Santa Chiara d'Assisi
ISTITUTRICE DELLE POVERE DAME DELL'ORDINE DI SAN FRANCESCO.
Vergine e Badessa, Istitutrice delle Povere Dame
Nobile di Assisi, Chiara rinuncia alla sua fortuna nel 1212 per seguire l'ideale di povertà di san Francesco. Fondatrice delle Povere Dame (Clarisse), dirige il monastero di San Damiano per quarantadue anni in un'austerità eroica. È celebre per aver respinto i Saraceni esponendo il Santissimo Sacramento.
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SANTA CHIARA D'ASSISI, VERGINE E BADESSA,
ISTITUTRICE DELLE POVERE DAME DELL'ORDINE DI SAN FRANCESCO.
Origini e famiglia
Chiara nasce ad Assisi in una famiglia nobile; sua madre Ortolana, molto pia, riceve una profezia sul destino luminoso di sua figlia.
Chiara Claire Fondatrice delle Povere Dame e sorella di Agnese. nacque ad Assis Assise Luogo dell'arresto di San Sabino. i, nello Stato della Chiesa, come il serafico Padre san Francesco, da una famiglia nobile e ricca, della quale quasi tutti i figli maschi avevano fatto professione delle armi. Suo padre si chiamava Favorino Scifi. Si mostrano ancora oggi le imponenti rovine di Sasso-Rosso, castello che possedeva sul versante meridionale del monte Subasio. Sua madre, dell'antica casa dei Fiumi, si ch iamava Or Hortolana Madre di santa Chiara, divenuta religiosa nel suo ordine. tolana. Era una dama molto pia che intraprese per devozione i pellegrinaggi di Gerusalemme, di San Michele sul monte Gargano e di San Pietro a Roma, e, dopo la morte del marito, entrò nell'Ordine che sua figlia aveva fondato, dove visse e morì in odore di santità. Un giorno, mentre faceva le sue preghiere davanti a un crocifisso per meritare l'assistenza del cielo durante il parto, udì una voce che le diceva: «Non temere nulla, Ortolana; metterai felicemente al mondo una luce che illuminerà tutto il mondo». Questa voce fu la causa per cui fece dare a sua figlia, al battesimo, il nome di Chiara. Ne ebbe ancora altre due, Agnese e Beatrice, che vedremo presto, sull'esempio della loro primogenita, rinunciare a tutte le cose della terra per farsi povere discepole di san Francesco.
Conversione e consacrazione
Sotto l'influsso di san Francesco, Chiara rinuncia al mondo nel 1212, fugge dalla casa dei genitori e riceve la tonsura alla Porziuncola.
L'infanzia di Chiara fu perfettamente innocente; la grazia la prevenne a tal punto che non si vide in lei nulla della petulanza ordinaria a quell'età. Era modesta, tranquilla, docile, veritiera nelle sue parole, obbediente e sempre pronta a pregare Dio e ad adempiere alle devozioni che sua madre le prescriveva. Quando la ragione si fu sviluppata, fece presto apparire che avrebbe sempre seguito la via della virtù: il digiuno, l'elemosina e l'orazione erano i suoi esercizi più cari; divenuta più grande, fu costretta, per accontentare i suoi genitori, a vestirsi come le persone del suo rango; ma portava sotto i suoi abiti un piccolo cilicio per crocifiggere la sua carne verginale. I suoi genitori fecero vani sforzi per indurla al matrimonio. Ella non volle altro sposo che Gesù Cristo. Avida di ascoltare san Francesco d' Assisi, poté procurarsi saint François d'Assise Fondatore dell'ordine dei Frati Minori. questa felicità e ne fu rapita. Desiderò persino avere un colloquio con lui. Avendolo ottenuto, andò a trovarlo nel suo piccolo convento della Porziuncola e gli rivelò i sentimenti che Dio imprimeva nel suo cuore. Il Santo la confermò nel proposito di conservare inviolabilmente la sua purezza verginale e di lasciare tutti i beni della terra per non avere più altro retaggio che Gesù Cristo. Poiché Chiara gli rese in seguito altre visite, egli la formò sempre più secondo il suo spirito di penitenza e di povertà, e le fece concepire la risoluzione di fare per il suo sesso ciò che lui stesso aveva fatto per gli uomini. Così, l'anno 1212, il giorno delle Palme, che cadeva il 19 marzo, in cui si celebra ordinariamente la festa di san Giuseppe, ella apparve al mattino nella chiesa cattedrale di Assisi, con i suoi gioielli e abiti preziosi; si recò la sera nella piccola chiesa della Porziuncola, dove, essendo stata ricevuta con grandissima gioia dal santo patriarca e dai suoi religiosi, che avevano tutti un cero in mano, si spogliò di tutti i suoi ornamenti di vanità, si fece tagliare i capelli e fu rivestita di un sacco e di una corda, come vere livree di un Dio povero, sofferente e umiliato. Dopo un'azione così generosa, il Santo, che non poteva accoglierla nel suo convento e che, d'altronde, non aveva ancora una casa dove poterla alloggiare in particolare, la condusse presso le Benedettine di San Paolo.
Quando questa risoluzione di Chiara fu divulgata, ognuno ne parlò secondo il proprio capriccio. Alcuni l'attribuivano a una leggerezza giovanile, poiché aveva ancora solo diciotto anni; altri a un fervore indiscreto e a una devozione mal regolata. I suoi parenti soprattutto ne furono estremamente irritati e non risparmiarono nulla per persuaderla a tornare al domicilio di suo padre e ad accettare un'alleanza vantaggiosa di cui le era già stata fatta la proposta. Vollero usare violenza e trarla con la forza dall'asilo sacro dove si era rifugiata; ma, per togliere loro ogni speranza di rivederla mai nel mondo, ella fece vedere i suoi capelli tagliati e si attaccò così fortemente agli ornamenti dell'altare che non si poteva, senza sacrilegio e profanazione, strapparla via. Cessarono dunque di tormentarla, dopo diversi giorni di inseguimenti, e san Francesco, che vegliava sempre sulla sua santificazione, la fece passare dal monastero di San Paolo, dove l'aveva messa, in quello di Sant'Angelo di Panso, anch'esso dell'Ordine di San Benedetto, che era fuori città. Fu là che questa cara amante di Gesù, prostrata ai piedi del suo Sposo, lo pregò istantemente di darle per compagna colei che le aveva dato per sorella, ovvero la piccola Agnese di Sciffi. La sua preghiera fu esaudita e, sedici gior ni soltanto dop Agnès de Sciffi Sorella di santa Chiara e discepola di san Francesco. o questo ritiro, questa cara sorella uscì segretamente dalla casa dei suoi genitori e venne a raggiungere Chiara, per praticare con lei gli esercizi della penitenza e della mortificazione, di cui dava così rari esempi. Se la fuga della maggiore aveva così tanto irritato i loro genitori, quella della minore li offese ancora di più. Vennero in numero di dodici al monastero di Sant'Angelo e, poiché Agnese rifiutava di seguirli, la sopraffecero con calci e pugni, la trascinarono per i capelli e la portarono via con la forza, come un leone o un lupo porta via una pecora dopo averla afferrata in mezzo all'ovile. Tutto ciò che può fare questa innocente vergine è gridare a sua sorella di avere pietà di lei e di non soffrire un rapimento così ingiusto. Chiara si mette in orazione e subito, per un grande miracolo della divina Provvidenza, la piccola Agnese, che era già stata portata via abbastanza lontano, diviene così pesante e così immobile che questi dodici uomini non possono sollevarla da terra né smuoverla. Per la rabbia, Monaldo, suo zio, vuole ucciderla; ma è colto all'istante da un dolore così grande al braccio che non può quasi più reggersi. Infine, quando sono tutti nella confusione, Chiara arriva e li obbliga con le sue rimostranze a renderle la sua cara sorella: la riporta dunque al monastero e, poco tempo dopo, riceve l'abito dalle mani di san Francesco, sebbene abbia solo quattordici anni. Egli mise poi le due sorelle in una piccola casa che era contigua alla chiesa di San Damiano.
Fondazione dell'Ordine
L'Ordine delle religiose di San Francesco inizia a San Damiano, dove Chiara viene raggiunta dalle sue sorelle e da sua madre, diventando la loro badessa.
Fu dunque propriamente qui che ebbe inizio l'Ordine delle religiose di San Francesco, come quello dei religiosi era iniziato nella chiesa della Porziuncola. Le due sorelle ebbero presto un gran numero di compagne; poiché, spargendosi ovunque il profumo della santità della vergine Chiara, molte donne e fanciulle vollero averla come loro madre. Le principali, oltre a Ortolana, sua madre, e Beatrice, la sua sorella minore, furono le venerabili dame Pacifica, Amata, Cristiana, Agnese, Francesca, Benvenuta, Balbina, Benvenuta, un'altra Balbina, Filippa, Cecilia e Lucia, tutte eccellenti religiose che Dio ha reso illustri con miracoli, come è scritto nel martirologio dei Santi di questo Ordine. Chiara fu dapprima stabilita loro superiore da san Francesco, nelle cui mani tutte promisero obbedienza; ma quando vide il loro numero aumentare, volle dimettersi da tale incarico, preferendo servire Dio nell'umiltà e nella sottomissione piuttosto che comandare a figlie che credeva più virtuose di lei; ma il Santo, che conosceva quanto la sua nuova pianta avrebbe tratto profitto dalla cura di una così santa badessa, la confermò per tutta la vita nel suo ufficio: la comunità applaudì a questa misura; poiché, sebbene fosse piena di eccellenti soggetti che furono persino impiegati in nuovi insediamenti, nessuna tuttavia era così capace di governare come Chiara, che possedeva eminentemente lo spirito del beato patriarca. Così, ben lungi dall'insuperbirsi della sua prelatura, se ne servì solo per umiliarsi maggiormente. Era la prima a praticare gli esercizi di mortificazione e di penitenza. Gli impieghi più umili erano quelli che le sembravano più graditi. Lavava lei stessa i piedi alle sue sorelle e, spesso, quando erano a tavola, rimaneva in piedi a servirle. Lavava anche i piedi alle serve che venivano dall'esterno, e li baciava con rispetto e umiltà. Nulla è così disgustoso o contrario alla delicatezza delle giovani fanciulle quanto i ministeri che bisogna rendere ai malati nelle infermerie; ma ella non credeva che la sua dignità di superiore dovesse esimerla da ciò, e se delegava alcune sorelle a tale incarico, era a condizione che spesso le lasciassero fare ciò che era più difficile e per cui le altre avrebbero avuto maggiore avversione.
Il privilegio della povertà
Chiara ottiene da Innocenzo III il diritto di vivere senza alcun possesso, rifiutando persino i tentativi di mitigazione di papa Gregorio IX.
Da questa grande umiltà nasceva nel suo cuore un ardente amore per la santa povertà. Essendole toccata l'eredità paterna all'inizio della sua conversione, non ne trattenne nulla per sé, né per il suo monastero, ma la fece distribuire interamente ai poveri. Non solo non volle che la sua casa possedesse alcuna rendita o entrata, ma non tollerava nemmeno che vi si conservassero grandi provviste, accontentandosi di ciò che era necessario per vivere ogni giorno. Preferiva che i frati che questuavano per il suo monastero portassero pezzi di pane già secco piuttosto che pani interi. Infine, tutto il suo intento era di somigliare a Gesù Cristo povero, che non ha mai posseduto nulla sulla terra e che, nato nudo in una povera stalla, è morto nudo sul povero letto della croce. Ottenne da papa Innocenzo III il privilegio della povertà, vale a dire il diritt pape Innocent III Papa che inviò Pietro di Castelnau contro gli Albigesi. o di stabilirsi sul solo fondamento della carità dei fedeli, con l'eccellente qualità di povera, come un titolo d'onore e di gloria: ecco perché il suo Ordine è comunemente chiamato l'Ordine delle Povere Dame. E quando papa Gregorio IX, giudicando che una così grande povertà fosse troppo rigorosa pape Grégoire IX Papa che ha attestato i miracoli di Bruno. per delle donne, volle mitigarla dispensandole dal voto che ne avevano fatto e concedendo loro delle rendite, ella ringraziò Sua Santità per tale offerta e lo pregò istantemente di non cambiare nulla alle prime disposizioni del suo istituto: cosa che egli le accordò. Dio ha spesso giustificato con dei miracoli questa condotta della sua serva, facendo vedere che egli veglia al soccorso di coloro che confidano in lui. Un giorno, non c'era che un pane piuttosto mediocre nel monastero e, giunto il momento del pranzo, ella ordinò alla sorella dispensiera di inviarne la metà ai religiosi che le assistevano e di dividere l'altra metà in cinquanta pezzi, per altrettante povere dame che componevano allora la sua comunità. La dispensiera fece con obbedienza cieca ciò che le era stato comandato e, per una meraviglia sorprendente, quei pezzi si ingrandirono a tal punto da essere sufficienti a nutrire tutte le religiose. Un'altra volta, non c'era più olio nel monastero: Chiara prese un barile, lo lavò e mandò a cercare il frate questuante, affinché andasse a farlo riempire d'olio per elemosina. Egli venne subito, ma, invece di trovarlo vuoto, lo trovò tutto pieno. Ciò gli fece credere che le buone dame avessero voluto prendersi gioco di lui, e se ne lamentò; ma mutò le sue lamentele in ammirazione e in azioni di grazie quando gli fu riferito che avevano messo il barile vuoto sulla ruota, e che l'olio che vi aveva visto era un olio miracoloso.
Austerità e vita mistica
La santa pratica mortificazioni estreme e beneficia di visioni divine, in particolare durante una notte di Natale in cui ascolta l'ufficio a distanza.
Per quanto riguarda le austerità della nostra Santa, non indossava che una vile tunica e un piccolo mantello di stoffa grossolana; camminava sempre a piedi nudi, senza zoccoli né sandali, dormiva sul duro, digiunava tutto l'anno, eccetto la domenica, e spesso a pane e acqua; conservava un perpetuo silenzio fuori dai doveri indispensabili della necessità e della carità: è vero che queste pratiche le erano comuni con le sue sorelle. Ma quale rapporto tra un corpo delicato come il suo e un indumento di pelle di maiale, di cui applicava il lato peloso e irsuto e le setole dure e pungenti sulla sua carne, per farle sopportare un martirio continuo! Si serviva anche di un cilicio fatto di crine di cavallo, che stringeva ancora più strettamente con una corda di simile tessitura, armata di tredici nodi. La sua astinenza era così severa che ciò che mangiava non sarebbe stato sufficiente per il suo nutrimento, se la virtù di Dio non l'avesse sostenuta. Durante la grande Quaresima e quella di San Martino, non viveva che di pane e acqua; e non mangiava affatto il lunedì, il mercoledì e il venerdì. La terra nuda, o un mucchio di tralci di vite, con un pezzo di legno come cuscino, costituirono all'inizio tutto l'arredo del suo letto; in seguito, sentendosi troppo debole, dormì su un tappeto di cuoio e mise della paglia sotto la testa. Infine, era talmente insaziabile di pene e di sofferenze che San Francesco fu obbligato a moderare questo ardore e a farlo moderare dal vescovo di Assisi. Le ordinarono dunque di dormire su un pagliericcio e di non passare giorno senza mangiare. Ma il suo pasto del lunedì, del mercoledì e del venerdì, in Quaresima, si componeva di un'oncia e mezza di pane e un sorso d'acqua, che servivano piuttosto a irritare la sua fame e la sua sete che ad placarle.
Come era interamente morta al mondo, e aveva il cuore perfettamente puro, nulla le impediva di attendere all'orazione e di occuparsi in ogni tempo e in ogni luogo delle grandezze e delle bontà del suo Dio. Il suo uso era di passare diverse ore in preghiera dopo Compieta, con le sue sorelle, davanti al Santissimo Sacramento, dove spargeva molte lacrime ed eccitava le altre a gemere e a sospirare con l'esempio del suo fervore. Quando si ritiravano per andare a prendere un po' di riposo, ella rimaneva ancora costantemente in coro, per ascoltarvi, come furtivamente, nella solitudine, i movimenti segreti dello Spirito di Dio. Lì, tutta bagnata dalle sue lacrime e prostrata contro terra, ora detestava le sue offese, ora implorava la divina misericordia per il suo popolo, ora deplorava i dolori di Gesù Cristo, il suo diletto. Una notte, l'angelo delle tenebre le apparve sotto le sembianze di un bambino tutto nero e le disse: «Se non metti fine alle tue lacrime, perderai presto la vista». Ed ella gli rispose prontamente: «Vedrà ben chiaro colui che avrà l'onore di vedere Dio». Il che obbligò quel mostro a ritirarsi con confusione. Ritornò tuttavia dopo Mattutino, e aggiunse che a forza di piangere si sarebbe ammalata. Ma ella lo respinse ancora vigorosamente, dicendogli che colui che serve Dio non teme alcuna incomodità. Non si saprebbero descrivere i favori che riceveva in questo santo esercizio. Un giorno, suor Benvenuta, una delle sue religiose, scorse durante questo tempo un globo di fuoco che riposava sulla sua testa e che la rendeva mirabilmente bella e luminosa. Un'altra volta, suor Francesca vide sulle sue ginocchia un bambino perfettamente bello, che le faceva dolcissime carezze. Ammalata, una notte di Natale, le fu impossibile alzarsi per andare a Mattutino; tuttavia si mise in preghiera; nel suo povero letto, udì distintamente tutto l'ufficio che fu cantato dai religiosi di San Francesco, nella chiesa di Nostra Signora della Porziuncola, molto lontana dal suo monastero; e, cosa ancora più meravigliosa, ebbe la felicità di vedere il Bambino Gesù coricato nella sua mangiatoia. Quando usciva dalle sue comunicazioni con Dio, le sue parole erano tutte di fuoco, e spargevano una certa unzione che conquistava e rapiva i cuori di tutti coloro che avevano la fortuna di ascoltarla.
Difesa miracolosa di Assisi
Attraverso l'esposizione del Santissimo Sacramento, Chiara respinge i Saraceni di Federico II e salva la città di Assisi dall'assedio di Vitale d'Aversa.
D'altronde, ella aveva tanto credito presso Dio, che otteneva facilmente tutto ciò che gli chiedeva. Non ne occorre altra prova che ciò che accadde riguardo all'esercito dei Saraceni che l'imperatore Federico II, nelle sue d Frédéric II Imperatore del Sacro Romano Impero. ispute con la Santa Sede, inviò a spopolare il ducato di Spoleto, e che venne per assediare la città di Assisi e per saccheggiare il convento di San Damiano. Tutto era da temere, per delle donne senza difesa, da parte di barbari senza pudore né religione. In un così grande motivo di terrore e di spavento, esse corsero tutte a santa Chiara, che era malata in infermeria, come i pulcini corrono sotto le ali della loro madre quando scorgono il nibbio che viene a piombare su di loro. Ella disse loro di non temere nulla e, nella fiducia di cui era colma, si trascinò come meglio poté, sostenuta dalle loro braccia, alla porta del convento, dove fece porre davanti a sé il santissimo Sacramento racchiuso in un ciborio d'argento e in una scatola d'avorio. Lì, prosternandosi davanti al suo sovrano Signore, gli disse con le lacrime agli occhi: «Soffrirete, mio Dio, che le vostre serve deboli e senza difesa, che ho nutrito col latte del vostro amore,
VIES DES SAINTS. — TOME IX.
cadano nelle mani degli infedeli? Non posso più custodirle, ma ve le rimetto tra le mani, e vi supplico di proteggerle in un'estremità così terribile e così pressante». Appena ebbe terminato queste parole, udì una piccola voce, come di un bambino, che le rispose: «Io vi custodirò sempre». Allora, sentendosi più audace, aggiunse: «Permettetemi, mio Signore, d'implorare anche la vostra misericordia e il vostro soccorso per la città di Assisi, che ci nutre delle sue elemosine». — «Essa soffrirà parecchi danni», rispose il Salvatore, «ma impedirò che sia presa». — Dopo risposte così vantaggiose, la Santa alzò la testa e disse alle sue figlie: «Vi do la mia parola, mie sorelle, che non avrete alcun male; confidate soltanto in Dio».
I Saraceni avevano già scalato il monastero e alcuni erano entrati nel chiostro; ma, nell'istante stesso in cui questa preghiera fu terminata, furono colti da un terrore panico, risalirono precipitosamente gli stessi muri e lasciarono le serve di Dio in pace, e, poco tempo dopo, levarono l'assedio di Assisi e lasciarono interamente l'Umbria.
La stessa città fu un'altra volta estremamente pressata da Vitale d'Aversa, capitano dell'esercito imperiale; egli aveva giurato di non ritornarsene finché non l'avesse presa con la forza , o finché ess Vital d'Averse Capitano dell'esercito imperiale che assediò Assisi. a non si fosse resa a discrezione. La Santa, toccata da questa sventura, radunò tutte le sue figlie e fece loro notare che sarebbe stata un'ingratitudine da parte loro, se, dopo aver ricevuto tante carità dagli abitanti di Assisi, non avessero impiegato tutto il credito che avevano presso Dio per ottenere la liberazione di questa città. Fece dunque venire della cenere, se ne coprì la testa per prima e ne coprì poi la testa a tutte le altre, poi, in questo stato, esse pressarono così efficacemente la bontà di Dio di guardare questa città con occhio di pietà e di misericordia, che la notte stessa tutto l'esercito di questo nuovo Oloferne fu messo in rotta e, obbligato egli stesso a ritirarsi con confusione, morì poco tempo dopo di una morte violenta, giusta punizione del suo orgoglio.
Morte e visioni finali
Dopo 42 anni di vita religiosa, Chiara muore nel 1253, visitata da papa Innocenzo IV e assistita da una visione della Vergine Maria.
Infine, piacque a Nostro Signore di soddisfare i desideri della sua Sposa, che chiedeva, con un ardore incredibile, di godere di lui nell'eterna beatitudine. Erano già passati quarantadue anni da quando ella viveva nella pratica fedele e assidua di tutti gli esercizi della religione, senza che le numerose e violente malattie, che aveva sopportato per ventotto o trent'anni, avessero strappato dalla sua bocca una parola di lamento o di mormorio, né fossero state capaci di diminuire il fuoco del suo zelo e della sua carità. Aveva anche predetto, due anni prima, che non sarebbe morta prima che il Signore fosse venuto a visitarla con i suoi discepoli. Giunto dunque il tempo della sua ricompen sa, papa Innocen pape Innocent IV Papa del XIII secolo che testimoniò i miracoli del santo. zo IV, che nutriva una stima straordinaria per la sua virtù e che l'amava perfettamente in Gesù Cristo come la più fedele Sposa che questo amabile Salvatore avesse sulla terra, tornò da Lione a Perugia con il sacro collegio dei cardinali. Apprese, in quella città, che Chiara era pericolosamente malata e che vi era molta probabilità che la sua fine fosse vicina. Si recò al più presto ad Assisi, con la sua corte, e nel suo convento di San Damiano, accompagnato dai suoi cardinali, come Nostro Signore dai suoi discepoli, le diede la sua benedizione apostolica con l'indulgenza plenaria di tutti i suoi peccati, che quest'anima già tutta celeste gli chiese con grande istanza e ricevette con una profondissima umiltà. Aveva ricevuto lo stesso giorno il santo Viatico dalle mani del provinciale dei Minori, e, quando glielo avevano amministrato, si era visto, nella santa ostia, un bambino di una bellezza inestimabile, con un globo di fuoco al di sopra. Quando Sua Santità si fu ritirata, santa Chiara, tutta bagnata di lacrime, le mani giunte e gli occhi levati al cielo, disse alle sue sorelle: «Rendete grazie a Dio, mie care figlie, poiché ho avuto oggi un onore che il cielo e la terra non potrebbero mai ripagare, essendo stata così felice da ricevere il mio Salvatore e da essere visitata dal suo vicario». Sua sorella Agnese la pregò di non lasciarla sulla terra, ma di portarla con sé in cielo. «La tua ora non è ancora giunta», rispose lei; «ma rallegrati, poiché non è lontana, e, prima di morire, riceverai dal tuo Sposo amato una grande consolazione». La cosa avvenne secondo questa predizione.
Le sue religiose non l'abbandonarono mai, e non si preoccupavano né di mangiare né di dormire, pur di non perdere una parola di una madre così cara e di una così santa amante del Salvatore. All'esempio di san Francesco, dettò un testamento, non per lasciare alle sue figlie beni temporali di cui era interamente priva, ma per lasciare loro la santa povertà e il perfetto spogliamento di tutte le cose, che è un tesoro più grande di tutti i beni di questo mondo. Frate Reginaldo, essendosi avvicinato al suo letto per farle una piccola esortazione sui vantaggi della pazienza, ella gli disse, con una forza eroica, che, da quando Nostro Signore l'aveva chiamata al suo servizio per mezzo del suo amico san Francesco, nessuna pena, per sua grazia, le era stata gravosa, nessuna penitenza difficile e nessuna malattia sgradevole. Molti cardinali e molti vescovi la visitarono in particolare; e, cosa meravigliosa, sebbene le fosse impossibile prendere alcunché, cosa che durò diciassette giorni, si vide sempre in lei una presenza di spirito e un vigore straordinari: ricevette questi prelati con tutta la pietà e la devozione che richiedeva l'onore della loro visita, ed esortava persino alla pietà tutti coloro che le si avvicinavano, come se godesse di una perfetta salute.
Fu ancora assistita, in questa estrema condizione, da frate Ginepro, frate Angelo e frate Leone, tre eccellenti compagni di san Francesco, i quali, mescolando le loro fiamme con quelle della Santa, ne fecero un braciere d'amore che non si può esprimere. Infine Chiara, essendo prossima a morire, parlò lei stessa alla sua anima e le disse: «Esci arditamente, anima mia, non temere nulla, hai una buona guida e un buon salvacondotto. Esci, dico, arditamente; poiché colui che ti ha creata, che ti ha santificata e che ti ha amata come una madre ama sua figlia, è lui stesso disposto a riceverti». Poi, rivolgendo la parola al suo Salvatore, gli disse: «E voi, mio Signore e mio Dio, che mi avete dato l'essere e la vita, siate benedetto». Nello stesso istante Nostro Signore le apparve, con una compagnia beata di vergini coronate di fiori di una bellezza e di un profumo senza pari; una di esse, la cui corona era chiusa e rendeva più luce del sole (era la santa Vergine), si avvicinò a lei per abbracciarla. Le altre, a gara, stesero sul suo corpo un tappeto di una stoffa inestimabile, e, durante questa azione, di cui fece parte alle sue sorelle, la sua anima tutta pura volò nel seno della Divinità, per possedervi eternamente la sua sovrana felicità. Fu l'anno 1253, l'undicesimo giorno del mese di agosto, che è il giorno dopo la festa di san Lorenzo, sebbene la sua sia stata rimandata al 12, giorno in cui si celebrarono i suoi funerali.
Posterità e reliquie
Canonizzata nel 1255, il suo corpo fu ritrovato intatto nel 1850. Il suo ordine si è moltiplicato in diverse branche attraverso l'Europa.
Del resto, sebbene santa Chiara non sia mai uscita durante la sua vita dal suo monastero di San Damiano, il suo Ordine si è nondimeno esteso fin da quando era in vita in diversi luoghi dell'Europa, ed ella ha inviato alcune delle sue figlie in vari luoghi per fondare nuovi monasteri. Da allora si è moltiplicato all'infinito e si è diviso in diverse branche, alcune delle quali si sono mantenute inviolabilmente nell'antica osservanza, dove si riprende con la riforma di santa Coletta, e conservano il primo nome di Povere Dame di Santa Chiara; altre, che hanno degenerato dalla grande povertà del primo istituto, prendendo delle rendite con il permesso del papa Urbano IV, sono chiamate Urbaniste: altre, che hanno aggiunto alle une o alle altre alcune costituzioni particolari, sono chiamate o Cappuccine, o della Concezione, o Annunziate, o Recollette, o Cordeliere. Vi sono di tutti questi Ordini insieme quasi quattromila conventi e quasi centomila religiose. Il numero delle sante che hanno dato alla Chiesa non si può contare. Soprattutto non si poteva abbastanza ammirare l'austerità delle religiose dell'Ave Maria di Parigi, che vivevano in un corpo come se non ne avessero alcuno, e che erano sulla terra come se fossero già interamente separate dalla terra. Questa comunità non esiste più dopo la rivoluzione, e la casa è diventata una caserma.
La si rappresenta ordinariamente ai piedi del santissimo sacramento dell'altare; talvolta con san Francesco d'Assisi, rapiti entrambi in estasi mentre conversavano insieme; in diverse circostanze davanti a un Papa, sia quando rifiuta la dispensa dalla stretta povertà di cui aveva fatto professione, sia quando, benedicendo la tavola nel refettorio per ordine del sovrano Pontefice, accadde che tutti i pani si trovarono segnati da una croce, sia quando il Papa volle incaricarsi di darle il viatico e assistere solennemente alle sue esequie con i cardinali.
[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE.]
Il suo corpo fu inumato ad Assisi, nel convento di San Giorgio, che il papa Gregorio IX le aveva donato, e dove anche quello di san Francesco era stato trasportato, affinché fossero più al sicuro e meno esposti alle scorribande e agli insulti dei nemici.
Vi si compì subito un così gran numero di miracoli per intercessione della Santa, che il papa Alessandro IV, successore di Innocenzo, non fece alcuna difficoltà a ca nonizzarla solo d pape Alexandre IV Papa che chiamò Alberto a Roma. ue anni dopo la sua morte (1255).
Dal 1260, le sue spoglie sacre sono state trasferite in una chiesa costruita in suo onore, che le fu dedicata nel 1266, alla presenza del papa Clemente IV. Esse rimasero lì, non esposte alla venerazione dei fedeli, ma inumate.
Dopo cinquecento anni, vale a dire il 23 agosto 1850, si risolse di trarre questo santo corpo dall'oscurità della tomba. Si fecero gli scavi necessari a tal fine: lo si scoprì; la tomba fu aperta con tutta la pompa che conveniva a una così grande festa, e le ossa riconosciute giuridicamente. Erano conservate intere, e non polverizzate, nonostante l'umidità della cripta; le si pose in un'urna, a eccezione di una costola, la più vicina al cuore, destinata al sovrano Pontefice, e dei frammenti riservati per le Clarisse di Francia (23 settembre 1850).
Diversi miracoli furono operati in questa occasione. Il ridotto oscuro dove avevano riposato per secoli le reliquie di santa Chiara, fu trasformato in una chiesa sotterranea.
Il velo di santa Chiara è conservato interamente nel convento di Firenze, e Dio se ne serve ancora p er operare diversi mir voile de sainte Claire Reliquia conservata a Firenze che opera miracoli. acoli, particolarmente in favore dei bambini caduti in letargia.
Abbiamo la sua vita in Surina, scritta da un autore del suo tempo, seguendo l'ordine che ne aveva ricevuto dal papa Alessandro IV, dopo che l'ebbe canonizzata. Il Padre Artus du Moustier, nel martirologio di San Francesco, riporta una lunga lista di autori che hanno fatto il suo elogio. — Cfr. Godescard; il Dictionnaire des Ordres religieux, di Hélynt; il Dictionnaire encyclopédique de la théologie catholique, di Goschler; e la Vie de sainte Claire, dell'abate Demore, di Marsiglia, dove si troveranno le informazioni più precise sulle più recenti scoperte delle reliquie della santa badessa.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Fuga dalla casa paterna la domenica delle Palme del 1212
- Ricezione dell'abito dalle mani di san Francesco alla Porziuncola
- Fondazione dell'Ordine delle Povere Dame a San Damiano
- Ottenimento del privilegio della povertà da Innocenzo III
- Liberazione di Assisi dai Saraceni tramite l'esposizione del Santissimo Sacramento
- Canonizzazione nel 1255 da parte di Alessandro IV
Miracoli
- Moltiplicazione di un pane per cinquanta religiose
- Riempimento miracoloso di un barile d'olio
- Miracolosa pesantezza di Agnese per impedirne il rapimento
- Guarigione di un bambino con l'occhio sfigurato tramite il segno della croce
- Ascolto a distanza dell'ufficio di Natale alla Porziuncola
Citazioni
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Vedrà ben chiaro colui che avrà l'onore di vedere Dio
Risposta al demonio -
Esci con coraggio, anima mia, non temere nulla, hai una buona guida e un buon salvacondotto.
Ultime parole