San Giuniano di Mairé
FONDATORE E ABATE DI MAIRÉ, NELLA DIOCESI DI POITIERS.
Confessore, Fondatore e Abate di Mairé
Eremita a Chaunay e poi abate fondatore di Mairé nel VI secolo, San Giuniano fu l'amico spirituale di Santa Radegonda. Sotto la protezione del re Clotario I, stabilì la regola benedettina nel suo monastero. Morì miracolosamente lo stesso giorno e alla stessa ora di Radegonda nel 587.
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SAN GIUNIANO, CONFESSORE,
FONDATORE E ABATE DI MAIRÉ, NELLA DIOCESI DI POITIERS.
Ritiro a Chaunay e amicizia spirituale
Giuniano si stabilisce come recluso a Chaunay, dove la sua reputazione di santità attira l'attenzione di santa Radegonda, con la quale stringe una profonda amicizia spirituale.
a Chaunay, che non era molto lontano, ma dove boschi fitti e poco frequentati avrebbero dovuto favorire meglio il suo ritiro.
Lì si costruì una cella nella quale visse da recluso, ignorato dagli uomini e conversando solo con Dio e con se stesso, in un continuo esercizio di salmodia e contemplazione. Ma per quanto segreta fosse questa vita angelica, Dio permise, come per molti altri, che il buon odore se ne esalasse, e la contrada seppe presto che un nuovo Santo la proteggeva davanti a Dio. Qualcosa di questo profumo arrivò fino a santa Radegonda che viveva allora n sainte Radegonde Regina dei Franchi e fondatrice del monastero di Santa Croce a Poitiers. el suo monastero di Poitiers. La nobile e santa Poitiers Città dove la santa si stabilì e visse come reclusa. fondatrice ebbe il desiderio di conoscere il solitario e di edificarvisi. Questi, dal canto suo, non ignorava i miracoli di pietà che brillavano in quella vita così illustre e così umile. Si stabilirono dunque rapporti costanti tra loro: ma non ebbero altro scopo che il loro mutuo progresso nella virtù. Tali sono, infatti, le amicizie veramente sante; le anime fedeli le desiderano solo per esercitarvi la carità vera: è ancora per esse l'amore di Dio.
La pia unione di Giuniano e Radegonda ebbe quel carattere che distacca il cuore dai sensi, e non lascia nulla nei sentimenti che non possa perpetuarsi nel cielo. Per il credito che la sua virtù e i suoi miracoli gli ottenevano nel mondo, e più tardi per le sacre funzioni del ministero sacerdotale, il Santo rese alla Santa importanti servizi. Le loro lettere, i loro colloqui, degni di due anime celesti, dovevano essere pieni di una dolce e indicibile soavità, e perché non ne abbiamo più ciò che sembra che il tempo avrebbe dovuto rispettare? Ma le loro mutue preghiere li avvicinavano soprattutto, e se, per un atto di rinuncia supponibile in un affetto così puro, dovettero restringere il numero delle visite che Giuniano avrebbe potuto fare a Santa Croce, spesso almeno pie attenzioni li richiamarono l'uno all'altro, e, dal grande monastero all'umile cella, servirono da testimonianze alla loro amicizia. Così Radegonda si era incaricata di fornire vestiti al solitario di Chaunay. Questi, da parte sua, confezionava nella sua solitudine alcuni degli strumenti di penitenza di cui lei si serviva. Le aveva inviato un cilicio di pelo di capra e una catena di ferro che lei portava a guisa di cintura, e nel IX secolo si conservavano ancora a Poitiers come interessanti reliquie questi pegni benedetti di carità e mortificazione. Da questi rapporti di untuosa pietà nasceva una fiducia reciproca il cui risultato più toccante fu di promettersi che, non appena uno dei due fosse morto, l'altro ne sarebbe stato avvertito da un messaggio predisposto, affinché il sopravvissuto pregasse per il defunto.
Sacerdozio e afflusso di discepoli
Di fronte all'afflusso di discepoli che cercavano la sua guida, Giuniano accetta di ricevere il sacerdozio dalle mani del vescovo di Poitiers per servire meglio le loro anime.
Ciò che si sapeva del nostro Santo suscitava attorno a lui una legittima e lodevole ammirazione. Come sempre, i suoi esempi stimolarono lo zelo di un certo numero di giusti e di peccatori che, sia per progredire nel bene, sia per lavorare alla propria conversione, si rivolsero a lui e lo scongiurarono di prendersi cura delle loro anime. Giuniano si vedeva turbato in questo modo nel suo amore per la solitudine assoluta: la sua cara cella non era più per lui un soggiorno di tranquille meditazioni, ed egli resistette a questi assalti meritori che minacciavano di cambiare la sua vocazione. Ma non poté resistere a lungo contro istanze reiterate e ogni giorno più numerose: acconsentì dunque a ricevere dei discepoli, e questi, moltiplicandosi attorno a lui, dove abitavano in celle separate, ottennero che, per essere loro più utile, egli acconsentisse a ricevere il sacerdozio. Il Santo comprese bene che, in effetti, questa augusta dignità, della quale si era sempre creduto indegno, diventava una risorsa indispensabile al suo zelo, e ricevette gli Ordini sacri, probabi lmente per saint Pient Vescovo di Poitiers nel VI secolo. mano di Daniele o di san Pienzio, due vescovi che si succedettero immediatamente in quel tempo sulla sede di Poitiers.
Fondazione dell'abbazia di Mairé
Dopo una disputa territoriale con il re Clotario I risolta a Javarzay, Junien fonda il monastero di Mairé e vi introduce la regola di san Benedetto.
Questi poteri non fecero che accrescere la sua famiglia di anacoreti e trasformarono le sue abitudini solitarie in un vero apostolato. Era trascorso appena qualche tempo che già il loro deserto di Chaunay non bastava più: fu necessario pensare a una dimora dove la vita religiosa avesse più uniformità, attraverso l'osservanza di una regolarità meglio seguita. Vicino a lì vi era un luogo appartato ombreggiato da boschi e colline, verso il quale non esitò a trasferirsi. Ma ignorava che quel luogo appartene sse al re Clotar roi Clotaire Ier Re dei Franchi che sostenne la fondazione del monastero. io I e, non appena vi ebbe iniziato l'insediamento, il suo disegno fu ostacolato da alcuni di quegli avversari che le buone opere incontrano sempre nel loro cammino e soprattutto alle loro origini: gli fu contestato il diritto di impossessarsi di quel terreno, fu accusato di usurpazione del demanio reale. Questa opposizione proveniva dalla gente del re o da alcuni abitanti del paese che dimenticavano un po' troppo verso di lui i consigli della carità? La storia non lo dice. Ma l'uomo di Dio non si scoraggiò affatto davanti a questi ostacoli che il cielo permetteva per mettere alla prova la sua costanza. Clotario, che il soggiorno di santa Radegonda a Poitiers aveva allora attirato nella regione, si trovava al castello di Javarzay, luogo fortificato che gli apparteneva e dove funzionava una delle sue zecche. Junien vi si recò, si giustificò davanti al principe, inizialmente mal disposto, e ne conquistò così bene le buone grazie che questi, pur mantenendolo nel territorio conteso, gli fece dono inoltre di una delle sue terre dove sorgeva un altro castello circondato da mura, chiamato allora Mariacum, e che conoscia mo ancora oggi sotto il n Mairé (Mairé-l'Évêcault.) Luogo di fondazione dell'abbazia di Junien. ome di Mairé (Mairé-l'Évêcault). Ciò accadeva nel 559. Al culmine dei suoi desideri e messo in possesso di un locale importante, e quasi di un monastero già fatto, il Santo non dovette pensare a proseguire la sua prima impresa su un terreno ancora incolto, e si stabilì a Mairé con i su oi fratelli. Vi si se Règle de Saint-Benoît Regola monastica adottata da Germer per l'abbazia di Flay. guì da allora la Regola di San Benedetto che la sua perfezione faceva adottare in tutto l'Occidente, e fu una delle prime case di Francia a riceverla.
Governo, miracoli e profezie
Divenuto abate, alterna la direzione del suo monastero ai ritiri a Chaunay, manifestando doni di profezia e protezione contro gli aggressori.
Dopo aver così provveduto alla salvezza dei suoi ferventi cenobiti, Giuniano, rivestito del titolo di Abate, lavorò con ancora maggiore ardore alla propria santificazione. A che servirebbe farvi avanzare gli altri se si dimenticasse di camminarvi noi stessi? Per questo, sentendo bene di aver bisogno di raccogliersi maggiormente per trovare nell'unione con Dio le luci per la propria direzione e quella del prossimo, volle rinchiudersi ancora quanto più possibile nel suo eremo di Chaunay, e vi passava a frequenti intervalli tutto il tempo che non doveva all'istruzione e alla guida del monastero. Lì, con l'orazione assidua, con un digiuno più rigoroso di quello della comunità, con il lavoro delle mani, manteneva la sua anima all'altezza dei suoi doveri, si sosteneva nella pratica della mortificazione e del silenzio, e, indulgente verso tutti, rifiutava ai propri sensi tutto ciò che non fosse strettamente necessario alla natura.
Dio non mancò di manifestare quanto gli fosse gradita questa condotta così elevata. Al dono dei miracoli aggiunse per il suo servo lo spirito di profezia. Un giorno, non lontano da Chaunay, una povera donna incinta chiese l'elemosina al santo abate che, nel dargliela, le assicurò che avrebbe avuto un figlio di cui egli sarebbe stato il padrino. Essendo nato questo figlio, gli fu effettivamente portato: egli lo tenne al fonte battesimale, dove fu chiamato Ruremond Figlioccio, discepolo e successore di Junien come abate di Mairé. Ruremond. Da quel momento il Santo vegliò su di lui, e quando giunse l'età per riceverlo nel monastero di Mairé, lo fece istruire nelle scienze umane e nelle cose di Dio: il giovane si legò alla santa casa, ne gustò gli insegnamenti del suo maestro, e avendovi preso l'abito monastico, vi si santificò nell'esercizio delle virtù che gli valsero più tardi la carica abbaziale e infine gli onori che la Chiesa rende ai Beati.
Un'altra volta, camminando solo nei dintorni della sua abbazia, fu attaccato da un numero piuttosto grande di contadini le cui intenzioni malevole gli parvero da temere. Invano cercò di calmarli con osservazioni piene di dolcezza; i furiosi raddoppiavano i loro insulti e vi mescolavano minacce. Costretto allora a provvedere alla sua sicurezza, il Santo seguì una subita ispirazione e, cambiando tono, proibì a quei forsennati di superare certi confini che egli indicò loro. Alcuni, essendosi nondimeno avanzati verso di lui, furono all'istante colpiti da morte; fu il segnale della fuga degli altri.
Questa cattiva volontà che da sempre gli amici di Dio hanno dovuto subire da parte dei suoi nemici, e che il divino Maestro stesso non aveva voluto evitare, non turbavano un'anima che una grazia così visibile proteggeva. Il Santo non sapeva vendicarsene se non con dei servizi, che tutti non disconoscevano d'altronde, e quando una carestia mortale desolò quella contrada dove alcuni sembravano apprezzare così male i doni del cielo, egli contribuì, con la sua dedizione e quella dei suoi fratelli, a diminuire i rigori di quel crudele flagello.
Morte incrociata di Giuniano e Radegonda
Giuniano e Radegonda muoiono lo stesso giorno, il 13 agosto 587; i loro rispettivi messaggeri si incontrano alla Troussaie per annunciare reciprocamente il loro trapasso.
Tuttavia gli anni si erano moltiplicati tra tanti lavori e macerazioni, e il Santo, sempre pronto a rendere conto della sua amministrazione al Principe dei pastori, sentiva la morte avvicinarsi con la serenità di un cuore che spera nella sua ricompensa. Un giorno le sue forze parvero abbandonarlo per l'ultima volta nella sua cella di Chaunay. Vi chiamò i suoi fratelli e li esortò a mantenere dopo di lui l'integrità della loro vita abituale, l'amore per la regola e la carità che li univa. Designò a succedergli il beato Ruremondo, quel fedele discepolo che si era mostrato così degno di appartenergli; poi volle che si inviasse ad annunciare la sua morte a santa Radegon da, secon Radegonde Regina dei Franchi e fondatrice del monastero di Santa Croce a Poitiers. do la promessa che le aveva fatto. Ruremondo entrò nel suo incarico eseguendo l'ultimo ordine del santo abate. Ora, in quella stessa ora, Radegonda, spirando ella stessa, prendeva la medesima cura e chiedeva che Giuniano ne fosse istruito subito: di modo che, per una toccante disposizione della Provvidenza, queste due anime che si erano così santamente amate non dovettero essere separate quaggiù, e si ritrovarono sulla soglia della loro felicità eterna. Per un'altra coincidenza non meno ammirevole, i due messaggeri si incontrarono a metà strada e, spiegando ciascuno all'altro la causa del proprio viaggio, constatarono che lo stesso giorno e nello stesso momento il cielo si era aperto per i due amici: era il 13 agosto dell'anno 587. In quel luogo che si chiama at tualmente la la Troussaie Luogo di incontro dei messaggeri che annunciavano la morte di Giuniano e Radegonda. Troussaie, e che si nota nella parrocchia di Geaux, seguendo il cammino da questo borgo a Champagné-Saint-Hilaire, una chiesa e un priorato furono fondati poco tempo dopo in onore di santa Radegonda, e vi legarono l'imperituro ricordo di questi memorabili eventi.
Si rappresenta san Giuniano: 1° mentre fa riportare da una volpe la gallina che questa aveva rubato; 2° in gruppo con santa Radegonda, per ricordare le pie relazioni che ebbero insieme.
Culto e peregrinazioni delle reliquie
Il corpo del santo viene trasferito da Mairé a Nouaillé nell'830 per proteggerlo dalle guerre, prima di essere nascosto durante le guerre di Religione di fronte agli Ugonotti.
[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE.]
Il corpo di san Junien fu portato dal suo eremo di Chaunay nella chiesa di Mairé, dove ricevette sepoltura, non senza che diverse guarigioni improvvise si operassero ancora su malati che una pia fiducia aveva spinto ad accompagnarlo. Vi fu onorato per quasi tre secoli.
In questo intervallo, il priorato di Nouaillé, dipendente da Sain Nouaillé Abbazia dove furono trasferite le reliquie di Giuniano nell'830. t-Hilaire di Poitiers, era diventato nel 799 un'abbazia protetta da Carlo Magno. Quella di Mairé, distrutta sotto Carlo Martello durante la guerra di cui l'Aquitania fu teatro, si era riunita alla nuova fondazione, e i resti del Santo, che si erano potuti conservare a forza di precauzioni e vigilanza nascondendo la loro prima sepoltura, furono trasportati il 6 novembre 830 nella celebre chiesa abbaziale di cui divenne più tardi il patrono. Posti in una sepoltura di pietra dietro l'altare maggiore, sotto il riparo di uno spazio murato, sfuggirono ancora ai saccheggi dei Normanni che depredarono l'abbazia nell'863.
Essendosi tenuto un concilio a Charroux, nel 996, per po concile s'étant tenu à Charroux, en 996 Concilio tenutosi nel 996 in cui furono esposte le reliquie di san Giuniano. rre rimedio ai disordini dei signori laici, i Padri, per rendere la loro assemblea più solenne e volendo ispirarsi ai ricordi di uno dei più bei modelli della vita regolare, desiderarono che le reliquie di san Junien venissero in qualche modo a presiedere alle loro deliberazioni: vi furono trasportate infatti, ma per tornare a Nouaillé subito dopo e rimanervi sempre, visitate dalla pietà dei grandi e dei piccoli.
Cinque secoli trascorsero così, e il monastero, rispettato nel mezzo stesso delle lunghe guerre che si agitavano attorno a lui tra le parti che si contendevano la Francia, non doveva soccombere più tardi alle sue più crudeli prove che sotto i colpi di francesi e di cristiani ribelli contro la Chiesa. Nel 1569, gli Ugonotti, minacciando l'abbazia con i loro furori, che effettivamente vi esercitarono presto con una barbarie degna di loro, i monaci ebbero il tempo di seppellire il santo corpo con i vasi sacri e altri oggetti preziosi: alcuni giorni dopo, i nuovi barbari incendiavano gli edifici, saccheggiavano la chiesa, massacravano i religiosi i cui resti si dispersero con la fuga; e coloro che avevano cooperato segretamente al prelievo delle sante ricchezze essendo morti o non essendo potuti tornare, nulla poté indicare più tardi dove fossero nascoste.
Alcune porzioni meno considerevoli erano state fortunatamente distribuite a diverse chiese: le religiose della Trinità di Poitiers ne possedevano, che dopo la restaurazione dell'abbazia condivisero con essa. Sono questi i resti che, sottratti alle profanazioni dei rivoluzionari del '93, furono resi da mani fedeli all'autorità competente, e Monsignor Pie, avendo riconosciuto la loro autenticità, permise d i conti Mgr Pie Vescovo di Poitiers che compì un pellegrinaggio nel 1851. nuare a tributare loro il culto che fin dall'origine non avevano mai cessato di ricevere.
Eredità e toponomastica
Il monastero di Mairé divenne una chiesa parrocchiale sotto il nome di Mairé-l'Évêque, e il culto di san Junien si diffuse ampiamente nel Poitou.
Mairé, perdendo il suo titolo di monastero, assunse quello di chiesa parrocchiale, che porta ancora sotto il nome di Mairé-l'Évêque, poiché appartiene da allora, e fin da tempi molto antichi, ai vescovi di Poitiers. Quanto a san Junien, titolare di questa parrocchia, egli è divenuto quello di molte altre del vicinato, e testimonia, per la sollecitudine con cui si ebbe fin dal principio ad adottarlo, la filiale fiducia che tutta la contrada ripose nel Santo che l'aveva consolata con i suoi miracoli ed edificata con le sue virtù.
Tratto dalle Vies des Saints de l'Église de Poitiers, dell'abate Auber.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Ritiro in solitudine nei boschi di Chaunay
- Fondazione di una comunità di discepoli e ricezione del sacerdozio
- Fondazione del monastero di Mairé nel 559 su un terreno donato da Clotario I
- Adozione della Regola di San Benedetto
- Morte simultanea con santa Radegonda il 13 agosto 587
Miracoli
- Profezia della nascita di Ruremond
- Castigo divino di contadini aggressori colpiti a morte
- Una volpe riporta una gallina rubata su suo ordine
- Guarigioni improvvise durante il trasporto del suo corpo