Arcidiacono di Roma sotto papa Sisto II, Lorenzo fu incaricato dell'amministrazione dei beni della Chiesa. Durante la persecuzione di Valeriano, distribuì le ricchezze ai poveri prima di essere condannato al supplizio della graticola. Il suo coraggio di fronte alle fiamme e il suo umorismo eroico lo resero uno dei martiri più celebri della cristianità.
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SAN LORENZO,
ARCIDIACONO DELLA CHIESA DI ROMA E MARTIRE
Origini e giovinezza
Lorenzo nasce in Spagna a Huesca da genitori santi, Orenzio e Pazienza, prima di proseguire la sua educazione a Saragozza dove incontra il futuro papa Sisto.
Se la Spagna si vanta di aver visto nascere il chiarissimo marti re san Lorenz saint Laurent Diacono martire spesso associato a santo Stefano. o, Rom Rome Città natale di Massimiano. a si glorifica di essergli servita da teatro per il suo trionfo, e la Francia è felice di averlo come uno dei suoi protettori e di conservare in molte delle sue chiese una parte delle sue sacre spoglie. Nacque in una casa di campagna situata a due miglia da Huesca, che, fino a Huesca Presunta città natale di san Lorenzo in Spagna. i nostri giorni, ha conservato il nome di Lorêt. Suo padre si chiamava Orenzio, e sua madre Pazienza. La loro vita fu tutta santa e la loro memoria è in benedizione; così la città di Huesca solennizza la loro festa il primo giorno di maggio. Tutti i monumenti sono muti sulla sua educazione e sulla sua prima infanzia. Come quelle del Salvatore, i suoi primi anni trascorrono nel silenzio e nell'oscurità, per apparire al mondo già circondati dall'aureola della santità.
Esistono solo due tradizioni sui suoi primi anni. L'una, nella sua patria, a Saragozza, che rivendica l'onore di aver visto iniziare presso di sé l'educazione letteraria del giovane levita; sarebbe anche nella sua università che Sisto fece conoscenza di questo pio giovane, e si legò con lui di quella dolce e santa amicizia che non finì che con il loro martirio. L'altra, a Genova, dove i due Santi ricevettero l'ospitalità dei cristiani della città, recandosi a Roma. E quando, più tardi, qualche anno dopo, la fama venne ad apprendere ai fedeli di Genova lo straordinario martirio del primo diacono di Roma, essi si ricordarono del loro ospite, e gli consacrarono un monumento abbastanza modesto, che è diventato, con i secoli, la superba cattedrale di Genova.
L'arcidiaconato a Roma
Nominato arcidiacono da papa Sisto II, Lorenzo gestisce i beni della Chiesa romana e si dedica al servizio dei poveri e delle vedove.
Quando san Sisto saint Sixte Papa e martire, mentore di san Lorenzo. fu chiamato a salire sulla cattedra di san Pietro, il posto di arcidiacono, divenuto vacante per la sua promozione, fu affidato al suo amato discepolo san Lorenzo, tanto le virtù e i talenti che aveva già dispiegato nel clero di Roma ispiravano fiducia e facevano contare sulla sua dedizione per un incarico così difficile.
Quando san Lorenzo fu così messo a capo dei sette diaconi che, a imitazione dei sette eletti dagli Apostoli a Gerusalemme, presiedevano ai diversi quartieri della città, non aveva superato quello che si potrebbe chiamare il mezzo del cammino della vita; di conseguenza, era ancora nel pieno fiore della sua giovinezza e nella bellezza dell'età. È questo, almeno, il ricordo che ci ha lasciato la tradizione, in accordo con i monumenti che sono sopravvissuti alle rovine del tempo.
Le principali funzioni legate alla sua nuova dignità erano assistere il Sommo Pontefice, dispensare i divini misteri ai fedeli, prendersi cura dei poveri, degli infermi, delle vergini consacrate a Dio. A questi obblighi comuni a tutti i diaconi, egli aggiungeva l'amministrazione dei domini della Chiesa e delle oblazioni ecclesiastiche; poiché, fin da quell'epoca, la Chiesa romana possedeva alcuni fondi terrieri, un gran numero di case e persino palazzi nella città.
Era dunque sull'arcidiacono Lorenzo, custode fedele e dispensatore equo di tutti questi beni, che pesava il fardello di questa grande amministrazione. «Lorenzo, in mezzo ai tesori, ai ricchi doni, a tanto oro che i fedeli e la Chiesa affidavano alle sue mani, era tuttavia povero», ci dice san Pietro Crisologo, «e viveva della vita dei poveri». Egli sapeva, questo fedele ministro, che se Dio chiede ai potenti di questo mondo un conto esatto delle loro ricchezze, ancora più severo e rigoroso sarà quello che chiederà dei beni della Chiesa, patrimonio di Cristo e dei poveri, prezzo dei peccati!
Così, fu proprio la scrupolosa fedeltà nella gestione delle entrate della Chiesa, e l'osservanza dei doveri sacri che essa impone, a valergli la palma del martirio.
La persecuzione di Valeriano
L'imperatore Valeriano, influenzato da indovini, scatena una persecuzione contro i capi della Chiesa, portando all'arresto di Papa Sisto.
Nessun sintomo presagiva l'avvicinarsi di una persecuzione per i cristiani, quando Valeria Valérien Imperatore romano sotto il cui regno avvenne il martirio. no prese le redini dell'impero. Principe dal carattere dolce e incline alla clemenza, si mostrò colmo di benevolenza nei loro confronti, favorendoli persino più di ogni suo predecessore, senza eccettuare i Filippo che passavano per cristiani. «Il suo palazzo», dice Eusebio, «era pieno di adoratori del vero Dio; lo avreste preso piuttosto per una Chiesa con i suoi diversi ministri che per una dimora profana».
Verso l'anno 257, obbligato a passare in Oriente per respingere i Barbari che invadevano l'impero da ogni parte, questo principe ebbe ancora il dolore di vedere il suo esercito e una parte delle province romane devastate dalla peste. Queste sventure riunite esercitarono una funesta influenza sul suo spirito naturalmente debole. Credette di trovare nei segreti della magia l'unico rimedio efficace a tutte le calamità. Allora, senza sosta ossessionato da una schiera di indovini d'Egitto che prescrivevano alla sua superstizione i sacrifici più infami e più inumani, si lasciò infine persuadere da loro che l'unico ostacolo alla sua felicità personale e a quella del suo impero fossero gli adoratori di Cristo. Da quel momento Valeriano cominciò ad allontanare i cristiani dalla sua corte e a ritirare loro i suoi favori; vi furono persino qua e là nelle province alcuni fedeli che subirono il martirio; tuttavia, senza un ordine emanato dal trono, la persecuzione non era ancora divenuta generale.
La Chiesa, sempre rassegnata ma prudente, non ignorava le disposizioni segrete dell'imperatore. Perciò si aspettava di vedere riapparire gli editti violenti e il sangue dei cristiani inondare l'impero. All'improvviso si sparse la voce che Valeriano, dal profondo dell'Asia, avesse appena indirizzato contro di loro un nuovo rescritto al Senato. In effetti, tutta la violenza della persecuzione doveva pesare, come di consueto, su Roma, città privilegiata dei martiri, dei suoi diaconi, dei suoi sacerdoti e soprattutto del suo Pontefice.
L'ultimo dialogo con Sisto
Lorenzo esprime il suo desiderio di morire con il suo vescovo; Sisto gli profetizza un martirio più glorioso tra tre giorni e gli affida i tesori della Chiesa.
San Sisto fu il più crudelmente attaccato. L'imperatore ordinò che fosse catturato e costretto a offrire incenso ai suoi idoli; ma questo generoso difensore della fede, avendo rifiutato di farlo, fu caricato di catene e ferri e gettato in questo stato nel carcere Mamertino. San Lorenzo, avendo appreso che questo beato Pontefice era stato arrestato e che avrebbe presto perso la vita per la fede, desiderò, come vero diacono di un così santo sacerdote, tenergli compagnia in questo sacrificio, e, per ottenere questa grazia, gli parlò in termini pieni di zelo e di tenerezza, che sant'Ambrogio gli mette in bocca:
«Dove andate, padre mio, senza la compagnia del vostro figlio? Cosa pretendete di fare, santo sacerdote, senza colui che avete scelto come ministro dei santi altari? Mai vi ho visto offrire i nostri santi Misteri senza i vostri ufficiali: cosa avete trovato in me che vi sia dispiaciuto? Mi credete capace di qualche viltà o di qualche debolezza? Mettetemi alla prova, vi prego, e vedrete che non sono un ministro infedele. Mi avete sempre affidato finora la dispensazione del sangue di Gesù Cristo, e oggi mi rifiutate l'onore di mescolare il mio sangue con il vostro. Non temete che, se si loda il vostro coraggio nel martirio, si biasimi tuttavia la vostra condotta nell'abbandonare così il vostro discepolo? Quanti conquistatori hanno riportato più vittorie grazie al coraggio dei loro sudditi che per i propri combattimenti? Infine, Abramo non ha forse alzato il braccio per immolare egli stesso suo figlio, e il Principe degli Apostoli non ha forse ceduto a santo Stefano la gloria di essere il primo di tutti i Martiri? Perché dunque, padre santissimo, non permetterete che i vostri figli rendano testimonianza della vostra saggezza e della vostra virtù morendo generosamente con voi? Non rimandate il sacrificio di un figlio che avete cresciuto; la palma che egli vincerà in vostra presenza servirà da ornamento alla vostra corona, e il suo trionfo sarà il vostro stesso trionfo».
San Sisto, toccato dai sentimenti del suo diacono, gli rispose in questo modo per consolarlo:
«Sono ben lontano, figlio mio, dall'abbandonarvi; ma la fede di Gesù Cristo vi chiama a combattimenti più grandi dei miei. Poiché noi siamo già fiaccati dalla vecchiaia, ci si preparano solo leggere prove; ma a voi, che siete nel fiore degli anni e in una giovinezza vigorosa, i tiranni daranno materia per un trionfo molto più glorioso. Cessate dunque di versare lacrime; se io vado a spargere il mio sangue per il Vangelo, anche voi spargerete il vostro per la stessa causa. Ancora tre giorni di pazienza, e vedrete la vostra sorte simile alla mia. Questo termine vi è necessario, non sarebbe onorevole per voi vincere al seguito di un altro, come se aveste bisogno che qualcuno vi animasse al combattimento! Perché volete prendere parte alla mia vittoria, dal momento che vi si offre una corona piena e intera? Perché desiderate tanto la mia presenza? Essa salendo ai cieli lasciò Eliseo sulla terra, e quel discepolo non perse coraggio per questo. Prendetevi cura solo di distribuire, secondo la vostra prudenza, i tesori della Chiesa che vi ho lasciato».
Dopo questo discorso, san Sisto diede il bacio di pace a san Lorenzo e si separò da lui.
Distribuzione dei tesori e miracoli
Lorenzo percorre Roma per distribuire le ricchezze ai poveri, guarendo la vedova Ciriaca e il cieco Crescenzio con il segno della croce.
Questo santo diacono, vinto da tali parole, obbedì al suo sovrano pastore. Andò per tutti i luoghi di Roma a cercare i poveri cristiani nelle cantine dove erano nascosti, per soccorrerli nei loro bisogni. Dapprima corse al monte Celio, dove vi era una santa vedova di nome Ciriaca che aveva accolto nella s Cyriaque Vedova romana che ospitava cristiani perseguitati. ua casa diversi fedeli e persino sacerdoti e altri ministri della Chiesa che si erano rifugiati presso di lei. San Lorenzo entrò di notte in quella casa e, per testimoniare il suo rispetto verso quegli ecclesiastici, lavò i piedi a tutti loro; poi impose le mani sul capo della vedova Ciriaca, che soffriva da lungo tempo di un forte mal di testa, e aggiungendovi il segno della croce, la guarì perfettamente, quindi fece a ciascuno di loro l'elemosina secondo il suo stato.
La stessa notte, andò nel quartiere dei Canidi, in un'altra casa di un certo Narciso, dove trovò ancora un gran numero di cristiani che vi si erano rifugiati. Vi esercitò le stesse opere di umiltà e di carità che aveva compiuto presso la vedova Ciriaca. Vi restituì anche la vista a un cieco di nome Crescenzio, con il segno della croce. Di lì diresse i suoi passi verso il piede del Viminale, nella regione del Vicus Patricius, o quartiere dei Patrizi, e scese nella catacomba di Nepoziano, dove vi erano circa sessantatré cristiani tra uomini e donne; vi entrò con le lacrime agli occhi, diede loro il bacio di pace e distribuì i soccorsi che aveva portato. In quel luogo incontrò un santo sacerdote di nome Giustino che era stato consacrato da san Sisto. Lorenzo, riconos cendo Justin Santo al quale vengono paragonate le virtù di Misselin. il suo carattere, volle baciargli i piedi. Giustino fece quanto poté per difendersene; ma infine, Lorenzo, con le sue pressanti istanze, ottenne la vittoria in questo combattimento di umiltà; gli baciò i piedi, glieli lavò e fece lo stesso a tutti gli altri uomini.
Dopo aver passato tutta la notte in questi esercizi di carità, e aver pienamente soddisfatto le intenzioni di san Sisto, vide, il giorno seguente, quel beato Papa che veniva condotto al supplizio. Non appena lo scorse, ricominciò i suoi sospiri ed esclamò di nuovo: «Ah! non abbandonarmi, Santo Padre; ho fatto tutto ciò che mi avete ordinato, ho distribuito ai poveri i tesori che mi avete affidato».
Conversione di Ippolito
Arrestato, Lorenzo viene affidato al cavaliere Ippolito, che egli converte dopo aver ridonato la vista al prigioniero Lucillo.
I soldati che erano a guardia di san Sisto, udendo questa parola di tesoro, si impadronirono di Lorenzo e lo condussero al tribuno Partenio, che riferì il fatto a Valeriano. Questo imperatore ne ebbe una grande gioia: lo fece venire davanti a sé, lo interrogò su vari punti e gli ordinò di dichiarargli il luogo in cui aveva nascosto quei tesori. Non avendo il santo diacono degnato di dargli alcuna risposta, egli lo mise nelle m ani di Ip Hippolyte Sacerdote santo esiliato in Sardegna con papa Ponziano. polito, cavaliere romano, con l'ordine di interrogarlo di nuovo su quei tesori della Chiesa. Ippolito lo condusse nella sua dimora, situata nel Vicus Patricius, e lo rinchiuse con altri prigionieri in una prigione che si vede ancora ai nostri giorni sotto la chiesa di San Lorenzo in Fonte. Vi era tra loro un uomo ch Lucille Prigioniero cieco guarito e battezzato da Lorenzo. iamato Lucillo, che vi si trovava da molto tempo e che, a forza di piangere la sua miseria, era diventato cieco. San Lorenzo, la cui vita era trascorsa a sollevare le sventure, gli parlò di Colui che aveva un tempo aperto gli occhi al cieco nato e dei prodigi che non cessava di operare in favore dei suoi. Poi gli disse: «Consolatevi, fratello mio, poiché se volete credere in Gesù Cristo, vi prometto di guarirvi».
Lucillo vi acconsentì con gioia e testimoniò che era già da molto tempo che desiderava essere battezzato. Subito il santo diacono gli conferì questo sacramento della nostra rigenerazione e, dandogli la luce dell'anima, gli rese nello stesso istante quella del corpo.
La voce di questo miracolo si sparse subito in città e attirò nella prigione di Lorenzo un grande concorso di altri ciechi che vennero a gettarsi ai suoi piedi per ricevere da lui un simile beneficio. Egli li guarì tutti con il segno della croce. Ippolito, che cominciava a essere scosso alla vista di tante meraviglie, pregò san Lorenzo in termini pieni di dolcezza e di onestà di dargli conoscenza dei tesori di cui aveva parlato. Il santo diacono prese da ciò l'occasione di istruirlo.
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«O Ippolito», gli disse, «se volete credere in Dio, il Padre onnipotente, e nel suo Figlio Gesù Cristo, mi impegno a farvi vedere grandi tesori e vi prometto la vita eterna».
Queste parole fecero una così forte impressione sullo spirito di Ippolito, e la grazia, allo stesso tempo, operò così potentemente nel suo cuore, che egli cambiò tutto d'un tratto sentimento; si convertì alla fede e ricevette il battesimo dalle mani di san Lorenzo con tutta la sua famiglia composta da diciannove persone.
I veri tesori della Chiesa
Ordinato da Valeriano di consegnare le ricchezze, Lorenzo presenta una folla di poveri e infermi come i veri tesori eterni.
Tuttavia Valeriano ordinò che gli fosse condotto Lorenzo. Ippolito, che si occupava dei suoi interessi da quando era diventato cristiano, lo avvertì di quest'ordine, e il santo diacono, invece di stupirsene, gli disse: «Andiamo, Ippolito, andiamo, ci sono corone di gloria per te e per me».
Condotto davanti al tiranno e interrogato di nuovo sui suoi tesori, chiese un termine di tre giorni per raccoglierli; il tiranno glielo accordò, con l'ordine a Ippolito di accompagnarlo ovunque. San Lorenzo radunò tutto ciò che poté trovare di ciechi, zoppi e altri poveri, e andò con questo seguito al palazzo dell'imperatore e gli disse: «Augusto principe, ecco i tesori della Chiesa che vi ho portato: tesori eterni che aumentano sempre senza mai diminuire, che si diffondono ovunque e che ognuno può possedere».
Supplizi e interrogatori
Lorenzo subisce vari tormenti (scorpioni, lamine roventi, flagelli piombati) sfidando l'imperatore con la sua serenità e le sue preghiere.
L'imperatore, indignato per questa sorpresa, ordinò che fosse spogliato e che gli venisse lacerata la pelle con degli scorpioni; e, per spaventarlo maggiormente, fece portare davanti a lui tutti gli strumenti dei supplizi che si facevano subire ai Martiri, minacciandolo di fargliene sentire all'istante tutto il rigore se non avesse voluto adorare i suoi dei. Il generoso discepolo di Gesù Cristo, senza scomporsi, gli rispose con una costanza tutta cristiana: «O sventurato! che credi di spaventarmi con queste torture, sappi che se sono tormenti, lo sono solo ai tuoi occhi e non ai miei: poiché io ne faccio la mia gioia, e da molto tempo non ho desiderio più ardente che di mangiare a questa tavola e di saziarmi di queste vivande deliziose».
L'imperatore ordinò che fosse caricato di catene e di ferri, e che fosse condotto in quello stato al palazzo di Tiberio, costruito sul monte Palatino, per esservi interrogato di nuovo. Poi lo fece tornare davanti al suo tribunale nel tempio di Giove; là, lo pressò con nuove istanze affinché rivelasse i tesori, sacrificasse agli dei e non riponesse più la sua speranza nelle ricchezze che teneva nascoste, perché non sarebbero state capaci, gli disse, di garantirlo dalle pene che gli erano preparate. Il nostro invincibile Martire continuò a rispondere con tanta dolcezza quanta fermezza: «Io mi confido nei tesori del cielo, che sono la pietà e la misericordia divina e che terranno la mia anima in libertà, mentre il mio corpo sarà esposto ai tuoi supplizi».
L'imperatore lo fece flagellare con verghe, e il santo diacono, quasi per insultarlo, gli disse: «Riconosci ora, miserabile, che i tesori di Gesù Cristo mi fanno trionfare, poiché non sento affatto i tormenti».
L'imperatore, vedendo ciò, lo fece sospendere in aria e gli fece bruciare i fianchi con lamine di ferro arroventate al fuoco. Ma il Santo, disprezzando ancora questo tormento, rivolse la sua preghiera a Nostro Signore in questi termini: «Adorabile Gesù, Figlio unico del vero Dio, fate misericordia al vostro servitore, che, essendo accusato, non è stato così vile da rinnegare il vostro nome, e che ne ha sostenuto la gloria in mezzo alle torture più orribili».
Questa tranquillità di spirito che san Lorenzo mostrava, servì solo ad animare maggiormente il tiranno contro di lui; egli attribuiva una vittoria così miracolosa a incantesimi diabolici e lo minacciava di nuovi supplizi. Il Santo gli replicò con lo stesso coraggio: «Per la grazia del mio Dio, non temo affatto i tormenti che non saprebbero essere di lunga durata: non cessare dunque di maltrattarmi, fa' audacemente ciò che potrai per farmi soffrire».
L'imperatore, fuori di sé per questa nuova sfida, lo fece battere con flagelli piombati in modo così crudele che il santo Martire, credendo di perdere la vita, levò gli occhi al cielo e pregò Dio di ricevere la sua anima; ma udì una voce che gli diceva che non era ancora alla fine delle sue pene e che aveva ancora duri combattimenti da soffrire. L'imperatore udì egli stesso questa voce ed esclamò: «Non vedete, o Romani, che i demoni vengono in soccorso di questo sacrilego, che non teme né gli dei, né i vostri principi, né le torture più rigorose?»
Lo fece poi stendere sul cavalletto per slogare tutte le sue membra, e gli fece lacerare la pelle con scorpioni e altri strumenti di supplizio. Ma il Martire, sempre costante e generoso, si fece beffe dei suoi carnefici, e rivolgendo la parola a Dio, gli disse dal più profondo del suo cuore: «Siate benedetto, mio Signore e mio Dio, che fate così grandi misericordie a colui che ne è indegno. Accordatemi la grazia, mio adorabile Salvatore, di far conoscere a tutti coloro che compongono questa assemblea, che voi non abbandonerete mai i vostri servitori, ma che li consolerete nel tempo della tribolazione».
Subito il Padre delle misericordie gli inviò un Angelo per consolarlo e dargli qualche sollievo nel suo martirio; l'Angelo asciugò con un panno il sudore della sua fronte e le piaghe del suo corpo, come è stato riportato nella vita di san Romano.
Il martirio sulla graticola
Condannato a essere arrostito su un letto di ferro, Lorenzo muore scherzando sul suo supplizio, chiedendo ai suoi carnefici di voltarlo.
Lo stesso giorno, l'imperatore, che aveva fatto allestire un tribunale nelle Terme di Olimpiade, situate sul monte Viminale e vicine al palazzo di Sallustio, vi fece comparire di nuovo san Lorenzo e, per gettare del tutto il terrore nel suo cuore, fece portare ancora una volta davanti a lui tutti gli strumenti di supplizio con cui si poteva affliggere un corpo umano. Lo interrogò sul suo paese, sulla sua nascita e su tutto il corso della sua vita.
«Per quanto riguarda il mio paese», disse san Lorenzo, «sono spagnolo, sebbene sia stato nutrito a Roma fin dalla mia giovinezza. Sono stato fatto cristiano fin dalla culla e sono sempre stato educato nella conoscenza e nella pratica delle leggi divine».
«Ah!» disse l'imperatore, «puoi vantarti di riconoscere una legge divina, tu che disprezzi gli dei e ti fai beffe dei giusti castighi dell'empietà?»
«È vero», replicò san Lorenzo, «che, per la misericordia del mio Dio, non riconosco affatto gli idoli e non temo i tormenti; ma è in questo che obbedisco agli ordini della legge divina».
L'imperatore lo minacciò, se non avesse cambiato sentimento, di lasciarlo tutta la notte tra le torture.
«Se è così», disse il Martire, «questa notte sarà per me un giorno radioso e una luce senza oscurità».
Lo fece colpire sulla bocca a colpi di pietra; ma questa prova servì solo a rafforzarlo maggiormente nella fede. Infine, il tiranno, non potendo più trattenere la sua furia, fece preparare in sua presenza un lett o di ferro a forma di grati lit de fer en forme de gril Strumento del martirio di san Lorenzo. cola e, fattovi stendere il nostro santo Martire, fece accendere sotto di esso un piccolo fuoco di carboni per farlo arrostire a suo piacimento, al fine di rendere la sua morte più crudele facendola durare più a lungo. Mentre si trovava in una tortura così intollerabile, l'imperatore, invece di averne compassione, lo insultava pressandolo con più rabbia che mai a sacrificare ai suoi dei; i carnefici attizzavano il fuoco e conficcavano grandi forche di ferro nel corpo di questo ammirevole Santo, per sistemarlo a loro modo. Ma san Lorenzo, sempre incrollabile, voltandosi verso il tiranno, gli disse con una risolutezza degna di lui: «Sappi, miserabile, che i tuoi fuochi non sono che refrigerio per me, e che riservano tutto il loro ardore per bruciare te stesso eternamente senza mai consumarti». Poi, con un volto ridente e tutto splendente di luce, gli disse ancora: «Non vedi che la mia carne è abbastanza arrostita da una parte? voltala dunque dall'altra». Quando i carnefici lo ebbero voltato, disse al giudice: «La mia carne è ormai abbastanza arrostita, puoi mangiarne».
Infine, giunto il termine della sua vittoria, rese grazie a Dio per avergli aperto così felicemente le porte del cielo; poi rese il suo spirito nelle sue mani e andò a ricevere le corone che erano dovute al suo zelo e alla sua costanza.
Sepoltura e posterità delle reliquie
Sepolto al Campo Verano, il suo culto si diffuse in tutto il mondo; le sue reliquie, in particolare il capo e il braccio, sono disperse in tutta Europa.
Il mattino seguente, Ippolito e il sacerdote Giustino fecero trasportare il corpo del santo Martire nella catacomba dell'avenue Ciriaca, presso la via Tiburtina, chiamata *il Campo Vera le Champ Verano Luogo di sepoltura iniziale di san Lorenzo. no*, e situata a due chilometri dalle mura della città. Molti fedeli si trovarono a questa pompa funebre e rimasero in quel luogo per lo spazio di tre giorni e tre notti, che passarono a digiunare, a vegliare e a piangere sulla tomba del santo arcidiacono, che aveva fatto loro tanto bene. Alla fine, il beato Giustino celebrò la messa e diede la comunione agli astanti, i quali, in seguito, si ritirarono tutti, poiché la fama della loro devozione si diffondeva già a Roma e i nemici della Chiesa si preparavano a catturarli.
Tel fu il martirio del famosissimo san Lorenzo, sul quale sant'Ambrogio fece un bel discorso. Sant'Agostino e san Leone, papa, dicono che Roma non fu meno onorata dal martirio di san Lorenzo di quanto la città di Gerusalemme lo fu da quello di santo Stefano. San Massimino lo equipara agli Apostoli. San Pietro Crisologo, san Simeone Metafraste e altri autori parlano anch'essi con straordinaria ammirazione delle sue virtù e del suo coraggio. Prudenzio, nei suoi bei versi, ci descrive i suoi combattimenti e le sue vittorie, e dice che il martirio di san Lorenzo fu la morte dell'idolatria, perché da allora il paganesimo cominciò a cadere in decadenza e il nome di cristiano a diventare vittorioso.
Si invoca san Lorenzo contro gli incendi. Ci si reca in pellegrinaggio a Forestmontiers per chiedergli la guarigione dalle bruciature e dalle irritazioni cutanee che vengono chiamate *Male di San Lorenzo*.
Si vede, in un frammento di vetro conservato al Museo Vallicelliano, il busto di san Lorenzo, con il monogramma di Cristo dietro la testa, posto ordinario dell'aureola. Questo simbolo significa che il Cristo, espresso da questa figura, aveva fatto la sua dimora nell'anima e nello spirito del Beato. Porta una grande croce sulle spalle, per dimostrare che ha fedelmente seguito il suo Maestro, portando la sua croce. — Le antiche pitture e i mosaici di Roma lo rappresentano con questa grande croce in mano, perché era ufficio del diacono portarla nelle funzioni sacre. — È anche dipinto sulla copertina di un antichissimo manoscritto della biblioteca Vallicelliana. Per una ragione quasi analoga, gli è stato messo il volume dei Vangeli in mano negli affreschi del cimitero di San Valentino, nel mosaico di San Lorenzo fuori le Mura, in quelli della tribuna di Santa Maria in Trastevere e di San Clemente. — San Lorenzo è ancora rappresentato tra gli apostoli Pietro e Paolo, seduto su un lettisternio, o specie di seggio che ha la forma dei nostri divani moderni. Tutti e tre portano la *penula* o casula antica. — Lo si vede anche in piedi, rivestito della toga, con il volume dei Vangeli a metà srotolato. — In un'incisione antica che risale ai primi secoli, si vedono due carnefici che tengono san Lorenzo, uno per i piedi, l'altro per le mani, e lo voltano sulla graticola. Sopra il Santo, la sua anima, sotto forma di una piccola figura con le braccia distese, si eleva verso il cielo, per ricevervi dalla mano di Dio la corona dovuta al suo trionfo. Il tiranno che presiede all'esecuzione porta la corona e tiene lo scettro in mano. — Una pittura rappresenta san Lorenzo mentre conferisce il battesimo a san Romano, con lo stesso vaso in bronzo che si conserva ancora nella sacrestia di San Lorenzo fuori le Mura. — Negli affreschi dell'abside dell'antica chiesa di Santa Ciriaca, sul monte Celio, si vedono, ai piedi di san Lorenzo, l'argento monetato, i ricchi vasi d'oro per l'uso del sacrificio, di cui si dispone a gratificare la folla di cristiani e alcuni chierici che lo circondano. Più lontano, è in ginocchio davanti a loro e lava loro umilmente i piedi. Nel terzo quadro, è stata rappresentata una donna prostrata davanti al Santo; questi, in piedi, con gli occhi al cielo, le depone sulla testa il lino di cui si è appena servito nel lavaggio dei piedi. Questa donna era la pia vedova Ciriaca, la cui dimora serviva da asilo ai fedeli perseguitati. — Nella chiesa di San Nazario e San Celso, a Ravenna, è rappresentato mentre tiene la sua croce trionfale; accanto a lui si trova la graticola con il braciere sul quale consumò il suo martirio, e un armadio o biblioteca, nella quale si notano tre volumi sui quali si legge: Marcus, Matthæus, Lucas, il quarto Joannes, è tra le mani del Santo. — Lo si rappresenta anche in dalmatica, tenendo con una mano la sua graticola, e con l'altra la palma del martirio.
## CULTO E RELIQUIE.
I miracoli che avvennero sulla tomba del santo Martire lo resero celebre; una moltitudine di templi furono elevati da ogni parte in suo onore. Ma fu soprattutto a Roma che la sua protezione si fece sentire; san Leone Magno dice che il suo patrocinio fu per la città di Roma ciò che fu quello di santo Stefano per Gerusalemme, e Prudenzio attribuisce la conversione della prima di queste città principalmente al suo martirio. Anche il culto di questo grande Santo vi fu sempre particolarmente in onore. Costantino fece costruire una basilica sulla sua tomba, che è una delle cinque patriarcali e una delle sette stazioni principali, governata oggi dai Canonici regolari di Sant'Agostino. Il corpo di questo santo Martire vi è onorato. Vi si conservano anche alcuni pezzi della graticola sulla quale è stato arrostito; e, nella tribuna, dietro una grata dorata, si mostra il marmo sul quale il corpo di san Lorenzo fu posto dopo il suo martirio, e riposò per lunghi anni. Le tracce di sangue e di grasso liquefatto vi sono perfettamente visibili, sebbene qualcuno ne abbia rimosso in più punti per distribuirli come reliquie. Il papa Alessandro II concesse un'indulgenza perpetua di quaranta anni e altrettante quarantene a tutti coloro che, essendosi confessati e comunicati, visitassero, in un mercoledì qualsiasi dell'anno, una chiesa posta sotto l'invocazione di san Lorenzo.
Il papa Damaso onorò anche la sua memoria con un'altra chiesa che è collegiata, e che si chiama San Lorenzo in Damaso, dove si conservano le sue ceneri e i carboni che servirono per arrostirlo. Vi è ancora, nella stessa città, San Lorenzo in pane e perna, costruita sul luogo del suo martirio, dove si custodisce uno degli ossi delle sue braccia, con alcuni altri carboni del suo braciere. San Lorenzo in fonte, nel luogo in cui questo grande Santo fece scaturire una fontana di cui si servì per battezzare i nuovi cristiani. San Lorenzo in Lucina, dove vi è della sua carne bruciata tinta del suo sangue e delle sue ceneri. Vi si vede anche la forchetta di ferro di cui i carnefici si servirono per attizzare il fuoco, e il lino con cui un angelo venne ad asciugare le sue piaghe. Vi è inoltre San Lorenzo in Borgo Vecchio, San Lorenzo il Piccolo e San Lorenzo in Miranda. Nel resto d'Italia, le cattedrali di Viterbo, di Perugia e di Genova sono dedicate a san Lorenzo; e in Spagna, la grande chiesa di Huesca, dove ebbe i natali, e la cattedrale di Burgos.
10 AGOSTO.
A Costantinopoli, l'imperatrice santa Pulcheria fece costruire una bella chiesa in suo nome, dove pose le sue reliquie; e l'imperatore Giustiniano la rese, in seguito, ancora più magnifica.
Ritirato dalla sua tomba in un'epoca sconosciuta (Francesco Pouterla pensa che fu al tempo del papa san Silvestro), il capo di san Lorenzo fu trasportato dapprima al Sancta Sanctorum, che era la cappella dei Papi quando abitavano il palazzo del Laterano, poi nella cappella Sistina, in Vaticano; poi infine in una delle cappelle del palazzo del Quirinale, dove si trova ancora oggi. Questo capo venerabile si è conservato molto bene. Il viso è ricoperto dalla sua pelle perfettamente liscia; la bocca ha conservato tutti i suoi denti; il labbro superiore è visibilmente contratto dall'azione del fuoco così come gli occhi, di cui uno soprattutto è come disseccato. Questo capo è racchiuso in un bel reliquiario di forma gotica in argento dorato e ornato di bassorilievi e smalti.
Nel 1860, all'avvicinarsi dell'invasione piemontese, il santo pontefice Pio IX lo fece solennemente scendere nel mezzo di Roma, nella chiesa di San Lorenzo in Damaso, affinché il popolo, con preghiere ancora più pressanti, venisse a implorare il soccorso del grande difensore del patrimonio della Chiesa romana.
Oggi, sebbene Roma abbia fatto alle chiese numerose distribuzioni delle reliquie del santo Martire, la maggior parte del corpo riposa sempre nel luogo in cui san Giustino lo ha deposto. Verso l'anno 519, il papa Ormisda staccò alcune particelle della graticola per inviarle all'imperatore Giustino, che glielo aveva istantemente chiesto tramite i suoi ambasciatori.
La chiesa di San Martino, di Laon, diocesi di Soissons (Aisne), espone, da lla Laon Luogo del primo monastero di Gelduin. metà del XIII secolo, il braccio sinistro e la mano destra di san Lorenzo, diacono e martire. Ecco ciò che riporta una tradizione costante che risale a più di seicento anni fa. Un religioso premostratense di Laon si sentì ispirato ad andare alla ricerca di una reliquia del beato Martire per il quale aveva una devozione particolare. Lascia il monastero e va a Gerusalemme. Lì dei religiosi francescani gli ingiungono di ritornare al suo monastero. Il religioso obbedisce, e dopo molte fatiche arriva in Ungheria in un monastero di Premostratensi. Molte reliquie vi erano trascurate, tra le altre una piccola cassa contenente l'avambraccio sinistro e la mano di san Lorenzo. La sua grande devozione lo spinge a sottrarre questa reliquia trascurata dai religiosi di quel monastero. La sottrae infatti e la trasporta a Laon con molte fatiche. Quando fu arrivato nei dintorni della città, fece avvertire Gautier o Vautier de Bouxi (Wadferus), abate di San Martino. Alcuni giorni dopo un'immensa processione si organizzò per venire a cercare l'insigne reliquia. Anselmo, cinquantunesimo vescovo di Laon, accompagnato dal Capitolo della sua cattedrale, venne a riceverla ai piedi della montagna e la depose nella chiesa di San Martino. Essa vi è stata conservata, onorata ed esposta fino alla Rivoluzione francese. Un pellegrinaggio si era stabilito immediatamente e molte grazie erano state ottenute da Dio dai pii pellegrini. La festa di san Lorenzo si celebrava molto solennemente il 10 agosto, la domenica nell'Ottava e il giorno dell'Ottava. Ognuno di questi tre giorni si portava in processione la cassa dove il braccio era racchiuso. Tutti i pellegrini che venivano a venerare la santa faccia a Montreuil-sous-Laon non mancavano di andare ugualmente a onorare la reliquia di san Lorenzo. La cassa, dono della pietà di un re di Francia, pesava 185 marchi d'argento dorato. Il braccio era posato su un piatto d'argento dorato pesante 9 marchi. Attorno al braccio vi era una piccola lamina d'oro finissimo sulla quale era inciso in lettere gotiche: Braccio di san Lorenzo. Il pollice che mancava alla mano ne era stato staccato per essere donato a una regina di Francia. Un quadro sospeso nella chiesa rappresentava il religioso che portava il braccio di san Lorenzo.
Il 30 settembre 1793, la cassa e il bacino furono inviati alla zecca. Il signor Selleux, amministratore della chiesa parrocchiale di San Martino, essendo presente all'inventario del mobilio, ebbe la fortuna di sottrarre il braccio di san Lorenzo all'impetuosità dei rivoluzionari. Ha consegnato la sua dichiarazione in un verbale del 28 settembre 1793. Diversi antichi religiosi Premostratensi dell'abbazia di San Martino hanno dato per iscritto attestazioni dell'identità di questa reliquia con quella che avevano sempre visto nella chiesa di San Martino. Al momento del ristabilimento di questa nel 1804, Selleux presentò la reliquia del braccio di san Lorenzo all'autorità ecclesiastica con tutti i documenti che ne constatavano l'autenticità. Mons. Leblanc de Beaulieu, vescovo di Soissons, fece comparire i testimoni, fece esaminare ed esaminò una serie di verbali riguardanti il furto e l'identità della reliquia, e ne permise l'esposizione pubblica nella chiesa di San Martino (15 aprile 1804). Nel 1837, Mons. de Simony si fece rappresentare la cassa, l'aprì, esaminò i documenti, e dopo aver venerato la preziosa reliquia, ritirò due piccoli ossi dell'estremità del dito indice, sigillò di nuovo la cassa e confermò il permesso di esporla alla venerazione dei fedeli.
Nella diocesi di Ferentino, in Italia, si conserva, da tempo immemorabile, un'ampolla di vetro che racchiude del sangue del Martire, disseccato e aderente alle pareti del vaso. Durante la maggior parte dell'anno, rimane in questo stato di coagulazione; ma all'avvicinarsi del 10 agosto, fin dalla sera dei primi Vespri della festa, comincia a liquefarsi e a entrare in ebollizione. Nel XVIII secolo, il papa Paolo V fece constatare l'autenticità di questo miracolo, e fece racchiudere alcune gocce di questo sangue miracoloso in un ricco reliquiario d'oro, e depositare nel tesoro di Santa Maria Maggiore. Si vede ancora a Roma, nella chiesa di Santa Maria, una gran parte della sua tunica. Il resto dei suoi vestiti è conservato nell'antica cappella del nostro Santo al palazzo del Laterano, chiamata, a causa delle reliquie insigni che i Papi vi avevano riunito, San Lorenzo ad fiancia Sanctorum.
La cattedrale di Nancy possiede una costola di san Lorenzo; fu conservata durante la Rivoluzione, riconosciuta e approvata il 30 gennaio 1803, da Mons. Ormond, e depositata nella cassa di san Sigisberto. La chiesa di Bouxières-aux-Dames, vicino a Nancy, possiede un frammento di costola dello stesso Santo. La chiesa di Tounay, cantone di Saint-Nicolas de Port, possiede un bel frammento d'osso, proveniente da un monastero della Germania. Le Chiese di Sens, di Le Mans, di Parigi, ottennero un tempo dai sovrani Pontefici alcune reliquie del santo Martire. Quella di Le Mans le ha perse durante la Rivoluzione.
Oltre alle reliquie di cui abbiamo fatto menzione, ecco altre onorate sotto il nome di san Lorenzo: A Roma, del suo braccio, a San Lorenzo fuori le Mura e a San Lorenzo in Panisperna. Delle sue costole, a San Pietro, in Vaticano, ai Dodici Apostoli, a Santa Croce in Gerusalemme, a Santa Maria in Portico, a Santa Maria degli Angeli, a Santa Prassede. Una vertebra, a Santa Maria Maggiore. A Santa Cecilia, un osso a metà bruciato. A San Lorenzo in Damaso, tre anelli della sua catena, delle ceneri e dei carboni. A Santa Maria in Cosmedin, della sua graticola. Ad Anversa, due delle sue dita. Dell'osso delle gambe, a Firenze, a Padova, a Santa Maria delle Vergini, a Napoli. Dell'osso delle spalle, a Tongres, a Colonia. Della sua graticola e delle ceneri, all'Escorial, a Perù. Del suo sangue e della sua carne, a Liegi. Ad Aquisgrana, una particella del suo cranio, nella chiesa di San Giovanni Battista a Borcelle; del suo sudario e della sua dalmatica, nella chiesa di Santa Teresa. Delle sue ossa, a Venezia, a Padova, ad Auxerre. A Sens, una vertebra; a Molay, nella stessa diocesi, della sua graticola e delle sue ossa. A Romeville, diocesi di Saint-Brie, la metà di un dente. A Nevers, due denti. A Montreuil-sur-Mer, una costola.
Ci siamo serviti, per completare questa biografia, della Storia di san Lorenzo, dell'abate Labouw; dell'Agiologia Nivernese, di Mons. Croquier; di Note locali fornite dal Sig. Henri Conquet, del capitolo di Sclazens, e dal Sig. abate de Blaye.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Huesca in Spagna
- Educazione letteraria a Saragozza
- Incontro con il futuro papa Sisto
- Nominato arcidiacono di Roma da Sisto II
- Distribuzione dei tesori della Chiesa ai poveri
- Guarigioni miracolose di ciechi (Lucilla, Crescenzio)
- Conversione e battesimo di Ippolito
- Presentazione dei poveri come 'tesori della Chiesa' all'imperatore
- Martirio sulla graticola sotto il regno di Valeriano
Miracoli
- Guarigione della vedova Ciriaca
- Restituzione della vista a Crescenza e Lucilla
- Fonte miracolosa scaturita in prigione (San Lorenzo in fonte)
- Liquefazione annuale del suo sangue a Ferentino
Citazioni
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Ecco i tesori della Chiesa: tesori eterni che aumentano sempre senza mai diminuire.
Testo fonte -
La mia carne è ormai abbastanza arrostita, puoi mangiarne.
Tradizione agiografica