di un martire per liberare il mondo da un'usanza così diabolica e inveterata. Non esitò un istante a gettarsi tra i gladiatori che combattevano, per separarli, gridando: «Oggi è l'Ottava della Natività di Nostro Signore; rinunciate al culto superstizioso degli idoli e astenetevi dall'offrire sacrifici impuri»; sul momento e per ordine di Alipio, che era spettatore, fu rovesciato a terra e fatto a pezzi. Ma secondo una bella parola pronunciata ai nostri giorni nel mezzo di un'altra carneficina non meno barbara, il suo sangue fu l'ultimo versato nell'arena; poiché l'imperatore Onorio prese occasione da questa santa e gloriosa morte per abolire per sempre gli orribili combattimenti dei gladiatori. Il mondo è sempre stato liberato dalle sue più grandi calamità dal sangue dei giusti.
Il martirio nell'arena
Colto dal dolore di fronte ai combattimenti dei gladiatori, Almaio si interpone e muore sotto i colpi per ordine del prefetto Alipio.
— San Telemaco viene rappresentato in abito da pellegrino, con il petto trafitto da una spada.
Abolizione dei giochi
Il sacrificio del santo porta l'imperatore Onorio a vietare definitivamente i combattimenti dei gladiatori.
Viene chiamato anche san Telemaco, ovvero colui che mette fine ai combattimenti. Spinto dallo Spirito Santo, questo solitario d'Oriente lasciò un giorno il suo deserto e si incamminò verso la città di Roma. Si sentiva attratto da una grande opera da compiere. Era sotto il regno di Onorio, nel 404. Arrivò nella grande città il primo gennaio. I Romani, secondo l'usanza, celebravano con feste rumorose l'inizio del nuovo anno. E secondo l'usanza anche, che non era stata abolita dai decreti di Costantino, di Costanzo, di Giuliano e di Teodosio. Alipio, prefetto della città a quell'epoca, deliziava i Romani con lo spettacolo che questo popolo amava di più, i combattimenti dei gladiatori. Alla vista del sangue umano che scorreva a fiumi in questi giochi barbari, sant'Almacio fu colto da un grande dolore. Pensò che fosse necessario il sacrificio volontario di un martire per liberare il mondo da un'usanza così diabolica e inveterata. Non esitò un istante a gettarsi tra i gladiatori che combattevano, per separarli, gridando: «Oggi è l'Ottava della Natività di Nostro Signore; rinunciate al culto superstizioso degli idoli e astenetevi dall'offrire sacrifici impuri»; sul momento e per ordine di Alipio, che era spettatore, fu gettato a terra e fatto a pezzi. Ma secondo una bella parola pronunciata ai nostri giorni nel mezzo di un'altra carneficina non meno barbara, il suo sangue fu l'ultimo versato nell'arena; poiché l'imperatore Onorio prese occasione da questa santa e gloriosa morte per abolire per sempre gli orribili combattimenti dei gladiatori. Il mondo è sempre stato liberato dalle sue più grandi calamità dal sangue dei giusti.
Iconografia
Descrizione tradizionale del santo in abito da pellegrino con l'attributo del suo martirio, una spada.
— San Telemaco viene rappresentato in abito da pellegrino, con il petto trafitto da una spada.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Partenza dal deserto in Oriente sotto l'impulso dello Spirito Santo
- Arrivo a Roma il 1° gennaio 404
- Intervento nell'arena per separare i gladiatori
- Messo a morte per ordine del prefetto Alipio
- Abolizione definitiva dei combattimenti dei gladiatori da parte dell'imperatore Onorio in seguito alla sua morte
Citazioni
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Oggi è l'Ottava della Natività di Nostro Signore; rinunciate al culto superstizioso degli idoli e astenetevi dall'offrire sacrifici impuri
Parole di Sant'Almacio nell'arena