Re di Danimarca nell'XI secolo, Canuto IV si distinse per la sua pietà, il suo zelo per la Chiesa e la sua rigorosa giustizia. La sua volontà di imporre le decime provocò una ribellione che portò al suo assassinio nel 1086 nella chiesa di Sant'Albano a Odense. Primo martire della sua nazione, è il padre di San Carlo il Buono.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 6
SAN CANUTO IV, RE DI DANIMARCA E MARTIRE
Giovinezza e ascesa al trono
Figlio di Sven II, Canuto si distinse per la sua pietà e le sue doti militari prima di essere eletto re di Danimarca nel 1080, dopo un esilio in Svezia.
San Canuto o Knut, Saint Canut ou Knut Re di Danimarca e martire, protagonista della biografia. quarto del nome, re di Dani marca, s Danemark Territorio di missione per l'evangelizzazione. oprannominato talvolta di Odense, e più spesso il Santo, era figlio naturale di Sv en II, il Suénon II Padre di Canuto IV e re di Danimarca. cui prozio, anch'egli chiamato Canuto, aveva regnato in Inghilterra. Sven, che non aveva figli legittimi, si prese cura in modo particolare dell'educazione del giovane Canuto, che univa tutte le belle qualità dell'anima a quelle del corpo; lo affidò a maestri abili, che non ebbero mai che da lodarsi della docilità del loro allievo e dei rapidi progressi che faceva in ogni campo: notarono soprattutto in lui un'eminente pietà che dava un nuovo lustro alle sue altre virtù. Quando fu in età di comandare gli eserciti, lo fece con quella superiorità che annuncia l'eroe; e non sarebbe stato facile decidere se avesse più coraggio che capacità nel mestiere della guerra. Le sue prime prove furono di ripulire i mari dai pirati che li infestavano, e di sottomettere diversi popoli vicini che desolavano la Danimarca con le loro incursioni.
Dopo la morte di Sven II, avvenuta nel 1074, molti danesi vollero porre il nostro Santo su un trono che è stato quasi sempre elettivo fino al 1660: le rare virtù di Canuto li avevano determinati a questa scelta. Essa non poté tuttavia aver luogo; e la maggior parte del popolo, che temeva le conseguenze del suo carattere guerriero, lo escluse. Si elesse dunque come re suo fratello Harald, settimo del nome. In verità, questo principe aveva una grande Harald Fratello e predecessore di Canuto sul trono. dolcezza; ma essa degenerò in una mollezza vergognosa, il che lo fece soprannominare Hein o il Pigro. Quanto a Canuto, si ritirò in Svezia presso il re Halstan, che lo ricevette con le più vive dimostrazioni di stima e di amicizia. Questo principe fece inutili sforzi per spingerlo a prendere le armi contro la Danimarca. Canuto, lungi dal mostrarsi nemico della sua patria, cercò ogni occasione per esserle utile. Una tale condotta gli guadagnò i cuori di tutti i danesi, che lo elevarono al trono nel 1080, dopo la morte di Harald.
Espansione della fede e alleanza
Il re prosegue la conversione dei popoli baltici e sposa Adelaide di Fiandra, unione dalla quale nascerà san Carlo il Buono.
Il nostro Santo parve essere stato scelto dalla Provvidenza per completare la conversione dei Danesi, ai quali il Vangelo fu annunciato per la prima volta nell'anno 826, secondo alcuni autori. Gli inizi del suo regno furono segnati da brillanti vittorie riportate sui Sambi, gli Estoni e i Curoni, che devastavano i suoi Stati; fece poi portare la luce della fede nelle province di Curlandia, Samogizia e Livonia. Il successo delle sue armi non lo rese orgoglioso; lo si vide sempre, nel mezzo dei suoi trionfi, deporre il suo diadema ai piedi di Gesù crocifisso e presentare al Re dei Re l'offerta della sua persona insieme a quella del suo regno. Spento il fuoco della guerra, pensò di unirsi a una sposa degna di lui: la sua scelta cadde su Eltha, altrimenti detta Adelaide, figlia di Rob erto, co Adélaïde Sposa di Canuto IV e figlia del conte di Fiandra. nte di Fiandra. Da questo matrimonio nacque san Carlo, sop rannominato i saint Charles Nipote di Canuto IV e conte di Fiandra. l Buono, che fu, come il suo avo, conte di Fiandra.
Riforme legislative e rigore
Canuto instaura leggi severe contro il crimine, illustrate dall'esecuzione del pirata Eigill, e favorisce la Chiesa con privilegi e fondazioni.
Canuto non si accontentò di conoscere gli abusi, ma lavorò con tutte le sue forze per porvi rimedio. Emanò leggi, severe in verità, ma assolutamente indispensabili per far amministrare esattamente la giustizia. Gli omicidi e gli altri crimini furono repressi con la legge del taglione. Superiore a ogni considerazione umana, prese le difese degli oppressi contro la tirannia dei grandi. Il supplizio del famoso pirata Ei gill n Eigill Governatore di Bornholm divenuto pirata, giustiziato da Canuto. e è una prova. Questo Eigill, figlio di un uomo potente e molto caro al re Suenon II a causa dei suoi servizi, ne aveva resi egli stesso di importanti a Canuto, il quale, per ricompensarlo, gli aveva dato il governo dell'isola di Bornholm. Il fasto eccessivo di questo signore, avendolo trascinato in spese enormi, lo indusse, per sostenerle, a esercitare il mestiere di pirata. Il re, non appena ne fu informato, gli inviò l'ordine di ridurre parte del suo seguito, persuaso che avrebbe posto rimedio al male se ne avesse distrutto la causa. Eigill promise di obbedire, ma non fece nulla. Partì poco tempo dopo con 18 navi per andare a saccheggiare le terre dei Vandali; infine colmò la misura dei suoi crimini con l'azione barbara che commise sulle coste del suo governo. Ecco il fatto. Una nave della Norvegia, carica di merci preziose, dopo aver superato lo stretto dell'Øresund ed essere apparsa all'altezza dell'isola di Bornholm, andò a incagliarsi sulla riva quando il mare si ritirava. Eigill, che era in imboscata con i suoi uomini, si avanza, mette l'equipaggio in catene, ruba le merci e brucia la nave con i marinai, per paura di essere scoperto. L'insieme di diverse circostanze destò sospetti in Canuto, e fu per chiarirli che incaricò Benedetto, suo fratello, di andare ad arrestare il governatore. Eigill si lasciò condurre davanti al re senza alcuna resistenza; confessò il suo crimine e cercò persino di giustificarlo con ragioni che al massimo erano speciose. Il principe non ne fu affatto abbagliato; e poiché gli ufficiali della sua corte, che per la maggior parte erano parenti o amici di Eigill, gli offrivano una somma di denaro per salvare la vita al colpevole, egli rispose loro: «Non sarà così; non voglio partecipare a un simile crimine: morirà. Se è un crimine capitale uccidere un solo uomo, quale supplizio non merita colui che ne ha fatti perire un così gran numero per impadronirsi dei loro beni?». Nessuno osò replicare. Il re ordinò che Eigill fosse condotto nella foresta per esservi impiccato a un albero. Non risparmiò nemmeno i suoi complici; furono tutti puniti, a seconda di quanto furono trovati più o meno colpevoli.
Il santo re si occupava solo dei mezzi per rendere felici i suoi sudditi. Stabilì il miglior ordine nel suo regno; e poiché l'esempio del principe influisce molto sul popolo, iniziò col regolare il proprio palazzo. Alle virtù che fanno i grandi re, Canuto univa tutte quelle che fanno i grandi Santi. Castigava il suo corpo con digiuni rigorosi. Il suo amore per la penitenza arrivava al punto di fare uso della disciplina e del cilicio. Spesso si intratteneva con Dio attraverso preghiere ferventi, per ottenere le grazie di cui aveva bisogno. Accreditava la pietà proteggendo e onorando tutti coloro che servivano Dio. I ministri sacri risentirono degli effetti della sua liberalità. Accordò al clero un gran numero di privilegi e immunità; il suo scopo in ciò era di renderlo più rispettabile al popolo. Non trascurava nulla per convincere i suoi sudditi dell'obbligo in cui erano di pagare le decime, destinate al sostentamento di coloro che si erano votati al servizio degli altari. L'accrescimento del regno di Gesù Cristo gli parve ancora un oggetto molto degno della sua attenzione: di qui quel zelo ardente per la propagazione del Vangelo. Fondò diverse chiese, che furono decorate con una magnificenza veramente reale. Fece dono di una bellissima corona, che era solito portare, alla chiesa di Roskilde in Zelanda, che era la sua capitale e il luogo della sua residenza.
La spedizione in Inghilterra e la discordia
Un tentativo di riconquista dell'Inghilterra fallisce a causa del tradimento di suo fratello Olaf, portando a tensioni fiscali sulle decime.
Sebbene l' Inghilterr Angleterre Paese d'origine del beato Raoul. a fosse passata, nel 1066, sotto il dominio di Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia, Canuto non mancò di prendere misure per sostenere i diritti che lui o i suoi alleati potevano avere su quel regno. Vi inviò delle truppe; ma furono facilmente sconfitte, perché nessuno volle unirsi a loro. Qualche tempo dopo, ovvero nel 1085, Canuto levò un numeroso esercito su sollecitazione di diversi inglesi rifugiati in Danimarca: il suo disegno era di effettuare uno sbarco in Inghilterra, al fine di cacciarne i Normanni. Ebbe il dispiacere di vedere fallire questo progetto per il tradimento di suo fratello Olaf, duca dello Schleswig, che lo obbligò, con ritardi pretestuosi, a restare nello stretto di Limfjord; e la partenza fu talmente differita, che le truppe alla fine disertarono.
Il santo Re ritenne questa occasione favorevole per lavorare all'istituzione delle decime ecclesiastiche; ordinò dunque che si pagassero, come punizione per la diserzione, o le decime o una tassa considerevole. I danesi, che avevano una marcata avversione per l'assoggettamento alle decime, preferirono pagare la tassa, per quanto grande fosse. Il principe, mortificato da questa scelta, volle che si riscuotesse l'imposta con una certa rigore, nella speranza che i suoi sudditi cambiassero risoluzione.
La rivolta di Odense e il martirio
Tradito da Asbiorn ed Egwind Bifra, Canuto viene assassinato davanti all'altare della chiesa di Sant'Albano mentre pregava per i suoi nemici.
I collettori iniziarono a riscuotere le tasse nella Fionia; passarono poi nello Jutland, e infine nella piccola provincia di Vendsyssel, all'estremità della parte settentrionale dello Jutland. Questa provincia era allora la più povera di tutta la Danimarca: aveva due prefetti o governatori, Thor-Skor e Tolar-Werpill. Essi incitarono il popolo, si misero a capo dei malcontenti e levarono lo stendardo della ribellione. Il re, informato dell'avvicinarsi dei ribelli, si era ritirato a Schleswig, da dove passò nell'isola di Fionia con un corpo di truppe abbastanza considerevole; di là mandò a dire alla regina di ritirarsi al più presto nelle Fiandre presso suo padre e di condurre i figli con sé. Essendo rimasto per qualche tempo nella cit tà di O Odensée Città in cui il santo subì il martirio. dense, capitale dell'isola, decise di andare a cercare i ribelli per dar loro battaglia; ma i loro capi, sebbene superiori in numero, non osarono venire alle mani con truppe ben disciplinate, agguerrite e comandate da un principe che aveva già dato tante prove del suo valore e della sua prudenza; ricorsero dunque alla perfidia per impedirgli di mettersi in campagna. Uno di loro, chiamato Asbiorn, andò a trovarlo e gli disse che il suo popolo era rientrato nel dovere, cosa che assicurò con diversi falsi giuramenti. Il re, che aveva solo intenzioni pacifiche, credette al furfante, nonostante tutto ciò che poté dire suo fratello Benedetto per impedirgli di cadere nel tranello: ma non tardò a ricredersi, poiché seppe che l'esercito dei ribelli marciava in fretta verso Odense per sorprenderlo. Questa notizia non gli causò alcun turbamento; si recò, secondo la sua consuetudine, nella chiesa di Sant'Albano, dove ascoltò la messa. Appena finita, gli vennero a dire che i nemici si avvicinavano a grandi passi. Avendogli il conte Eric consigliato di fuggire, rispose: «No, no, non fuggirò. Preferisco cadere nelle mani dei miei nemici piuttosto che abbandonare coloro che mi sono legati; d'altronde non vogliono altro che la mia vita».
Il santo Re non pensò più che a prepararsi alla morte: andò a prostrarsi ai piedi dell'altare, dove, dopo aver fatto un'umile confessione delle sue colpe e aver protestato di perdonare i suoi nemici, si comunicò con la più perfetta tranquillità; prese poi il libro dei salmi, che si mise a recitare. Nel frattempo i ribelli arrivano presso la chiesa e la circondano da ogni parte. Benedetto, fratello del re, ne difendeva le por te con Benoît Padre di san Romano e consigliere del re Clotario I. le poche truppe che aveva; ma mentre compie prodigi di valore, Canuto riceve un colpo di pietra nella fronte sopra il sopracciglio. Questa pietra veniva da fuori ed era stata lanciata da una finestra della chiesa. Il re, lungi dall'interrompere la sua preghiera, si accontentò di portare la mano alla ferita per fermare il sangue che scorreva in abbondanza. I ribelli, non essendo riusciti a forzare le porte della chiesa, ricorsero ancora al tradimento. Uno dei loro capi, chiamato Egwind Bifra, chiese di parlare al re, con i Egwind Bifra Assassino di Canuto IV. l pretesto di proporgli condizioni di pace. Canuto ordinò che lo lasciassero entrare; ma Benedetto obbedì solo a malincuore, perché sospettava ancora qualche nuova perfidia, e l'evento provò che aveva avuto ragione; poiché l'infame Egwind, essendosi inchinato profondamente in presenza del re come per salutarlo, tirò, rialzandosi, un pugnale da sotto il mantello e glielo conficcò nel petto. Il traditore salì subito sull'altare per salvarsi dalla finestra: ma quando era ancora a metà strada, Palmar, uno dei principali ufficiali del re, lo divise in due con un colpo di sciabola, di modo che una metà del suo corpo cadde fuori e l'altra rimase nella chiesa. Questo spettacolo rianima il furore dei barbari; gettano mattoni e pietre dalle finestre. Le casse dove erano le reliquie di sant'Albano e di sant'Osvaldo, che Canuto aveva portato dall'Inghilterra, ne furono rovesciate. Tuttavia il Santo, con le braccia distese davanti all'altare, raccomandava la sua anima a Dio e attendeva la morte con rassegnazione. Era ancora in questa posizione, quando un giavellotto lanciato da una finestra compì il suo sacrificio. Suo fratello Benedetto perì anch'egli con altre diciassette persone. Ciò accadde il 10 luglio 1086, secondo Ælnoth. Il nostro Santo aveva regnato per quasi sei anni. Ebbe come successore suo fratello Olaf II.
Miracoli e canonizzazione
Dopo una carestia vendicatrice, il suo corpo viene esumato e il suo culto è ufficialmente autorizzato dal Papa in seguito ai miracoli constatati sulla sua tomba.
Dio vendicò la morte del suo servitore affliggendo la Danimarca con varie calamità, tra le altre una crudele carestia, i cui flagelli durarono per otto anni e tre mesi del regno successivo. Il cielo attestò anche la sua santità attraverso diverse guarigioni miracolose che avvennero sulla sua tomba. Fu questo che portò all'esumazione del suo corpo alla fine del regno di Olaf, per riporlo in un luogo più onorevole di quello in cui si trovava. Eric III, successore di Olaf, principe religioso che lavorò con tanto zelo quanto successo per far fiorire la pietà nei suoi Stati, inviò degli ambasciatori a Roma con le prove dei miracoli operati sulla tomba del beato Canuto. Il Papa, dopo aver esaminato i documenti, emanò un decreto che autorizzava il suo culto, con il titolo di primo o principale martire di Danimarca. In tale occasione fu fatta una solenne traslazione delle sue reliquie, che furono riposte in una bellissima cassa. Si ritrovò questa cassa a Odense, il 22 gennaio 1582, mentre si lavorava alla riparazione del coro della chiesa di Sant'Albano; era di rame dorato e arricchita di pietre preziose, oltre che di alcuni altri ornamenti di pregevole fattura.
Vi si leggeva sopra la seguente iscrizione: «L'anno di Gesù Cristo 1086, nella città di Odense, IL GLORIOSO RE CANUTO, tradito, come Gesù Cristo, a causa del suo zelo per la religione e del suo amore per la giustizia, da BLANCON, uno di coloro che mangiavano alla sua tavola, dopo essersi confessato e aver partecipato al sacrificio del corpo del Signore, ebbe il fianco trafitto e cadde a terra davanti all'altare, con le braccia distese in croce. Morì per la gloria di Gesù Cristo e riposò in lui il venerdì 7 giugno, nella basilica di Sant'Albano, martire, di cui qualche tempo prima aveva portato delle reliquie dall'Inghilterra in Danimarca». San Canuto ha un ufficio particolare nel breviario romano, il 19 gennaio. — Gli attributi del santo Re sono le frecce e la lancia, strumenti della sua morte.
Butler e Godescard hanno tratto questa vita da una storia di san Canuto, scritt a da Æ Ælnoth Monaco di Canterbury e biografo di san Canuto. lnoth, monaco di Canterbury, che aveva vissuto ventiquattro anni in Danimarca e che scriveva nel 1150. Tutti concordano sulla grande fedeltà di questo autore. — Vedere anche Sassone il Grammatico, storico danese, e i Bollandisti.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Elezione al trono di Danimarca nel 1080
- Campagne militari contro Sambi, Estoni e Curoni
- Matrimonio con Adelaide di Fiandra
- Istituzione delle leggi sulle decime ecclesiastiche
- Ribellione popolare guidata da Thor-Skor e Tolar-Werpill
- Assassinato nella chiesa di Sant'Albano a Odense
Miracoli
- Guarigioni miracolose avvenute presso la sua tomba
- Cessazione di una carestia dopo l'esumazione del suo corpo
Citazioni
-
Non sarà così; non voglio partecipare a un simile crimine: egli morirà.
Risposta agli ufficiali che chiedevano la grazia per il pirata Eigill -
No, no, non fuggirò. Preferisco cadere nelle mani dei miei nemici piuttosto che abbandonare coloro che mi sono legati.
Parole prima del suo martirio