5 agosto 4° secolo

San Cassiano di Autun

Vescovo di Autun

Festa
5 agosto
Morte
vers l'an 335 (naturelle)
Categorie
vescovo , missionario , apostolo
Epoca
4° secolo

Originario di Alessandria, Cassiano rinunciò alla sua fortuna per servire i poveri prima di diventare vescovo di Orthe. Guidato da una rivelazione, partì per evangelizzare le Gallie e si stabilì ad Autun al fianco del vescovo Reticio. Succeduto a quest'ultimo, governò la diocesi per vent'anni, convertendo i pagani con la sua dolcezza e i suoi numerosi miracoli.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 7

SAN CASSIANO, VESCOVO DI AUTUN

Contesto 01 / 07

Contesto e fama universale

San Cassiano è presentato come un illustre missionario proveniente dalla scuola di Alessandria, la cui santità e i cui miracoli hanno segnato l'antichità cristiana.

Cum te Deum meum quæro, vitam beatam quæro, quæro te, ut vivat anima mea. Quando cerco voi, mio Dio, cerco una vita felice; vi cercherò dunque affinché la mia anima viva. Sant'Agostino. Cassiano è una delle più pure r Cassien Vescovo missionario di origine egiziana, apostolo di Autun. inomanze della sua epoca; uno di quegli uomini grandi in cielo e sulla terra che hanno riempito la Chiesa della celebrità della loro santità, delle loro virtù straordinarie, del clamore dei loro miracoli, e il cui culto, famoso fin dalla più alta antichità, è sempre stato diffuso lontano, sempre caro ai fedeli e attestato da tutti gli scrittori ecclesiastici, da tutti i martirologi e dalle liturgie di diverse diocesi. La scuola di Alessandria, dive nuta cristiana, lavo L'école d'Alexandrie Centro di formazione teologica e missionaria. rava per comunicare il tesoro della fede alle altre scuole dell'impero e persino del mondo intero. Si era visto san Panteno dirigersi verso l'India per convertire i bramini. Le tradizioni delle nostre Chiese hanno conservato un ricordo vago, ma incontestabile, dei missionari che partirono dall'Egitto per venire nelle Gallie a combattere gli errori dei Druidi e le eresie che aveva fatto nascere la mescolanza della loro filosofia con alcune delle verità prese in prestito dal cristianesimo. Il più illustre di tutti questi missionari è Cassiano. Gli Atti primitivi dell'episcopato di questo Santo sono probabilmente andati perduti; ma si sa che la sua memoria rimase sempre circondata da un grande splendore. L'immensa venerazione di cui fu oggetto, il concorso dei pellegrini alla sua tomba, le meraviglie operate per sua intercessione, ci insegnano che gli antichi lo consideravano come uno dei più illustri apostoli della Gallia. La sua reputazione era così grande, il suo culto così celebre e così diffuso che si è scritta la sua vita in prosa e in versi. Doveva aver lasciato dei ricordi davvero grandi.

Vita 02 / 07

Giovinezza in Egitto e primo episcopato

Nato ad Alessandria, Cassiano si distingue per la sua carità e il suo zelo prima di essere eletto vescovo di Orthe nonostante la sua umiltà.

Cassiano, giunto nelle nostre contrade come vescovo missionario, nac que ad Ale Alexandrie Luogo di rifugio e di studio durante la persecuzione. ssandria, in Egitto, da genitori nobili e ricchi. La sua educazione, affidata al santo saint évêque Zonis Vescovo di Alessandria e maestro di Cassiano. vescovo Zonis, che altri chiamano Zenone o Teone, fu eminentemente cristiana. Così, fin dai suoi anni più teneri si diede interamente a Dio che amava con tutto il suo cuore, dice lo storico della sua vita. La fede e la pietà, seminate di buon'ora nella sua giovane anima e coltivate da abili mani, vi spinsero radici così profonde che né il trascinamento dell'esempio, né le mille seduzioni di una vita pagana, né i furori della grande e ultima persecuzione, poterono scuoterle. Passava lunghe veglie in preghiera, invocando i martiri, chiedendo per la loro intercessione la grazia di praticare le loro virtù, la forza di imitare il loro coraggio e la felicità di condividere la loro sorte. Presto si manifestarono in lui, ad un alto grado, due virtù dominanti, la carità per il prossimo e lo zelo per la gloria di Dio, che del resto si confondono nelle grandi anime apostoliche in un'ammirabile unità. Non credendo che gli fosse permesso di essere ricco solo per sé, sparse i benefici attorno a sé, affrancò i suoi schiavi e creò, associandosi san Ilarino, una sorta di ospizio dove i poveri viaggiatori erano accolti con una bontà toccante. Con le sue stesse mani lavava loro i piedi, secondo il precetto e l'esempio del Salvatore, li serviva a tavola e li curava nelle loro malattie. Oltre ai sollievi che prodigava ai membri sofferenti o bisognosi di Gesù Cristo, il culto di Dio e la salvezza delle anime lo occupavano ancora. Fece costruire, dice la leggenda, una chiesa nella città di Orthe, la dotò riccam ente e vi pos ville d'Orthe Città d'Egitto dove Cassiano fu inizialmente vescovo. e un numeroso clero per officiarla. Quando il monumento fu terminato, lo consacrò a Dio sotto il titolo di san Lorenzo. Era l'illustre martire stesso che glielo aveva chiesto in una misteriosa visione. Già Cassiano meritava che il cielo entrasse in comunicazione con lui.

Tuttavia la sua reputazione non cessava di crescere: si parlava della sua santità e delle sue opere ammirevoli, non solo nel luogo della sua residenza, ma anche nell'intera provincia: In tota Ægypti provincia. Il suo nome era su tutte le bocche, e l'ammirazione delle sue virtù, in tutti i cuori. Ci si compiaceva di vantare la sua carità tenera e compassionevole, il nobile e santo uso che faceva delle sue ricchezze. Tutti gli sguardi erano attirati da uno spettacolo così nuovo; poiché il paganesimo non aveva affatto abituato il mondo a simili esempi. Infine, tali furono presto la stima, l'amore e la venerazione dei popoli per Cassiano che la città di Orthe volle averlo come vescovo. L'ammirabile cristiano, la cui umiltà profonda superava ancora il merito eminente, spaventato dal peso dell'episcopato, rifiutò con una santa ostinazione. Ma i fedeli arrivarono in folla. Uomini, donne, bambini, anziani, tutti gridavano allo stesso tempo precipitandosi verso di lui: «Cassiano vescovo! Cassiano vescovo!» Non ci volle niente di meno che questa specie di violenza che gli faceva un'intera città per trionfare sulla sua lunga resistenza. Divenuto vescovo, cioè pastore, dottore e padre, impiegò tutto il resto della sua fortuna a soccorrere i poveri, non ambendo ad altri tesori che quello che accumulava nei cieli per l'eternità. Ma pur nutrendo del pane materiale il gregge affidato alle sue cure, distribuiva assiduamente il pane spirituale della dottrina evangelica; e grazie alla sua attiva sollecitudine, la disciplina, la purezza dei costumi, la pietà, fiorirono nella sua Chiesa. Perché le sue lezioni erano ascoltate, perché i suoi esempi parlavano ancora più forte; e i suoi lavori diventavano meravigliosamente fecondi, perché le sue ferventi preghiere, durante il silenzio delle notti, attiravano su di essi la celeste rugiada. D'altronde, tutto in lui concorreva a guadagnare i cuori: una parola dolce, un'aria calma e affabile, un volto di una maestosa serenità e di una bellezza perfetta, riflesso di un'anima ancora più bella, bella come un angelo, dice l'autore della sua vita. Mai contristò nessuno, e ovunque, al contrario, la sua presenza portava contentezza, pace e gioia.

Tuttavia la più terribile delle persecuzioni stava per sferrare i suoi ultimi colpi, e il santo vescovo Zonis era stato tra le vittime immolate per il nome di Gesù Cristo. Cassiano raccolse con pio amore e affettuoso rispetto il corpo del suo antico maestro, del padre della sua anima; e questi resti venerati che avevano ricevuto un secondo battesimo, il battesimo del sangue, una doppia consacrazione, quella della santità e quella del martirio, li seppellì nella chiesa dove riposavano già diciassette sacerdoti e un diacono, morti anch'essi, ma in una persecuzione precedente, per la loro fede, per il loro Dio. Da allora, ogni giorno fece memoria di lui e portò il suo nome all'altare del divino sacrificio. Questi cristiani così ferventi, così forti nella fede, erano allo stesso tempo pieni di tenerezza: non dimenticavano i loro amici, i loro benefattori. Perché la pietà che apre le anime all'amore di Dio, le apre anche all'amore del prossimo, a tutti i bei, a tutti i generosi sentimenti, a tutti i ricordi, a tutte le affezioni legittime, e persino le purifica, le soprannaturalizza, le santifica. Essa è la dolce e fedele custode della riconoscenza e dell'amicizia; essa mantiene in tutta la freschezza dei loro primi giorni queste due figlie del cuore, che troppo spesso appassiscono e periscono ben presto, quando la religione non viene in loro soccorso per conservarle benedicendole, soprannaturalizzandole.

Missione 03 / 07

La chiamata all'apostolato in Gallia

Desideroso di martirio o di sacrificio totale, Cassiano riceve la rivelazione divina di partire per evangelizzare le Gallie.

Cassiano aveva ambìto alla gloria di dare anch'egli il suo sangue per il Vangelo; e si potrebbe dire, se fosse lecito accostare due ambizioni così diverse, che le palme dei vincitori non lo lasciavano dormire. Soprattutto dopo la gloriosa morte del santo pontefice che aveva portato con sé metà della sua anima, tutti i suoi desideri, tutti i suoi voti si erano rivolti ancora più vivamente verso il martirio. Fino ad allora aveva potuto nutrire questa eroica speranza; ma dovette rinunciarvi. La pace era appena stata restituita alla Chiesa e l'imperatore era cristiano. A ogni costo, tuttavia, voleva soffrire per la fede e offrire al divino Maestro sacrifici più grandi di quelli di una preghiera continua, di un cuore puro, delle opere quotidiane di pietà e di carità cristiana, degli sforzi dello zelo più perseverante e della dedizione più attiva alla salvezza del piccolo popolo affidato alle sue cure. I lavori ordinari di un episcopato laborioso ma tranquillo, la cura di alcune anime affidate alla sua sollecitudine, non gli sembravano abbastanza penosi, abbastanza meritori, abbastanza degni del divino Pastore che aveva passato la vita a correre dietro a tante pecore smarrite e a versare per loro i suoi sudori e il suo sangue. La grande anima di Cassiano aspirava più in alto, abbracciava un orizzonte più vasto, sentiva come il bisogno di una dedizione più generosa, più sublime. Gli occorrevano le fatiche e i pericoli di una missione straordinaria, popoli da conquistare su spiagge lontane, in contrade sconosciute: gli occorreva l'apostolato.

A lungo esaminò, rifletté nel segreto del suo cuore; a lungo interrogò con la preghiera la volontà divina. Infine, nelle sue comunicazioni intime con il cielo, udì quella voce di Dio, al tempo stesso dolce e forte, che i Santi sanno comprendere e che li illumina, li trascina, li soggioga; vide, senza poter dubitare, che la Provvidenza voleva fare di lui un vescovo missionario, un Apostolo. Così il suo desiderio stava per diventare una realtà, un dovere. «Andrò dunque», si disse allora tra sé, «andrò a cercare nazioni infedeli, e troverò, se non forse il martirio sanguinoso e istantaneo che Dio mi ha rifiutato e di cui non ero degno, almeno il martirio di tutti i giorni, attraverso il quale verserò a ogni istante qualche goccia della mia vita con i miei sudori. Partiamo: Dio lo vuole». Non appena fu ben persuaso che questo santo pensiero veniva dal cielo, vi si attaccò con tutta la forza della sua anima e non pensò che a realizzarlo. Ma prima, pregò di nuovo per conoscere quale fosse il luogo dove la divina Provvidenza, alla quale si offriva come un docile, sebbene misero strumento, avrebbe voluto impiegare gli sforzi del suo zelo. Un giorno infine gli fu rivelato che la Gallia doveva essere il teatro dei suoi lavori apostolici.

Nulla ormai gli impediva di manifestare ed eseguire il grande disegno che nutriva in segreto da molto tempo. Avendo dunque riunito diversi suoi colleghi nell'episcopato e tutto il suo clero, prese la parola: «Il cielo», disse, «mi ha ispirato la risoluzione di lasciare la mia patria, la mia famiglia, la mia Chiesa, per andare attraverso i mari, nelle vaste contrade abitate dai Galli e dai Sicambri, ad annunciare la parola evangelica». A queste parole, colpiti da stupore, non comprendendo nulla di una determinazione che appariva loro strana e senza motivi, temendo soprattutto di perdere un così santo vescovo, tutti lo interruppero vivamente: «E come!» esclamarono, «la vostra Chiesa non reclama le vostre cure e non ha bisogno di voi? Il vostro zelo non trova più nulla da fare qui? E che cosa vi ha fatto dunque la vostra patria perché non abbia più alcun fascino per voi, alcun diritto al vostro amore, alcuna parte nelle opere della vostra dedizione? Non vi restano più vicini devoti, più affettuosi amici, perché abbandoniate questi luoghi che vi hanno visto nascere, che vi hanno nutrito?». Cassiano rispose con un accento penetrato, con voce commossa ma ferma, con aria grave, ma dolce e modesta: «Nostro Signore ha detto che chi per l'amore di lui lascerà la sua casa, la sua famiglia, i suoi campi, riceverà quaggiù il centuplo e avrà inoltre la vita eterna; che chi non sa rinunciare a tutto non può essere suo discepolo». Nessuno osò replicare. Tutti, cedendo a questi alti motivi della fede e soggiogati dall'ascendente irresistibile di un grande cuore, deposero le armi, non poterono che ammirare tante virtù e dire: «Che la volontà di Dio sia fatta! Partite, poiché il cielo lo ordina». È così che le stesse parole evangeliche che, negli stessi luoghi, avevano fatto volare sant'Antonio al deserto, ci inviarono san Cassiano.

Missione 04 / 07

La partenza per l'Occidente

Accompagnato da devoti chierici, Cassiano lascia l'Egitto nel 320 e arriva a Marsiglia dopo sei mesi di predicazione marittima.

Il nuovo apostolo, non avendo più nulla da combattere, rivolge seduta stante un toccante addio ai suoi venerabili fratelli, prende con sé due sacerdoti, Domiziano e Didimo, due diaconi, Orian e Neona, con sette chierici minori, tutti come lui nel pieno delle forze, tutti animati da quello zelo e da quel coraggio soprannaturale che fanno il missionario, e si prepara alla partenza. Una gioia celeste, la gioia di un grande sacrificio compiuto, irradiava la sua fronte. Ma all'ultimo momento, il suo cuore dovette sostenere un assalto ben rude. Poiché non si saprebbe credere, dice il biografo, quale fu il lutto del clero e di tutta la città al momento della separazione. Non si vedevano che lacrime, non si udivano che gemiti, lamenti e singhiozzi. Tutti dicevano piangendo: «Tenero e buon padre, perché lasciate così i vostri figli orfani? Chi dunque avrà per noi d'ora in poi le cure assidue e vigilanti che ci prodigavate? Chi pregherà per noi! chi ci istruirà! chi ci guiderà nella via della salvezza, quando non vi avremo più, o voi nostra guida e nostra luce? Buon pastore, come! abbandonate questo gregge che avete a lungo nutrito e che amava tanto vivere sotto la vostra custodia, camminare sotto la vostra guida! E lo lasciate per andare in una terra lontana che non abbiamo mai visto, di cui abbiamo appena sentito parlare! Ah! che ne sarà di voi? Siete perduto per noi per sempre». L'uomo di Dio non era certo insensibile ai lamenti strazianti di quel buon popolo; ma se il suo cuore era profondamente toccato, il suo coraggio non era indebolito, né la sua risoluzione scossa. Planando, elevato e sostenuto dalla fede, in una regione superiore dove nulla di terreno poteva raggiungerlo, e sapendo mettere quando occorre l'amore di Dio ben al di sopra dell'amore per la patria e per la famiglia, al di sopra di tutti gli affetti umani, anche i più legittimi, i più santi come i più cari, rispose con lamenti sublimi ai teneri lamenti della folla afflitta: «Che fate?» disse. «Perché, con le vostre lacrime, turbate il mio cuore?» Voleva continuare, ma la sua emozione lo tradì e fermò la parola sulle sue labbra. Non poté che dare una paterna benedizione a questa famiglia spirituale così amata, così amante e così desolata. Poi, essendosi un po' ripreso, aggiunse: «Non temete nulla per noi, poiché Dio che ci invia sarà egli stesso del viaggio e ci accompagnerà ovunque». E abbracciò il suo clero inondandolo delle sue lacrime. Tuttavia, una gioia soprannaturale brillava nei suoi occhi umidi: i più dolci, e allo stesso tempo i più nobili, i più sublimi sentimenti della terra e del cielo intenerivano allo stesso tempo ed esaltavano il suo cuore di vescovo, di pastore e di padre, la sua grande anima di apostolo. Leggiamo negli Atti degli Apostoli che san Paolo, dopo aver fatto le sue ultime raccomandazioni e i suoi ultimi addii ai principali rappresentanti della Chiesa di Efeso, al momento di imbarcarsi per nuove regioni dove lo chiamava il suo zelo, si mise in ginocchio per pregare con i fedeli, i suoi figli spirituali. E tutti allora versarono abbondanti lacrime, gettandosi al suo collo e abbracciandolo. Erano soprattutto straziati da una parola che avevano appena udito. L'Apostolo aveva detto loro: «Non mi vedrete più». E lo accompagnarono molto tristi fino alla nave.

Dopo aver lasciato cadere dalla sua bocca le ultime parole che abbiamo appena udito e mescolato i suoi pianti ai pianti del suo popolo, il Santo si diresse con i suoi compagni di viaggio verso la nave pronta a lasciare il porto. Quando fu solo con i degni cooperatori che stavano per condividere con lui le fatiche e i pericoli, i sacrifici, le dedizioni e i meriti di un apostolato lontano, disse loro, per fortificarli al momento del supremo addio alla terra natale, mentre la natura soffre e geme, che il cuore batte più forte e sembra voler tentare un ultimo assalto contro il lato soprannaturale dell'anima: «Il maestro sovrano e onnipotente, il nostro aiuto e il nostro protettore, sarà sempre con noi. Coraggio dunque, fratelli miei, figli miei diletti! Partiamo! Sotto la custodia di Dio!» Poi, mentre la nave si muoveva per lasciare il litorale della patria, aggiunse alzando gli occhi al cielo e con aria ispirata: «Signore, aprite voi stesso davanti a noi la via dove cammineremo, dirigete i nostri passi nei sentieri della pace, custoditeci sotto l'ombra delle vostre ali e conduceteci per la gloria del vostro nome grande e santo, che merita di essere conosciuto, lodato, glorificato da tutta la terra e fino ai confini del mondo». I sacerdoti e i giovani chierici risposero tutti: «Così sia!» Allora Cassiano, alzando le mani, li benedisse dicendo: «Signore Gesù, conservate i vostri servitori che ripongono tutta la loro fiducia in voi!» E la terra fuggiva già lontano da loro. Era la vigilia delle calende di aprile (31 marzo), probabilmente verso l'anno 320. — Tali si vedono ancora ai nostri giorni un vescovo con alcuni sacerdoti anche, alcuni chierici e alcuni catechisti, missionari intrepidi che genera il seno sempre fecondo della Chiesa e che nutre la sua inesauribile carità, salire su una nave per andare a cercare fino in fondo a un altro emisfero, sotto nuovi cieli, coste inospitali o alcuni isolotti gettati nel mezzo delle immense solitudini dell'Oceano, e piantarvi la croce, la croce che fa del selvaggio un uomo, un cristiano, un figlio di Dio, un erede del celeste regno.

Il viaggio di Cassiano e dei suoi compagni durò sei mesi, perché lo fecero da apostoli, seminando ovunque sul loro passaggio la parola di Dio, distruggendo gli idoli, amministrando il battesimo, aprendo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo la porta del cielo a un popolo numeroso, visitando in tutte le città le tombe dei martiri e portando con loro preziose reliquie per la loro consolazione e la salvezza delle anime. Infine, dopo aver percorso una parte dei litorali africani, scampati con la protezione divina alle mani degli infedeli, usciti sani e salvi da tutti i pericoli della terra e del mare, approdarono felicemente a Marsiglia. Toccando il litorale desiderato verso il quale, dice la pia leggenda , Gesù Cr Marseille Città natale del santo. isto aveva diretto la rotta della loro nave, caddero in ginocchio per rendere grazie al divino Maestro.

Vita 05 / 07

Arrivo ad Autun e incontro con Reticio

Cassiano si stabilisce ad Autun, si raccoglie presso la tomba di san Sinforiano e diventa il prezioso collaboratore del vescovo san Reticio.

Ma la schiera apostolica non pensò che questa città dovesse essere la meta della sua lunga peregrinazione. Aspirava al centro delle Gallie, dove pensava che il cristianesimo fosse meno conosciuto; e sempre sotto la guida dell'angelo del Signore, diresse i suoi passi vers o Aut Autun Diocesi borgognona legata alla sepoltura del santo. un, attratta senza dubbio dalla reputazione di questa celebre città, centro del vecchio druidismo e allora ancora coperta di templi pagani. Cassiano giudicò che fosse lì, preferibilmente a ogni altra città del paese dei Celti, che doveva dispiegare il suo zelo; andare, all'inizio dei lavori del suo apostolato, ad attingere su questa terra bagnata dal sangue e consacrata dalle reliquie di san Sinforiano ispirazioni di pietà, di fede e di coraggio, infiammare il suo ardore evangelico e cercare un sostegno celeste per il successo della sua missione. Così, appena arrivato, lo si vide dirigersi verso la tomba del martire. «Si recò», dice lo storico B. Goujon, «nel luogo stesso dove san Sinforiano aveva sofferto morte e passione, ed entrò nell'oratorio che già i cristiani vi avevano costruito, per farvi la sua preghiera».

È lì che, umilmente prostrato, non cessava di offrire e raccomandare la sua opera all'illustre Santo, il protettore e la gloria della Chiesa eduense; lì, che i giorni passavano per lui come ore; lì, vicino a quelle spoglie sacre, che sembrava aver fissato la sua dimora, chiedendo a Dio, dal mattino alla sera e durante lunghe veglie, per i meriti della giovane vittima immolata su quel suolo stesso, di benedire la città che l'aveva data alla terra e al cielo, di aprire gli occhi ai poveri ciechi che essa racchiudeva ancora in gran numero. Chi ci dirà il rapimento delle sue estasi durante le sue ferventi orazioni nel piccolo santuario e sulla tomba di san Sinforiano, il fervore delle sue preghiere, la vivacità dei suoi desideri, l'ardore dei suoi voti? Ma come sondare i misteri del cielo nelle profondità dell'anima di un apostolo? È così che il pio e devoto missionario santificava i primi giorni che seguirono il suo arrivo ad Autun, persuaso che non avrebbe potuto nulla, se prima non avesse messo nei suoi interessi il Maestro sovrano dei cuori e i Santi, nostri protettori presso di lui.

Tuttavia Re ticio, Rhétice Vescovo di Autun e predecessore di Cassiano. avendo appreso che un sant'uomo, un vescovo, era appena arrivato dall'Oriente, andò subito a trovarlo nell'oratorio di San Sinforiano. E quando Cassiano, in questa prima intervista e prima di iniziare i suoi lavori evangelici, gli offrì i suoi servizi e la sua cooperazione, istruito già e colpito da tutto ciò che gli era stato detto dello straniero, l'illustre pontefice lo ricevette con profondo rispetto, con grandi onori e una pia gioia, al canto di inni e cantici sacri, senza dimenticare di dargli il bacio dei Santi, l'abbraccio fraterno, come a un caro e venerabile collega che sembrava venirgli da parte del cielo per secondarlo nell'esercizio del ministero pastorale. I due uomini di Dio si compresero e si apprezzarono subito. Insieme resero grazie al cielo che li aveva riuniti, insieme lavorarono alla conversione della città. Reticio, felice di aver trovato un tale collaboratore, lo amava come un amico, come un fratello, come un sostegno che la Provvidenza inviava ai suoi vecchi anni. Imparando ogni giorno a stimarlo di più, non aveva che un desiderio, quello di poterlo conservare sia per la sua propria consolazione che soprattutto per il bene della sua cara Chiesa di Autun. Un amico, un santo è un così grande tesoro! Ma dopo aver lavorato con l'illustre prelato per diversi anni e aver fatto avanzare molto l'opera di Dio, Cassiano, il cui zelo divorante chiedeva sempre un alimento nuovo, gli disse un giorno: «Santissimo fratello, ho formato il progetto di portare il Vangelo in Bretagna: qui ora Gesù Cristo è conosciuto, mentre là c'è un popolo che non lo conosce ancora». È così che Cassiano voleva andare a cercare ovunque la razza gallica e inseguire il druidismo fino ai limiti del mondo allora conosciuto. Era partito dall'Egitto con questa idea degna di un apostolo; e probabilmente desiderò passare in Bretagna solo perché vide questo antico culto quasi dimenticato e screditato ad Autun, o almeno sul punto di esserlo. Mentre nella lontana isola dei Britanni pensava di trovarlo ancora vivace, in mezzo alle popolazioni ignoranti e a metà barbare, studiarlo e combatterlo con zelo missionario tormentato senza sosta dalla sete e dalla gloria di Dio e dalla salvezza delle anime. Reticio, rattristato di non poter tenere fino alla morte presso la sua persona colui che era un altro se stesso, un coadiutore incomparabile, un sostegno per la sua vecchiaia episcopale, e lasciarlo come suo successore alla Chiesa di Autun, gli disse con l'accento del dolore più profondo: «Mio fratello, non ho più senza dubbio che un ben piccolo numero di anni da passare sulla terra, e Dio, che vi ha mandato qui, vuole che restiate con me. L'ora non è dunque ancora giunta in cui deve aprirvi la via nella quale desiderate entrare: attendete ancora un poco». Cassiano vide una manifestazione della volontà divina nel desiderio e nelle parole del venerabile prelato. Del resto, gli sarebbe costato tanto affliggere il suo cuore! Restò dunque. I due Santi vissero e lavorarono ancora tre anni insieme: fu la morte sola a separarli. L'anima di Reticio salì al cielo; e Cassiano inumò il suo corpo con una pompa episcopale e una pietà fraterna nel cimitero situato di fronte alla città. Lì, ogni giorno, in memoria di lui immolava la celeste vittima, deponeva una preghiera sulla sua tomba: *Sacrificium pro eo immolabat per singulos dies*.

Vita 06 / 07

Vescovo di Autun e miracoli

Succedendo a Reticio, Cassiano governa la Chiesa di Autun per vent'anni, moltiplicando le conversioni e le guarigioni miracolose.

Si dedicò al lutto e al rimpianto un anno intero, dopo il quale tutto il clero e tutto il popolo, ricchi e poveri, chiamarono a una voce unanime Cassiano alla dignità di primo pastore della santa e apostolica Chiesa di Autun. Questa unanimità era un omaggio reso allo stesso tempo a Cassiano, di cui proclamava così solennemente il merito, e a Reticio, di cui onorava la memoria con l'elevazione del coadiutore da lui scelto. E chi altro sarebbe stato più degno di succedere al grande vescovo di cui si piangeva la perdita, se non colui che aveva condiviso a lungo i suoi lavori durante la vita, e in seguito sostenuto e continuato la sua opera, meritando una così alta fiducia e occupando un posto così grande in un cuore così nobile e santo? Cassiano avrebbe voluto declinare l'onore, o piuttosto il pesante fardello dell'episcopato, che da quel momento avrebbe gravato su di lui. Temeva l'immensa responsabilità di tante anime di cui avrebbe dovuto rispondere davanti a Dio; ma allo stesso tempo, voti così universali e spontanei, imponendogli una necessità e facendogli una sorta di violenza, non gli fornivano forse una prova lampante, indubitabile, delle intenzioni della Provvidenza? Dovette dunque sottomettersi e rinunciare al suo grande progetto di andare a evangelizzare la Bretagna. La sua umiltà si consolò col pensiero che Colui che lo aveva chiamato avrebbe saputo sostenerlo.

Elevato sulla cattedra di Autun, Cassiano si mostrò vescovo eminente, buon pastore, pur rimanendo l'apostolo e il missionario infaticabile giunto dalle rive del Nilo per guadagnare anime a Gesù Cristo. Dopo aver prestato alla vecchiaia di Reticio il soccorso del suo zelo attivo per la conversione degli infedeli, parve raddoppiare gli sforzi quando si vide solo alla guida del gregge; e la grande opera, oggetto delle sue costanti preoccupazioni, fece nuovi progressi. Affabile con tutti, facendo del bene agli idolatri come ai cristiani, era amato da tutti, perché tutti vedevano che erano amati da lui. Questa reciprocità di affetto, questo avvicinamento dei cuori in un mutuo amore serviva da preparazione evangelica. Come un tempo a Orthe, la sua dolcezza, la sua paterna bontà, i suoi modi franchi, aperti, cordiali e accoglienti, la sua immensa carità gli guadagnavano le anime, e Gesù Cristo ne ricevette un gran numero dalle sue mani. Così il divino Pastore volle onorare il suo degno ministro agli occhi dei popoli con la gloria più grande che vi sia sulla terra: ricompensò e al tempo stesso sancì lo zelo di Cassiano e aumentò la potenza della sua azione sugli infedeli con un dono eminentemente privilegiato, il dono dei miracoli. Quante volte, per il ministero del santo Vescovo, il sovrano Maestro della natura non ridiede la vista ai ciechi, l'udito ai sordi; agli infermi, ai malati di ogni specie la forza e la salute? E i pagani, colpiti da questo eclatante, da questo perpetuo intervento del cielo, accorrevano in folla ai piedi della croce.

Dopo aver, durante un laborioso episcopato di vent'anni dalla sua elevazione sulla cattedra di Autun, lavorato con incessante attività, vegliato con pia sollecitudine alla custodia del gregge che il sovrano Pastore gli aveva affidato, e introdotto nel divino ovile una moltitudine di nuove pecore, Cassiano fu chiamato all'eterno riposo (verso l'anno 335). La sua anima volò in seno a Dio che aveva tanto amato; e il suo corpo, strumento perituro di opere immortali, resta venerato come quello di un Santo, deposto nel cimitero della Via strata, in attesa della risurrezione generale e della glorificazione celeste vicino a quello di san Reticio, suo illustre predecessore, non lontano anche dal piccolo oratorio custode delle reliquie di san Sinforiano, dove passava così lunghe ore in preghiera, che sembrava avervi fissato la sua dimora.

Culto 07 / 07

Culto postumo e traslazione delle reliquie

La sua tomba divenne un luogo di pellegrinaggio importante prima che le sue reliquie fossero trasferite a Saint-Quentin nel IX secolo.

## CULTO E RELIQUIE.

La memoria del grande vescovo rimase in benedizione in tutta la provincia. Oltre alla festa del 5 agosto, che ricordava il suo ingresso in cielo, si celebrava ancora, il 9 febbraio, la memoria della sua ordinazione. Diverse chiese, tra le altre quella di Atte-sous-Moûtier, a due leghe da Semur-en-Auxois, quelle di Savigny, di Veilly, di Écutigny, furono poste sotto il patrocinio di questo illustre Santo. Il ricordo della sua carità, della sua bontà, del suo zelo fertile in conversioni, dei miracoli che aveva operato durante la sua vita, si perpetuò, passando attraverso la tradizione, di generazione in generazione; e i prodigi che continuarono a segnalare la sua tomba vennero senza sosta, nel corso dei secoli, a ravvivare la devozione e la fiducia dei popoli. È la sua tomba, circondata da una venerazione davvero straordinaria, che, insieme a quella di san Sinforiano, diede la maggiore fama a questo piccolo angolo di terra, ben degno in verità di essere chiamato la dimora dei santi, *loci sanctorum*, i luoghi sacri di Autun, e che, per secoli, vi attirò tanti pii e persino tanti celebri visitatori. Il concorso dei pellegrini provenienti da ogni parte a implorare l'intercessione del santo vescovo fu immenso, poiché, fin dal tempo di Gregorio di Tours, la pietra che ricopriva le sue preziose reliquie era quasi interamente consumata. Ognuno ne staccava qualche frammento e si ritirava felice di portare con sé quella polvere che operava prodigi. Anche nei tempi moderni, la fiducia in san Cassiano non era cessata, e la sua potente intercessione operava an cora miracoli Saint-Quentin Città dove le reliquie furono trasportate prima di essere distrutte nel 1557. .

L'abate di Saint-Quentin, nel Vermandois, colpito dalle meraviglie che si operavano continuamente presso la tomba del Santo, chiese e ottenne da Madon, vescovo di Autun, nell'829, il corpo di san Cassiano per trasportarlo nella sua chiesa. Lo collocò dapprima in diversi luoghi che non parvero abbastanza decorosi per un teso ro così prezioso. Charles le Chauve Imperatore che confermò i diritti del priorato nel IX secolo. Per questo motivo Carlo il Calvo gli fece preparare un reliquiario magnifico nella volta sotterranea della basilica di Saint-Quentin e si curò di farvelo collocare onorevolmente. Sebbene il corpo di san Cassiano non riposasse più ad Autun, il re Roberto eresse una bellissima cappella nel luogo in cui era stato inumato. Si vede ancora oggi, nella chiesa di Saint-Quentin, la tomba di san Cassiano; ma è vuota. Ciò che resta delle sue reliquie è racchiuso in un troppo modesto reliquiario che si espone, nei giorni di festa, su una piccola credenza accanto all'altare maggiore.

Abbiamo tratto questa biografia da un'opera dell'abate Dinot, intitolata: *Saint Symphonien et son culte, avec tous les souvenirs historiques qui s'y rattachent*. — Cfr. *Légendaire d'Autun*, di M. Fouquepot

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita ad Alessandria da genitori nobili
  2. Educazione cristiana sotto il vescovo Zonis
  3. Elezione a vescovo della città di Orthe in Egitto
  4. Partenza in missione per la Gallia verso l'anno 320
  5. Arrivo a Marsiglia e poi ad Autun dopo sei mesi di viaggio
  6. Collaborazione con il vescovo Reticio ad Autun per diversi anni
  7. Elezione all'unanimità a vescovo di Autun dopo la morte di Reticio
  8. Episcopato di vent'anni segnato da numerosi miracoli

Miracoli

  1. Guarigione di ciechi, sordi e infermi
  2. Polvere della sua tomba che opera prodigi

Citazioni

  • Dio che ci invia sarà egli stesso del viaggio e ci accompagnerà ovunque. Parole di San Cassiano al momento della partenza

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo