Figlio del re burgundo san Sigismondo, Venanzio rinuncia al suo rango per diventare monaco e poi vescovo di Viviers nel VI secolo. Diplomatico presso il Papa e costruttore instancabile, restaura la disciplina ecclesiastica e ricostruisce numerose chiese, tra cui la cattedrale di Viviers. Muore nel 544, lasciando l'immagine di un pontefice che unisce la scienza dei dottori alla munificenza dei principi.
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SAN VENANZIO, VESCOVO DI VIVIERS
Origini e conversione
Figlio del re burgundo Sigismondo, Venanzio nasce verso il 494 nell'arianesimo prima di essere istruito nella fede ortodossa dal vescovo di Vienne.
Venanzio era figlio di Sigismon Sigismond Re dei Burgundi e padre di san Venanzio. do, che regnò sui Burgundi, dapprima congiuntamente con suo padre, poi da solo dopo la morte di quest'ultimo. Il fatto della sua nascita si basa su testimonianze assai numerose e assai imponenti. La storia non dice formalmente il tempo della sua nascita. Tuttavia crediamo che sia nato verso l'anno 494. Quando venne al mondo, suo padre e sua madre erano ancora immersi nelle tenebre dell'Arianesimo; ma egli ebbe la fortuna di raccogliere, dalle labbra del gra nde vescovo di Vienne, grand évêque de Vienne Fratello di sant'Apollinare e arcivescovo di Vienne. le verità della fede ortodossa e le massime della pietà cristiana. Egli
attinse, dalle lezioni di un maestro così abile e così pio, un ardente amore di Dio e un profondo disprezzo dei beni fragili di questa vita. Ne diede presto una prova eclatante. Fu toccato da queste parole del Vangelo: «Chi ama suo padre o sua madre più di me non è degno di me». Rinunciò generosamente a tutti gli onori, a tutte le ricchezze che lo attendevano nel mondo; lasciò la dimora paterna e andò a nascondersi nel fondo di un chiostro.
Vita monastica e missione romana
Dopo aver abbracciato la vita religiosa a Viviers, viene inviato in missione a Roma da sant'Avito presso papa Ormisda nel 517.
Secondo un antichissimo documento, il martirologio di Viviers, egli abbracciò la vita religiosa in un monastero benedettino, situato a Viviers, sulla cima di una montagna ai cui piedi scorreva il Rodano. Nel pio asilo che aveva scelto, «Venanzio si consacrò interamente al Signore; si applicò al suo servizio con quell'umiltà e quel fervore che costituiscono il vero carattere dei santi. Ma la divina Provvidenza, che lo destinava a occupare uno dei primi posti nella Chiesa, non volle che le sue virtù rimanessero nascoste e sepolte nell'oblio. Si prese una cura del tutto particolare di spanderne lontano il buon odore». La fama della santità di Venanzio, dice un vescovo di Viviers, riempì, al di qua e al di là del Rodano, il regno dei Burgundi. A quell'epoca, sant'Avito gov ernava anc saint Avit Fratello di sant'Apollinare e arcivescovo di Vienne. ora l'antica e santa chiesa di Vienne. Questo grande pontefice, il cui zelo ardente eguagliava la vasta scienza, si dedicava fortemente a tutto ciò che poteva servire e glorificare la religione. Vide con felicità le felici disposizioni, i notevoli talenti, le alte virtù di Venanzio. Il fervente religioso era stato ammesso con premura nei ranghi sacri del clero. Sant'Avito gli accordò tutto il suo affetto e tutta la sua fiducia. Non tardò a caricarlo di un'importante e delicata missione. Nel suo ammirevole zelo per tutti gli interessi della Chiesa universale, portava sguardi inquieti sull'Oriente, dove lo scisma era scoppiato, dove gli Eutichiani alzavano la testa, dove la mala fede dei Greci ispirava timori fin troppo legittimi.
Per conoscere la situazione religiosa di quelle contrade lontane e farla conoscere ai vescovi delle Gallie, sant'Avito scrisse al Pontefice romano, a Ormisda, seduto sulla cattedra di san Pietro dall'ann Hormisdas Papa contemporaneo agli ultimi anni di vita di Lauteino. o 514. Inviò la sua lettera tramite Venanzio, che era stato elevato al diaconato, e gli diede il sacerdote Alessio come compagno di viaggio. Le relazioni intime che sant'Avito aveva con la famiglia di Venanzio, le prospettive che aveva senza dubbio sul giovane principe, possono spiegarci perché scelse il pio diacono e volle che si recasse a Roma. Sebbene la storia mantenga il silenzio , si Rome Città natale di Massimiano. comprende senza fatica quale magnifico accoglienza Venanzio dovette ricevere nella città eterna. Il suo raro merito lo rendeva degno dei più grandi onori, indipendentemente da quanto si dovesse a un principe burgundo. Non molto tempo prima, Roma aveva visto tra le sue mura il suo regale padre, che aveva appena abbracciato la fede cattolica. Questo religioso principe era andato a venerare san Pietro e san Paolo, e a ricevere le benedizioni nonché i consigli di san Simmaco, predecessore immediato di papa Ormisda. Era stato colmato dei più grandi onori dal Pontefice romano. Si era prostrato, con fede viva, davanti alla tomba dei santi Apostoli, e aveva edificato tutta la città con lo spettacolo delle sue alte virtù. Il ricordo del suo viaggio, ancora vivo negli animi, li disponeva meravigliosamente in favore di suo figlio. Ma il pio Venanzio fu ben meno sensibile ai segni di stima e di benevolenza che gli venivano prodigati, che alla felicità di vedere così da vicino l'augusto capo della Chiesa, e di visitare luoghi così santi e celebri. Nonostante le ineffabili consolazioni che gustava a Roma, dovette presto strapparsi a quella città amata e riprendere la via delle Gallie. Già il 15 febbraio 517, Ormisda gli consegnava, così come al sacerdote Alessio, la lettera destinata al vescovo di Vienne.
Ascensione all'episcopato
Nonostante la sua umiltà e la sua giovinezza, viene eletto all'unanimità vescovo di Viviers per succedere a san Valerio.
Eminenti dignità e gloriosi lavori attendevano Venanzio al suo ritorno in patria. Poco tempo dopo il suo arrivo, dovette essere elevato al sacerdozio e alle sublimi funzioni dell'episcopato. Ecco ciò che sappiamo su quest'ultimo punto: una diocesi, dipendente dalla metropoli di Arles, ma vicina a quella di Vienne, era senza vescovo: era quella di Alba o di Viviers. Nove vescovi noti l'avevano governata fino all'epoca in cui siamo giunti. Erano san Gennaro, san Settimio, san Maspiciano, san Melanio, sant'Avolo. Sedevano ad Alba-Augusta, città considerevole, cos truita nel l Alba-Augusta Sede episcopale di san Venanzio. uogo chiamato oggi Aps. Era la capitale dell'Elvia, che, più tardi, prese il nome di Vivarese. Essendo stata questa città distrutta dalle fondamenta dai Vandali, il santo vescovo Ausonio si vide costretto a stabilire la sua sede a Viviers, che non era che un piccolo borgo sulle rive del Rodano, non lontano da Alba. Ausonio e molti dei suoi successori continuarono a intitolarsi vescovi di Alba, per rispetto e per attaccamento alla loro sede primitiva. Vedremo Venanzio sottoscrivere così al concilio di Epaone. Dopo sant'Ausonio, la Chiesa di Viviers fu governata da Eulalio, san Luciano e san Valerio. Alla morte di quest'ultimo, il popolo e il clero, volendo dargli un successore, scelsero unanimemente Venanzio, la cui fama pubblicava ovunque le rare qualità: ciò che gli guadagnava tutti i cuori.
Dopo aver preventivamente ottenuto il consenso del re Sigismondo, suo padre, che era succeduto a Gundobado, dei deputati si recarono presso il nostro Santo, che, arrivato da Roma da poco tempo, era verosimilmente presso il vescovo di Vienne, o nella sua famiglia. Ma Venanzio, credendosi indegno di questo onore e incapace di adempiere a un così alto ministero, oppose loro mille resistenze. Disprezzava profondamente la gloria e le ricchezze, temeva vivamente il peso del bastone pastorale e non sospirava che dopo il ritiro. Una vita semplice, oscura, colma dalla preghiera, dallo studio delle scienze divine, esente dalle agitazioni del secolo, tale era la sua unica ambizione. Ma il cielo non pensava come l'umile religioso.
In quei tempi, la Chiesa delle Gallie era nella posizione più critica. I conquistatori che avevano cacciato le aquile romane professavano diversi errori. Mantenere la fede cattolica, ricondurre gli eretici all'unità, istruire e battezzare i pagani, risollevare le rovine immense che i Barbari avevano seminato ovunque, tale era la nobile e difficile missione dell'episcopato. Occorrevano uomini tanto sapienti quanto virtuosi, tanto prudenti quanto devoti. Dio, che sempre diede alla Chiesa delle Gallie segni eclatanti della sua protezione, non la dimenticò affatto in quei tempi difficili. Le suscitò una folla di pontefici che la scienza, la santità, il coraggio, hanno immortalato e reso cari alla religione e alla patria. Quali uomini, in effetti, che gli Avito di Vienne, i Vivenzio di Lione, i Remigio di Reims, i Cesario di Arles, gli Apollinare di Valence! Con molti altri ancora che potremmo nominare, essi si levarono, in quell'epoca, come astri benefici, e fecero sentire ai principi e ai popoli la loro salutare e potente influenza. Il cielo volle che Venanzio avesse un posto molto glorioso in questa santa e brillante pleiade.
Le esitazioni del nostro Santo dovettero cessare davanti al desiderio di servire la Chiesa, davanti al timore di resistere alla volontà divina e di contristare l'anima del grande vescovo di Vienne, suo padre e suo amico. Salì dunque, come suo malgrado e unicamente per compiere un dovere sacro, sulla sede di Alba o di Viviers, che tanti santi e coraggiosi pontefici avevano già illustrato con lo splendore delle loro virtù. Tale era l'idea che si aveva del suo merito, che la sua grande giovinezza non fu guardata come un ostacolo all'episcopato. A stento, crediamo, era giunto all'età di ventidue o ventitré anni. Ma allora si consideravano, prima di tutto, le qualità dei soggetti e i servizi eminenti che potevano rendere alla Chiesa di Gesù Cristo.
Il concilio di Epaone
Nel 517, Venanzio partecipa attivamente al concilio di Epaone, contribuendo alla redazione di quaranta canoni per riformare la disciplina ecclesiastica.
Presto il nuovo vescovo fu chiamato a prendere parte a uno dei più celebri concili delle Gallie. Più volte, il santo papa Ormisda, al cui zelo nulla sfuggiva, aveva sollecitato i vescovi burgundi a riunirsi in concilio. Essi poterono rispondere al desiderio del Pontefice romano fin dall'inizio del regno del re Sigismondo. Non trovando alcun ostacolo da parte di questo religioso principe, sant'Avito e san Vivenzio convocarono tutti i vescovi del regno a E paone, Épaone Concilio provinciale tenutosi nel 517 per organizzare la Chiesa nel regno burgundo. per il 6 settembre 517. Secondo l'opinione più comune, Epaone è il luogo chiamato oggi Saint-Romain-d'Albon, cantone di Saint-Vallier, diocesi di Valence. Situata al centro del regno di Sigismondo, in un sito gradevole, non lontano dal Rodano, all'incirca a uguale distanza dalle estremità della Burgundia, e dipendente dalla Chiesa di Vienne, Epaone, come diceva sant'Avito, conveniva perfettamente alla tenuta di un concilio. Ecco alcuni frammenti della lettera assai notevole che questo celebre metropolita indirizzò al nostro Santo, così come a tutti gli altri vescovi della Burgundia: «È da molto tempo che le nostre tristi occupazioni ci hanno fatto interrompere una pratica che i nostri padri hanno istituito con molta saggezza: è la tenuta frequente dei concili e delle assemblee ecclesiastiche... La Chiesa di Vienne vi supplica dunque, per mia bocca, di ristabilire una pratica così salutare, abbandonata da troppo tempo. Il nostro ministero ci obbliga a confermare le antiche regole e ad aggiungerne di nuove, se necessario». Sant'Avito invita tutti i suoi colleghi a venire molto esattamente al concilio e a preparare accuratamente le materie che devono esservi trattate.
Venanzio rispose con sollecitudine all'appello che era stato fatto al suo zelo. Si recò al concilio, che si aprì nel luogo e nel tempo stabiliti e durò dieci giorni. Vi trovò ventitré vescovi, che vivevano sotto lo scettro di Sigismondo, suo padre, e il delegato di un prelato che era assente. Venanzio dispiegò in questo concilio tutta la sua scienza, tutto il suo zelo per la riforma dei costumi pubblici e il ripristino della disciplina ecclesiastica, necessariamente alterate dall'invasione dei Barbari e dalla presenza degli eretici. Concorse alla redazione di quaranta canoni, monumento glorioso della sua sollecitudine pastorale e di quella dei Padri di questa assemblea. Questi canoni riguardano i chierici, i beni ecclesiastici, la liturgia sacra, i monasteri di uomini e di donne, ecc. Le regole tracciate dai Padri di questa assemblea apparivano così sagge a un grande vescovo di Valence, che esclamava: «Potessi amarle e farle amare agli altri quanto meritano!»
Attività edificatrice e pastorale
Ricostruisce la cattedrale di Viviers, edifica la chiesa di San Giuliano e promuove il culto della Vergine Maria, lottando al contempo contro l'arianesimo.
Viviers non ebbe che da rallegrarsi per l'felice scelta che era stata fatta. Appena Venanzio ebbe tra le mani quel bastone pastorale tanto temuto dalla sua umiltà, dispiegò tutte le meravigliose qualità che fanno quei grandi vescovi che il cielo e la terra ammirano ugualmente. Animato dalla fede più viva, infiammato dallo zelo più ardente, si sforzò di diffondere attorno a sé la conoscenza e l'amore di Dio. Con le sue frequenti ed eloquenti predicazioni, rafforzò il giusto nella via della virtù, vi ricondusse gli sventurati che l'avevano abbandonata. Seguendo l'esempio di suo padre Sigismondo, quel coraggioso e potente avversario dell'errore, lavorò con ardore all'estinzione dell'arianesimo, che aveva fatto tante devastazioni nella Chiesa cattolica e che continuava a desolare una porzione di quella di Viviers. Sapeva quanto la disciplina ecclesiastica sia importante, sia dal punto di vista della santità dei chierici, sia dal punto di vista della salvezza dei semplici fedeli. Perciò non trascurò nulla per ristabilirla e renderla fiorente, in conformità ai decreti del concilio di Epaone, al quale aveva assistito. Si applicò ugualmente a far osservare i canoni degli altri concili che furono celebrati prima o durante il suo glorioso episcopato. Nulla era più bello né più edificante dello spettacolo che offriva a tutti gli sguardi. Si ammirava, in questo illustre Pontefice, lo zelo degli Apostoli, la scienza dei dottori, la munificenza dei principi. La meravigliosa influenza che esercitava sugli spiriti, e che, forse, veniva meno dal suo augusto carattere e dalla sua regale nascita, che dallo splendore della sua santità e dalle sue qualità personali, gli permetteva di compiere le cose più ammirevoli. Era divorato da uno zelo ardente per la gloria della casa di Dio. Fece i più generosi sforzi per rendere gli edifici religiosi degni del grande Dio al quale sono consacrati e che riempie della sua maestà. Comprendeva l'importanza di queste belle e vaste chiese dove le popolazioni cristiane si inginocchiano ai piedi degli altari, dove si accalcano davanti alla cattedra sacra, attorno ai santi tribunali, dove partecipano ai sacramenti, che sono per loro una fonte inesauribile di luce, di forza e di consolazioni. Posto, per così dire, all'aurora di questo medioevo così famoso per le meraviglie che generò, entrò gloriosamente in quest'era memorabile, in cui i nostri vescovi elevarono le superbe basiliche romaniche e gotiche che il XIX secolo ammira con tanta ragione.
La cattedrale di Viviers si trovava nello stato più deplorevole, era minacciata da una rovina completa. Questo triste spettacolo lacerava il cuore del nostro Santo e faceva scorrere dai suoi occhi lacrime abbondanti. Risolse di rialzare, di ingrandire, di ornare, con una rara magnificenza, questo tempio dedicato al diacono san Vincenzo, uno dei più illustri martiri della Chiesa di Spagna. Non avendo le risorse necessarie per condurre a buon fine il suo vasto progetto, prese la via della capitale della Burgundia, e si diresse verso il palazzo che abitava il re suo padre. Mise sotto gli occhi di Sigismondo ciò che si proponeva di fare per la gloria di Dio, per la magnificenza del culto cattolico e l'edificazione dei fedeli; gli disse, allo stesso tempo, che aveva bisogno che venisse in suo soccorso. Il principe rispose al voto di suo figlio e gli accordò generosamente tutto ciò che chiedeva. Felice di aver rivisto la sua religiosa famiglia e ottenuto ciò che desiderava, Venanzio si affrettò a tornare nella sua città episcopale e a mettere mano all'opera. I lavori, spinti con ardore, si conclusero in poco tempo. Presto il pio Pontefice ebbe la consolazione di celebrare gli augusti misteri in una nuova basilica più vasta, più bella, più riccamente ornata della prima. Per le sue cure, un'altra chiesa fu costruita fuori dalle mura della città. Fu dedicata a san Giuliano, nobile viennese, che si santificò nella carriera delle armi e versò il suo sangue per Gesù Cristo vicino a Brioude (Alta Loira). Meno spaziosa della cattedrale, la superava forse per un'infinità di opere ricche e meravigliose. Le colonne che sostenevano il tetto dell'edificio, il pavimento, il rivestimento delle pareti interne, tutto era marmo lucido e prezioso.
Venanzio era pieno di rispetto e di fede riguardo al battesimo; voleva che fosse amministrato convenientemente e che i popoli avessero un'alta idea del sacramento che li rigenera e li genera alla fede cattolica. È per questo che fece costruire dei magnifici fonti battesimali nella chiesa di San Giuliano. Il pavimento era di marmo, così come le colonne che sostenevano un coronamento ornato di belle e ricche modanature. L'acqua, presa in un luogo chiamato Caléfécétus, era condotta al battistero da un condotto sotterraneo. Scorreva in tubi di piombo e saliva attraverso colonne di marmo. Un cervo di bronzo, posto al centro dell'edificio, la riceveva e la vomitava nella vasca battesimale. Per spiegare ciò che c'è, a prima vista, di singolare in quello che abbiamo appena visto, bisogna ricordare che, nel VI secolo, il battesimo si dava ordinariamente per immersione. Una grande quantità d'acqua era necessaria per riempire le vasche destinate a questo uso sacro.
Il nostro Santo non limitò a ciò che abbiamo detto lo zelo di cui era infiammato. Volle che una chiesa si elevasse in onore della Madre di Dio. Per la sua grandezza e la sua magnificenza, era degna della più augusta delle Vergini, per la quale Venanzio professava una pietà filiale che si sforzava di far condividere alle pecorelle che gli erano affidate. Sembra che questo sia stato il primo santuario costruito, a Viviers, in onore della Vergine Maria. Questa chiesa fu anche dedicata al santo martire Saturnino che, inviato nelle Gallie dal papa san Clemente, verso la fine del I secolo, convertì un gran numero di idolatri e morì generosamente per la fede. Oltre ai santuari di cui abbiamo parlato, alcuni altri sorsero in vari luoghi della diocesi. Il generoso vescovo dotò anche riccamente le chiese parrocchiali di Notre-Dame-de-Lussas e di Saint-Martin-de-Bessiac, che, più tardi, furono chiamate Lavilledieu. Tale fu il suo zelo per il restauro e la costruzione delle chiese. Non ne dispiegò di meno per ornare e far tenere nel modo più conveniente quelle della sua città episcopale.
Organizzazione clericale e urbana
Egli struttura la vita dei chierici con regole precise e trasforma Viviers riparandone le mura e costruendo edifici civili.
Desideroso di contribuire potentemente alla gloria di Dio e all'edificazione dei popoli, creò capitoli di chierici per dedicarsi alla salmodia e cantare le lodi del Signore nelle chiese di Viviers. Tracciò per loro, di propria mano, una regola comune, i doveri che dovevano adempiere verso Dio, verso se stessi e verso gli altri. Per rendere durevole e perpetua questa mirabile e santa istituzione, assegnò i fondi necessari al sostentamento degli ecclesiastici. Venanzio provvide anche ai bisogni temporali e spirituali del suo popolo con una liberalità e uno zelo davvero ammirevoli. Ovunque si erano create rovine sotto il passo dei barbari. Viviers, in particolare, aveva molto sofferto a causa dei Goti, degli Alani, dei Vandali, che avevano successivamente calpestato il suo territorio. Egli non fu inferiore alla sua posizione e seppe far dimenticare le sventure delle ultime invasioni. Le mura della città episcopale cadevano in rovina; egli spese somme considerevoli per ripararle. Ampliò la cinta della capitale del Vivarais. Fece costruire, a distanza l'una dall'altra, torri magnifiche destinate a fortificare la città e ad abbellirla al tempo stesso. Fece edificare case vaste e comode, così come superbi edifici civili. Accrebbe considerevolmente le fonti delle entrate pubbliche e, grazie alle sue cure e ai suoi benefici, Viviers fu trasformata in una vera città. Dotò generosamente le comunità religiose. Fece fiorire la scienza e la disciplina tra i suoi chierici, di cui era padre, modello e idolo. I lavori che questo grande Pontefice intraprese a tal fine, i suoi esempi e i suoi incoraggiamenti, non rimasero senza frutti. I suoi chierici misero un zelo religioso nel raccogliere tutti i suoi dotti insegnamenti, le sue eloquenti omelie e persino i suoi minimi discorsi. Grazie a questo prezioso deposito di sane tradizioni, fedelmente custodito e trasmesso da una generazione all'altra, si formò, in seno alla chiesa di Viviers, una scuola di sapere ed eloquenza, di morale e di disciplina, dove a lungo si invocò, come un oracolo, l'autorità degli esempi e della dottrina del beato Padre Venanzio.
Prove familiari e fine vita
Segnato dalla caduta del regno burgundo e dalla morte dei suoi cari, terminò la sua vita nell'austerità e morì nel 544.
Qualcosa sarebbe mancato alla gloria del nostro Santo, se Dio non gli avesse riservato le prove più terribili. Fin dall'anno 517 o 518, la condotta di suo padre Sigismondo nei confronti dei vescovi del concilio di Lione, e soprattutto verso sant'Apollinare, gli aveva causato un profondo dolore. L'anno 520 gli tolse il suo amico Apollinare, con il quale amava trattare dei grandi interessi della Chiesa, che entrambi amavano con una così nobile passione. Poco tempo dopo, vide ancora la tomba chiudersi su santa Avite. Prima di questa perdita, che dovette essere così sensibile al suo cuore, aveva dovuto piangere la morte di una madre amatissima, la pia regina dei Burgundi, tolta, verso l'anno 519, all'amore del suo regale sposo e a quello dei suoi figli. Afflizioni di altro genere erano riservate a Venanzio e dovevano mostrargli in modo assai sorprendente l'instabilità delle grandezze umane. Una spaventosa tempesta scoppiò sulla sua famiglia e spezzò senza ritorno il trono dei principi burgundi. Il pio Venanzio, che amava teneramente la sua famiglia, dovette sentire vivamente i tragici eventi, le sanguinose catastrofi che gli accaddero. Ma questi colpi terribili furono addolciti dalla morte cristianissima di Sigismondo e dai prodigi che l'accompagnarono. Venanzio ebbe anche la consolazione di apprendere che, tre anni dopo la morte di suo padre, il suo corpo fu trasportato ad Agaune, dove questo principe generoso aveva restaurato, ingrandito un monastero celebre e lo aveva dotato per novecento religiosi. Numerosi e folgoranti miracoli glorific saint roi Re dei Burgundi e padre di san Venanzio. arono la tomba di questo santo re, provarono che Dio aveva gradito le sue umiliazioni così come la sua vita penitente, e lo fecero collocare sugli altari. La sua festa è segnata al primo maggio nel martirologio romano.
L'anno che seguì la caduta della monarchia burgunda, vale a dire l'anno 535, la divina Provvidenza riservò una grande consolazione al nostro santo Vescovo. Gli fu dato di prendere parte ai lavori di un concilio che si tenne a Clermont, in Alvernia, il secondo anno del regno di Teodeberto I. Dopo il concilio, Venanzio ritornò nella sua diocesi e riprese il corso dei suoi lavori apostolici. Dio gli concesse ancora diversi anni, durante i quali apparve, più che mai, distaccato dalla vita. Non aveva altro pensiero che quello dell'eternità, altro desiderio che quello di andare a riunirsi al beato principe che gli aveva dato la vita, e che sapeva essere in possesso della felicità celeste.
Nonostante tanti violenti scuotimenti capaci di scuotere e indebolire la costituzione più robusta, si dedicò, con un nuovo ardore, a tutte le austerità della penitenza. I pensieri della morte e del giudizio, che non aveva mai perso di vista, lo occupavano allora unicamente. Si citava, ogni giorno, a quel tribunale formidabile dove doveva comparire in poco tempo per rendere conto delle sue opere. Questo pensiero, così affliggente per un peccatore, doveva, sembra, non avere nulla che di consolante per un Santo. Ma, ben lungi da ciò, tutta la sua virtù non era capace di rassicurarlo su azioni di cui un Dio doveva essere il giudice, e temeva, ad ogni istante, di sentire pronunciare la sentenza della sua condanna. Per prevenire le conseguenze funeste di un giudizio di cui non vi è alcun appello, dopo aver fatto, durante tutta la sua vita, immense carità ai poveri, distribuì loro, prima di morire, il poco che gli restava. Così il santo Prelato portò tutte le virtù al più alto grado della perfezione. Ben lungi dal sotterrare il talento che gli era stato affidato, lo fece fruttificare al centuplo, e, per la sua fedeltà nel corrispondere alla grazia, meritò di essere ammesso in partecipazione della gloria dei beati. Pieno di meriti e degno di ogni lode, rese la sua santa anima al suo Creatore il 5 del mese di agosto 544. Il suo corpo fu sepolto in un sarcofago di marmo e trasportato nel santuario di Nostra Signora del Rodano, che egli stesso aveva fatto costruire.
Un antico quadro, che si trovava nell'antica chiesa dei Cappuccini, sulle rive del Rodano, rappresenta san Venanzio mentre guarisce dei bambini che gli vengono presentati, e persone di ogni età, che tendono verso di lui mani supplichevoli. — Si vede, nella cappella di San Venanzio, la statua del Beato, con il pastorale in mano e la mitra sul capo.
Culto e reliquie
Le sue reliquie, salvate dai Saraceni e dai Protestanti, transitarono per Soyons prima di essere depositate nella cattedrale di Valence.
## CULTO E RELIQUIE.
Numerosi prodigi, ottenuti per l'invocazione del santo Vescovo, resero presto gloriosa la sua tomba e vi attirarono in folla gli omaggi della pietà e della venerazione dei popoli. Più tardi le sue reliquie furono trasportate al monastero delle religiose di Soyons, prima dell'arrivo dei Saraceni che, nel 737, distrussero dalle fondamenta la chiesa di Notre-Dame du Rhône. Il corpo di san Venanzio fu, per il monastero di Soyons, l'occasione di numerose grazie di cui le religiose furono colmate. Questo luogo divenne ancora celebre per un'infinità di prodigi che il Signore operava tutti i giorni per manifestare la gloria del suo servitore. Essendo stato il monastero dato alle fiamme e distrutto dai Protestanti, le religiose furono costrette a prendere la fuga e a rifugiarsi a Valence (1621), dove costruirono un nuovo monastero nel 1627.
Il corpo di san Venanzio non fu al riparo dall'empietà devastatrice degli eretici; tuttavia una parte abbastanza considerevole di questi preziosi resti sfuggì alle mani di questi sacrileghi. Venendo a stabilirsi a Valence, le Benedettine di Soyons vi portarono le sante reliquie che avevano avuto la fortuna di salvare dalla distruzione. Le deposero poi con rispetto nella chiesa che fecero costruire per il loro nuovo monastero. I popoli vicini vennero in folla a onorare queste preziose reliquie, attirati ancora dai numerosi prodigi che si operavano in favore di coloro che imploravano la protezione del Santo. Queste reliquie furono conservate dalle Benedettine fino alla Rivoluzione. Costrette a disperdersi per sempre, le lasciarono tra le mani di alcune persone pie. Alla riapertura dei templi, le reliquie di san Venanzio furono collocate nella cattedrale di Valence, poi trasportate alla chiesa dell'ospedale, il 1 4 agosto 1883, dove s cathédrale de Valence Luogo dei primi studi di Ismidone. i venerano ancora oggi.
Estratto dalla Histoire du Vivarais, dell'abate Bouchier; dalla Vie de saint Venance, dell'abate Champion, e dagli Acta Sanctorum.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita verso il 494
- Rinuncia agli onori principeschi per la vita monastica a Viviers
- Missione a Roma presso papa Ormisda nel 514-517
- Elezione alla sede vescovile di Viviers (Alba) verso il 517
- Partecipazione al concilio di Epaone nel 517
- Ricostruzione della cattedrale di Viviers e di diverse chiese
- Partecipazione al concilio di Clermont nel 535
Miracoli
- Guarigioni di persone di ogni età e di bambini
- Liberazione di ossessi (menzionato per il suo omonimo o per estensione)
- Numerosi prodigi presso la sua tomba a Soyons e Valence
Citazioni
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Chi ama suo padre o sua madre più di me non è degno di me
Vangelo (citato come motore della sua vocazione)