Nobile di origine e avvocato integro a Napoli, Paolo d'Arezzo entrò tra i Teatini prima di diventare vescovo di Piacenza e poi cardinale arcivescovo di Napoli. Riformatore zelante e vicino a san Carlo Borromeo, si distinse per la sua carità, il suo rigore verso se stesso e la sua dedizione pastorale fino alla morte nel 1578.
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IL BEATO PAOLO D'AREZZO, CARDINALE,
ARCIVESCOVO DI NAPOLI
Giovinezza e carriera giuridica
Nato nel 1511 a Itri, Paolo studiò legge a Bologna prima di diventare un avvocato rispettato a Napoli per dieci anni.
Il beato Paolo d'Arezzo, pro Le bienheureux Paul d'Arezzo Discepolo di Giovanni Marinoni e membro della congregazione. veniente da una famiglia nobile e antica, nacque nel 1511 a I Itri Luogo di nascita del santo nel regno di Napoli. tri, piccola città del regno di Nap Naples Luogo di morte della santa. oli, nella diocesi di Gaeta. Annunciò fin dall'infanzia che sarebbe stato un giorno un grande servitore di Dio. Terminati i primi studi, si applicò al diritto e fu ricevuto dottore in tale facoltà presso l'università di Bologna. Esercitò per quasi dieci anni la professione di avvocato a Napoli, dove il suo disinteresse e la sua integrità lo resero universalmente rispettato. All'età di trentasette anni, tornò nella sua patria per occuparsi, nel ritiro, della propria santificazione; fu poi costretto a tornare a Napoli in qualità di consigliere reale. Scelse come confessore il beato Marinoni, superiore dei Teatini Théatins Ordine religioso fondato da san Gaetano di Thiene. di quella città. Poco tempo dopo, rinunciò alle speranze di avanzamento nel mondo, entrò tra i Teatini e vi compì il noviziato con sant'Andrea Avellino; poi pronunciò i voti nelle mani del beato Marinoni, il 2 febbraio 1558. Appena ordinato sacerdote, si dedicò con zelo alle funzioni del santo ministero. Le sue eminenti virtù lo fecero scegliere come superiore della casa di San Paolo a Napoli, e la sua condotta provò che possedeva tutte le qualità necessarie per il governo. Furono fatti in seguito inutili sforzi per trarlo dal suo ritiro; gli furono offerti due vescovadi, che rifiutò costantemente, e rifiutò ugualmente di farsi carico, presso la corte di Spagna, di un incarico importante che interessava la città di Napoli. San Carlo Borromeo gli scrisse due volte a questo p roposito, per rapprese Saint Charles Borromée Santo che fece eseguire donazioni a favore degli orfani. ntargli che doveva cedere alle sollecitazioni dei napoletani. Infine gli indirizzò una terza lettera, in cui gli ordinava, in nome del Papa, di partire al più presto. Il beato obbedì allora. L'oggetto della sua richiesta incontrò dapprima grandi difficoltà; ma egli non si scoraggiò affatto e ottenne, con la sua perseveranza, che non fosse recata alcuna offesa alla libertà e ai privilegi della città di Napoli. Ritornando, passò per Roma, dove ebbe udienza da Pio IV. Di ritorno a Napoli, fu eletto presidente del capitolo della sua congregazione; fu poi nominato superiore a Roma. Pio V, che occupava allora la Santa Sede, lo consultò su affari importanti.
Ingresso tra i Teatini
A 37 anni, rinuncia alla sua carriera civile per entrare tra i Teatini, dove compie il noviziato con sant'Andrea Avellino.
Questo Papa, che si applicava a dare alla Chiesa pastori zelanti, lo nominò al vescovado di Piacen évêché de Plaisance Città in cui il santo fondò una casa ed esercitò il suo ministero. za. Il beato Paolo gli fece umili rimostranze, ma il Pontefice non ne tenne conto e gli ordinò di accettare. Paolo partì per la sua diocesi immediatamente dopo la sua consacrazione. Lì ebbe il dolore di vedere che quasi nessuno si accostava più ai Sacramenti, che si trascuravano le pratiche di pietà, che la corruzione si era introdotta fin dentro il santuario. Per rimediare a questi abusi, impiegò tutti i mezzi che può suggerire uno zelo illuminato; ma, tra questi mezzi, non ve ne fu alcuno più efficace del suo esempio. Il suo fervore, la sua modestia, la sua affabilità, la sua dolcezza, il suo amore per la semplicità, il rigore e la continuità della sua penitenza, e l'abbondanza delle sue elemosine, gli meritarono la venerazione e la fiducia di tutti i diocesani.
Missione diplomatica in Spagna
Sotto l'insistenza di san Carlo Borromeo e l'ordine del Papa, conduce con successo una missione presso la corte di Spagna per difendere i privilegi di Napoli.
Pio V avendolo nominato cardinale, fu obbligato a venire a Roma, dove una malattia da cui fu allora colpito lo trattenne per qualche tempo. Dopo il ristabilimento della sua salute, ritornò a Piacenza, dove stabilì i chierici regolari della sua congregazione; poi la malattia di Pio V lo richiamò a Roma. Lì assistette al conclave dove fu eletto Gregorio XIII. Consultandolo questo Papa sul modo di ben governare la Chiesa, il Beato rispose che bisognava soprattutto obbligare i vescovi alla residenza. Ripartì per la sua diocesi, quando la sua presenza non fu più necessaria a Roma, e assistette al terzo concilio prov inciale di san Carlo B saint Charles Borromée Santo che fece eseguire donazioni a favore degli orfani. orromeo, appoggiando con il suo suffragio i saggi regolamenti che vi furono fatti. Formò a Piacenza diversi stabilimenti; vi fondò tra l'altro due case, una per le orfane e l'altra per le ragazze o donne penitenti; infine vi tenne due sinodi, dove pubblicò dei regolamenti che saranno un monumento eterno del suo zelo per la disciplina ecclesiastica.
Riforme a Piacenza
Nominato vescovo di Piacenza da Pio V, si dedicò a riformare i costumi del clero e dei fedeli attraverso il suo esempio personale e la sua carità.
Gregorio XIII lo trasferì dalla sede di Piacenza a quella di Napol Naples Luogo di morte della santa. i, nonostante tutto ciò che egli poté addurre per impedire tale traslazione. Il Santo fu accolto in quest'ultima città con le più grandi dimostrazioni di gioia. Egli lavorò, come aveva fatto a Piacenza, per riformare gli abusi che potevano essersi insinuati nella sua nuova diocesi. La conversione degli ebrei, degli eretici e degli schiavi maomettani divenne uno dei principali oggetti della sua sollecitudine.
Cardinalato e vita ecclesiale
Creato cardinale, partecipa al conclave di Gregorio XIII e collabora attivamente con san Carlo Borromeo durante il concilio provinciale.
Tuttavia la sua salute si indeboliva di giorno in giorno. Fu costretto ad andare a prendere aria in campagna. Sfortunatamente vi fece una caduta e si ruppe la coscia, il che rese necessario riportarlo a Napoli. La febbre si aggiunse ai dolori che gli causavano la frattura della coscia e una tosse continua. Il suo stato divenne presto pericoloso. Si sottomise alla volontà di Dio con una perfetta rassegnazione; poi, dopo aver fatto testamento, ricevette gli ultimi Sacramenti e si preparò con un raddoppio di fervore al passaggio all'eternità. Morì il 17 giugno 1578, all'età di circa sessantasette anni. Fu sepolto, come aveva richiesto, nel cimitero comune dei Teatini di San Paolo a Napoli. Si può giudicare delle sue virtù dalla stima singolare che ebbero per lui il santo papa Pio V, san Carlo Borromeo, san Filippo Neri, san t'Andrea Avellino, il saint Philippe de Néri Fondatore della Congregazione dell'Oratorio e apostolo di Roma. beato Marinoni. Fu beatificato il 13 maggio 1772. I Teatini celebrano la sua festa il 17 giugno.
Arcidiocesi di Napoli e fine vita
Trasferito alla sede di Napoli, vi prosegue le sue riforme prima di morire nel 1578 in seguito a una caduta accidentale.
Act. Sanctarum; — Cfr. Gudencard, e il P. de Tracy. Parigi, 1774.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Itri nel 1511
- Dottorato in diritto presso l'Università di Bologna
- Avvocato a Napoli per dieci anni
- Ingresso tra i Teatini e professione religiosa il 2 febbraio 1558
- Ambasceria presso la corte di Spagna per la città di Napoli
- Nomina alla sede vescovile di Piacenza da parte di Pio V
- Creazione a Cardinale
- Nomina all'arcivescovado di Napoli da parte di Gregorio XIII
- Caduta accidentale che ha causato una frattura alla coscia
Citazioni
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Nihil est aliud pastorale officium quam asibus sibi commissis sanctitatis et laudabilis conservationis exemplum ostendere.
S. Laur. Just., De Regim. prælat., citato in epigrafe