San Donato di Orléans
SACERDOTE E SOLITARIO NEI DINTORNI DI SISTERON.
Sacerdote e solitario
Sacerdote originario di Orléans nel VI secolo, Donato si ritirò nella solitudine del monte Lure dopo un pellegrinaggio a Tours. Vi condusse una vita di ascesi segnata dalla vittoria su un drago leggendario e dall'evangelizzazione delle Alpi Marittime. Dopo aver guarito la figlia del proconsole Celso e formato il suo discepolo Fiorenzo, morì nel 522, lasciando un culto importante a Sisteron e Embrun.
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SAN DONATO DI ORLÉANS,
SACERDOTE E SOLITARIO NEI DINTORNI DI SISTERON.
Giovinezza e formazione a Orléans
Nato a Orléans alla fine del V secolo, Donato manifesta una precocità intellettuale e spirituale eccezionale, diventando sacerdote prematuramente grazie ai suoi meriti.
San Donato Saint Donat Sacerdote ed eremita. nacque a O rléans, Orléans Prima diocesi di cui Ruggero fu vescovo. verso la fine del V secolo. La sua intelligenza fu così precoce che, a soli tre anni, i suoi genitori gli diedero un maestro per iniziarlo alle scienze umane. Imparò presto il salterio a memoria e, a dodici anni, avrebbe potuto, dicono i leggendari, recitare la Bibbia per intero, tanto era prodigiosa la sua memoria.
Questa viva inclinazione, questa meravigliosa facilità per lo studio, unite all'amore per la virtù, svilupparono rapidamente in lui i germi fecondi della santità e della scienza. Il vescovo di Orléans, colpito dalle sorprendenti disposizioni del giovane Donato e ancor più dalla dolcezza del suo carattere che gli aveva fatto guadagnare il soprannome di Figlio di Dio, lo pose tra i suoi chierici, poi, in considerazione del suo raro merito, gli conferì, prima dell'età, il diaconato e, poco tempo dopo, l'ordine del sacerdozio. Il santo giovane si mostrò degno, per la sua maturità, dell'alta fiducia che gli accordava allora il suo vescovo; ma, mentre si dedicava alle funzioni del sacro ministero con quello zelo e quello slancio che la carità sacerdotale mette nel cuore del santo sacerdote, udì nel profondo della sua anima la voce del Signore, che gli diceva, come un tempo ad Abramo: «Esci dalla tua terra, lascia la tua famiglia e va' nella terra che io ti mostrerò».
Il richiamo della solitudine e la partenza
Seguendo un'ispirazione divina, Donato lascia la sua famiglia e la sua città dopo un pellegrinaggio a Tours per cercare una vita di solitudine.
Donato credette a questa parola e, dopo essersi recato a pregare sulla gloriosa tomba di san Martino saint Martin de Tours Santo le cui reliquie furono venerate dai missionari a Tours. di Tours, fortificato nella sua eroica risoluzione, si strappa dagli abbracci della sua famiglia, dall'affetto paterno del suo vescovo, dice addio alla città di Orléans e va senza inquietudine e senza timore alla ricerca di quell'altra patria che il dito di Dio gli indicherà; magnifico esempio del totale abbandono nelle mani della Provvidenza di un'anima che persegue il regno dei cieli attraverso le lacrime di una tenera madre e gli abbracci di un padre afflitto.
L'insediamento sul monte di Lure
Si stabilì nel deserto del monte di Lure dove trionfò su visioni demoniache prima di dedicarsi a una vita di rigorosa ascesi.
Donato, chiamato al deserto, ne prese la via e, addentrandosi nelle immense foreste che coprivano il paese, giunse fino al monte di Lure. Il giovan montagne de Lure Massiccio montuoso delle Alpi dell'Alta Provenza dove si trova il santuario. e solitario aveva trovato la sua Tebaide: era un sito selvaggio, circondato da boschi fitti, dove nessun rumore umano poteva interrompere il raccoglimento dell'anima contemplativa. Felice e pieno di riconoscenza, prende possesso, in nome del suo Dio, di questa profonda solitudine e vi erige la sua tenda. Ma l'isolamento non risparmia all'uomo le tentazioni e le prove: è proprio quando si trova solo che è esposto ai combattimenti più terribili. Il demonio lo insegnò ben presto a Donato; appena ebbe fissato i suoi passi in mezzo a quel deserto, un drago, di prodigiosa grandezza, avanza, emettendo sibili orribili e vomitando vortici di fumo; attorno a lui si ergono una moltitudine innumerevole di enormi serpenti, di orribili rettili; la foresta intera sembra muoversi. In presenza di questo strano spettacolo, il nuovo Antonio rimane calmo, si prostra, eleva le sue preghiere verso Dio, implora l'assistenza del cielo contro le potenze dell'inferno, e l'angelo delle tenebre, vinto dalla semplicità della fede del pio solitario, cessa di spaventarlo; i sinistri fantasmi che lo ossessionavano poco prima svaniscono, ed egli può in pace gustare la calma e il riposo della sua misteriosa ritirata nell'antro stesso del mostro di cui fece la sua cella.
Donato divideva il suo tempo tra la salmodia, la lettura, la contemplazione e gli atti di una rigorosa penitenza; aveva per letto la terra nuda; per veste, un rude cilicio; per placare la sua fame, i frutti selvatici, e per dissetarsi, l'acqua del torrente; così il buon odore di questa vita e delle virtù del Santo si sparse presto lontano, come il dolce profumo delle umili piante delle montagne.
Predicazione e conflitto con Celso
Chiamato a evangelizzare le popolazioni locali, si scontra con il proconsole Celso che lo fa flagellare e gli ordina di tornare al suo deserto.
Ma la voce che aveva chiamato il giovane sacerdote nel deserto stava per rigettarlo per qualche tempo in mezzo alle fatiche e ai pericoli del ministero apostolico; essa si fece sentire, prescrivendogli di lasciare le gioie della sua cara solitudine e di volare in soccorso delle pecore perdute della casa d'Israele. Egli sa solo obbedire: esce dunque dal suo ritiro; si mostra con quell'aspetto raccolto e mortificato che impressiona e comunica all'esterno il fuoco celeste che lo consuma. Un'abbondante messe si offriva al suo zelo. Le popolazioni delle contrade vicine erano, alcune ancora sepolte nelle tenebre dell'idolatria, altre cristiane solo di nome e cadute in un materialismo abietto o in una mortale indifferenza. Il giovane Apostolo si mette all'opera: con una dolce e virile eloquenza che porta nei cuori la convinzione, il pentimento e l'amore, predica la verità della croce, la menzogna dell'idolatria, le misericordie del Salvatore, i misteri della sua dolorosa passione, le sue piaghe sacre, le sue braccia distese, i suoi piedi insanguinati, la sua testa coronata di spine, il suo cuore trafitto; ricorda la bellezza della virtù, la brevità dei piaceri, l'eternità della gloria celeste, e parla con un'unzione così penetrante, Dio dà tanta virtù agli sforzi del suo zelo, che i resti dell'idolatria scompaiono, e che il vigore del cristianesimo rifiorisce su una terra arida e desolata. Queste conversioni eclatanti suscitarono l'odio di Celso, proconsole delle Alpi Celse Proconsole delle Alpi Marittime, inizialmente persecutore e poi convertito. Marittime, il quale, indignato per le perdite che aveva subito il culto degli idoli in seguito alle predicazioni di Donato, lo fece battere con le verghe e gli proibì, sotto pena di morte, di uscire mai più dal suo deserto.
Guarigione della figlia di Celso
Dopo aver ridonato la vista alla figlia del proconsole, Donato ottiene la conversione di tutta la famiglia e il riconoscimento delle autorità locali.
Felice di aver potuto soffrire persecuzione per il nome di Gesù Cristo, il nostro Santo riprese la via della sua solitudine. Ma appena vi fu rientrato, la figlia di Celso perse improvvisamente la vista. Nelle sue crudeli sofferenze, chiamava senza sosta Donato in suo soccorso, sia a causa della fama dei suoi miracoli, sia perché ispirata da Dio. Celso, che amava sua figlia, fece cercare il santo solitario e lo fece cercare a lungo senza risultato, quando un contadino, correndo dietro a un bue che si era smarrito, scorse Donato in fondo alla sua grotta, mentre cantava le lodi di Dio. Si affrettò a darne notizia a Celso. Il senatore partì immediatamente, accompagnato dalla madre della giovane cieca. Impiegarono in loro favore diverse persone di distinzione, tra le altre il vescovo l'évêque de Sisteron Luogo di vita solitaria di san Donato. di Sisteron, per riconciliarli con colui che credevano irritato contro di loro. Questo prelato si lasciò persuadere. Andò a trovare il pio solitario e lo pregò di intercedere presso Dio per la guarigione di quella fanciulla e la salvezza di tutta la famiglia di Celso.
Donato ricevette questi ordini con gioia; seguì Celso fino alla sua casa; ridonò la vista alla giovane fanciulla e operò la conversione di tutta quella famiglia. La notizia si diffuse presto e la fede crebbe nelle anime. Questo miracolo fu causa che una moltitudine di malati si accalcò attorno a lui; tutti vi trovarono la loro perfetta e intera guarigione.
L'arrivo del discepolo Fiorenzo
Un giovane di nome Fiorenzo raggiunge Donato nella sua solitudine; insieme, conducono una vita di preghiera e coltivano una vigna per il sacrificio della messa.
Infine, a forza di insistenze, Donato ottenne dal vescovo di Sisteron la libertà di rientrare nel suo eremo. Solo nel suo profondo ritiro, il pio eremita non poté per lungo tempo unire alla preghiera il sacrificio; nessuno era lì per aiutarlo a salire al santo altare e ad offrire l'ostia di lode; soffriva crudelmente di essere così privato di questa immensa consolazione del sacerdote, quando un giovane di Embrun, di nome Fio renzo, Florent Autore dell'antica biografia di Rusticola. venne a mettersi sotto la sua guida. Fiorenzo aveva sentito parlare del santo anacoreta; preso dalle sue virtù, dalla sua vita nascosta e penitente, volle seguire i suoi passi e vivere con lui nel deserto. Monta dunque a cavallo, e tale era, ci dice la tradizione popolare, l'ardore che lo spingeva verso san Donato, che percorse in quattro ore lo spazio di quindici leghe che separano Embrun dalla montagna di Lure. Si getta ai piedi del solitario, gli comunica i suoi pii desideri, lo scongiura di riceverlo e di permettergli di costruire una cella accanto alla sua. Il santo Confessore lo ascolta con ammirazione, lo rialza con bontà, lo abbraccia con tenerezza e, avendo messo alla prova per qualche tempo la sua vocazione che seppe resistere all'incostanza della giovinezza e alla foga delle passioni, così violente a quell'età, lo considerò da allora come suo figlio.
Ma il padre di Fiorenzo si era messo al suo inseguimento. Dopo molte ricerche, arriva infine nell'eremo del solitario. Preghiere, minacce, promesse, tutto fu impiegato per toccare il cuore del giovane novizio, e tutto fu inutile. La grazia trionfò sulla natura, e il padre intenerito non insistette oltre. Donato, assicurato più che mai della rettitudine e del fervore del suo discepolo, gli permise di vivere una vita ancora più intima con lui. Fiorenzo meritava bene questo santo affetto. Assisteva Donato all'altare con un raccoglimento estatico, pregava con lui, lavorava al suo fianco e imparava, vedendolo e ascoltandolo, a servire Dio nella semplicità di un cuore perfetto.
Molto vicino alla loro solitudine, Donato e Fiorenzo avevano scelto una terra propizia e vi avevano piantato una piccola vigna; la coltivavano con cura per l'uso del sacrificio; al tempo della maturazione, ne premevano religiosamente l'uva e conservavano, come cosa santa, quel vino che doveva, ogni giorno, essere cambiato nel sangue di Gesù Cristo.
Ultima missione a Embrun e morte
Chiamato dall'arcivescovo di Embrun, vi soggiorna prima di morire nel suo eremo nel 522, circondato da segni celesti.
Tuttavia la vita angelica di Donato doveva, ancora una volta, edificare gli uomin i. San Gallicano Saint Gallican II Arcivescovo di Embrun che chiamò Donato presso di sé. II, allora arcivescovo di Embrun, lo chiamò dalla solitudine nella sua città episcopale, e il pio eremita, figlio dell'obbedienza, si affrettò alla voce del suo superiore e del suo padre, si recò presso di lui a Embrun e vi rimase per qualche tempo. Lì fu assediato dal rispetto e dalla venerazione del popolo. La reputazione della sua santità si diffuse lontano, e lo splendore dei suoi prodigi gli acquisì una tale fiducia che, dopo la sua morte, fu costruita in suo onore, in quella città, una chiesa che porta il suo nome, così come il deserto di Lure è chiamato ancora la Combe-de-Saint-Donat.
Il nostro Santo ritornò poi nella sua cara solitudine. Fu lì che, già in possesso dell'oggetto del suo amore, si addormentò in Dio, nel sonno della pace, che è per il giusto il termine delle sue miserie e l'inizio dell'eterna felicità. Si udirono subito i due concerti degli Angeli, che accompagnavano con le loro gioiose melodie quest'anima beata che volava verso i cieli. Era il 16 agosto dell'anno 522.
Fu sepolto nel luogo stesso in cui aveva appena terminato la sua innocente vita; così l'antro che Donato aveva abitato gli servì da sepolcro; tale era allora l'usanza di inumare i solitari.
Culto e traslazione delle reliquie
Un monastero viene fondato nel luogo in cui visse e le sue reliquie vengono spartite tra Sisteron, Avignone ed Embrun.
Un monastero fu costruito poco tempo dopo, vicino alla cella di Donato, convertita in una cappella; e le lodi di Dio non cessarono di risuonare in quei luoghi selvaggi.
Più tardi, il corpo di san Donato fu trasportato a Sisteron, da dove una parte di queste preziose reliquie fu distribuita alla Chies a di Avignone, che l'Église d'Avignon Città di cui san Rufo fu il primo vescovo e fondatore della chiesa. , da allora, celebrò la festa di san Donato con rito doppio maggiore; un'altra parte fu ceduta alla chiesa parrocchiale di Saint-Donat di Embrun, dove non si è cessato, fino ad oggi, di celebrare la festa del Santo, il 18 agosto; diverse altre porzioni furono anche concesse ad altre chiese della Provenza.
Estratto dalla Storia agiologica della diocesi di Gap, di Mons. Depôry.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Orléans alla fine del V secolo
- Ordinazione sacerdotale precoce a Orléans
- Pellegrinaggio alla tomba di san Martino di Tours
- Ritiro solitario sul monte di Lure
- Combattimento spirituale contro un drago e dei serpenti
- Evangelizzazione delle popolazioni delle Alpi Marittime
- Persecuzione da parte del proconsole Celso
- Guarigione miracolosa della figlia cieca di Celso
- Soggiorno a Embrun presso l'arcivescovo Gallicano II
- Morto in solitudine nel 522
Miracoli
- Vittoria su un drago e dei serpenti attraverso la preghiera
- Guarigione della figlia cieca del proconsole Celso
- Guarigioni multiple di malati
- Concerti angelici uditi alla sua morte
Citazioni
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Ama solitudinem, fuge multitudinem, ne comprehendaris in ore, ne confundaris in facto.
Sant'Agostino (in epigrafe)