Originario dell'Aquitania ed ex cortigiano, San Masso si ritirò nella solitudine prima di diventare abate dell'Île Barbe a Lione, poi fondatore di un monastero a Chinon. Amico di San Martino, fu celebre per le sue austerità e i suoi miracoli, in particolare la liberazione di Chinon assediata. Le sue reliquie sono onorate a Bar-le-Duc dove è invocato contro la siccità.
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SAN MASSO O MASSIMO, SOLITARIO A CHINON,
ABATE DELL'ÎLE BARBE, PRESSO LIONE
Origini e rinuncia al mondo
Proveniente dalla nobiltà d'Aquitania e legato alla corte, Massimo rinuncia ai suoi privilegi per abbracciare la vita eremitica, munito soltanto delle Scritture.
San Masso o Massimo Saint Maxe ou Maxime Eremita e abate di Chinon nel V secolo. visse tra la fine del IV secolo e l'inizio del V. Troviamo in diverse memorie degne di fede e rispettabili per la loro antichità, che egli era originario della provincia d'Aqui tania, una delle qua province d'Aquitaine Provincia d'origine del santo. ttro grandi regioni della Gallia, e nato da genitori illustri. Prima di lasciare il mondo per donarsi totalmente a Dio nella solitudine, era stato educato nello sfarzo e nelle grandezze della corte, alla quale la sua famiglia era legata; ma nonostante i pericoli che non mancò di incontrare, vi si distinse per la sua probità, la sua innocenza e la sua pietà. Molto più amante della vera sapienza che del favore e dell'applauso dei grandi, si applicò con zelo a perfezionarsi nella pratica della legge del Signore. Aveva spesso meditato queste parole: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua»; ma ben presto se le applicò come se il Salvatore le avesse rivolte a lui stesso o a lui solo. Esse fecero tale impressione sul suo spirito, che prese la risoluzione di metterle in pratica. Rinunciando da quel momento a tutto ciò che possedeva, si dedicò interamente al servizio di Dio, lasciò la corte e si ritirò in un eremitaggio, portando con sé come unico tesoro un esemplare delle divine Scritture.
L'ascesi e la carità
Il santo conduce una vita di estrema austerità, segnata dal digiuno rigoroso e dalla totale dedizione al sollievo dei malati.
In questo ritiro, più bello ai suoi occhi del palazzo che aveva lasciato, san Maxe, non avendo quasi alcun indumento per coprirsi, cominciò a versare torrenti di lacrime insieme al solitario al quale si era associato. Da quel momento, si applicò senza sosta a condurre una vita austera e ritirata; la sua astinenza era così straordinaria che non mangiava mai né uova, né carne, né pesce, nemmeno frutta. Per tutto nutrimento, si accontentava di pane bagnato di lacrime, al quale a volte aggiungeva un po' di sale. Si asteneva da tutto ciò che era capace di inebriare; l'acqua sola era la sua bevanda; spesso se ne privava persino per mortificazione. La preghiera era la sua occupazione ordinaria e prediletta; nulla poteva distrarlo dall'orazione, e se talvolta si strappava a questo santo esercizio, era per impiegare una parte del suo tempo nella visita ai malati. Mai lo si sarebbe visto scoraggiarsi nell'esercizio delle opere di carità; i mali più ripugnanti ravvivavano il suo coraggio e lo infiammavano di zelo per il sollievo delle membra sofferenti di Gesù Cristo.
Soggiorno all'Île Barbe ed elezione abbaziale
Ordinato sacerdote, raggiunge il monastero dell'Île Barbe vicino a Lione. Eletto abate contro la sua volontà, fugge per ritrovare la solitudine.
Questo santo solitario fu anche dotato di un'umiltà così profonda, che la sua massima cura era quella di non farsi conoscere per ciò che era; ma una virtù così eminente non poteva rimanere nell'oscurità. Dio non permise che il suo servo rimanesse a lungo sconosciuto nella sua solitudine, sebbene egli si curasse di segregarsi dal commercio degli uomini. Così il nostro Santo, temendo di trarre vanità dalle lodi che gli venivano rivolte, lasciò la sua patria e si trasferì vicino a Lione, in un monastero celebre per la sua regolarità e la sua stretta osservanza di tutte le regole monastich e: *In insula Barbară propé Lugd In insula Barbară propé Lugdunum Celebre monastero vicino a Lione dove il santo fu abate. unum*. Allora era già stato ordinato sacerdote. Lì, presto le sue virtù rare e solide brillarono di un nuovo splendore. Così Aigobert, abate di quel monastero, essendo morto qualche tempo dopo, il nostro Santo fu eletto al suo posto; tutti lo giudicarono degno di tale carica; lui solo ne provò un profondo dolore ispirato dalla sua umiltà.
Questa circostanza, che era così opposta ai suoi pensieri e ai suoi gusti, portò il Santo a prendere una seconda volta la fuga e a ritornare immediatamente nella sua patria per cercarvi un altro luogo di ritiro dove potesse rimanere nascosto agli occhi degli uomini. Si mise dunque in cammino con questo intento; ma volendo attraversare la Saona, la barca affondò; il santo sacerdote fu inghiottito dalle acque con il libro e il calice di cui si serviva per offrire i santi Misteri; ma Dio non permise che il suo servo perisse allora; il momento della divina Provvidenza non era ancora giunto per ritirarlo da questo mondo, e il Santo fu salvato dal naufragio, lui e tutto ciò che portava con sé.
Fondazione del monastero di Chinon
Sotto la guida di san Martino di Tours, fonda un monastero a Chinon dove attira numerosi discepoli con il suo esempio.
Tornato in patria, cercò subito i luoghi più lontani dagli uomini per vivervi nella ritirata più oscura; ma le sue austerità e le sue virtù lo fecero presto conoscere più che mai. Diversi personaggi di distinzione, attratti dai suoi begli esempi e dalle sue solide virtù, decisero di farsene imitatori, rinunciando, come lui, a ciò che il secolo offriva loro di brillante e unendosi a questo santo personaggio per consacrare con lui i loro giorni al ritiro e al servizio di Dio. Molti portarono persino ai suoi piedi i beni che possedevano; con essi e l'aiuto della divina Provvidenza, fece costruire un monastero nel castello di Chinon, nel territorio della città di Tours. Vi si ritirò con un gran numero di servitori di Dio di cui fu il padre, per averli generati a Gesù Cristo. Con coloro che considerò sempre come suoi fratelli, sotto gli occhi e sotto la guida del grande san Martino, allora vescovo di Tours, condusse una vita angelica. L' illustre metropoli grand saint Martin Modello spirituale di Aquilino. ta, così celebre in tutta la cristianità, fece presto del nostro Santo il suo intimo amico.
Miracoli e liberazione di Chinon
Massimo compie numerosi miracoli, tra cui la liberazione miracolosa di Chinon assediata da Egidio grazie a una pioggia provvidenziale.
Per tutto il tempo in cui il santo abate fu a capo del suo monastero, diede ai suoi fratelli i più grandi esempi di virtù e di santità. Inoltre, procurò ai popoli di quelle contrade segnalati vantaggi. Dio favorì il suo fedele servitore con il dono dei miracoli, e i prodigi operati da lui brillarono tanto quanto le sue virtù. Alla parola del discepolo, così come a quella del maestro, la vista fu resa ai ciechi, la salute ai malati; degli zoppi furono raddrizzati, dei morti resuscitati; e più di una volta la patria in pericolo fu salvata dai pericoli da cui era minacciata.
Sa n Gregorio di Tours, au Saint Grégoire de Tours Storico e vescovo, fonte principale del racconto. tore celebre e accreditato per la storia di quei tempi lontani, e uno dei successori di san Martino sulla cattedra di quella città, fa menzione del nostro Santo con elogio; lo chiamò *grande* per il suo nome, per le sue virtù e per le meraviglie della sua vita, così come per i miracoli operati dopo la sua morte e per sua intercessione. Questo scrittore, degno di fede, assicura di averli letti nel libro della sua *Vita*. Tra le altre cose, riferisce che nel 446, essendo il castello di Chinon stato a Ægidius Generale romano che assediò Chinon nel 446. ssediato da Egidio, tutti gli abitanti si erano rinchiusi nei sotterranei della fortezza. Il nemico riuscì a colmare l'unico pozzo che serviva agli assediati. Il Santo passò la notte in preghiera, chiedendo a Dio con fiducia di avere pietà dei suoi figli, di mettere i nemici in fuga e di non permettere che quel popolo perisse di sete. Pregava ancora quando tutto a un tratto il cielo si coprì di nubi dense; una pioggia abbondante, accompagnata da lampi e tuoni, cadde sul castello, e il nemico, spaventato dal prodigio, tolse l'assedio; allo stesso tempo tutti i vasi esposti alla pioggia furono riempiti, gli assediati poterono placare la sete che li bruciava, e rendere grazie a Dio e al loro liberatore. Riacquistarono la libertà dopo la fuga precipitosa dei loro nemici.
In quello stesso tempo, una donna sterile si rivolse al Santo per ottenere, tramite le sue preghiere, la nascita di un figlio che avrebbe consacrato a Dio sotto la sua direzione. I suoi voti furono esauditi, divenne madre di un figlio che il nostro Santo battezzò. Un giorno che, divenuto grande, si recava a Chinon per ascoltare la predicazione del santo abate, questo giovane, attraversando in fretta un fiume, vi annegò. La madre corre alla chiesa e prega il Santo di soccorrerla; questi interrompe il suo sermone e ingiunge al suo uditorio di pregare per questa donna. Si trasporta poi sulla riva del fiume e, per un'ispirazione divina, ordina alle acque di restituirgli il corpo che avevano appena inghiottito. Esse obbedirono; ma il nostro Santo, vedendo quel corpo senza vita, esclamò: « Ah! figlio mio, come! avete la sventura di essere morto senza aver ricevuto il santo Viatico! » Ripeté tre volte queste parole con gemiti; il giovane aprì gli occhi come se si fosse svegliato da un sonno profondo, e gli disse: « Siete dunque voi, santo sacerdote, che mi avete procurato la nascita e rigenerato con le acque salutari del battesimo; siete voi ancora, per l'efficacia delle vostre sante preghiere, che mi rendete alle lacrime di una madre tenera e afflitta che glorificherà Dio per un tale prodigio! »
Il nostro Santo, ritornando in città, incontrò un cieco dalla nascita che, dopo aver passato tre mesi in digiuno e preghiere, venne incontro a lui, reclamando la sua assistenza. L'uomo di Dio gli chiese se desiderasse vedere la luce; l'infermo rispose che sarebbe stato felice di poter ammirare ciò che non aveva mai visto e di cui ognuno diceva cose così meravigliose. Allora il santo abate gli lavò gli occhi con olio benedetto, e disse, facendo il segno della croce: « Che i tuoi occhi siano aperti », e all'istante essi si aprirono ed egli ne rese grazie al cielo.
Morte e venerazione iniziale
Dopo aver predetto la sua morte, si spegne sulla cenere. La sua tomba a Chinon diviene un luogo di pellegrinaggio celebre, attestato da Gregorio di Tours.
Durante il resto della vita del nostro Santo, Dio operò ancora molti altri miracoli per l'intercessione del suo servo. Infine, dopo diversi anni di esercizi ammirevoli nelle vie della perfezione e dopo un gran numero di meraviglie di cui i popoli della provincia d'Aquitania furono testimoni, il nostro solitario-taumaturgo ebbe, per rivelazione, conoscenza del momento della sua morte. Tre giorni prima del suo arrivo, si astenne da ogni cibo, non volendone altro che la santa Eucaristia, meditando le grandezze di Dio e cantando le sue lodi. Impiegò il poco tempo che gli restava a esortare coloro che lo avvicinavano all'amore di Gesù, all'umiltà e alla pratica di tutte le altre virtù.
Giunta l'ora della sua morte, così come desiderava da tempo, per essere riunito a Gesù Cristo che aveva tanto amato, levò gli occhi e le mani al cielo, diede la sua benedizione ai suoi religiosi, che si scioglievano in lacrime, e rese la sua bella anima a Dio, spirando sulla cenere e sul cilicio.
Il suo corpo fu sepolto onorevolmente nella chiesa del suo monastero, che, da quel momento, cominciò a venerarlo e a riconoscerlo per suo patrono e protettore presso Dio. Sotto il regno di Carlo Magno (774-814), questa chiesa fu convertita in celebre collegiata; il luogo della sua sepoltura è sempre stato in singolare venerazione a causa delle grandi meraviglie che la bontà di Dio vi opera per i meriti e per l'intercessione del suo fondatore.
San Gregorio di Tours dice che ai suoi tempi la tomba di san Maxe era famosa per un numero prodigioso di miracoli ben evidenti; riferisce, tra gli altri, che un giovane fanciullo della sua diocesi, ridotto agli estremi, essendo stato portato sulla tomba del Santo, fu all'istante perfettamente guarito; lo stesso avvenne per una giovane fanciulla. Questi due fatti essendo giunti a conoscenza dello stesso vescovo di Tours, egli fece ammettere il giovane nel monastero di Chinon, e la giovane fanciulla in un chiostro di vergini, per esservi l'uno e l'altra consacrati a Dio in memoria e in riconoscenza di tali benefici.
La Chiesa celebra la festa di san Maxe il 20 agosto, e quella della sua traslazione il 28 ottobre.
Traslazione delle reliquie a Bar-le-Duc
Nel X secolo, le sue reliquie furono trasferite a Bar-le-Duc dal signore Hézek, dove vennero onorate in una collegiata dedicata.
## CULTO E RELIQUIE.
La città di B ar-le-Duc Bar-le-Duc Città che conserva le reliquie del santo dal X secolo. (Mosa) ha la fortuna di possedere, da più di ottocento anni, preziose reliquie di san Maxe. Sotto il regno di Federico, duca di Lorena-Mosellana, avendo fatto costruire il castello di Bar (950), Hézek, ama bilis Hézek Signore che fece edificare l'oratorio di Bar-le-Duc per le reliquie. simo signore, edificò a sue spese, all'interno di questo castello, un oratorio per l'espiazione delle sue colpe. Fece consacrare questa chiesa da san Gerardo, vescovo di Toul, in onore della santa Vergine, del primo martire santo Stefano e di tutti i Santi. Dopo la sua consacrazione, la decorò e la arricchì delle preziose reliquie di san Maxe, trasferite dalla provincia della Turenna per una singolare disposizione della Provvidenza, dopo essere state miracolosamente salvate dalle fiamme, dove la malizia degli eretici le aveva precipitate. Da quel momento, questa chiesa castrale e collegiata ha sempre portato e si fa gloria di portare il nome del suo protettore, il grande san Maxe, e di conservarne le reliquie racchiuse in un reliquiario come un prezioso tesoro.
Nel secolo scorso, il Capitolo di Saint-Maxe di Bar, che ne era il depositario, essendo stato supplicato da quello di Chinon di rimettergli la parte che avrebbe ritenuto opportuna, questa giusta richiesta fu accordata, e una porzione considerevole di queste sante ossa gli fu donata; ricevute con riconoscenza, furono tenute in grande venerazione nella Turenna.
Protezione della città e prove rivoluzionarie
Il santo protegge Bar-le-Duc dalle siccità. Nonostante le profanazioni della Rivoluzione, una parte delle reliquie è stata salvata e continua ad essere venerata.
Spesso le popolazioni di Bar e dei dintorni sono ricorse a san Maxe e hanno ottenuto, per sua intercessione, l'effetto della sua protezione nelle calamità e nei bisogni pubblici. Questi prodigi sono in numero troppo elevato per elencarli tutti; ne citeremo solo uno.
Il 7 maggio 1679, una grande siccità durava da tre mesi: il clero e il popolo di Bar invocarono l'assistenza del nostro Santo, accompagnando con devozione e fiducia le sue sante reliquie. Un eretico si permise di dire con tono derisorio ed empio: «Questa brava gente si aspetta forse che ossa secche e aride abbiano il potere di dare loro la pioggia, essendo il cielo così sereno?» Ma fu a sua confusione che proferì tale blasfemia; poiché, mentre la processione risaliva dalla città bassa alla città alta, la pioggia giunse così improvvisamente e abbondantemente che l'urna fu deposta nella casa di quell'eretico in attesa che fosse possibile terminare la processione. Quest'eretico si chiamava Cony, e la sua casa esiste ancora oggi nella costa dell'Étirige, una delle strade di Bar. In ricordo del miracolo, era stata scolpita sopra la porta l'urna di san Maxe; ma i rivoluzionari vollero cancellare queste preziose vestigia, e si potevano ancora vedere, negli ultimi anni, i colpi d'ascia che distrussero questa pia testimonianza.
Al momento della Rivoluzione, l'urna d'argento che conteneva i preziosi resti di san Maxe eccitò la cupidigia dei devastatori delle chiese; le reliquie ne furono estratte e profanate; tuttavia una porzione poté essere salvata e, dopo la Rivoluzione, è stata riconosciuta come autentica dall'autorità competente e collocata in una nuova teca che, sebbene molto diversa dall'antica, è comunque decorosa. Di tanto in tanto, nelle calamità pubbliche, è stata portata in processione; le autorità, la popolazione dei dintorni e il clero delle tre parrocchie vi assistevano.
Abbiamo sotto gli occhi una richiesta fatta nel 1815, indirizzata dal Signor Sindaco al Signor Parroco di Bar, la quale fu trasmessa a Monsignor il Vescovo di Verdun, che concesse l'autorizzazione a compiere questa processione generale. Nel 1829, stessa richiesta e stessa autorizzazione. I registri della fabbriceria fanno fede di altre cerimonie analoghe; in virtù di queste manifestazioni pubbliche, le reliquie esposte alla venerazione dei fedeli nella chiesa di Santo Stefano di Bar, detta anche di San Pietro e di San Maxe, sono oggetto di grande fiducia e attirano un buon numero di visitatori.
Ci siamo serviti, per comporre questa biografia, dell'Ufficio di san Maxe; delle Storie delle Gallie; degli Acta Sanctorum; e di Note locali dovute alla cortesia del signor abate Dubuisson, del clero di Santo Stefano, di Bar.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Educazione a corte
- Ritiro in un eremo con una copia delle Scritture
- Ordinazione sacerdotale
- Elezione ad abate dell'Île Barbe vicino a Lione
- Naufragio sopravvissuto nella Saona
- Fondazione di un monastero presso il castello di Chinon
- Amicizia con San Martino di Tours
- Liberazione dell'assedio di Chinon grazie alla pioggia miracolosa nel 446
Miracoli
- Sopravvivenza a un naufragio nella Saona con il suo calice e il suo libro
- Pioggia miracolosa che pose fine all'assedio di Chinon nel 446
- Resurrezione di un giovane annegato
- Guarigione di un cieco nato con olio benedetto
- Pioggia improvvisa a Bar-le-Duc nel 1679 durante una processione
Citazioni
-
Sanctorum quo majora merita, eo tutiora sunt patrocinia.
S. Ambrogio, epist. LXXXV ad sororem (in epigrafe) -
Ah! figlio mio, come! hai avuto la sventura di morire senza aver ricevuto il santo Viatico!
Parole di San Maxe durante la risurrezione del giovane