Già alto funzionario romano e duca d'Auxerre, Germano viene scelto miracolosamente per succedere a sant'Amatore. Diventa un asceta rigoroso e un difensore accanito dell'ortodossia, lottando contro il pelagianesimo in Gran Bretagna. Diplomatico e taumaturgo, muore a Ravenna dopo aver protetto l'Armorica dalle invasioni barbariche.
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SAN GERMANO, VESCOVO DI AUXERRE E CONFESSORE
DISTRUTTORE DEL PELAGIANESIMO IN GRAN BRETAGNA
Giovinezza e carriera civile
Nato ad Auxerre da una famiglia nobile, Germano studia diritto a Roma e diviene un alto funzionario imperiale e capo militare prima del suo ritorno in Gallia.
La nascita di san Germano non fu meno illustre per la pietà che per la nobiltà dei suoi genitori. Suo padre si chiamava Rustico e sua madre Germanilla: erano signori della città e della contea di Auxerre. I genitori di Germano ebbero grande cura della sua educazione; dopo aver compiuto con successo i suoi primi studi nelle Gallie, andò a studiare a Roma l'eloquenza e il diritto civile. I suoi progressi lo misero presto in grado di perorare con distinzione davanti al prefetto del pretorio. Sposò una donna di altissima nobiltà, chiamata Eustachia. Il suo merito avendolo fatto conoscere all'imperatore Onorio, fu elevato da questo principe a cariche assai onorevoli, e ottenne infine quella di duca o generale delle truppe della sua provincia; il che lo obbligò a ritornare ad Auxerre.
In verità, non si notavano in lui vizi grossolani; ma tutta la sua religione si limitava a osservare ciò che dettano i principi della probità naturale, e le sue virtù erano puramente umane. Non conosceva quello spirito di umiltà, di mortificazione e di preghiera che è la base del cristianesimo. Amava appassionatamente la caccia; e quando aveva ucciso qualche bestia, ne sospendeva la testa ai rami di un grande albero che si trovava nel mezzo della città. Questa consuetudine derivava al più da un fondo di vanità; ma poiché i pagani facevano per superstizione qualcosa di simile, Germano era per i fedeli un motivo di scandalo. È per questo che sant'Amatore, che occupava all saint Amateur Vescovo di Auxerre citato erroneamente nelle leggende come contemporaneo del santo. ora la sede di Auxerre, lo avvertì diverse volte; ma il santo vescovo non fu ascoltato. Infine, un giorno che il giovane duca era assente, fece tagliare l'albero. Germano, essendone stato informato, entrò in una grande collera e minacciò il Santo di vendicarsi della condotta che aveva tenuto.
Conversione ed elezione episcopale
Dopo un conflitto con il vescovo sant'Amatore, Germano viene scelto da Dio per succedergli; egli cambia radicalmente vita, abbracciando un'ascesi estrema.
Tuttavia Dio fece conoscere a sant'Amatore che sarebbe morto presto e che destinava Germano stesso a essere il suo successore. Il Santo andò immediatamente a trovare Giulio, prefetto delle Gallie, che risiedeva ad Autun, per chiedergli il permesso di annoverare Germano tra i chierici; senza tale permesso, nessun ufficiale poteva cambiare stato. Avendolo Giulio concesso, sant'Amatore tornò ad Auxerre. Riunì presso di sé i principali fedeli, che lo seguirono insieme al popolo; vi giunse anche Germano. Immediatamente le porte del tempio furono chiuse per ordine del vescovo, che si impadronì di Germano, gli conferì la tonsura clericale, lo rivestì dell'abito ecclesiastico e gli comunicò che doveva essere il suo successore. Questo esempio prova che, immediatamente dopo le persecuzioni generali, i chierici erano distinti dai laici dalla tonsura. Germano non osò opporre resistenza, per timore di opporsi alla volontà di Dio.
Essendo sant'Amatore morto poco tempo dopo, il primo maggio 418, i voti del clero e del popolo si riunirono in favore di Germano, che fu consacrato il 7 luglio dai vescovi della provincia. Dopo la consacrazione, non fu più lo stesso uomo. Rinunciò alle pompe e alle vanità del mondo, visse con sua moglie come se fosse stata sua sorella, distribuì i suoi beni ai poveri e alla Chiesa e abbracciò le austerità della penitenza. Durante i trent'anni che durò il suo episcopato, si proibì l'uso del pane di frumento, delle verdure, del sale, del vino e dell'aceto. Tutto il suo nutrimento consisteva in pane fatto con orzo che egli stesso aveva battuto e macinato; non prendeva mai il suo pasto se non la sera; spesso mangiava solo una volta o al massimo due volte a settimana. Il suo abbigliamento era lo stesso in inverno e in estate. Portava continuamente il cilicio e aveva sempre con sé alcune reliquie. Esercitava l'ospitalità verso tutti, lavava i piedi ai poveri e li serviva a tavola con le proprie mani, restando egli stesso a digiuno.
Il suo primo sonno iniziava con le lacrime ed era interrotto dai sospiri, seguendo l'esempio del profeta-re, che lavava il suo giaciglio ogni notte con quelle acque salutari. Ma l'orazione quasi continua che faceva durante quel tempo non permetteva alla sua povera natura di prendere molto riposo; e l'assiduità di una mortificazione così crudele, durata tutta la vita senza alcun rilassamento da quando rinunciò alle vanità del mondo, ci obbliga a dire che egli è stato in un continuo martirio, tanto più rigoroso in quanto i supplizi che inflisse alla sua carne innocente non terminarono in poco tempo, come quelli della maggior parte dei martiri, ma durarono quanto la sua vita.
Essendo questi esercizi di penitenza di cui abbiamo parlato così continui in san Germano e le sue austerità così prodigiose, non c'è da stupirsi se salì presto al vertice della perfezione cristiana, se la sua anima fu colma di tutte le virtù e se una vita così santa e ammirevole fu prontamente onorata dal dono dei miracoli.
Uno degli effetti più notevoli della sua umiltà fu quello di nascondere con tanta cura il dono dei miracoli che Dio gli aveva comunicato molto liberalmente. Ma si presentò un'occasione in cui fu costretto a mostrare al mondo questa grazia celeste.
Miracoli e lotte contro il demonio
Il vescovo manifesta doni di guarigione ed esorcismo, resistendo al contempo alle tentazioni e agli attacchi fisici dei demoni.
Un tesoriere o ricevitore generale dell'imperatore, di nome Giano, mentre trasportava alle casse del risparmio il denaro raccolto nella provincia, deviò dal suo cammino per avere la consolazione di vedere, passando, il santo vescovo, che riceveva indifferentemente tutti gli ospiti e i pellegrini che si presentavano al palazzo episcopale. Mentre entrava ad Auxerre, la sua valigia cadde senza che se ne accorgesse e fu raccolta da un indemoniato, il quale, essendo sfuggito dalle mani di chi ne aveva la custodia, correva per le strade.
Giano, non vedendo più il suo sacco, tornò sui suoi passi, fece ricerche ovunque e, non avendone alcuna notizia, sollecitò san Germano a restituirgli il denaro, come se lo avesse consegnato nelle sue mani. «Ebbene! figlio mio, ve lo restituirò», rispose il Santo; «datemi un po' di tempo e, nel frattempo, non smettete di fare ricerche per conto vostro». Trascorsero tre giorni senza che si potesse avere alcun indizio del furto e la tristezza cresceva nell'anima del tesoriere, che si gettò ai piedi del vescovo, dicendo che non poteva sopravvivere a questa perdita che rovinava la sua casa e lo metteva in pericolo di supplizio se non avesse potuto soddisfare l'imperatore, scongiurando il Santo di avere pietà di lui e di rimediare alla sua disgrazia.
San Germano lo consolò di nuovo e gli fece sperare che, prima o poi, gli avrebbe restituito ciò che aveva perduto. Vedendo che tutti i mezzi di cui si era servito non avevano avuto successo, fece condurre uno degli indemoniati che si trovavano in città, con l'intento di costringere il diavolo, che essendo autore del furto non poteva ignorarlo, a rivelargli dove fosse il denaro che si stava cercando. Dio volle che fosse condotto proprio colui che aveva raccolto la valigia del tesoriere. Lo incalzò con esorcismi segreti; e poiché il demonio non voleva dichiarare nulla, lo fece condurre in chiesa, giudicando che le preghiere pubbliche sarebbero state più efficaci delle proprie. Celebrò la santa messa con il fervore ordinario della sua devozione; poi, avendo esortato il popolo a unire le proprie preghiere alle sue, si prostrò davanti all'altare. In quel momento, il demonio sollevò in aria quel disgraziato indemoniato, la cui voce spaventosa risuonò per tutta la chiesa, gridando come un criminale sottoposto a tortura: «Tu mi bruci, Germano; la tua preghiera mi tormenta; sono io che ho preso il denaro, sono pronto a restituirlo». Terminata la sua orazione, si alzò con i ministri dell'altare e andò dritto al luogo chiamato Podium, dove venivano posti gli energumeni. Giuntovi, fece dichiarare all'indemoniato il luogo in cui aveva nascosto il denaro e subito il demonio uscì dal corpo di quel miserabile.
Da quel miracolo, avvenuto pubblicamente, venivano condotti a san Germano un gran numero di indemoniati; tutti i viali della sua casa erano solitamente occupati da una folla di malati affetti da ogni sorta di infermità, che non riconoscevano miglior medico della carità del santo vescovo; la quale, sebbene fosse estrema verso quei poveri afflitti e lo portasse a dare sollievo a ciascuno secondo il suo bisogno, egli la esercitava tuttavia con tanta accortezza che attribuiva tutte le guarigioni che operava o alle reliquie dei Santi che portava al collo, o al segno della croce, o all'acqua benedetta di cui si serviva talvolta, o ancora all'olio che benediceva e con il quale ungeva le parti malate, e a volte a erbe che non avevano altra virtù se non quella di servire alla sua umiltà, o persino alla sua stessa industria, come se fosse stato un medico molto esperto; coprendo così con una modestia veramente cristiana la grazia che Dio gli aveva dato di operare miracoli.
Ne compiva molto più spesso, e con meno riluttanza, a favore dei poveri e dei contadini, nei villaggi, dove non c'era tanto motivo di temere l'ostentazione e il vano applauso degli uomini. Ricompensava anche talvolta con queste grazie straordinarie la carità e la liberalità dei suoi ospiti, che erano spesso poveri abitanti dei villaggi, presso i quali scendeva più volentieri che presso i ricchi.
Sembra che le avversità e le tentazioni siano le compagne più fedeli dell'innocenza e che la virtù si trovi solo nelle contraddizioni e nei combattimenti, proprio come la rosa appare solo tra le spine.
I demoni usarono tutti gli artifici immaginabili e portarono tutte le violenze possibili per trionfare sulla sua virtù e sul suo coraggio o per corrompere la sua innocenza, che era lo scudo più forte che avesse in mano. Pensavano di prenderlo per il suo punto debole rinnovando nella sua immaginazione le idee delle cose che avevano avuto un tempo più potere sul suo cuore e che avevano sottratto alla sua anima i ricchi tesori della grazia e delle virtù che aveva ricevuto al battesimo. Gli rappresentavano i cibi prelibati e i vini deliziosi della sua tavola; il piacere innocente della caccia, di cui era stato così appassionatamente innamorato; gli onori e gli applausi che Roma e tutte le Gallie avevano un tempo reso al suo merito e alla sua eloquenza; le belle cariche che aveva esercitato; le ricchezze che possedeva allora e tutti gli altri vantaggi della sua nascita e della sua fortuna, che lo mettevano ben al di sopra di tutto ciò che poteva sperare con il genere di vita che conduceva ora. Ma poiché l'amore è il più grande demone della natura, è anche di esso che si servivano per scuotere la sua costanza e dare colpi più duri al suo coraggio.
Non avendo avuto successo questi attacchi invisibili, gli apparivano sotto forma di bestie orribili e spaventose, per distrarlo nelle sue orazioni o per turbare il suo spirito con apprensioni e timori improvvisi; gridando e urlando accanto a lui, ciascuno secondo la natura degli animali di cui avevano preso le sembianze; aggiungendo a questo concerto infernale minacce spaventose, come se avessero voluto divorarlo. Ma Germano rimaneva immobile e pacifico in mezzo a tutte queste furie, armando il suo cuore dello scudo impenetrabile della fede e tenendosi fortemente attaccato alla speranza che aveva nella croce del suo buon maestro, della quale si serviva come di un bastone per scacciare tutti questi spiriti delle tenebre. Diceva loro talvolta: «È questo tutto ciò che sapete fare, travestirvi e trasformarvi in bestie, voi che siete stati le più fedeli espressioni della prima bellezza e che eravate creature di luce più brillanti degli astri del firmamento; volevate porre i vostri troni sul monte del Testamento e ambivate alla somiglianza dell'Altissimo in potere e in gloria; e ora siete leoni, cani, lupi e bestie così deformi? Andate, maledetti! Il Signore è il protettore della mia vita e non vi sono mostri che mi possano far paura. Se è la mia penitenza che accende la vostra ira e provoca la vostra rabbia, la renderò più rigorosa per aumentare il vostro dispetto».
A queste parole, quei mostri infernali fuggirono, pieni di vergogna e di disperazione, senza abbandonare tuttavia l'ostinazione della loro malizia, che li portò a scaricare parte della loro rabbia sul gregge, vedendo che non avevano potuto fare nulla contro il pastore.
Si diffuse una malattia nella città di Auxerre, che attaccò dapprima i bambini e poi indifferentemente ogni sorta di persona. Era una specie di angina, che faceva gonfiare la gola e, togliendo loro il respiro, li portava via in tre giorni, senza che l'industria dei medici potesse apportarvi alcun rimedio efficace. Si fece infine ricorso a san Germano, per pregarlo di avere compassione della necessità pubblica e di allontanare questo flagello che spopolava tutta la città. Benedisse dell'olio e ne fece distribuire in tutte le case; le parti malate venendone frizionate, il gonfiore cessava subito, lasciando spazio alla respirazione e al nutrimento. Un rimedio così immediato e infallibile fece ben comprendere che vi era del miracoloso, e il demonio, che uscì poco tempo dopo dal corpo di un indemoniato, fu costretto ad ammettere che lui e i suoi compagni avevano diffuso quella peste per vendicarsi della vittoria segnalata che il vescovo aveva riportato su di loro.
Lotta contro il pelagianesimo in Britannia
Inviato da papa Celestino con san Lupo, combatte l'eresia pelagiana in Gran Bretagna e incontra la giovane santa Genoveffa a Nanterre.
A queste virtù, per così dire domestiche, Germano univa uno zelo ardente per il culto del Signore. Fondò, di fronte ad Auxerre, dall'altra parte del fiume Yonne, un monastero sotto l'invocazione di san Cosma e san Damiano, che ha portato, in seguito, il nome di san Mariano, uno dei suoi primi abati. Il nostro Santo visitava spesso questo monastero, che fu teatro di un gran numero dei suoi miracoli. È lì che liberò un uomo posseduto dal demonio: quando vide ciò che la grazia operava nel cuore di un pagano, chiamato Marcellino, lo istruì, lo battezzò, gli restituì l'uso di una mano e di un occhio, di cui era privo; infine lo fece religioso del monastero dove divenne più tardi abate. Scoprì le tombe di diversi martiri. Gli si dovette soprattutto la scoperta delle reliquie di un gran numero di santi che, sotto la persecuzione di Aureliano, erano stati messi a morte con san Prisco, altrimenti san Bry, in un luogo chiamato Coucy. I corpi di questi generosi soldati di Gesù Cristo essendo stati gettati in una cisterna, san Germano li ritirò e fece costruire in loro onore una chiesa con un monastero che ha portato più tardi il nome di Saints-en-Puisaye. Si spogliò di tutti i suoi possedimenti per arricchire gli indigenti e la casa del Signore: così divenuto povero, perpetuò i monumenti della sua carità e del suo zelo per la dotazione dei templi e dei monasteri. Le sue ricche donazioni, e quelle di molti altri prelati, provano che i grandi beni delle Chiese sono venuti spesso dai vescovi che le hanno governate. A quell'epoca l'eresia pelagiana infettava la Gran Bretagna.
Oltre a questa eresia, ve n'era ancora un'altra di un certo Timoteo, originario del paese, che sosteneva che, nell'Incarnazione del Figlio di Dio, la divinità era stata cambiata nella natura umana.
Aggiungete a tutti questi disordini la corruzione dei costumi e il libertinaggio, l'impurità, la magia, l'invidia, e soprattutto l'odio e la vendetta, che regnavano così universalmente, che a stento si poteva trovare una persona che fosse d'accordo con il suo prossimo. È ciò che riporta con molte lacrime il saggio Gildas.
Il diacono Palladio, che era stato inviato sul posto da papa Celestino, e che fu in seguito consacrato vescovo con l'ordine di passare in Scozia, non poté apportare al male alcun rimedio efficace; ne scrisse al sovrano Pontefice, e lo pregò di avere pietà di tante anime che il veleno dell'errore metteva in pericolo di perire. Allo stesso tempo, i cattolici della Gran Bretagna inviarono una delegazione ai vescovi delle Gallie per chiedere loro dei missionari capaci di difendere la fede e di opporsi ai progressi dell'eresia. Il Papa nominò san Germano d'Auxerre per andare in soccorso dei Britanni, e gli diede il titolo di vicario apostolico. Questa nomina avvenne nel 420, secondo san Prospero. I vescovi delle Gallie, essendosi riuniti per lo stesso motivo, pregarono san Lupo di T royes di unirsi a sa saint Loup de Troyes Vescovo di Troyes, amico e consigliere di Sidonio. n Germano per aiutarlo nell'importante missione di cui era incaricato.
I due santi prelati non pensarono che a partire per la Gran Bretagna. Passarono per il villaggio di Nanterre, situato vicino a Parigi. San Germano vi vide santa Genoveffa, le diede la sua benedizione sainte Geneviève Giovane fanciulla incontrata a Nanterre di cui Germano predisse la santità. e predisse l'alto grado di santità al quale sarebbe giunta. Genoveffa, di circa quindici anni, manifestò un grande desiderio di consacrare a Dio la sua verginità. Il vescovo di Auxerre la condusse nella chiesa dove ricevette il suo voto dopo diverse preghiere solenni, e lo confermò imponendole la mano destra sulla testa.
San Germano e san Lupo continuarono il loro cammino e s'imbarcarono per la Gran Bretagna. Si era allora in inverno. I due vescovi furono assaliti da una furiosa tempesta. San Germano l'appacificò invocando il nome della santa Trinità e gettando nel mare alcune gocce d'olio, secondo Costanzo, o d'acqua benedetta, secondo Beda. Quando arrivarono in Gran Bretagna, videro venire incontro a loro una folla innumerevole di popolo. La fama della loro santità, della loro dottrina e dei loro miracoli si era presto diffusa per tutto il paese. Confermarono i cattolici nella fede e convertirono coloro che erano impegnati nell'eresia. Le chiese non potevano contenere tutte le persone che accorrevano ai loro discorsi; predicavano spesso in mezzo alla campagna.
I capi dei Pelagiani non osavano apparire davanti a loro, e fuggivano persino, per paura di essere costretti a venire a una disputa regolata. Arrossirono alla fine di una condotta che faceva la loro condanna e accettarono una conferenza che si tenne a Verulam. Una grande moltitudine di popolo vi assistette. Gli eretici, che fecero dapprima buona figura, apparvero con molto apparato e parlarono per primi. Fu lasciata loro la libertà di discorrere a lungo. Quando ebbero finito, i due santi vescovi risposero con tanta forza, che i loro avversari furono presto ridotti al silenzio. I fedeli spinsero allora un grido di acclamazione, per testimoniare la gioia che provavano per il fatto che la verità aveva appena riportato la vittoria sull'errore.
L'assemblea non si era ancora sciolta che un tribuno e sua moglie presentarono a san Germano e a san Lupo la loro figlia, di dieci anni e privata dell'uso della vista. I santi vescovi dissero loro di presentarla ai Pelagiani; ma questi si unirono ai genitori per ottenere dai servitori di Dio che pregassero per questa giovane ragazza. Allora san Germano, invocando la santa Trinità, applicò il reliquiario che portava al collo sugli occhi della piccola cieca, che riacquistò subito la vista. Questo miracolo riempì di gioia i genitori e tutta l'assemblea. A contare da quel giorno, la dottrina dei due santi vescovi non conobbe più ostacoli.
Per rendere a Dio solenni azioni di grazie, andarono alla tomba di sant'Albano, il più illustre martire della Gran Bretagna. San Germano la fece aprire e vi depositò una s catola che saint Alban Martire inglese al quale Massimo dedicò una basilica. conteneva reliquie degli Apostoli e di diversi martiri; prese poi della terra che appariva ancora tinta del sangue di sant'Albano, la portò con sé ad Auxerre e la mise in una chiesa che fece costruire sotto l'invocazione di questo Santo.
La vittoria dell'Alleluia
Germano guida i Britanni a una vittoria miracolosa e incruenta contro i Sassoni e i Pitti usando un grido di battaglia spirituale.
Sebbene tutti questi successi di cui abbiamo appena parlato fossero estremamente felici e favorevoli per la missione dei nostri due vescovi, c'era da temere che l'eresia potesse rinascere più potente e più perniciosa di quanto non fosse in precedenza.
Il tiranno Vortiger Tiranno bretone avversario di Germano. Vortigern persisteva ancora nelle pratiche infami e nello scandalo del suo matrimonio incestuoso; il che toglieva la speranza di vedere una perfetta salute in un corpo il cui capo corrotto non poteva diffondere che cattive influenze.
San Germano, che non voleva risparmiare nulla per il bene della sua legazione e per la salvezza di quel regno, decise di parlargli con lo zelo di san Giovanni Battista; ma vedendo che i suoi rimproveri non servivano a nulla, lo citò davanti a un concilio di vescovi che fece appositamente riunire. Vortigern vi si presentò, non per confessare la sua colpa né per porsi nell'atteggiamento di un vero penitente, ma per evitare la correzione con una calunnia studiata, che era la più nera che potesse inventare. Persuase sua moglie, che era sua figlia, a lamentarsi in piena assemblea contro san Germano, sostenendo che egli avesse avuto con lei pratiche segrete e che le avesse procreato un figlio dopo aver abusato di lei per lungo tempo con il pretesto della religione e della pietà. Ma il santo Vescovo si discolpò immediatamente da questa infame calunnia e il re, furioso nel vedere la sua accusa annientata, si ritirò prontamente dall'assemblea. I vescovi presenti, vedendo che Dio aveva preso in mano la causa dell'innocenza, procedettero secondo le forme contro quel contumace e fulminarono contro di lui le censure ecclesiastiche.
D'altro canto, il popolo, che era eccessivamente stanco delle sue violenze e che non poteva più sopportare lo scandalo delle sue dissolutezze e dei suoi crimini, vedendo anche che non era riuscito a dissuaderlo dal fare alleanza con i pagani e i barbari, si ritirò dalla sua obbedienza e riconobbe come vero re il suo figlio primogenito Vortimer, nato dalla sua prima moglie in un matrimonio legittimo, il quale era un principe generoso, liberale, zelante per la giustizia e che portava in tutto gli interessi e l'onore della Chiesa. Egli ebbe anche un affetto particolare per san Germano, che onorava come suo padre e di cui diede prova in molte occasioni. Per riparare alla calunnia con cui suo padre aveva voluto annerire la sua reputazione, gli donò a perpetuità la terra dove aveva ricevuto tale obbrobrio, la quale fu in seguito chiamata Guartenian, che significa, in lingua bretone, calunnia giustamente ritorta; come il signor du Chesne ha notato dopo Nennio, nella sua storia d'Inghilterra.
Lo sventurato Vortigern, vedendosi scomunicato dai vescovi e cacciato dal suo trono dai suoi sudditi, invece di umiliarsi e riconoscere che quel castigo gli veniva dalla mano di Dio, che dispone degli scettri e delle corone secondo il suo beneplacito, chiamò in suo soccorso i Pitti e i Sassoni infedeli, dei quali compose un grosso esercito per ristabilirsi nei suoi Stati.
San Germano e san Lupo non erano ancora tornati in Francia quando i Sassoni e i Pitti invasero la Gran Bretagna. Questi barbari devastavano già il paese: i Britanni, avendo radunato un esercito in fretta, invitarono i due Santi a recarsi nel loro campo, sperando di trovare una potente protezione nella loro presenza e nelle loro preghiere. I servi di Dio fecero ciò che i Britanni chiedevano loro. Iniziarono lavorando alla conversione degli idolatri e alla riforma dei costumi dei cristiani. Vi furono molti tra i primi che rinunciarono alle loro superstizioni. Li si dispose a ricevere il battesimo, come desideravano, per la festa di Pasqua che doveva arrivare presto. Si formò nel campo una specie di chiesa con rami di alberi intrecciati e i catecumeni vi furono battezzati. Tutta l'armata celebrò poi la festa con molta devozione.
Dopo Pasqua, san Germano si occupò dei mezzi per liberare i Britanni dal pericolo da cui erano minacciati. Poiché non voleva che fosse sparso sangue, ricorse a uno stratagemma: si mise lui stesso alla testa dei cristiani e mostrò in questa circostanza di non aver dimenticato la sua antica professione. Condusse la sua piccola armata in una valle che si trovava tra due montagne. Allo stesso tempo ordinò ai suoi soldati, quando avessero visto il nemico, di ripetere tutti insieme, e con tutte le loro forze, il grido che avrebbero sentito lanciare da lui. I Sassoni e i Pitti non erano appena apparsi, che il Santo gridò tre volte alleluia. I Britanni lanciarono lo stesso grido, che gli echi delle m ontagne alleluia Battaglia vinta dai Bretoni contro i Sassoni grazie al grido spirituale suggerito da Germano. rimandarono con un rumore spaventoso. I barbari, terrorizzati, fuggirono in disordine, gettando le loro armi e lasciando i loro bagagli; molti annegarono attraversando un fiume. Questo evento accadde, secondo Usserio, nella contea di Flint, vicino a un borgo chiamato in bretone Guid-Crue, e Mould in inglese. Il luogo si chiama ancora oggi Maes Garmon o il campo di Germano. I due Santi, avendo così compiuto la loro missione, tornarono in Francia, portando con sé le benedizioni e i rimpianti di tutta la Gran Bretagna.
Seconda missione e fondazione di scuole
Di ritorno in Bretagna con Severo, sradica definitivamente l'eresia e struttura la Chiesa locale attraverso la creazione di seminari e scuole celebri.
San Germano, di ritorno ad Auxerre, vide con dolore che il suo popolo era sovraccaricato di tasse. Auxiliaris era allora prefetto delle Gallie e risiedeva ad Arles. Il santo Vescovo si mise in cammino per andare a trovarlo. Ovunque passasse, il popolo accorreva in folla per ricevere la sua benedizione. Quando fu vicino ad Arles, il prefetto gli venne incontro, sebbene non fosse l'uso, e lo condusse in città. Auxiliaris non tardò ad accorgersi che la fama non glielo aveva fatto conoscere per quello che era. Non poteva ammirare abbastanza l'aria maestosa del suo volto, l'estensione della sua carità, la nobiltà dei suoi discorsi e la forza delle sue parole. Gli fece ricchi doni e lo pregò di restituire la salute a sua moglie, colpita da tempo da una febbre quartana. Ottenne ciò che chiedeva e concesse al Santo la diminuzione delle tasse.
Ogni passo di san Germano era segnato da miracoli. A Tonnerre, resuscitò uno dei suoi discepoli che aveva fatto con lui il viaggio in Inghilterra e che era morto in sua assenza; ma avendo questo santo defunto testimoniato di stare troppo bene per voler tornare al mondo, gli permise di riaddormentarsi e di morire all'istante una seconda volta. Ad Angoulême, mentre consacrava un altare, le croci che vi tracciava con l'olio sacro si incisero nella pietra così perfettamente come se il suo dito fosse stato uno scalpello o un bulino che le avesse intagliate. A Brioude, apprese, per rivelazione, quale fosse il giorno della morte del celebre martire san Giuliano, che gli abitanti di quel luogo ignoravano.
Tuttavia i seguaci di Pelagio ricominciarono a seminare i loro errori in Gran Bretagna. San Germano vi fu richiamato nel 448. Prese, come compagno di viaggio, Severo, che era stato discepolo di san Lupo di Troyes e che era appena stato nominato all'arcivescovado di Treviri. La loro missione ebbe il più felice successo. Convertirono coloro che erano stati sedotti dagli eretici. I Pelagiani, non trovando più rifugio nell'isola, la lasciarono per sempre. Uno dei principali del paese, chiamato Elaphius, presentò al santo vescovo di Auxerre suo figlio, che era nel fiore degli anni, ma che non poteva servirsi di una delle sue gambe. Il Santo toccò la parte malata e guarì il giovane in presenza di un gran numero di persone.
San Germano, prevedendo che non si poteva bandire l'ignoranza né mantenere la riforma se non facilitando, soprattutto al clero, i mezzi per istruirsi, stabilì delle scuole pubbliche in Gran Bretagna. Così «le Chiese», come osserva Beda, «conservarono da allora la purezza della fede e non caddero più nell'eresia». Germano, avendo ordinato san Iltut, sacerdote, e san Dubrice, arcivescovo di Landaff, nel South-Wales, li incaricò della cura di diverse scuole, divenute presto celebri per il numero, il sapere e la santità di coloro che le frequentavano. Si contavano fino a mille studenti in due di queste scuole, presiedute da san Dubrice, che si trovavano sul Wye, una a Hentlan e l'altra a Mochros. Si trova il nome di coloro che vi si distinsero di più nella vita del santo arcivescovo, che era stata scritta sugli antichi registri di Landaff da san Teliavo stesso. È questo, almeno, il parere di molti dotti. Le scuole alla cui testa era san Iltut, e le cui principali erano Llan-Iltut (oggi Lanwit), vicino a Boverton, e a Llan-Eity, vicino a Neath, nella contea di Glamorgan, godevano della stessa reputazione. Vi si inviavano da ogni parte i figli della nobiltà dell'isola. Tra i discepoli di san Iltut, si trovano san Gildas, san Leonorio, vescovo, san Sansone, san Magloire, san Malo, san Paolo, vescovo di Léon, Daniele, che fu fatto vescovo di Bangor da san Dubrice, e che stabilì nella sua città episcopale un seminario per i Bretoni. Paolino, formato anch'egli dal santo vescovo di Auxerre, fece uno stabilimento simile a Whiteland, nella contea di Caermarthen. Fu lì che studiarono san Davide e san Teliavo. Si fu ancora debitori allo zelo di san Germano per il seminario di Llan-Carvan, vicino a Cowbridge, e per la celebre scuola di Benchor, nella contea di Flint.
Missione diplomatica e morte a Ravenna
Viaggia fino a Ravenna per perorare la causa dell'Armorica presso l'imperatore Valentiniano III e muore dopo aver predetto la sua prossima fine.
Il Santo era in cammino per tornare nella sua diocesi, quando ricevette una deputazione degli abitanti dell'Armorica, che imploravano la sua protezione. Questi popoli si erano attirati con una rivolta l'ira di Ezio, generale dei Romani, ed erano sul punto di subire la pena che avevano meritato. Ezio aveva affidato il compito di castigarli a un uomo ben capace di servirlo: si trattava di Eocarico, re degli Alemanni, principe feroce e idolatra. San Germano andò a trovarlo prontamente e mise tutto in atto per placarlo; ma il barbaro rifiutò dapprima di ascoltarlo. Il santo Vescovo, senza scomporsi, prende le redini del suo cavallo e lo ferma alla testa del suo esercito. Eocarico, stupito da questo colpo di audacia ispirato dallo zelo, si addolcisce a poco a poco e si presta infine a proposte di pace; acconsente persino a risparmiare il paese e a far ritirare le sue truppe, a condizione che i ribelli ottengano grazia da Ezio o dall'imperatore.
San Germano si incaricò di chiederla. Partì dunque p er Rave Ravenne Città natale del santo e luogo della sua ultima missione. nna, dove l'impe ratore Valentin Valentinien III Imperatore romano d'Occidente che intercedette per la nomina di un vescovo. iano III risiedeva. Le meraviglie che compì lungo il cammino sono innumerevoli. Ad Alise, avendo alloggiato presso un santo sacerdote di nome Senatore, restituì la parola a una giovane ragazza che era muta da vent'anni. Era in quel luogo che, alcuni anni prima, la paglia su cui aveva dormito aveva avuto la forza di liberare Agrestino dal demonio che lo possedeva. Ad Autun, trovandosi al sepolcro di san Cassiano, martire, si intrattenne familiarmente con lui, come se fosse stato vivo. In seguito lo supplicò di intercedere per lui e per tutto il popolo che lo accompagnava. Nello stesso luogo, guarì una giovane ragazza le cui dita erano talmente attaccate ai palmi delle mani che non si potevano separare; e le sue unghie, che era impossibile tagliare, le entravano nella carne provocando orribili piaghe. Un altro prodigio segnalò il suo passaggio attraverso le Alpi. La via romana delle Alpi Graie era stata interrotta da una frana considerevole, che si può riconoscere ancora oggi nella parrocchia di Séez. Il santo Vescovo di Auxerre trovò un gruppo di viaggiatori bloccati dall'incidente, tra gli altri un pover'uomo vecchio, zoppo e pesantemente carico; il nostro Santo prese il suo fardello, lo mise sulle sue spalle e lo portò dall'altra parte del torrente, poi tornò indietro e si caricò del vecchio come si era caricato del suo pacco, e lo trasportò allo stesso modo sull'altra riva. Il passaggio seguito dal santo Vescovo attraverso la frana è chiamato ancora il cammino di San Germano; e una cappella vi è stata eretta in suo onore. È meta di un pellegrinaggio per il male alle gambe e per l'intraprendere un viaggio. Questa stessa devozione si è estesa in molte altre parrocchie della diocesi. Essendo arrivato a Milano, il giorno di una grande solennità che vi aveva chiamato molti vescovi, entrò in chiesa durante la celebrazione della messa, e subito un ossesso gridò: «Perché, Germano, dopo averci scacciato dalle Gallie e dalla Gran Bretagna, ci perseguiti ancora in Italia? Vuoi bandirci da tutti i luoghi della terra?». Queste parole riempirono tutti gli astanti di stupore e ammirazione. Si guardò da ogni parte per scoprire questo Germano, e non fu difficile riconoscerlo, perché, sebbene fosse poveramente vestito, lo splendore della sua santità, che appariva persino sul suo volto, lo faceva abbastanza notare. I vescovi, avvicinandosi a lui, gli chiesero il suo nome e la sua qualità, ed egli non rifiutò di soddisfarli. Disse di chiamarsi Germano e che, nonostante il suo scarso merito, era vescovo di Auxerre. Fu abbastanza per attirargli il rispetto di tutti: il suo nome e le meraviglie che Dio aveva operato per mezzo suo erano così conosciute che non c'era nessuno che non ne avesse sentito parlare con elogio. I vescovi gli resero ogni sorta di onore e lo pregarono allo stesso tempo di avere pietà dell'ossesso, per bocca del quale avevano appreso chi fosse: cosa che ottennero.
All'uscita da Milano, i poveri chiesero l'elemosina al nostro Santo, che interrogò il suo diacono su quanto gli restasse di denaro per le sue spese. «Mi restano tre pezzi d'oro», rispose. «Dalli a questi poveri», gli disse il Santo. «E di cosa vivremo oggi?», replicò il diacono. «Dio», gli disse Germano, «nutrirà coloro che si sono resi poveri per amore di lui. Quanto a voi, obbedite e date ai poveri i tre pezzi che avete». Il diacono obbedì solo in parte; poiché, per una falsa prudenza, ne diede solo due. Qualche tempo dopo, delle persone a cavallo vennero verso di loro al galoppo e, smontati da cavallo, si gettarono in ginocchio davanti al Santo e gli dissero: «Il signore Leporio, nostro padrone, la cui casa non è lontana da qui, è malato, e molti della sua casa lo sono pure; vi scongiura di venire a vederlo, o, se non ne avete la comodità, di dargli almeno la vostra benedizione e di soccorrerlo con le vostre preghiere». Il Santo, che non aveva nulla di più caro della carità, andò a trovare il malato che lo ricevette con gioia e con un onore incredibile. Rimase tre giorni con lui e gli ottenne da Dio la salute insieme a quella di tutta la sua famiglia. Quando volle partire, il signore lo pregò di accettare duecento scudi per terminare il resto del suo viaggio. Il Santo li prese e, mettendoli nelle mani del suo diacono, gli disse: «Se aveste dato ai poveri i tre pezzi che avevate, questo gentiluomo ce ne avrebbe dati trecento; ma, poiché ne avete trattenuto uno a danno dei poveri, Dio ha permesso che ne desse solo duecento». Così, quel cappellano riconobbe che nulla era nascosto al suo prelato e che non era affatto pericoloso, in sua compagnia, spogliarsi di tutto, abbandonandosi al soccorso della divina Provvidenza.
Quando il beato Germano fu vicino a Ravenna, attese la notte per entrarvi, al fine di evitare i grandi onori che gli venivano preparati. Ma tutta la sua accortezza fu inutile. Valentiniano il Giovane, come abbiamo detto, era allora imperatore e governava il mondo con l'imperatrice Galla Placidia, sua madre. San Pietro Crisologo, così celebre per la sua eloquenza e per la sua santità, era vescovo di Rav enna. La città, a ca impératrice Placidie Imperatrice, madre di Valentiniano III, che onorò Germano. usa del soggiorno della corte, era piena di prelati, principi, signori e ogni sorta di persone di grande merito. Tutti fecero una meravigliosa accoglienza al nostro Santo, che sapevano essere un uomo straordinario e di una virtù incomparabile. L'imperatrice gli inviò un grande bacile d'argento colmo di cibi deliziosi, ma senza carne, perché sapeva che il Santo se ne era vietato l'uso. Egli lo ricevette con azioni di grazie, diede il bacile d'argento ai poveri, distribuì ciò che vi era dentro a coloro che erano venuti con lui e inviò all'imperatrice, per riconoscenza, un pane d'orzo su un piatto di legno. Questa principessa ricevette questo dono con gioia e, in seguito, fece incastonare il piatto nell'oro e conservò il pane, con il quale guarì molti malati.
Un giorno, mentre il Santo andava in città, circondato da molta gente, passò davanti alle prigioni. I criminali che vi erano rinchiusi, essendo stati avvertiti del suo passaggio, si misero a lanciare grandi grida. Il Santo pregò per loro e subito le serrature, i cardini, i chiavistelli e le sbarre di ferro che chiudevano quella prigione si ruppero e diedero a tutti i prigionieri la libertà di uscire. Questo miracolo non causò alcun pregiudizio al bene pubblico: poiché convertì i criminali nello stesso momento in cui li liberava.
Questo miracolo e molti altri aumentarono così tanto la reputazione di san Germano che egli era continuamente circondato da una folla di malati che chiedevano la loro guarigione. C'erano anche sei vescovi che non lo lasciavano mai e che non ammiravano meno l'austerità della sua vita che i suoi miracoli. Fu su loro istanza che resuscitò il figlio di Volusiano, segretario del patrizio Sigisvulto. Guarì dal mal caduco il figlio adottivo di Acolio, gran ciambellano dell'imperatore, e lo liberò da un demone che lo tormentava. L'affare per il quale san Germano era andato a Ravenna ebbe tutto il successo che si aspettava; ottenne dall'imperatore e dall'imperatrice, sua madre, il perdono che i Britanni ribelli avevano chiesto. Ma la loro insolenza, avendoli portati a una nuova sedizione, rese inutili le sue cure e la sua bontà verso di loro.
Questo grande servitore di Dio, poco tempo dopo, fu avvertito che l'ora della sua liberazione era vicina: Nostro Signore, apparendogli in sogno, gli presentò il santo Viatico e gli disse di disporsi a un grande viaggio. Germano gli chiese quale fosse questo viaggio. «È», rispose Gesù Cristo, «quello della vostra vera patria». Germano avvertì dunque i vescovi che lo accompagnavano di ciò che aveva visto e udito, e li supplicò di pregare per lui; pochi giorni dopo, cadde malato. Tutta la città ne fu allarmata; l'imperatrice andò a trovarlo; non fu senza fatica che gli promise di far riportare il suo corpo ad Auxerre, come egli chiedeva. Morì in pace, il 31 luglio 450, dopo trent'anni e venticinque giorni di episcopato.
Eredità e venerazione
Il suo corpo viene riportato trionfalmente ad Auxerre; il suo culto si sviluppa in tutta Europa nonostante le successive profanazioni degli Ugonotti.
Si contesero, come la più ricca delle eredità, i minimi oggetti che erano appartenuti al Santo. L'imperatrice volle avere il suo reliquiario. I sei vescovi di cui abbiamo parlato si spartirono i suoi vestiti. Acholio, che, come abbiamo detto, gli doveva la guarigione di un figlio adottivo, fece imbalsamare il suo corpo. L'imperatrice lo rivestì di abiti preziosi e donò una cassa di legno di cipresso per racchiuderlo. L'imperatore fornì le carrozze, con le spese di viaggio di coloro che dovevano accompagnarlo. Il convoglio fu tra i più magnifici; il numero delle torce era così grande che la loro luce si notava in pieno giorno. Il popolo accorreva in folla in tutti i luoghi dove passava la pompa funebre e testimoniava la sua venerazione per il servitore di Dio. Alcuni spianavano le strade e riparavano i ponti; altri portavano il corpo, o almeno cantavano salmi. Quando si giunse al passaggio delle Alpi, vi si trovò il clero di Auxerre, che veniva a prendere la spoglia mortale del suo pastore. Infine, il corpo arrivò ad Auxerre cinquanta giorni dopo la morte del Santo. Fu esposto per dieci giorni alla venerazione pubblica e fu sepolto il 1° ottobre nell'oratorio di San Maurizio, che il santo vescovo aveva fondato lui stesso. Questo oratorio fu in seguito trasformato in una chiesa che divenne una celebre abbazia di Benedettini, e che portava il nome di San Germano. La sua festa principale si celebra il 31 luglio.
Ecco ciò che il sacerdote Costanzo ha lasciato per iscritto sul grande Germano, vescovo di Auxerre, per comando di san Paziente, arcivescovo di Lione. Egli ha dedicato questo libro a san Censurio, terzo successore del nostro Santo; ma, poiché egli stesso ammette di aver omesso in questa vita molte cose, un religioso dell'abbazia che porta il suo nome, chiamato Eric, vi aggiunse, sotto il regno di Carlo il Calvo, altri due libri in cui riporta un gran numero di meraviglie che questo santo prelato compì durante la sua vita e dopo la sua morte. Vi leggiamo che, durante un viaggio di san Germano a Orléans, le campane della cattedrale suonarono da sole per avvertire tutti gli abitanti del suo arrivo: sant'Aniano, che ne era vescovo, gli andò incontro con un numeroso corteo di clero e popolo. Il luogo dove questi due grandi uomini si abbracciarono reciprocamente e si diedero il bacio di pace fu così celebre che vi si costruì in seguito una chiesa in onore di san Germano. Inoltre, mentre sant'Aniano lo riaccompagnava fuori dalla città, una vedova afflitta portò davanti a questi beati vescovi il corpo del suo unico figlio che era appena spirato, supplicandoli con molte lacrime di aver pietà di lei e di restituirle quel bambino, unico sostegno della sua vecchiaia. Vi fu allora un santo dibattito tra questi due uomini di Dio, ciascuno pregando l'altro di compiere quel miracolo; ma infine, san Germano, in qualità di straniero e ospite, fu obbligato a cedere alle istanze di sant'Aniano. Pregò dunque e pianse per il bambino, e le sue lacrime furono così efficaci presso Dio che, nell'ora stessa, tornò in vita. Si costruì anche, nel luogo di questo miracolo, un tempio sotto il nome di San Germano. Quando il resuscitato morì una seconda volta, si fece seppellire in quel santo luogo: al tempo di Eric, vi si vedeva ancora la sua tomba, così come l'erba sulla quale il Santo si era prostrato per fare la sua preghiera, che fu circondata da una balaustra. Nello stesso diocesi, san Germano, passando per un villaggio dove un uomo ricco e illustre stava facendo costruire una grande chiesa, sostenne con la sua parola il muro di quella chiesa che, avendo cattive fondamenta, traballò all'improvviso e stava, cadendo, per schiacciare gli operai: quando fu dedicata, il fondatore volle che le si desse il nome di san Germano che era già deceduto.
Due bastoni secchi che egli piantò in terra, uno nella diocesi di Tulle e l'altro nel Gatinais, rinverdirono all'istante e si trasformarono in grandi alberi che sono stati a lungo chiamati il nocciolo e il faggio di san Germano.
Sant'Albino, vescovo di Vercelli, quando san Germano passò per quella città andando a Ravenna, lo pregò di consacrare la chiesa iniziata da sant'Eusebio, primo vescovo di quella sede, e terminata da lui. Il nostro Santo promise che lo avrebbe fatto al suo ritorno; ma, poiché morì a Ravenna, sant'Albino, non contando più sulla sua promessa, si dispose a compiere lui stesso quella cerimonia. Tuttavia, fu impossibile accendere mai le torce né i ceri, per quanto sforzo si facesse a tal fine in diverse occasioni e in diversi giorni. Infine, il convoglio del santo defunto arrivò e, in quel momento, tutti quei ceri e quelle torce si accesero da soli per una virtù divina e riempirono la chiesa di una chiarezza soprannaturale che le poté servire da dedicazione; allora sant'Albino esclamò: «Veramente, san Germano è fedele alle sue promesse; aveva promesso di dedicare la mia chiesa, non lo ha fatto durante la sua vita, ma lo fa dopo la sua morte». Così, salì all'altare, dove intonò il Gloria in excelsis e celebrò i divini Misteri.
Nelle immagini di san Germano, si vede vicino a lui un asino abbattuto che solleva la testa guardandolo. Ecco il fatto a cui ciò allude. San Germano, volendo intercedere per i Bretoni insorti, era giunto, montato su un asino, a Ravenna per chiedere la loro grazia all'imperatrice Galla Placidia. Placidia, apprendendo che la cavalcatura del Santo era appena morta, aveva voluto fargli dono di un cavallo per sostituirla. «Che mi si mostri il mio asino», aveva risposto san Germano, poiché la bestia che mi ha condotto qui mi riporterà indietro. Vedendo il cadavere dell'animale, gli disse: alzati e riportami a casa. Obbedendo a quest'ordine, la bestia si era rialzata e aveva ricevuto il vescovo sul suo dorso per ricondurlo alla sua dimora. Vi è qui una nuova prova dell'umiltà del santo vescovo, poiché egli era stato un grande capo gallico e sapeva perfettamente maneggiare un cavallo. Si vede, nell'attuale chiesa di Saint-Germain, vicino a Troyes, una vetrata che ricorda la vita del glorioso san Germano. Il primo quadro lo rappresenta mentre avanza su Troyes con un numeroso seguito. In lontananza, si vede la cima dei principali edifici di una città e un gruppo di personaggi che esce dalle mura. Più vicino al Santo, un individuo giace, sdraiato sulla schiena, simulando la morte, e ai piedi del Santo, un mendicante implora la sua carità. — Il secondo quadro rappresenta lo stesso corteo con il Santo, ma tutti ritornano sui loro passi. Il mendicante furfante è in ginocchio; con una mano, restituisce la borsa così malvagiamente estorta, con l'altra, si copre il volto. Il suo compagno si rialza davanti al Santo in preghiera. — Il terzo quadro rappresenta il convoglio di san Germano. Racchiuso in una bara ricoperta dal mantello imperiale, il suo corpo è portato solennemente dagli uomini illustri di Ravenna; si dirigono verso la strada che deve riportarlo ad Auxerre. — Il quarto quadro rappresenta il seguito del convoglio. In testa, il Papa accompagnato da vescovi e abati; poi l'imperatore e l'imperatrice, circondati da eminenti funzionari. — Il quinto quadro rappresenta, nel trilobo che occupa il centro della vetrata, due angeli che portano via, sotto la figura di un bambino, l'anima di san Germano.
## CULTO E RELIQUIE.
La regina Clotilde, moglie di Clodoveo il Grande, fece costruire, sulla tomba di san Germano, il celebre monastero di cui abbiamo già parlato, uno dei più gloriosi santuari che siano mai esistiti, per il gran numero di corpi santi di cui è arricchito. Clotario I, figlio di Clotilde, e Ingonda, sua sposa, seguendo le pie intenzioni della loro madre, fecero elevare sulla tomba del Santo un'opera d'oro e d'argento, dove i loro nomi erano incisi. Alcuni secoli dopo, il re Carlo il Calvo, figlio di Ludovico il Pio, fece aprire il monumento dove si onoravano le spoglie del beato Germano e vi trovò le sue membra ancora integre come quando vi erano state depositate per la prima volta. Le fece imbalsamare di nuovo e avvolgere in ricchissime stoffe; dopo di che le fece collocare nella loro cappella, in un luogo ancora più elevato e onorevole, dove hanno sempre continuato a compiere opere miracolose per coloro che hanno implorato la loro virtù.
Non vi è più nella tomba di san Germano ad Auxerre che qualche pezzo di legno di cedro e della polvere. La chiesa di Sant'Eusebio di Auxerre possiede il suo aunaire in drappo di seta giallo e viola, con aquile romane ricamate; la chiesa di Santo Stefano conserva alcune parti dei suoi vestiti sacerdotali e i suoi guanti. Quanto alle sue ossa, gli Ugonotti, alla presa di Auxerre nel 1567, le gettarono sulla piazza. Esse furono, si dice, raccolte da alcune persone pie, conservate nell'abbazia di San Mariano, sulla riva sinistra dell'Yonne, e scoperte in quell'abbazia nel 1717, dall'abate Lebœuf, autore della *Storia di Auxerre*, che sembra non dubitare dell'autenticità di queste reliquie. Tuttavia, il processo di verifica iniziato, lasciato, ripreso, lasciato ancora, è sempre pendente davanti alla corte episcopale e non sarà probabilmente mai terminato. È la chiesa di Sant'Eusebio che possiede attualmente queste reliquie dubbie.
San Germano era un tempo patrono titolare di diverse chiese d'Inghilterra. Si elevò una cappella a Verulam, dove il Santo aveva predicato, e dove la devozione attirava un gran numero di inglesi, quando erano cattolici. Un borgo della Cornovaglia porta il nome di San Germano. Nella diocesi di Troyes, il beato Vescovo di Auxerre è il patrono delle parrocchie di Saint-Germain, di Gyé-sur-Seine, di Prunay e altre. Egli è il patrono di Auxerre, l'invincibile protettore di questa città, e, se ha sofferto per qualche tempo che i Calvinisti ne fossero i padroni, li ha da allora scacciati interamente.
La vita, le virtù e i miracoli di san Germano, di Dom Viole; Godescard; l'Agiologia alverniate, di Mons. Croquier; Vita dei Santi della diocesi di Troyes, dell'abate Dafer; Storia della Chiesa, dell'abate Darras; dom Cotitier.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Studi di diritto a Roma e matrimonio con Eustachia
- Nomina a duca o generale delle truppe ad Auxerre
- Tonsura forzata da sant'Amatore ed elezione all'episcopato nel 418
- Prima missione in Gran Bretagna contro il pelagianesimo nel 420
- Vittoria dell'Alleluia contro i Sassoni e i Pitti
- Seconda missione in Gran Bretagna nel 448
- Intervento presso Eocaric per proteggere l'Armorica
- Morto a Ravenna presso l'imperatore Valentiniano III
Miracoli
- Vittoria dell'Alleluia senza spargimento di sangue
- Guarigione di una giovane cieca a Verulamio con un reliquiario
- Resurrezione di un discepolo a Tonnerre e di un bambino a Orléans
- Resurrezione del suo asino a Ravenna
- Apertura miracolosa delle porte di una prigione
Citazioni
-
Dio nutrirà coloro che si sono fatti poveri per amore di lui.
Dialogo con il suo diacono a Milano -
Alzati e riportami a casa.
Ordine dato al suo asino morto