Vescovo di Saint-Brieuc nel XIII secolo, Guglielmo si distinse per la sua carità eroica verso i poveri e la sua fermezza di fronte alle persecuzioni del duca Pietro di Dreux. Dopo un esilio a Poitiers, tornò a costruire la sua cattedrale, opera che completò miracolosamente dopo la sua morte grazie alle offerte legate ai suoi miracoli. Fu canonizzato nel 1247 da Innocenzo IV.
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SAN GUGLIELMO, VESCOVO DI SAINT-BRIEUC
Formazione e ascesa all'episcopato
Guglielmo scalò i ranghi ecclesiastici sotto diversi vescovi prima di essere eletto vescovo di Saint-Brieuc nel 1220, in un contesto di tensioni con il potere ducale.
La pietà di questo virtuoso giovane gli ispirava attrazione per lo stato ecclesiastico, e il suo merito lo rendeva degno di essere ammesso nel santuario. Josselin, vescovo di Saint-Brieuc, gli conferì la tonsura ecclesiastica, gli ordini minori e il suddiaconato; e vedendo il gran bene che ci si poteva promettere da un giovane chierico così prudente e saggio, lo prese nella sua casa, lo trattenne presso di sé e gli conferì gli ordini del diaconato e del sacerdozio. I due successori di Josselin, Pietro V e Silvestro, tennero anch'essi Gug lielmo pr Guillaume Vescovo di Saint-Brieuc nel XIII secolo, noto per la sua carità e la sua fermezza di fronte al potere ducale. esso di loro; ma si ignora quali incarichi gli diedero. Durante questo periodo fu nominato canonico della chiesa metropolitana di Tours, senza che si sappia se poté andare a risiedere in quella città. Silvestro morì nel 1220, dopo un anno e mezzo di episcopato, secondo il P. Albert le Grand, o piuttosto dopo aver tenuto la sede per otto anni, se ci si affida alle antiche cronache, e Guglielmo fu eletto per succedere a Silvestro, in un tempo in cui la Chiesa di Bretagna, inquieta per il duca Pietro di duc Pierre de Dreux Duca di Bretagna in conflitto con la Chiesa e il vescovo Guglielmo. Dreux, aveva bisogno di pastori che avessero il coraggio di difenderla.
Una carità e un'umiltà esemplari
Il prelato si distingue per la sua totale dedizione ai poveri, arrivando a svuotare i propri granai e a compiere i compiti più umili per servirli.
Allora questo santo prelato non si accontentò di avere i fianchi cinti dalla castità, ma credette che fosse suo dovere prendere in mano la lampada ardente con la quale ci vengono indicate le opere di carità. Si considerava il padre dei poveri e, in tale qualità, incaricato dell'obbligo di nutrirli e di sollevare i miseri nelle loro necessità. Non si riteneva in pace con loro attraverso le liberalità del suo elemosiniere; portava egli stesso una borsa per non esporsi al dolore di incontrare qualche indigente al quale non potesse fare del bene. La sua sollecitudine per loro era così grande che, quando venivano distribuiti gli avanzi della sua tavola, egli si teneva a una finestra, attento a chi dava e a chi riceveva, vegliando affinché tale distribuzione avvenisse in modo da accontentare tutti. Se il numero dei poveri risultava troppo grande rispetto a quanto si aveva da distribuire, vi faceva supplire immediatamente.
In un anno di carestia, san Guglielmo, vedendo i poveri languire di fame, aprì i suoi granai e fece distribuire tutto il suo grano; e poiché non ce n'era ancora abbastanza per provvedere ai loro bisogni, prese in prestito il grano dei suoi canonici per farne elemosina. Infine, spinse la liberalità verso i miseri al punto che non gli rimase di che fare testamento. Felice in ciò di aver preferito farsi un tesoro che lo ha seguito in cielo, piuttosto che ammassare sulla terra ricchezze che lo avrebbero abbandonato alla morte.
Le sue occupazioni esteriori non escludevano in lui l'attenzione interiore ad ascoltare Dio e a parlargli nella preghiera. Guglielmo, applicato ad ascoltare la voce divina nel segreto del raccoglimento, impiegava anche la propria senza sosta a celebrare le sue lodi; poiché, oltre alle ore canoniche e alle altre preghiere ordinarie, non passava giorno che non recitasse tutto il Salterio, che sapeva a memoria. È così che il fuoco celeste della lampada di cui si serviva per illuminare gli altri penetrava fino alla sua anima.
La sua dignità non era una ragione che lo dispensasse dai servizi più bassi, quando si trattava di rendersi utile ai poveri; lo si è visto prostrato a terra, per soffiare con la propria bocca il fuoco destinato a cuocere il cibo che preparava per loro. Un giorno venne da lui un uomo a chiedere in prestito una tinozza per fare il bagno a una povera donna. Egli era solo in casa con il suo cappellano. Non differì per questo dall'occuparsi di quella buona opera: andò egli stesso a togliere il grano di cui quella tinozza era piena e, con l'aiuto del suo cappellano, la caricò sulle spalle di colui che era venuto a cercarla.
Andando a coricarsi una sera, scorse che era stato preparato per terra il letto di un religioso che era alloggiato nella casa episcopale, mentre il suo era preparato in un luogo più elevato e più comodo. Questa differenza urtò la sua umiltà; fece venire subito della gente e non si coricò finché non furono messi i due letti allo stesso livello. Ma quando era senza testimoni, dormiva spesso sul duro, mentre i suoi servitori credevano che riposasse mollemente. Trattava il suo corpo come un nemico pericoloso e impiegava i rigori della penitenza per diminuire le sue forze e il suo vigore, che non sono che troppo spesso pregiudizievoli a quelli dell'anima. Il suo rango e la sua dignità lo impegnavano, in molte occasioni, a dare pasti dove regnava un'onesta, sebbene modesta, abbondanza; ma egli gustava poco le vivande che venivano servite agli altri, e i poveri ne profittavano più di lui. La sua bevanda abituale era acqua pura, o se vi mescolava del vino, era in quantità molto piccola.
Il miracolo della donna idropica
Attraverso le sue preghiere e l'invio di cibo dalla propria tavola, Guglielmo ottiene la guarigione istantanea di una donna sofferente di idropisia.
Le sue viscere erano sempre commosse quando vedeva le pene e le miserie degli altri. Una donna idropica gli chiese un giorno l'elemosina. Il Santo, vedendola in uno stato così degno di compassione, non si accontentò di alleviare la sua povertà; volle anche portare qualche sollievo al suo male. Il vescovo, durante il suo pasto, si ricordò di lei e le inviò il piatto migliore della sua tavola, che aveva appena assaggiato. Colui che compiva la commissione cercò a lungo questa povera donna per le strade, e la trovò infine a casa sua, coricata e sofferente per i dolori che la portavano all'estremo. A questa notizia affliggente, il santo prelato si recò in chiesa a offrire a Dio il sacrificio delle sue lacrime e delle sue preghiere, e vi rimase finché non vennero a dirgli che la donna si era alzata ed era perfettamente guarita. Ne ebbe una gioia estrema e si fece condurre quella donna. Quando la vide, ebbe difficoltà a credere alla testimonianza dei suoi occhi, tanto era inverosimile che una persona che aveva visto lo stesso giorno in uno stato così deplorevole avesse in così poco tempo recuperato una salute così perfetta. Ma non si dubitò affatto che questo cambiamento così sorprendente fosse l'effetto delle preghiere del Santo e del riguardo che Dio aveva avuto per le sue lacrime e per la sua carità.
Difensore della Chiesa ed esilio in Poitou
Oppostosi alle spoliazioni del duca Pietro di Dreux, Guglielmo è costretto all'esilio nella diocesi di Poitiers, dove svolge le funzioni episcopali per un vescovo malato.
Durante la guerra che la cattiva condotta del duca Pietro di Dreu duc Pierre de Dreux Duca di Bretagna in conflitto con la Chiesa e il vescovo Guglielmo. x attirò sulla Bretagna, l a città di Saint-Brie ville de Saint-Brieuc Sede episcopale e luogo principale dell'azione del santo. uc, non essendo fortificata, era in balia, ora dei Bretoni e ora dei Francesi, ed esposta a mille devastazioni. Era in queste occasioni che esplodevano tutto lo zelo e tutta la tenerezza del pastore, occupato senza sosta a radunare le sue pecore disperse e a consolarle. Quante volte si è presentato in mezzo ai briganti! Quante volte ha esposto la sua vita per preservare la vita e i beni di coloro la cui cura la Provvidenza gli aveva affidato! Quante volte, infine, uomini sanguinari hanno posato su di lui mani sacrileghe, hanno levato la spada contro di lui, lo hanno colmato di ingiurie e hanno cercato di spaventare il santo e venerabile pastore, che non opponeva loro che una fermezza incrollabile e un coraggio invincibile! A volte non poteva rifiutare alle insistenti preghiere del suo clero di usare la spada spirituale, allontanando dal seno della Chiesa quei nemici sanguinari e quei crudeli briganti; ma era solo con l'anima penetrata dal dolore, e gli occhi bagnati di lacrime, che esercitava in queste tristi circostanze il potere delle chiavi.
Il duca, durante quel periodo, perseguitava la Chiesa e se ne dichiarava nemico, con il pretesto di eliminare le usurpazioni e di ridurla al limite di modestia che immaginava le si addicesse meglio rispetto all'esteriorità troppo brillante e allo sfarzo a cui pretendeva che essa si fosse insensibilmente abbandonata. Gli esecutori dei suoi ordini trovarono nel vescovo di Saint-Brieuc un muro di bronzo, che arrestò i loro progressi e sconcertò le loro imprese. Egli sopportò le loro ingiurie e le loro minacce con una fermezza che li irritò. Avrebbe volentieri dato la sua vita per questa causa; ma ci si accontentò di cacciarlo dalla provincia. Il Santo, persuaso che tutti i paesi siano ugualmente la patria dell'uomo solidamente virtuoso, e che il cristiano che possiede Dio possiede tutto, sopportò senza pena l'esilio, la vergogna, la perdita dei beni, nella speranza di avere parte alla beatitudine promessa a coloro che soffron diocèse de Poitiers Città dove la santa si stabilì e visse come reclusa. o persecuzione per la giustizia. Si ritirò nella diocesi di Poitiers, dove il vescovo, oppresso dalla malattia e impossibilitato ad agire, lo pregò di prendersi cura del suo gregge. San Guglielmo vi trascorse alcuni anni, durante i quali edificò meravigliosamente quegli stranieri con la santità della sua vita; compì le ordinazioni, dedicò chiese, consacrò altari, amministrò il sacramento della confermazione, adempì a tutti gli altri doveri del pastore capo e si rese gradito agli uomini come lo era a Dio.
Ritorno e costruzione della cattedrale
Di ritorno nel 1230, intraprende la costruzione della cattedrale di Saint-Brieuc, affermando con profezia che l'avrebbe terminata «vivo o morto».
Infine, quando piacque al Signore di addolcire la ferocia del principe e di rendere la pace alla Chiesa di Bretag na, Gugli Guillaume Vescovo di Saint-Brieuc nel XIII secolo, noto per la sua carità e la sua fermezza di fronte al potere ducale. elmo tornò nel 1230 a prendersi cura del proprio gregge. Non contento di edificarlo con la sua santa vita, di nutrirlo spiritualmente e corporalmente, di difenderlo e di proteggerlo, volle anche abbellire la sua città con un tempio materiale, e cominciò a co struire la chiesa église cathédrale Edificio costruito da Guglielmo e luogo della sua sepoltura. cattedrale che vi si vede oggi, che non è tra le meno belle della provincia. Sia per impressione dello spirito di Dio, che mette la parola nella bocca dei Profeti, sia per moto del coraggio e della risoluzione del santo uomo, si racconta che, pensando seriamente alla difficoltà dell'impresa, alle spese dell'esecuzione, alla lunghezza del lavoro, disse con sicurezza: «Terminerò tuttavia la mia chiesa, vivo o morto».
Morte, incorruttibilità e canonizzazione
Dopo la sua morte nel 1234, il suo corpo viene ritrovato intatto. Papa Innocenzo IV lo canonizza nel 1247 in seguito a numerosi miracoli e a un'inchiesta giuridica.
Il Signore volle ricompensare una vita così pura e così piena di buone opere, chiamando a sé il suo servo per fargli godere le ricompense eterne. San Guglielmo, dopo aver adempiuto a tutti i doveri di un buon pastore, morì il 29 luglio, giorno in cui la Chiesa celebra la sua festa. Il suo corpo fu inumato nella sua chiesa cattedrale, sotto una tomba piatta, sul lato destro della parte alta della navata. Rimase nascosto lì, come una pietra preziosa, finché, due anni dopo la sua morte, Filippo, il suo successore, avendo intenzione di continuare la costruzione della chiesa, fu obbligato, per seguirne gli allineamenti, a far scavare nel luogo in cui il Santo era stato sepolto. Riunì a tal fine il clero e il popolo, e quando fu scoperto il santo corpo, lo si trovò integro come il giorno del suo decesso, e ne emanava un odore tanto gradevole come se si fosse avuto cura di impiegare per imbalsamarlo gli aromi più preziosi.
Da quel momento si compì un così gran numero di miracoli per intercessione di san Guglielmo, che la reputazione della sua santità fu portata, non solo in tutta la provincia, ma anche nei paesi più lontani; e il concorso dei popoli fu così grande alla sua tomba, che le offerte che vi fecero e le loro liberalità diedero al vescovo Filippo il mezzo di finire l'opera che il suo predecessore aveva iniziato. Così fu compiuto ciò che il Santo aveva detto, che avrebbe costruito quella chiesa, vivo o morto.
Il vescovo Filippo ebbe cura di redigere una raccolta autentica dei miracoli che avvennero alla tomba del Santo, e la portò a Lione al papa Innocenzo IV. Questo pontefice ebbe u pape Innocent IV Papa del XIII secolo che testimoniò i miracoli del santo. na gioia sensibile nell'apprendere meraviglie così toccanti, e inviò in Bretagna un cardinale che incaricò del compito di redigere un'inchiesta giuridica. Il giorno stesso che il cardinale aveva fissato per l'apertura dell'inchiesta, vi fu un'affluenza sorprendente di stranieri, da paesi assai lontani, che vennero, oltre ai testimoni che erano stati convocati, a rendere essi stessi testimonianza della prova che avevano fatto, in privato, del potere che avevano presso Dio le intercessioni del santo vescovo.
Il Papa, dopo aver visto l'inchiesta, ascoltato il rapporto del cardinale e preso il parere di tutti i cardinali, così come di tutti i prelati che erano presenti, iscrisse Guglielmo nel Catalogo dei santi, e gli decretò un culto pubblico con la sua bolla del 15 aprile 1247.
Il Papa comandò a tutti i vescovi del regno di Francia di celebrarne la festa il 29 luglio, giorno del suo decesso, e di ordinare che fosse celebrata da tutti i fedeli. A questa disposizione, aggiunse indulgenze di un anno e quaranta giorni per coloro che visiteranno la sua tomba il giorno della sua festa e durante l'ottava.
Storia delle reliquie e del culto
Il testo dettaglia la sorte delle reliquie durante la Rivoluzione francese e la persistenza della sua devozione nelle diverse diocesi bretoni.
## CULTO E RELIQUIE.
Il corpo del Santo fu solennemente esumato nel 1246. L'autorità ecclesiastica di Saint-Brieuc gli eresse una tomba sul luogo della sua sepoltura e stabilì al 15 aprile una festa particolare per la sua canonizzazione, che si celebra ancora oggi, oltre alla festa del 29 luglio. Questa tomba è ancora visibile nella chiesa cattedrale; si trova tra due pilastri davanti alla cappella detta del Santissimo Sacramento. Sul monumento si trova la statua del Santo in abiti pontificali, coricata e che regge il suo pastorale. Quanto alle reliquie di san Guglielmo, il suo cranio si trovava un tempo in un busto d'argento che fu rimosso durante la spoliazione delle chiese nel 1793. Il resto del corpo si trovava in un reliquiario, posto sopra l'altare della cappella di cui abbiamo appena parlato. Questo prezioso tesoro fu preservato dalla profanazione durante il periodo della rivoluzione da u n prete Pincemin Sacerdote costituzionale che preservò le reliquie durante la Rivoluzione. costituzionale, di nome Pincemin, che ne ha lasciato un certificato; ma pare che la sua sola testimonianza non sia stata ritenuta sufficientemente autorevole, e ora si conservano queste reliquie nella sacrestia, senza osare esporle alla venerazione dei fedeli. Il cranio del santo è attualmente unito alle reliquie di San Brieuc nel bel reliquiario di bronzo dorato donato nel 1820 da Monsignor de Quélen. Si vedono anche nella stessa chiesa otto denti del santo Vescovo. Gli fu dedicata, dopo la sua canonizzazione, l'antica chiesa di Notre-Dame de la Porte, che si trova all'ingresso della città di Saint-Brieuc, dal lato della strada per Lamballe. Questa chiesa, che era collegiata, ha portato fino alla rivoluzione il nome di San Guglielmo; ma è profanata da quella deplorevole epoca. Si può dire che il culto di questo Santo sia stato universale in tutta la Bretagna, poiché la sua festa si trova segnata in tutti gli antichi calendari al 29 luglio, ad eccezione di quello della Chiesa di Vannes, dove è anticipata al 19, e di quello della Chiesa di Léon, dove è differita al 30. La diocesi di Rennes ha da tempo soppresso la festa di san Guglielmo, senza che se ne conosca la ragione; ma la si celebra ancora in quelle di Nantes, di Vannes e di Quimper. A Saint-Brieuc è di rito solenne maggiore con ottava.
Estratto dalle Vies des Saints de Bretagne, di Dom Lobineau.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Ricezione degli ordini minori e maggiori dal vescovo Josselin
- Nomina a un canonicato della chiesa metropolitana di Tours
- Elezione alla sede episcopale di Saint-Brieuc nel 1220 (o 1227 secondo le cronache)
- Esilio nella diocesi di Poitiers in seguito alla persecuzione del duca Pietro di Dreux
- Ritorno in Bretagna nel 1230
- Inizio della costruzione della cattedrale di Saint-Brieuc
- Canonizzazione da parte di papa Innocenzo IV il 15 aprile 1247
Miracoli
- Guarigione istantanea di una donna idropica tramite l'invio di un piatto dalla sua tavola e le sue preghiere
- Incorruttibilità del corpo e odore soave durante l'esumazione due anni dopo la sua morte
- Molteplici miracoli postumi che hanno permesso il finanziamento della cattedrale
Citazioni
-
Porterò comunque a termine la mia chiesa, vivo o morto
Tradizione locale riportata dal testo