San Ludovico d'Angiò
Vescovo di Tolosa
Vescovo di Tolosa, dell'Ordine dei Frati Minori
Figlio del re di Napoli e pronipote di san Luigi, Ludovico d'Angiò rinunciò al trono per abbracciare la povertà francescana. Nominato vescovo di Tolosa per obbedienza al Papa, segnò il suo breve episcopato con una carità eroica verso i poveri e i lebbrosi. Morì a 23 anni, lasciando l'immagine di un principe che aveva preferito il regno di Cristo alle corone terrene.
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SAN LUDOVICO, VESCOVO DI TOLOSA,
DELL'ORDINE DEI FRATI MINORI.
Origini reali e pietà precoce
Figlio del re Carlo II di Napoli e pronipote di san Luigi, il giovane principe manifesta fin dall'infanzia un disprezzo per gli onori e un'attrazione per la vita contemplativa.
« Gesù Cristo è il mio regno: possedendolo avrò tutto; se al contrario non lo possiedo, perdo tutto. » Massima del Santo.
Questo Santo è nato nella porpora; ma vi è nato solo per disprezzarla e per dare un grande esempio ai principi e ai re della poca stima che devono avere per la nascita e il potere. Ebbe come padre Carlo II, re di Napoli, di Sicilia, di Gerusalemme e d'Ungher Charles II, roi de Naples Padre di san Ludovico d'Angiò e re di Napoli, Sicilia, Gerusalemme e Ungheria. ia, e nipote di san Luigi, re di Francia; e come madr e, Maria, figlia di Stefan saint Louis, roi de France Re di Francia che visitò le reliquie di san Ildeberto. o V, re d'Ungheria. Fu chiamato Luigi, al battesimo, a causa dello stesso san Luigi, suo prozio, che non era ancora canonizzato. Questo bambino non ebbe mai nulla di infantile se non la debolezza delle membra e la piccolezza del corpo. Si vide risplendere in lui, fin dai suoi primi anni, un giudizio maturo, una pietà solida, un disprezzo generoso per gli onori e le delicatezze che erano inseparabili dalla sua condizione, e una gravità modesta e onesta che gli conciliava l'amore e il rispetto di tutti. Il gioco, verso cui questa età ha tanta inclinazione, non gli ispirava che disgusto, e spesso si sottraeva alla compagnia dei piccoli signori, che venivano educati con lui e che pensavano solo a divertirsi, per seguire l'attrazione del divino amore che lo chiamava al ritiro e alla solitudine. La regina, sua madre, ha testimoniato che, fin dall'età di sette anni, usciva di notte dal suo letto, che trovava troppo morbido, per coricarsi sul tappeto della camera o sul pavimento. Il suo più grande piacere era andare nelle chiese e nei monasteri, che sono come scuole dello Spirito Santo, e vi passava con gioia ore intere, a recitare le sue preghiere e a effondere il suo cuore alla presenza di Dio.
La prova della prigionia
Ostaggi in Catalogna per sette anni per liberare il padre, Luigi e i suoi fratelli vivono una reclusione che il santo trasforma in una vita monastica e ascetica.
Dio lo provò precocemente con afflizioni che finirono di purificare il suo cuore. Dall'età di tredici o quattordici anni, fu inviato, insieme a due dei suoi fratelli principi, in Catal Catalogne Regione in cui furono trasferite le reliquie. ogna, per rimanervi in ostaggio al posto del re suo padre, che Alfonso III, re d'Aragona, teneva prigioniero. Così fu causa della libertà di colui dal quale aveva ricevuto la vita. La sua costanza fu ammirevole durante la prigionia. Vi rimase sette anni e ricevette pessimi trattamenti dai suoi carcerieri; lo trattavano non come un principe, ma come un volgare prigioniero. Tuttavia, nulla poté stancare la sua pazienza, né trarre dalla sua bocca una parola di rabbia o di impeto. Si riteneva, al contrario, estremamente felice di soffrire qualcosa a imitazione di Gesù Cristo, suo sovrano Maestro, e diceva spesso, ai suoi fratelli e ai gentiluomini che erano con lui, che, secondo lo spirito del Vangelo, essendo l'avversità migliore della prosperità, dovevano amare il loro stato e rallegrarsi del fatto che Dio dava loro il mezzo di testimoniargli amore attraverso le loro sofferenze. Aumentava ancora i rigori della sua prigionia con penitenze volontarie; poiché mangiava poco, digiunava spesso, castigava il suo corpo fino al sangue con catene di ferro, si cingeva i fianchi molto strettamente con una corda guarnita di diversi nodi; infine, non voleva indossare che camicie grossolane per domare la sua carne. Questa austerità lo aiutò molto a conservare intatta la sua castità. Lo si vedeva sempre con gli occhi bassi; non parlava mai alle donne senza testimoni. Aveva fatto della sua stanza un chiostro; c'erano con lui due religiosi di San Francesco di una saggezza e di una probità a tutta prova.
Approfittò di questi sette anni di reclusione per dedicarsi alla meditazione delle cose divine e dei misteri di Gesù Cristo, e a tutti gli altri esercizi di pietà. Si confessava quasi ogni giorno prima di ascoltare la messa, per assistere a questo augusto sacrificio con una maggiore purezza di cuore. Non mancava mai di recitare tutto l'ufficio divino: cosa che non faceva con meno attenzione e rispetto di quanto avrebbe fatto se avesse visto Dio stesso davanti a lui. Recitava anche ogni giorno l'ufficio della croce, a braccia aperte, e molte altre preghiere in onore della santa Vergine, alla quale era molto devoto, e di diversi Santi. Se poteva ottenere un po' di libertà, la impiegava per visitare i poveri malati e soccorrerli nelle loro miserie; un giorno, addirittura, fece radunare tutti i lebbrosi di Barcellona, per lavare loro i piedi e servir loro da mangiare: cosa che fece con umiltà e un fervore incredibili. Se ne trovò uno, la cui lebbra appariva così orribile che fece sussultare il cuore agli altri principi; ma lui lo accarezzò più degli altri, e si applicò particolarmente a lavarlo e a servirlo. Il giorno seguente, lo si cercò in città, e fu impossibile trovarlo: il che fece credere che fosse Nostro Signore ad aver preso la forma di lebbroso per ricevere questi buoni uffici dal giovane Luigi, suo fedele servitore. Quando concedeva un po' di riposo al suo corpo, stanco delle fatiche della giornata, bagnava il suo letto con le sue lacrime, preferendo essere purificato da quest'acqua piuttosto che dal fuoco. Queste pratiche di devozione non gli impedirono di applicarsi seriamente allo studio e, per questo mezzo, divenne così abile nella filosofia e nelle sacre lettere, sotto la disciplina dei religiosi di San Francesco, che, alla fine della sua prigionia, era capace di discutere i punti più sottili della teologia e di predicare pubblicamente le verità più alte del Cristianesimo.
Vocazione francescana e rinuncia al trono
Dopo la sua liberazione, Luigi rifiuta il matrimonio e la corona di Napoli a favore di suo fratello Roberto per abbracciare la povertà evangelica tra i Frati Minori.
Durante una grave malattia, fece voto di abbracciare l'Ordine dei Frati Minori, se fosse guarito. Questo voto fu causa della sua guarigione, e lo ratificò nella cappella del castello, dove era prigioniero, non appena si vide ristabilito in salute. Fu ulteriormente confermato nel suo proposito quando, durante un divertimento a cavallo, che faceva per compiacere i principi, suoi fratelli, il cavallo che montava lo gettò a terra e si rotolò tre volte su di lui senza ferirlo; questo incidente gli fece conoscere la miseria e l'instabilità di tutte le soddisfazioni terrene, e che la sua vocazione non era per l'esercizio delle armi. Infine, nel 1291, gli affari si sistemarono tra il re di Sicilia, suo padre, e il re d'Aragona, Giacomo II, soprannominato il Giusto, a condizione che Bianca, figlia del primo e sorella del nostro Santo, sposasse questo re d'Aragona. Il re di Sicilia condusse egli stesso la principessa, sua figlia, in Catalogna, per l'esecuzione di questo trattato, e liberò, per questo mezzo, i suoi figli prigionieri. Si parlò, allo stesso tempo, di sposare il nostro Luigi con la principessa di Maiorca, sorella dell'Aragonese; ma, nonostante le insistenze di suo padre e di tutti i signori delle due corti che lo premevano di acconsentire a questo matrimonio, che doveva cementare la perfetta unione dei due Stati, rimase incrollabile nella risoluzione che aveva preso di mantenere perpetuamente la castità. Gli splendori, la regalità non erano nulla per lui: «Gesù Cristo», disse allora, «è il mio regno: possedendo solo lui avrò tutto; se al contrario non lo possiedo affatto, perdo tutto».
Volle eseguire il suo voto entrando tra i Francescani di Montpellier; ma si rifiutarono di riceverlo per timore di dispiacere alla sua famiglia. Luigi fu dunque obbligato a seguire suo padre e i suoi fratelli in Italia. Ma a Roma, rinunciò assolutamente alla corona di Napol i, che passò così al pri prince Robert, son cadet Re di Napoli e protettore di Elzeario. ncipe Roberto, suo cadetto; poi, con il permesso di suo padre, ricevette gli Ordini sacri nella città di Napoli. Si oppose al fatto che, nelle sue ordinazioni, gli si facessero più onori che agli altri chierici. È per questo che ringraziò il Papa, che voleva conferirgli egli stesso l'Ordine del sacerdozio. Qualche temp o dopo il sov Boniface VIII Papa che nominò Luigi alla sede vescovile di Tolosa. rano Pontefice Bonifacio VIII lo nominò al vescovado di Tolosa, al posto di Ugo Mascaron, che era appena deceduto a Roma, e gli comandò di accettarlo. Fu necessario sottomettersi a questo comando; ma fece nondimeno, prima della sua consacrazione, il viaggio a Roma; là, pronunciò, presso i Frati Minori, nel convento dell'Ara Coeli, i voti che impegnano in quest'Ordine. Era la vigilia di Natale dell'anno 1296. Per risparmiare inizialmente le suscettibilità della sua famiglia e dei suoi amici, aveva nascosto l'abito religioso sotto l'abito ecclesiastico. Ma non poté resistere a lungo al desiderio di rivestire pubblicamente la povertà di Gesù Cristo. Il giorno di Sant'Agata, vestito con una povera tonaca di Frate Minore e una corda, attraversò a piedi nudi le strade di Roma, dal Campidoglio fino alla chiesa di San Pietro, dove doveva predicare: la folla lo seguiva con rispetto.
Il vescovo dei poveri a Tolosa
Nominato vescovo di Tolosa dal Papa, esercita il suo ministero con un'umiltà radicale, dedicandosi al servizio dei malati e alla riforma del clero.
Non appena fu consacrato vescovo, partì per Tol osa. Pas Toulouse Sede episcopale di Eremberto. sando per Firenze, scoprì che i religiosi del suo Ordine gli avevano preparato una stanza addobbata con ricchi arazzi, contrassegnati con le armi divise di Francia e Sicilia: «Che cos'è questo, fratelli miei», disse loro, «è così che si alloggia un povero Frate Minore? Non sapete che ho rinunciato ai regni della terra e che non ho altro retaggio se non la Croce di Gesù Cristo?». Fece dunque rimuovere tutto quell'apparato mondano per essere alloggiato come un semplice religioso. Avendogli uno dei principali Padri detto che aveva onorato grandemente il loro Ordine volendovi entrare, replicò: «Non parlate così, fratello mio; il vostro Ordine, al contrario, mi ha fatto grande onore dandomi il suo abito».
Ricevette un'accoglienza magnifica al suo ingresso a Tolosa; ma il suo cuore ne era così distaccato che la sopportava solo con molta ripugnanza. Presa conoscenza delle rendite del suo vescovado, ne impiegava solo la minima parte per il sostentamento della sua casa, distribuendo liberalmente il resto alle chiese e ai poveri. Ne trattava ogni giorno venticinque alla sua tavola, che serviva in ginocchio, con tanta devozione e umiltà come se avesse reso questi uffici a Gesù Cristo stesso. La sua vigilanza per la salvezza del suo popolo era ammirevole; vi si applicava senza distinzione di alcuno, e con una carità che nessuna difficoltà poteva arrestare. Passando un giorno per una strada di Tolosa, apprese che una povera donna malata chiedeva il sacramento della Penitenza: scese all'istante dal suo mulo e andò ad amministrarle quel Sacramento. Quando uscì dal suo capezzale, coloro che lo accompagnavano lo avvertirono che era tutto coperto di parassiti: «Queste sono», rispose loro senza scomporsi, «le perle dei poveri».
Un anno prima che fosse nominato al vescovado di Tolosa, che fu eretto ad arcivescovado solo vent'anni dopo la sua morte, il Papa Bonifacio VIII ne aveva distaccato la città e il territorio di Pamiers per farne una nuova diocesi. La chiesa del monastero dei canonici regolari fu presa per servire da cattedrale, e i canonici vi rimasero come prima, sotto la Regola di Sant'Agostino, per comporne il capitolo. L'abate Bernardo di Saisset, che il Papa stimava, fu destinato ad esserne il primo vescovo. Ma il re Filippo il Bello, scontento di questa erezione, si oppose all'episcopato di Bernardo e volle che Pamiers rimane roi Philippe le Bel Re di Francia che si oppose all'erezione della diocesi di Pamiers. sse sotto il vescovo di Tolosa. Il Papa trovò un espediente per conciliare tutto; fu quello di nominare al nuovo vescovado san Ludovico, che aveva già fatto vescovo di Tolosa, dandogli, sotto due titoli diversi, le due diocesi da governare, e riservando l'abate Bernardo per succedergli in quella di Pamiers, nel caso in cui gli fosse sopravvissuto.
Zelo apostolico e rigore francescano
Nonostante il suo incarico episcopale, conserva l'abito e le austerità del suo ordine, predicando la vanità dei beni terreni in tutta Europa.
Luigi predicava ovunque con uno zelo apostolico che toccava i peccatori, illuminava gli eretici e convertiva persino gli ebrei. Questo zelo lo portò a compiere diversi viaggi per il bene della cristianità e per la predicazione del Vangelo; si dice che per questo si recò a Parigi, in Spagna e in Italia, e che tornò persino una volta a Roma. Lì tenne un sermone, nel quale mostrò, in modo molto persuasivo, che le prosperità della terra non sono che pure vanità e che bisogna cercare solo la felicità della vita eterna. Sebbene fosse un grande prelato e un grande principe che avrebbe potuto ereditare le corone delle Due Sicilie, non era tuttavia, in tutti i suoi modi, che un povero frate dell'Ordine dei Minori. Ne portava l'abito, ne osservava le austerità, ne seguiva la Regola per quanto la sua prelatura glielo potesse permettere. Nei suoi viaggi non alloggiava altrove che nei loro conventi; ne aveva sempre alcuni con sé; e soprattutto ne portava uno a cui aveva dato l'incarico di riprenderlo per i suoi difetti senza alcun timore. Questo buon Padre lo fece un giorno abbastanza liberamente davanti a diverse persone, che lo trovarono molto sgarbato e se ne risentirono contro di lui; ma il vescovo lo scusò, dicendo che era stata una sua richiesta, per fargli piacere, perché non c'è nulla di più dannoso della lusinga, né nulla, al contrario, di più proficuo della correzione fatta dagli amici.
L'amministrazione di questo santo prelato fu breve, ma molto fruttuosa per la diocesi di Tolosa: la fornì di buoni sacerdoti e di saggi parroci per la guida delle anime; ne bandì molti vizi e disordini che gli eretici vi avevano introdotto: vi diffuse un così gradevole odore di santità che molti presero la risoluzione di abbracciare lo stretto sentiero della virtù. Infine, si era così sorpresi di vedere l'erede di due bei regni e il successore di tanti prelati disprezzare tutto ciò che il mondo ha di piacevole, che ognuno si sentiva spinto a calpestarlo e a non attaccare più il proprio cuore se non a Gesù Cristo. Tuttavia il nostro Santo, credendo di non aver ancora fatto nulla, formò il disegno di rinunciare a ogni dignità ecclesiastica per nascondersi in una cella, dove, sconosciuto agli uomini, potesse pensare solo a Dio; ma, mentre si preparava ad andare a Roma per presentare queste dimissioni nelle mani del Papa, Nostro Signore gli rivelò che la fine della sua vita era vicina e che avrebbe presto avuto il regno dei cieli al posto di quello della terra, che avrebbe ceduto a suo fratello.
Morte precoce e glorificazione
Muore a 23 anni a Brignoles; le sue spoglie sono sede di numerosi miracoli, che portano alla sua rapida canonizzazione da parte di Giovanni XXII.
Non dimenticò nulla per prepararsi a morire bene: era costantemente in contemplazione e in preghiera, e ascoltava con gioia le esortazioni delle persone pie che lo assistevano; faceva celebrare ogni giorno la messa nella sua stanza per partecipare ai frutti inestimabili di quel divino sacrificio. Il giorno dell'Assunzione di Nostra Signora, gli fu portato il Santissimo Sacramento come viatico; sebbene la sua malattia lo avesse estenuato e non avesse più che la pelle attaccata alle ossa, non mancò di scendere dal letto per andare incontro a Gesù Cristo, al fine di rendergli l'onore che tutte le creature gli devono. Lo ricevette dunque in ginocchio davanti all'altare della sua stanza, con una devozione che strappava le lacrime dagli occhi di tutti i presenti. Predisse il giorno della sua morte tre giorni prima che avvenisse. Il quindicesimo giorno della sua malattia, essendosi un po' sollevato sul letto e avendo gli occhi rivolti al cielo, ripeteva spesso questa preghiera: «Noi vi adoriamo, Gesù Cristo, e vi rendiamo grazie per aver voluto redimere il mondo con la vostra santa croce». Diceva anche questo versetto del Salmo XXIV: «Non ricordarti, Signore, dei peccati della mia giovinezza, né di quelli che ho commesso per ignoranza». Infine, recitava quasi incessantemente il Saluto angelico e, quando gli fu chiesto perché lo recitasse così tante volte, rispose: «Sto per morire e la beata Vergine mi assisterà». Terminando queste parole, rese il suo purissimo spirito a Dio, il 19 agosto 1297, all'età di ventitré anni. Si trovava allora a Brignoles, i n Provenz Brignoles Luogo di morte del santo. a, dove molti credono che fosse nato. Il suo volto, dopo la morte, apparve bello come durante la vita, e lo si sarebbe scambiato piuttosto per una persona addormentata che per una persona morta. Un religioso vide la sua anima salire in cielo in compagnia di diversi spiriti beati che cantavano: «È così che vengono trattati coloro che hanno servito Dio con innocenza e purezza». Si dice anche che dalla sua bocca uscì una rosa perfettamente vermiglia, per segnare la sua incomparabile castità. Il suo corpo fu portato solennemente ai Cordiglieri di Marsiglia, dove aveva ordinato di essere sepolto. Lungo il cammino, furono visti raggi di luce attorno alla sua bara e i ceri, che il vento spense, si riaccesero da soli per miracolo. Qualche tempo dopo, persone molto degne di fede assicurarono di averlo visto sopra l'altare maggiore, rivestito pontificalmente e con un volto risplendente, segnato dalla sua felicità eterna.
Si compì un'infinità di miracoli al suo sepolcro; Henri Sédulius li ha lasciati per iscritto. Più di dieci morti furono resuscitati, zoppi e storpi recuperarono l'uso dei loro arti; gottosi persero la loro gotta, ciechi, sordi e muti furono liberati dalle loro infermità; insensati tornarono al loro buon senso; persone che soffrivano del male caduco furono guarite e ogni sorta di altri malati ricevette una perfetta salute. Tutti questi prodigi portarono il papa Giovanni XXII a canonizzare il nostro Santo già nell'anno 1317, po chi anni Jean XXII Papa che pose la diocesi di Rieux sotto la protezione di San Cizy. soltanto dopo la sua morte. Surio ha trascritto la Bolla di questo Papa e i signori di Sainte-Marthe, parlando dei vescovi di Tolosa, riportano, dopo Frison, la lettera che scrisse alla regina di Sicilia, madre del nuovo canonizzato, per congratularsi con lei per aver dato al mondo un figlio di così grande merito.
Traslazione delle reliquie e iconografia
Le sue reliquie, inizialmente a Marsiglia, furono trasportate a Valencia in Spagna nel XV secolo. È tradizionalmente raffigurato con una rosa.
L'11 novembre dell'anno seguente, il suo corpo fu sollevato dal centro del coro dei Cordiglieri di Marsiglia, per essere riposto in un reliquiario d'argento sull'altare maggiore: ciò avvenne alla presenza di Roberto, re di Napoli e di Sicilia, al quale aveva ceduto il suo diritto al trono. Infine, nel 1423, Alfonso il Magnanimo, re d'Aragona e di Napoli, dopo aver preso Marsiglia con la forza, portò sulla sua galea queste preziose rel iquie c Valence Luogo dei primi studi di Ismidone. he fece collocare a Valencia, in Spagna, dove sono ancora in grandissima venerazione.
Il museo di Versailles possiede un notevole ritratto di san Ludovico di Tolosa. Gli ornamenti di questo dipinto sono in rilievo e arricchiti d'oro. Viene rappresentato con una rosa in mano, perché, si dice, questo fiore uscì dalla sua bocca dopo la morte.
Acta Sanctorum, Ballett, Godescard.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita nella porpora (figlio del re di Napoli)
- Prigionia di sette anni in Catalogna come ostaggio (1288-1295)
- Voto di entrare tra i Frati Minori in seguito a una malattia
- Rinuncia alla corona di Napoli a favore del fratello Roberto
- Nomina a vescovo di Tolosa da parte di Bonifacio VIII
- Professione religiosa presso i Cordiglieri a Roma (1296)
- Consacrazione episcopale e ingresso a Tolosa
- Morto a Brignoles all'età di 23 anni
Miracoli
- Guarigione miracolosa dopo un voto di entrare in religione
- Caduta da cavallo senza ferite
- Apparizione di Cristo sotto forma di lebbroso a Barcellona
- Rosa vermiglia che esce dalla sua bocca dopo la morte
- Ceri che si accendono da soli durante il trasporto del corpo
- Numerose resurrezioni e guarigioni presso il suo sepolcro
Citazioni
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Gesù Cristo è il mio regno: possedendolo avrò tutto; se al contrario non lo possiedo, perdo tutto.
Massima del Santo citata nel testo -
Queste sono le perle dei poveri.
Risposta ai compagni che notavano i parassiti sui suoi vestiti