Nazario, figlio di una santa romana e di un ufficiale pagano, fu battezzato da San Lino prima di evangelizzare l'Italia e la Gallia con il suo giovane discepolo Celso. Dopo essere sopravvissuti miracolosamente a un tentativo di annegamento a Treviri, furono decapitati a Milano sotto Nerone nell'anno 56. I loro corpi furono ritrovati intatti da Sant'Ambrogio nel IV secolo.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 8
SANTI NAZARIO E CELSO,
MARTIRI A MILANO
Origini e conversione a Roma
Nazario nasce a Roma da padre pagano e madre cristiana, santa Perpetua. Sceglie la fede della madre e riceve il battesimo dalle mani del futuro papa san Lino.
Nel primo secolo dell'era cristiana, Na zario n Nazaire Martire romano del I secolo, figlio di santa Perpetua. acque a Roma; suo padre, di nome Africano, era infedele e occupava un alto rango negli eserciti dell'impero. Sua madre, pia donna che la Chiesa onora sotto il nome di santa Perpetua, aveva ricevuto il battesimo dalle mani di san Pietr saint Pierre Apostolo e primo papa, menzionato come padre di Petronilla. o; questa generosa cristiana vegliò con tenera sollecitudine sull'anima di suo figlio, che aveva un carattere molto dolce e un cuore retto. Egli rispose alle cure materne con quelle virtù precoci e quelle abitudini di innocenza che fanno il fascino e la bellezza della giovane età.
Giunto al suo nono anno, Nazario si accorse che i suoi genitori non adoravano lo stesso Dio, non seguivano lo stesso culto; ognuno di loro, infatti, si sforzava di attirare alla propria credenza il giovane fanciullo: lotta difficile nella quale molti soccombono e che priva molte anime della gloria eterna! Ma la grazia, rispondendo senza dubbio alle ardenti preghiere di santa Perpetua, lo trasse da questa crudele incertezza e lo legò irrevocabilmente al Dio che adorava sua mad re. Fu ba saint Lin Successore immediato di san Pietro prima di Clemente. ttezzato da san Lino, divenuto papa più tardi, e la fede, fruttificando al centuplo in quel giovane cuore, fece presto di Nazario uno dei più ferventi cristiani d'Italia.
Vocazione e inizio della missione in Italia
Dopo aver convertito suo padre con la sua fermezza, Nazario distribuisce i suoi beni ai poveri e percorre l'Italia per predicare il Vangelo.
Africano aveva visto svanire in tal modo le speranze di onori e di fortuna che aveva concepito e fondato sull'avvenire di suo figlio. Perciò impiegò dapprima le promesse, poi le minacce, poi i maltrattamenti, per distoglierlo dalla sua fede e spingerlo al culto degli idoli. Nazario fu incrollabile, e il padre, vinto da tale fermezza e toccato dalla grazia, cessò le sue violente e importune persecuzioni; gli restituì persino tutto il suo affetto e, assecondando il progetto audace che egli aveva concepito di andare a predicare il Vangelo, lo esortò a lasciare Roma, accelerò la sua partenza e gli consegnò somme considerevoli per il viaggio. Il nostro giovane cristiano fece presto il primo passo che conduce alla vita perfetta; nuovo atleta, si spogliò per combattere meglio. Tutti i tesori che aveva ricevuto da suo padre furono distribuiti ai poveri; e, libero finalmente di ascoltare solo le sante ispirazioni del suo zelo, percorse l'Italia, seminando la fede tra quei popoli idolatri, istruendoli con la sua parola, edificandoli con le sue virtù. Sfortunatamente ci mancano i dettagli sui suoi viaggi apostolici.
Incontro con Celso e prove a Cimiez
Cacciato da Milano, Nazario si reca a Cimiez dove prende il giovane Celso come discepolo. Insieme subiscono le loro prime torture prima di essere liberati.
Lo ritroviamo, dieci anni dopo, a Milano. Il prefetto di questa città, informato che egli distruggeva il culto degli dei, lo cita al suo tribunale e, dopo averlo fatto crudelmente percuotere, lo caccia dalla città con ignominia. Felice e pieno di gioia per essere stato giudicato degno di soffrire, anche lui, per la gloria del suo divino Maestro, Nazario uscì da Milano, lasciò l'Italia e si recò dapprima a Cimiez, piccola città situata vicino a Nizza, nella Gallia cisalpina. Fu lì, secondo le nostre tradizioni, e non a Ginevra, che una dama gli Celse Giovane discepolo e compagno di martirio di san Nazario. portò suo figlio Celso, pregandolo di istruirlo, di battezzarlo e, se lo avesse voluto, di tenerlo con sé come suo discepolo. La docilità del figlio rispondendo alla fede della madre, Nazario prese Celso con sé; non avrebbe dovuto più separarsene.
Essendosi moltiplicate le conversioni, il governatore di Cimiez ne fu spaventato; l'apostolo fu di conseguenza arrestato di nuovo, poi battuto con verghe e sottoposto a crudeli torture; avrebbe pagato con la vita il suo zelo e i suoi successi se la moglie del governatore non avesse fatto comprendere al marito tutto l'odio di una simile persecuzione contro giovani uomini deboli e innocenti. Per intercessione della sposa di questo nuovo Pilato, la libertà fu resa ai martiri, ma all'espressa condizione di non predicare più a Cimiez.
Evangelizzazione delle Alpi e della Gallia
I due santi attraversano le Alpi, evangelizzano Embrun, il territorio viennese, Ginevra e Autun prima di raggiungere Treviri.
Approfittando della loro liberazione e confidando in colui che dà ai più piccoli uccelli il loro nutrimento, Nazario e Celso lasciano le ricche terre delle rive del Mediterraneo e risalgono gli aspri sentieri che conducono alla vetta delle Alpi. Tutte queste montagne erano, all'epoca di cui parliamo, coperte da immense e solitarie foreste; l'occhio non vi incontrava quasi altro che ghiacciai quasi eterni, rocce inaccessibili e valli profonde in mezzo alle quali vivevano, in alcuni rari e poveri villaggi, uomini rozzi e idolatri. Questo triste aspetto non scoraggia Nazario e Celso; essi superano tutti questi ostacoli e penetrano fino a Embrun.
Presto la loro ardente parola, e ancor più la loro santa vita, generano alla fede numerosi discepoli; essi innalzano in questa città una cappella al vero Dio e, lasciando ad altri la cura di irrigare questo seme divino sparso su una terra preparata col sudore della loro fronte e a rischio della loro vita, se ne vanno, insaziabili di nuove conquiste, ad evangelizzare il territorio viennese. È dopo aver percorso da apostoli tutta questa provincia che essi portarono a Ginevra, ancora idolatra, la vera dottrina di Gesù Cristo.
Da Ginevra, i due eroi della verità si recarono a Treviri: presero la via per Autun, dove una r Trèves Città natale del santo. ispettabile tradizione vuole che abbiano annunciato il Vangelo cento anni prima di san Benigno e sant'Andochio. Perché, infatti, Nettario, vescovo di Autun, avrebbe posto più tardi la sua cattedrale sotto il titolo di san Nazario? Perché questo stesso Nettario fece anche il viaggio a Milano, dove i missionari erano stati coronati dal martirio? Non sarebbe forse perché teneva a venerare le reliquie di colui che una tradizione allora ancora poco lontana dalla sua fonte designava come uno degli apostoli dei Celsi? Si crede persino che prima di occupare la sede di Roma, san Lino, colui che battezzò san Nazario, lo avesse preceduto in Gallia e vi avesse sparso il seme divino del Vangelo. Ma seguiamo Nazario e Celso a Treviri: questa città era allora la sede del prefetto del pretorio della Gallia Belgica. I successi della loro predicazione, i loro miracoli eclatanti, la costruzione di una cappella, sollevarono contro di loro le passioni idolatre della folla. Cornelio, governatore della città, a cui vengono denunciati, ne avverte il prefetto.
Miracoli e persecuzioni a Treviri
A Treviri, essi infrangono gli idoli con la preghiera e sopravvivono miracolosamente a un tentativo di annegamento nella confluenza della Saar e della Mosella.
Questi invia subito cento uomini armati a catturare Nazario. Gli legano le mani dietro la schiena e la truppa lo conduce via dicendogli: «Il prefetto ti ordina di venire da lui». Fu così condotto, legato, nelle prigioni di quella città. Celso, che lo seguiva piangendo, condivise la sua prigionia.
Dopo alcuni giorni, il prefetto, rimproverandosi di non aver subito consegnato quei cristiani al supplizio, ordina che gli vengano portati. I suoi sgherri scendono dunque nei sotterranei che racchiudevano i due confessori e, credendo di rendersi più graditi al loro padrone esercitando la loro crudeltà verso i prigionieri, li colpiscono brutalmente, li rovesciano, li calpestano sotto i piedi e li conducono poi, contusi e sanguinanti, davanti al prefetto del pretorio. Ma, o meraviglia! essi appaiono ai suoi occhi con il volto sfolgorante e raggiante di gloria.
Allora, simile a quel re d'Egitto che attribuiva alla magia i prodigi della potenza del Dio del cielo, il pagano ostinato indurisce la sua anima e fa condurre i martiri in un tempio, con ordine espresso di sacrificare agli dei dell'impero se non preferissero la morte.
Appena introdotti, Nazario e Celso si prostrano; pregano colui che fortifica il cristiano fedele contro tutte le potenze della terra e dell'inferno, e improvvisamente gli idoli si rovesciano e si infrangono.
Il prefetto, a questa notizia, è trasportato dalla furia; per placare la sua rabbia, Nazario e Celso dovranno perire sotto le acque, e se, per qualche nuovo sortilegio, dovessero approdare alla riva, un immenso rogo è pronto; bruciati vivi, le loro ceneri empie saranno gettate al vento.
Una barca era lì; i due confessori vi salgono; ci si allontana dalla riva; si spinge verso la confluenza della Saar e della Mosella, formando in quel luogo come un lago molto esteso o un piccolo mare, e li si precipita nelle profondità del fiume. Nello stesso istante una tempesta furiosa si leva, batte la navicella e minaccia di inghiottirla. Tuttavia i gloriosi Martiri camminavano calmi e sereni sulle onde rese solide.
Spaventati da questo nuovo prodigio e sul punto di perire, i marinai lanciano grida di soccorso, tendono le braccia verso i santi Confessori, li chiamano in loro aiuto. Allora, toccati dalla loro fede e dal loro pentimento, Nazario e Celso comandano all'elemento irato che si placa, poi rientrano nella barca. Li conducono a terra e li scongiurano, tremando, di allontanarsi per sempre.
Martirio definitivo a Milano
Di ritorno a Milano, vengono condannati dal giudice Anollino e decapitati sotto il regno di Nerone verso l'anno 56.
Dopo questo eclatante miracolo che aveva appena sottratto loro, ancora per qualche tempo, la palma del martirio, Nazario e Celso ripresero la strada per Milano. Giunti in questa città, furono presto arrestati dal giudice Anollino, che aveva ricevuto gli ordini più severi contro i cristiani. Doveva sterminarli fino all'ultimo e soprattutto fare attenzione che non approfittassero, per predicare il Vangelo, della parola che veniva loro concessa negli interrogatori ai quali venivano sottoposti.
Nazario e Celso apparvero davanti al *consilium* fermi e incrollabili. Né le lusinghe, né le minacce, né le torture, né la vista dell'ultimo supplizio poterono per un solo istante far vacillare la loro fede.
Alla lettura della sentenza che li condannava alla decapitazione, i due santi Martiri esplosero in trasporti di gioia; si gettarono l'uno nelle braccia dell'altro. «Che felicità per noi», esclamò Nazario, «che il Salvatore si sia degnato di permetterci di bere al suo calice e di ricevere oggi la palma del martirio!» — «Ti rendo grazie, o mio Dio», esclamò Celso a sua volta, «ti rendo grazie perché, in un'età poco avanzata, vuoi accogliermi nella tua gloria». Poi, rivolgendosi a Nazario, che chiamava sempre suo padre, gli disse: «Andiamo, mio buon padre, doniamo il nostro sangue per colui al quale dobbiamo la nostra vita, la nostra salvezza e la conversione di tante anime».
Furono poi condotti su una piazza pubblica, vicino alla porta di Roma, e vi furono decapitati verso l'anno 56 dell'era cristiana e sotto l'impero di Nerone.
La morte di questi generosi Martiri fu un tri onfo Néron Imperatore romano sotto il quale avvenne il martirio. per la Chiesa, e il loro sangue prezioso un seme di cristiani il cui numero avrebbe un giorno stancato il furore dei persecutori, sconcertato la politica del senato e finito per soggiogare l'universo intero.
Invenzione delle reliquie da parte di sant'Ambrogio
Nel 395, sant'Ambrogio scopre per rivelazione i corpi intatti dei martiri e organizza la traslazione delle loro reliquie.
I corpi dei beati Nazario e Celso furono prelevati durante la notte dai cristiani e sepolti profondamente in un giardino situato fuori dalla porta di Roma, in un luogo chiamato i Tre Muri. Vi rimasero a lungo ignorati; si era finito per perderne il ricordo. Tutto ciò che si sapeva era che i proprietari di quel giardino proibivano ai loro discendenti di vendere mai quell'eredità nella quale era sepolto, dicevano, un ricco tesoro.
## CULTO E RELIQUIE.
Sant'Ambrogio, arcivescovo di Mil ano, istruito Saint Ambroise Padre della Chiesa citato per una massima sulla forza. da una rivelazione divina sul luogo in cui riposavano queste preziose reliquie, vi si recò con tutto il suo clero e le fece esumare nel 395. Si trovò dapprima il corpo di san Nazario intatto e perfettamente conservato; il sangue che, secondo l'uso dei primi cristiani, riempiva un'ampolla posta nella sua tomba, era rosso e vermiglio come se fosse stato versato quello stesso giorno. I fedeli ne misero alcune gocce su dei fazzoletti e fecero del resto una specie di pasta di cui sant'Ambrogio inviò una parte a san Gaudenzio di Brescia. La testa fu separata dal tronco; si sarebbe detto che fosse stata appena lavata e messa sotto terra. Dalla tomba si esalò un odore così soave e penetrante che quello dei più dolci profumi non poteva essergli paragonato. Si pose il corpo del Santo su una lettiga ornata e disposta a tale scopo e lo si trasportò in città.
In un'altra parte dello stesso giardino, erano stati fatti degli scavi ed era stato scoperto il corpo di san Celso; riunito a quello di san Nazario, furono entrambi deposti nella basilica dei santi Apostoli, che sant'Ambrogio aveva fatto costruire. Da allora, si celebrò la festa dell'invenzione di queste gloriose reliquie; il martirologio romano la colloca al 10 maggio. La Chiesa di Milano, arricchita di questo nuovo tesoro, ne distribuì una parte alle altre chiese. San Paolino fece di queste reliquie uno degli ornamenti della sua Chiesa di Nola. Ennodio di Pavia ne inviò tramite i suoi diaconi ad alcuni vescovi d'Africa. La città di Embrun ricevette un simile dono prima di ogni altra città delle Gallie. Artemina, successore immediato di san Marcellino, ne aveva egli stesso fatto richiesta a sant'Ambrogio. Il prezioso deposito fu posto in una chiesa dedicata a Nostra Signora e costruita, a quanto si crede, sul luogo in cui sorge oggi l'antica metropoli.
Posterità e devozioni locali
Il culto dei santi si diffuse a Embrun, Autun e Gap, segnato da miracoli e dalla dedicazione di numerose chiese.
La venerazione del popolo di Embrun per san Nazario e san Celso fu da allora così profonda e la sua fiducia nei santi Martiri tale che alcuni autori credettero che altri due santi dello stesso nome fossero stati martirizzati in questa città.
Durante le persecuzioni che insorsero e le invasioni che le seguirono, si nascosero, per sottrarle alla profanazione, le reliquie dei due Martiri, e, nello stesso luogo, crebbe un pero i cui frutti avevano, si assicura, il singolare privilegio di guarire le persone affette da qualche malattia. Più tardi, il santo tesoro fu riportato alla luce e una chiesa fu costruita, in onore degli illustri confessori, nel luogo stesso in cui era invecchiato l'albero miracoloso.
La loro festa è iscritta nei dittici sacri, il 28 luglio; è anche questo stesso giorno che se ne celebra l'ufficio nella diocesi di Gap.
Fino al 1770, questi due Santi furono titolari della cattedrale di Autun. Ai tempi di Padre Giry, si conservava ancora in questa città un'antica moneta che portava da un lato questa iscrizione: *Moneta sancti Nazarii*, e dall'altro queste parole: *Civitas ædua*.
Tratto dalla Histoire hagiologique du diocèse de Gap, di Monsignor Depéry.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Battesimo di Nazario da parte di san Lino a Roma
- Distribuzione dei beni ai poveri e inizio della predicazione in Italia
- Incontro con Celso a Cimiez e battesimo di quest'ultimo
- Evangelizzazione di Embrun, Ginevra, Autun e Treviri
- Miracolo del cammino sulle acque alla confluenza della Saar e della Mosella
- Martirio per decapitazione a Milano sotto Nerone
- Ritrovamento delle reliquie da parte di sant'Ambrogio nel 395
Miracoli
- Glorioso splendore del volto davanti al prefetto di Treviri
- Distruzione spontanea degli idoli tramite la preghiera
- Cammina sulle acque della Saar e della Mosella durante una tempesta
- Conservazione intatta del corpo e del sangue di Nazario fino al 395
- Pero miracoloso cresciuto sul luogo delle reliquie a Embrun
Citazioni
-
Che felicità per noi che il Salvatore si sia degnato di permetterci di bere al suo calice e di ricevere oggi la palma del martirio!
San Nazario