San Brachio
Abate
Antico cacciatore al servizio del conte di Clermont, Brachio si convertì dopo aver visto un cinghiale rifugiarsi senza timore presso l'eremita Emiliano. Dopo aver imparato a leggere e memorizzato il salterio, succedette al suo maestro e trasformò il suo eremo in un importante monastero a Menat.
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S. BRACHIO O BRAQUE, ONORATO A MENAT IN ALVERNIA (576).
Giovinezza e incontro provvidenziale
Originario della Turenna, Brachio serve il conte Sigivaldo in Alvernia. Durante una battuta di caccia a Pont-Gibaut, scopre l'eremo di sant'Emiliano dove un cinghiale si era rifugiato.
San Brachio Saint Braque Ex ufficiale di caccia divenuto monaco e abate in Alvernia. nacque nella terra di Turenna per il mondo, e per il cielo, in Alvernia. Trascorse parte della sua giovinezza al servizio di Sigivaldo, conte di Clermont e stretto parente di Teodorico, re d'Austrasia e d'Alvernia. Il suo esercizio abituale era la caccia. Si recava spesso nelle foreste di Pont-Gibaut con il suo seguito. Un giorno, avendo lanciato i suoi cani all'inseguimento di un cinghiale, essi lo braccarono a perdifiato fin o alla capann saint Emilien Eremita nella foresta di Pont-Gibaut e primo maestro spirituale di Braque. a di sant'Emiliano, che si era ritirato in quella foresta per vivervi lontano dal commercio degli uomini. Il cinghiale, inseguito furiosamente dal branco, si rifugiò prontamente nel recinto dell'eremo del servo di Dio, come in una fortezza, con la stessa sicurezza che se si fosse ritirato nella sua tana. Testimone di questo fatto straordinario, il giovane si avvicinò al santo eremita e si intrattenne con lui. Tutta la conversazione di sant'Emiliano ruotò attorno al nulla del mondo e alla dolcezza e al vantaggio del servizio di Dio. Il giovane se ne andò molto colpito e pensieroso. La sua risoluzione non era ancora presa di rinunciare al mondo che amava come lo si ama a quell'età; ma l'opera di questa grande conversione era iniziata; un primo impulso era appena stato dato, esso non si sarebbe più fermato fino al completo cambiamento di quel giovane cuore. Brachio, lavorato dalla grazia, usciva dal suo letto due o tre volte la notte e si prosternava a terra, pregando Dio di venirgli in aiuto in quelle difficoltà. È così che si fortificò nella volontà di donarsi a Dio. Ora, egli non sapeva ancora leggere; ma essendosi fatto tracciare alcune lettere su un foglio, le studiò molto assiduamente e le imparò molto in fretta. Ogni volta che degli ecclesiastici venivano al palazzo del suo signore, si rivolgeva ai più giovani e li supplicava di dargli una lezione, così che in poco tempo imparò a leggere bene. E tuttavia, essendo Sigivaldo partito da questo mondo, Brachio giudicò che fosse tempo per lui stesso di allontanarsene per andare a fare il sacrificio della sua vita al suo Creatore. Per questo, si gettò nelle mani di sant'Emiliano, il suo primo maestro, sotto la cui guida fece due anni di noviziato, imparò tutto il salterio a memoria e si formò talmente alla vita solitaria che il suo maestro lo giudicò capace di reggere il suo eremo dopo la sua morte, sebbene avesse altri religiosi che avevano fatto una più lunga professione di solitudine di lui. Sotto la sua direzione, l'umile eremo divenne un grande monastero, per lo sviluppo e il manten Ramichilde Figlia di Sigivald e benefattrice del monastero di Braque. imento del quale Ramichilde, figlia di Sigivaldo, gli donò diverse terre e possedimenti importanti. Partì da questo mondo, raccomandabile per la sua santità e ricco di meriti, per andare a coglierne i frutti nel cielo.
Conversione e apprendistato
Toccato dalle parole dell'eremita, Braque inizia una trasformazione spirituale, impara a leggere presso degli ecclesiastici e si dedica alla preghiera notturna.
La sua vita è tratta da quella di sant'Emiliano, suo direttore, ed entrambe d a san Gregorio di Tours saint Grégoire de Tours Vescovo e storico che menziona il martirio di Antoliano. , lib. V, della Vita dei Padr Vie des Pères Opera agiografica di Gregorio di Tours. i, cap. 22.
Vita monastica e fondazione
Dopo la morte del suo signore laico, divenne discepolo di Emiliano, al quale succedette poi alla guida di un monastero ampliato grazie alle donazioni di Ramichilde.
San Brachio nacque nel paese di Turenna per il mondo, e per il cielo, in Alvernia. Trascorse parte della sua giovinezza al servizio di Sigivaldo, conte di Clermont e stretto parente di Teodorico, re d'Austrasia e d'Alvernia. Il suo esercizio abituale era la caccia. Si recava spesso nelle foreste di Pont-Gibaut con il suo seguito. Un giorno, avendo lanciato i suoi cani all'inseguimento di un cinghiale, essi lo inseguirono a gran voce fino alla capanna di sant'Emiliano, che si era ritirato in quella foresta per vivervi lontano dal commercio degli uomini. Il cinghiale, inseguito furiosamente dal branco, si rifugiò prontamente nel recinto dell'eremo del servo di Dio, come in una fortezza, con la stessa sicurezza che se si fosse ritirato nella sua tana. Testimone di questo fatto straordinario, il giovane si avvicinò al santo eremita e si intrattenne con lui. Tutta la conversazione di sant'Emiliano ruotò attorno al nulla del mondo e alla dolcezza e al vantaggio del servizio di Dio. Il giovane se ne andò molto colpito e pensieroso. La sua risoluzione non era ancora presa di rinunciare al mondo che amava come lo si ama a quell'età; ma l'opera di questa grande conversione era iniziata; un primo impulso era stato dato, e non si sarebbe più fermato fino al completo cambiamento di quel giovane cuore. Brachio, lavorato dalla grazia, usciva dal suo letto due o tre volte la notte e si prostrava a terra, pregando Dio di venirgli in aiuto in quelle difficoltà. È così che si fortificò nella volontà di donarsi a Dio. Ora, non sapeva ancora leggere; ma essendosi fatto tracciare alcune lettere su un foglio, le studiò molto assiduamente e le imparò molto in fretta. Ogni volta che degli ecclesiastici venivano al palazzo del suo signore, si rivolgeva ai più giovani e li supplicava di dargli una lezione, così che in poco tempo imparò a leggere bene. E tuttavia, essendo Sigivaldo partito da questo mondo, Brachio giudicò che fosse giunto il momento per lui di allontanarsene per andare a fare il sacrificio della sua vita al suo Creatore. Per questo, si gettò nelle mani di sant'Emiliano, il suo primo maestro, sotto la cui guida fece due anni di noviziato, imparò tutto il salterio a memoria e si formò talmente alla vita solitaria che il suo maestro lo giudicò capace di reggere il suo eremo dopo la sua morte, sebbene avesse altri religiosi che avevano fatto una più lunga professione di solitudine di lui. Sotto la sua direzione, l'umile eremo divenne un grande monastero, per lo sviluppo e il mantenimento del quale Ramichilde, figlia di Sigivaldo, gli donò diverse terre e possedimenti importanti. Partì da questo mondo, raccomandabile per la sua santità e ricco di meriti, per andare a coglierne i frutti in cielo.
Fonti agiografiche
Il racconto della sua vita è tramandato da Gregorio di Tours nella sua opera sulla vita dei Padri.
La sua vita è tratta da quella di sant'Emiliano, suo direttore, ed entrambe da san Gregorio di Tours, lib. V, della Vita dei Padri, cap. 22.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Servizio presso Sigivaldo, conte di Clermont
- Incontro con san Emiliano durante una caccia al cinghiale
- Apprendimento autodidatta della lettura
- Ingresso in noviziato sotto la guida di sant'Emiliano
- Successione a sant'Emiliano alla guida dell'eremo
- Trasformazione dell'eremo in un grande monastero
Miracoli
- Protezione miracolosa di un cinghiale inseguito dal branco nel recinto dell'eremita