27 agosto 6° secolo

San Siagro di Autun

Vescovo di Autun

Festa
27 agosto
Morte
600 (naturelle)
Categorie
vescovo , confessore
Epoca
6° secolo
Luoghi associati
Autun (FR) , Autun (FR)

Proveniente da un'illustre famiglia gallo-romana, Siagro divenne vescovo di Autun nel 560. Grande costruttore e consigliere dei re merovingi, fu uno dei prelati più influenti del suo tempo, onorato della fiducia eccezionale di papa san Gregorio Magno. Segnò la sua diocesi con la fondazione di monasteri maggiori e la ricostruzione della sua cattedrale.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 7

SAN SIAGRO, VESCOVO DI AUTUN

Vita 01 / 07

Origini e formazione clericale

Siagro, proveniente da un'illustre famiglia gallo-romana di Autun, rinuncia al mondo per entrare nel clero, formato presso l'abbazia di San Sinforiano.

Siagro nacque ad Autu Autun Diocesi borgognona legata alla sepoltura del santo. n da una delle più illustri famiglie delle Gallie; contava infatti tra i suoi antenati quell'Afranio Siagrio, elevato sotto l'impero all'alta dignità del consolato, e quell'altro Siagrio, nipote del console, al quale san Sidonio Apollinare ricorda la sua nobiltà in una lettera piena di amabile scherzo. L'orazione di san Siagro, nell'antico Breviario di Autun, menziona anch'essa l'alta illustrazione della sua nascita. Si è preteso, ma a torto evidentemente, che fosse fratello della regina Brunilde. Alcuni lo dicono parente del grande san Desiderio, vescovo di Vienne. Non si hanno prove positive né a favore né contro quest'ultima asserzione; ma è assai possibile che le loro famiglie, entrambe molto distinte, entrambe di Autun, siano state unite dai vincoli del sangue. Non sappiamo nulla della sua giovinezza, se non che era più ragguardevole ancora per la sua pietà che per la sua nobiltà, e che, rinunciando di buon'ora a tutti i piaceri, a tutti i vantaggi, a tutte le speranze del mondo, entrò nella santa milizia per consacrarsi interamente al servizio degli altari, agli interessi della gloria di Dio e alla salvezza delle anime. Formato senza dubbio come san Germano nell'abbazia di San Sinforiano, questa grande scuola del clero, fu, come lui pure, caro a sant'Agrippino che lo fece diacono, e a san Nettario che lo ordinò sacerdote.

Vita 02 / 07

Ascesa all'episcopato e influenza politica

Consacrato vescovo di Autun nel 560 alla presenza di san Germano di Parigi, acquisì un'influenza maggiore presso i re Gontrano e Brunechilde.

Dopo la morte di Remigio, — altri dicono Benigno, — successore di Eupardo che a sua volta aveva sostituito san Nettario, nessuno fu giudicato più degno di Siagro di occupare la sede di Autun. San Germano si fece un dovere e una gioia venire appositamente da Parigi per prendere parte alla sua consacrazione (560). L'importanza dell'antica chiesa e l'illustrazione della grande città di cui divenne vescovo, l'autorità e l'alta influenza che esercitava nella sua patria divenuta sua diocesi, la stima e la venerazione che lo circondavano, l'eminenza del suo merito universalmente riconosciuto, la sua reputazione e la nobiltà della sua famiglia, gli diedero presto un grande credito alla corte. Fu potentissimo, dapprima presso Gontrano, e in segui Brunchaut Regina d'Austrasia e di Burgundia, principale oppositrice politica di Colombano. to presso Brunechilde.

Predicazione 03 / 07

Un maestro per l'episcopato gallico

Riconosciuto per la sua scienza, forma futuri vescovi rinomati come sant'Aunario di Auxerre e san Desiderio di Vienne.

Distintosi ugualmente per la sua scienza e per il suo zelo, riuniva attorno a sé, sia nel suo palazzo che nell'abbazia di San Sinforiano, giovani appartenenti alle più nobili famiglie che venivano a porsi sotto la sua direzione per essere guidati nei loro studi e nei sentieri della perfezione clericale. Si possono citare tra gli altri Eustachio o Eustadio, vescovo di Bourges, Desiderio, vescovo di Vienne, di cui abbiamo già parlato, e un altro Desiderio, vescovo di Auxerre. Tali discepoli basterebbero a illustrare il loro maestro. Eccone ancora un altro a cui si lega un vivo interess e. Aunacario o Aunari Aunachaire ou Aunaire Discepolo di Siagro e futuro vescovo di Auxerre. o, giovane signore cresciuto alla corte del re Gontrano, prevenuto dalla grazia, rinunciò improvvisamente alle più brillanti speranze, fuggì segretamente alla tomba di san Martino a Tours; e lì, spogliandosi delle livree del mondo, entrò nel clero per consacrarsi interamente al servizio di Dio. Avendo sentito parlare di Siagro come del vescovo delle Gallie più eminente per la sua scienza e per le sue virtù, fu tra mani così abili e così sante che andò a rimettere la sua anima. Il venerabile pontefice, pieno di ammirazione e di tenerezza per un giovane capace di un così grande sacrificio, lo accolse come un padre accoglie il più amato dei figli, fu felice di tenerlo presso la sua persona e gli comunicò le sue luci e la sua santità.

Vita 04 / 07

Mediatore e attore dei concili

Siagro interviene nelle crisi monastiche e partecipa attivamente ai concili nazionali, esercitando un'autorità morale predominante.

Tuttavia si continuava a ricorrere da ogni parte e mai invano al grande Pontefice che occupava con tanta distinzione la sede di Autun. Un religioso di nome Baudeno, del monastero di Sant'Aridio (probabilmente Sant'Arige di Gap), arrivò un giorno ad Autun, chiedendo di parlargli. Veniva dal profondo della Provenza e teneva in mano un fascio di carte. «Signore», disse quando fu introdotto, «il nostro monastero è perseguitato da nemici che vogliono spogliarlo, nonostante i nostri titoli di proprietà che ecco qui. Pieno di fiducia nella vostra bontà e conoscendo tutto il credito di cui godete a corte, vengo a implorare la vostra assistenza». Siagro lo accolse con la sua carità e benevolenza abituali, poi lo rassicurò dicendogli che si faceva carico del suo affare. Il re, su richiesta del santo prelato, appose la sua firma sui titoli, e il buon religioso se ne andò contento. — Un'altra volta, un padre desolato andò a trovare Fortunato, vescovo di Poitiers: «Mio figlio», gli disse, «è appena stato gettato in prigione; vogliate, ve ne scongiuro, ottenere la sua libertà per intercessione del grande vescovo di Autun». Fortunato scrisse subito a Siagro, gli raccontò il fatto, espose l'oggetto della sua richiesta e aggiunse: «Quest'uomo povero, amareggiato dal dolore, dopo aver sfogato davanti a me le sue amare lamentele, vi ha designato come il solo che possa portare un rimedio ai suoi mali. Crede che una parola da parte vostra basterà». Siagro, che trovava sempre con felicità le occasioni di fare il bene, non mancò di approfittare di questa e ottenne senza dubbio una grazia che gli era chiesta da un amico intimo.

Il nostro Santo si trova coinvolto in tutti i grandi affari del suo tempo. Il monastero di Santa Croce, fondato a Poitiers da santa Radegonda, era appena stato teatro di una lotta singolare. Questo affare prese tali proporzioni che i più grandi vescovi delle Gallie furono obbligati a occuparsene. Così troviamo più di una volta il nome di Siagro citato nei dibattiti; e questo illustre Pontefice fu uno di coloro che contribuirono maggiormente a ristabilire la pace un momento turbata da principesse ambiziose anche sotto il velo. Non mostrò il suo zelo solo in questa circostanza in cui lo si vide con Gregorio di Tours giocare un ruolo importante, e ottenere con le sue cure e la sua prudenza un felice risultato: mai, tutte le volte che gravi interessi della Chiesa o dei popoli lo richiesero, risparmiò né il suo tempo né la sua pena. I viaggi più lunghi non gli costavano nulla quando si trattava di recarsi a quelle auguste assemblee dove si trattavano le più grandi questioni relative alla fede, alla morale, alla disciplina, dove tutto si organizzava, dove tutto si purificava tanto nell'ordine civile e sociale quanto nell'ordine ecclesiastico; poiché i concili erano in quell'epoca come dei consigli di Stato. Siagro portò molto spesso le sue luci e la sua alta influenza ai suoi fratelli nell'episcopato riuniti in gran numero a Parigi, a Vienne, a Lione e a Mâcon, dove, pieni dello spirito della Chiesa sempre amica della pace e dei poveri, si occupano dei bisogni di questi ultimi e cercano di riavvicinare i re sempre divisi. La firma del vescovo di Autun segue immediatamente quella del metropolita.

Missione 05 / 07

Sostegno del papato e missione anglosassone

Il Papa san Gregorio Magno gli affida la protezione dei missionari inviati in Inghilterra e lo incarica di riformare la Chiesa delle Gallie.

Il pio re Gontrano ebbe sempre per Siagro la più alta stima, la più grande venerazione e una deferenza senza limiti. Ne diede prova in ogni circostanza, e ancora due anni prima della sua morte, nel 591, quando volle portarlo a Parigi per il battesimo di Clotario, suo nipote e figlioccio. Ma il più bel titolo di gloria per Siagro e la più imponente testimonianza resa al suo merito, furono l'affetto e la fiducia di san Gregorio. Questo gran de Papa, avend saint Grégoire Papa contemporaneo di San Psalmode. o notato dei giovani schiavi biondi, dal volto dolce e pensieroso, di una bellezza piena di nobiltà e di fascino, messi all'asta sul mercato di Roma, concepì subito un progetto degno del suo immenso zelo, quello di guadagnare a Gesù Cristo un paese che dava i natali a questa razza d'élite. «Che peccato», diceva, «che uomini così non siano cristiani!». Ora, questi giovani schiavi erano anglosassoni. Prima del suo pontificato, aveva voluto recarsi di persona a portare loro il beneficio della fede. Ma i Romani, temendo di perderlo per sempre, fecero così buona guardia sulle strade che egli non poté seguire la sua magnanima e santa ispirazione. Una volta elevato sulla cattedra di san Pietro, inviò presto (596), per evangelizzare l'Inghilterra, il monaco Agostino e alcuni altri re le moine Augustin Capo della missione evangelica in Inghilterra e primo arcivescovo di Canterbury. ligiosi: era quella la sua opera prediletta. Scelse dunque tra tutti i vescovi delle Gallie, Siagro di Autun, Virgilio di Arles e Desiderio di Vienne, per raccomandare loro i suoi amati missionari.

San Gregorio non aveva presunto troppo dello zelo e della carità di questi grandi vescovi: fu perfettamente compreso e assecondato da loro. Si pretende persino che Siagro, non contento di aiutare con i suoi soccorsi e di accogliere perfettamente i missionari ad Autun, sia andato molto oltre quanto gli era stato chiesto: volle, dopo essere andato con loro a pregare sulle tombe di san Sinforiano e degli altri nostri santi, accompagnarli di persona fino in Inghilterra.

San Gregorio mostrò ancora quanto contasse su Siagro per essere assecondato nel governo della Chiesa delle Gallie, con una lunga lettera che indirizzò a lui così come a Virgilio, a Desiderio e a Eterio di Lione, per incaricarlo di convocare regolarmente dei concili, di lavorare con i suoi tre degni colleghi per estirpare la simonia e l'ordinazione degli indegni, per mantenere nel clero la più grande purezza di costumi e la più esatta disciplina. Si vede da questa lettera quale considerazione il sovrano Pontefice avesse di Siagro, quale alta idea avesse allo stesso tempo del suo credito e della sua influenza, quanto lo onorasse; poiché lo nomina per primo, sebbene gli altri tre prelati fossero dei metropoliti. È lui inoltre che incarica, con una distinzione eccezionale, di inviare a Roma tramite l'abate Ciriaco gli atti del prossimo concilio nazionale di cui aveva tanto raccomandato la convocazione. Assecondato dal potente concorso di Siagro, non teme di porre una mano ferma sulla Chiesa di Francia. Evidentemente il vescovo di Autun è ai suoi occhi il primo vescovo di questa grande Chiesa e detiene il primo rango nella sua stima. Sa d'altronde che nessuno può aiutarlo più efficacemente di questo venerabile prelato, allo stesso tempo così santo e così illuminato, che godeva nelle Gallie della più vasta reputazione, vi esercitava il più legittimo ascendente e possedeva alla corte un'autorità senza eguali. È per questo che lo incarica ancora di diverse questioni importanti, relative ad altri vescovi. Infine, è a lui che si rivolge per sistemare con i re franchi una difficoltà riguardante la creazione della diocesi di Moriana.

Eredità 06 / 07

Costruttore e fondatore

Abbellì la cattedrale di Autun e fondò diversi stabilimenti importanti, tra cui l'abbazia di San Martino e l'ospizio di Sant'Andoche.

Ora ci resta da parlare dei magnifici edifici e delle pie fondazioni alle quali si lega il nome di Siagro. Quasi contemporaneamente a quando Childeberto e san Germano di Parigi fondavano la celebre basilica di San Vincenzo (poi Saint-Germain-des-Prés), che fu affidata ai religiosi di San Sinforiano, una chiesa dedicata anch'essa a san Vincenzo sorgeva alle porte del monastero di Autun. Siagro fu senza dubbio il fondatore di questo monumento religioso che veniva ad aggiungersi a tanti altri su questo suolo sacro. Egli voleva, sull'esempio di san Germano, associare il culto del giovane martire di Autun al culto, allora molto diffuso, del giovane diacono martire di Saragozza. I primi re merovingi, quando stabilirono la loro residenza a Chalon, abbandonarono ai vescovi di Autun il pretorio e il castrum della città. È lì che san Nazario aveva dedicato una basilica sotto il titolo di san Nettario e ne aveva fatto la sua cattedrale. Siagro, che univa allo zelo per lo splendore del culto il gusto per le arti, l'amore per il bello e per il grande, pose le sue cure e la sua felicità nell'ornare il nuovo edificio, nell'ingrandirlo, nel renderlo degno dell'illustre chiesa di Autun e della superba città che era ancora abbellita dalle imponenti costruzioni gallo-romane. Vi aggiunse, dal lato dell'Oriente, una grande abside che fu decorata con una ricchezza e uno splendore straordinari. I rivestimenti erano brillanti d'oro e ovunque magnifici mosaici mostravano i loro disegni vari. Si esaurirono tutte le risorse dell'arte, in una città piena di ricche spoglie dell'antichità, e dove si erano conservate tradizioni sapienti, un gusto più puro che altrove. Queste tradizioni, unite allo zelo per la casa di Dio, produssero meraviglie. Così la bellezza della cattedrale di Autun divenne fin da allora molto celebre. Non contento di decorare magnificamente la casa di Dio, il nostro santo vescovo vi assicurò lo splendore del culto con la donazione della considerevole terra di Laisy.

Già senza dubbio Siagro era stato aiutato per la decorazione della sua chiesa dalla regale munificenza di Brunechilde, principessa in cui tutto fu grande, le vedute, le opere, le passioni e i crimini; ma presto lo fu ancora più largamente per la fondazione di tre stabilimenti religiosi la cui importanza eguagliava l'estensione, la grandiosità e la magnificenza. Conformemente al modo di agire osservato un tempo dal grande vescovo di Tours, raccomandato dal papa san Gregorio, invariabilmente seguito dalla Chiesa, sempre fedele al suo piano di trasformare senza distruggere, egli volle volgere a profitto della fede nuova le antiche abitudini sviluppate dal culto dei falsi dei, attaccare sul loro stesso terreno le credenze pagane, santificare con edifici cristiani i luoghi contaminati dagli idoli e fare in questo modo a Gesù Cristo una riparazione più sorprendente, più solenne. Costruì dunque con le rovine e sul luogo stesso del tempio di Berecintia, là dove si crede che vi fosse già un battistero, la grande abbazia di Santa Maria, chiamata anche più tardi San Giovanni il Grande, dove si riparò uno sciame numeroso di caste vergini consacrate a Dio. Così un'atmosfera, un tempo corrotta dalle esalazioni del paganesimo, sarebbe purificata dall'incenso della salmodia che sale incessantemente davanti a Dio e dal celeste profumo di quel bianco fiore che si chiama la verginità cristiana; così scomparirebbero sotto flutti di preghiere e sarebbero lavate dalle innocenti lacrime della penitenza le macchie impresse su questo suolo da un'immonda dea il cui culto fu troppo a lungo un insulto alla virtù; così sarebbero ricordati il martirio e la gloria del giovane Sinforiano, abbastanza eroicamente audace e virtuoso da onorare il cristianesimo e l'umanità, rifiutando anche di fronte alla morte il suo omaggio all'infame idolo. Siagro volle dare alla nuova abbazia un nome santo e caro, per ricordare che la chiesa di Autun fu fondata dai discepoli di Colui che aveva avuto Maria come madre adottiva, e presentava allo stesso tempo il più bel tipo di vergine consacrata a Dio.

Non bastava a Siagro aver aperto un vasto e santo asilo alle caste spose di Gesù Cristo, il venerabile Pontefice voleva ancora perpetuare ad Autun le tradizioni di carità giunte anch'esse, come quella della verginità cristiana, da Efeso e da Smirne. È per questo che fondò un ospizio, santo asilo aperto ai malati, ai poveri, ai viaggiatori, ai numerosi pellegrini che attiravano le miracolose tombe di san Sinforiano e di san Cassiano. Questo nuovo stabilimento era anch'esso vicino a un tempio, quello di Minerva, a quanto si crede, o secondo altri quello di Apollo, per sostituire la sapienza antica, orgogliosa, fredda, secca, senza viscere, con l'umile e dolce carità evangelica, sempre compassionevole e attiva. Il pio edificio occupava, secondo la tradizione, il luogo stesso dove fu la dimora di Fausta e Augusta, dove san Sinforiano ricevette la luce e più tardi il battesimo, dove si elevò ad Autun, sotto il titolo del principe degli Apostoli, il primo altare in onore di Gesù Cristo. Il nuovo palazzo dei poveri, edificato dalla carità, ricevette il nome dell'apostolo di Autun, vittima anch'egli di questo sublime amore di Dio e degli uomini che si chiama zelo sacerdotale. I ricordi cristiani si accalcavano dunque attorno all'ospizio o xenodochio di Sant'Andoche come nell'abbazia di Santa Maria; essi vi facevano anche dimenticare i ricordi pagani; essi purificavano, essi consacravano questo suolo un tempo profanato.

Infine fu sulle rovine del tempio e della scuola druidica di Saron che Siagro eresse il vasto monastero, monumento di un'imponente grandezza, pacifica ritirata aperta a una di quelle colonie di uomini d'élite, a cui san Benedetto aveva appena dato un codice ammirevole e insegnato a condurre sulla terra una vita quasi celeste, utile agli uomini, gloriosa a Dio, dove si univano per una felice alleanza, per condurre il cristiano alla perfezione evangelica, la solitudine e la vita comune, il lavoro, lo studio e la preghiera. La nuova abbazia non poteva ricevere altro nome che quello del grande Santo che aveva fondato il primo monastero delle Gallie, evangelizzato il paese eduo e infranto in questo stesso luogo il vecchio idolo gallico. Siagro fece per il vescovo di Tours ciò che Eufronio aveva fatto per san Sinforiano: l'uno e l'altro vollero consacrare con pii monumenti questo suolo tutto pieno di due memorie inseparabilmente unite, quella dell'apostolo e quella del martire. Due abbazie si elevarono l'una accanto all'altra, la figlia di sant'Eufronio e la sua degna sorella, l'abbazia di San Martino.

Il monastero di San Martino fu costruito per accogliere trecento monaci. La chiesa era costruita in grossi blocchi di pietra da taglio, come le porte della città. Il vecchio tempio di Saron, convertito da san Martino in una chiesa sotto il titolo di san Pietro e san Paolo, entrò, come un ricordo, nella costruzione nuova. Il muro orientale fu demolito e sostituito da un'abside a volta bassa, che ricordava le catacombe. Del resto l'edificio somigliava abbastanza alle antiche basiliche del quarto secolo. Aveva all'interno centootto piedi di lunghezza per cinquantaquattro di larghezza, e offriva tre parti distinte. La prima parte, — un portico con colonne e un grande arco a tutto sesto, — era separata dalla seconda da un muro trasversale traforato da tre porte, di cui una, quella di mezzo, era sormontata da una pittura dedicatoria dove si vedeva la regale fondatrice, Brunechilde, che offriva con la mano destra d ei religi Brunehaut Regina d'Austrasia e di Burgundia, principale oppositrice politica di Colombano. osi, e dall'altra, il monastero a san Martino e a san Benedetto. La seconda parte, o corpo dell'edificio, era divisa, da due file di colonne di marmo, in tre navate corrispondenti alle tre porte e terminate ciascuna da un'abside. La terza parte, o il santuario, era separata dalla navata da una balaustra in marmo, al di sopra della quale si slanciava l'arco trionfale sostenuto da due magnifiche colonne anch'esse in marmo. La volta dell'abside presentava brillanti mosaici su fondi d'oro e d'azzurro; l'arco trionfale, arabeschi e bassorilievi; e la navata, rivestimenti a compartimenti dorati. Il pavimento del santuario era in mosaico, e quello della navata in marmo. L'altare, piccolo e molto basso, come gli altari antichi, eretto da san Martino nel tempio di Saron, era addossato al muro che terminava l'abside. La santa Vergine, il cui culto era stato portato in questi luoghi, con una così tenera venerazione, da apostoli legati così strettamente a san Giovanni, non poteva essere dimenticata nella nuova chiesa: le si dedicò la cripta, cappella sotterranea e funeraria, che ricordava la Confessione dove si raccoglievano i preziosi resti dei martiri. Lì essa sembrava vegliare, come una buona madre, sul sonno dei suoi figli coricati nei loro letti di pietra in attesa del risveglio dell'eternità. Felice e consolante pensiero di mettere così sotto la protezione e come sotto lo sguardo della dolce Madre di Gesù, alma Redemptoris mater, i morti che dormono nella pace del Signore.

Culto 07 / 07

Fine della vita e posterità

Dopo aver ricevuto il pallio, morì nel 600. Il suo corpo fu inumato a Saint-Andoche, dove le sue reliquie sono oggetto di grande venerazione.

Qualche tempo dopo, il sovrano Pontefice, per ricompensare un prelato così grande per le sue luci, le sue virtù e il suo zelo, per i servizi che aveva reso alla Chiesa, per le buone opere di cui era stato promotore o strumento, e che da lungo tempo godeva di tutta la sua stima e di tutta la sua fiducia, gli accordò il pallio; ma Siagro non godette a lungo della decorazione privilegiata che gli aveva inviato il vicario di Gesù Cristo. Un anno dopo, nel 600, andò a ricevere da Gesù Cristo stesso la ricompensa eterna. Nessun vescovo di quell'epoca, pur così feconda di Santi, godette tra i suoi contemporanei e lasciò ai posteri una maggiore reputazione di scienza e di virtù. Fortunato di Poitiers ne tesse il più grande elogio; lo qualifica come degnissimo e santissimo vescovo. Adone di Vienne lo chiama uomo della più eminente santità. Un concilio di Metz gli conferisce anche il titolo di Santo; e, citando un antico canone relativo agli Ebrei, si appoggia solo all'autorità di Siagro, come se il concilio in questione, dove sedevano tuttavia diversi metropoliti, si fosse riassunto interamente nella persona di questo grande prelato che era a capo di tutto l'episcopato delle Gallie. Senza mai adulare le passioni dei principi, seppe impiegare, e impiegare solo per il bene, il suo immenso credito presso di loro.

## CULTO E RELIQUIE.

San Siagro fu inumato nella chiesa dell'ospizio Saint-Andoche, che era una creazione della sua cari église de l'hospice Saint-Andoche Luogo di carità fondato da Siagro e suo luogo di sepoltura. tà e che aveva dotato dei propri beni. Padre dei poveri, aveva voluto senza dubbio riposare in mezzo alla sua famiglia adottiva. Lì, ogni giorno, coloro che gli dovevano un asilo e dei soccorsi assistevano a pregare sulla sua tomba e benedicevano la sua memoria. Vi si conservò la maggior parte delle sue care e preziose reliquie, tra le altre la sua testa che fu rinchiusa più tardi in un reliquiario d'argento a forma di busto, donato dall'abbadessa di Saint-Jean le Grand. Poiché si legge nell'obituario di Saint-Andoche, verso l'anno 1460, al 25 marzo: «Jeanne de Montigny, abbadessa di Saint-Jean d'Autun, che ha donato il capo d'argento dove è riposto il capo di Monsignor san Siagro». Il Val-de-Grâce, a Parigi, possedeva anche alcune reliquie insigni del nostro santo Vescovo. In un borgo della parrocchia di Gravy, vi era una cappella sotto il suo titolo, alla nomina della famiglia di Jarraillon. La parrocchia di Maltat festeggiava come patroni san Siagro e san Sulpizio.

Estratto da Saint Symphorien et son culte, dell'abate Dinet.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita ad Autun in una famiglia consolare
  2. Ordinazione a diacono da parte di sant'Agrippino e a sacerdote da parte di san Nettario
  3. Consacrazione episcopale nel 560 alla presenza di san Germano di Parigi
  4. Consigliere influente dei re Gontrano e della regina Brunilde
  5. Sostegno alla missione di Agostino di Canterbury verso l'Inghilterra nel 596
  6. Ricezione del pallio concesso dal papa san Gregorio Magno
  7. Fondazione dell'abbazia di Santa Maria, dell'ospizio di Sant'Andoche e del monastero di San Martino

Citazioni

  • Quando un'anima ha la consapevolezza di aver fatto qualcosa di buono, se ne rallegra e il suo spirito è colmo come da un'infusione di gioia spirituale. Sant'Ambrogio (in epigrafe al testo)

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo