15 aprile 5° secolo

Sant'Eptadio di Autun

NELLA DIOCESI DI NEVERS

Solitario a Cervon, Sacerdote e Confessore

Festa
15 aprile
Morte
vers 525 (naturelle)
Epoca
5° secolo

Nato ad Autun nel V secolo, Eptadio rinunciò a una brillante carriera e al matrimonio per consacrarsi a Dio dopo una guarigione miracolosa. Rifiutò la sede vescovile di Auxerre per vivere da eremita a Cervon, dedicandosi anima e corpo al riscatto dei prigionieri e al sollievo dei poveri. La sua immensa carità e i suoi miracoli segnarono profondamente il Morvan e l'Autunois.

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Sezioni di lettura: 7

SANT'EPTADIO DI AUTUN, SOLITARIO A CERVON,

NELLA DIOCESI DI NEVERS

Vita 01 / 07

Giovinezza e istruzione ad Autun

Eptade nasce ad Autun in una famiglia nobile e riceve una solida educazione religiosa presso la scuola di sant'Eufronio, sviluppando una precoce devozione per san Sinforiano.

Eptade Eptade Eremita e presbitero di Autun, noto per la sua carità e il rifiuto dell'episcopato. nacque ad Autu Autun Diocesi borgognona legata alla sepoltura del santo. n verso la seconda metà del V secolo, da genitori distinti per nobiltà, opulenza ereditaria, dignità e soprattutto per virtù. Trascorse i primi anni della sua vita in campagna, in un castello che la storia chiama castrum Maternense o Elobremense. Marnay, vicino a Lormes, attualmente nella diocesi di Nevers. — Il giovane fanciullo, fedele alle tradizioni, ai buoni esempi della sua famiglia e alle ispirazioni della grazia, mostrava una pietà straordinariamente precoce e si compiaceva, in un'età in cui domina la leggerezza, di vivere di fronte alle verità eterne. Così, all'età di dodici anni, si sottrasse con una fuga segreta a una famiglia cara di cui era la delizia, per andare a porre la sua infanzia sotto la guida di un maestro abile nelle scienze umane e ancor più nella scienza di Dio. Dove trovò questo prezioso tesoro? Senza dubbio tra i religiosi custodi delle reliquie di san Sinforiano, nel chiostro eretto rece ntemente da sant saint Symphorien Santo a cui era dedicata la cappella in cui si stabilì Anatolio. 'Eufronio, la più celebre e forse la sola grande scu cloître élevé récemment par saint Euphrone Abbazia che ha accolto le spoglie di Ardaing. ola che il paese eduo offrisse allora alle anime avide di luci e di virtù. È lì, nel raccoglimento e sotto la disciplina della vita religiosa, che ricevette quella solida educazione che forma volontà forti, cuori larghi e generosi, spiriti illuminati; che produce i grandi caratteri, i grandi uomini, i grandi santi. Pieno di ammirazione per san Sinforiano, ebbe sempre per lui un culto speciale, potremmo persino dire straordinariamente empatico, e lo scelse presto come modello. Spesso andava a pregare sulla tomba del giovane martire suo coetaneo e vi attingeva quelle nobili ispirazioni di carità evangelica, di sacrificio, di devozione che vedremo presto dominare tutta la sua condotta, dirigere tutti i suoi atti. Invece di sfogliare come tanti altri, con una leggerezza deplorevole, con una sorta di noncuranza, quel fiore della vita che si chiama giovinezza, non cessò di coltivare il suo spirito con studi seri e di nutrire il suo cuore con la pietà cristiana. Così fece nelle lettere profane, nelle sacre lettere e nella virtù, progressi di una così sorprendente rapidità che a quindici anni aveva già non solo raggiunto ma superato tutti i suoi condiscepoli. L'angelico fanciullo arricchito dai doni della natura e della grazia, ornato della doppia corona del talento e della pietà, univa alla semplicità e al fascino ingenuo della prima età, una saggezza straordinaria che veniva chiamata divina: Illustrabatur divina sapientia.

Dopo un'adolescenza così pia, così pura, così ben riempita e formata da un'educazione eminentemente seria e profondamente cristiana, non si lasciò prendere dalle seduzioni fallaci dell'età delle passioni. A vent'anni, era un giovane uomo compiuto, e mai con tanta bellezza si videro tante virtù, tante qualità dello spirito e del cuore. Tutti lo ammiravano, tutti lo amavano: sembrava essere il favorito della terra e del cielo.

Conversione 02 / 07

Vocazione e rinuncia al mondo

Dopo essere guarito da una febbre violenta, Eptadio rinuncia a un matrimonio prestigioso e alla sua carriera di monetario per consacrarsi all'ascetismo e alla carità.

Allora i suoi numerosi amici, i suoi vicini e i suoi parenti, di cui egli era la gloria e la gioia, lo sollecitarono a pensare a un'alleanza e si misero tutti a cercare la sposa degna di unirsi a lui e di entrare nella sua famiglia. Non si tardò a trovare un partito conveniente: era già stato fissato persino il giorno delle nozze. Ma la Provvidenza aveva disegni ben diversi da quelli degli uomini. All'improvviso Eptadio fu colto da una febbre violenta. Il male raggiunse rapidamente un'intensità spaventosa e tutti i rimedi umani sembravano impotenti, quando un giorno, colpito dalla santità di alcune vergini consacrate a Dio che erano venute a visitarlo sul suo letto di dolore, il malato fece voto di consacrarsi come loro al divino Sposo delle anime per dedicarsi al sollievo delle miserie umane, se la salute gli fosse stata restituita. Presto fu guarito, e vedremo come mantenne la parola. Nato da una nobile e opulenta famiglia, formato da eccellenti studi, arricchito da tutte le conoscenze che procura l'educazione liberale più curata, Eptadio vedeva aprirsi davanti a sé una brillante carriera. Già persino, a quanto si crede, era stato giudicato degno di esercitare ad Autun l'impor tante imp monétaire Importante funzione civile esercitata da Eptade prima della sua vita religiosa. iego di monetario. Ma rinunciando a tutti gli affari come a tutte le pompe del secolo, non aprì da allora la sua anima che a pensieri celesti, non si occupò più che di buone opere e impiegò la sua fortuna a sollevare i poveri. Di più, facendosi povero egli stesso e abbracciando l'umiltà e la croce di Gesù Cristo, al posto del lino fine portò sulla sua pelle un rude cilicio, visse di pane d'orzo unito a qualche verdura condita con un po' di sale o di aceto; e ancora prendeva questo misero nutrimento solo dopo il tramonto del sole. Spesso persino lo si vide passare due, tre e fino a quattro giorni senza mangiare. Ricco, si privava per dare di più ai bisognosi; innocente, faceva penitenza per gli altri. Lo si vedeva restare lunghe ore prostrato davanti a Dio e mescolare ai santi gemiti della preghiera abbondanti lacrime che bagnavano le sue guance smagrite.

Una vita così straordinaria in questo giovane così ricco, così distinto, attirava l'attenzione generale. Presto si affluì da ogni parte presso di lui per raccogliere dalla sua bocca qualche parola di edificazione, consultare la sua alta sapienza che si guardava quasi come ispirata, implorare la sua assistenza, chiedere il suo soccorso nei bisogni spirituali e corporei. I giovani lo veneravano come il migliore dei padri, i vecchi lo amavano come il figlio più tenero, il più amorevole; tutti avevano per lui un affetto mescolato a rispetto. Nessuno poteva resistere all'ascendente dolce e forte che esercitavano la sua amenità, la sua dolcezza, la sua parola insinuante.

Vita 03 / 07

Il rifiuto degli onori ecclesiastici

Nonostante le pressioni dei vescovi di Autun e del re Clodoveo che desidera nominarlo ad Auxerre, Eptade fugge dagli onori per ritirarsi nella solitudine del Morvan.

Flavichon, vescovo di Autun, amava con tenerezza paterna il pio giovane; e per prepararsi senza dubbio in lui un degno successore, volle elevarlo agli ordini. Ma né i voti del popolo, né le sollecitazioni del pontefice poterono vincere le resistenze di Eptade; poiché la sua umiltà era ancora più grande del suo merito. Il pontefice fu costretto a cedere, almeno per il momento, davanti a un rifiuto così persistente e fermo. Sembra tuttavia che più tardi, probabilmente sotto Pragmace, successore di Flavichon, nuove istanze riuscirono a trionfare sul timore ostinato che la coscienza della propria indegnità aveva ispirato al nostro Santo, alla vista dell'altezza in cui era posto il sacerdozio. Diversi antichi manoscritti o martirologi gli conferiscono infatti il titolo di sacerdote di Autun, di sacerdote e confessore.

Elevato al sacerdozio dopo averlo a lungo rifiutato, Eptade fu presto chiamato a una dignità ancora più eminente, l'episcopato. Clodoveo, istrui Clovis Re dei Franchi, menzionato per datare l'esistenza della chiesa. to non solo dalla fama, ma anche dai propri occhi di tutto il bene che faceva l'immensa carità dell'uomo di Dio, pensò subito a lui, non appena la grande sede di Auxerre divenne vacante per la morte del santo vescovo Censure (502). Ma poiché l'illustre cittadino di Autun non era suo suddito, lo chiese lui stesso a Gondebaud in un incontro sulle rive della Cure, dove i due principi firmarono finalmente la pace dopo una guerra accanita. Il re dei Burgundi, comprendendo tutta la perdita che avrebbero subito i suoi Stati, avrebbe ceduto, dice la storia, con meno pena una provincia o un intero esercito: fu persino quasi tentato di opporre un rifiuto al re dei Franchi. Tuttavia, per non rompere con il suo potente vincitore, acconsentì infine, ma non senza pena, al sacrificio richiesto e concesse Eptade.

Il re dei Franchi, incantato dalla preziosa acquisizione che aveva appena fatto nella persona di Eptade, si affrettò a presentarlo alla chiesa di Auxerre. L'elezione non ebbe esitazioni; poiché oltre al fatto che il voto del monarca poteva essere considerato come un ordine, essa andava incontro a tutti i desideri. Il clero, la nobiltà, il popolo della città, il popolo della campagna, applaudendo alla scelta reale, la ratificarono con felicità ed entusiasmo, per acclamazione la più unanime, la più spontanea (l'anno 500). Non restava che il consenso di Eptade, poiché tutto era stato fatto a sua insaputa. Si pensava forse di metterlo in tal modo nell'impossibilità di rifiutare; ma si erano fatti i conti senza la sua umiltà che questa volta doveva essere intrattabile. Accolse la notizia della sua elezione con il rifiuto più energico. «No», esclamò con voce alta e ferma, «no, non sarò affatto vescovo. Cosa! un miserabile peccatore come me accetterebbe una così eminente dignità, prenderebbe su di sé l'opprimente fardello di un tale incarico! mai». E subito, lasciando la sua cella, corse a nascondersi nella solitudine in mezzo alle montagne e nel cuore delle profonde foreste del Morvan, per sottrarsi alle sollecitazioni del re e alle istanze degli inviati di Auxerre. Mai ambizioso fece tanto per arrivare agli onori quanto lui per sfuggirvi. Il timore dell'episcopato lo aveva fatto fuggire lontano dalla città e dal mondo: non vi tornò più d'ora in poi se non su chiamata della carità o della pietà, e si stabilì definitivamente con alcuni discepoli in un luogo deserto chiama to Cer Cervon Luogo di ritiro e di fondazione monastica del santo nel Morvan. von (*Cervidunum*, montagna dei cervi), non lontano da Corbigny, passando le notti e i giorni nel digiuno, nella santa salmodia, nell'orazione, e supplicando il Signore di voler realizzare per sempre in suo favore le parole del Profeta: «Ecco che sono fuggito per allontanarmi dagli uomini e ho dimorato nella solitudine».

Missione 04 / 07

Il riscatto dei prigionieri e il servizio reale

Stabilitosi a Cervon, accetta di diventare il distributore delle elemosine di Clodoveo e si dedica al riscatto dei prigionieri di guerra in tutta la Gallia.

La sua preghiera fu esaudita. Clodoveo, vedendo che nulla era in grado di trarlo dal suo lontano e profondo ritiro, fu costretto a cedere. Tuttavia non si arrese a discrezione: si capitolò. Il re si impegnava con giuramento a non parlargli più dell'episcopato; Eptade, da parte sua, prometteva di pregare per il monarca e per il suo popolo, di occuparsi come in precedenza della cura e del riscatto dei prigionieri romani, burgundi o altri, di qualunque razza fossero, e di essere il distributore delle elemosine reali ai prigionieri, alle vedove, agli orfani, a tutti i bisognosi. Le buone opere di Clodoveo dovevano passare attraverso le sue mani. Eptade si affrettò a esercitare le sue funzioni, divenute da quel momento in qualche modo ufficiali, poiché il re gli inviò una somma considerevole che metteva a disposizione della sua carità. Non ci volle nulla di meno di questa promessa solenne per rassicurare la sua umiltà così fortemente spaventata e per impegnarlo a uscire almeno di tanto in tanto dalla sua pia solitudine. Del resto, le condizioni che Clodoveo gli aveva imposto, lungi dal pesargli, andavano incontro ai suoi desideri. Fu una felicità per lui poter riprendere in tutta libertà le opere di misericordia che erano sempre state e che furono sempre, da allora, l'occupazione della sua vita. Tuttavia, lasciava la sua cara cella solo quando lo zelo o la carità lo richiedevano. Perciò vi rientrava il prima possibile, per riposare la sua anima in mezzo ai suoi fratelli in una calma pia, e per ritemprarla nella preghiera prima di volare di nuovo in soccorso di qualche miseria.

È allora che, per il bene spirituale di tanti infelici di cui era la provvidenza visibile, Eptade si chinò umilmente sotto il peso dell'ammirabile dignità del sacerdozio. Unendo l'apostolato della fede all'apostolato della carità, nel momento stesso in cui scuoteva tutte le miserie e nutriva i corpi con il pane materiale, nutriva le anime con la parola divina, le rigenerava, le fortificava con la virtù dei sacramenti.

Nel frattempo, delle bande burgunde partono per l'Italia, devastano una provincia e riportano dalle loro scorrerie numerosi prigionieri. A questa notizia, Eptade accorre. I selvaggi guerrieri, soggiogati dalla sua parola, rimandano tutti quegli infelici che presto poterono rivedere la loro patria desolata e consolare con il loro ritorno tante famiglie in lacrime. Poco tempo dopo, il Santo ebbe una nuova occasione di esercitare la sua infaticabile carità. Per ordine del re di Borgogna, una piazzaforte del Limosino, chiamata Idonum, viene presa d'assalto, tutta la popolazione che conteneva ridotta in schiavitù e portata via prigioniera. Eptade apprende questo spaventoso malore. Subito, cadendo in ginocchio con la faccia a terra, si mette in preghiera e sparge abbondanti lacrime davanti a Dio; poi, rialzand Sigismond Re di Borgogna a cui Pélade predisse la rovina. osi pieno di una forza divina, scrive a Sigismondo, figlio e successore di Gondebaldo. Esige in nome di Dio il rimpatrio di tutti i prigionieri di condizione libera. Il re si stupisce dapprima di questa santa audacia, ma non osa resistere. La richiesta di Eptade gli sembra essere un ordine del cielo: obbedisce, e tremila di queste povere persone di ogni età e di ogni sesso, poco prima sprofondate nel più estremo dolore, ora rese alla libertà e protette da una scorta adeguata, ritornano gioiose nel loro paese benedicendo Dio e il loro ammirabile liberatore (346).

La grande guerra che si concluse con la gloria di Clodoveo, attraverso la sconfitta e la morte di Alarico, re dei Visigoti, fornì anch'essa al nostro Santo l'occasione di esercitare la sua carità. I Franchi, dopo la loro vittoria, avevano portato via una moltitudine innumerevole di prigionieri, e ovunque si trovavano quegli infelici strappati alla loro patria, soli in mezzo ai loro nemici vincitori, senza soccorso, senza consolazioni, privati della libertà, privati persino della speranza. Ma Eptade era lì: fu la loro provvidenza. Andando di città in città, di provincia in provincia, pagò il riscatto del maggior numero di loro, spezzò le loro catene e li rese ai luoghi che li avevano visti nascere.

Miracolo 05 / 07

Miracoli e vita liturgica

Il santo compie diverse guarigioni miracolose e mantiene una rigorosa disciplina liturgica, segnata da pellegrinaggi annuali alla tomba di san Sinforiano.

Dio volle onorare con dei miracoli una virtù così alta che era già essa stessa un prodigio. — Una giovane posseduta dal demonio aveva spaventosi trasporti di furore. Impossibile contenerla: rompeva ogni legame. Si fece ricorso a Eptade. Il Santo si recò presso di lei e, mentre era in preghiera, lo spirito maligno esclamò all'improvviso per bocca dell'indemoniata: «Uno dei vostri amici è appena stato assassinato durante la notte nella foresta vicina». L'uomo di Dio, dopo aver liberato la povera ragazza, si recò nel luogo indicato dove trovò effettivamente il cadavere del suo amico, lo fece trasportare al cimitero e gli diede una pia sepoltura accompagnata da molte preghiere e molte lacrime. — Mentre tornava un giorno dal monastero di Saint-Pourçain, gli fu presentata una giovane persona che era muta. Benedisse dell'olio, ne versò alcune gocce nella bocca di lei e la rimandò guarita. — Un'altra volta, un sacerdote di nome Paolo, bruciato da una febbre ardente, fece anch'egli ricorso a Eptade, si mise in ginocchio davanti a lui e lo supplicò con un accento lamentevole di volerlo guarire. Il Santo, toccato da compassione, elevò subito verso il cielo i suoi occhi e il suo cuore, e per la virtù dello stesso Spirito che aveva un tempo spento le fiamme attorno ai tre giovani Ebrei gettati nella fornace ardente, spense il fuoco interiore di cui il povero malato era consumato. — Qualche tempo dopo, un venerabile arciprete, padre di quello stesso Paolo di cui abbiamo appena parlato, fu colpito come suo figlio da una grave malattia. Subito inviò uno dei suoi amici a Eptade. Questi si accontentò di scrivergli, e la semplice applicazione di quella lettera sul corpo del paziente bastò a operare la guarigione. Diverse altre persone furono in seguito guarite allo stesso modo.

Il nostro Santo celebrava tutte le feste della Chiesa con una pietà pari allo zelo e alla carità che gli conosciamo; tuttavia vi erano due solennità che sembravano essergli care sopra ogni altra: erano il Natale e la festa di san Sinforiano. Ogni volta che il volgere dell'anno riportava il giorno anniversario della nascita del Salvatore, partiva dalla cappella del suo piccolo monastero, nel mezzo della notte, con tutti i suoi religiosi e una schiera gioiosa di prigionieri che aveva appena riscattato e accolto nella sua casa, dove ne aveva senza sosta. Tutti, portando torce in mano e cantando cantici sacri, si recavano in un'altra chiesa distante circa due leghe. I chierici di quella chiesa venivano con le stesse cerimonie, con gli stessi canti incontro alla pia schiera. Poi, quando le due processioni riunite erano entrate nel tempio, si cantavano i Mattutini e si celebrava la santa Messa con grande pompa, in mezzo a un numeroso clero circondato dai prigionieri resi alla libertà e dalla moltitudine del popolo fedele. Dopo la celebrazione dei santi misteri, Eptade riuniva tutta l'assemblea in una fraterna agape dove rompeva con gioia il digiuno della santa vigilia.

La solennità di san Sinforiano non era senza dubbio ai suoi occhi più grande e più augusta di quella di Natale; ma sembrava avere per lui un interesse ancora più vivo, un fascino più sensibile, quello di una festa di famiglia. Oltre alla sua amata solitudine di Cervon, vicino a Corbigny, vi era un altro luogo molto caro anche al suo cuore: era l'abbazia che possedeva il corpo di san Sinforiano. Lì aveva probabilmente formato i suoi anni giovanili nella scienza e nella virtù; e sempre amò recarvisi spesso a ravvivare e rallegrare la sua vecchiaia, ad attivare sempre più il fuoco sacro delle buone opere che lo divorava. Ogni anno, la festa del santo martire lo vedeva prostrato sulle lastre della basilica e davanti ai resti eloquenti di colui che aveva scelto come patrono, come modello. Allora senza dubbio credeva di udire il suo ammirevole compatriota che gli diceva per un'ispirazione segreta: «Se Dio non ti chiede come a me di sacrificare la tua vita sotto il taglio della spada, sacrifica il tuo tempo, sacrifica la tua persona tutta intera con una continua dedizione a procurare la salvezza, a sollevare le miserie del prossimo. Tu non devi essere il martire della fede, sii almeno il martire, sii l'eroe dello zelo e della carità».

Tutti gli anni, senza eccezione, lo si vedeva partire dal suo monastero distante cinquanta miglia (più di quindici leghe), con tre dei suoi chierici e incamminarsi verso Autun, facendo in modo di arrivare alla meta del suo pellegrinaggio tre giorni prima della grande festa alla quale lo chiamava la sua pietà, al fine di avere più tempo per pregare e soddisfare la sua devozione. Così li passava tutti interi con la fronte prostrata fino a terra davanti alla tomba del martire che innaffiava con le sue lacrime durante la notte; e i chierici, venendo per cantare i Mattutini, lo trovavano ancora in preghiera. Allo spuntar del giorno, si ritirava per andare a rendere i suoi omaggi di venerazione a tutti gli altri Santi i cui resti riposavano nel famoso cimitero vicino all'abbazia, e tornava a passare la notte seguente nella basilica di san Sinforiano. Quando dopo la festa se ne tornava con i suoi discepoli nel suo monastero, schiere di prigionieri riscattati da lui venivano al suo incontro; e la solennità si concludeva nella gioia di un modesto banchetto. Poiché la sua pietà era tanto dolce, tanto amabile quanto solida e profonda; e ovunque attorno a lui la carità faceva sentire, sotto forme diverse, la sua benigna influenza.

Vita 06 / 07

Ultimi istanti e visione celeste

Eptadio muore verso il 525 dopo una visione di angeli che lo invitano a raggiungere la patria celeste, circondato dai suoi discepoli e dalla popolazione in lutto.

Tuttavia il territorio di Autun era appena passato sotto il dominio dei Franchi, nell'anno 525; ed è, a quanto si crede, verso quest'epoca che il servo di Dio terminò la sua carriera. Vediamolo nei suoi ultimi momenti. Avendo sentito all'improvviso i primi sintomi della malattia, fu costretto a mettersi a letto. Il male ebbe presto dei progressi allarmanti che non lasciarono alcuna speranza, e il lutto divenne generale. Tutti volevano vedere il santo malato; tutti piangevano. Si passavano i giorni e le notti in preghiera per ottenere dal cielo, con una santa violenza, il prolungamento di una vita così preziosa, così soccorrevole per tutti gli sventurati, così cara a tutti. Ma tante pie e vive istanze dovevano essere inutili: l'infaticabile operaio, che da così tanto tempo lavorava nella vigna del Signore, era arrivato alla fine della sua giornata e chiamato irrevocabilmente a ricevere la ricompensa. Il settimo giorno della malattia, mentre i religiosi, i suoi fratelli o piuttosto i suoi figli diletti, tornavano dopo il Mattutino ad attorniare il suo letto di dolore, egli si assopì per qualche istante nel sonno dell'estasi e disse al suo risveglio: «Figli miei, sono venuti a prendermi per andare in cielo. Ho visto una schiera di angeli che ne discendevano portati su una nuvola bianca come la neve e tutta sfolgorante di luce. Poi, agitando le ali, nel momento di toccare la terra, si sono fermati qui vicino a me e mi hanno detto: «Vieni con noi e partiamo insieme per la celeste patria». A queste parole, si sono elevati di nuovo nell'aria per andare a posarsi sulla basilica dove risiede il Salvatore Gesù. Allora, facendomi un segno di chiamata, hanno ripreso il loro volo verso i cieli». Il Santo volle che all'istante stesso lo si trasportasse in chiesa su un giaciglio. È da lì che, circondato da una folla pia e commossa, accorsa per vedere come muore il giusto e spargendo lacrime con preghiere, andò a ricevere il premio di tutto il bene che aveva segnato ciascuno dei suoi passi sulla terra.

Culto 07 / 07

Culto, reliquie ed eredità

Il suo culto si sviluppa a Cervon e Monthelon; diventa il protettore contro i fulmini e il patrono dei fabbri, sostituendo localmente il culto di Vulcano.

## CULTO E RELIQUIE.

Tra i martirologi, alcuni fanno morire Eptade a Monthelon, vicino ad Autun, altri a Cervon, vicino a Corbigny. Tutto ciò che si sa è che in questo luogo vi era, almeno fin dal X secolo, una chiesa risalente a un'epoca sconosciuta e che portava il nome del santo sacerdote. È parimenti certo che si celebrava, il 15 aprile, una festa per ricordare la memoria della solenne traslazione delle sue reliquie; ma non si hanno dettagli su tale traslazione. Comunque sia,

la santità di Eptade era così ben riconosciuta, il suo nome così grande e così caro in tutta la contrada, il ricordo della sua immensa carità così vivo in tutti i cuori che la Chiesa, d'accordo con la riconoscenza e la pietà dei fedeli, gli ha sempre conferito gli onori del culto pubblico.

Oltre al santuario che, a Monthelon, ricordava il suo nome e consacrava la sua memoria, o forse segnava il luogo testimone degli ultimi momenti di questa vita dedicata interamente all'amore di Dio e alle opere di misericordia, anche la chiesa di Viry-en-Charollais gli era dedicata nel XII secolo. Inoltre, la comunità che il Santo aveva creato nella sua solitudine del Morvan tenne ad onore di conservare il suo nome e di riconoscerlo come patrono: essa si chiamò sempre da allora Saint-Eptade de Cervon, e consacrò così il ricordo della venerazione religiosa di cui era oggetto. Essendo il culto di sant'Eptade stato sostituito, secondo ogni apparenza, al culto di Vulcano in certi luoghi dove questa divinità era un tempo onorata, al fine di distruggere i resti di questa superstizione idolatrica, il santo sacerdote fu invocato come un potente mediatore contro i fulmini e i temporali. Per la stessa ragione, i fabbri si misero sotto il suo patrocinio. Nel territorio della parrocchia di Quarré-les-Tombes, a tre leghe da Avallon, vi era ancora, nel 1490, una cappella dedicata a sant'Eptade che il popolo chiama san Tata. Ess a contenev saint Tata Eremita e presbitero di Autun, noto per la sua carità e il rifiuto dell'episcopato. a tombe di pietra che attestano la devozione dei grandi per questo santuario del nostro Santo.

Per legare maggiormente il monastero di Cervon alla Chiesa di Autun, di cui il santo sacerdote è una delle glorie, Carlo il Calvo, con una ca Charles le Chauve Imperatore che confermò i diritti del priorato nel IX secolo. rta dell'anno 843, lo pose sotto la dipendenza della cattedrale di Saint-Nazaire. Il monastero fu in seguito secolarizzato come tanti altri e trasformato in un Capitolo di dieci canonici aventi a loro capo un dignitario decorato con il titolo di abate.

Tratto da Saint Symphorien et son culte, dell'abate Dinot.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita ad Autun nella seconda metà del V secolo
  2. Fuga all'età di dodici anni per studiare le scienze sacre
  3. Voto di castità e di carità in seguito a una guarigione miracolosa da una febbre
  4. Rifiuto dell'episcopato di Auxerre proposto da Clodoveo nel 500
  5. Ritiro nella solitudine di Cervon nel Morvan
  6. Riscatto massiccio di prigionieri romani e burgundi
  7. Morto a Cervon o Monthelon verso il 525

Miracoli

  1. Guarigione di un'indemoniata che rivela un omicidio a distanza
  2. Guarigione di una giovane ragazza muta con olio benedetto
  3. Guarigione del sacerdote Paolo da una febbre ardente
  4. Guarigione tramite l'applicazione di una lettera scritta di suo pugno
  5. Visione di una schiera di angeli prima della sua morte

Citazioni

  • No, non sarò affatto vescovo. Cosa! Un miserabile peccatore come me accetterebbe una così eminente dignità! Parole riferite durante la sua elezione ad Auxerre
  • Figli miei, vengono a prendermi per andare in cielo. Ultime parole sul letto di morte

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo