Antico ufficiale dell'imperatore Teodosio, Dalmazio si fece monaco sotto la direzione di sant'Isacco a Costantinopoli. Dopo quarantotto anni di clausura assoluta, ne uscì nel 431 per difendere l'ortodossia contro Nestorio durante il concilio di Efeso. Riconosciuto come l'avvocato del concilio, finì i suoi giorni verso il 440 come archimandrita rispettato da tutti.
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SAN DALMAZIO O DALMAZIO,
ARCHIMANDRITA DI COSTANTINOPOLI E SAN FAUSTO, SUO FIGLIO, MONACO
Giovinezza e vocazione monastica
Ufficiale sotto Teodosio, Dalmazio abbandona la carriera militare e la famiglia per unirsi al monastero di sant'Isacco a Costantinopoli.
Nato alla professione delle armi, servì sotto il grande Teodosio in qualità di ufficiale, nella seconda compagnia delle guardie del palazzo. Il contagio del mondo, in questo impiego tutto secolare, non guastò affatto il suo cuore. Si mantenne nella virtù che gli era stata ispirata fin dall'infanzia, e visse nel suo stato in modo molto edificante. Era sposato fin dal tempo dell'imperatore Valente, e apparve in seguito che la pietà regnava anche nella sua famiglia, che era numerosa. Essendo venuto sant'Isacco dall'Oriente a Costantinopoli, egli fece la sua conoscenza; e, in un'occasione, rimase sette giorni nel suo monastero per approfittare a suo agio delle sue istruzioni. Il Santo gli fece conoscere, dopo questa specie di ritiro, che Dio lo voleva accant Dalmace Archimandrita di Costantinopoli e figura chiave contro il nestorianesimo. o a sé; in che Dalmazio, che vi era già spinto dalla sua pietà, non apportò altro indugio se non quello di cui aveva bisogno per disporre la moglie e per mettere ordine ai suoi affari domestici. Poiché la sua casa era una casa di virtù, non ebbe difficoltà a ottenere dalla sua sposa il sacrificio che Dio voleva da lui, e trovò la stessa sottomissione nei suoi figli.
Vita monastica e primi miracoli
Dalmace divenne il principale discepolo di Isacco, praticando un'ascesi rigorosa mentre suo figlio Fausto lo imitava nella vita religiosa.
Si recò dunque presso san Isacco, portando con sé uno dei suoi figli di nome Fa usto, Fauste Nobile senatore di Autun che accolse i santi. che volle imitarlo nel suo ritiro. Divenne presto il principale discepolo del suo padre spirituale, per l'ardore che dimostrò nella penitenza, per la sua carità verso i poveri, per il suo amore per il ritiro e per i progressi che fece nella perfezione. I suoi digiuni erano rigorosi e frequenti, e si assicura che trascorse un'intera quaresima senza prendere nulla. La sua vita, riportata dai Bollandisti, aggiunge che fu poi fino all'Ascensione in una sorta di estasi, durante la quale fu trasportato in spirito nella chiesa dei Santi Maccabei, mentre il patriarca Attico vi celebrava la messa; e che, dichiarandolo al suo santo abate Isacco, gli assicurò di avervi visto tre religiosi del suo monastero che vi avevano assistito, di cui uno era presso il santuario, l'altro nell'ambone e il terzo alla grande porta, cosa che Isacco trovò veritiera quando si informò presso quei religiosi al loro ritorno.
Governo del monastero e clausura
Succedendo a Isacco, mantenne una rigorosa clausura per quarantotto anni, rifiutandosi di uscire nonostante le sollecitazioni imperiali durante i terremoti.
Essendo questo Santo andato a ricevere in cielo la ricompensa delle sue fatiche e del suo zelo, e avendo lasciato Dalmazio come suo successore nel governo del monastero, egli si applicò con incredibile attenzione a farvi fiorire le virtù religiose. Lo si può giudicare dal ritiro che mantenne costantemente; poiché non uscì mai dal suo chiostro per lo spazio di quarantotto anni. Durante questo tempo la città di Costantinopoli fu scossa da terremoti; e poiché si facevano processioni per placare l'ira di Dio, l'imperatore fece istanze al Santo per convincerlo a parteciparvi; ma egli lo supplicò di acconsentire che pregasse nella sua cella. Il principe, che lo teneva in grande venerazione, non lo pressò oltre.
Il modo in cui Dio punì sotto i suoi occhi un uomo malvagio aumentò ancora l'alta stima che si aveva di lui a corte. Due contendenti avevano portato la loro causa davanti all'imperatore; e il querelante, che lo faceva molto ingiustamente, aveva dato con i suoi cavilli e le sue parole artificiose una piega così favorevole alla sua causa, che l'altro si vide sul punto di soccombere. In questa estremità si gettò ai piedi dell'imperatore e gli disse: «Principe, abbi pietà di me, rimandaci entrambi all'abate Dalmazio affinché decida: non potresti darci un giudice più equo, e spero che Dio manifesterà la verità per suo tramite». L'imperatore rispose che era d'accordo, e si recarono dal Santo. «Spiegatemi dunque», disse loro, «il motivo che vi conduce». Allora l'iniquo querelante, volendo far valere il suo preteso diritto, si ritrovò la lingua legata e cadde morto ai piedi di Dalmazio. Il Santo ne inviò il rapporto all'imperatore in questi termini: «Dio ha giudicato egli stesso questa causa in favore di colui che era leso». Ciò riempì di ammirazione il principe e tutti i grandi della sua corte.
Opposizione all'eresia nestoriana
Dalmace identifica precocemente l'eresia di Nestorio e rifiuta di riceverlo, mettendo in guardia i suoi monaci contro la sua dottrina.
Ma la virtù e lo zelo di san Dalmace non brillarono mai meglio che nel servizio che rese alla Chiesa contro Nestorio, g iunto da Nestorius Patriarca condannato a cui succede Massimiano. Antiochia per occup are la c Antioche Antica città dove risiedeva santa Publia con la sua comunità. attedra di Costantinopoli dopo Attico. Dio gli fece conoscere i sentimenti che quell'eresiarca nutriva nell'anima prima ancora che li manifestasse. Quando questi volle fargli visita nella sua cella, egli gli disse con fermezza: «Potete andarvene; poiché non vi riceverò finché non avrete rinunciato ai vostri errori». Nestorio si vide costretto a ritirarsi; e il Santo disse ai suoi religiosi: «Guardatevi, fratelli miei; è giunta in questa città una bestia malvagia, che ferirà molta gente con la sua dottrina».
Il Concilio di Efeso e la crisi politica
Il concilio del 431 condanna Nestorio, ma intrighi politici e false relazioni all'imperatore portano all'imprigionamento dei capi ortodossi.
Lo scandalo scoppiò presto. Nestorio palesò infine i suoi dogmi empi e, nel 431, fu convocato il concilio di Efeso, dove si riunirono più di duecento vescovi e al quale san Cirillo d'Alessandria presiedette come legato di papa Celestino. Questa santa assemblea condannò Nestorio e lo depose dalla sua dignità. Ma non si può esprimere ciò che questo eresiarca e i suoi seguaci fecero con i loro intrighi per impedirne l'esecuzione. Giovanni, patriarca di Antiochia, amico di Nestorio, che era stato tratto dal suo clero, arrivò al concilio quattro giorni dopo che la sentenza era stata emessa. Era accompagnato dai vescovi d'Oriente, vale a dire della Siria, di cui si sospetta che molti avessero sentimenti vicini a quelli di Nestorio. Si lamentarono che si fosse stati troppo precipitosi in quel giudizio e la loro passione li portò fino ad assemblare un falso sinodo, dove osarono deporre san Cirillo e Memnone, vescovo di Efeso.
Il conte Candidiano, che Teod osio il Giovane, Théodose le Jeune Imperatore d'Oriente, fratello di Pulcheria. allora imperatore, aveva inviato al concilio per mantenervi la pace, si schierò dalla parte di Giovanni d'Antiochia e dei suoi aderenti e, attraverso false relazioni che fece al principe, il quale stimava Nestorio credendolo cattolico, lo indusse ad annullare ciò che era stato fatto contro di lui. Ma tre nuovi legati, che arrivarono allora da parte del Papa, confermarono la sentenza del concilio con le loro sottoscrizioni. Tuttavia, gli amici degli Orientali continuarono ad agire per loro e per la causa di Nestorio. La corte si trovò divisa e Teodosio, che agiva in base ai rapporti che gli venivano fatti, confuse gli innocenti con i colpevoli, inviando a Efeso il conte Giovanni per arrestare contemporaneamente san Cirillo, Memnone e Nestorio. I primi due furono messi nelle mani di Candidiano e non fu permesso ai prelati del concilio di uscire dalla città. Vi erano bruciati dai calori ardenti dell'estate e molti ne morirono. Furono pubblicate contro di loro calunnie, furono caricati di ingiurie e maledizioni; e mentre i sostenitori di Nestorio avevano la libertà di inviare alla corte tutto ciò che volevano, i Padri del concilio non avevano la libertà di scrivere, o tutto ciò che proveniva da parte loro veniva intercettato per mare e per terra. Infine, per far recapitare le loro lettere, furono costretti a servirsi di un uomo fedele travestito da mendicante, che le nascose in una grossa canna che gli serviva da bastone.
L'intervento decisivo al palazzo
Rompendo la sua clausura di quarantotto anni, Dalmazio guida una processione al palazzo imperiale per ristabilire la verità presso Teodosio II.
Gli affari della religione erano in questo triste stato a Efeso, e san Dalmazio, a cui i Padri del concilio ne fecero parte, così come al clero e agli abati di Costantinopoli; san Dalmazio, diciamo, rispose loro assicurandoli degli sforzi che stava per compiere per porvi rimedio. Egli prese per questo un mezzo eclatante che gli riuscì, e si dice che vi fu spinto da una voce dal cielo.
Teodosio non rendeva affatto la giustizia che doveva al concilio, perché era ingannato dalle false relazioni che gli facevano gli amici di Nestorio, e poiché quelle buone non giungevano fino a lui. Allora san Dalmazio, che, da quarantotto anni, si teneva rinchiuso nel suo monastero, e che l'imperatore andava a visitare nella sua cella quando voleva vederlo, ne uscì per la gloria di Dio, accompagnato da una parte dei suoi religiosi, ai quali se ne unirono molti altri con i loro abati, e tutti insieme, seguiti da una folla di popolo, andarono in processione fino al palazzo dell'imperatore, avendo ceri accesi in mano e cantando salmi.
L'imperatore, sentendo cantare, domandò cosa fosse: gli risposero che era l'abate Dalmazio che veniva al palazzo con i suoi religiosi. Ne fu stupito e gli andò incontro. I suoi religiosi si fermarono fuori dal palazzo, e Dalmazio vi entrò solo con il principe. Gli presentò allora le lettere del concilio, delle quali fu estremamente sorpreso e persino turbato, vedendo che ciò che contenevano era tutto differente da ciò che gli era stato riferito. Gli disse di farle leggere davanti a tutti, affinché ognuno fosse istruito della verità, e gli fece intendere che dava piena libertà al concilio di inviargli dei deputati, e che avrebbe impiegato la sua autorità per sostenere ciò che vi era stato fatto.
Trionfo della fede ortodossa
Dopo aver convinto l'imperatore, Dalmazio riferisce al popolo la condanna di Nestorio e riceve le congratulazioni del concilio.
San Dalmazio disse, all'uscita dall'udienza, a tutti coloro che ne attendevano il risultato fuori dal palazzo, di recarsi al monastero di san Mocio, martire; e lì, salito sulla tribuna, lesse davanti a tutti la lettera del concilio che conteneva la vera relazione di quanto era accaduto nel giudizio reso contro Nestorio, e dichiarò tutto ciò che l'imperatore gli aveva detto a tal proposito per il sostegno della fede ortodossa. Concluse il suo rapporto assicurando il popolo, tanto per prudenza quanto per umiltà, che se le cose erano riuscite così bene, non bisognava attribuirlo alle sue persuasioni né alle sue preghiere, ma alla pietà del principe, che faceva professione di seguire la fede dei suoi antenati, e raccomandò di pregare per lui. Allora il popolo, che aveva già pronunciato anatema contro Nestorio, lo anatematizzò di nuovo.
San Dalmazio, Sansone, Massimiano e altri del clero di Costantinopoli si affrettarono a comunicare al concilio tutto ciò che era accaduto, e lo pregarono di dare alla loro chiesa un pastore al posto di Nestorio. San Dalmazio si qualifica in questa lettera come sacerdote, archimandrita e padr archimandrite et père des monastères Archimandrita di Costantinopoli e figura chiave contro il nestorianesimo. e dei monasteri, e si raccomanda umilmente alle preghiere del concilio. Questo titolo gli viene dato anche nella risposta che i vescovi di quell'assemblea gli inviarono, e che è molto gloriosa per la memoria di questo Santo. «Abbiamo reso grazie a Dio», gli dicono, «che vi ha suscitato per sostenere la fede ortodossa, e per far conoscere ai piissimi imperatori Teodosio e Valentiniano, così come ai santi archimandriti, a tutto l'amabile clero e al popolo, ciò che abbiamo sopportato in termini di pene e fatiche per conservarla: poiché voi siete il solo che ci abbia soccorso; così leviamo di buon cuore le mani al cielo, e preghiamo il Padre celeste per la conservazione dei nostri piissimi imperatori, e per la Vostra Santità.
«Vi esortiamo a unirvi sempre più a noi, e ad agire in nostro nome in tutto ciò che concerne la fede; ma non avete bisogno che ve lo raccomandiamo; poiché non ignoriamo che Dio vi aveva fatto conoscere il veleno che Nestorio aveva nella sua anima, prima ancora che arrivasse a Costantinopoli».
Eredità, morte e miracoli postumi
Nominato archimandrita di tutti i monasteri della città, muore verso il 440; la sua tomba diviene luogo di guarigioni miracolose.
I Greci conferiscono al Santo nel loro ufficio il titolo glorioso di Avvocato del Concilio di Efeso, in memoria di quanto abbiamo appena riferito. Essi affermano che il concilio stabilì il suo monastero come capo di tutti quelli di Costantinopoli.
Il papa san Celestino gli conferisce la medesima prerogativa scrivendo al concilio, e conferma che il Santo aveva conosciuto per luce celeste che, quando Nestorio giunse a Costantinopoli, aveva l'anima infetta dall'errore.
San Dalmazio era già molto anziano a quell'epoca; si crede che avesse circa ottant'anni. Massimiano, religioso e in seguito sacerdote del clero di Costantinopoli, fu posto al posto di Nestorio il 25 ottobre dell'anno 431; ma non tenne tale sede che per due anni, cinque mesi e diciannove giorni; poiché morì il 12 a prile dell'a saint Procle Successore di Massimiano sulla sede di Costantinopoli. nno 434, e san Proclo gli succedette. Fu sotto l'episcopato di quest'ultimo che san Dalmazio, dopo aver governato santamente i suoi discepoli e tutti i monasteri della città imperiale, andò a raccogliere in cielo i frutti delle sue sante opere, verso il 440. Il suo corpo fu dapprima portato solennemente alla grande chiesa, preceduto dal vescovo Proclo, da tutto il suo clero e dal popolo, ciascuno portando ceri accesi e cantando inni e cantici spirituali. Fu poi riportato nel suo monastero, dove fu sepolto. La storia della sua vita assicura che di tanto in tanto dal suo sepolcro sgorgava un liquido che serviva a guarire i malati che se ne facevano ungere con fede.
Estratto dalle *Vies des Pères des déserts d'Orient*, del R. P. Michel-Ange Marin.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Ufficiale sotto l'imperatore Teodosio il Grande
- Ingresso nel monastero di sant'Isacco con suo figlio Fausto
- Successione a sant'Isacco come abate
- Ritiro di quarantotto anni senza mai uscire dalla sua cella
- Spettacolare uscita dal monastero nel 431 per sostenere il concilio di Efeso contro Nestorio
- Nomina a capo di tutti i monasteri di Costantinopoli
Miracoli
- Morte improvvisa di un litigante ingiusto ai suoi piedi dopo che la sua lingua si era legata
- Visione in estasi di suo figlio Fausto riguardante dei religiosi alla messa
- Liquore miracoloso che sgorga dalla sua tomba per guarire i malati
Citazioni
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Potete andarvene; poiché non vi riceverò finché non avrete rinunciato ai vostri errori
Parole rivolte a Nestorio -
Dio ha giudicato egli stesso questa causa in favore di colui che era stato leso
Rapporto all'imperatore