14 maggio 13° secolo

Beato Egidio di Portogallo

Beato

Festa
14 maggio
Morte
14 mai 1265 (naturelle)
Epoca
13° secolo

Figlio di un nobile portoghese, Egidio abbandona la vocazione ecclesiastica per l'alchimia e la magia nera dopo un patto con il demonio. Dopo una carriera come medico rinomato a Parigi, una visione terrificante della propria morte lo conduce a una conversione radicale. Entra nell'ordine di San Domenico e ottiene, per intercessione della Vergine, la restituzione del patto firmato col suo sangue.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 7

IL B. EGIDIO DI PORTOGALLO

Vita 01 / 07

Giovinezza e ambizione intellettuale

Figlio di un nobile portoghese, Egidio è destinato alla Chiesa ma si allontana dagli studi sacri per appassionarsi alle scienze profane a Coimbra.

Verso la fine del XII secolo, sotto il regno di Sancho I, re del Portogallo, viveva alla corte un signore di altissimo rango, consigliere di Sua Maestà, governatore di Coimbra, chiamato don Rodrigo de Vagli aditos. Egidius Nobile portoghese divenuto medico occultista e poi domenicano dopo un patto con il demonio. Egidio, il suo terzo figlio, fu, secondo l'uso di quell'epoca, destinato allo stato ecclesiastico fin dall'infanzia, e i suoi genitori lo inviarono a studiare al l'unive Coïmbre Città dove la santa fondò un monastero e dove è sepolta. rsità di

Coimbra; vi si distinse talmente per i suoi talenti e la sua precoce attitudine per le scienze, che la sua reputazione giunse fino alle orecchie del re che da quel momento gli concesse grandi benefici, poiché Egidio si preparava a entrare negli ordini. Ma quando fu nella sua ricca abbazia, approfittò dei suoi momenti di svago, molto meno per dedicarsi allo studio dei libri santi, che per penetrare sempre più nelle scienze profane. Tutto il tempo che i monaci passavano a cantare nel coro le lodi del Signore, trascorreva per lui nella biblioteca dove aveva accumulato tutto ciò che doveva servire ai suoi piaceri e al suo desiderio di apprendere. Ma vedendo che non poteva nel suo paese penetrare nelle scienze umane quanto la sua ambizione lo spingeva, ri solse Paris Luogo di nascita, di ministero e di morte del santo. di andare a Parigi per studiare medicina, poiché era lì che si trovava la Facoltà più rinomata di tutta l'Europa. Tradendo dunque la fiducia del suo sovrano e i desideri dei suoi genitori, partì dalla sua abbazia, di cui aveva affidato l'amministrazione a un priore, e si mise in cammino. Da diversi giorni era in viaggio, quando una mattina, mentre le redini fluttuavano sul collo del suo bel destriero e il suo spirito accarezzava brillanti sogni di futuro, fu avvicinato da un uomo dalla statura grande e ossuta, dalle labbra che sogghignavano in modo sinistro, e i cui occhi lo consideravano con l'espressione dell'uccello da preda che piomba sulla sua vittima.

other 02 / 07

Il patto con il demonio

In viaggio verso Parigi, incontra Satana che lo convince a firmare un patto di sangue in cambio della conoscenza dell'alchimia.

Il nuovo arrivato iniziò così la conversazione: «Vedo, signor viaggiatore, che avete una lunga strada da fare? — Sì, rispose Egidio, mi reco a Parigi. — E per studiarvi medicina, se non erro? — Egidio, sorpreso di vedere quell'ignoto al corrente dei suoi segreti progetti, esclamò: Come lo sapete, non ne ho parlato con nessuno. — No, disse Satana, poiché i nostri lettori hanno già indovinato che quell'ignoto era il demonio deciso a tentare un ultimo e decisivo sforzo per precipitare quell'anima vacillante nell'abisso infernale, — no, ma conosco una scienza che penetra tutti i segreti, che insegna a leggere nel pensiero degli altri e a nascondere i propri. — Qual è questa scienza? disse Egidio con voce ardente di desiderio; ditemelo, la conoscete? potete insegnarmela, voglio impararla! — Satana, vedendo che il giovane stava per soccombere alla tentazione, lasciò sfuggire una risata sardonica e disse: Questa scienza che posso insegnarvi è l'alchimia. — Egidio tre mò, un b alchimie Scienza esoterica insegnata da Satana a Egidio. rivido gli percorse le vene; si ricordò degli insegnamenti religiosi della sua infanzia e della sua giovinezza; il pensiero di rinunciare a Cristo gli faceva orrore. Ma Satana, vedendo la sua esitazione, aggiunse con voce insinuante: Questa scienza vi renderà l'uomo più sapiente di tutta la terra; la vostra reputazione diventerà universale e godrete di piaceri e onori di cui non potete avere la minima idea. — È fatta! disse Egidio soccombendo a questa tentazione di orgoglio, sono pronto a diventare vostro allievo!».

All'istante Satana lo prese e lo trasportò attraverso l'aria come una paglia, poi ridiscese in mezzo ad aride montagne seminate di precipizi spalancati. All'avvicinarsi di Satana una roccia si aprì ed entrambi entrarono in una vasta caverna dove gemevano da molti anni una folla di vittime dello spirito infernale. Satana gli presentò allora, affinché la firmasse col suo sangue, una cedola sulla quale erano scritte queste terribili parole: Rinuncio al titolo di figlio di Dio e mi sottraggo alle sue leggi; rinuncio alla sua fede e rinnego i voti del mio battesimo per diventare lo schiavo devoto a Satana che, in cambio, mi farà avere i piaceri e gli onori terreni... Il disgraziato Egidio non indietreggiò alla vista di queste parole empie, non prese la fuga... si aprì una vena e le firmò col suo stesso sangue!... Iniziò da quel momento il suo duro apprendistato sotto il crudele maestro che si era dato. Per sette lunghi anni, rimase rinchiuso nell'orribile caverna, occupato, notte e giorno, ad apprendere, col sudore della fronte, i segreti diabolici. Provò allora per se stesso quanto il servizio del Signore sia più dolce di quello del demonio; ma l'indurimento del suo cuore e la disperazione di cui era allo stesso tempo preda gli impedivano di cercare di uscire dall'iniqua schiavitù alla quale era consegnato. Infine, allo scadere dei sette anni, uscì dalla caverna possedendo più scienza naturale e soprannaturale di chiunque altro; tutte le forze occulte della natura gli erano note; conosceva segreti e incantesimi che nessun uomo aveva posseduto prima di lui e se ne serviva per soddisfare le sue inclinazioni perverse e i suoi colpevoli desideri.

Vita 03 / 07

Successo mondano e tormento interiore

Divenuto un medico celebre a Parigi grazie alle sue scienze occulte, vive nella gloria ma resta tormentato dal vuoto della sua anima.

Arrivato a Parigi, vi si distinse nella Facoltà di medicina molto più di quanto avesse fatto a Coimbra; e le cure meravigliose che operava, grazie alla sua scienza diabolica, lo facevano passare a giusto titolo per il più illustre dottore che fosse apparso sulla terra. Ma era divenuto simile a quei sepolcri imbiancati di cui parla Nostro Signore, che dentro non sono che polvere e corruzione: la scienza mondana aveva ucciso la fede in lui, tutto era vuoto e tristezza nella sua anima e avrebbe potuto dire con Salomone: «Vanità delle vanità e tutto non è che vanità, eccetto amare Dio e servirlo soltanto!». In mezzo all'impeto e al fervore delle sue passioni, nonostante il tumulto del mondo che lo circondava e nonostante i demoni che facevano la sua compagnia, aveva conservato, come un prezioso relitto in un completo naufragio, la devozione alla santa Vergine; la pregava in segreto, ogni giorno qualche Ave Maria saliva dal suo cuore alle sue labbra, e aveva come un intimo presentimento che Maria lo avrebbe liberato. Poiché, in mezzo a tutta quella pompa, a tutte quelle ricchezze, agli onori e alla gloria umana che lo circondavano, Egidio era lontano dall'essere felice; la sua fronte era pensierosa, una tristezza invincibile pesava su di lui; provava per esperienza quanto siano pesanti le catene che Satana forgia per i suoi servitori, e si ricordava spesso nell'amarezza del suo cuore e per rimpiangerli quegli anni giovani e puri in cui godeva della dolce e santa libertà dei figli di Dio. La sua anima, deviata dalla sua via, si torceva in inesprimibili angosce, e mentre molti ammiravano e forse invidiavano lo splendore legato al suo nome e la sua vita lussuosa, si sarebbe potuto sentirlo esclamare spesso sul suo ricco giaciglio senza sonno: De profundis clamavi ad te, Maria: Maria, exaudi vocem meam, fiant aures tuæ intendentes in vocem deprecationis meæ... Dal profondo dell'abisso, ho gridato verso di voi, o Maria: ascoltate la voce delle mie suppliche, o Maria!... Ma Satana, geloso della sua preda, suggeriva allo sventurato qualche nuovo pensiero di orgogliosa scienza, e lo spingeva a tentare nuovi e più potenti incantesimi, e il troppo docile Egidio tornava ai suoi crogiuoli e ai suoi alambicchi con un'attività febbrile.

Conversione 04 / 07

La visione del cimitero

Una visione terrificante della propria morte e l'intercessione della Vergine Maria lo spingono a rinunciare alla sua vita di peccato.

Una notte in cui aveva lavorato ai suoi fornelli più a lungo del solito, la stanchezza finì per vincerlo e si addormentò su una sedia posta in un angolo della stanza in cui si trovava. Durante il sonno gli sembrò di essere trasportato nel cimitero della sua abbazia, illuminato dai pallidi raggi della luna. Ne osservava le ombre fantastiche quando la campana sonora si scosse nel campanile e batté dei colpi nel mezzo del profondo e solenne silenzio della notte. Vibrava appena, quando gli sembrò di vedere uno spettro scarno uscire dalla sua tomba; era vestito di un bianco sudario, l'abito della tomba; la sua mano destra teneva una falce dal taglio affilato e la sua mano sinistra teneva una clessidra tra le dita ossute; camminava impassibile nei viali del cimitero, passando davanti ad alcune tombe senza interrompere il suo cammino, ma all'improvviso si fermò davanti a una tomba ed esclamò con voce rauca e dura: «Alzati, monaco infedele, tu che hai violato i tuoi voti, alzati!». Immediatamente uno spettro si alza da quella tomba e segue colui che sembrava essere il capo di quel dominio della morte. Va verso un'altra tomba ed esclama: Monaco infedele, alzati!... E parlò allo stesso modo a tutti quei monaci defunti che avevano gravemente peccato. Quando fu arrivato nel luogo designato per la sepoltura degli abati e nel punto in cui doveva essere posta la tomba di Egidio, esclamò con voce più stridente: «Abate Egidio, monaco infedele, monaco indegno, tu che hai rinunciato al tuo Dio, tu che hai violato tutti i tuoi voti, alzati!»

Ma nulla uscì da quella tomba ancora senza ospite. — Dov'è dunque? disse il capo degli spettri. Monaco Egidio, la tua ora non è dunque suonata? — Guardò la sua clessidra: restavano ancora alcuni granelli di sabbia... A presto! disse, e gli spettri, lasciando i loro sudari, iniziarono la loro danza infernale; un posto era vuoto nei loro ranghi o piuttosto era occupato da un essere invisibile agli occhi di Egidio. All'improvviso gli spettri rompono la loro danza, si disperdono correndo senza toccare terra né far piegare gli steli dell'erba verdeggiante del cimitero; vengono verso di lui, lo circondano e si fermano. Il capo esclama con un accento orribile: «Guai a te, miserabile, se non cambi vita!» e tutti gli altri spettri ripetono in coro: «Cambia vita, miserabile!». Egidio, al colmo dello spavento, non spera più che in Maria; il capo si avvicina ancora e gli dà un colpo di falce nel cuore. Il freddo dell'acciaio tagliente risveglia Egidio che esclama: «Maria!». A questo nome tutti gli spettri, come uno stormo di gufi davanti al primo raggio dell'aurora, scompaiono gridando: «Sei salvo!»

Egidio cade in ginocchio, ringrazia la divina protettrice che ha appena spezzato i suoi legami; prende tutti i libri di scienza profana che erano stati la causa prima della sua caduta, rompe le fiale che contenevano i suoi filtri; poi, abbandonando tutte le sue ricchezze inique, lascia furtivamente, privo di tutto, il suo sontuoso palazzo, mentre i suoi numerosi servitori riposano ancora; esce da Parigi e prende a piedi la strada per il Portogallo.

Fondazione 05 / 07

Ingresso nell'Ordine dei Predicatori

Dopo un viaggio di penitenza, raggiunge il convento dei Domenicani a Valencia per espiare le sue colpe attraverso l'umiltà e il lavoro.

Il suo viaggio fu triste e penoso. Perseguitato dai rimorsi, dal ricordo di quella cedola firmata col suo sangue e rimasta in potere del suo nemico infernale, passava le notti senza sonno, assorto nelle sue penose riflessioni. Le pene, la fame, la sete, la fatica, le privazioni di ogni sorta, le malattie che ne furono la conseguenza, tutto gli appariva come una prima e giusta espiazione dei suoi crimini; il suo pentimento eguagliava solo il desiderio che aveva di fare penitenza, e nulla lo fermò nel suo cammino.

Dopo essere entrato in Spagna, arriv ò a Val Valence Luogo dei primi studi di Ismidone. encia dove un convento di Frati Predicatori era stato appena fondato; e i frati, allora in tutto il loro fervore primitivo, si occupavano attivamente e con le proprie mani di costruire il loro convento. Egidio, soccombendo sotto il peso dei suoi dolori e sotto quello delle sue fatiche corporali, si sedette su una pietra e contemplò malinconicamente i buoni religiosi; andavano e venivano con attività; carichi di pietre, di legno, di malta, con sguardi in cui regnavano allo stesso tempo la modestia, la pazienza e la santa allegrezza che dona una coscienza pura, lavoravano per elevare le mura e i chiostri del loro beato ritiro. Provava una profonda emozione nel vederli dedicarsi con tanta gioia a lavori così al di sotto di loro; questo spettacolo aveva per lui un fascino che non poteva definire e che trovava ben grande confrontandolo con i lavori infernali che aveva compiuto durante la sua colpevole vita. Maria senza dubbio gli parlò al cuore, poiché all'improvviso si disse: «È qui che devo passare il resto dei miei giorni, nell'oscurità, nell'umiltà e nella penitenza!» Poi, alzandosi subito, andò a trovare il priore dei Domenicani. Il priore lo accolse con benevolenza e carità, ascoltò la sua lunga confessione e non esitò ad accordargli l'assoluzione, poiché la sincerità del suo accento e l'abbondanza delle sue lacrime facevano vedere che il suo pentimento era autentico. Di quale peso la sua anima fu sollevata, quando fu liberata dal fardello di una vita macchiata di crimini, quando le catene che portava da così tanto tempo furono spezzate dall'efficacia del sangue prezioso di Gesù Cristo, e quando comprese la felicità che c'è nel darsi a Dio corpo e anima! Il giorno seguente, tornò a trovare il priore e si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Padre mio, vengo a voi come il figliol prodigo tornò verso suo padre; ritorno verso la casa di Dio, mio padre celeste; come il figlio colpevole, vengo a scongiurarvi di ricevermi in questo convento nel numero dei vostri più umili servitori; vi supplico di darmi come parte i lavori più grossolani, i più penosi e i più vili; li troverò ben onorevoli e ben dolci quando li confronterò, per mia giusta confusione, al lavoro infernale al quale mi sono dedicato per tanti anni! Non aspiro più che a bere nel calice della penitenza e del pentimento con tanta avidità quanto un uomo assetato che trova una fresca fontana nel deserto. Troppo a lungo ho peccato! Troppo a lungo ho bevuto alla coppa dell'iniquità! Troppo a lungo ho pattuito con Satana e ho vissuto con il mammona infernale. Questo è il luogo che ho scelto per fare penitenza, se voi degnate di permettermelo, e voi mi mostrerete la strada che bisogna seguire per andare in cielo!» Il priore, commosso, lo abbracciò rialzandolo: «Sì», gli disse, «venite con noi, è qui che troverete il riposo della vostra anima». Egidio andò a prostrarsi davanti all'altare della Vergine misericordiosa che lo aveva condotto come per mano a questo porto di salvezza per esalare i trasporti della sua gioia e della sua riconoscenza...

Da quel momento, si poté vedere tra i pii lavoratori un monaco che superava i suoi fratelli per il suo ardore nel lavoro: era Egidio che da allora condusse la vita dei Frati Predicatori. Una pronta obbedienza, un silenzio rigoroso, la carità, la pace dell'anima, tali erano gli elementi della nuova vita che Egidio aveva abbracciato. La sua conversione era sincera ed espiava con una dura penitenza tutti i peccati che aveva commesso. Avendo fatto la sua professione nel 1221, fu poco dopo inviato al convento di Santarem Santarem Città del Portogallo dove si svolge la vita del santo. , in Portogallo, suo paese natale.

Miracolo 06 / 07

La restituzione miracolosa del patto

Dopo sette anni di penitenza a Santarem, la Vergine Maria strappa al demonio la cedola firmata col suo sangue e gliela restituisce.

Ma non si deve credere che il grande tentatore degli uomini lo lasciasse in pace; gli suscitava le più violente tentazioni e cercava di spingerlo alla disperazione ricordandogli senza sosta la terribile donazione che aveva fatto per iscritto della sua anima. Egidio rivolgeva senza tregua le sue ferventi preghiere a Maria per chiederle soccorso contro il suo crudele nemico; infine, dopo sette anni di austere penitenze e ardenti preghiere, la sua fiducia in Maria fu ricompensata: una notte, dopo averla a lungo pregata, si era assopito nel coro e trovò sull'appoggio del suo stallo l'empia donazione che aveva firmato col suo sangue e che la potenza di Maria aveva appena strappato al demonio. Da allora, gustò senza mescolanza le ineffabili consolazioni spirituali di cui il Signore colma spesso i suoi servitori prediletti; e il suo cronista, nel raccontare molte delle sue estasi e dei suoi miracoli, il rapimento tutto divino nel quale entrava quando sentiva pronunciare i dolci nomi di Gesù e di Maria, nomi sacri per mezzo dei quali dominava tutto l'inferno, osserva che vi era lì una magia ben più potente di quella che Egidio aveva appreso da Satana.

Eredità 07 / 07

Fine della vita e riconoscimento

Divenuto provinciale del suo ordine e rinomato predicatore, morì nel 1265. Il suo culto fu ufficialmente approvato nel XVIII secolo.

Il nostro Beato fu impiegato con successo dai suoi superiori nel ministero delle anime, poiché era meravigliosamente dotato nel toccare con le sue predicazioni i peccatori più incalliti. Esercitò a più riprese le funzioni di provinciale, che assolse con particolare talento. Infine, dopo aver edificato con le sue virtù ancor più di quanto avesse in passato scandalizzato con i suoi disordini; dopo essere stato generalmente considerato come il più grande uomo del suo Ordine durante la sua vita; dopo aver acquisito, ricercando l'oscurità, una reputazione ben più alta di quella ottenuta ricercando la gloria terrena, morì della morte del giusto nel 1265, per andare a cantare in cielo le misericordie del Signore.

Benedetto XIV approvò il culto del beato Egidio il 9 marzo 1748, e la sua festa si celebra il 14 maggio. Un antico diario dei re del Portogallo, citato negli Acta Sanctorum, menziona così la morte del beato Egidio o Gillis: «San Gillis, dell'Ordine de i Frati Pred Saint Gillis Nobile portoghese divenuto medico occultista e poi domenicano dopo un patto con il demonio. icatori, andò a Dio il quattordicesimo giorno di maggio, giorno dell'Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo, l'anno del nostro santo milleduecentosessantacinque». — Ann. Dom., maggio 1872, Acta Sanctorum e la maggior parte delle agiografie.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Studi presso l'Università di Coimbra
  2. Patto con il demonio per apprendere l'alchimia
  3. Sette anni di studi occulti in una caverna
  4. Pratica della medicina a Parigi
  5. Visione macabra in un cimitero che provocò la sua conversione
  6. Ingresso nell'Ordine dei Frati Predicatori a Valencia nel 1221
  7. Recupero miracoloso del suo patto di sangue per intercessione della Vergine Maria
  8. Nomina a provinciale del suo ordine

Miracoli

  1. Trasporto aereo da parte di Satana verso una caverna
  2. Restituzione miracolosa del patto di sangue sul suo inginocchiatoio dopo sette anni di penitenza
  3. Estasi durante la pronuncia dei nomi di Gesù e Maria

Citazioni

  • De profundis clamavi ad te, Maria: Maria, exaudi vocem meam Preghiera di Egidio durante la sua angoscia a Parigi

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo