Antico conte del palazzo del re Dagoberto I, Vandregisilo rinunciò agli onori per abbracciare la vita monastica dopo un matrimonio rimasto verginale. Fondò nel VII secolo la celebre abbazia di Fontenelle in Normandia, divenendo un attore principale dell'evangelizzazione e del dissodamento del Pays de Caux. La sua influenza spirituale si estese attraverso numerose fondazioni e la formazione di centinaia di monaci.
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SAN VANDREGISILO O VANDRILLE,
ABATE E FONDATORE DI DIVERSI MONASTERI IN FRANCIA
Origini e vita a corte
Vandregisilo, proveniente da un'alta stirpe carolingia, si distingue alla corte di Dagoberto I per la sua pietà e le sue doti di amministratore come conte di palazzo.
Ecco ancora uno di quei grandi personaggi che hanno saputo unire l'innocenza e la pietà alle seduzioni e al rumore della corte, il fiore della verginità ai vincoli di un legittimo matrimonio, e l'umiltà cristiana alla nobiltà del sangue, agli impieghi brillanti e agli applausi del secolo. Era originario di Verdun (Mosa), figlio del duca Walchise e della principessa Dode, figlia di sant'Arnolfo, vescovo di Metz, e sorella di Anchise, dal quale la seconda stirpe dei nostri re, detti Carolingi, ha preso origine: di modo che, dal lato di sua madre, era anche cugino primo di Pipino di Herstal, maestro di palazzo, padre di Carlo Martello, avo di Pipino il Breve e bisavo di Carlo Magno. Avendo trascorso la sua infanzia in una singolare innocenza, fu posto da suo padre alla co rte del re Dagob roi Dagobert Ier Re dei Franchi sollecitato da Sulpizio per annullare un'imposta. erto I. Si distinse presto per la sua virtù, la sua modestia, la sua prudenza, la sua abilità e il suo valore nelle imprese militari, e soprattutto per la sua devozione e la sua insigne pietà. Il re ammirò così rare qualità in questo giovane signore che la sua età avrebbe dovuto portare piuttosto ai giochi e ai divertimenti che agli affari seri; lo fece conte del suo palazzo, vale a dire giudice delle cause deferite al re e preposto alla riscossione delle entrate del tesoro reale. Si adempì sempre molto degnamente ai suoi impieghi; e, sebbene facesse ovunque un affare capitale di onorare e servire Dio, non omise mai nulla di ciò che doveva agli ordini del suo principe: rendendo così a Cesare ciò che era dovuto a Cesare, e a Dio ciò che era dovuto a Dio. Era fermo nella fede, pronto a compiere buone opere, veritiero e sincero nelle sue parole, giusto nei suoi giudizi, saggio nei suoi consigli, paziente nelle ingiurie, misericordioso verso i poveri, e pieno di dolcezza e di benignità verso i suoi sudditi. La sua casa era una scuola di probità; e, poiché non vi dava che buoni esempi ai suoi domestici, voleva anche che essi non facessero nulla che non potesse edificare coloro che li vedevano e che avevano qualcosa da trattare con loro.
Matrimonio e vocazione religiosa
Dopo un matrimonio bianco acconsentito dalla sposa, Vandregisilo rinuncia agli onori secolari per abbracciare la vita ecclesiastica e monastica.
Quando fu in età da marito, i suoi genitori lo sollecitarono a farlo: egli sposò per obbedienza una fanciulla nobilissima e ben in sintonia con le sue buone inclinazioni. La sera stessa delle nozze, dopo aver implorato l'aiuto del cielo, le illustrò la felicità della verginità e quanto tale stato fosse preferibile all'uso del matrimonio, sebbene legittimo: i suoi consigli furono così efficaci che la sua novella sposa, peraltro straordinariamente illuminata da una luce dall'alto, gli promise di conservare con lui una perpetua verginità. Il fervore stesso la spinse oltre: fu lei a proporre al marito di ritirarsi entrambi dal mondo e di abbracciare la vita religiosa. Ella si rinchiuse in un monastero femminile dove trascorse il resto dei suoi giorni in un'eminente santità, che Dio ha persino onorato con diversi miracoli. Quanto a lui, dapprima abbandonò l'abito secolare e prese quello ecclesiastico, al fine di preparare a poco a poco il pubblico a vederlo un giorno rinunciare a tutte le grandezze del secolo, a tutti gli impieghi di corte e dello Stato. Qualche tempo prima, si trovò, durante un viaggio, in mezzo a una folla sediziosa che voleva oltraggiarlo: il che avrebbe causato un grande massacro, poiché egli era ben accompagnato e i suoi uomini avrebbero fatto strage di quei rivoltosi; egli scongiurò tale incidente con la forza delle sue preghiere: poiché non ebbe appena elevato gli occhi e il cuore verso il cielo, che quella turba di tumultuanti divenne immobile e non poté avanzare verso di lui: il che mutò la loro furia in un profondo rispetto, e fece al contempo conoscere il grande merito di colui di cui il cielo si mostrava così evidentemente il protettore.
Apprendistato monastico ed Elisange
Si forma presso Beaufroi a Montfaucon, ottiene il consenso di Dagoberto per la sua vocazione, quindi restaura il monastero di Elisange fondato da san Ursicino.
Quando ebbe preso tutte le sue disposizioni, si ritirò in Lorena, in un luogo chiamato Montfaucon, nell'attuale diocesi di Verdun, per apprendervi la vita religiosa e solitaria, sotto la guida di un santo anziano di nome Beaufroi. Questa azione fece grande scalpore, a causa del rango che occupava a corte e dell'affetto singolare che il re nutriva per lui: soprattutto quando si seppe che aveva venduto una parte dei suoi beni e ne aveva donato il ricavato ai monasteri e ai poveri. Alcuni lodarono la sua condotta e il suo distacco dalle cose della terra, che gli apriva la porta del regno dei cieli. Altri biasimarono il suo operato, e vi fu chi fece apparire sgradevole al re il fatto che avesse lasciato la corte senza permesso. La cosa andò così oltre che il principe lo mandò a cercare, per sapere dalla sua stessa bocca cosa lo avesse spinto a cambiare le sue grandezze e le sue ricchezze per l'umile povertà del chiostro. Questo santo uomo, che aveva imparato da san Paolo che i sudditi devono rispetto e obbedienza ai loro sovrani, venne a trovare il suo. Arrivando al palazzo, nelle strade di Metz, trovò un pover'uomo il cui carro si era rovesciato nel fango; tutti i passanti lo lasciavano lì, e molti addirittura lo maltrattavano, accusandolo di intralciare la strada. Il nostro Santo scese da cavallo, liberò il povero carrettiere e lo aiutò a risollevare il carro. Entrò poi da Dagoberto, inseguito dalle grida che gli attiravano i suoi abiti sporchi di fango. Ma apparve rivestito di uno splendore celeste agli occhi di Dagoberto, il quale, vedendo la sua carità e cedendo alle sue ragioni, gli permise di seguire la sua vocazione. Munito di questa autorizzazione, Vandrille tornò da Beaufroi, che, avendolo sufficientemente formato agli esercizi della vita monastica, gli consigliò di fondare un convento sul territorio di Elisange. Era lì che, alcuni anni prima, nel 612, san Ursicino, discepolo di san Colombano, aveva costruito una cella e riunito attorno a sé dei pii cristiani per onorare Dio nella solitudine. Questa comunità era cresciuta e formava un monastero di una certa importanza alla morte di san Ursicino (620). Il suo corpo vi riposava, circondato dalla venerazione dei fedeli, quando Vandrille arrivò in quei luoghi, per cercarvi il riposo e la pace dell'anima nella pratica delle virtù monastiche. I monaci che abitavano Elisange erano poveri, e il loro monastero era insufficiente per tutti i bisogni della comunità. Vandrille, che aveva diviso in due parti le sue ricchezze, una per i poveri e l'altra per le case religiose, fece ricostruire o quantomeno ingrandire a sue spese gli edifici eretti da san Ursicino. Fu lì che questo nuovo soldato divenne un capitano consumato nella milizia spirituale. Era così sobrio e astinente che arrivò al punto di mangiare solo due volte a settimana, ovvero: la domenica e il giovedì. Le sue veglie erano quasi continue e, quando la debolezza del suo corpo lo costringeva a prendere un po' di riposo, lo faceva solo su un letto duro e stretto, che è stato mostrato a lungo in quel monastero come il segno di un'austerità prodigiosa. Passava i giorni e le notti in orazione e, per paura che il sonno glielo impedisse, se ne stava in piedi, a piedi nudi, sulla terra, con un semplice abito, anche nei più grandi rigori dell'inverno. Il demonio lo tentò in ogni modo; poiché non solo lo inquietò con pensieri importuni, per offuscare la purezza della sua anima, ma gli apparve molto spesso sotto figure orribili di serpenti, draghi, uccelli da preda e altre bestie carnivore. Ma tutte le sue persecuzioni servirono solo a rendere il Santo più vigile, più severo con se stesso, più attento ai movimenti della sua anima e più risoluto a soffrire ogni sorta di pene e afflizioni per Dio. Un giorno aveva dormito un po' più del solito, e lo spirito maligno gli fece udire questa parola piena di scherno: «Vandrille, io sono stato questa notte più vigile di te». — «Sì, senza dubbio», gli rispose il servitore di Cristo, «tu vegli senza sosta per la perdizione degli uomini. Ma, in futuro, domerò ancora di più questa carne che mi ha fatto cadere oggi nella tiepidezza». Subito, armandosi dello scudo della preghiera, esclamò: «Signore, voi che siete il custode dei vostri figli, che vegliate sempre su di loro con sollecitudine, degnatevi, nella vostra misericordia, di venire in soccorso del vostro indegno servitore». Questa preghiera rianimò il coraggio e la fiducia di Vandrille. Si sentì più forte contro la dominazione dei sensi e spinse così lontano le mortificazioni che, nel mezzo dei rigori dell'inverno, restava talvolta all'aperto, tra i ghiacci e le nevi, pregando con le lacrime agli occhi, o cantando, con l'accento della più tenera devozione, i salmi di Davide.
Viaggi in Italia e a Roma
Vandrille si reca a Bobbio per studiare la regola di san Colombano, poi visita Roma prima di essere richiamato in Francia da una visione divina.
Dio, che voleva fare di lui un miracolo della sua grazia e il padre di una congregazione religiosa, gli ordinò, in una visione, di recarsi in Italia, al monastero di Bobbio, fondato da san Colomb saint Colomban Fondatore dell'abbazia di Luxeuil e amico di san Niceto. ano, per apprendervi tutte le pratiche e lo spirito della vita cenobitica. Egli disse dunque addio ai suoi fratelli e si recò al più presto in quella celebre abbazia, che era un modello di osservanza e un vivaio di santi abati e di buoni pastori per il governo del popolo cristiano. Vi fu accolto con tutte le dimostrazioni di amore e di rispetto che meritavano la sua santità e il rango che aveva tenuto nel mondo. Vide l'ordine mirabile che si osservava in quella santa repubblica, che era piuttosto un'immagine di quella degli Angeli che un'imitazione delle repubbliche politiche. Vi fu anche favorito da diverse grazie dall'alto e, tra le altre, dalla conoscenza delle cose future. Quando si fu istruito su ciò che doveva sapere, ebbe il pensiero di andare a Roma, per onorarvi i sepolcri dei beati apostoli san Pietro e san Paolo, e le ceneri di tanti Martiri che hanno consacrato quella città con le loro sofferenze e con il loro sangue. Avendovi adempiuto alle sue devozioni, voleva ritirarsi in qualche luogo d'Italia, lontano da tutte le sue conoscenze e molto segreto, per non vedere più ciò che aveva lasciato con tanto coraggio; ma fu avvertito, in sogno, di riprendere la via della Francia, dove Dio attendeva da lui qualche servizio considerevole.
Soggiorno nel Giura e ordinazione
Dopo dieci anni nel monastero di Saint-Claude, raggiunge sant'Ouen a Rouen, che lo fa ordinare sacerdote da sant'Omero.
Dopo aver superato le Alpi, entrò in un monastero costruito presso il Mont-Joux; si trattava probabilmente del monastero che in seguito fu chiamato Saint-Claude: vi vide tanta dolcezza, onestà, osservanza e fervore nel servizio di Dio che, toccato da tale esempio, supplicò l'abate di accoglierlo tra i suoi religiosi. Essendogli stata concessa questa grazia, apparve presto come un bel sole in mezzo a quella compagnia di Santi, che erano essi stessi come tante stelle da cui la casa di Dio era illuminata. Vi rimase dieci anni, morto al mondo, pellegrino sulla terra, portando ogni giorno, con gioia, la croce di una vita penitente e di un'austerità quasi senza esempio. L'umiltà, l'obbedienza e la carità erano le sue virtù più care, e vi si esercitava con tale perfezione che tutti i suoi confratelli lo guardavano come il modello della loro condotta. In effetti, ve ne furono molti che, animati dal suo esempio, entrarono nelle vie della santità e si dedicarono con tutte le loro forze agli esercizi della vita interiore e delle più alte virtù. Tuttavia, non era ancora giunto al termine della sua carriera, e Dio lo tratteneva in quella santa casa solo per prepararlo ai grandi servizi che attendeva da lui nella Neustria, provincia di Francia che chiamiamo ora Normandia. Una notte, mentre era in orazione nella sua cella, arrivò un messaggero celeste che la riempì di un odore e di una chiarezza meravigliose, e avendolo esortato alla perseveranza nella vita pura e austera di cui faceva professione, lo assicurò che le preghiere che offriva a Dio da molto tempo per suo nipote Godon erano esaudite, e che quel giovane signore avrebbe presto rinunciato al mondo e abbracciato, a sua imitazione, la vita religiosa. Era una pietra viva che Dio gli preparava per la fondazione e lo stabilimento della sua abbazia di Fontenelle, in Normandia. Poco tempo dopo, lo fece avvertire in sogno di lasciare il monastero dove si trovava e di andare a trovare sant'Ouen, arcivescovo di Rouen, da cui avrebbe appr eso le sue saint Ouen Autore dell'elogio e della vita di santa Aura. volontà. Quel grande prelato lo ricevette con un rispetto e una benevolenza straordinari; e, ricordandosi della nobiltà della sua estrazione, dello stretto legame che avevano avuto un tempo insieme alla corte, e della reputazione che fin da allora la sua pietà gli aveva acquisito; e, sapendo d'altronde che era un religioso consumato in ogni sorta di virtù, volle trattenerlo presso di sé e gli conferì il suddiaconato e il diaconato. In seguito, lo fece ordinare sacerdote da sant'Omero, vescovo di Thérouanne, e gliene fece e sercitare saint Omer Celebre predecessore di Folcuino a Thérouanne. tutte le funzioni. Vandrille se ne acquittò con una soddisfazione universale, e, sia che annunciasse la parola di Dio, sia che ascoltasse le confessioni dei penitenti, sia che celebrasse i temibili misteri del corpo e del sangue di Gesù Cristo, sia che fosse chiamato al consiglio del suo prelato, lo si vedeva sempre così raccolto, così fervente, così unito a Dio, così infiammato dallo zelo della sua gloria, che non era meno il modello dei sacerdoti nel clero di quanto fosse stato l'esempio dei religiosi nel chiostro.
Fondazione dell'abbazia di Fontenelle
Grazie a una donazione del maggiordomo di palazzo Echinoald, fonda l'abbazia di Fontenelle in Normandia, che diviene un centro spirituale maggiore con 300 monaci.
San Dadone (Ouen) provava estremo piacere nel suo colloquio, poiché i suoi discorsi erano del tutto celestiali e portavano grazia e unzione nell'anima di tutti coloro che avevano la fortuna di ascoltarlo. Ma il santo uomo, che non poteva vivere fuori dalla solitudine, cercava continuamente l'occasione di ritirarsi in qualche luogo della Neustria, dove, avendo riunito dei religiosi, potesse vivere con loro separato dal mondo e nei soli esercizi della vita monastica. Dio gliene offrì un mezzo molto favorevole, tanto per la conversione di suo nipote Godone, di cui abbiamo appena parlato, che lasciò gli onori e i piaceri della corte per rivestirsi del sacco e del cilicio, quanto per la liberalità di Echinoald, maggiordomo di palazzo in Neustria, che donò anche sulle sue terre, a poche leghe da Rouen, in un luogo chi Fontenelle Abbazia dove Giraud terminò i suoi giorni come riformatore e martire. amato Fontenelle, un campo assai spazioso per costruirvi un monastero. San Dadone acconsentì a questa costruzione e al ritiro del suo caro amico, che riconobbe essere chiamato da Dio fuori dall'imbarazzo delle città; e san Vandrille, con suo nipote, si applicarono con zelo instancabile, innanzitutto, a dissodare questo deserto che era pieno di cespugli, rovi e vecchi ruderi, detriti delle invasioni dei Barbari, e le cui rovine servivano da tana alle bestie selvatiche, poi a erigere un edificio per accogliervi i servitori di Dio. Iniziarono quest'opera verso la metà del VII secolo, sotto il regno di Clodoveo II e il pontificato di papa san Martino, e vi lavorarono con tanto successo che ne fecero uno dei più bei monasteri che vi fossero allora in tutta la Francia. San Vandrille ebbe la gioia di vedere presto, sotto la sua guida, circa trecento religiosi, la maggior parte di illustre nascita, e veramente toccati dallo spirito di Gesù Cristo. Vi fece costruire quattro chiese in onore di san Pietro, san Paolo, san Lorenzo e san Pancrazio, e inviò Godone a Roma per portarne reliquie e libri sacri. Al suo ritorno, pregò san Dadone di venire alla sua abbazia per dedicarvi queste chiese e collocare queste reliquie sugli altari che erano loro destinati: e questo grande arcivescovo lo fece con gioia estrema, benedicendo Dio infinitamente per il fatto che gli concedeva la grazia di vedere, nella sua diocesi, una casa così fiorente e così colma di santità e di buone opere. Essa aveva tanto fascino, dice l'autore della sua vita, che tutti coloro che vi si avvicinavano erano obbligati a dire ciò che leggiamo nel libro dei Numeri, cap. XXIV:
« Come sono belle le tue tende, Giacobbe, le tue dimore, Israele! »
Espansione e miracoli
Moltiplica le fondazioni, guarisce san Waneng e beneficia della protezione divina contro le aggressioni e dell'aiuto materiale della regina Batilde.
I signori dei dintorni venivano a pregare Vandrille di stabilire sulle loro terre case simili a quella di Fontenelle; il più zelante fu san Waneng, governatore del paese di Caux. Offrì suo figlio Didier al nostro Santo per essere suo discepolo, dotò Fontenelle di diverse terre e costruì sul suo dominio diversi conventi, tra gli altri quello di Fécamp. Santa Eulalia di Barcellona, essendogli apparsa, gli ordinò questa fondazione. Anche Vandrille vi ebbe parte: poiché, essendo stato chiamato a Fécamp da san Waneng, lo guarì da una febbre che lo tormentava e che avrebbe potuto differire l'esecuzione della sua impresa; e, avendo appreso la visione che aveva avuto, lo fortificò nella risoluzione che aveva di aderirvi e di mettere al più presto mano all'opera. Inoltre, fu a lui che Dio indirizzò la santa vergine Hildemarque, badessa di un monastero di Bordeaux, che la divina Provvidenza aveva destinato ad essere la pietra fondamentale e la prima superiora di questa nuova casa di fanciulle: essa ebbe, sotto la sua direzione, a Fécamp, fino a trecentosessantasei religiose che si dividevano in diversi cori, affinché l'ufficio fosse continuato giorno e notte senza interruzione. (Questa abbazia, distrutta dai Normanni nell'841, ricostruita nel 988, fu affidata, in quell'epoca, a Canonici regolari; poi, qualche tempo dopo, a religiosi benedettini. I duchi di Normandia, che avevano un palazzo vicino a questo monastero, ne furono sempre i benefattori. Nel XVIII secolo, era la più ricca e la più magnifica abbazia di tutta la Normandia. Apparteneva ai Benedettini della Congregazione di San Mauro. Non resta oggi di questi splendori, a Fécamp, città di novemila abitanti, a quarantaquattro chilometri a nord-est di Le Havre, che qualche vestigio del castello costruito da Guglielmo Lungaspada e la chiesa del monastero ancora ben conservata. È un edificio, dice Malte-Brun, dove si riconoscono gli stili più diversi, l'insieme composto da costruzioni intraprese in epoche differenti, dall'XI al XVI secolo.)
Il convento di Fontenelle era troppo piccolo per contenere tutte le persone che si presentavano. San Vandrille ne costruì ancora altri due nelle vicinanze, con le loro chiese: nell'una, pose delle reliquie di san Saturnino, vescovo di Tolosa e martire; e, nell'altra, delle reliquie di sant'Amando, vescovo di Rodez, che gli erano state portate dal diacono Sindard, uno dei suoi discepoli, che aveva inviato in quelle città per alcuni affari. È nell'oratorio di Sant'Amando che sant'Ouen e san Filiberto gli rendevano spesso pie visite, dove questi grandi amici di Dio non discutevano che del regno di Gesù Cristo, del disprezzo delle cose del mondo, della fede, della giustizia, della perfezione cristiana e delle delizie del paradiso. Oltre a queste due case, il nostro Santo ne fondò ancora una terza e una quarta, le quali, con la grande abbazia, fecero il numero di cinque. Una, per le liberalità di un giovane gentiluomo chiamato Hartbain, figlio di Erimbert, che lasciò persino il secolo per farsi suo religioso e l'altra, per le donazioni di un uomo molto illustre, chiamato Varanton. Vandrille lavorava con le mani insieme ai suoi monaci; è lui che piantò, su un poggio vicino a Fontenelle e ben esposto, la prima vigna che abbia conosciuto la Normandia. Questo nobile compito di rendere questo paese fertile non fu sempre senza pericolo. Un giorno che era al lavoro con la sua pia coorte, un tale Betto, guardiano della foresta reale, di cui una parte era stata loro donata, scontento di questo dono, si avvicinò all'abate per trafiggerlo con la sua lancia; ma, nell'ora stessa, il braccio del sacrilego divenne paralizzato e senza movimento, e fu posseduto dallo spirito maligno, che non cessò di tormentarlo, finché il Santo non ebbe pregato per lui e non ebbe infine ottenuto la sua liberazione. Per riconoscere questo miracolo, questa insigne protezione del cielo, il servitore di Dio fece ancora costruire un'altra chiesa sotto il nome della santa Vergine, nel luogo in cui era stato sul punto di essere assassinato. Molti vi recuperarono la salute in una maniera tutta soprannaturale. «Questa cappella, chiamata Notre-Dame de Caillouville, è stata demolita, dopo la Rivoluzione francese, da un tale Lérondel. Vi si vede ancora una fontana visitata ogni anno da un gran numero di pellegrini: in fondo alla vasca lastricata si trova, incisa in cavo, un'immagine grossolana di santa Radegonda». Oltre a questa assistenza miracolosa che riguardava la sua stessa persona, ne ricevette un'altra meno eclatante per tutta la comunità dei suoi religiosi; poiché, essendo venuti a mancare i viveri, Nostro Signore avvertì in sogno la regina santa Batilde della necessità in c sainte Bathilde Regina dei Franchi che confermò l'elezione di Audeberto. ui si trovavano, e le ordinò di inviare loro degli alimenti; cosa che essa eseguì subito, facendo marciare diversi carri carichi di pane e di altri nutrimenti verso l'abbazia di Fontenelle.
Evangelizzazione del Pays de Caux
Vandrille e i suoi monaci trasformano la regione selvaggia del Pays de Caux in una terra cristiana e fertile attraverso la predicazione e il dissodamento.
L'insediamento di san Vandrille divenne presto abbastanza fiorente da gettare germogli attorno a sé e dare vita a nuove case religiose. Ma, accanto a questa prosperità materiale, il santo abate lavorava con ardore per fare anche della sua abbazia un focolare di virtù e di luce. Formato egli stesso allo studio delle sacre lettere, si applicò a istruire i suoi discepoli e a insegnare loro quella scienza cristiana che è un riflesso delle chiarezze eterne. Sapeva farsi prossimo a tutti, consolando la tristezza degli uni con la sua benevolenza, calmando la petulanza degli altri con la sua umiltà, sostenendo i deboli, sollevando gli infermi, donando a tutti il soccorso delle sue preghiere, della sua parola e dei suoi esempi. La sua carità rifulgeva soprattutto nei confronti di coloro che erano caduti in qualche colpa, e la grazia della sua parola guariva quasi sempre le loro ferite e li fortificava contro nuovi attacchi del demonio. Esortava i suoi discepoli a tenersi senza sosta in guardia contro il proprio cuore, e a restare sempre uniti dai vincoli della carità, e, per tutta la vita, mostrò loro, con il suo esempio, che il lavoro delle mani, così come la preghiera, è un'arma potente contro le tentazioni.
I monaci sono stati nelle Gallie gli operai più ardenti della civiltà cristiana. Ogni monastero, pur facendo fiorire al suo interno le virtù proprie della vita religiosa, diffondeva attorno a sé i benefici della dottrina evangelica sulle popolazioni vicine. Quest'opera importante era soprattutto necessaria nella contrada dove san Vandrille aveva eretto il suo monastero. Gli abitanti del Pays de Caux, che avevano s olo una cono pays de Caux Regione normanna evangelizzata dal santo. scenza confusa delle verità cristiane, conservavano ancora l'ignoranza e la rozzezza dei popoli barbari. Era difficile piegare al giogo del Vangelo quegli uomini abituati al saccheggio e schiavi delle più vergognose superstizioni. Ma lo zelo non calcola affatto gli ostacoli, e Dio ricompensa sempre i lavori intrapresi per la sua gloria. Vandrille, aiutato dai suoi monaci, predicò in mezzo a questi popoli la dottrina di Gesù Cristo. La sua parola, dolce e potente, toccò tutti i cuori e illuminò la loro intelligenza rozza. Il Santo rimproverò loro i disordini della loro vita, la crudeltà dei loro costumi, e, quando non poteva parlare loro, pregava il Signore di convertirli. Si videro presto accorrere ai suoi insegnamenti e prostrarsi ai suoi piedi per chiedere perdono delle loro colpe. Il santo abate mescolava sempre l'olio della misericordia al vino amaro della penitenza, e, quando un peccatore sembrava temere di fargli l'ammissione delle sue iniquità, sapeva risollevare il suo coraggio abbattuto e ispirargli fiducia.
L'opera del Santo era benedetta dal cielo. L'ovest della Francia si copriva di insediamenti formati da Vandrille, e il suo spirito animava tutte queste comunità nuove. Gli uomini che vi si recavano, attirati dall'esempio delle sue virtù, diventavano presto essi stessi nuovi apostoli, portando ai popoli il pane della parola evangelica, iniziando uomini ignoranti e rozzi alla conoscenza di Dio e all'amore della virtù, e insegnando loro allo stesso tempo a coltivare terre rimaste fino ad allora sterili, e a farvi germogliare messi abbondanti. Quando si percorre ogni contrada della Gallia, e persino dell'Europa, e non si vede quasi un angolo di terra che non sia stato dissodato da questi infaticabili cenobiti, non una regione che non sia stata evangelizzata dalla loro parola, non si ha più che pietà o indignazione per coloro che vengono a dirci ancora: «A cosa servono i monaci?»
La Gallia era colma del nome di san Vandrille e delle opere che compiva. Si sarebbe detto, aggiunge il suo storico, che i tempi apostolici fossero tornati; poiché si vedeva un gran numero di uomini di alta nascita mettere tutti i loro beni in comune, e rinunciare volontariamente a ogni proprietà particolare. Prima del suo arrivo nel Pays de Caux, questa contrada non era, per così dire, che un orrendo covo di briganti, più simili a bestie che a uomini, e che possedevano a malapena qualche nozione della fede cristiana. Le predicazioni del santo uomo rinnovarono il volto di questa terra, e gli abitanti infransero gli idoli che adoravano ancora, abbandonarono i loro costumi selvaggi per sottomettersi umilmente alla fede evangelica, e mostrarono il più profondo rispetto per i sacerdoti di Gesù Cristo.
Morte e successione
Vandrille muore in età avanzata dopo una visione celeste, designando Lamberto e Ansberto come suoi successori davanti a sant'Ouen.
Vandrille giunse a un'età avanzata senza aver mai smesso di unire il lavoro manuale ai doveri ordinari del suo ufficio. La morte gli appariva come il termine di un lungo pellegrinaggio, come il riposo tanto desiderato. Sospirava continuamente verso la fine del suo pellegrinaggio, dicendo con il Profeta: «Ahimè! quanto è lungo il mio esilio, e da quanto tempo la mia anima è straniera!». Dio esaudì infine i suoi desideri e gli inviò una malattia che egli accolse come lo strumento della sua liberazione. In questo stato, rimase tre giorni e tre notti in estasi, durante la quale gli fu mostrata la porta del cielo che gli era aperta e un trono di gloria che gli era preparato. Ecco perché aveva spesso gli occhi aperti, guardando fissamente in alto con un volto contento e pieno di gioia. Tornato da questo rapimento, diede eccellenti istruzioni ai suoi discepoli e predisse loro diverse cose a venire. Gli chiesero chi sarebbe stato il suo successore; rispose che avevano tra loro due grandi figure che avrebbero tenuto il suo posto l'uno dopo l'altro, ovvero: san Lamberto, che fu poi arcivescovo di Tolosa; e sant'Ansberto, che succedette a sant'Ouen nell'arcivescovado di Rouen. Infine, quando ebbe ricevuto i Sacramenti con fervore e tenerezza ammirevoli, e respinto il demonio che ebbe ancora l'audacia di attaccarlo in quell'ultima ora, gli angeli e i santi vennero a ricevere la sua anima cantando le lodi di Dio; morì alla presenza dello stesso sant'Ouen, suo arcivescovo, e di quasi trecento dei suoi religiosi, che si scioglievano tutti in lacrime per la perdita di un così buon padre.
Culto e destino delle reliquie
Le sue reliquie, spostate per sfuggire ai Normanni, andarono in gran parte perdute durante le guerre di religione; l'abbazia di Fontenelle subì distruzioni post-rivoluzionarie.
[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE. — ABBAZIA DI FONTENELLE.]
Il suo corpo fu dapprima sepolto nella chiesa di San Paolo; ma, quarant'anni dopo, essendo stato trovato intatto, fu traslato da san Bain, uno dei suoi successori e vescovo di Thérouanne, nella chiesa principale dedicata in onore di san Pietro. In seguito, per timore dei Normanni, che si gettarono sulla Neustria, fu ancora trasportato, insieme a quelli di sant'Ausberto, arcivescovo di Rouen, e di san Vulfrano, arcivescovo di Sens, dapprima a Boulogne-sur-Mer, poi al monastero di Blandinberg, nella città di Gand, nelle Fiandre.
Queste sante reliquie andarono perdute durante la persecuzione dei calvinisti, nel 1578, ad eccezione delle due braccia di san Vandrille, di cui una era stata donata all'abbazia di Fontenelle e l'altra a quella di Brone.
Quanto all'abbazia di Fontenelle (Fontanella, piccola fontana) o di Saint-Vandrille, che, con le sue quattro chiese, formava, così come quella di Jumièges, uno dei più bei ornamenti delle rive della Senna, non esiste più che il monastero, trasformato in filanda. Si ammira il chiostro, monumento del XIV e XVI secolo. Ma delle quattro chiese, di cui la principale, la chiesa abbaziale, era stata magnificamente ricostruita nel XIII secolo, non resta più nulla. Nel 1828, le loro rovine erano ancora belle e ammirate: da allora, il proprietario, il signor Cyprien Lenoir, ha usato la zappa per abbatterle. Le pietre degli stipiti e delle colonne sono state impiegate per pavimentare le strade del vicinato. Un inglese, più intelligente dei barbari successori dei contemporanei di Dagoberto, ha acquistato frammenti considerevoli di questi preziosi resti e li ha fatti trasportare oltre la Manica, per rialzarli nel suo parco.
La vita di questo santo abate è stata scritta da un autore che era quasi del suo tempo. Si vedano Surio, i Bollandisti e Mabillon: Les Moines d'Occident, di M. de Montalembert; Les églises de l'arrondissement d'Yvetot, dell'abate Cochet.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Conte di palazzo sotto Dagoberto I
- Matrimonio verginale e accordo reciproco di vita religiosa
- Ritiro a Montfaucon sotto la guida di Beaufroi
- Soggiorno presso il monastero di Bobbio in Italia
- Soggiorno di dieci anni presso il monastero di Saint-Claude
- Ordinazione sacerdotale per mano di sant'Omero
- Fondazione dell'abbazia di Fontenelle verso la metà del VII secolo
- Evangelizzazione del Pays de Caux
Miracoli
- Immobilizzazione di una folla sediziosa tramite la preghiera
- Aiuto miracoloso per risollevare il carro di un povero
- Guarigione dalla febbre di san Waneng
- Paralisi del braccio di Betto che tentava di assassinarlo
- Visione di santa Batilde per rifornire il monastero
Citazioni
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È la perseveranza sola che merita la gloria alle nostre opere e la corona alle nostre virtù.
S. Bernardo (citato in epigrafe) -
Ahimè! quanto è lungo il mio esilio, e da quanto tempo la mia anima è straniera!
San Vandrillo (citando il Profeta)