22 luglio 4° secolo

San Platone di Ancira

NELLA GALAZIA

Martire

Festa
22 luglio
Morte
22 juillet, vers l'an 304 (martyre)
Categorie
martire
Epoca
4° secolo

Nobile cristiano di Ancira nel IV secolo, Platone distribuì i suoi beni ai poveri prima di essere arrestato sotto Diocleziano. Subì una serie di supplizi atroci, tra cui il letto di ferro ardente e la lacerazione del volto, sfidando il vicario Agrippino con la sua costanza. Morì decapitato nel 304, diventando un modello di coraggio cristiano di fronte alla filosofia pagana.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 7

SAN PLATONE, MARTIRE AD ANCIRA,

NELLA GALAZIA

Vita 01 / 07

Origini e prime virtù

Platone nasce ad Ancira in una famiglia nobile e cristiana. Divenuto orfano, consacra la sua vita e i suoi beni ai poveri e alla difesa degli oppressi.

Abbiamo già visto nel martirologio romano, al 4 aprile, un san Platone, confessore, superiore del monastero del Monte Olimpo, e grande protettore della fede, della giustizia e della castità, contro imperatori di Costantinopoli eretici, empi e adulteri. La Chiesa ce ne presenta oggi un altro più antico, che ha combattuto fino alla morte per la verità della nostra religione, sotto i crudeli imperatori Diocleziano e Massimiano. Di modo che, se i pagani possono vantarsi di aver avuto un Platone che è stato, secondo i lumi della natura, il più sublime di tutti i filosofi del mondo, i cristiani possono vantarsi di averne avuti due, che la loro virtù e la loro costanza incrollabile nell'amore della verità, unite a una grandissima prudenza e a un'erudizione non comune, hanno reso ammirevoli in tutti i secoli. Il nostro santo Mart ire nacque ad Anci Notre saint Martyr Martire del IV secolo ad Ancira. ra, città della Ancyre Metropoli della provincia di Galazia. Galazia, oggi Angora o Angourieh, sul Sangario, al declino del I secolo, da genitori nobili e servitori di Gesù Cristo, che ebbero cura di ispirargli, fin dalla culla, la vera fede e l'amore della pietà. Divenuto orfano di buon'ora, distribuì generosamente i suoi beni ai poveri e si applicò, con uno zelo straordinario e che superava di molto la sua età, a fortificare i fedeli, a convertire gli idolatri e a proteggere i poveri e le altre persone senza difesa contro la tirannia e l'oppressione dei grandi che volevano sopraffarli.

Martirio 02 / 07

Arresto e confessione di fede

Accusato di cristianesimo, Platone viene tradotto davanti al vicario Agrippino. L'autore sottolinea la sua superiorità morale rispetto al filosofo Platone di Atene.

Questa ammirevole generosità gli suscitò dei nemici che lo accusarono di cristianesimo davan ti ad Ag Agrippin Vicario degli imperatori e persecutore di Platone. rippino, vicario degli imperatori, uomo crudele e assetato del sangue dei servitori del vero Dio. Su questa accusa, fu arrestato e condotto al tribunale di quel giudice. Agrippino gli chiese chi fosse. «Io sono cristiano», disse, «adoro un solo Dio, creatore del cielo e della terra; detesto gli idoli, che sono opera delle mani degli uomini; aborro i demoni, che talvolta parlano bene attraverso questi idoli, ma non sono che creature ribelli che hanno meritato, con la loro rivolta, di essere private del paradiso». — «Non ignoro», disse Agrippino, «che tu sia cristiano; ma ti chiedo il nome che i tuoi genitori ti hanno dato alla nascita». — «Mi hanno», disse, «chiamato Platone; ma prima di tutto sono cristiano, ecco il mio vero nome, ecco la mia occupazione. E, in effetti, mi è stato insegnato a servire Gesù Cristo fin dal seno di mia madre; e sono pronto a dare tutto il mio sangue e mille vite se le avessi, per il suo amore e per il suo servizio».

Risposta audace e generosa, che elevò incomparabilmente il nostro Platone al di sopra di colui che si fece chiamare il di celui qui s'est fait appeler le divin philosophe Filosofo greco citato per comparazione. vino filosofo; quest'ultimo, interrogato ad Atene sulla sua opinione riguardo all'unità o alla pluralità della natura divina, non osò mai fare pubblica professione della verità che conosceva: dissimulò i suoi sentimenti davanti agli uomini, per paura di essere condannato, come il suo maestro Socrate, a bere il veleno; mentre il nostro Platone, non temendo né fruste, né torture, né fornaci ardenti, né la morte più crudele, persistette fermamente nella confessione dell'unità di un Dio creatore del cielo e della terra, e della divinità di Nostro Signore Gesù Cristo.

Martirio 03 / 07

Primi supplizi e rifiuto degli onori

Dopo una flagellazione miracolosamente indolore, Platone rifiuta di sposare la nipote di Agrippino e respinge le ricchezze promesse per la sua apostasia.

Agrippino era irritato dalla sua costanza; dopo aver tentato ancora inutilmente la via dei rimproveri, delle promesse e delle minacce, ordinò a sedici soldati di spogliarlo e di frustarlo con tutte le loro forze con nervi di bue. Lo fecero a lungo, l'uno dopo l'altro, con tutta la violenza e la furia di cui erano capaci; ma, dopo che si furono stancati di colpirlo, non apparve nemmeno una contusione sul suo corpo. Questo miracolo riempì tutti di stupore e spinse Agrippino a mandarlo in prigione. Mentre lo conducevano via, un gran numero di fedeli si radunò attorno a lui per congratularsi della sua vittoria. Egli chiese un momento di udienza; e, fatto silenzio, rivolse loro un'esortazione ammirevole, colma del fuoco della carità di cui egli stesso era acceso, per animarli a perseverare e a sopportare costantemente il martirio nell'attesa della vita eterna che era loro promessa. Rimase sette giorni nel carcere, dove la presenza del suo Dio lo consolò così perfettamente che i giorni gli sembravano solo ore, e le ore solo momenti. Lì implorò il soccorso di san Michele, come capo delle schiere del Dio vivente; chiedendo, non di essere preser vato dalla m saint Michel Arcangelo apparso a Giovanna per rivelarle la sua missione. orte, ma di sopportare ogni sorta di supplizio con fermezza. Al termine dei sette giorni, fu riportato al tribunale; lì, Agrippino gli mostrò caldaie di bronzo, stufe di ferro di prodigiosa grandezza, graticole, asce, uncini, frecce, aghi, pietre molto affilate, croci, ruote armate di rasoi e molte altre specie di strumenti di cui si era soliti servirsi per tentare il coraggio dei Martiri, minacciandolo di farlo passare attraverso tutti questi generi di supplizi se fosse rimasto ostinato nella sua risoluzione; d'altro canto, lo assicurò che, se avesse voluto obbedire alle volontà degli imperatori, gli avrebbe dato sua nipote in matrimonio con una dote così considerevole da renderlo il più ricco della sua provincia. Ma il nostro invincibile Platone si fece beffe sia del tiranno che delle sue folli promesse; essendo animato dallo Spirito di Dio, che è uno spirito di forza e di libertà, gli disse: «La proposta che mi fate di vostra nipote è ridicola; non la vorrei nemmeno come serva di mia moglie, se dovessi sposarmi. D'altronde non tormentatevi più per trovare simili proposte; potreste offrirmi tutti i regni della terra, che non mi separereste dall'amore del mio Dio».

Martirio 04 / 07

La prova del fuoco e delle mutilazioni

Il santo subisce torture estreme attraverso il fuoco, l'olio bollente e sfere di rame arroventate, continuando a predicare agli spettatori.

Il tiranno si sentì così vivamente punto da questa risposta che, fatto mettere dei carboni ardenti sotto un letto di ferro, ordinò che vi si stendesse il corpo del Martire e, per fargli sentire un dolore acuto e più insopportabile, volle che allo stesso tempo lo si frustasse con verghe molto sottili e che si gettassero sui suoi membri olio, cera fusa, bitume e pece resinosa. Non si può esagerare il rigore di questo supplizio, che non ha quasi eguali nelle torture degli altri Martiri; ma Platone, ben lungi dall'essere abbattuto, non smise, durante questo tempo, di parlare al giudice e agli astanti con lo stesso vigore che se fosse stato su un letto di rose. Ricordò loro che quei fuochi sui quali era coricato non erano che una leggera immagine di quelli che erano preparati per loro, se non si fossero convertiti e non avessero abbandonato l'infame culto degli idoli per darsi al servizio del vero Dio; e che non dovevano differire ulteriormente il fare penitenza, per timore che la loro ostinazione non chiudesse loro le porte della misericordia che il sangue di Gesù Cristo aveva loro aperto.

Dopo essere rimasto tre ore in questo stato, fu fatto scendere da quel letto di fuoco; allora il suo corpo apparve bello e fresco come se fosse uscito dal bagno, ed emanò un odore così gradevole che tutti gli spettatori ne furono come profumati. Molti degli astanti, ammirando questo prodigio, esclamarono che il Dio dei cristiani era grande, che solo lui compiva cose ammirevoli e che non c'era che lui degno degli onori divini! Il sicario Agrippino non sapeva dove si trovasse, né cosa potesse fare di più al Martire. Così, per avere qualche motivo di rimandarlo, gli disse che non gli chiedeva più di adorare gli dei né di offrire loro sacrifici, ma solo di rinnegare Gesù Cristo crocifisso, e che in seguito lo avrebbe messo in libertà. «Come», disse Platone, «che io rinneghi Gesù Cristo mio Salvatore, dal quale ho ricevuto tante grazie e che mi colma in ogni momento di un così gran numero di benefici? Ritirati da me, empio: che le tue esecrabili bestemmie non offendano più le mie orecchie! Non è abbastanza che tu ti perda eternamente, senza coinvolgere nella tua dannazione i soldati e i servitori del mio Signore? Ritirati, dico, poiché ho questa fiducia nella sua bontà che mi renderà più forte di tutti i tormenti».

Queste parole furono come olio gettato sul fuoco dell'ira di Agrippino. Egli scese dal suo seggio e, fatto arroventare davanti a sé due grosse sfere di rame, ordinò che venissero applicate ancora ardenti sul petto di Platone. Questo supplizio fu orribile: il fuoco, penetrando fino alle parti interne del suo corpo, le bruciò talmente che il fumo ne uscì dal naso; ma, mentre lo si credeva morto, lo si sentì sfidare il tiranno con più coraggio che mai, e persino rimproverargli la sua impotenza e la sua debolezza, poiché con tutti gli strumenti della sua rabbia non poteva abbattere colui che la virtù di Gesù Cristo sosteneva.

Martirio 05 / 07

L'accanimento di Agrippino

Platone viene scorticato vivo e sfigurato con uncini di ferro, ma rimane incrollabile, paragonando la sua sofferenza a quella di Cristo profetizzata da Isaia.

Una costanza così sorprendente gli attirò un quarto tormento: gli tolsero quasi tutta la pelle e la carne a brandelli, a colpi di frusta e di flagelli. Nulla era così orribile come questa strana esecuzione. Gli stessi pagani la detestavano e l'accusavano di barbarie e di empietà; ma il Martire ebbe ancora la forza di prendere un brandello del suo corpo straziato e di gettarlo ai piedi del giudice, dicendogli, con voce virile e generosa: «O tiranno, più crudele delle bestie carnivore, poiché ti compiaci del sangue e del massacro, e di vedere straziati a pezzi i corpi degli uomini che ti sono simili, prendi questo brandello della mia carne e saziatene come una tigre e un avvoltoio! Ma sappi che Dio mi restituirà questo corpo che tu distruggi, e che precipiterà il tuo nelle fiamme eterne».

Non c'era più nulla di integro nell'invincibile Platone se non il suo venerabile volto, che i carnefici avevano un po' risparmiato: per il resto delle sue membra, dalla testa ai piedi, non si vedevano che piaghe profonde e un'abbondanza di sangue che scorreva da ogni parte. Agrippino dunque, che questo ultimo rimprovero animò più che mai, scaricò la sua furia su quella bella parte che è come un'immagine della Divinità. Non solo fece schiaffeggiare il Santo; ma, non volendo che gli rimanesse nulla dell'apparenza umana, fece strappare, con uncini di ferro, la fronte, le tempie, le guance, le labbra e tutto il volto: tanto che non era più riconoscibile, e gli si poteva applicare ciò che il profeta Isaia diceva di Nostro Signore per preveggenza: «Lo abbiamo considerato, ma non aveva più né grazia né figura: era irriconoscibile; lo abbiamo preso per un lebbroso e per un uomo disprezzato e colpito dalla mano di Dio, e immerso nell'ultimo eccesso dell'umiliazione».

Non sembrava che in questo stato fosse capace di intendere nulla: tuttavia il giudice tentò ancora una volta di corromperlo, gridandogli e facendogli gridare da un usciere che, se voleva salvare il poco di vita che gli restava, doveva non differire più dall'obbedire alle leggi del principe e risolversi finalmente a riconoscere gli dei dell'impero. Ma, poiché queste sollecitazioni furono inutili quanto le prime, la ferocia del tiranno lo portò a far strappare al Martire, con una nuova flagellazione, il resto della carne e dei muscoli che aveva ancora alle braccia e alle cosce. Il suo comando fu eseguito con la stessa furia dei precedenti: il corpo del Santo ne rimase così spezzato e rotto, che le viscere gli uscivano persino dai fianchi.

Martirio 06 / 07

Condanna ed esecuzione

Dopo diciotto giorni di prigionia senza cibo, Platone viene decapitato fuori dalla città di Ancira verso l'anno 304 sotto Diocleziano.

Doveva essere certamente fortificato da una virtù soprannaturale e del tutto miracolosa per non soccombere sotto tanti mali; ma il tiranno, invece di riconoscerlo, accresceva sempre la sua rabbia man mano che Dio dava nuove prove della sua protezione. Disse dunque al Martire di essere estremamente stupito che, portando il nome del saggio e divino Platone, non ne imitasse le azioni e non volesse riconoscere le divinità che quel grande filosofo aveva riconosciuto. «Egli non le ha riconosciute», disse il generoso Martire, «se non per viltà: poiché sapeva bene che vi era un solo Dio, creatore del cielo e della terra, e che non era possibile che ve ne fossero molti; ma il timore della morte lo ha fatto vergognosamente tradire la verità: così egli è uno di quelli di cui parla l'apostolo san Paolo, i quali, conoscendo Dio, non lo hanno onorato e glorificato come Dio: per questo il giusto giudice li ha abbandonati, non solo ai disordini del loro spirito, ma anche a passioni infami e a un senso riprovato. Quanto a me», aggiunse, «non imiterò la sua perfidia; non temo la morte, non pavento i tormenti: finisci ciò che hai iniziato. Non resta che slogarmi le ossa e separarle le une dalle altre: fallo quando ti piacerà. Il mio Signore Gesù Cristo, che è il mio soccorso, consumerà la mia vittoria e mi renderà più forte di tutti gli strumenti dei tuoi supplizi».

Questo discorso avendo chiuso la bocca al presidente, egli fece segno ai carnefici di staccare il Martire dal palo al quale lo avevano legato per tormentarlo più facilmente, e di condurlo al più presto dalla forca in prigione, e fece proibire al carceriere di medicare le sue ferite e di dargli altro per nutrimento che un'oncia di pane al giorno con un po' d'acqua pura. Non ne occorreva tanto per il soldato di Gesù Cristo: durante i diciotto giorni che fu in quel carcere, non volle mai ricevere altro alimento che quello della parola di Dio, che fortificava il suo cuore e lo saziava più deliziosamente di quanto avrebbero potuto fare le vivande più squisite e i banchetti più magnifici. Infine, dopo questo lungo tempo di prigionia e di astinenza, fu ancora una volta condotto davanti al tribunale di Agrippino, il quale, trovandolo più fermo e più incrollabile che mai, lo condannò ad essere decapitato fuori dalla città. Vi fu condotto subito: quando ebbe fatto una fervente preghiera a Dio in ringraziamento del suo martirio, presentò il collo al carnefice e, perdendo la testa, rese la sua anima a Colui che l'aveva creata per la sua gloria: ciò che avvenne sotto gli imperatori Diocleziano e Massimiano, il 22 luglio, verso l'anno 304.

Culto 07 / 07

Posterità e miracoli postumi

Chiese sono edificate in suo onore da Giustiniano e Basilio. Gli viene attribuito un miracolo di liberazione di un prigioniero sul Monte Sinai.

I cristiani, che furono ammiratori della costanza di san Platone, seppellirono il suo corpo con tutta la riverenza che il rigore della persecuzione poté permettere, nel luogo stesso del suo martirio, chiamato il Campo. In s eguito, l'imperatore l'empereur Justinien Imperatore bizantino che perseguitò papa Vigilio e san Dazio. Giustiniano vi fece costruire una bella chiesa che fu dedicata sotto il suo nome, come assicura lo storico Procopio, parlando degli edifici di questo principe: essendo questa basilica rovinata nel corso del tempo, l'imperatore Basilio, secondo il rapporto di Cedreno, la fece restaurare.

Oltre ai martirologi latini e al menologio dei Greci, che fanno un'onorevole menzione di questo generoso soldato di Gesù Cristo, se ne p arlò con molta stima nel septième Concile général Concilio in cui il santo è menzionato. settimo Concilio generale, che è il secondo di Nicea: poiché vi fu letta una lettera dell'abate Nilo a Eliodoro il Silenziario, nella quale riferisce che i barbari avendo un giorno preso prigioniero un religioso del Monte Sinai, il cui padre era anch'egli religioso nello stesso monastero, l'uno e l'altro si rivolsero a san Platone, il padre per la liberazione del figlio, e il figlio per la propria libertà, e, per un grande miracolo, lo stesso giorno, un cavaliere sconosciuto apparve nell'accampamento di questi nemici, e, avendo prelevato questo giovane, lo trasportò in un momento, per una via invisibile, nella cella di suo padre; dopo di che scomparve. Ciò diede motivo di credere che fosse stato san Platone a rendersi favorevole a questi religiosi, che lo avevano invocato con fervore.

La vita di questo Santo è stata scritta da Metafraste, ed è riportata da Surio in questo giorno.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita ad Ancira da genitori cristiani nobili
  2. Distribuzione dei suoi beni ai poveri dopo essere rimasto orfano
  3. Arresto e comparizione davanti al vicario Agrippino
  4. Supplicio della frusta con nervi di bue senza ferite apparenti
  5. Supplizio del letto di ferro con carboni ardenti, olio e pece
  6. Tortura delle sfere di rame arroventate sul petto
  7. Lacerazione della carne e del volto con uncini di ferro
  8. Prigionia di diciotto giorni senza cibo
  9. Decapitazione fuori città

Miracoli

  1. Assenza di contusioni dopo essere stato frustato da sedici soldati
  2. Corpo fresco e profumato dopo tre ore su un letto di ferro ardente
  3. Sopravvivenza miracolosa a ustioni interne estreme
  4. Liberazione di un giovane religioso prigioniero dei barbari per sua intercessione

Citazioni

  • Io sono cristiano, ecco il mio vero nome, ecco la mia occupazione. Testo fonte, risposta ad Agrippino
  • Prendi questo lembo della mia carne, e saziatene come una tigre e un avvoltoio! Testo fonte, parole al giudice

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo