Santa Chiara da Montefalco
DELL'ORDINE DEGLI EREMITANI DI SANT'AGOSTINO.
Vergine, dell'Ordine degli Eremitani di Sant'Agostino
Religiosa agostiniana italiana del XIII secolo, Chiara da Montefalco si distinse per una vita di austerità estreme e una devozione profonda alla Passione di Cristo. Badessa del suo monastero, visse esperienze mistiche intense, tra cui una visione in cui Cristo piantò la sua croce nel suo cuore. Alla sua morte, si scoprirono nel suo cuore gli strumenti della Passione formati dai tessuti carnali.
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SANTA CHIARA DA MONTEFALCO, VERGINE,
DELL'ORDINE DEGLI EREMITANI DI SANT'AGOSTINO.
Infanzia e prime mortificazioni
Chiara nasce a Montefalco nel 1275 e manifesta fin dall'età di cinque anni una pietà eccezionale e pratiche di mortificazione rigorose.
Non cessiamo di pregare: colui che deve esaudirci può differire, ma non può frustrare la nostra attesa; certi della sua promessa, non abbandoniamo mai la preghiera. Sant'Agostino.
C hiara Claire Religiosa agostiniana e mistica italiana del XIII secolo. nacque a M ontefalco, v Montefalcone Luogo di nascita e di ministero della santa. icino a Spoleto, in Italia, verso l'anno 1275. Suo padre si chiamava Damiano e sua madre Giacoma; camminavano entrambi nell'osservanza dei Comandamenti di Dio, senza dare motivo di scontento o di lagnanza a nessuno. Ebbero una figlia maggiore chiamata Giovanna: non app ena fu Jeanne Sorella maggiore di Chiara e prima superiora della comunità. in grado di praticare solidamente la devozione, si ritirò, col consenso dei genitori, in un piccolo luogo chiamato San Leonardo, vi riunì una compagnia di vergini e visse con loro, senza farsi ancora religiosa di alcun Ordine, in un'innocenza, una pietà e un fervore incredibili. Chiara era la più giovane; fin dall'età di cinque anni, molto dedita all'orazione, affliggeva il suo corpo con mortificazioni che gli uomini più robusti avrebbero avuto difficoltà a sopportare. Il demonio usò ogni sorta di violenza e artificio per soffocare questa devozione nascente, ma inutilmente; Chiara lo scacciò sempre per la virtù di Gesù Cristo, che le apparve per incoraggiarla, e, ben lungi dal diminuire i suoi esercizi di pietà, fece tanto, con le sue preghiere e le sue lacrime, che fu accolta all'età di sei anni nella comunità di sua sorella. Ne provò una gioia così grande che, per ringraziare Dio, digiunò otto giorni di seguito, senza mangiare ogni giorno altro che pane e una mela. Più avanzava in età, più raddoppiava la sua austerità e le sue penitenze. La sua sobrietà era del tutto al di sopra delle forze della natura: un pane da un denaro e un po' d'acqua costituivano ordinariamente tutto il suo nutrimento; passava anche abbastanza spesso dei giorni senza mangiare. Se nelle feste e nelle domeniche, e soprattutto nei giorni solenni, aggiungeva qualche pietanza a quel povero pasto, non erano che erbe selvatiche o fave secche immerse nell'acqua. Era così distaccata dal piacere del gusto che, se del fieno o della paglia fossero stati sufficienti a nutrirla, si sarebbe accontentata di fieno e di paglia. Le sue altre mortificazioni rispondevano a un'astinenza così prodigiosa: non aveva altro letto che la terra o una tavola; si metteva spesso il corpo a sangue e, invece di tele fini, non portava che camicie ruvide e talvolta persino il cilicio. Mentre dimagrava il suo corpo con austerità così sorprendenti in una bambina, ingrassava la sua anima del banchetto delizioso dell'orazione.
Visioni mistiche e vita contemplativa
La santa beneficia di visioni della Vergine e del Bambino Gesù, dedicandosi al contempo a un'orazione intensa e a rivelazioni sull'aldilà.
Sua sorella le diede un oratorio segreto, dove poté occuparsi senza impedimenti; ed è accaduto più volte che vi rimanesse immobile, con lo spirito e il cuore uniti a Dio, dal Mattutino fino a Terza, e persino fino a Nona. In uno di questi divini colloqui, la santa Vergine le presentò suo Figlio, sotto forma di un piccolo bambino. Chiara non osò avvicinarsi per rispetto; ma la Vergine le disse: «Prendi, Chiara, abbraccia il tuo Sposo». Ella si avvicinò per abbracciarlo, e quel divino Bambino, per infiammare maggiormente il suo cuore e darle un desiderio insaziabile di possederlo, si nascose allora sotto il mantello di sua madre e scomparve. Quali furono dopo ciò gli ardori di questa sposa, e cosa non fece per ritrovare questo beneamato, di cui aveva scorto la bellezza? Le apparve ancora sotto forma di un agnello di una bianchezza incomparabile, che si pose tra le sue braccia e si coricò sul suo seno. Era a causa di queste ammirevoli carezze che ella era talvolta di notte, nella sua cella, brillante come un astro, e che al mattino, affinché non fosse turbata dalla luce naturale, si formavano attorno a lei delle piccole nubi, che le nascondevano la luce del sole. Molte cose assai segrete le furono da allora rivelate. Conobbe lo stato di una donna che era deceduta; la vide in purgatorio, sprofondata in un mare di dolori che non si possono esprimere.
Fondazione e regola agostiniana
Sotto l'impulso di una visione, la comunità di Giovanna, sorella di Chiara, fonda un nuovo monastero a Montefalco e adotta la regola di Sant'Agostino.
Quando la nostra Beata fu un po' più grande, Dio ispirò a sua sorella Giovanna, superiora della comunità, di lasciare la casa in cui si trovava, troppo piccola e troppo scomoda per il numero delle sue figlie, e di costruire un convento su una collina vicina, in un luogo dove avrebbe visto una croce. Tutte le sorelle si misero in preghiera per l'adempimento di quest'ordine, e videro, infatti, sulla cima della collina di Santa Caterina, una croce di luce che sembrava essere seguita in processione da diverse donne. Non dubitarono affatto che quello fosse il luogo che la divina Provvidenza aveva destinato loro. Così ne fecero l'acquisto e vi costruirono un piccolo monastero; essendovisi trasferite dopo un'infinità di contraddizioni e ostacoli che furono loro suscitati dalla malizia del demonio, supplicarono il vescovo di Spoleto, loro diocesano, di dare loro le Regole di una congregazione ricevuta e approvata dalla Chiesa, per essere la loro propria Regola, al fine di diventare vere religiose. Il vescovo diede loro la Regola di Sant'Agostino che ricev Règle de Saint-Augustin Ordine religioso che occupava il priorato nel Medioevo. ettero con una gioia senza pari, e sulla quale formarono perfettamente tutta la loro condotta. Chiara fu quella che testimoniò più zelo e ardore in tutta questa faccenda, e meritò anche di ricevere dal suo sposo una corona di fiori, in attesa che la incoronasse di spine e che la rendesse partecipe di tutte le amarezze della sua Passione.
Tuttavia, poiché la costruzione del convento aveva esaurito tutti i beni di queste povere figlie, furono ridotte a chiedere l'elemosina per vivere. Chiara si offrì di buon cuore per questa azione di umiltà, e la compì per qualche tempo con una edificazione meravigliosa; non entrava mai in nessuna casa, per paura di rompervi il silenzio, o di essere guardata in faccia. Anche nelle piogge più violente rimaneva per strada, accontentandosi del riparo che vi poteva trovare. Quando le veniva data l'elemosina, la riceveva in ginocchio per ringraziare l'autore di tutti i beni, e in seguito i suoi benefattori. Non smetteva di osservare rigorosamente il suo digiuno e le sue altre austerità: così, si consumava a poco a poco, e fu necessario, per conservare la sua vita, ritirarla da questo impiego. Ma quando lo spirito di penitenza ha preso una volta possesso di un cuore, nulla è capace di fermarlo. Chiara non aveva più la fatica della questua, ma sostituì questa fatica con trattamenti ben più rigorosi. Il suo corpo era come una vittima che immolava ogni giorno per i peccati che si commettevano nel mondo: il sangue ne colava spesso sotto i colpi che si dava. Il cilicio di crine, che applicava sulle sue piaghe, le rinnovava perpetuamente quel dolore: non si concedeva alcun sollievo, né con un sonno tranquillo, né con un nutrimento sufficiente. Il silenzio era il compagno inseparabile della sua penitenza, e un giorno che lo ruppe senza necessità, si tenne, per punizione, i piedi nudi nell'acqua gelata, per lo spazio di cento Pater noster che recitò con un'umiltà e un fervore incredibili. Evitava il parlatorio quanto più le era possibile, e quando l'obbedienza la obbligava ad andarvi, vi si teneva sempre molto coperta, senza vedere né essere vista, e parlava solo molto piano e quasi in monosillabi. Sua sorella si lamentò del fatto che mantenesse questo rigore verso il proprio fratello, che desiderava vederla; ma lei le rispose con molta saggezza che, poiché non si parlava con gli occhi, ma con la lingua, era del tutto inutile vedersi in quei colloqui, e che bastava intendersi.
Abbazia e miracoli di sussistenza
Eletta badessa dopo la morte di sua sorella, Chiara dirige la sua comunità con umiltà e ottiene attraverso la preghiera la moltiplicazione miracolosa del pane.
Non vi era alcun compito nella casa, per quanto umile fosse, al quale non si applicasse con gioia. Era il sollievo di tutte le altre sorelle e, quando ne vedeva una troppo gravata dal lavoro, si metteva subito all'opera per aiutarla. Sua sorella, la superiora, essendo caduta malata, le meritò la guarigione con le sue preghiere, ma in modo del tutto soprannaturale: degli angeli, discesi nella sua stanza, vi tennero un concerto così incantevole che dissipò ogni sua malattia e la rimise interamente in salute. Ciò non fu, tuttavia, che per poco tempo. Morì dopo otto anni dal suo priorato del monastero di Santa Croce e la nostra Beata, dopo aver avuto rivelazione della sua gloria, fu eletta superiora e badessa al suo posto. La sua umiltà la portò a opporre molta resistenza alla sua elezione; ma Dio voleva che fosse superiora, affinché desse l'ultima perfezione a questa casa nascente, e dovette, suo malgrado, piegarsi sotto questo giogo e prendersi cura della guida delle sue sorelle. Lo fece in effetti, ma in modo del tutto santo. Il suo esempio era una regola vivente che insegnava a ciascuna ciò che doveva fare. Era sempre la prima, non solo negli esercizi di pietà e di devozione, ma anche nei compiti più umilianti. Si applicava diligentemente al progresso spirituale e al sollievo delle sue figlie. Le incoraggiava nelle loro pene con parole di fuoco. Le riprendeva per le loro colpe con una dolcezza incredibile; e, se era costretta a punirle, era sempre con tanto amore che esse la ringraziavano. Per il temporale, faceva il possibile affinché le cose necessarie non mancassero loro, per timore che il dolore e l'inquietudine le distogliessero dall'orazione e rendessero loro la vita religiosa insopportabile. Accadde un giorno che il borgo di Montefalcone, e in seguito il monastero di Santa Caterina, furono in una miseria estrema, fino a non avere affatto pane. Queste povere figlie ne furono un po' turbate; ma il loro turbamento non durò a lungo, poiché la santa Madre, avendo implorato il soccorso del cielo, gli angeli apparvero visibilmente, portando in ceste una grande quantità di pane, che servì per diversi giorni alla loro sussistenza e non finì finché la carestia non fu passata. Ella fece loro su questo un'ammirabile esortazione, per spingerle alla fiducia in Dio, alla mortificazione dei sensi, all'amore per la croce e per la penitenza, all'umiltà di spirito e di cuore, e a tutte le altre virtù religiose.
Per farle avanzare nella perfezione, diede loro dei regolamenti ammirevoli; tra gli altri, di flettere il ginocchio mille volte al giorno, per adorare la sovrana maestà di Dio; di bandire dal loro parlatorio quelle dame, grandi chiacchierone, che portano il mondo nel chiostro; di mantenere inviolabilmente la loro clausura, di non parlare agli uomini se non per necessità, con la tenda tirata e mai sole; di avere continuamente davanti agli occhi il pensiero della Passione del Figlio di Dio, e di mettersi spesso nella postura scomoda di questo divino Redentore disteso sulla croce. Non permetteva che le religiose avessero alcun denaro in particolare; ma faceva mettere tutti i doni e tutte le elemosine in comune. Ordinò che, dopo la sussistenza della comunità, ciò che restava di denaro fosse distribuito ai poveri; che ogni volta che si cuoceva il pane, se ne dessero loro dodici delle pagnotte più belle, in onore dei dodici Apostoli, e che, per il soccorso delle anime del purgatorio, si recitasse ogni giorno l'ufficio dei defunti dopo le ore canoniche. Quanto a lei, era talmente infiammata dell'amore divino che non poteva stancarsi di piangere né di castigarsi per le offese e l'ingratitudine dei peccatori. Desiderava talvolta di avere cento corpi o un corpo grande come una montagna, per farsi soffrire contemporaneamente in cento luoghi diversi, tanto per i propri peccati, che furono sempre molto lievi, quanto per i peccati di tutti gli uomini.
La sua umiltà era così profonda che non si guardava e non si trattava che come la più imperfetta e la più misera di tutte le creature. Sopportava solo con molta pena che le si rendessero gli onori e le deferenze che le inferiori devono alle loro superiore. Le sembrava che tutto il mondo dovesse armarsi per perseguitarla e per schiacciarla, e si stupiva persino del fatto che la si sopportasse un momento sulla terra, e che non la si caricasse di disprezzo, di ingiurie e di obbrobri. Dopo aver tenuto il primo posto al coro, al capitolo e al refettorio, per una necessità indispensabile legata al suo ufficio, prendeva l'ultimo per lavare i piatti, per spazzare, per rifare i letti delle malate e per servire le novizie più giovani. Si denigrava da sola quanto più poteva, non credendo di poter dire nulla a suo svantaggio che non fosse molto minore di quanto meritasse la sua indegnità. I mobili più poveri, gli abiti più strappati, i veli più grossolani le erano i più graditi. Non si potrebbe degnamente esprimere la sua carità e la sua misericordia, non solo verso le sue figlie, ma anche verso ogni sorta di miseri. Il suo pranzo e la sua cena erano ordinariamente per loro, perché, accontentandosi di pane e acqua, o di qualche boccone di verdura, consacrava il resto a Gesù Cristo, sofferente e affamato nelle sue membra. Aveva una cura particolare delle malate e degli ulcerati. Preparava dei rimedi che inviava loro; e, se si trattava di donne, scopriva le loro piaghe, le lavava e le fasciava con un'applicazione e una bontà meravigliose. Ben lungi dal fatto che l'infezione la distogliesse dal compiere questi doveri, ne faceva le sue più care delizie: un giorno in cui un'ulcera, estremamente sporca e orribile a vedersi, le fece sussultare il cuore e la fece quasi cadere in svenimento, ebbe, per superare questa ripugnanza naturale, dopo essersi un po' ripresa, il coraggio non solo di guardare fissamente quella orrenda piaga, ma anche di avvicinarvi la bocca, di baciarla con affetto. Quando ci si supera in questo modo, non c'è più nulla che costi nella vita spirituale, e si è capaci delle più forti impressioni della grazia e delle azioni più eroiche del cristianesimo.
Azione pubblica e pacificazione
Chiara interviene come mediatrice per riportare la pace tra le città italiane in guerra e ottiene la conversione di peccatori incalliti.
Cosa non ha fatto per convertire i peccatori, per ottenere loro misericordia presso Dio, per riconciliare le famiglie e le città armate e accanite le une contro le altre, e per restituire la pace alle province? Le sue preghiere, accompagnate da umiliazione e penitenza, erano così efficaci che in ciò ottenne un'infinità di vittorie. Intraprese un giorno la conversione di un empio, il quale, immerso in ogni sorta di crimini, disperava del perdono e della propria salvezza. La faccenda era assai difficile, e dapprima non trovò che grandi rifiuti ai piedi del suo Sposo; ma fece tanto, con i suoi digiuni, le sue veglie, le sue sanguinose discipline, i suoi gemiti e le sue lacrime, che alla fine piegò la sua giustizia e ne ottenne la grazia per quel disperato. In effetti, egli venne a trovarla mentre lei era ancora in preghiera per lui, ma con uno spirito così umiliato e un cuore così contrito, che era facile vedere che il dito di Dio, che è lo Spirito Santo, aveva operato grandi cose nella sua anima. È grazie al soccorso della sua orazione che gli abitanti di Montefalco, di Firenze, di Arezzo, di Perugia, di Spoleto e di Rieti, essendo partiti in campagna per distruggersi a vicenda con orribili massacri, deposero le armi e se ne tornarono alle loro case. Aggiungiamo ancora qui, per mostrare la carità della nostra Beata, che essa era una colomba senza fiele: non solo perdonava facilmente le ingiurie, ma procurava anche ogni sorta di bene alle persone che l'avevano oltraggiata o avevano offeso la sua comunità. Testimone ne fu un certo notaio, che aveva sottratto tutti i titoli del suo convento, e due giovani che vi erano entrati a mano armata per portar via la loro sorella: ella impiegò tutto il credito che aveva presso Dio e presso gli uomini, al fine di liberarli da una morte violenta che i loro crimini avevano giustamente meritato.
Malattie assai violente misero spesso alla prova la sua pazienza e ne fecero apparire l'eminenza e la perfezione; ma la maldicenza e le false testimonianze degli empi contro la sua innocenza furono prove ancora più dure. Ella stava in mezzo a queste traversie come una roccia che, in mezzo ai flutti e alle tempeste, non vacilla affatto e non perde nulla della sua fermezza. Amava coloro che la odiavano e pregava per coloro che la perseguitavano. Non era mai più lieta di quando sapeva che l'avevano denigrata; e la si è vista accasciata, da un lato da dolori corporei assai violenti, e dall'altro da orribili calunnie, senza che nulla di tutto ciò indebolisse la sua costanza né le desse un momento di dispiacere o di inquietudine. La sua purezza era più angelica che umana, e viveva nella carne come se non avesse avuto affatto carne. Non avendo ancora che undici anni, si scoprì un poco dormendo per sbadataggine e senza avervi contribuito con la sua volontà; sua sorella la riprese come per una grande colpa, ed ella ne fece una lunga e dura penitenza, come per un peccato assai enorme. Da quel tempo, si disponeva, per dormire, in modo tale che non poteva scoprirsi, e che nessuno dei suoi membri poteva toccare l'altro nudo. Non soffriva neppure che nessuno, nemmeno le sue figlie, la toccasse nella minima parte del suo corpo. Infine, era per la conservazione di una virtù che le era così cara, che era così dura verso il proprio corpo e che si accasciò sotto tante austerità e penitenze.
La prova dell'aridità spirituale
Per undici anni, Chiara attraversa un periodo di desolazione interiore e tentazioni, purificando la sua anima prima del ritorno dei favori mistici.
Era per così dire sempre in orazione. Oltre alle ore canoniche e all'ufficio dei defunti, ai quali assisteva con una attenzione e una riverenza meravigliosa, aveva ancora molte altre preghiere vocali che recitava con estrema esattezza. Tutto il resto del tempo, dopo i doveri indispensabili del suo incarico, lo impiegava nell'orazione mentale e nell'unirsi di spirito e di cuore al suo Diletto. Il mistero adorabile della santissima Trinità era il soggetto più frequente della sua meditazione, e Dio le fece un giorno la grazia di rappresentarglielo con una chiarezza meravigliosa, sebbene di gran lunga inferiore a quella della visione beatifica. La sua tenerezza per il mistero del santo Sacramento dell'altare, dove trovava il suo Sposo nascosto sotto i veli del pane e del vino, era incredibile. Lo riceveva corporalmente il più spesso possibile; ma si può dire che lo ricevesse sempre spiritualmente: la sua fame per questo divino alimento non si saziava mai, e aveva sempre l'intelletto, la memoria, la volontà e il cuore aperti per riceverlo. È ciò che le meritò due volte di essere comunicata dalla mano di Nostro Signore: una volta che sua sorella, per mortificarla, le aveva proibito la santa mensa, e un'altra volta, che avendo dimenticato il suo mantello, non osò avvicinarsi alla grata, perché non si credeva in abiti decenti. I suoi sospiri e le sue lacrime, in queste due occasioni, furono estremi; ma il suo Sposo li cambiò presto in una indicibile consolazione, quando le mise in bocca colui che il suo cuore desiderava, affinché potesse dire con la Sposa: «Ho trovato l'amato del mio cuore, lo tengo e non lo lascerò mai più».
La Passione di Nostro Signore era anche uno dei più dolci oggetti della sua contemplazione e dei suoi affetti. Non poteva pensarvi senza che il suo cuore si spezzasse dal rimpianto, e che i suoi occhi si sciogliessero in torrenti di lacrime. Desiderò vedere in spirito tutto ciò che era accaduto nel seguito di quella sanguinosa tragedia, per prendere parte ai dolori che il suo Sposo vi aveva sofferto: lo chiese, e fu esaudita. Tutta la Passione le fu rappresentata così distintamente come se si fosse svolta davanti ai suoi occhi, e ne risentì tutte le pene l'una dopo l'altra, con sofferenze che non si possono esprimere. La sua testa sentì punture vive e penetranti, come se fosse stata coronata di lunghe spine. I suoi piedi e le sue mani furono anche sensibilmente trafitti da dolori, come se grossi chiodi vi fossero passati da parte a parte con la violenza di un martello. La sua saliva non aveva meno asprezza e amarezza di quanto ne avessero fiele, assenzio o aceto, e il suo corpo era così contuso come se quattro o cinque potenti carnefici avessero scaricato su di lei, a braccia levate, fruste e flagelli fino a stancarsi. La vergogna della nudità, sebbene fosse vestita, l'angoscia del cuore capace di far sudare sangue e acqua, lo spavento della morte e le altre sofferenze della Passione le furono impresse, in modo tale che divenne un'immagine vivente del suo Salvatore sofferente e crocifisso.
Invitava tutte le sue figlie alla pratica di queste amabili devozioni, dalle quali traeva così grandi frutti; e, quando ne parlava loro, lo faceva con tanta unzione, che ne erano tutte sensibilmente toccate. In una delle sue conferenze, mentre si dilungava un po' sulla dolcezza che si prova nella meditazione delle sofferenze di Gesù Cristo, una sorella della compagnia rispose che le meditava assiduamente, e che non provava tuttavia nessuna di quelle consolazioni che lei faceva loro sperare. Questa parola commosse la nostra Santa e le diede non sappiamo quale sentimento di vanità o di impazienza. Ella non vi acconsentì, ma non lo fermò con tutta la prontezza e la cura che richiedeva la fedeltà di una sposa beneamata. Il suo Sposo se ne adirò, e per un giudizio terribile, l'abbandonò, per una colpa così leggera e impercettibile, a undici anni di aridità, di languori, di abbandoni interiori, di noie, di scrupoli, di tentazioni e di malattie, senza che un raddoppiamento continuo di digiuni, di cilici, di discipline, di sospiri e di lacrime, e un'infinità di umiliazioni e di annientamenti interiori potessero addolcire la sua giustizia. Bisognò passarvi attraverso: niente più visioni né rivelazioni per lei, niente più colloqui teneri e amorosi con il suo Diletto, niente più gusto nel servizio di Dio, niente più apertura nell'orazione, niente più sicurezza pia e morale di essere in grazia; infine, solo freddezze e rifiuti da parte di Colui che amava così teneramente, e, al posto dei dolci pensieri dei nostri santi Misteri, di cui la sua anima era solita essere colma, solo immaginazioni disoneste, movimenti di bestemmia, sentimenti di disperazione e mille altre impressioni abominevoli che l'inferno è capace di produrre o di suggerire. Fu quello il purgatorio di Chiara, dove, senza che se ne accorgesse, le sue passioni e le sue minime imperfezioni si distrussero, le sue virtù si perfezionarono, la sua umiltà si consumò, e il suo amore per Dio ricevette un incremento meraviglioso; poiché, ciò che è ammirevole in un abbandono di così lunga durata, questa fedele Amante rimase costante e incrollabile nel servizio del suo Salvatore; tante tentazioni e mali non poterono mai strappare dal suo cuore, né un mezzo consenso al peccato, né un'impazienza di vedersi così maltrattata, né uno scoraggiamento nei suoi esercizi, né una diminuzione di fervore, né un istante di noia e di malinconia; portava la sua pena con dolore, deplorava il suo stato con lacrime inesauribili, chiedeva il soccorso delle preghiere di tutte le persone pie, per flettere l'ira del suo Amante irritato; gli faceva dire, come la Sposa, dai guardiani della città, cioè dai suoi confessori e direttori, che languiva d'amore; ma non era affatto per lamentela, era con un amore annientato e un annientamento amoroso che feriva il cuore di Colui che cercava senza che Egli le facesse conoscere nulla.
Doni profetici e lotta contro l'eresia
Dotata di scienza infusa, confonde gli eretici Fraticelli e predice il futuro di alti dignitari della Chiesa.
Infine, dopo questo lungo tempo di abbandono, Egli ritornò a lei e la fece rientrare con più dolcezza e familiarità che mai nelle sue divine cantine. Fu avvertita di questo ritorno da alcune visioni e vi fu disposta da inizi di carezze, che le sembrarono tanto più dolci e affascinanti quanto più erano undici anni che le delizie del cielo, così come quelle della terra, le erano del tutto sconosciute. In seguito, non furono che estasi, rapimenti, visioni e rivelazioni, seguiti da grandi miracoli e da una vita già tutta celeste e simile a quella dell'eternità. Vi è nel processo di canonizzazione un libro intero che parla solo di questi favori straordinari; ma saremmo troppo lunghi se volessimo riportarne qui la minima parte. Diremo solo che una notte di Natale vide distintamente tutto il mistero della nascita umile e gloriosa del Figlio di Dio; e che, dai Re fino alla Purificazione, fu in un'estasi continua in cui Gesù Cristo si fece vedere a lei nella gloria che ha nel seggio della sua giustizia, con un'infinità di anime, delle quali ben poche salivano al cielo senza passare per le fiamme del purgatorio; le une vi erano immerse per pagare la pena delle loro viltà, e altre erano precipitate dai demoni nello stagno di zolfo e di fuoco, con un rumore così terribile che sembrava che l'universo intero vi cadesse con esse. Apprese, in questo rapimento di ventisette giorni, che aveva ancora quindici anni da vivere, come in effetti visse tutto questo tempo. Fu in questo stesso periodo che Nostro Signore le apparve ancora portando la sua croce sulle spalle e le disse: «È da molto tempo, figlia mia, che cerco sulla terra un luogo fermo e solido dove io possa piantare la mia croce, e non ne ho trovato nessuno più adatto del tuo cuore; bisogna dunque che tu la riceva e che tu soffra che essa vi metta radici». Non si poteva farle una proposta più affascinante e amabile. Aprì tutto il suo cuore per ricevere una pianta così preziosa, che non può portare che frutti di salvezza: si crede che fin da allora i segni della Passione vi furono impressi come vi furono trovati dopo la sua morte, così come diremo alla fine di questo elogio. Da quel tempo, la beata Chiara passava settimane e mesi interi senza mangiare. Era dotata di un così eccellente dono di profezia che conosceva e prediceva distintamente le cose che dovevano accadere; così, predisse al cardinale Giacomo Colonna la sua deposizione dal cardinalato e il suo reintegro. Questo cardinale, dopo essere stato reintegrato, le fece dono di un dito di sant'Anna, la cui carne era tutta vermiglia. Predisse allo stesso modo al vescovo di Spoleto, suo diocesano, che sarebbe stato elevato a un grado più alto; in effetti, fu promosso alla dignità di cardinale e di vescovo di Ostia. Aveva anche talvolta il dono delle lingue, parlando con stranieri nella loro lingua materna, sebbene avesse imparato solo l'italiano. I segreti delle coscienze le erano noti e vi leggeva i peccati più nascosti che dei sacrileghi avevano sigillato in confessione. Lo fece ben vedere a una delle sue religiose che aveva trattenuto un crimine vergognoso e non riusciva a risolversi a dichiararlo. Infine, questa eccellente badessa aveva una scienza infusa che le scopriva le più sublimi ragioni dei nostri misteri e la rendeva capace di risolvere le più forti obiezioni degli eretici.
Con questa scienza, confuse e disarmò un prete eretico della setta dei Fraticelli. Sotto una bella apparenza di pietà che lo faceva guardare come un santo e come un apostolo, venne alla grata del suo monastero per corrompere la sua fede e quella di tutte le sue figlie Frérots Gruppo eretico combattuto da Chiara. , persuadendole che la libertà del Vangelo permetteva loro di fare tutto e persino di immergersi nei vizi più infami. Ella lo attaccò con un vigore degno di un dottore della Chiesa e confutò così sapientemente le sue bestemmie che egli fu costretto a ritirarsi con la vergogna di essere stato vinto da una donna. Superò con la stessa facilità il demone che le apparve per ispirarle gli stessi errori; ma, sebbene versasse continuamente lacrime e facesse grandissime penitenze per ottenere la distruzione di questa eresia, non ebbe tuttavia la consolazione di riuscirvi, e essa finì solo alcuni anni dopo la sua morte.
Morte e reliquie prodigiose
Alla sua morte nel 1308, vengono scoperti nel suo cuore gli strumenti della Passione e tre sfere che simboleggiano la Trinità.
Queste azioni ammirevoli le conferirono una grande reputazione: non si parlava ovunque che della santità di Chiara da Montefalco. I suoi miracoli accrebbero ulteriormente questa stima: infatti risuscitò due morti e guarì malati di febbre, scrofola, epilessia e altre specie di infermità; infine, scacciò il demonio dalle persone che ne erano tormentate. Avvicinandosi il tempo della sua morte, Nostro Signore l'avvertì che avrebbe presto ricevuto la ricompensa delle sue fatiche; che non aveva commesso colpe che non fossero state interamente cancellate dalla penitenza, e che il suo abbandono di undici anni aveva sottratto mille persone alla dannazione eterna. Da quel momento, fu colmata di tante delizie che era già a metà in cielo. Le furono amministrati i sacramenti dell'Eucaristia e dell'Estrema Unzione, che ricevette con l'ardore di un serafino. Gli angeli e il Sovrano stesso degli angeli la visitarono, e il demonio, che ebbe l'effrontezza di presentarsi davanti a lei, non ne ricevette che un'eterna confusione. Ella protestò alle sue figlie che la croce di Gesù era nel profondo del suo cuore , e cœur Reliquia miracolosa contenente gli strumenti della Passione. che esse l'avrebbero trovata incisa: esclamò, in una sorta di rapimento, che la ricompensa che le si preparava era troppo grande. Infine, dopo aver ancora esortato la sua comunità, rese il suo purissimo spirito a Nostro Signore, per godere eternamente della sua presenza. Alla stessa ora, diverse persone la videro salire al cielo tutta raggiante di gloria e accompagnata da una schiera di spiriti beati. Il suo volto rimase fresco e vermiglio come lo era durante la sua vita. Poiché aveva detto alle sue figlie che avrebbero trovato la croce di Gesù nel suo cuore, esse si risolsero ad aprirlo per rendersi testimoni di questa verità. Era un'azione abbastanza audace per delle fanciulle, alle quali la tenerezza naturale non permette quasi mai tali operazioni. Le eseguirono nondimeno e, avendo aperto il suo petto, vi trovarono un cuore grande quasi quanto la testa di un bambino piccolo. Il rispetto per questo cuore venerabile le fece deliberare se dovessero fenderlo; ma una santa curiosità ebbe la meglio su questo rispetto. Tagliarono questo cuore per il mezzo, in due parti uguali, e allora vi scorsero, da una parte la figura di Gesù Cristo crocifisso e trafitto da una lancia al fianco destro, con quella della sua corona di spine, dei suoi chiodi, della sua lancia e della spugna con la quale fu abbeverato di aceto; dall'altra, la figura della colonna e del flagello, composto di cinque rami, che servirono alla sua flagellazione: ciò che era formato in modo ammirevole dalle fibre e dai piccoli nervi del cuore. Una meraviglia così sorprendente non poté rimanere chiusa in quel convento: le religiose ne diedero esse stesse avviso al loro vescovo, il quale, non prestandovi molta fede, inviò da loro il suo vicario generale per esaminarne la verità. Il vicario generale vi andò solo con spirito di contraddizione, persuadendosi che non fosse che un'immaginazione di fanciulle, e il suo umore altero e bizzarro lo portò persino, quando vide questi segni della Passione così ben incisi, a tagliarli con un rasoio affinché non se ne pensasse più. Ma fu ben sorpreso di trovarli impressi allo stesso modo nella nuova superficie che il suo rasoio fece a un cuore così prezioso. Si arrese a questo colpo e riconobbe il miracolo della potenza amorosa di Dio. Le religiose, che avevano anche trovato nella nostra Santa la cistifellea estremamente grossa e dura, pregarono ancora questo vicario generale di permettere che i medici che aveva portato ne facessero l'apertura. Fu fatta, e apparvero tre piccole sfere grandi come nocciole, di colore cenere ed estremamente dure. Dio ispirò di pesarle, e si trovò che queste sfere, così simili che non si poteva distinguere l'una dall'altra, erano anche di eguale peso, e, nondimeno, ciascuna pesava quanto le altre due, e tutte e tre messe insieme, senza che si potesse riconoscere da dove venisse questa uguaglianza; il che era una figura ammirevole del mistero della Santissima Trinit à, che la nostra Be très-sainte Trinité Concetto centrale simboleggiato dalle tre finestre della torre. ata aveva profondamente impresso nel suo spirito. Infine, terza meraviglia, il sangue che colò nelle incisioni del cuore di questa incomparabile vergine è rimasto senza corruzione e nella forma di sangue, e persino lo si è visto in seguito bollire, quando la Chiesa è stata minacciata da qualche grande sventura, come Bollandus testimonia che accadde prima che l'isola di Cipro fosse presa dai Turchi. Si vede ancora oggi, a Montefalco, questo cuore arricchito dai segni della Passione; queste tre sfere di eguale peso, di cui una, nondimeno, si fendette per il mezzo nell'anno in cui l'eresia entrò nel regno di Francia; e questo sangue coagulato, con il corpo tutto intero. Molti miracoli sono avvenuti per sua intercessione dopo il suo decesso; se ne trova il resoconto negli autori della sua vita che sono in gran numero, tanto dell'Ordine di Sant'Agostino quanto di quello di San Francesco.
Riconoscimento ecclesiale e canonizzazione
Il testo dettaglia il lungo processo di riconoscimento delle sue virtù e dei suoi miracoli da parte dei successivi pontefici fino al XIX secolo.
Questo decesso avvenne il 17 agosto 1308, sotto il pontificato di Clemente V, successore di Bonifacio VIII. Otto anni dopo, il papa Giovanni XXII emanò due bolle per procedere alle informazioni necessarie per la sua canonizzazione. Queste due Bolle attestano che la Santa apparteneva all'Ordine di Sant'Agostino. Il papa Urbano VIII permise a tutti i religiosi e le religiose di tale Ordine di celebrarne la messa e l'ufficio. Abramo Bzovio parla ampiamente di lei nei suoi Annali.
Il papa Clemente X approvò le lezioni proprie del suo ufficio e fece iscrivere il suo nome nel martirologio romano. La causa della beata fu ripresa sotto il papa Clemente XII. Infine, il 7 settembre 1850, la S. Congregazione dei Riti dichiarò che risultavano le virtù teologali e cardinali della beata Chiara in grado eroico. Sua Santit Pie IX Papa che ha canonizzato Giosafat nel 1867. à il papa Pio IX confermò tale sentenza il 13 dello stesso mese. Il processo apostolico dei miracoli della beata Chiara, iniziato il 22 ottobre 1850, fu concluso il 21 novembre 1851 e approvato dalla S. Congregazione dei Riti il 25 settembre 1852. Il papa Pio IX confermò questo decreto il 30 dello stesso mese.
Nelle sue immagini, santa Chiara tiene in mano una bilancia, di cui uno dei piatti contiene un globulo e l'altro due. Quando morì, riporta la tradizione, furono trovati nel suo cuore tre piccoli globi solidi. Ciò fu considerato, come abbiamo appena visto, un'immagine della sua devozione alla santa Trinità e, in effetti, uno di questi globuli, a scelta, posto in uno dei piatti della bilancia, faceva esattamente contrappeso agli altri due.
Abbiamo completato il racconto del P. Giry con gli Analecta Juris Pontificii.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Montefalco verso il 1275
- Ingresso nella comunità di sua sorella Giovanna all'età di sei anni
- Adozione della regola di Sant'Agostino da parte della comunità
- Elezione a badessa del monastero di Santa Croce dopo la morte di Giovanna
- Periodo di undici anni di aridità spirituale e tentazioni
- Visione della Passione e impressione degli strumenti della Passione nel suo cuore
- Morta il 17 agosto 1308
Miracoli
- Moltiplicazione dei pani da parte degli angeli durante una carestia
- Guarigione miracolosa di sua sorella Giovanna tramite un concerto di angeli
- Resurrezione di due defunti
- Scoperta degli strumenti della Passione incisi nel suo cuore dopo la morte
- Tre sfere di fiele di uguale peso che simboleggiano la Trinità
- Bollore del suo sangue conservato durante le sventure per la Chiesa
Citazioni
-
Ecco, Chiara, abbracciate il vostro Sposo
La Santa Vergine (secondo il testo) -
È da molto tempo, figlia mia, che cerco sulla terra un luogo fermo e solido dove poter piantare la mia croce, e non ne ho trovato nessuno più adatto del tuo cuore
Nostro Signore (secondo il testo)