15 agosto 1° secolo

La Santissima Vergine Maria

Madre di Dio, Regina dell'universo, Sovrana del mondo

Festa
15 agosto
Morte
Cinquante-septième année du Sauveur, soixante-douzième année de son âge (naturelle)
Categorie
vergine , madre di dio , regina
Epoca
1° secolo

Dopo essere sopravvissuta ventitré anni al Figlio, la Vergine Maria si spegne a Gerusalemme per un puro eccesso d'amore. Circondata dagli Apostoli miracolosamente riuniti, viene sepolta a Getsemani prima di essere risuscitata e elevata al cielo in corpo e anima. La sua incoronazione da parte della Trinità segna il suo trionfo come Regina degli Angeli e degli uomini.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 10

L'ASSUNZIONE DELLA SANTISSIMA VERGINE

Teologia 01 / 10

Significato del mistero

L'Assunzione è presentata come il compimento della dignità di Maria, la sua vera Pasqua che la rende simile al suo Figlio risorto.

57. — Papa: San Pietro. — Imperatore romano: Nerone.

Oggi gli Arcangeli celebrano Maria, le Virtù la glorificano, i Principati trionfano con lei; con lei le Potestà, le Dominazioni si abbandonano alle manifestazioni e al sentimento della loro gioia; i Troni solennizzano la sua festa, i Cherubini la lodano, i Serafini proclamano la sua gloria.

S. Giovanni Damasceno, Sermon S. Jean Damascène Padre della Chiesa citato per il suo commento sulla nascita di Maria. i.

Questo mistero è il compimento di tutti gli altri dell'augusta Vergine Maria: è quello in cui ha ricevuto gli ultimi ornamenti della sua incomparabile dignità di Madre di Dio; la sua vera Pasqua, dove, dopo aver gustato per qualche tempo l'umiliazione della morte, è passata, attraverso la risurrezione, nello stato di una vita gloriosa e immortale, per essere perfettamente simile al suo Figlio risorto. San Bernardo Saint Bernard Abate di Chiaravalle e maestro spirituale di Raoul. testimonia che non può parlarne se non con gioia; ma protesta, allo stesso tempo, di essere colto da timore e spavento quando riflette sulla profondità e l'eminenza di questo soggetto; perché la gloria di Maria è talmente al di sopra di ogni sorta di discorso e di pensiero, che non si può dire né concepire nulla che non sia infinitamente al di sotto di ciò che essa è in realtà. Avremmo senza dubbio molte più ragioni di questo santo Dottore di entrare in questi sentimenti di timore e di spavento, noi che abbiamo solo luci estremamente deboli e ben lontane dallo splendore e dalla purezza di quelle di cui il suo spirito era illuminato; ma non possiamo esimerci dal rivelare qui, ai fedeli, ciò che i Padri della Chiesa ci insegnano sul nostro mistero, e ciò che se ne può raccogliere da diversi passi della Scrittura, almeno secondo il loro senso analogico.

Vita 02 / 10

La vita dopo l'Ascensione

Maria rimane circa ventitré anni sulla terra dopo l'Ascensione per guidare la Chiesa nascente e accrescere i suoi meriti.

Dopo l'ascensione di suo Figlio e la discesa dello Spirito Santo, questa augusta Regina dell'universo rimase ancora ventitré anni e qualche mese sulla terra, vale a dire fino al settantaduesimo anno della sua età, e al cinquantasettesimo anno del Salvatore. È vero che questa opinione non è seguita da tutti, e che ve ne sono ancora sette o otto altre riportate in questo giorno da Tamayo Salazar, nel suo martirologio di Spagna, e sostenute da diversi autori; ma è quella che il cardinale Baronio giudica la più probabile, e che è, in effetti, la più conforme a ciò che sappiamo di certo sulla cronologia dei viaggi di san Paolo e di san Dionigi l'Areopagita, che si trovarono a Gerusalemme al tempo del dec esso dell Jérusalem Città santa dove la Croce fu perduta e poi riportata. a santa Vergine. Ci si potrebbe stupire che Nostro Signore, che aveva tanto rispetto e amore per lei, e che le voleva tutto il bene che un tale Figlio poteva desiderare a una tale Madre, non l'abbia portata con sé quando è salito al cielo, e che l'abbia lasciata così a lungo nelle miserie e nelle calamità di questa vita, separata dalla sua presenza sensibile e privata della gloria che le sue azioni tutte sante e i suoi dolori ai piedi della croce le avevano così giustamente meritato; ma egli ebbe grandi ragioni per non portarla così presto in cielo; poiché: 1° con questo ritardo, le ha dato modo di aumentare infinitamente i suoi meriti e di guadagnare una corona incomparabilmente più bella e più splendente di quella che avrebbe avuto se fosse deceduta fin dal tempo dell'Ascensione. In effetti, nei ventitré anni in cui è sopravvissuta, non è stata un momento senza agire soprannaturalmente in tutta l'estensione della sua grazia e con tutta la perfezione con cui poteva agire: ciò che le ha acquisito tesori di gloria che non si possono comprendere; 2° con questo ritardo ha provveduto ai bisogni della sua Chiesa nascente, lasciandole, nella persona della sua augusta Vergine, una Madre per elevarla, una Governatrice per condurla, una Maestra per istruirla, un Modello per formarla e servirle da esempio, e una Regina per incoraggiarla e fortificarla in mezzo alle persecuzioni dei Giudei e dei Gentili. Inoltre, è lei che ha incoraggiato gli Apostoli, che ha rivelato ai santi Evangelisti i più grandi segreti della vita nascosta di suo Figlio, che ha incoraggiato i primi martiri, e che ha fin da allora ispirato alle vergini e alle vedove continenti l'amore della purezza; e non si può credere quanto la sua presenza sia servita, in questi inizi del Cristianesimo, a sostenere gli operai evangelici, a edificare i nuovi convertiti, a regolare i buoni costumi e a stabilire la vera pietà. Sant'Anselmo aggiunge che, con questo ritardo, Nostro Signore ha preparato per sua Madre un trionfo molto più splendente e più glorioso di quanto non sarebbe stato in precedenza; sia perché alla fine di questo tempo essa era carica di più vittorie, essendo la fede cristiana già stata pubblicata per le sue cure nelle principali parti della terra, sia perché vi erano allora più Santi in cielo, per venire a riceverla e per farle l'accoglienza che era dovuta alla sua eminente dignità di Madre di Dio e di Sovrana del mondo.

Teologia 03 / 10

Il mistero del transito

Sebbene esente dal peccato, Maria accetta la morte in conformità a Gesù, morendo non per malattia ma per la veemenza dell'amore divino.

Supponendo dunque, come cosa costante, che sia stato assai opportuno, non solo che il suo ingresso in cielo fosse separato dall'Ascensione di suo Figlio, ma anche che fosse differito di parecchi anni, per renderlo più splendente e più magnifico, la pietà ci obbliga ora a fare una seria riflessione su tutta la sequenza e le circostanze di un evento così glorioso. Vi sono otto cose principali che dobbiamo considerarvi: 1° il prezioso transito della santa Vergine, al quale alcuni Padri della Chiesa, per rispetto, danno solo il nome di sonno; 2° la glorificazione della sua anima al momento del suo transito; 3° la sepoltura del suo corpo nel borgo di Getsemani; 4° la sua ri Gethsémani Luogo della sepoltura della Vergine nella valle di Giosafat. surrezione e la riunione del suo corpo e della sua anima; 5° la sua assunzione in corpo e anima in cielo; 6° la sua incoronazione per mano della santissima Trinità; 7° l'impero e il potere assoluto che le sono stati dati, l'estensione delle sue influenze, la forza della sua protezione e la necessità che abbiamo del suo soccorso per evitare le insidie di Satana e per giungere al porto della salvezza; 8° infine i modi santi per onorarla e per meritare la sua amicizia e la sua assistenza. Sono questi otto punti che possono comporre la sua ottava e servire da soggetti di meditazione negli otto giorni in cui la Chiesa celebra la sua festa.

Per quanto riguarda il transito della nostra Regina, non bisogna affatto dubitarne. Ella era degna di non morire; ma non ha mancato di gustare la morte. È vero che alcuni Padri della Chiesa hanno, in passato, testimoniato di non esserne certi e di non voler determinare nulla, come sant'Epifanio, nell'Eresia LXXVIII; egli dice di non voler decidere se la Madre di Dio sia passata attraverso la morte, o se sia rimasta immortale; ma la Chiesa dice chiaramente che ella è morta, con queste parole della sua orazione segreta della messa di questo giorno: *Quam etsi pro conditione carnis migrasse cognoscimus*: «Riconosciamo che è morta secondo la condizione della carne». Tutti i dottori ritengono questa proposizione certa; non la si può ora combattere senza temerità. Tutta la difficoltà sta nel sapere perché e a che titolo ella sia morta; poiché è certo che la morte è stata il castigo del peccato, e che essa è entrata nel mondo solo per questa via. Per un uomo, dice san Paolo, il peccato è entrato nel mondo, e per il peccato la morte, e, in questo modo, la morte si è diffusa su tutti gli uomini. Ora, la santa Vergine non ha né contratto né commesso peccato: da dove viene dunque che sia stata soggetta alla morte? È vero che Gesù Cristo, suo Figlio, che, non solo non ha commesso peccato, ma era anche impeccabile per natura, a causa dell'unione sostanziale della sua umanità con la santità infinita dell'Essere divino, non ha mancato di essere mortale e di morire effettivamente sulla croce; ma vi è molta differenza tra il Figlio e la Madre; poiché Gesù Cristo è morto perché si era fatto carico di tutti i peccati del mondo, perché aveva accettato di portarne tutta la pena, e perché, come Salvatore e Redentore del genere umano, doveva essere punito per i crimini di tutti gli uomini; ma, per la santa Vergine, ella non è stata caricata dei nostri peccati, la sua morte non era un mezzo che Dio avesse scelto per la nostra redenzione; e, sebbene alcuni santi Dottori le diano il nome di Redentrice, non è perché ci abbia riscattati con le sue pene e i suoi meriti, ma solo perché ha contribuito, con la sua maternità, all'opera incomparabile della nostra redenzione. Perché dunque è morta, e per quale ragione è stata impegnata a morire?

Rispondiamo che ella non è morta per il peccato, né per il peccato, poiché non è mai stata colpevole di alcun difetto, e il peccato non ha potuto avere alcun potere su di lei; ma è morta perché, da un lato, era di natura mortale, essendo composta di carne e ossa e delle quattro prime sostanze il cui mutuo combattimento è la fonte della corruzione e della morte; e che, dall'altro, Nostro Signore non ha giudicato opportuno esentarla dal morire, come avrebbe esentato gli uomini nello stato della giustizia originale; ma solo di darle una morte scelta e preziosa, che non venisse dalla vecchiaia, né dalla malattia, né da una violenza esteriore, ma da una causa più nobile: la veemenza del puro amore. Il peccato, tuttavia, è stato l'occasione della sua morte; poiché, se Adamo non avesse peccato, o ella non sarebbe mai stata al mondo, secondo la dottrina di san Tommaso, che dice che: «senza il crimine del primo uomo, il Verbo divino non si sarebbe incarnato»; o, se lo fosse stata, non sarebbe passata attraverso la morte, né più né meno degli altri uomini, ed è in questo senso che san Paolo dice che, per il peccato, la morte è entrata in questo mondo: il che è vero, non solo della morte degli uomini peccatori, ma anche della morte di Gesù Cristo e di quella di Maria che non hanno peccato.

Del resto, Nostro Signore non ha dato a sua Madre questa esenzione che le poteva dare, e di cui era degnissima per molte eccellenti ragioni: 1° affinché avesse più somiglianza con lui nel morire e risorgere come egli è morto e risorto; 2° affinché non fosse privata del merito inestimabile del sacrificio della sua propria vita, il quale è stato tanto più elevato, quanto la sua vita era la più eccellente di tutte le vite, dopo quella di Dio; che ella non aveva affatto meritato di perderla; che, secondo alcuni Dottori, suo Figlio le fece offerta di non morire, e che infine ella scelse la morte per conformità alla sua, con un amore e un fervore che non si possono comprendere; 3° affinché, morendo, addolcisse e diminuisse la pena che tutti abbiamo nel morire. In effetti, perché non dovremmo ricevere di buon grado la giusta sentenza di morte che è stata data contro di noi, dopo che Maria, nostra Principessa e nostra Regina; Maria, lo Specchio senza macchia di ogni santità; Maria, la Madre del nostro Dio, non ha voluto essere esente da questa miseria generale della nostra natura, e che, non dovendo nulla alla morte, non ha mancato di esservi soggetta? Non dobbiamo anche riconoscere da ciò che la morte non è un male così grande come immaginiamo, poiché se fosse così cattiva come si concepisce, Dio non l'avrebbe data alle due persone più care e più preziose che abbia mai avuto sulla terra, vogliamo dire a Gesù e a Maria; 4° affinché, come Gesù Cristo ci aveva dato l'esempio della più costante e della più eroica di tutte le morti violente, Maria ci desse l'esempio della più santa di tutte le morti tranquille e naturali; e che, avendoci insegnato a ben vivere, ci insegnasse anche a ben morire, cioè a morire con sottomissione alla volontà di Dio e con allegrezza, a morire con uno spirito puro e distaccato da tutte le cose della terra, e a morire con un cuore ardente e consumato dagli ardori del santo amore; 5° affinché con la sua morte diventasse l'Asilo, l'Avvocata e la Patrona di tutti i morenti; che avessimo più audacia nell'invocarla in quest'ultima ora e più fiducia nella sua bontà, e che lei stessa fosse più portata a soccorrerci. Una grande anima di quel tempo dice di aver conosciuto, per rivelazione, che in ricompensa della scelta che fece di morire quando Nostro Signore le offrì di trasportarla tutta viva in cielo, senza aver gustato la morte, ricevette un potere sovrano di assistere all'articolo della morte le persone che l'invocassero, e di procurare loro la grazia di una santa morte. Aggiungiamo a tutte queste ragioni che Nostro Signore non l'ha esentata dalla morte, affinché morendo ella stabilisse e confermasse i misteri della nostra fede e distruggesse le eresie che le sono contrarie; poiché sono nati da quel tempo degli eretici, i Manichei e i Colliridiani, che hanno negato la verità della carne di Gesù Cristo e della santa Vergine, e non hanno attribuito loro che corpi di una sostanza celeste, o corpi d'aria. Ora, non vi è nulla che rovesci così solidamente queste eresie, come la morte della santa Vergine, poiché fa vedere che ella era di una natura fragile e mortale come noi, e che, sebbene non avesse il peccato e i mali spirituali del primo uomo, era tuttavia sua figlia e aveva una carne simile alla sua.

Vita 04 / 10

L'addio agli Apostoli

Avvertita dall'arcangelo Gabriele, Maria vede gli Apostoli miracolosamente riuniti a Gerusalemme per raccogliere il suo ultimo respiro e il suo testamento.

Era dunque stabilito nel consiglio di Dio che la santa Vergine non sarebbe giunta alla gloria a lei destinata se non gustando la morte; Nostro Signore, qualche tempo prima, le inviò uno dei primi angeli della sua corte per annunciarle che il momento della sua ricompensa era vicino; si crede che fosse san Gabriele, colui che le aveva annunciato l'Incarnazione del Verbo divino nel suo seno, e al quale, secondo sant'Ildefonso, tota illius causa commissa esse prædicatur: «L'incarico di tutto ciò che le apparteneva gli era stato affidato». Si può anche credere con Simeone Metafraste, Cedreno e Niceforo, che avesse una palma in mano per segnare il trionfo di cui le sue virtù l'avevano resa degna, e che fosse accompagnato da molti altri spiriti celesti, la cui visita e conversazione non le erano affatto nuove o straordinarie. Poiché dopo l'Ascensione di suo Figlio, la sua vita non era stata che una vita di languore, e chiedeva continuamente di essere riunita a colui che aveva concepito e portato nelle sue caste viscere, non si può comprendere la gioia e la consolazione con cui ricevette questo beato messaggio dal cielo: si trovava allora a Gerusalemme nella casa del Cenacolo, dove tanti misteri della nostra religione sono stati compiuti, e che in seguito è stata trasformata in una chiesa, chiamata la Santa Sion, e vi pregava nel suo oratorio per la conversione del mondo e la propagazione della fede. La sua risposta fu breve ma ammirevole, poiché si crede che disse le stesse parole che aveva pronunciato nella sua Annunciazione: «Ecco la serva del Signore; avvenga di me secondo la tua parola». Invitò allo stesso tempo gli angeli ad aiutarla a ringraziare il sovrano Signore dell'infinito numero di grazie che aveva ricevuto dalla sua bontà, ed essendosi elevata in Dio con un nuovo sforzo d'amore, reiterò il sacrificio della sua vita che aveva già fatto un'infinità di volte. In seguito, avvertì san Giovanni di ciò che doveva accadere presto, e san Giovanni ne informò tutti i fedeli di Gerusalemme, al fine di prepararli a questa perdita e di impegnarli a trarre il maggior profitto possibile dal resto dei momenti che avevano ancora per godere della presenza della loro cara maestra. Non si può credere al dolore che ne provò questo santo Apostolo e tutta la Chiesa della città e dei dintorni. Non è che invidiassero a Maria la felicità di cui stava per essere colmata; ma, sapendo che era un bene che non poteva mancarle, avrebbero desiderato che non fosse stata loro tolta così presto. Si dice che diverse creature prive di ragione, come uccelli e altri animali, e persino alcune creature insensibili, testimoniarono a modo loro un vivo rimpianto per questa partenza; ma, poiché gli antichi autori non ne parlano, non ne diremo nulla.

Tuttavia Nostro Signore, per dare alla sua santissima Madre un'ultima consolazione sulla terra, volle farle vedere ancora prima della sua morte gli

Apostoli che erano sparsi nel mondo per la predicazione del Vangelo, con i più celebri dei loro discepoli. San Dionigi l'Areopagita, nel suo libro dei Nomi divini, capitolo III, dice che si riunirono a Gerusalemme per vedervi quel corpo beato che ha dato origine alla Vita, e che ha ricevuto Dio nel suo seno: Quod vita principium dedit, et Deum ineffabili modo suscepit. E nomina, tra coloro che vi si trovarono, san Giacomo, cugino del Signore, e san Pietro, il sovrano capo dei teologi, cioè dei predicatori del la parola di saint Pierre Primo papa, presente alla morte e ai funerali della Vergine. vina, con gli altri principi della gerarchia ecclesiastica; inoltre, san Ieroteo, san Timoteo e molti dei loro santi fratelli, del numero dei quali egli stesso faceva parte. Giovenale, patriarca di Gerusalemme, sant'Andrea di Creta, san Giovanni Damasceno e altri Padri aggiungono che gli Apostoli vi furono trasportati su una nube e per il ministero degli angeli: non che non potessero andarvi per vie ordinarie, essendo stati avvertiti per tempo del momento del trapasso della Vergine, ma Dio fa talvolta in favore dei suoi amici in modo miracoloso ciò che potrebbe fare senza miracolo; così, sebbene potesse inviare qualcuno da Babilonia a Daniele, per nutrirlo nella fossa dei leoni che era vicina, gli fece nondimeno venire dalla Giudea, attraverso l'aria, un santo profeta chiamato Abacuc, che gli portò il pranzo che aveva preparato per i suoi mietitori, e, sebbene potesse condurre san Filippo, diacono, ad Azoto, per la via degli altri viaggiatori, lo rapì nondimeno improvvisamente dalla compagnia dell'eunuco della regina d'Etiopia, che aveva appena battezzato, e lo trasportò miracolosamente per una strada sconosciuta in quella città. Quanto ai santi Discepoli che si trovarono al decesso di Nostra Signora, non possiamo assicurare che vi siano stati condotti nello stesso modo, e c'è più probabilità che vi si siano recati per un movimento interiore dello Spirito Santo, che li spinse a fare quel viaggio senza rivelarne loro il vero motivo.

Non ci soffermeremo a descrivere i vari moti che provarono questi uomini divini, quando seppero di essere riuniti per assistere alla morte della loro cara Maestra. Ella li ricevette con una gioia e un'umiltà meravigliose, ed elevando i suoi occhi e il suo spirito verso il cielo, ringraziò Dio della grazia che le faceva di farle vedere questi degni strumenti della sua potenza e questi gloriosi predicatori del suo Vangelo. Si dice che li obbligò a darle la loro benedizione, e a soffrire che baciasse loro i piedi, al fine di disporsi con questo atto di umiltà all'immensità della gloria in cui stava per essere elevata. Se gli Apostoli vi acconsentirono, fu solo dopo molte scuse e con una santa ripugnanza. I fedeli di Gerusalemme accorsero a questo spettacolo con torce accese, odori e profumi preziosi, e mescolarono i loro gemiti e i loro sospiri con quelli della schiera apostolica. Maria li consolò con un discorso ammirevole, e, avendo dato loro a sua volta la sua benedizione più che materna, li esortò a continuare a lavorare con coraggio all'istituzione della Chiesa, che chiamava sua Madre, e di cui si riconosceva membro e figlia; promise loro anche di assisterli potentemente dal cielo, e di impiegare tutto il suo credito presso suo Figlio per ottenere loro l'abbondanza delle grazie che erano loro necessarie per adempiere degnamente alle loro funzioni, e per compiere l'opera della loro stessa santificazione. Non dimenticò nemmeno di fare il suo testamento; ma quale testamento poteva fare colei che si era spogliata di ogni cosa, e che, sebbene Regina del cielo e della terra e Sovrana dell'universo, non possedeva né oro, né argento, né rendite, né eredità in questo mondo? Nondimeno, ne fece uno a viva voce, per mettere la sua anima nelle mani del suo Dio, per lasciare il suo corpo alla terra, per suggellare di nuovo la rinuncia che aveva fatto a tutte le cose di quaggiù, per lasciare in eredità ai cristiani che le sarebbero stati devoti il prezzo delle sue lacrime e di tutte le sante azioni della sua vita, e per pregare san Giovanni di dare a due fanciulle che l'avevano assistita, il poco vestiario di cui si era servita, e che avrebbero trovato dopo la sua morte: erano soltanto due tuniche.

Vita 05 / 10

La Dormizione

Gesù scende a cercare l'anima di sua Madre che si spegne senza dolore in un'estasi d'amore, circondata da canti angelici.

Ella non era affatto malata e, sebbene avesse settantadue anni, non appariva in lei alcun segno di vecchiaia, essendosi il suo volto sempre mantenuto nella sua antica bellezza. Vi si vedeva persino un nuovo splendore, che mostrava bene come l'anima che vi dimorava sentisse già l'avvicinarsi dell'eternità. Non bisogna dunque immaginare che fosse a letto, né che le si rendessero i doveri che solitamente si rendono ai malati. Non ricevette il sacramento della Penitenza né quello dell'Estrema Unzione, perché questi sacramenti hanno l'effetto di rimettere i peccati e la santa Vergine era senza alcun peccato: ma non bisogna dubitare che ricevesse il sacramento dell'Eucaristia come Viatico, così come lo riceveva ogni giorno come alimento della sua anima: si può credere che lo fece alla messa di san Pietro.

Infine, giunto il momento del suo passaggio, Gesù Cristo, suo Figlio diletto, secondo la testimonianza di san Giovanni Damasceno, di Metafraste e di Niceforo, che l'hanno appreso dall'antica tradizione, discese dal cielo sulla terra, con tutta la corte celeste, per ricevere il deposito sacro del suo spirito beato. La santa Vergine gli rese allora la più perfetta adorazione che egli abbia mai ricevuto e che debba mai ricevere sulla terra, e gli baciò umilmente i piedi. Nostro Signore le disse che veniva a cercarla per farla partecipe della sua gloria e collocarla in cielo, alla sua destra, come suo Padre aveva collocato lui stesso alla destra della sua Maestà divina. «Sia fatta la vostra volontà!» rispose Maria, «è da molto tempo, mio Figlio e mio Dio, che sospiro dopo di voi, e nulla può essermi più gradito che seguirvi ed essere dove voi siete per tutta l'eternità».

Gli angeli, tuttavia, intonarono un cantico celeste con una melodia che fu udita da tutti i presenti, sebbene non tutti vedessero Nostro Signore: «ciò che è tanto più credibile», dice Sofronio, nel sermone dell'Assunzione, «che troviamo grazie simili nelle storie degli altri Santi». Durante questo cantico, l'adorabile Maria, inclinandosi modestamente sul suo giaciglio e, essendosi messa nella postura in cui voleva essere sepolta, ripeté queste parole: *Fiat mihi secundum verbum tuum*: «Mi sia fatto secondo la tua parola», e aggiunse quelle che suo Figlio aveva pronunciato sulla croce: *In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum*: «Nelle tue mani, Signore, affido il mio spirito». Così, con le mani giunte, gli occhi fissi sul suo Diletto e il cuore tutto infiammato del suo amore, gli rese la sua anima, per essere trasportata nel suo seno, nel soggiorno della felicità eterna.

«Questa morte», dice san Damasceno, «fu senza alcuna pena; così come il suo parto, quando aveva messo Gesù Cristo al mondo, era stato senza dolore. Perciò non ebbe altra causa che la veemenza del suo amore, di cui la sua natura non poté sopportare oltre il grande sforzo. La potenza di Dio l'aveva sostenuta fino ad allora in mezzo a questo braciere, il che le aveva conservato la vita; ma questa potenza avendo cessato per un momento la sua operazione, ella cessò allo stesso tempo di vivere; in una parola, la sua anima uscì dal suo corpo come una fiamma ardentissima che si stacca dalla sua materia per volare nella sua sfera». Altri Santi sono morti nell'amore, vale a dire amando Dio attualmente; ma lei, oltre ad essere morta nell'amore, è morta per amore, ed è l'amore che le ha tolto la vita naturale per darle una vita di gloria. Gli angeli continuarono a cantare inni in sua lode e il luogo fu riempito di un odore così gradevole che tutta la casa ne fu profumata.

Miracolo 06 / 10

Sepoltura e prodigi

Il corpo viene portato in processione al Getsemani; scoppiano miracoli, in particolare la guarigione di un sacerdote ebreo che aveva tentato di profanare il letto funebre.

Torniamo ora al suo corpo sacro che abbiamo lasciato sul suo letto circondato dagli Apostoli e dagli uomini apostolici. Il dolore, i gemiti e le lacrime impedirono per qualche tempo a questi santi personaggi di aprire bocca; ma, ripresisi, iniziarono a cantare inni e cantici a lode di Dio e della loro divina Maestra. Una parte degli Angeli era rimasta accanto a questa preziosa spoglia per celebrarne le esequie. Continuarono anche il canto melodioso che avevano iniziato prima del suo decesso, ed era senza dubbio una musica assai incantevole sentire da una parte queste intelligenze celesti impiegare tutta la loro industria per testimoniare la letizia che provavano per la gloria in cui Maria era appena stata elevata; e, dall'altra, il coro degli Apostoli, dei discepoli e dei fedeli elevare le loro voci con tutte le loro forze per assecondare l'armonia di questi cantori del paradiso. San Giovanni Damasceno dice che, dopo i loro primi doveri, ebbero l'ardire di baciare queste preziose membra che erano state il santuario animato del Verbo fatto carne, e che la stessa libertà essendo stata data a molti malati, essi ricevettero all'istante una perfetta guarigione; che dei ciechi riacquistarono la vista, dei sordi l'udito, dei muti la parola e degli zoppi l'uso delle loro membra. Aggiunge che il santo corpo fu, secondo l'uso, lavato, imbalsamato, avvolto in sudari e posto con molta riverenza sul suo letto, che sparsero di fiori e altri odori assai gradevoli. Simeone Metafraste ripete la stessa cosa; ma non possiamo esimerci dal riportare qui ciò che troviamo su questo argomento tra le rivelazioni di una grande anima del XVII secolo che è morta in concetto di santità: san Pietro e gli altri Apostoli, avendo giudicato opportuno che il corpo della nostra Regina fosse lavato e imbalsamato, si ritirarono dalla sua camera e vi inviarono le due vergini che l'avevano seguita durante la sua vita, per renderle questo dovere. Queste due fanciulle vi entrarono, ma il santo corpo divenne allora così luminoso che non poterono scorgerlo: tornarono verso gli Apostoli per dire loro ciò che stava accadendo: e essi compresero da ciò e da una voce dal cielo che questo pegno dell'eternità non doveva essere né scoperto né toccato da nessuno. Così, fu messo con i suoi abiti nella bara per essere portato in terra.

Non vi fu mai pompa funebre così santa, né accompagnata da tante meraviglie, come quella della nostra adorabile Principessa. Gli Apostoli portarono essi stessi la bara attraverso il centro della città, fino al luogo della sepoltura, che era nel borgo del Getsemani, nella valle di Giosafat. Tutti i fedeli li accompagnarono in processione, con torce in mano. Gli Ebrei, per quanto animati fossero contro i cristiani, ricevettero allora un'impressione di timore e di rispetto, che impedì loro di far loro insulto e di turbare la cerimonia. Ve ne furono persino molti che si unirono a loro, e che ingrossarono questa schiera sacra, seguendo la nuova Arca dell'alleanza che veniva condotta al luogo del suo riposo. Tutti i santi Padri che abbiamo già citato, dicono unanimemente che gli Angeli fecero allo stesso tempo la loro processione, e che precedevano, accompagnavano e seguivano il corpo della loro Sovrana, cantando cantici di gioia in un modo sensibile e che era udito dagli assistenti. Aggiungono che usciva dalle membra sacre della Vergine un odore soprannaturale che profumava tutti i luoghi per dove passavano, e che il convoglio fu reso illustre da molti nuovi miracoli: nessun malato vi si presentava senza ricevere la guarigione, e molti Ebrei anche si convertirono vedendo tanti prodigi. San Damasceno racconta: «Ve ne fu uno della stirpe sacerdotale che ebbe la temer ità di gettarsi Saint Damascène Padre della Chiesa citato per il suo commento sulla nascita di Maria. sul venerabile letto dove questa divina reliquia era portata, per farla cadere a terra; ma le sue mani furono tagliate miracolosamente e si separarono dal resto del suo corpo. Una vendetta così visibile lo riempì di confusione e di dolore. Riconobbe la grandezza della sua colpa, l'avvolse pubblicamente e ne chiese perdono, e san Pietro, avendogli ordinato di riavvicinare le braccia alle sue mani tagliate, esse si ricongiunsero subito; il che fu causa che egli abbracciò la fede di Gesù Cristo». Metafraste e Niceforo fanno lo stesso racconto, che hanno tratto da san Damasceno o da una tradizione immemorabile, dalla quale anche san Damasceno l'aveva appreso.

Miracolo 07 / 10

La scoperta di san Tommaso

Arrivato tre giorni dopo il decesso, l'apostolo Tommaso chiede l'apertura del sepolcro che si rivela vuoto, contenente solo le bende profumate.

Infine, questo tesoro inestimabile fu deposto con profondissimo rispetto nel sepolcro che gli era stato preparato, e fu coperto da una grande pietra, affinché colei che aveva così perfettamente imitato le virtù e le azioni di Gesù Cristo, e che era morta in conformità alla sua morte, gli somigliasse anche nell'umiltà della sua sepoltura. Dopo la cerimonia, la compagnia si ritirò a Gerusalemme, ma gli Angeli non abbandonarono quel luogo a loro così caro. Giovenale, patriarca di Gerusalemme, nel suo discorso all'imperatore Marciano e all'imperatrice Pulcheria, sua sposa, ci insegna che vi rimasero ancora per tre giorni, continuando incessantemente il canto armonioso degli inni e dei cantici che avevano iniziato fin dal momento del decesso della loro Regina. Gli Apostoli stessi non la abbandonarono del tutto; ma, dandosi il cambio l'un l'altro, vi venivano alternativamente per assecondare il fervore e la devozione di quei cantori celesti. Al termine dei tre g iorni, san T saint Thomas Apostolo arrivato in ritardo, il cui desiderio di vedere Maria rivela il sepolcro vuoto. ommaso, che era l'unico degli Apostoli ancora in vita a non essere stato presente a questa sacra cerimonia, arrivò dalle Indie o dall'Etiopia, dove il suo zelo lo aveva condotto per annunciare il Vangelo, e, avendo appreso tutto ciò che era accaduto, desiderò vedere ancora una volta scoperto il volto della sua augusta Maestra. Gli altri Apostoli ritennero opportuno dargli questa consolazione, non dubitando affatto che il suo ritardo non fosse misterioso, e che Dio non lo avesse riservato per qualche grande ragione a loro ignota. Si riunirono dunque attorno al sepolcro e, dopo alcune preghiere, ne rimossero la pietra: ma, invece di trovare il corpo che cercavano, vi trovarono solo le bende e le vesti di cui era stato rivestito, e, allo stesso tempo, furono inebriati da un odore incomparabile che emanava dal fondo del sepolcro. Videro bene che nessuno sulla terra avrebbe potuto sottrarre quel prezioso pegno, poiché gli Angeli e loro stessi lo avevano sempre custodito, e non vi era alcun segno di apertura sulla pietra, e i sudari che vi vedevano, senza tagli né confusione, mostravano chiaramente che in ciò non vi era stato alcun furto né rapimento; pensarono dunque che Nostro Signore, che aveva voluto nascere dal seno di Maria senza violare il sigillo della sua verginità, avesse anche voluto preservare il suo corpo dopo la morte da ogni corruzione, e onorarlo di una vita gloriosa e immortale prima della risurrezione generale del genere umano. È in questo modo che ne parla anche san Giovanni Damasceno, dopo il patriarca Giovenale: e la Chiesa ha dato così tanto credito a questo racconto, da inserirlo nel suo breviario, il quarto giorno dell'ottava di questa festa.

Teologia 08 / 10

Prove dell'Assunzione

L'autore espone gli argomenti patristici e teologici che sostengono che il corpo di Maria sia stato riunito alla sua anima per regnare in cielo.

Così sappiamo che il corpo della santa Vergine non è stato lasciato nella terra per servire da pastura ai vermi e per ritornarvi in cenere come il corpo degli altri uomini, ma è stato riunito alla sua anima per partecipare alla sua gloria e riceverne una vita celeste ed esente da ogni alterazione. Per quanto riguarda la prima cosa, non troviamo nessuno tra gli scrittori ecclesiastici che ne abbia mai dubitato, e ne abbiamo delle bellissime prove nel libro dell'Assunzione, attribuito a sant'Agostino e stampato tra le sue opere nel tomo IX: «Sappiamo», dice l'autore, «che fu detto ad Adamo: Sei polvere e in polvere ritornerai; ma sappiamo anche che fu detto a Eva: Partorirai i tuoi figli con dolore e sarai sotto il potere di un marito. Se dunque Maria è stata esente da questa seconda maledizione, avendo concepito senza corruzione e partorito senza alcun dolore Colui che veniva per liberarci dalla servitù del peccato, perché non dovremmo credere che sia stata esente anche dalla prima, e che abbia gustato la morte in modo tale che le conseguenze della morte non abbiano avuto luogo nella sua persona? D'altronde, è certo che la putrefazione e la risoluzione in polvere è l'ultimo obbrobrio della natura umana: ed è non meno costante che Gesù Cristo abbia potuto preservarne sua Madre, come ha preservato i tre giovani israeliti dalle fiamme ardenti della fornace di Babilonia, salvato Daniele dalle fauci dei leoni e Giona dal ventre della balena. Chi potrebbe dunque pensare che lui, che comanda così espressamente ai figli di onorare il padre e la madre, avrebbe lasciato la sua esposta a tale obbrobrio senza darle il privilegio dell'incorruttibilità che poteva così facilmente darle?». Soltanto, bisogna ricordare che ha racchiuso per nove mesi nel suo grembo il Verbo divino fatto carne, che l'ha stretto mille volte al suo seno, che l'ha nutrito con le sue mammelle e che l'ha portato nella sua infanzia in tutti i luoghi dove la divina Provvidenza voleva che fosse portato: poiché quale balsamo più prezioso e più capace di difendere da ogni putrefazione, che la carne di Gesù Cristo che dà la vita al mondo e che è il vero germe dell'immortalità! «No», conclude questo Padre, «non posso dire e non posso credere che il corpo di cui Gesù ha preso la carne sia stato consegnato ai vermi per esserne la pastura: se qualcuno contraddice il mio sentimento, poiché non può togliere a Gesù il potere di preservare la Vergine dalla corruzione, mostri dunque che non doveva farlo e che ciò non era affatto conveniente: ma, questo è certamente ciò che nessuno potrà mai mostrare». Non abbiamo riportato, parola per parola, le parole di questo autore che si dilunga molto su questo argomento; ma ne abbiamo fatto un riassunto che racchiude tutta la forza delle sue ragioni.

Per quanto riguarda la risurrezione gloriosa della nostra adorabile Signora, sappiamo che alcuni antichi scrittori ne hanno dubitato, o almeno hanno testimoniato di non voler pronunciare nulla al riguardo: come l'autore di un Sermone dell'Assunzione, attribuito dapprima a san Girolamo e poi a Sofronio, contemporaneo di questo santo Dottore, ma che non è né dell'uno né dell'altro, e Usuardo, religioso di Saint-Germain-des-Prés, a Parigi, nel suo martirologio, dove dice: «Non trovandosi il corpo della santissima Vergine sulla terra, la Chiesa, che è saggia nei suoi giudizi, ha preferito ignorare con pietà ciò che la divina Provvidenza ne ha fatto, piuttosto che avanzare nulla di apocrifo su questo soggetto: e per questo non ha chiamato questa festa l'Assunzione della gloriosa Vergine Maria, Madre di Dio, ma soltanto il suo sonno, *Dormitio*». Adone, arcivescovo di Vienne, ha anche imitato la sua condotta nella sua cronaca e nel suo martirologio. Ma è certo, come dice molto bene il cardinale Baronio, nelle sue Note sul martirologio romano e nel primo tomo dei suoi Annali, che la Chiesa pende interamente, e ha sempre penduto verso il sentimento che la santa Vergine sia risorta e che sia in corpo e in anima in cielo. Poiché, innanzitutto, non si è mai servita per esprimere la festa di oggi della parola sonno di cui si servono Usuardo e Adone, né di quelle di decesso, di nascita al cielo e altre simili di cui usa alla festa degli altri Santi; ma si è sempre servita della parola Assunzione, che cade propriamente su tutta la persona e significa la sua elevazione in corpo e in anima: lo si può vedere nell'Ordo romano, nel Sacramentario di san Gregorio e nei più antichi calendari, rituali, messali, martirologi e breviari ad uso di Roma.

Inoltre, propone ai suoi figli, nelle lezioni di questa ottava, i sermoni e i trattati dei Padri, dove il mistero della risurrezione di Nostra Signora è dichiarato in termini espressi: come l'Orazione di san Giovanni Damasceno, di cui abbiamo già parlato, e un Sermone di san Bernardo, dove dice che la natura umana è oggi elevata in Maria al di sopra degli spiriti immortali. Infine, questa verità è così fortemente impressa nell'anima di tutti i fedeli, e così generalmente ricevuta da tutto il mondo cristiano, che non bisogna affatto dubitare che lo Spirito Santo, che non ha ancora voluto farne un articolo di fede, né esprimerlo distintamente nelle sacre scritture, ne sia nondimeno l'autore, e l'abbia lui stesso ispirata segretamente al cuore della sua Chiesa.

Vi sono persino dei passaggi dell'Antico Testamento che sembrano aver predetto questo grande mistero, come quando il Re-Profeta dice a Nostro Signore: «Alzati, Signore, ed entra nel tuo riposo, tu e l'Arca che hai santificato»; senza dubbio, per questa Arca, si può intendere l'umanità santa di Gesù Cristo che è stata santificata dall'unzione ineffabile della Divinità; nondimeno, è costante che si possa anche intendere la gloriosa Vergine Maria, che i santi Padri chiamano continuamente l'Arca nuova, l'Arca dorata e l'Arca dell'Alleanza; di modo che, con questo passaggio, il Profeta invita Nostro Signore non solo a salire in cielo con il suo corpo risorto e glorioso, ma anche a trasportarvi questa Arca animata dove ha preso nascita, e che è stata per nove mesi la sua dimora molto gradita. Ciò che desidera e chiede in questo punto, ne segna l'esecuzione nel Salmo XIV, dove, parlando ancora a Nostro Signore, gli dice «che la Regina è stata posta alla sua destra, con un abbigliamento dorato, e tutta circondata da varietà»: poiché, chi è questa Regina, se non l'augusta Maria che la Chiesa chiama la Regina degli angeli e la Sovrana del mondo; e qual è questo abbigliamento dorato e abbellito da tante varietà, se non il suo corpo glorioso e rivestito delle doti inestimabili dell'immortalità? È così che lo spiega l'autore del libro di *Sanctissima Deipara*, che si trova tra le opere di sant'Atanasio.

I santi Padri e i dottori che hanno trattato questa materia sono anche di questo sentimento, come, tra i Greci, sant'Andrea di Creta, san Germano di Costantinopoli, san Giovanni Damasceno, l'imperatore Leone, detto il Saggio, Michele Singello e Michele Glica; e, tra i Latini, san Gregorio di Tours, san Gregorio Magno, san Bernardo, san Tommaso, san Bonaventura, Ugo e Riccardo di San Vittore, Giovanni Gerson, san Bernardino da Siena, sant'Antonino e tutti i teologi più recenti: ciò che fa dire al cardinale Baronio, nei suoi Annali, che non si può, senza una grande temerità, insegnare il contrario, e togliere alla Vergine sacra la gloria di essere risorta dai morti e di regnare in corpo e in anima con suo Figlio. Inoltre, se il suo corpo non fosse stato riunito alla sua anima, senza dubbio Nostro Signore non l'avrebbe privata dell'onore che la Chiesa rende alle reliquie degli altri Santi; e l'avrebbe anche esposto alla venerazione pubblica dei fedeli; poiché, dal tempo della sua morte fino ad ora, nessuna chiesa si è vantata di possedere il suo corpo sacro né alcuno dei suoi membri, ma soltanto qualcosa dei suoi vestiti; bisogna necessariamente concludere che è stato riunito alla sua anima, e che gode della felicità dell'immortalità. D'altronde, molti santi dottori credono che i Santi che risuscitarono al tempo della risurrezione del Salvatore, e che apparvero allora a diverse persone in Gerusalemme, non siano morti una seconda volta, ma che siano saliti in corpo e in anima con lui in cielo. Se ciò è, si può rifiutare questa stessa prerogativa a Maria? Cosa! La Regina e la Sovrana attenderebbe la risurrezione, mentre coloro che si riconoscono come suoi umili sudditi ne godono già? Cosa! Si vedrebbero in cielo dei corpi gloriosi tra i Santi, mentre la Regina di tutti i Santi non avrebbe ancora altra gloria che quella della sua anima? Inoltre, l'anima desidera naturalmente il suo corpo: l'anima della santa Vergine, dopo la sua separazione dal corpo, dovette dunque avere un'inclinazione naturale ad essergli riunita. È credibile che Nostro Signore non abbia soddisfatto questa inclinazione? Ha potuto soddisfarla, poiché è onnipotente, e questo miracolo non era più difficile, tre giorni dopo la sua morte, che alla fine di tutti i secoli: se dunque non l'ha fatto, è perché potendolo, non l'ha voluto; ma, come non avrebbe voluto accontentare l'inclinazione di colei che gli aveva obbedito in ogni cosa, che aveva sempre fatto la sua volontà, e che l'aveva amato del più eccellente amore di cui una pura creatura lo possa amare: di colei che l'aveva rivestito della sua carne, sostenuto con il suo latte, nutrito con il suo lavoro, e assistito sulla terra in tutti i suoi bisogni. L'amava troppo teneramente, si teneva troppo obbligato alle sue cure materne, aveva troppi desideri di riconoscere il suo affetto, per non volergli un bene che gli costava così poco, e che era così conveniente al suo merito. Diciamo ancora che era interessato a volerglielo; poiché, infine, si poteva dire che non era perfettamente risorto finché Maria non fosse risorta, poiché la carne di Maria era il principio della sua, e che un tempo non erano state che una stessa carne. E poi l'onore della Madre non ricade forse sul Figlio? E non è forse la gloria del Figlio procurare a sua Madre tutti i vantaggi che è capace di procurarle? Infine, dice espressamente nel Vangelo che vuole che colui che lo serve sia dove sarà lui stesso: ha dunque avuto a maggior ragione questa buona volontà per colei che l'ha generato, e che non arrossisce di chiamare sua Madre; ma poiché i suoi meriti sono infinitamente al di sopra di quelli dei suoi servitori, mentre differisce fino alla fine dei secoli di dare a questi l'intero compimento di questa felicità, l'ha anticipato per lei, mettendola accanto a lui per partecipare alla pienezza delle sue grandezze.

Bisognerebbe ora spiegare il modo in cui avvenne questa felice risurrezione della nostra Regina; ma non possiamo dire di lei ciò che san Gregorio Magno dice della risurrezione di Gesù Cristo, che non c'è che la notte in cui è avvenuta che ne abbia conosciuto il mistero? Gli uomini non ne furono affatto testimoni, e i loro occhi non erano abbastanza forti per sostenerne lo splendore. Si domanda se avvenne nel sepolcro o in cielo, vale a dire, se l'anima della Vergine discese nel sepolcro per riprendervi il suo corpo, o se il suo corpo fu trasportato dagli angeli in cielo per esservi riunito alla sua anima. Alcuni autori del XVIII secolo hanno seguito questa seconda opinione. Ma la prima è più certa; poiché non vi è alcuna apparenza che un corpo inanimato, e senza alcun ornamento della gloria, sia stato portato in quel luogo che non è destinato che agli spiriti e ai corpi rivestiti dell'immortalità. È dunque molto verosimile che, quando questo corpo fu stato tre giorni nel sepolcro, la sua anima beata vi discese in compagnia di Nostro Signore e di un numero infinito di angeli, arcangeli e altri beati del cielo, e, che essendo rientrata in questo corpo, ricominciò ad animarlo, comunicandogli una vita tutta celeste e le quattro qualità che compongono la gloria e la felicità dei corpi, vogliamo dire la sottigliezza, l'agilità, la chiarezza e l'immortalità. Lasciamo alla pietà dei fedeli di immaginarsi in quale grado queste qualità le furono date. Per noi, non possiamo dirne che queste parole di san Bernardo: che fu nel grado di cui una tale Madre era degna, e che era conveniente all'eccellenza e alla liberalità di un tale Figlio: *Quo tanta Mater digna fuit, et qui tantum decuit Filium*. In una parola, questa gloria corporea era proporzionata alla gloria dell'anima, poiché ne nasceva come dal suo principio. Ora, abbiamo detto che la gloria dell'anima in Maria superava, senza paragone, la gloria di tutti gli Angeli e di tutti i Santi insieme; bisogna dunque concludere che la gloria, lo splendore, la bellezza e la perfezione che furono date al suo corpo erano ineffabili, e che ne fecero un capolavoro più compiuto di tutto l'universo.

Teologia 09 / 10

Il Trionfo e l'Incoronazione

Descrizione del glorioso ingresso di Maria in cielo, il suo collocamento alla destra di Cristo e la sua triplice incoronazione da parte della Trinità.

Vorremmo ora avere lo spirito e la penna dei serafini per descrivere degnamente il trionfo della sua Assunzione, che costituisce il soggetto principale della festa odierna e il più bell'oggetto della nostra contemplazione e dei nostri rispetti. Ne abbiamo una bella figura nel trionfo con cui l'arca dell'alleanza fu trasportata da Davide nella città di Gerusalemme, dove i sacerdoti, i leviti e il popolo fecero risuonare ogni sorta di strumenti musicali, e dove l'aria rimbombava dei canti dei salmi, degli inni e di mille acclamazioni di gioia. Ne abbiamo ancora un'altra figura nella magnificenza con cui la regina di Saba entrò nella stessa città, per godere per qualche tempo della conversazione del saggio Salomone. Si dice di questa regina che vi entrò con un numeroso corteggio e con ricchezze infinite d'oro, di pietre preziose e di profumi, per farne dono a Salomone; che, da allora, non si erano mai visti tanti profumi quanti ne aveva portati, e che questo principe, in segno di riconoscenza, le diede tutto ciò che volle e chiese, e molto più di quanto lei stessa gli avesse dato.

Ecco un'immagine di ciò che avviene nel trionfo dell'Assunzione della nostra adorabile Principessa. È salita con un numeroso corteggio, perché era accompagnata da tutta la corte celeste; è salita con ricchezze infinite, perché era carica di un tesoro inestimabile di virtù e di meriti; ne ha fatto dono al vero Salomone, che è suo Figlio, perché gliene ha reso omaggio, come a colui dal quale aveva ricevuto tutte queste grazie. Non si sono visti da allora profumi così eccellenti, né in così gran numero nel paradiso, perché i meriti di Maria sono così graditi a Gesù Cristo, che nessuna azione dei Santi gli ha mai dato tanta soddisfazione. Infine, ha ricevuto molto più di quanto ha dato, perché, come dice sant'Ildefonso: *Sicut est incomparable quod gessit, ita est incomprehensibile præmium gloriæ quod promeruit*; «come è incomparabile ciò che ha fatto per la gloria del suo Dio, così è incomprensibile il peso della gloria che ha meritato e che le è stato dato come ricompensa».

Ma per spiegare distintamente la gloria meravigliosa di questa pompa, bisogna notare che vi sono tre cose che rendono un trionfo augusto e magnifico: 1° le alte imprese e le perfezioni di colui che trionfa; 2° lo splendore delle persone che lo accompagnano; 3° gli onori che gli vengono resi nel suo cammino e in tutto il corso dello stesso trionfo. Ora, tutte queste cose concorrono mirabilmente a rendere l'Assunzione della Vergine di un prezzo e di un valore inestimabili: poiché, in primo luogo, se consideriamo i meriti di colei che trionfa, e le azioni che le hanno acquisito questo onore, non c'è nulla di più grande, di più nobile e di più splendente. Gli amici dello Sposo, nel Cantico dei Cantici, ce li rappresentano con tre diverse acclamazioni, che comprendono tutte le perfezioni di cui una creatura sia capace. Dicono nella prima: Chi è costei che sale dal deserto come una colonna di fumo, nata dai profumi di mirra, d'incenso e di ogni sorta di aromi? Dicono nella seconda: Chi è costei che avanza come l'aurora che comincia a spuntare, bella come la luna, scelta come il sole e terribile come un esercito schierato in battaglia? Dicono infine nella terza: Chi è costei che sale dal deserto, tutta colma di delizie e appoggiata al suo Diletto? Con la prima, ci rappresentano la sua umiltà, la sua modestia, la sua devozione, il suo fervore, la sua perseveranza nella pietà, la sua misericordia, la sua liberalità e tutte le sue altre virtù edificanti. Con la seconda, ci significano lo splendore della sua purezza, l'eminenza della sua scienza e della sua sapienza, la grandezza del suo amore per Dio e l'ardore del suo zelo che la rende formidabile a tutte le potenze del mondo e dell'inferno. Con la terza, ci esprimono la sua perfetta somiglianza con suo Figlio, l'unione che aveva con la sua divinità e le dolcezze ineffabili che gustava nel godimento di questa unione. Dunque, abbiamo in queste parole un ricco quadro delle bellezze e delle perfezioni della nostra illustre Trionfatrice. Ma chi potrebbe esprimere i beni che ha fatto nel mondo, le vittorie che ha riportato, i favori di cui ha colmato tutto il genere umano e i servizi che ha reso a Dio, suo sovrano Signore? Non è forse lei che ha schiacciato la testa dell'antico serpente, che ha riparato il male che la prima donna aveva causato, che ci ha dato un Salvatore e un Liberatore, e che ha aperto le porte del cielo per farvi entrare coloro che ne erano banditi? Non è forse lei che ha meritato di essere il rifugio dei peccatori, l'Avvocata degli infelici, la Dispensatrice dei tesori di Dio, la Mediatrice della nostra salvezza e il Canale attraverso il quale tutte le grazie scorrono sulle nostre anime? Oh! quanto è perfetta, quanto è compiuta, quanto è amabile, quanto è degna di trionfare e di ricevere tutti gli onori che possono essere fatti, al di sotto degli onori divini!

Se il trionfo dell'Assunzione è così elevato dall'eccellenza di colei che trionfa, lo è ancora dallo splendore delle persone che l'accompagnano: poiché dobbiamo persuaderci che Nostro Signore era il capo di questa schiera e che condusse lui stesso sua Madre sul trono di gloria che le era preparato, seguendo queste parole del Cantico: *Quis est ista quæ ascendit innixa super dilectum suum*? «Chi è costei che sale appoggiata al suo Diletto?» e questo è ciò che eleva in qualche modo la pompa dell'Assunzione al di sopra di quella dell'Ascensione, perché, nell'Ascensione, Nostro Signore non fu scortato e accompagnato che da servitori; ma, nell'Assunzione, la Vergine gloriosa è accompagnata dal sovrano Monarca del mondo, che la eleva con la sua virtù e la sostiene con la sua potenza. Non bisogna dunque credere che sia salita al cielo per il ministero degli angeli, sebbene, per onore, gli angeli l'abbiano circondata e le abbiano fatto da trono; ma è salita per la forza della sua agilità, che è uno dei doni della beatitudine, e per la virtù di suo Figlio, che le aveva dato questa agilità in una perfezione sovrana. Inoltre, dobbiamo rappresentarci che tutta la corte celeste compose questo illustre trofeo, cioè, da una parte, tutti i cori degli angeli, senza eccettuare quelli che non escono ordinariamente da davanti al trono di Dio; e, dall'altra, tutti gli ordini dei Santi, cioè i Patriarchi, i Profeti, gli Uomini apostolici, i Martiri, le Vergini e tutta la schiera degli altri Beati. Infine, molti dottori pensano che in quel momento tutto il purgatorio ricevette un'indulgenza universale, e che non vi fu nessuna delle anime che vi erano allora tormentate che non ne fosse liberata dalla Vergine delle Vergini, per rendere il suo trionfo più glorioso. Stando così le cose, chi potrebbe concepire la magnificenza di questa pompa, e si è mai visto nulla in questo mondo che meriti di esserne chiamato l'ombra e l'immagine; poiché, se la gloria di un solo angelo supera tutte le bellezze che l'industria degli uomini può produrre sulla terra, che diremo di quella che nasce dall'assemblea di tutti questi spiriti e dal concerto piacevole di tutti i Santi? Che diremo dello splendore e della maestà di questi due corpi d'armata, di cui l'uno racchiude tutte le intelligenze beate, disposte secondo le loro gerarchie e i loro cori; e l'altro comprende tutti gli uomini glorificati, ordinati secondo l'ordine del loro merito e l'eccellenza della loro aureola e della loro beatitudine? Non dobbiamo forse esclamare, in questa occasione, con il beato Pier Damiani: «O giorno sublime e mille volte più splendente del sole, nel quale questa Vergine reale è stata elevata sul trono di Dio Padre ed è stata posta nel seggio della santissima Trinità, dove è l'oggetto continuo delle ammirazioni e dei desideri del Paradiso?»

Infine, ciò che completa lo splendore di questo trionfo sono gli onori che la nostra adorabile Principessa ha ricevuto in tutto il suo cammino fino a quando non è stata fatta sedere come la vera Betsabea accanto a suo Figlio. Il lettore cristiano potrà qui meditare le lodi, le benedizioni, le azioni di grazie e gli applausi che le diedero ogni giorno il coro degli Angeli e ogni ordine dei Santi in particolare, quando, salendo al di sopra di tutte le opere di Dio, passò successivamente per mezzo di queste sante schiere: ciò che le dissero i Patriarchi che l'avevano chiesta con tanta istanza; i Profeti che l'avevano predetta con tanta luce; gli Apostoli già defunti e gli Uomini apostolici che avevano predicato la maternità divina con tanto zelo; i Martiri che avevano già versato il loro sangue per l'onore di suo Figlio; le Vergini, che avevano così costantemente imitato la sua innocenza e la sua purezza verginale; in una parola, tutte le anime beate che sapevano che lei era la Madre del loro Liberatore, la Fonte della loro salvezza e della loro felicità, la Riparatrice delle loro cadute e la porta attraverso la quale erano entrate nel regno dei cieli: ciò che le dissero anche i Serafini, vedendola così penetrata dalle fiamme dell'amore divino, i Cherubini, scorgendo in lei una luce infinitamente più alta e più penetrante della loro; i Troni riconoscendola per l'Arca vivente dove la santissima Trinità riposava in un modo molto più augusto ed eccellente che in loro stessi: che altro? tutto il resto degli spiriti celesti, sapendo che veniva ad aggiungere un nuovo splendore al Paradiso, e che, per mezzo di lei, le brecce che la rivolta di Lucifero aveva fatto nei loro ranghi, sarebbero state felicemente riparate. Senza dubbio, tutti questi beati si prostrarono davanti a lei, la riconobbero per loro Regina e loro Sovrana, le fecero offerta delle loro persone e dei loro servizi, e si votarono interamente a lei per cantare eternamente le sue lodi e per obbedire a tutte le sue volontà.

VITE DEI SANTI. — TOME IX.

È così che ne parlano i santi Padri che abbiamo già citato, nei loro sermoni sul mistero dell'Assunzione: «La gloriosa Vergine», dice san Bernardo, «salendo oggi in cielo, ha dato un meraviglioso accrescimento alla gioia di cui i Beati erano già colmi; poiché se l'anima del piccolo san Giovanni, ancora rinchiuso nel seno di sua madre, si è come sciolta di allegrezza per una sola parola di Maria, quali non sono state la gioia e il fremito di t saint Bernard Abate di Chiaravalle e maestro spirituale di Raoul. utti questi beati spiriti, quando hanno avuto la felicità, non solo di udire la sua voce, ma anche di contemplare il suo volto e di godere della sua amabile presenza? Ma chi potrebbe pensare con quanta gloria questa Regina del mondo si elevò nel seggio del suo impero; con quanta tenerezza di devozione tutta la moltitudine delle legioni beate venne incontro a lei per riceverla, e con quale cantico d'onore la condussero fino sul trono che la giustizia di Dio le aveva preparato». Descrive poi, ciò che è il principale in questa festa, in che modo fu ricevuta da Colui che era l'oggetto dei suoi desideri e il cui possesso doveva costituire tutta la felicità: «Chi dirà ancora», aggiunge, «con quale serenità di volto, con quale dolcezza, quale amore, quali sguardi, quali abbracci, fu ricevuta da suo Figlio e portata al di sopra di tutte le creature? Fu senza dubbio con tutto l'onore di cui una Madre di così grande merito era degna, e con tutta la gloria che era conveniente alla magnificenza e alla pietà di un tale Figlio. Felici certamente i baci che questa divina Madre gli dava quando pendeva dalle sue mammelle, e che lei lo accarezzava sul suo seno verginale; ma non stimeremo più felici i baci che ricevette dalla sua bocca alla destra del Padre eterno, nel momento della sua beata esaltazione, quando, salendo al trono di gloria dove doveva sedere, cantava questo epitalamio sacro: *Osculetur me osculo oris sui*: «Mi baci con un bacio della sua bocca»? Chi potrà mai dichiarare le meraviglie della generazione di Gesù Cristo e dell'Assunzione di Maria? poiché quanto ha ricevuto di grazie sulla terra al di sopra di tutto il mondo, tanto ha ricevuto nel cielo di gloria singolare che la eleva al di sopra di tutto ciò che è creato».

Bisognerebbe ancora descrivere qui l'accoglienza che le fu fatta da ciascuna delle persone divine, e da tutta la santissima Trinità: dal Padre, che la guardava come la più perfetta di tutte le figlie, e come colei che era stata sulla terra, riguardo al suo Figlio unico, la vicaria del suo amore e della sua adorabile paternità; dal Figlio, che la guardava come sua madre e come colei che gli aveva dato una seconda natura e una seconda nascita facendolo Figlio dell'Uomo; dallo Spirito Santo, che la guardava come la più fedele delle sue spose, e come colei che lo aveva reso divinamente fecondo fuori dal seno della Divinità. Ma questi grandi misteri richiedono piuttosto le nostre adorazioni e i nostri rispetti che le nostre espressioni, che non possono essere che molto imperfette. I libri di meditazione ne parlano più a lungo, e ciò che abbiamo detto basta per far concepire quanto il trionfo dell'Assunzione sia stato splendente e magnifico. Si può solo chiedere in quale luogo la santa Vergine sia stata posta. San Bernardo risponde: «Come non vi era sulla terra luogo più degno del seno verginale dove Maria aveva ricevuto e alloggiato il Figlio di Dio, così non vi è nei cieli luogo più degno del trono reale dove il Figlio di Dio ha elevato e posto la sua santissima Madre». Altri santi dottori, spiegando queste parole del Salmo XLIV: «La regina è posta alla tua destra», e queste altre del terzo libro dei *Re*: «Salomone si sedette sul suo trono, e sua madre si sedette alla sua destra», dicono che Nostro Signore, nella sua Ascensione, è salito alla destra del Padre; e che Maria, nella sua Assunzione, è salita alla destra di Gesù Cristo. Ma vi è questa differenza che Nostro Signore è salito alla destra del Padre, come essendogli uguale e avendo la stessa potenza e lo stesso dominio che lui, mentre Maria è salita alla destra di Gesù Cristo con subordinazione alla sua autorità divina; ciò che fa dire al cardinale Bellarmino, nel suo *Commentario sul Salmo* che abbiamo appena citato, che è stata posta *in loco summi honoris infra regalem Tronum*: «nel primo luogo d'onore al di sotto del Trono reale della divinità». L'abate Guerrico, spiritualizzando maggiormente questa materia, dice: «È diventata, lei stessa, il Trono di Dio, secondo queste parole di cui la Chiesa si serve nel suo ufficio: *Veni, electa mea, et ponam in te Tronum meum*: Vieni, mia eletta, io farò di te il mio Trono. Era stata, sulla terra, il suo padiglione per combattere, e la sua cattedra per insegnare; ma è diventata nel cielo la sua casa per riposarvi, e il suo trono per giudicare». Vuol dire che come il trono è il luogo dove il principe appare con più splendore e maestà, così Maria è la persona dove il Figlio di Dio ha spiegato con più magnificenza tutti i tesori della sua potenza e tutte le ricchezze della sua gloria. Infine, abbiamo già notato che, secondo il sentimento di molti santi dottori, essa forma un Ordine particolare tra Dio e tutti gli altri beati; ciò che il dotto cancelliere di Parigi dichiara eccellentemente con queste parole tratte dal suo *Commentario sul Magnificat*: «La Vergine compone da sola la seconda gerarchia al di sotto di Dio, che è il primo e il sovrano Gerarca: poiché, per l'umanità di Nostro Signore, essendo unita ipostaticamente alla divinità, essa appartiene a questa prima gerarchia». L'apostolo san Paolo sembra aver voluto esprimere questo mistero, nella sua prima epistola ai Corinzi, cap. XV, quando dice: *Alia claritas solis, alia claritas lunæ et alia claritas stellarum*: Altra è la chiarezza del sole, cioè di Gesù Cristo; altra la chiarezza della luna, cioè della Vergine; e altra la chiarezza delle stelle, cioè degli Angeli e dei Santi.

Ma parliamo ora del mistero della sua incoronazione, che è il sesto punto che abbiamo proposto fin dall'inizio di questo discorso.

Lo Sposo, nel Cantico dei Cantici, dopo aver dichiarato alla sua diletta che è tutta bella e che nessuna macchia si trova in lei, le dice: «Vieni dal Libano, mia sposa, vieni; sarai incoronata dalla cima dell'Amana, dalla vetta del Sanir e dell'Ermon, dai covi dei leoni, dalle montagne dei leopardi». La invita tre volte alla sua incoronazione, sia a causa delle Persone divine che le hanno posto il diadema sul capo; sia per segnare le sue tre vocazioni: la prima, alla beatitudine essenziale che le è stata conferita nel momento della separazione della sua anima dal suo corpo; la seconda, alla sua risurrezione per la riunione di queste due eccellenti parti; la terza, alla beatitudine consumata in cui è entrata per questa risurrezione e per la sua Assunzione in corpo e in anima nel cielo: sia infine per significare i tre titoli che l'hanno resa degna di essere incoronata, e le tre corone che le erano dovute, di cui parleremo tra poco. Si può ancora aggiungere che ripete tre volte: *Vieni*, per rappresentare la sua premura di glorificare questa Sposa, e di colmarla del più grande onore di cui una pura creatura sia capace. Le dice due volte: *Vieni dal Libano*, che significa bianchezza, perché la sua vita mortale, che è il termine da cui la chiama, era stata sovranamente pura e immacolata, tanto secondo lo spirito quanto secondo la carne, e che nessuna sozzura, né corporea, né spirituale, si era trovata in lei. L'assicura che sarà incoronata dalla cima dell'Amana e dalla vetta del Sanir e dell'Ermon, tre montagne che rappresentano le tre gerarchie celesti e i tre Ordini dei Santi tra gli uomini, cioè, le Vergini, gli Sposati e i Continenti, perché doveva essere incoronata come colei che racchiude in sé i perfezionamenti di tutti i Santi. Le dichiara infine che sarà ancora incoronata dai covi dei leoni e dalle montagne dei leopardi, sia a causa delle vittorie che ha riportato sui demoni e sugli empi figurati da questi animali, sia a causa dei grandi peccatori che ha conquistato a Dio, e di cui ha meritato la conversione.

San Giovanni, nella sua Apocalisse, cap. XII, ci descrive così questa incoronazione: «Un segno grandioso», dice, «mi fu mostrato nel cielo: era una donna rivestita di sole, che aveva la luna sotto i suoi piedi, e portava sul suo capo una corona di dodici stelle». Questa donna, senza dubbio, è Maria, come spiegano san Bernardo e gli altri Padri e Dottori della Chiesa. È rivestita di sole, perché avendo rivestito della propria carne il sole di giustizia, che è la sapienza eterna di Dio, questo sole, in ricompensa, l'ha rivestita del suo spirito e della sua gloria; o piuttosto si è fatto lui stesso la sua gloria, secondo ciò che è scritto: «Che un figlio raccomandabile per la sua sapienza è la gloria dei suoi genitori». Ha la luna, cioè l'incostanza, sotto i suoi piedi, perché è nello stato di un'immutabilità beata, avendo, fin d'ora, tutto il colmo d'onore che le è dovuto, e non aspettando più nulla per la sua consumazione e la sua intera perfezione. Porta sul suo capo una corona di dodici stelle, perché avendo posseduto sulla terra tutte le virtù nel grado più eroico, ne ha ora la ricompensa, ed è ornata di tutti i doni di cui un beato possa essere ornato, i quali sono significati da questo numero di dodici che è un numero di perfezione.

Non si può dunque dubitare dell'incoronazione della nostra Regina nel momento della sua esaltazione nel cielo. Ma, per meglio comprenderlo, bisogna sapere che la corona è un ornamento di forma rotonda che si mette sul capo di una persona per segnare la sua eccellenza e i suoi meriti. La sua forma e il luogo dove la si mette contribuiscono a questo fine, perché il cerchio e il tondo fanno la più compiuta di tutte le figure, e che la testa o la fronte è la vera sede della grandezza e della maestà. Ora, vi sono principalmente tre sorta di persone a cui si danno corone: 1° se ne danno ai sovrani e ai grandi signori, per segnare la pienezza della loro autorità e della loro potenza; così, vi sono corone imperiali, corone reali, e corone di duca, di marchese e di conte; 2° se ne danno ai vittoriosi, per segnare l'eccellenza del loro talento, della loro opera; così i Greci incoronavano i poeti e gli oratori che avevano avuto la meglio in qualche combattimento di spirito; e, tra i Romani, vi erano sei sorta di corone per i vincitori: una chiamata *triumphalis*, per i generali d'armata che avevano vinto una grande battaglia; un'altra chiamata *ovalis*, per coloro che avevano riportato una vittoria minore, e altre per coloro che avevano per primi o forzato il campo dei nemici, o saltato nelle loro navi, o montato alla breccia, o bene che avevano fatto levare l'assedio di una città; 3° infine, si danno corone agli sposi il giorno delle loro nozze, per segnare la perfezione della loro gioia e il compimento dei loro desideri; così, santa Agnese diceva che «Gesù Cristo l'aveva ornata di una corona, perché aveva l'onore di essere sua sposa». Maria, la nostra augusta Principessa, ha meritato per i suoi tre titoli di essere incoronata, e come sovrana, perché è la Regina e l'Imperatrice del mondo: *Imperatrix angelorum et hominum universalis*, dice Goffredo di Vendôme, e che questa qualità le appartiene: 1° perché è la Figlia per eccellenza e la prima erede dell'Altissimo; 2° perché è la Madre del Verbo che l'ha associata a tutte le sue grandezze; 3° perché è la Sposa dello Spirito Santo, e anche, secondo il modo di parlare di sant'Epifanio, la Sposa della santissima Trinità: *Sponsa Trinitatis*. È stata incoronata come vittoriosa, perché è, lei sola, un esercito tutto intero schierato in battaglia, e che ha vinto vittorie senza numero sul demonio e sul mondo: ciò che la fa chiamare da san Lorenzo Giustiniani: *Terror diaboli*: «Il terrore del demonio»; da Sofronio o l'autore del sermone dell'Assunzione: *Interemptrix universa hæreticæ pravitatis*: «Colei che ha sterminato tutta la malizia degli eretici»; e da sant'Andrea di Creta: *Propugnaculum fidei Christianorum*: «Il baluardo della fede dei cristiani». Infine, è stata incoronata come Sposa, perché il giorno dell'Assunzione è stato propriamente il giorno delle sue nozze. Aveva già la qualità di Sposa dello Spirito Santo, come abbiamo appena detto, ed è per lo Spirito Santo che aveva concepito il Verbo incarnato, e che era diventata madre di un'infinità di figli adottivi; ma la solennità delle sue nozze non era ancora fatta, bisognava che si facesse nel cielo, affinché tutti i Beati avessero parte a una così grande festa, e, di conseguenza, bisognava che prima vi fosse stata ricevuta in trionfo. Fu dunque dopo questa ricezione che il Padre eterno fece delle nozze solenni alla sua Figlia: *Fecit nuptias Filiæ suæ*, e fu allora che fu incoronata in qualità di Sposa. Così, se ci chiedete quali sono le tre corone di Maria, vi diremo che queste tre corone sono l'Imperiale, la Trionfale e la Nuziale: l'Imperiale, per onorare la sua potenza e la sua sovranità universale; la Trionfale, per riconoscere le sue vittorie e le conquiste che ha fatto sul peccato e sul demonio; la Nuziale, per solennizzare le sue nozze e l'unione eterna che ha con tutta la santissima Trinità.

Il Reverendo Padre Poiré, nel suo dotto libro della Triplice corona della Madre di Dio, spiega diversamente queste tre corone, ma in un modo, tuttavia, che ritorna a ciò che abbiamo appena detto: «La prima è una corona d'eccellenza, che comprende dodici perfezioni di cui questa adorabile Vergine è stata dotata; la seconda, una corona di potenza che racchiude dodici prerogative del grande potere che le è stato dato; la terza, una corona di bontà che contiene dodici maniere in cui assiste i suoi, e in cui procura la loro salvezza e la loro felicità eterna: di modo che è tre volte incoronata di dodici stelle. Lo è, primieramente, per la sua dignità sovrana e per un'infinità di doni, di grazie e di virtù che l'accompagnano. Lo è, in secondo luogo, per il suo potere assoluto e universale, e per un gran numero di diritti e di privilegi che nascono da questo potere. Lo è, in terzo luogo, per la sua bontà incomparabile, e per i tratti e le operazioni amorose di questa bontà». Altri ancora, per queste tre corone alle quali il suo Sposo l'invita, nel Cantico dei Cantici, intendono le tre aureole: del Martirio, del Dottorato e della Verginità. In effetti, non si può dubitare che le abbia ricevute tutte in un modo molto eminente: quella del Martirio, poiché ha sofferto più ai piedi della Croce di tutti gli altri Martiri; quella del Dottorato, poiché è legittimamente chiamata, dall'abate Ruperto, la Maestra dei maestri, e da sant'Agostino, la Maestra di tutte le nazioni: quella della Verginità, poiché tutta la Chiesa la riconosce per la Vergine delle vergini, che non ha mai avuto e non avrà mai simile.

Si può chiedere di quale natura siano queste corone. Rispondiamo, in una parola, che sono sia corporee che spirituali: sono corporee, perché non si può punto dubitare che la venerabile fronte della Vergine non sia stata circondata da raggi di uno splendore inestimabile, e che danno, essi soli, più splendore al cielo, di quanto ne diano insieme tutti i corpi degli altri Santi dopo la risurrezione; ciò che fa dire a sant'Anselmo che il giorno dell'Assunzione ha riempito il cielo e tutto ciò che è nel cielo, di una gloria nuova e ineffabile: *Nova et ineffabilis gloria decoravit*. Sono anche spirituali, perché Dio ha dato all'anima di questa purissima Vergine, oltre la gloria essenziale di cui abbiamo parlato, una pienezza di gloria accidentale, cioè di luce, di gioia e di delizie, che passano tutte le concezioni, e che possiamo giustamente chiamare corone. La fece riconoscere nello stesso tempo da tutto ciò che vi era di angeli e di uomini beati, per loro Dama e loro Sovrana dopo di lui, per la Governante del mondo, per la Tesoriera e la Dispensatrice delle sue grazie, per il grande Strumento delle sue meraviglie, e anche, secondo il modo di parlare di sant'Efrem, per la loro propria corona.

Culto 10 / 10

Devozione e istituzione della festa

Storico della festa liturgica, ruolo di avvocata di Maria e menzione del voto di Luigi XIII che consacrò la Francia alla Vergine.

È facile concludere da tutto ciò che è stato detto, quanto potere abbia la santa Vergine per soccorrerci, e quanto dipendiamo dalla sua assistenza e dalla sua protezione per superare le difficoltà del nostro pellegrinaggio, e per arrivare sicuramente al porto della salvezza a cui aspiriamo. I santi Padri ci dicono meraviglie su questo argomento: oltre ai bei epiteti compresi nelle Litanie, sant'Epifanio la chiama la fiducia dei cristiani; san Bernardo, tutto il soggetto della nostra speranza; Riccardo di San Lorenzo, il collo della Chiesa attraverso cui tutti i favori di Gesù Cristo devono passare per fluire nelle sue membra; l'Inno dei Greci, il nostro muro, il nostro sostegno e la nostra invincibile difesa; san Germano di Costantinopoli, la fiaccola che illumina le nostre tenebre, la rugiada che estingue le nostre concupiscenze, il consiglio che dissipa i nostri dubbi, la medicina che guarisce le nostre piaghe, il lenitivo che placa i nostri dolori, la consolazione che asciuga le nostre lacrime e il tesoro che rimedia efficacemente alla nostra povertà; infine, san Pier Damiani e altri Padri, la scala celeste per la quale Dio è disceso dal cielo, e sant'Efrem, il porto sicuro di coloro che erano in pericolo di far naufragio. È ancora in questo stesso sentimento che lo stesso san Bernardo ci rivolge queste parole piene di pietà e di unzione: «Se i venti delle tentazioni vengono ad alzarsi contro di voi, se vi trovate in mezzo agli scogli e alle rocce delle tribolazioni, guardate questa Stella, implorate il soccorso di Maria. Se siete agitato dai flutti dell'orgoglio, dell'ambizione, dell'invidia e della detrazione, volgetevi verso questa Stella, invocate il nome di Maria. Se l'ira, l'avarizia e l'incontinenza scuotono la nave della vostra anima, gettate gli occhi su questa Stella e gridate: Maria! Se, essendo turbato dalla grandezza dei vostri crimini, stupito dallo stato miserabile della vostra coscienza, spaventato dalla severità dei giudizi di Dio, cominciate ad entrare in una malinconia nera e nell'abisso della disperazione, pensate al più presto a Maria. Nei pericoli, nei turbamenti, nelle angustie, nelle più grandi estremità, ricordatevi di Maria, chiedete la protezione di Maria. Che il suo nome non esca mai dalla vostra bocca, che il suo ricordo non esca mai dal vostro cuore; e, per ottenere il suffragio delle sue preghiere, non cessate mai di imitare i suoi esempi. Seguendola, non vi smarrirete; pregandola, sarete fuori dal pericolo della disperazione; pensando a lei, non cadrete nell'errore; se lei ha la bontà di sostenervi, non farete alcun passo falso; se lei vi onora della sua protezione, non avrete alcun motivo di timore; se lei si prende la pena di condurvi, camminerete senza sollecitudine; e, se lei vuole esservi propizia, arriverete felicemente al termine della salvezza e proverete con quanta ragione le è stato dato il nome di Maria». È in virtù di questa prerogativa che san Germano, patriarca di Costantinopoli, che abbiamo appena citato, le parla in questo modo: «Nessuno è salvato se non per mezzo vostro, o santissima Vergine; nessuno è esente dal male se non per mezzo vostro, o Vergine purissima; nessuno riceve doni celesti se non dalle vostre mani, o Vergine castissima; Dio non fa misericordia a nessuno se non per mezzo vostro, o Vergine! Madre di eterna benedizione!»

È dunque Maria la nostra Avvocata e la nostra Mediatrice presso suo Figlio; ma un'avvocata che ha tutte le qualità che si possono desiderare per assolvere bene questa funzione, vogliamo dire il Credito, l'Industria e la Bontà; il credito, poiché è Madre del nostro Giudice, e che, per piegarlo, gli può rappresentare le viscere che lo hanno portato, le mammelle che lo hanno allattato, le braccia e le mani che lo hanno sostenuto, e soprattutto il cuore che lo ha sempre amato con una tenerezza infinita; l'industria, poiché la Scrittura, secondo l'applicazione della Chiesa, le dà il nome di Sapienza, e ci assicura che il consiglio e la prudenza sono sempre con lei; la bontà, poiché è anche nostra Madre e che ha per noi viscere di misericordia la cui dolcezza non può essere compresa: «Voi avete», ci dice ancora san Bernardo, «un grande avvocato presso il Padre eterno, che è Gesù Cristo, suo Figlio unico; egli vi ascolterà sicuramente, e sarà ascoltato; ma se lo splendore della sua maestà divina vi abbaglia e vi impedisce di gettarvi ai suoi piedi, avete anche una potente Avvocata presso di lui, che è Maria: rivolgetevi a lei, ella vi esaudirà e sarà senza dubbio esaudita. È questa», aggiunge, «la scala dei peccatori, è tutto il fondo della nostra speranza. Gesù presso suo Padre, Maria presso Gesù; poiché, Gesù non può essere respinto da suo Padre, e Maria non può essere respinta da Gesù». Ma se Maria è un'avvocata così buona e potente dei fedeli, è particolarmente nel momento della loro morte che ella fa apparire la sua misericordia e la sua assistenza: e, di fatto, Nostro Signore, in ricompensa dell'accettazione che ella ha fatto della morte, che non aveva affatto meritato, le ha dato un potere singolare per soccorrere i cristiani in quest'ultima ora. Il che fa sì che la Chiesa, alla fine del Saluto angelico, le dica queste parole: «Santa Maria, Madre di Dio, pregate per noi, peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte». E nell'inno *Memento*: «Maria, piena di grazia, Madre di misericordia, difendeteci dal nemico e ricevete noi nell'ora della morte».

Bisogna ora segnare come dobbiamo onorare i suoi meriti e la sua eccellenza incomparabile, e riconoscere i favori inestimabili che abbiamo ricevuto e che riceviamo tutti i giorni per suo mezzo. Il reverendo Padre Poiré, nel quarto trattato della sua Tripla corona, riporta dodici maniere differenti di testimoniare la nostra riconoscenza: la prima, è di avere una alta stima di questa divina Madre, di guardarla come la prima di tutte le creature e come il grande capolavoro delle mani dell'Onnipotente, e di conservare sempre un profondo rispetto per i suoi doni, le sue prerogative e le sue virtù; la seconda, di avere una ferma fiducia nel suo soccorso, di ricorrere a lei in ogni sorta di difficoltà, di riposare sulla sua protezione, senza inquietudine negli affari più spinosi, e di non intraprendere nulla se non sotto la sua guida e nella speranza della sua protezione; la terza, di amarla di un amore cordiale e costante, di compiacersi nel conversare e trattare con lei, di rallegrarsi delle sue perfezioni e della sua felicità, ed estendere questo amore su tutto ciò che le appartiene; la quarta, di praticare le azioni che si crede le siano più gradite, nell'ottica di piacerle: come quelle di assistere i poveri, visitare i malati, consolare gli afflitti, correggere i peccatori e lavorare alla conquista delle anime; la quinta, di ringraziarla dei suoi benefici e invitare gli altri a ringraziarla, di attribuire a lei i buoni successi che si sono avuti nei propri affari e fare in modo che gli altri li attribuiscano a lei; la sesta, di pubblicare ovunque i suoi meriti e le sue lodi, di farli conoscere ai poveri e agli ignoranti, di impegnare quanto più si può di persone al suo servizio e di distogliere con tutte le proprie forze tutto ciò che può essere contrario alla sua gloria; la settima, di onorarla interiormente ed esteriormente, di renderle il culto che chiamiamo di iperdulia; di venerare le sue reliquie e le sue immagini, di celebrare devotamente le sue feste, di erigerle chiese e oratori, o di contribuire al loro ornamento, e di visitare i luoghi che le sono particolarmente dedicati; l'ottava, di esserle singolarmente devoti, sia comunicandosi spesso, per ringraziare Dio delle grazie che le ha fatto, sia recitando assiduamente il Saluto angelico, o il piccolo Ufficio, il Rosario, la Corona e altre orazioni composte in suo onore; la nona, di fare diverse mortificazioni nei giorni che la Chiesa ha particolarmente designato per solennizzare la sua memoria, come digiunare, portare il cilicio, dormire sul duro, astenersi dal gioco e dalla passeggiata, e vivere in un maggiore ritiro; la decima, di imitare le sue ammirevoli virtù, soprattutto la sua fede, la sua fiducia in Dio, la sua umiltà, la sua pazienza, la sua dolcezza, la sua purezza angelica e la sua carità tutta divina; l'undicesima, di entrare nelle associazioni e nelle confraternite stabilite sotto il suo nome, come quelle del Rosario, dello Scapolare e della Purezza; la dodicesima, di lavorare continuamente ad amplificare il suo culto e ad estendere i rispetti e le adorazioni che le sono resi. Ci vorrebbe ancora un nuovo discorso per riportare le grazie che sono state ottenute da queste pratiche, e i miracoli che la gloriosa Vergine ha fatto da ogni parte in favore di coloro che vi si sono resi fedeli. Si potranno vedere nei libri che hanno trattato espressamente questa materia, oltre al fatto che se ne troverà una gran parte nella Vita dei Santi che diamo in quest'opera. Così, dopo aver soddisfatto gli otto punti che ci eravamo proposti all'inizio di questo discorso, ci resta da dire due parole sull'istituzione della festa di oggi, che è la più solenne di tutte le feste di Nostra Signora.

Vi è molta apparenza che essa non fosse ancora istituita al tempo dell'imperatore Marciano e dell'imperatrice Pulcheria, poiché avendo eretto un tempio a Costantinopoli in onore di Nostra Signora, pregarono il patriarca di Gerusalemme di far loro avere il suo corpo per arricchire e nobilitare quella basilica. Ma, da quel tempo, essa cominciò a stabilirsi e ad estendersi in diversi luoghi, tanto nella Chiesa latina quanto nella Chiesa greca. Abbiamo già notato che ne è fatta menzione nell'Ordo romano, che alcuni autori fanno più antico della seconda razza dei nostri re, così come nel Benedizionale e nel Sacramentario di san Gregorio, che viveva alla fine del VI secolo. Si crede, è vero, che, in quest'ultimo, l'ufficio dell'Assunzione sia stato aggiunto; ma è costante che questa aggiunta sia più antica di Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno, poiché l'abate Grimoldo, che viveva in quel tempo, ha fatto per primo questa osservazione. Troviamo anche questa festa nelle Regole di san Crodegango, vescovo di Metz, sotto Pipino il Breve, nei Capitolari del re e imperatore Carlo Magno, e nelle ordinanze del concilio di Magonza, celebrato nell'813. Essa era vigilia e ottava fin dal tempo di papa Niccolò I, nell'858, e Sigeberto, nella sua Cronaca, nota che questa ottava era stata ordinata a Roma da papa Leone IV, sebbene forse prima di quel tempo la si celebrasse già in altri luoghi. San Bernardo, nella sua Epistola CXXIV ai canonici di Lione, dice che aveva ricevuto questa solennità dall'antica istituzione della Chiesa: e san Pietro di Cluny, suo contemporaneo, riporta che le fiaccole che i Romani offrivano la vigilia di questo giorno, sebbene bruciassero tutta la notte e fino alla messa solenne del giorno seguente, non diminuivano affatto tuttavia e non perdevano nulla del loro peso.

Appare, da ciò che abbiamo appena detto, che la festa dell'Assunzione è, da molto tempo, molto celebre in tutta la Francia; ma il re Luigi XIII la rese ancora più celebre, nel 1638, con l'offerta solenne che fece della sua persona e del suo regno alla gloriosa Vergine, Madre di Dio, per ringraziarla di t utti i fav Louis XIII Re di Francia che ordinò la costruzione della chiesa. ori che aveva ricevuto dalla sua bontà, e per ottenere, per sua intercessione, un delfino per la Francia, che è stato suo figlio Luigi XIV. Si fecero per questo delle processioni molto auguste in tutte le chiese del regno; e, poiché Sua Maestà si trovava allora ad Abbeville, fece la sua comunione e assistette alla processione, ai Vespri e al sermone, nella chiesa dei Minimi di quella città. Queste processioni si continuano ancora tutti gli anni in molti luoghi, come da tutta antichità; secondo l'osservazione dell'Ordo romano, se ne faceva una a Roma che si fermava a Sant'Adriano, e andava poi a Santa Maria Maggiore.

Il sepolcro della Vergine era nel borgo di Getsemani, nella valle di Giosafat. Ma, sotto gli imperatori Vespasiano e Tito, questo luogo fu talmente desolato dagli eserciti di quei principi, che presero Gerusalemme, che i fedeli non poterono più riconoscere dove fosse. È per questo che san Girolamo, che fa menzione delle tombe dei patriarchi e dei profeti che furono visitati da santa Paola e santa Eustochia, non parla affatto di quello della Vergine. Da allora, tuttavia, è stato scoperto per permesso divino. Burcardo assicura di averlo visto, ma così carico delle rovine degli altri edifici, che vi si doveva scendere per sessanta gradini. Beda scrive che lo si mostrava vuoto ai suoi tempi. Ora lo si fa vedere ai pellegrini della Terra Santa, intagliato in una roccia.

Si sono stampate a Parigi, nel 1670, due eccellenti apologie in favore dell'Assunzione della Santa Vergine in corpo e in anima nel cielo; una, di Lavoce, dottore della Sorbona, allora canonico della chiesa cattedrale di quella città, e poi vescovo di Boulogne-sur-Mer; e l'altra, di Gaudin, anch'egli dottore della Sorbona, canonico e ufficiale della stessa chiesa. Vi si trovano tutte le prove di questa verità, che è soprattutto appoggiata sul comune consenso della Chiesa e dei fedeli.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Sopravvivenza di 23 anni dopo l'Ascensione di Cristo
  2. Annuncio della sua morte da parte dell'angelo Gabriele
  3. Riunione miracolosa degli Apostoli al suo capezzale
  4. Morte per 'veemenza del puro amore' a Gerusalemme
  5. Sepoltura nel Getsemani
  6. Risurrezione e Assunzione in corpo e anima dopo tre giorni

Miracoli

  1. Guarigioni multiple durante il passaggio del suo corteo funebre
  2. Mani di un sacerdote ebreo tagliate e poi riattaccate dopo aver profanato la barella
  3. Tomba trovata vuota e colma di un odore soave tre giorni dopo la sepoltura
  4. Luce accecante che impedisce di lavare il suo corpo sacro

Citazioni

  • Quam etsi pro conditione carnis migrasse cognoscimus Orazione sulle offerte della Messa dell'Assunzione
  • In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum Ultime parole di Maria secondo il testo

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo