1 agosto 1° secolo

San Pietro in Vincoli

O LA FESTA DELLE CATENE DEL PRINCIPE DEGLI APOSTOLI

Principe degli Apostoli, Martire

Festa
1 agosto
Morte
Ier siècle (martyre)
Categorie
apostolo , martire , papa
Epoca
1° secolo

La festa di San Pietro in Vincoli commemora la liberazione miracolosa dell'apostolo Pietro dalla prigione di Erode a Gerusalemme per mezzo di un angelo. Onora inoltre le catene portate a Roma sotto Nerone, che si sarebbero miracolosamente saldate a quelle di Gerusalemme. Queste insigni reliquie sono conservate nella basilica Eudossiana a Roma.

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LA DEDICAZIONE DI SAN PIETRO IN VINCOLI,

O LA FESTA DELLE CATENE DEL PRINCIPE DEGLI APOSTOLI

Vita 01 / 08

La prigionia e la liberazione a Gerusalemme

Il re Erode Agrippa fa imprigionare san Pietro a Gerusalemme, ma un angelo lo libera miracolosamente dalle sue catene alla vigilia della sua esecuzione.

La Chiesa ha istituito questa festa, non solo per rendere grazie a Dio per l'insigne favore che fece all'assemblea dei fedeli di Gerusalemme, quando restituì loro ques to Principe degli Prince des Apôtres Apostolo menzionato per la fissazione della data della processione. Apostoli, che il re Erode, soprannomi roi Hérode, surnommé Agrippa Re che fece imprigionare Pietro a Gerusalemme. nato Agrippa, aveva fatto legare con due catene, in attesa che la festa di Pasqua fosse passata per farlo morire; ma anche per on orare quest ces chaînes Reliquie centrali della biografia, che hanno legato l'apostolo a Gerusalemme e Roma. e catene, con le quali le membra preziose di questo grande Apostolo erano state legate. Essa sa bene che egli stesso le stimava più di tutti i tesori del mondo, e che preferiva la condizione di prigioniero e di incatenato per Gesù Cristo a quella di Principe del suo popolo e di Capo di tutti i suoi discepoli.

San Luca riporta, negli Atti degli Apostoli, che questo Erode, nipote del secondo per parte di padre, e nipote del primo, volendo guadagnarsi l'affetto dei Giudei, dopo aver fatto tagliare la testa a san Giacomo il Maggiore, fratello di san Giovanni l'Evangelista, fece arrestare san Pietro e lo mandò in prigione, con l'intento di farlo giustiziare pubblicamente e davanti a una folla numerosa riunita a Gerusalemme, non appena la festa di Pasqua fosse passata. Temendo che sfuggisse alla sua crudeltà, non si accontentò di farlo rinchiudere; lo fece legare con due catene alle pareti della prigione in cui si trovava, e lo affidò alla guardia di soldati che ne rispondevano. Tuttavia i cristiani della città e dei dintorni sentirono vivamente questo colpo, e, sapendo quanto questo Apostolo fosse necessario alla Chiesa, che, appena nascente, si vedeva esposta a così terribili persecuzioni, inviavano continuamente i loro voti e i loro sospiri verso il cielo, supplicando il loro sovrano pastore di non permettere che il suo gregge fosse così presto privato di colui che gli aveva dato come suo vicario. Questa preghiera fu esaudita: la notte stessa in cui Pietro doveva essere giustiziato, mentre dormiva pacificamente nelle sue catene, in mezzo a due soldati, oltre alle altre guardie che erano di guardia davanti alla porta, l'angelo del Signore scese dal cielo e riempì tutta la prigione di una grande luce; e, avendolo trovato addormentato, gli diede un colpo sul fianco e gli disse: «Alzati in fretta». Allo stesso tempo, le catene gli caddero dalle mani ed egli si alzò. L'angelo aggiunse: «Mettiti la cintura e calzati». Egli lo fece. L'angelo gli disse ancora: «Mettiti il mantello e seguimi». Egli obbedì e si mise al suo seguito. Tuttavia credeva che fosse solo un sogno, e non pensava che lo stessero liberando effettivamente. Ma quando ebbero superato entrambi il primo e il secondo corpo di guardia, dove non si accorsero affatto del loro passaggio, arrivarono infine alla porta che conduceva alla città e che era una porta di ferro, e, allo stesso tempo, questa porta si aprì senza che nessuno vi mettesse mano. L'angelo avanzò fino alla fine della strada, poi svanì e non apparve più. Allora Pietro, tornato in sé, esclamò: «Ora riconosco veramente che Dio ha mandato il suo angelo e mi ha liberato dalla mano di Erode e da tutta l'attesa del popolo giudaico».

Culto 02 / 08

Venerazione delle catene e dei legami romani

I fedeli di Gerusalemme conservano le catene come reliquie, mentre Pietro subisce una seconda prigionia a Roma sotto Nerone.

Tutti i fedeli ricevettero un'incredibile gioia da questa liberazione; ne resero molte azioni di grazie a Dio e, essendosi procurati le catene con cui l'Apostolo era stato legato, le custodirono religiosamente nel tesoro della chiesa di Gerusalemme, come una preziosissima reliquia. È per questo grande beneficio che la festa di oggi è stata istituita. In essa si devono onorare le pene e le sofferenze di san Pietro, la calma e la tranquillità che egli aveva nella sua prigione e sotto i suoi legami, la costanza e la gioia con cui attendeva il colpo della morte, e l'uguaglianza d'animo che apparve in lui, tanto nell'umiliazione della sua prigionia quanto nella gloria della sua liberazione. Si deve anche ringraziare Nostro Signore per il favore che ha fatto al suo gregge rendendogli un così buon pastore, per i miracoli che ha operato per liberarlo e per i grandi frutti che gli ha fatto produrre da allora, tanto tra i Giudei quanto tra i Gentili, per il perfetto stabilimento del Cristianesimo. San Pietro ebbe saint Pierre Apostolo menzionato per la fissazione della data della processione. anche altri legami oltre a quelli con cui fu incatenato a Gerusalemme; poiché, essendo v enut Rome Città natale di Massimiano. o a Roma per predicarvi il Vangelo, e avendo guadagnato a Gesù Cristo un gran numero di persone dei tre ordini che componevano questa città, vogliamo dire, senatori, cavalieri e semplici abitanti, l'imperatore Nerone lo fece catturare e ordinò che fosse messo in prigione e incatenato. È di queste ultime catene che parlava sant'Alessandro, papa e martire, quando, vedendo santa Balbina portare un rispetto singolare per le catene con cui egli era stato legato, la esortò a cercare piuttosto le catene dell'apostolo san Pietro: cosa che ella fece anche con molto successo e consolazione. Ma è allo stesso tempo di quelle che l'Apostolo portò nelle prigioni di Gerusalemme e di quelle che portò nelle prigioni di Roma che parla sant'Agostino, quando dice che «tutte le Chiese di Gesù Cristo ne fanno molto più conto che dell'oro più puro e più prezioso». È ancora su queste catene che san Giovanni Crisostomo, o piuttosto san Proclo, uno dei suoi successori sulla cattedra di Costantinopoli, ha fatto un bel discorso, che è riportato da Simeone Metafraste e da Surio al primo giorno di agosto, dove dice, tra le altre cose, che «Pietro le guardava come un ornamento regale; che si trovava molto meglio adornato di esse che di collane di perle e di vesti di porpora e di seta, e che provava una gioia straordinaria nel vedersi legato, perché sapeva che queste catene gli avrebbero procurato una corona immortale nel cielo».

Miracolo 03 / 08

Il miracolo della fusione delle due catene

L'imperatrice Eudossia porta una catena da Gerusalemme a Roma; al contatto con la catena romana, le due si fondono miracolosamente in una sola.

Ciò che diede origine a questa festa fu la dedicazione di una chiesa sotto il nome di San Pietro in Vincoli e i grandi miracoli che avvennero per loro mezzo. Ecco ciò che ci insegna la Storia ecclesiastica:

L'imperatrice E udossia, moglie dell' L'impératrice Eudoxie Moglie di Teodosio II e rivale di Pulcheria. imperatore Teodosio il Giovane, si era recata in Palestina per visitare i luoghi santi consacrati dai misteri della nostra redenzione; Giovenale, patriarca di Gerusalemme, le fece dono delle due catene con cui il Principe degli Apostoli era stato legato nella prigione di Erode. Questa principessa le ricevette con straordinario rispetto e gioia, poi, considerandole come reliquie preziose, ne riservò una per la città di Costantinopoli e inviò l'altra a sua figlia Eudossia, che aveva sposato, due anni prima, l'imperatore Valentiniano III. Eudossia ricevette con grande stima il dono di sua madre. Trovandosi a Roma, lo portò al Sommo Pontefice, per renderlo partecipe della sua gioia. Il Papa, riconoscente, volle mostrarle, a sua volta, le catene con cui san Pietro era stato legato a Roma. Avvenne allora un grande miracolo: queste due catene, essendo state avvicinate l'una all'altra, si unirono da sole così perfettamente che non apparvero più che come un'unica catena forgiata da un solo operaio. Eudossia, ammirando questo prodigio, si guardò bene dal richiedere la sua reliquia; ma, lasciando tutta quella lunga catena alla Chiesa, fece costruire un bel tempio per collocarla ed esporla alla venerazione dei fedeli. Questo tempio fu dapprima chiamato Eudossia, dal nome della sua fondatrice; ma in seguito è stato chiamato San Pietro in Vincol Saint-Pierre-ès-Liens Chiesa romana costruita per custodire le catene fuse. i, ed è un titolo cardinalizio.

Culto 04 / 08

Diffusione di frammenti e limature sacre

I papi distribuiscono frammenti o limature delle catene in tutta Europa, in particolare ai re franchi, visigoti e longobardi.

La catena che Eudossia portò a Costantinopoli fu anch'essa accolta con ogni sorta di venerazione, e vi fu edificata parimenti una chiesa per servirle da santuario. Così, la dedicazione di queste due case di Dio avvenne quasi contemporaneamente; ma quella della chiesa di Costantinopoli fu fissata al 4 gennaio, mentre quella della chiesa di Roma fu posta al 4 agosto. In tal modo, si abolì a Roma una festa del paganesimo che si celebrava in quello stesso giorno per la dedicazione del tempio di Marte e per la nascita dell'imperatore Claudio. Dio ha mostrato con insigni miracoli di approvare il culto di questi legami sacri e che essi erano degni di grande venerazione; poiché, toccandoli o facendoseli porre sul capo, si riceveva la guarigione da diverse malattie e sollievo da mali gravissimi. I Papi, quando volevano fare un dono considerevole, inviavano un po' della limatura di questo prezioso ferro, come ci insegnano diverse Epistole di san Gregorio Magno. Talvolta in viavano questa limatura saint Grégoire le Grand Papa contemporaneo di San Psalmode. incastonata in una chiave d'oro o d'argento: coloro che la ricevevano erano soliti appenderla al collo per preservarsi, per la protezione di san Pietro, dagli accidenti funesti di questa vita. È così che lo stesso santo Pontefice fece con Childeberto, re di Francia, per il quale nutriva molto rispetto e un affetto singolare, come si vede nell'Epistola VI del libro V che gli scrisse su questo argomento. Nell'Epistola XXIII del libro seguente, che indirizza a Teotista, nobilissima patrizia, sorella di Maurizio, imperatore d'Oriente, insieme a un simile dono, riferisce che un signore longobardo, essendosi fatto beffe di una di queste chiavi e avendo voluto romperla per averne l'oro, fu all'istante posseduto dal demonio, che lo trattò con tanta furia che egli si sgozzò con il coltello con cui voleva tagliare la chiave, e morì sul colpo. San Gregorio ne inviò anche ad Anastasio, patriarca di Antiochia, a Recaredo, re dei Visigoti di Spagna, e ad altri personaggi ecclesiastici e laici. Leggiamo anche nella Storia ecclesiastica che diverse persone di distinzione chiesero queste limature al Papa, e che Giustino I, imperatore d'Oriente, inviò ambasciatori al papa Ormisda per ottenere da lui un frammento delle catene di san Pietro come la cosa più preziosa che potesse chiedere, tanto la venerazione di queste reliquie era allora diffusa in ogni luogo. Il papa Vitaliano, verso l'anno 637, inviò un frammento delle sante catene alla regina dell'Inghilterra del Nord, sposa di Oswin. Ewaldo, arcivescovo di Vienne, ricevette un frammento di *Vinculis Apostolorum* dal papa Costantino; san Gregorio III inviò una chiave con la stessa reliquia a Carlo Martello; san Leone III fece lo stesso dono a Carlo Magno; san Gregorio VII ad Acon, re di Danimarca, e in seguito ad Alfonso, re di Castiglia.

other 05 / 08

Descrizione e conservazione delle catene

Dettaglio tecnico della struttura delle catene (anelli e ceppo) e menzione di altri frammenti conservati a Roma, Metz o Avignone.

Tuttavia, affinché le sante catene non venissero troppo danneggiate, i Papi cessarono insensibilmente di staccarne dei frammenti, e allora ci si accontentò di lasciarle baciare, di farvi toccare oggetti di devozione, e al massimo di donare alcuni pezzi delle fasce di lino di cui sono costantemente avvolte, quando non sono esposte alla venerazione dei fedeli. È ciò che si fa ancora ai nostri giorni. Tuttavia Benedetto XIV, verso la metà del secolo scorso, volle rinnovare l'antico uso riguardo alla cattedrale di Bologna, sua patria, alla quale donò una chiave d'oro che racchiudeva della santa limatura. Da tutto ciò che abbiamo appena detto, si vede che le sante catene non sono più intere. Una di esse si compone di ventotto anelli, di cui l'ultimo, a forma di S, sostiene il ceppo che stringeva il collo dell'Apostolo. L'altra catena, riunita alla prima dal prodigio che abbiamo raccontato, è formata da cinque anelli; quattro più piccoli degli altri e il quinto, a forma di S, al quale sono attaccati un anello rotondo più grande e una barra di ferro che riuniscono le due catene. È probabile che, nella prigione, questa barra di ferro fosse saldata nel muro da un lato, e sostenesse dall'altro la catena alla quale si trovava attaccato il prigioniero apostolico. Alcuni degli anelli, staccati in diverse epoche dai santi legami, sono andati perduti nelle vicissitudini dei tempi. Ci resta tuttavia una notizia certa della maggior parte di essi, poiché anche ai nostri giorni sono in venerazione in diversi paesi del mondo, e a Roma stessa. Infatti, l'insigne chiesa di Santa Cecilia, in Trastevere, possiede sette anelli, i quali, secondo la tradizione, furono inviati da Adriano I, nel 772, a Desiderio, re dei Longobardi, quando il santo Papa cercava di placare e addolcire in favore dell'Italia quel monarca sleale e crudele. Il cardinale Sfondrati ottenne dal papa Clemente VIII, verso l'anno 1592, di togliere questi anelli dalla chiesa dedicata al Principe degli Apostoli sul lago di Como, dove venivano conservati, e li trasportò a Roma in questa chiesa di Santa Cecilia. La città di Avignone, che ebbe la fortuna di possedere per settant'anni la Sede apostolica, ebbe cinque anelli delle sante catene. Nell'anno 949, un conte che l'imperatore Ottone il Grande amava fu posseduto dal demonio in modo così violento che si lacerava da solo con i denti. L'imperatore, avendo compassione della sua miseria, lo fece condurre al papa Giovanni XIII, per fargli fare gli esorcismi; ma appena gli ebbero messo al collo la catena di san Pietro, lo spirito maligno, non potendone soffrire la virtù, fu costretto a uscire dal suo corpo lanciando grida spaventose. Teodorico, vescovo di Metz, cugino germano dell'imperatore, che era presente a questa meraviglia, ne fu così toccato che gettò subito la mano sulla catena, e protestò che non l'avrebbe mai lasciata finché non gliene avessero dato un anello per la sua chiesa. L'imperatore supplicò il Papa di accontentare la devozione di Teodorico, che portò l'anello che aveva ottenuto nella sua città di Metz, dove lo collocò nell'abbazia di San Vincenzo, che aveva fatto costruire. Vi mise anche dei capelli di san Pietro, e molte altre reliquie che gli furono donate. Se ne può vedere l'elenco in Sigeberto, religioso e maestro dei novizi di quel monastero. Queste preziose reliquie sono scomparse nel 1793.

Teologia 06 / 08

Significato teologico delle catene

I Padri della Chiesa paragonano la potenza delle catene a quella dell'ombra di Pietro, simboleggiando la sua autorità e il suo martirio.

Vi era ancora a Roma una cattedra di san Paolo. Secondo la testimonianza dello stesso san Gregorio, nel libro III del suo *Registro*, epistola XXX, indirizzata all'imperatrice Costanza, essa operava molte guarigioni soprannaturali. Ma la Chiesa ha ritenuto opportuno celebrare solo le catene di san Pietro, per segnare la sua preminenza sopra gli altri Apostoli e per ricordare che è a lui principalmente che la chiave del regno dei cieli, con il potere di legare e sciogliere, è stata data. Molti santi dottori hanno parlato onorevolmente di questi sacri vincoli. Tra i sermoni di san Giovanni Crisostomo, se ne trova uno su questo argomento, che il cardinale Baronio ritiene essere piuttosto di san Proclo o di san Germano, suoi successori. L'autore vi tratta molto a lungo dell'imprigionamento di san Pietro, delle pene che egli sopportò in prigione per l'inumana crudeltà dei soldati che lo custodivano, della gloria della sua liberazione e dell'utilità incomparabile che tutta la Chiesa ne ricevette. Gli diede anche eccellenti epiteti, che mostrano l'eminenza della sua dignità e le prerogative della sua sede. Lo chiama la Bocca di Gesù Cristo e dei suoi confratelli; l'Interprete dei segreti di Dio; il Maestro dei cieli e dei fedeli, la cui dottrina è così sicura che non si può errare nel seguirla; la Colonna dell'Israele spirituale, la Solidità degli Apostoli, il Consolidamento di coloro che dubitano, la Gloria della Chiesa, l'Onore dei Discepoli, l'Ornamento e il sostegno di coloro che hanno veri sentimenti, la Riconciliazione dei peccatori, il grande Miracolo del mondo, lo Splendore dei teologi, lo Spirito celeste e la purissima Dimora della santissima Trinità. Questo stesso Dottore confronta poi le catene del nostro santo Apostolo con la sua ombra, e dice che, se essa aveva tanta forza che tutti coloro sui quali passava venivano guariti, da qualunque malattia fossero afflitti, le sue catene, che sono qualcosa di solido e che hanno ricevuto una virtù particolare dalla santità delle sue membra e dalla potenza delle sue mani, artefici di tanti miracoli, devono essere molto più salutari. Sant'Agostino, nel Sermone XXVIII sui Santi, si serve anch'egli della stessa comparazione. «Se l'ombra di Pietro», dice, «è stata così salutare, quanto più lo sarà la catena di cui il suo corpo è stato circondato? Se la vana apparenza della sua immagine ha potuto avere la forza di restituire la salute ai malati, quale forza non avranno dunque dei vincoli che sono stati impressi sulle sue membra sacre? Se san Pietro è stato così potente prima del suo martirio, quanto deve esserlo ora che ha trionfato sull'attacco dei demoni?». Poi esclama: «O catene fortunate, che da manette e ceppi sono state cambiate in corone e diademi, rendendo l'Apostolo martire! O beati vincoli, di cui il prigioniero è stato trascinato al supplizio della croce, non tanto per esservi giustiziato quanto per esservi consacrato!»

Culto 07 / 08

Ricorso alle catene durante le calamità

Le catene vengono esposte durante le crisi maggiori, come l'invasione francese del 1798 o l'epidemia di colera del 1837 a Roma.

Durante le grandi calamità di Roma e della Chiesa, i Papi fanno esporre le sante Catene e le si trasporta processionalmente in altre basiliche, così come avvenne alla fine del secolo scorso. Il papa Pio VI, di venerabile memoria, in balia delle perfidie della Repubblica francese, ordinò che le sante Catene con l'immagine acheropita del Salvatore, e quella della santa Vergine che si trova a Santa Maria in Portico, fossero trasportate, il 17 gennaio 1798, alla basilica Vaticana e di lì a Santa Maria Maggiore e a San Giovanni in Laterano, da dove furono riportate il 5 febbraio alla basilica Eudossiana, nella quale rimasero esposte per cinque giorni alla venerazione dei fedeli. Un'altra esposizione solenne delle sante Catene ebbe luogo nel mese di agosto dell'anno 1814. Nel 1837, quando Roma, per la prima volta, fu invasa dal colera, Gregorio XVI ordinò che le sante Catene fossero esposte, così come le altre insigni reliquie, allo scopo di preservare il suo popolo dal flagello, e, se il colera entrò a Roma, vi fu di durata più breve e meno micidiale che nelle altre capitali d'Europa. Il nostro santo papa Pio IX, che è incatenato anch'egli nei vincoli della persecuzi one, n Pie IX Papa che ha canonizzato Giosafat nel 1867. utre una grande devozione per le Catene di san Pietro. Le ha fatte riporre in un magnifico reliquiario in metallo dorato, dono della sua munificenza apostolica. Queste venerabili reliquie sono racchiuse durante l'anno nella sacrestia Eudossiana, in fondo a un armadio ricavato nel muro. Questo armadio è chiuso dapprima da una tenda di seta rossa, poi da una grata di metallo dorato, e infine da una porta di bronzo riccamente scolpita dal celebre Pallajoli. Tre chiavi chiudono la porta dell'armadio, così come la grata, e queste chiavi sono custodite da tre autorità differenti; una dal sommo Pontefice, l'altra dal cardinale titolare della Basilica, e la terza dal Reverendo Padre Abate dei Canonici Regolari di San Giovanni in Laterano, che officiano la Basilica.

Fondazione 08 / 08

La Confraternita e la reazione alle 'catene Orsini'

In reazione a una provocazione politica, viene creata una confraternita per promuovere il culto delle catene, stabilendosi in particolare a Tolosa nel 1870.

Dopo aver parlato delle Catene di san Pietro, ci resta da dire una parola sulla confraternita recentemente istituita in loro onore.

Nel 1864, si videro arrivare dalla Francia a Roma una quantità di catene da orologio di un nuovo genere, di bella forma e che si vendevano a vil prezzo. Portavano a una delle estremità un piccolo globo che raffigurava una palla di cannone.

Molte persone, soprattutto i giovani, ne fecero incetta e le portarono senza scrupolo, come si portano tanti altri oggetti di questo genere che ci vengono dalla moda; erano ben lontani dal sospettare cosa significassero.

Era una trappola perfida che i rivoluzionari tendevano alle persone oneste e alla gente perbene.

Quando gli emissari del male videro le loro catene sufficientemente diffuse, divulgarono che esse erano simboli del preteso «schiavismo in cui gemeva Roma sotto il giogo del papato», e che il piccolo globo misterioso rappresentava le bombe dell'assassino Orsini, lo stesso che cospirò contro Napoleone III per costringerlo a fare l'unità italiana.

Una simile rivelazione, sebbene fatta a mezza voce, bastò perché ogni persona onesta gettasse con orrore questo segno sedizioso, e non lo si è più visto portare, da allora, che da un piccolo numero di individui apertamente legati alla rivoluzione.

Nondimeno, lo scopo della setta era raggiunto; si poteva credere che i Romani condividessero le sue aspirazioni perfide accettando queste famose catene, alle quali, per la prima volta, si diede il nome di catene Orsini.

Era quello un impudente menzogna che non ottenne alcun credito; e siccome spesso il male produce un bene, fu la causa di un bel pensiero, che forse, con l'aiuto di Dio, produrrà qualche buon risultato. L'indignazione suggerì a dei giovani Romani di prendere occasione da questo fatto per accrescere la devozione dei fedeli verso uno dei più venerabili monumenti della Roma Papale, vale a dire di propagare e di ravvivare più che mai il culto delle Catene di san Pietro facendone dei fac-simile per servire da catene da orologio. Così gli antichi cristiani e le sante donne dei primi secoli amavano testimoniare il loro amore per Nostro Signore, per la santa Vergine e i Santi portando le loro immagini e i loro emblemi scolpiti su anelli, pietre preziose e altri ornamenti.

Il sovrano Pontefice benedisse questo pensiero e degnò di accordare subito le più ampie facilità per esaminare le sante Catene e prenderne il disegno.

Si mise mano all'opera, e dopo aver superato alcuni ostacoli, si riuscì a ottenere un fac-simile esatto e adatto a formare una catena da orologio.

Mentre l'impresa sembrava aver avuto successo, dovette subire, come tutte le buone cose nel loro inizio, lotte tanto inattese quanto ostinate; un istante fu sul punto di essere abbandonata. Tuttavia, le Catene di san Pietro hanno modestamente, ma fermamente resistito alla tempesta: cominciano a diffondersi, sono ricercate dalle persone più distinte, e le dame più nobili ed eleganti non esitano a testimoniare la loro devozione a san Pietro e alla Santa Sede, portando sui loro ricchi abiti la Catena di ferro del primo Vicario di Gesù Cristo.

La confraternita è posta sotto il patrocinio dell'Immacolata Concezione della santissima Vergine Maria, e di san Pietro, principe degli Apostoli.

Lo scopo della Confraternita è di propagare quanto più è possibile, e in tutti i luoghi, il culto delle Catene sacre del Principe degli Apostoli e la devozione alla Santa Sede; di pregare, secondo l'intenzione del sovrano Pontefice, per le necessità della santa Chiesa romana, la conversione dei fedeli e dei peccatori e l'estirpazione delle eresie e delle bestemmie.

Ciascuno dei membri dovrà procurarsi un fac-simile in ferro delle Catene di san Pietro: questo fac-simile sarà ornato da una piccola croce simile a quella che servì alla crocifissione del Principe degli Apostoli.

Questo fac-simile dovrà aver toccato le Catene sacre di san Pietro; vi si unirà un'attestazione stampata, firmata dal Reverendissimo Padre Abate della Basilica Eudossiana, e munita del timbro a secco della suddetta abbazia; questo stampato servirà da certificato di iscrizione.

Ogni membro dovrà portare questo fac-simile sui propri abiti, nel modo che riterrà più conveniente. Per evitare le contraffazioni e gli abusi, i fac-simile saranno distribuiti solo dalle persone debitamente autorizzate a questo scopo.

Ecco quali sono le preghiere e le pratiche pie da compiere dai membri:

1° Recitare ogni giorno, in qualunque lingua si voglia e all'intenzione indicata all'articolo 1, § 2, un Pater, un Ave e un Gloria, con l'invocazione: San Pietro, pregate per noi;

2° Accostarsi, ovunque si potrà, ai santi sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia, nei giorni seguenti: Il 18 gennaio, festa della Cattedra di san Pietro a Roma; il 29 giugno, festa del martirio di san Pietro; il 1° agosto, festa di san Pietro in Vincoli, giorno scelto come festa principale della Confraternita;

3° Visitare, in quei giorni o in uno dei giorni dell'Ottava di san Pietro, la chiesa detta Basilica Eudossiana, eretta in onore delle Catene del Principe degli Apostoli;

4° Per i membri fuori Roma, visitare, come sopra, una chiesa o cappella pubblica, dedicata a san Pietro, se ve n'è una nella località in cui abitano; in mancanza di ciò, visitare ciascuno la propria chiesa parrocchiale;

5° All'annuncio del decesso di un membro, recitare per il riposo della sua anima, il salmo De Profundis; coloro che ignorano questa preghiera possono sostituirla con un'altra.

Numerose indulgenze sono state accordate da Sua Santità Pio IX ai membri della Confraternita.

La confraternita delle Catene di San Pietro è stata inaugurata a Tolosa il 1° agosto 1870, nella chiesa di San Pietro. Il signo r parroc Toulouse Sede episcopale di Eremberto. o di questa parrocchia è nominato direttore di questa affiliazione, con lettera di Monsignor l'arcivescovo, datata da Roma (durante il concilio) il 20 giugno dello stesso anno. Questa nomina è stata confermata il 14 luglio, dal Reverendissimo Padre Abate della basilica di San Pietro in Vincoli a Roma, presidente generale di questa arciconfraternita. Un deposito di piccole Catene di San Pietro giunte da Roma e accompagnate ciascuna dal suo autentico, è stabilito nella sacrestia della parrocchia San Pietro a Tolosa.

Per appartenere alla confraternita e godere dei suoi privilegi, si deve portare con sé una di queste piccole catene e farsi iscrivere al registro che è aperto nella stessa chiesa.

I fedeli possono apprendere, da tutto ciò che abbiamo appena detto, quanto sia onorevole soffrire qualcosa per Gesù Cristo: poiché, sebbene non vi siano che i vincoli di san Pietro a essere onorati sulla terra con una festa particolare, questa festa, nondimeno, ci fa conoscere che tutte le pene che sopportiamo pazientemente in questa vita saranno ricompensate nel cielo con una gloria incomparabile e che non finirà mai.

Ci siamo serviti, per completare questa biografia, della Storia di san Pietro, dell'abate Maistre; della Storia delle sante Catene e di un'opera pubblicata a Roma sulla Confraternita istituita in loro onore.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Imprigionamento a Gerusalemme da parte di Erode Agrippa
  2. Liberazione miracolosa per mezzo di un angelo
  3. Prigionia a Roma sotto Nerone
  4. Martirio mediante il supplizio della croce
  5. Miracolosa riunione delle catene di Gerusalemme e di Roma sotto papa Leone I

Miracoli

  1. Liberazione dal carcere per mezzo di un angelo
  2. Saldatura spontanea delle due catene (Gerusalemme e Roma)
  3. Guarigioni tramite il contatto con le catene o la limatura
  4. Esorcismo di un conte posseduto sotto Ottone il Grande

Citazioni

  • Dirupisti, Domine, vincula mea. Salmi, 115, 17
  • Beati i legami che tenevano prigioniere le mani e i piedi di san Pietro; essi gli hanno valso una corona immortale. S. Aug., in serm., xxx de Sanctis

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo