Gigante di origine cananea, Cristoforo cercò di servire il più grande principe del mondo. Dopo aver servito un re e poi il diavolo, si consacrò a Cristo aiutando i viaggiatori ad attraversare un fiume pericoloso, portando un giorno il Bambino Gesù stesso. Morì martire in Licia dopo aver convertito migliaia di pagani.
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SAN CRISTOFORO O CHRISTOPHORUS,
MARTIRE IN LICIA
Fonti e storicità
Presentazione delle fonti agiografiche, in particolare il cardinale Baronio e il Breviario mozarabico, sottolineando al contempo l'incertezza di alcuni racconti.
III secolo.
Te nocimus, Christophore, christiferum; simul junxit ensis martyrem Christo Deo.
Sapevamo, o Cristoforo, che portavi Cristo sul tuo cuore; e la spada che ha troncato i tuoi giorni non ha fatto che unirti più strettamente al tuo Dio.
Acta Sanctorum.
È cosa indubitabile che vi sia stato nella Chiesa un san Cr istoforo, il qua saint Christophe Martire del III secolo, tradizionalmente raffigurato come un gigante che porta il Cristo. le, secondo il significato del suo nome, ha portato Gesù Cristo nel suo cuore per il puro amore che ha avuto per lui: nella sua bocca per la predicazione del suo Vangelo, e nelle sue membra per la partecipazione alle sue sofferenze. Le chiese e le cappelle dedicate sotto il suo nome, le feste stabilite in suo onore, le memorie che ne fanno tutti i Breviari e i Martirologi, e le sue immagini esposte pubblicamente in un gran numero di cattedrali, ne sono una prova convincente; ma, per quanto riguarda le circostanze della sua storia, esse non sono del tutto certe: sia perché l'antichità non ha avuto cura di scriverle esattamente, sia perché la malizia degli eretici, per oscurarne la verità, vi ha inserito cose troppo straordinarie e del tutto incredibili. È dunque opportuno, in questa vita, fare un saggio discernimento della verità dal falso, e dire ciò che può recare danno alla gloria di questo glorioso Martire, in modo da non dire nulla che non sia ben stabilito e appoggiato su sufficienti testimonianze. Il cardinale Baronio, che ha esaminato i suoi At ti, non ne trova di Le cardinal Baronius Cardinale e agiografo che ha fissato la festa all'8 ottobre. più sicuri di quelli compresi in un antichissimo inno del Breviario mozarabico, redatto da sant'Isidoro, al quale bisogna aggiungere ciò che ne apprendiamo dalla prefazione di sant'Ambrogio, per la Messa di san Cristoforo, riportata da Surio.
Origini e apostolato in Licia
Originario di Canaan ed ex soldato, Cristoforo si convertì ed evangelizzò la Licia, realizzando numerose conversioni e il miracolo del bastone fiorito.
Secondo queste Memorie, Cristoforo era cananeo d'origine, pagano di religione; seguì la carriera delle armi e fece parte della spedizione contro i Persiani, sotto gli ordini del giovane imperatore Gordiano. Si convertì al cristianesimo sotto l'imperatore Filippo. Infiammato dall'amore di Gesù Cristo, lasciò il suo paese per annunciare, in diversi luoghi, e principalmente nella provincia di Lici province de Lycie Regione dell'Asia Minore dove il santo ha esercitato il suo apostolato. a, la dottrina della nostra santa religione. I suoi lavori furono così felici, accompagnati da tante grazie del cielo e da tante opere miracolose, che convertì non meno di quarantottomila persone. Era di alta statura e di portamento maestoso. Aveva il volto bello e gradevole, i capelli splendenti e tanta grazia in tutto ciò che faceva e diceva, che guadagnava facilmente l'affetto di tutti coloro che lo vedevano. Camminava ordinariamente appoggiato a un bastone; e, un giorno, avendo conficcato in terra quello che portava, lo fece miracolosamente rinverdire e portare fiori e foglie: ciò che fu causa della conversione di molti infedeli.
Persecuzione e prime prove
Sotto l'imperatore Decio, Cristoforo viene arrestato; egli converte le sue guardie così come due donne, Nicea e Aquilina, inviate per sedurlo.
La persecuzione de ll'imperatore D l'empereur Dèce Imperatore romano responsabile della persecuzione dei cristiani nel 250. ecio era allora accesa nel mondo, e si catturavano da ogni parte i cristiani per farli morire; ma principalmente coloro che, non accontentandosi di essere fedeli, lavoravano per accrescere la religione con nuove conquiste. Poiché san Cristoforo era tra questi, l'imperatore, o qualche governatore per suo conto, inviò dei soldati per prenderlo. Egli ebbe la bontà, nella fame che soffrivano, di moltiplicare soprannaturalmente quel poco di cibo che avevano, per sostentarli. Questo prodigio avendo aperto loro gli occhi dell'anima, per conoscere l'errore in cui vivevano e la verità di un solo Dio, creatore del cielo e della terra, rinunciarono al culto degli idoli ed entrarono nella Chiesa di Gesù Cristo. Ciò non impedì la cattura di Cristoforo, il quale, ben lontano dal fuggire il martirio, lo desiderava con ardore e lo cercava con premura. Il tiranno, avendolo fatto mettere in prigione, vi inviò due donne dissolute per corrompere la sua fede corrompendo la sua purezza: si chiamavano Nicea e Aquilina; ma egli p Nicette Donna convertita da Cristoforo e martirizzata. arlò loro co Aquiline Donna convertita da Cristoforo e martirizzata. n tanto zelo e vigore che, invece di essere pervertito dai loro artifici, le convertì esse stesse e le rese caste e fedeli: poco tempo dopo, esse sopportarono generosamente il martirio insieme ai soldati che egli aveva illuminato con la luce della fede, e a molte altre persone nobili e ricche, che lo riconoscevano come loro padre spirituale.
Supplizi e morte del martire
Dopo essere sopravvissuto a vari supplizi e aver guarito l'occhio di un carnefice con il suo sangue, Cristoforo viene decapitato, invocando la protezione divina per i suoi futuri devoti.
Il persecutore, vedendo il coraggio invincibile di san Cristoforo, lo fece tormentare con diversi supplizi crudelissimi. Gli coprirono il capo con un elmo infuocato e lo distesero su una graticola di ferro della lunghezza e larghezza del suo corpo, sotto la quale misero carboni ardenti, mentre versavano olio bollente sulle sue membra. Questi tormenti non gli fecero alcun male; a tale vista molti pagani esclamarono che non vi era altro Dio se non quello che Cristoforo adorava, né altra religione se non quella che professava. In seguito lo legarono a un palo e scagliarono contro di lui, per tutto il giorno, un gran numero di frecce; ma nessuna trafisse il suo corpo, tanto che appariva come invulnerabile. Al contrario, una di esse colpì l'occhio di uno dei carnefici, cavandoglielo: ciò offrì al Santo una bella occasione per far risplendere la sua carità eroica; poiché, dimenticando i cattivi uffici di quel miserabile, gli restituì l'occhio con alcune gocce del suo sangue che gli consigliò di applicarvi. Questo sangue, fuoriuscito da qualche ferita di cui la sua storia non parla, fu così efficace che restituì a quel medesimo carnefice la luce dell'anima insieme a quella del corpo, rendendolo un cristiano disposto a subire il martirio. Infine il giudice condannò il nostro Santo alla decapitazione. Prima di ricevere il colpo mortale, il martire pregò Nostro Signore con grande insistenza di rendersi propizio ai peccatori e ai malati che avessero implorato la sua misericordia per sua intercessione, e di preservare anche da grandine, incendi, peste e carestia il luogo in cui il suo corpo sarebbe stato sepolto. L'inno dei Mozarabi aggiunge che diecimila cristiani, che egli aveva animato al martirio con il suo esempio, furono giustiziati con lui: ciò gli diede la gloria di arricchire la Chiesa trionfante, dopo aver accresciuto la Chiesa militante.
Culto, iconografia e simbolismo
Analisi della rappresentazione tradizionale del santo che porta il Bambino Gesù e del suo patrocinio contro le calamità naturali.
La memoria di san Cristoforo si celebra in tutte le chiese latine il 25 luglio, ad eccezione di quella di Valencia , in Spagna, che la Valence, en Espagne Luogo dei primi studi di Ismidone. solennizza ora il 40 dello stesso mese, poiché in quel giorno una sinagoga di Ebrei, che san Vince nzo Ferrer aveva conv saint Vincent Ferrier Predicatore domenicano che fu la guida spirituale di Margherita. ertito, e che assicurarono che san Cristoforo li aveva spesso avvertiti, in sogno, di abbandonare la superstizione del giudaismo e di chiedere il Battesimo, fu dedicata e consacrata, con le cerimonie ecclesiastiche, in onore di questo invincibile Martire.
Per quanto riguarda il suo ritratto, che viene rappresentato di una così prodigiosa grandezza, mentre porta il Bambino Gesù sulle spalle e attraversa un fiume con un albero verdeggiante tra le mani, Baronio testimonia di non conoscerne con certezza la causa; ma indica abbastanza, attraverso i versi che riporta dall'inno dei Mozarabi, di riconoscervi qualcosa di storico e qualcosa di singolare e simbolico. La storia è che san Cristoforo era grande e, andando ordinariamente con un bastone, lo fece rinverdire e fiorire per la conversione degli idolatri; ma il simbolo è che egli aveva un'anima grande, generosa e invincibile, che le fatiche non lo stupivano affatto e che ha camminato a passi da gigante, non solo nell'esercizio della virtù, ma anche in quello della predicazione del Vangelo; che ha portato Gesù Cristo nei paesi infedeli il cui approdo era molto difficile a causa delle tempeste e dei temporali che gli imperatori e i magistrati vi eccitavano da ogni parte; che ha attraversato fiumi di afflizioni e di sofferenze, senza poter esserne sommerso, a causa della forza del suo spirito e dell'altezza del suo coraggio, che lo ponevano al di sopra di tutte le persecuzioni degli uomini; infine che la sua costanza e la sua fermezza, rappresentate dal suo bastone, sono sempre state fiorenti e non hanno mai perso il loro vigore. Lo si rappresenta anche in luoghi elevati, per significare il potere che ha sulle meteore dell'aria, come il tuono, la grandine, i venti impetuosi e le tempeste contro i quali si invoca il suo nome. Sarebbe difficile indicare l'origine di queste rappresentazioni misteriose. Baronio ne parla il 23 aprile, a proposito di san Giorgio. Vi è apparenza che quella di san Cristoforo sia giunta dall'Oriente, e che si cominciò a rappresentarlo nel modo che abbiamo descritto, non appena Costantino diede il potere di costruire chiese in onore dei Martiri.
Reliquie e presenza geografica
Inventario delle reliquie conservate in Spagna e in Francia, e menzione delle chiese dedicate al santo.
Una gran parte delle reliquie di san Cristoforo si trova in Spagna; la chiesa di Toled Tolède Città d'origine di Casilda e sede del regno di suo padre. o ne possiede alcune ossa, che Tamayo afferma essere state portate lì fin dall'anno 258, ovvero quattro anni dopo la sua morte. Quella di Valencia ne ha di più, ma le ha ottenute da Toledo quando quella città fu distrutta nell'anno 828. Se ne mostra un braccio a Compostela e una mascella ad Astorga. Tutte queste membra sono di una grandezza straordinaria. Abbiamo a Parigi una parrocchia che porta il suo nome, che è molto antica e tra le prime della città. I Benedettini, che hanno posseduto stabilimenti molto considerevoli nell'antico diocesi di Toul, sembrano avervi portato diverse reliquie di san Cristoforo, alcune delle quali sussistono ancora. La chiesa di Sénone, nella diocesi di Saint-Dié, possiede un frammento considerevole di un osso di un braccio di san Cristoforo, proveniente dall'antica abbazia; quella di Moyen-Moutier, nella stessa valle, possiede l'estremità articolare di un grande osso, probabilmente l'om ero; la chiesa di La Lay-Saint-Christophe Comune della Meurthe-et-Mosella che conserva un frammento osseo del santo. y-Saint-Christophe, nella diocesi di Nancy, possiede un frammento d'osso.
La leggenda del traghettatore di Cristo
Racconto della ricerca di Cristoforo per servire il più grande maestro, che culmina nel suo incontro con il Bambino Gesù sulle rive di un fiume.
*Etimologia del suo nome.* — Cristoforo, prima del suo battesimo, si chiamava Reprouvé Martire del III secolo, tradizionalmente raffigurato come un gigante che porta il Cristo. Reprobus (*Reprouvé*); ma, in seguito, fu chiamato Cristoforo (*Christophorus*), cioè *Portatore di Cristo*, perché portò Cristo in quattro modi: sulle sue spalle, traghettandolo; nel suo corpo, attraverso la mortificazione; nella sua anima, attraverso la devozione; nella sua bocca, attraverso la predicazione.
*La sua vita.* — Cristoforo, cananeo di nascita, era di statura gigantesca e di aspetto terribile, ed era alto dodici cubiti. Trovandosi, come si legge in una storia, presso un re cananeo, gli venne in mente di cercare il più grande principe che fosse al mondo e di andare a dimorare presso di lui. Si recò dunque da un re potentissimo che la fama indicava ovunque come il più grande principe del mondo. Non appena lo vide, il re lo ricevette volentieri e lo fece restare nel suo palazzo. Ora, una volta, un certo giullare cantava una canzone nella quale nominava spesso il diavolo. Ora, poiché il re aveva la fede in Gesù Cristo, ogni volta che sentiva nominare il diavolo, imprimeva subito sulla sua fronte il segno della croce. Vedendo ciò, Cristoforo si stupì molto del perché il re facesse questo, e cosa significasse quel segno. Poiché interrogava il re a questo proposito, e quest'ultimo non voleva rivelarglielo, Cristoforo gli disse: «Se non me lo dite, non resterò d'ora in poi con voi». Per questo il re, costretto, gli disse: «Ogni volta che sento nominare il diavolo, mi munisco di questo segno, temendo che egli prenda su di me qualche potere e mi nuoccia». Al che Cristoforo: «Voi temete che il diavolo vi nuoccia! è chiaro che egli è più grande e più potente di voi, poiché confessate di temerlo così tanto, e io sono frustrato nella mia speranza, io che pensavo di aver trovato il più grande e il più potente signore del mondo. Addio dunque! perché voglio andare a cercare il diavolo, per prenderlo come mio signore e diventare suo servitore».
Si separò dal re e si affrettò a cercare il diavolo. Ora, mentre camminava attraverso una solitudine, vide una grande folla di soldati, dai quali un soldato feroce e terribile venne a lui e gli chiese dove stesse andando. Cristoforo rispose: «Vado a cercare il signore diavolo, affinché io lo prenda come signore». Al che l'altro: «Io sono colui che cerchi».
Cristoforo, gioioso, si legò a lui per sempre come servitore e lo prese come suo signore. Mentre camminavano entrambi, incontrarono una croce eretta su una strada. Non appena il diavolo scorse quella croce, fuggì spaventato e, lasciando la strada, condusse Cristoforo attraverso un'aspra solitudine e lo riportò poi sulla strada. Vedendo ciò, Cristoforo, stupito, gli chiese perché avesse, così tremante, abbandonato la grande strada e, facendo un così grande giro, fosse passato per un'aspra solitudine. Poiché il diavolo non voleva spiegarglielo, Cristoforo disse: «Se non me lo spieghi, mi allontano da te all'istante». Per questo il diavolo, messo alle strette, gli disse: «Un uomo, Gesù Cristo, è stato appeso a questa croce; quando vedo il segno di questa croce, ho grande paura e tremo tutto». Al che, Cristoforo: «È dunque più grande di te, questo Cristo di cui temi tanto il segno: ho dunque lavorato invano, e non ho ancora trovato il più grande principe del mondo. Addio dunque! perché voglio lasciarti e cercare Cristo».
Ora, quando ebbe cercato qualcuno che gli facesse conoscere Cristo, giunse infine presso un eremita, che gli predicò Cristo e lo istruì diligentemente nella fede; ma l'eremita disse a Cristoforo: «Questo re, che desideri servire, richiede da te questo servizio, che dovrai frequentemente digiunare». — «Che richieda un altro servizio, perché non posso affatto fare questo». — «Dovrai fargli molte orazioni». — «Non so cosa sia; non posso dunque ancora adempiere a questo ufficio». — «Non conosci quel fiume, dove la maggior parte di coloro che lo attraversano corrono grandi pericoli e periscono?» — «Lo conosco». — «Poiché sei di grande statura, robusto, se ti stabilissi vicino a questo fiume, e se traghettassi tutti, ciò sarebbe molto gradito al re Cristo, che desideri servire, e spero che egli si manifesterebbe a te stesso». — «Sì, posso adempiere a questo ufficio, e mi abbandono a lui per questo servizio».
Giunse dunque presso il suddetto fiume, si costruì una dimora da solo; e, portando nella mano un palo a mo' di bastone, con cui si sosteneva nell'acqua, traghettava tutti senza sosta.
Essendo trascorsi molti giorni, mentre stava riposando nella sua dimora, udì la voce di un bambino che lo chiamava e diceva: «Cristoforo, vieni fuori e traghettami». Svegliatosi, uscì fuori, ma non trovò nessuno, e, tornando nella capanna di cui abbiamo parlato, udì di nuovo una voce che lo chiamava; corse ancora fuori, ma non trovò nessuno. Una terza volta, chiamato come prima dalla stessa persona, uscì e trovò un bambino sulla riva del fiume, che pregò istantemente Cristoforo di traghettarlo. Questi, prendendo dunque il bambino sulle sue spalle, e munendosi del suo bastone, entrò nel fiume per attraversarlo, ed ecco che l'acqua del fiume si gonfiava a poco a poco e il bambino pesava come il piombo più pesante. Più avanzava, più l'acqua si alzava, più il bambino schiacciava le spalle di Cristoforo con un peso intollerabile, al punto che si trovava in un serio imbarazzo e temeva di correre i più grandi pericoli. Ma quando fu uscito, e ebbe toccato la riva, vi depose il bambino e gli disse: «Mi hai messo, bambino mio, in un grande pericolo, e hai pesato talmente, che, se avessi avuto il mondo intero sulle mie spalle, avrei a malapena sentito un peso più grave». Il bambino gli rispose: «Non te ne stupire, Cristoforo, perché hai avuto su di te, non solo il mondo intero, ma anche Colui che ha creato il mondo; poiché io sono Cristo, il tuo re, che servi in questo ufficio; e, affinché tu abbia una prova che dico il vero, quando avrai attraversato, pianta il tuo bastone nella terra, vicino alla tua casa, vedrai domani che sarà fiorito». E subito svanì ai suoi occhi.
Il martirio secondo la Leggenda aurea
Resoconto dettagliato del processo a Samo davanti al re Dago, dei miracoli di conversione e dell'esecuzione finale del santo.
Venendo dunque, Cristoforo conficcò il suo bastone nella terra e, al mattino, alzandosi, lo trovò come una palma, coperto di foglie e carico di datteri. Ora, dopo ciò, giunse a Samo, città della Licia, dove, non comprendendo la lingua del paese, pregò Dio di dargliene l'intelligenza. Ora, mentre era in preghiera, i giudici, credendolo pazzo, lo lasciarono stare.
Avendo Cristoforo ottenuto ciò che chiedeva, col volto coperto, giunse ai luoghi del combattimento e fortificava nel Signore i cristiani che erano tormentati. Allora uno dei giudici lo colpì al volto. Cristoforo gli disse, coprendosi la faccia con un disco: «Se non fossi cristiano, avrei presto vendicato questa ingiuria».
Allora conficcò il suo bastone nella terra e pregò Dio che fiorisse per la conversione del popolo. Essendo ciò subito accaduto, ottomila uomini si convertirono. Ora, il re inviò duecento soldati per condurglielo; e questi, avendolo trovato in orazione, temettero di notificargli quest'ordine. Il re ne inviò altrettanti; e avendolo trovato anch'essi in preghiera, pregarono con lui. Ora, Cristoforo alzandosi, disse loro: «Cosa cercate, miei cari figli?». Vedendo il suo volto, gli dissero: «Il re ci ha inviati affinché ti conduciamo a lui legato». Cristoforo disse loro: «Se non lo volessi, non potreste condurmi né libero né legato». Essi gli dissero: «Se non lo vuoi, vattene in libertà dove meglio ti sembrerà, e noi diremo al re: Non l'abbiamo trovato». — «No», disse, «ma verrò con voi».
Ora, egli li convertì alla fede, e si fece legare da loro le mani dietro la schiena e si fece presentare legato al re. Il re, vedendolo, fu spaventato e cadde dal suo trono; poi, rialzato dai suoi servitori, interrogò Cristoforo sul suo nome e la sua patria. Cristoforo gli rispose: «Prima del mio battesimo mi chiamavo Reprobato; ma, ora, mi chiamo Cristoforo; prima del mio battesimo ero Cananeo, ma ora sono Cristiano».
Il re gli disse: «Ti sei imposto un nome sciocco, prendendo quello di Cristo, che è stato crocifisso e che non ha potuto nulla né per sé né per te; malvagio Cananeo, perché non sacrifichi ai nostri dei?». Cristoforo gli disse: «Si ha ragione di chiamarti Dago: poiché tu sei la morte del mondo, il compagno del diavolo. Quanto ai tuoi dei, sono opera della mano Dagus Re menzionato nella Legenda Aurea come il persecutore di Cristoforo. degli uomini». Il re gli disse: «Sei stato nutrito tra le bestie selvagge, non sai dire che parole selvagge e sconosciute agli uomini; ora dunque, se vuoi sacrificare, otterrai da me i più grandi onori; altrimenti, morirai nei più terribili supplizi».
Non volendo dunque Cristoforo sacrificare, ordinò di metterlo in prigione e di decapitare i soldati che erano stati inviati per arrestarlo. Poi fece rinchiudere nella stessa prigione due fanciulle bellissime, una delle quali si chiamava Nicea e l'altra Aquilina, promettendo loro grandi ricompense se avessero indotto Cristoforo a peccare con loro. Vedendo ciò Cristoforo, si diede alla preghiera; ma poiché le fanciulle lo pressavano con carezze e lusinghe, si alzò e disse: «Cosa volete e perché siete state introdotte qui?». Ma esse, spaventate dallo splendore del suo volto, dissero: «Abbiate pietà di noi, servo di Gesù Cristo, affinché possiamo credere nel Dio che predicate». Avendo il re appreso ciò, se le fece condurre e disse loro: «Siete dunque state sedotte anche voi! Giuro per gli dei, se non sacrificate, morirete della morte più crudele». Esse risposero: «Se vuoi che sacrifichiamo, ordina che si puliscano le strade e che il popolo si rechi al tempio».
Quando ciò fu fatto e il popolo fu nel tempio, esse passarono la loro cintura sacra al collo degli dei e, trascinandoli a terra, li ridussero in polvere e dissero agli astanti: «Andate, chiamate i medici, affinché guariscano i vostri dei!».
Allora, per ordine del re, Aquilina viene sospesa; si lega ai suoi piedi una grossa pietra; tutte le sue membra sono straziate. Quando ha reso l'anima al Signore, sua sorella Nicea è gettata tra le fiamme; ma ne esce senza alcun male, e subito è decapitata. E dopo ciò Cristoforo è presentato al re, che ordina di batterlo con verghe di ferro, di mettere sulla sua testa un casco di ferro arroventato. Ordina poi che si faccia un seggio di ferro, che vi si leghi Cristoforo e che si getti della pece nel fuoco per bruciarlo; ma il seggio fonde come cera e Cristoforo ne esce senza alcun male. Poi il re ordina che sia legato a un palo e che quattrocento soldati lo trafiggano con le loro frecce. Ma le frecce rimasero tutte sospese nell'aria, e nessuna poté trafiggerlo. Ora il re, credendo che fosse trafitto, si mise a schernirlo, e subito una delle frecce venne dall'alto dell'aria e, rivoltandosi contro il re, lo trapassò all'occhio ed egli ne divenne cieco. Cristoforo disse: «Domani sarò consumato. Allora dunque, tiranno, scioglierai del fango con il mio sangue, ne metterai sul tuo occhio e sarai guarito». Allora, per ordine del re, lo condussero via per decapitarlo. E là, essendosi effuso in orazione, fu decapitato. Ora, il re, prendendo un po' del suo sangue e mettendolo sul suo occhio, disse: «Nel nome di Dio e di san Cristoforo!» e subito fu guarito. Allora il re credette, e ordinò che coloro che avessero bestemmiato il Dio di Cristoforo perissero subito di spada.
Estratto dalle Leggende dei Santi di Jacopo da Varazze, volgarmente chiamata Leggenda aurea, edizione di Colonia, 1476. Abbiamo avuto il piacere di fare la nostra traduzione quasi letterale, su questo monumento, così raro oggi, della stampa nascente.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Servizio presso un re cananeo e poi presso il diavolo
- Incontro con un eremita e servizio al guado del fiume
- Trasporto di Gesù Bambino attraverso le acque
- Conversione di quarantottomila persone in Licia
- Martirio per decapitazione dopo diversi supplizi infruttuosi
Miracoli
- Bastone piantato in terra che rinverdisce e fiorisce
- Moltiplicazione soprannaturale di cibo per dei soldati
- Invulnerabilità alle frecce
- Guarigione dell'occhio del re Dagus con il suo sangue
Citazioni
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Hai portato su di te non solo il mondo intero, ma anche Colui che ha creato il mondo
Gesù Bambino a Cristoforo