29 agosto 7° secolo

San Mederico

Merry

Sacerdote e Abate di San Martino di Autun

Festa
29 agosto
Morte
29 août 700 (naturelle)
Epoca
7° secolo

Nobile di Autun entrato in monastero a tredici anni, Mederico divenne abate di San Martino prima di cercare la solitudine nel Morvan. Richiamato ai suoi doveri dal suo vescovo, terminò la sua vita in pellegrinaggio a Parigi, vivendo da recluso vicino alla tomba di san Germano. È celebre per i suoi miracoli, in particolare la liberazione di prigionieri.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 7

SAN MEDERICO O MERRY,

SACERDOTE E ABATE DI SAN MARTINO DI AUTUN

Vita 01 / 07

Giovinezza e ingresso in monastero

Médéric, proveniente da una nobile famiglia di Autun, entra nel monastero di Saint-Martin all'età di tredici anni nonostante le iniziali resistenze dei genitori.

Mentre l'abbazia di Saint-Symphorien era governata da Ermenario, poi vescovo di Autun, e quella di Saint-Martin, sua sorella, da Eroaldo, un pio fanciullo di una nobile famiglia di Autun si presentò alla porta del monastero di Saint-Martin, chiedendo un posto tra i giovani novizi che abitavano il santo asilo. Médéric o Merry (Mederic Médéric ou Merry Padrino e padre spirituale di Frodulfo, abate di Autun. us) era il nome di questo bambino benedetto. Aveva solo tredici anni, e già la sua anima, troppo elevata per accontentarsi delle cose di quaggiù, disgustata dal mondo prima ancora di averlo ben conosciuto, prevenuta da una grazia speciale, aspirava a salire più in alto, si volgeva spontaneamente verso il cielo. Angelo esiliato sulla terra da pochi anni e tuttavia stanco del suo esilio, accorreva sollecito a questo invito del divino Maestro: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati..., e troverete riposo per le vostre anime». I genitori di Merry riponevano in lui le più belle speranze; e a lungo avevano combattuto, credendo sempre di poterla vincere, una risoluzione che veniva così prematuramente a sventare i loro progetti futuri per il loro figlio tanto amato. Ma la perseveranza tutta virile e davvero straordinaria che il fanciullo predestinato mise nel lottare contro i timori e i rimpianti, gli sforzi e le lusinghe dell'amore di un padre, della tenerezza di una madre, contro le promesse e le seduzioni del mondo che gli sorrideva fin dal suo ingresso nella vita, rivelò loro infine una vocazione divina. Non osando resistere oltre alla chiamata dall'alto; non potendo più misconoscere né rifiutare il sacrificio che il cielo esigeva da loro così manifestamente, avevano voluto almeno associarsi al generoso passo del loro figlio e venivano a condurlo essi stessi al monastero per donarlo a Dio.

Ecco dunque il giovane oblato che, sull'esempio di Samuele e di Maria, madre di Gesù, varca la soglia sacra del chiostro per consacrare a Dio le primizie della sua vita e dice con il divino Maestro, per bocca del Profeta: «Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà». Durante la celebrazione dei santi misteri, nel momento stesso dell'oblazione dei doni eucaristici, in presenza di cinquantaquattro religiosi disposti in cerchio attorno all'altare e in preghiera per colui che l'adozione stava per iniziare alle fatiche e alle gioie celesti di una nuova famiglia, il fanciullo condotto dai suoi genitori, il capo coronato di fiori, come un'innocente vittima, si avvicina e presenta l'eulogia del pane e un calice che il sacerdote officiante riceve come pegno offerto al Signore. Poi si inginocchia. Si stendono allora su di lui i lembi lunghi e fluttuanti della tovaglia dell'altare; e i suoi genitori scrivono una cedola di rinuncia o di consacrazione, promettendo con giuramento di non dargli più nulla in proprietà, né da parte loro né per mezzo di altri. Egli viene rivestito dell'abito monastico e spogliato dei suoi capelli. È fatta: Merry appartiene alla Chiesa; l'abate del monastero è diventato il padre adottivo del figlio che Dio gli ha appena inviato. Spesso allora i genitori offrivano essi stessi i propri figli. Questa oblazione era una sorta di raccomandazione monastica, ma ben diversa dalla raccomandazione di palazzo, in uso all'epoca merovingia. L'una era un'infeudazione, l'altra un nobilitamento, un onore; quella una specie di servitù, questa un affrancamento, una felicità eccezionale. Il fanciullo così donato perdeva poco e guadagnava molto: acquisiva ciò che ci rende oggi così giustamente orgogliosi; egli era, di qualunque condizione fosse, libero, emancipato, inviolabile, chiamato alla più nobile esistenza, all'educazione più liberale, la più alta che si conoscesse allora. Non dipendeva più che da Dio, dalla regola, dai suoi doveri, dalla sua coscienza. Così, perfezionamento individuale, addolcimento delle istituzioni sociali di quell'epoca: tale era il duplice scopo di un uso che dovette cessare quando tale scopo poté essere raggiunto con altri mezzi; ed è per questo che, più tardi, i concili ritardarono fino all'età matura la professione degli oblati.

Vita 02 / 07

Vita ascetica ed elezione abbaziale

Riconosciuto per le sue estreme austerità e la sua umiltà, Merry viene eletto abate per acclamazione in seguito alla morte del suo predecessore.

Se talvolta dei fanciulli venivano condotti al monastero dai loro genitori prima che potessero comprendere appieno tutta la portata di questo atto solenne, non fu lo stesso per il giovane Merry. In lui l'oblazione era stata perfettamente meditata, libera, spontanea; e si vide presto che era venuto per donarsi interamente, corpo e anima, a Dio. Le austerità ordinarie della vita religiosa non bastarono al suo fervore. Non dimenticando mai di essersi offerto, sull'esempio di Gesù Cristo, come vittima per i suoi peccati e quelli degli altri, immolava ogni giorno la sua carne con la spada della penitenza, prendendo solo a lunghi intervalli un po' di pane d'orzo o qualche altro vile nutrimento e bevendo solo acqua. Tutti i religiosi, suoi fratelli, lo ammiravano come un prodigio che gli antichi Padri del deserto non avevano superato. E ancora non sapevano tutto: il santo giovane, tanto umile quanto mortificato, nascondeva con cura sotto tutti i suoi abiti ordinari un durissimo cilicio. «Questo grande servitore di Dio», dice il suo biografo, «si ricordava che il primo uomo si era perduto per la sensualità e per l'orgoglio, e voleva espiare, voleva combattere uno di questi due vizi sottraendo al suo corpo quasi lo stretto necessario, e l'altro, sottraendo agli occhi degli uomini tutte le sue mortificazioni con i santi artifici dell'umiltà». Ma lo splendore delle sue virtù, nonostante i veli di cui si sforzava di coprirle, varcò persino le mura dell'abbazia e non tardò a diffondersi lontano. Presto si accorse da ogni parte per vedere il santo religioso la cui fama pubblicava tante meraviglie, per edificarsi dei suoi esempi e delle sue parole, consultare la sua saggezza e riportare qualche buon pensiero, frutti delle istruzioni che si raccoglievano come oracoli dalle sue labbra ispirate. Così, continua lo storico, prendendo un tono di solenne enfasi, «accorreva dai confini del mondo la regina di Saba per ascoltare il saggio Salomone; così le moltitudini, lasciando le loro case, si accalcavano sulle orme del Salvatore, attirate dai suoi miracoli, dai fascini della sua parola, dai fascini della sua bontà».

Nel frattempo l'abate del monastero si ammalò e, dopo lunghe sofferenze, se ne andò verso il Dio al quale, da vero religioso, non aveva cessato di tendere con l'aspirazione di tutta la sua vita. Allora il vescovo di Autun, che abbracciava tutto nella sua sollecitudine di pastore, le pecore come gli agnelli, raccomandò ai monaci di scegliere un uomo capace di preservare dai denti del lupo rapace il gregge di Gesù Cristo e di custodire così bene l'ovile, che il divino Maestro ritrovasse un giorno tutte le pecore che erano state affidate alle sue cure vigilanti. La scelta era fatta in anticipo: Merry fu eletto abate per acclamazione, e la folla accorsa al monastero salutò la notizia dell'elezione con mille grida entusiaste. Tutti erano felici. Il venerabile vescovo, che vedeva esauditi i suoi voti più cari, lo era più di chiunque altro. Subito, rivolgendosi al nuovo abate: «O fiaccola di Cristo», disse con voce solenne! «O vaso scelto nei tesori del Signore! Ricevete da parte del Dio eterno la misura con la quale dovete distribuire al suo gregge gli alimenti spirituali destinati a nutrirlo. Guidatelo con i precetti e i consigli del Vangelo, affinché meritiate di udire un giorno dalla bocca del giudice misericordioso queste parole: «Coraggio! buono e fedele servitore. Poiché sei stato fedele nel poco, ti stabilirò su molto altro: entra nella gioia del tuo padrone».

Vita 03 / 07

Governo e primi miracoli

In qualità di superiore, si comporta come servitore dei suoi fratelli e manifesta doni di guarigione ed esorcismo.

Considerando nell'importante incarico che gli era appena stato imposto non gli onori, ma unicamente i doveri, Merry raddoppiò l'esattezza, se mai fosse stato possibile, nell'adempimento delle minime pratiche della vita religiosa. «Un superiore», diceva, «è la regola personificata, la regola vivente». Modello per tutti, ne era anche il servitore, in conformità a quella parola divina che amava ripetere senza sosta: «Il Figlio dell'Uomo non è venuto in questo mondo per essere servito, ma per servire. Allo stesso modo, colui che sarà il primo tra voi dovrà essere il servitore dei suoi fratelli». Posto a capo di una famiglia religiosa, amava soprattutto mostrarsene il padre. Mai per se stesso, sempre per gli altri, incessantemente attento ai bisogni corporei e spirituali dei suoi figli, vegliava non solo sulla loro condotta esteriore, ma anche sul loro cuore. «Guardatevi», diceva loro spesso, «dai cattivi pensieri come dalle cattive azioni». E al fine di poter applicare il rimedio dove era il male, voleva che tutti gli svelassero con semplicità infantile e un abbandono tutto filiale il loro stato interiore. La sua misericordiosa carità, il suo modo di trattare le anime pieno di abilità quanto di dolcezza, erano così ben conosciuti che ognuno si affrettava a scoprirgli le sue disposizioni più intime, e si ritirava migliore e più felice. Un monaco, tra gli altri, tormentato da una violenta tentazione, andò a farne l'umiliante confessione. Immediatamente il santo abate lo avvolse con la sua tunica e, rivolgendosi al demonio che si lamentava ad alta voce di essere costretto ad abbandonare la sua preda: «Taci, miserabile», gli disse, «ed esci da quest'uomo. No, non possederai più un vaso che Gesù Cristo ha purificato con il suo sangue divino». Il povero religioso, liberato dall'infernale ossessione, giunse sotto la direzione di Merry a una così eminente santità che Dio stesso volle manifestarla attraverso dei prodigi. Un altro monaco, vittima anch'egli dello spirito maligno, non poteva restare un solo istante in chiesa. Non appena era entrato, lo si vedeva subito uscire, prima ancora che si fosse messo in ginocchio. Tutti gli avvertimenti erano stati inutili. Allora Merry credette di dover ricorrere ai rimedi soprannaturali, benedisse un po' di pane e glielo diede. Non ne occorse di più per guarire quell'anima tormentata.

Vita 04 / 07

La fuga nel deserto e il richiamo all'ordine

Aspirando alla vita contemplativa, fuggì nelle solitudini del Morvan ma fu costretto a tornare ad Autun sotto la minaccia di scomunica del vescovo Ansberto.

Tuttavia il nostro Santo, incessantemente distolto da se stesso dagli affari, stanco del governo di cui si credeva indegno, assediato ogni giorno da una moltitudine di persone che la fama delle sue virtù e dei suoi miracoli attirava a lui, gemeva per una necessità che lo strappava alle sue intime comunicazioni con il cielo e allarmava la sua umiltà. Si era rifugiato nel chiostro per fuggire il mondo, ed ecco che il mondo sembrava ostinarsi a seguirlo fin dentro il suo ritiro. Era troppo: non poteva più vivere, soffocava in quell'atmosfera dove le sue aspirazioni verso il cielo erano costantemente ostacolate, dove tutto gli impediva di seguire il suo irresistibile richiamo per la vita contemplativa; e ne cercò un'altra che fosse in armonia con il suo temperamento spirituale. Un giorno dunque, all'insaputa della comunità, lasciò il suo monastero come un tempo san Giovanni di Réome, e corse a sprofondarsi nelle solitudini del Morvan, per conversare finalmente ogni giorno, a suo agio e in tutta libertà, solo a solo con Dio. Dopo aver errato per qualche tempo in quei luoghi selvaggi, profondamente solcati da numerose e oscure valli, che racchiudono ripide montagne coperte di foreste, il cui vasto silenzio è interrotto solo dal rumore del torrente, si fermò a poche leghe da Autun in un bosco deserto e vi costruì un piccolo eremitaggio. Lì, attendendo giorno e notte al commercio intimo con il cielo, restava per lunghe ore immerso nella preghiera, effondeva la sua anima in santi rapimenti e aspirava con lunghi desideri l'eterna felicità. Lì, pensava, nascosto nel segreto del volto del Signore, avrebbe potuto vedere i suoi giorni scorrere, pii e calmi, lontano dalle preoccupazioni dell'amministrazione e da tutti i rumori del mondo, sconosciuto e dimenticato, in attesa dell'oblio, del silenzio e del riposo della tomba. La sua speranza fu delusa: la gloria che fuggiva si attaccò suo malgrado ai suoi passi durante la sua vita, come alla sua memoria dopo la sua morte. Il luogo deserto dove aveva piantato la sua tenda per terminare il pellegrinaggio della sua vita prese un nome, e questo nome fu quello di Celle, o cella di san Merry, che ha sempre portato e che porta ancora oggi. Si andò a visitare la fontana dove l'uomo di Dio si era dissetato, la roccia sulla quale andava a pregare. Il deserto stesso aveva parlato, e si popolò. I pellegrini accorsero da ogni parte, e una chiesa sostituì l'umile cella. Tutto attorno si raggrupparono delle capanne: il villaggio di la Celle era creato e attestava che lì poco tempo prima aveva vissuto un Santo.

Non appena la sua improvvisa scomparsa dall'abbazia fu constatata, tutti i fratelli, tristi e desolati come bambini che si vedono all'improvviso diventati orfani, dedicarono i primi istanti al dolore; poi, uscendo dallo stupore cupo e indeciso nel quale erano immersi, si sparsero da ogni parte cercando e domandando il loro padre. Infine, dopo inquiete e numerose investigazioni, riuscirono a scoprire il luogo del suo ritiro. Il difficile era trarvelo. Misero tutto in opera per convincerlo, adducendo le ragioni più potenti, facendo valere i motivi più capaci di agire sulla sua anima tenera e timorata, rivolgendosi allo stesso tempo al suo cuore e alla sua coscienza. Lo pregavano di tornare per l'amore di Dio e dei suoi figli spirituali, gli rappresentavano che avrebbe acquisito più meriti per il cielo consacrando la sua vita alla felicità dei suoi fratelli, all'edificazione del prossimo, al bene delle anime riscattate dal sangue di Gesù Cristo, alle opere feconde dello zelo, che lavorando, in un isolamento sterile, alla propria e unica perfezione. Preghiere, rappresentazioni, tutto fu inutile.

Il Santo credeva che Dio lo volesse nel deserto, e i suoi poveri figli, dapprima così gioiosi di aver ritrovato il loro padre, se ne tornarono ben tristi: non lo riportavano indietro e restavano orfani. Quale mezzo prendere? Uno solo poteva riuscire loro. Andarono tutti in lacrime a far parte del loro dolore al venerabil e vesco Ansbert Vescovo di Autun che ordinò il ritorno di Merry al monastero. vo di Autun. Ansberto, a questa notizia, partì subito con loro; e non ci volle niente di meno che un ordine sostenuto da una minaccia di scomunica per strappare il solitario alle dolcezze della sua Tebaide.

Merry che non voleva, che non cercava che la salvezza della sua anima e la volontà del cielo, aveva visto l'espressione di questa volontà sovrana nella manifestazione così formale di quella del suo vescovo: obbedì dunque, ma offrendo a Dio il suo ritorno in mezzo agli uomini, come il più grande sacrificio della sua vita. Tuttavia, adempì con un nuovo zelo tutte le funzioni del suo incarico, spendendo come prima, non per gusto, ma per dovere, e di conseguenza in una maniera tanto più meritoria, la sua vita intera al servizio del prossimo; e mai la sua santità gettò un più vivo splendore. Non si sapeva cosa si dovesse ammirare di più in lui, se la sua carità, o i miracoli con cui Dio la ricompensava. Nello stesso tempo in cui la sua preghiera umile e potente rendeva la vista ai ciechi, l'udito ai sordi, l'uso dei loro membri ai paralitici, le parole di salvezza brucianti di fede, imbalsamate di pietà, che uscivano dalla sua bocca, guarivano le malattie dell'anima più tristi ancora e spesso più ribelli delle malattie del corpo. È così che, riportato alla vita attiva e pubblica, e dedicandovisi con eroici sforzi, con continue lotte contro la sua natura che lo chiamava alla contemplazione, imitò fino alla fine il divino Maestro nei suoi sacrifici e nella sua bontà, e passò come lui facendo il bene.

Missione 05 / 07

Ultimo pellegrinaggio e miracoli lungo il cammino

Accompagnato dal suo discepolo Frodulfo, intraprende un pellegrinaggio verso la tomba di san Germano a Parigi, moltiplicando le guarigioni e le liberazioni di prigionieri a Melun.

Ma il giorno della liberazione e del riposo eterno si avvicinava. Per prepararlo a ciò, senza dubbio, Dio permise, prima di richiamare la sua anima dalla terra, che egli fosse per qualche tempo sollevato dal peso delle sue sollecitudini quotidiane. Tra i religiosi dell'abb azia ve n'era uno chiamato Frodulfo Frodulphe (vulgairement saint Frou) Discepolo prediletto e compagno di viaggio di san Mederico. (volgarmente san Frou), che Merry stimava e amava particolarmente. Il santo abate lo aveva tenuto un tempo al fonte battesimale e si era dedicato da allora alla sua educazione. Lo amava come un figlio e lo curava come un discepolo che sapeva comprenderlo. Versando in quella giovane anima la sua anima intera, l'aveva elevata alla più alta perfezione. Frodulfo ricambiava in virtù e in amore filiale ciò che riceveva in sublimi lezioni e affetto paterno. Inoltre, condivideva tutti i gusti del suo maestro caro e venerato, o piuttosto del suo padre. Come lui, poco contento della vita comune del chiostro e aspirando solo alla solitudine del deserto; come lui amando assaporare le delizie della vita contemplativa, pregustazione del cielo, per imitare in un corpo mortale la vita dei serafini. Un giorno, per pietà e per amore verso il santo abate di cui conosceva le pene, i desideri più intimi, e anche per seguire la propria inclinazione, gli propose con vive istanze un pellegrinaggio alla tomba dell'illustre abate di Saint-Sympho rien, san Germano di P saint Germain de Paris Vescovo di Parigi presente alla consacrazione della cattedrale di Angoulême. arigi, suo compatriota e suo modello. Merry accettò l'invito. Eccoli dunque entrambi incamminarsi a piedi verso la meta del loro pio viaggio. Arrivato al monastero di Champeaux-en-Brie, vicino a Melun, Merry non poté andare oltre. Costretto dalla malattia a fermarsi in quella santa casa, vi soggiornò a lungo. Felice di poter offrire a Dio le sue sofferenze, conversare liberamente con Lui, digiunare a suo agio e passare il giorno e la notte lunghe ore in chiesa, ringraziava la Provvidenza di avergli concesso quei pochi momenti di calma pia in una famiglia di fratelli. Ma presto, rimproverandosi quella vita tranquilla, uscì, non appena la malattia glielo permise, dal suo riposo forzato, e cercò nell'esercizio della carità cristiana l'occasione di acquisire nuovi meriti per il cielo.

Essendosi recato a Melun con la s peran Melun Città la cui evangelizzazione e il cui status diocesano sono al centro dell'azione di Leone. za di trovarvi alcune persone presso le quali potesse soddisfare quella passione sublime che lo spingeva a fare del bene, il santo abate udì dalla chiesa, nel momento in cui l'ufficio finiva, le grida lamentevoli dei prigionieri, povera gente detenuta senza dubbio per non aver potuto saldare i propri debiti verso il fisco. Subito mosso da un profondo sentimento di pietà, sull'esempio di san Germano per il quale aveva un culto speciale, si recò presso il depositario dell'autorità pubblica per chiedergli la scarcerazione degli sfortunati prigionieri. Non avendolo trovato, si rivolse direttamente al sovrano Maestro. La sua preghiera fu esaudita: le porte della prigione si aprirono da sole. Immediatamente la folla del popolo, testimone del miracolo, fece esplodere con mille grida entusiaste la sua ammirazione e la sua gioia, mentre il Santo, autore dopo Dio di quel prodigio ottenuto per carità, si affrettava a rientrare al monastero di Champeaux per nascondervi la sua gloria.

Vi restò ancora qualche tempo; ma vedendo che la sua malattia si protraeva, e desideroso di compiere il suo pellegrinaggio, si procurò un rozzo veicolo e partì per Parigi, rammaricandosi di non poter continuare a piedi il suo cammino, come lo aveva iniziato. La sua reputazione era così grande che gli abitanti del paese accorrevano tutti al suo passaggio, le mani piene di doni. Accettava con affabilità e riconoscenza quei doni della pietà popolare e li faceva distribuire ai poveri, usando per sé stesso solo i modesti carri che si davano il cambio lungo la strada per trainare il suo povero carro. Quell'umile marcia fu trasformata dallo splendore dei miracoli che l'accompagnarono in una sorta di ovazione, e la misera vettura, in un carro di trionfo. A metà strada, un uomo, chiamato Ursus, che si era recato con molta fatica sul passaggio di Merry, se ne tornò indietro interamente liberato da una febbre violenta e ostinatamente tenace. Una donna chiamata Benedetta, malata e posseduta dal demonio, fu all'istante guarita e liberata. Alla villa di Boneil e a Charenton, il Santo, il cui cuore formato dalla pietà cristiana si apriva sempre alla compassione, chiese e ottenne la grazia di alcuni infelici detenuti. Durante il tragitto da Melun a Parigi, la fatica lo obbligò a fermarsi in un luogo allora inabitato e senza nome. La pietà dei popoli non lo dimenticò: quel piccolo angolo di terra santificato dalla presenza del santo abate di Autun conservò il suo ricordo e il suo nome. Vi si costruì un oratorio attorno al quale i pii fedeli amarono raggruppare le loro abitazioni; e il villaggio di Saint-Merry ebbe origine. Si onorò ancora la sua memoria non lontano da lì, a Lynais, dove fu fondata una collegiata.

Vita 06 / 07

Fine della vita e morte a Parigi

Dopo tre anni di vita reclusa vicino alla chiesa di San Pietro a Parigi, Merry muore il 29 agosto 700.

Il servo di Dio poté finalmente entrare a P arigi Paris Luogo di nascita, di ministero e di morte del santo. . Era molto sofferente, ma la gioia di raggiungere finalmente la meta tanto desiderata del suo pellegrinaggio gli fece dimenticare tutti i suoi dolori. Dopo aver a lungo effuso la sua anima in preghiera, inginocchiato sulla tomba dell'antico abate di San Sinforiano, andò a riposare il suo corpo spezzato dalla fatica e dalla malattia in una piccola cella attigua alla chiesa di San Pietro, che a quell'epoca si trovava fuori dalle mura della città, allora ancora assai modesta, destinata a tanta magnificenza e grandezza. Dopo avervi vissuto da recluso per quasi tre anni, non potendo fare altro che soffrire e pregare, il buon e fedele servo udì la voce del divino Maestro che lo chiamava alla ricompensa eterna, radunò i suoi discepoli, rivelò loro il giorno della sua morte e completò, dice il biografo, tutti i suoi preparativi per il misterioso passaggio dal tempo all'eternità, dalla terra al cielo. Poi, dopo aver detto addio ai suoi amici, ai suoi figli spirituali, al suo caro Frodulfo, esalò l'ultimo respiro (29 agosto 700) mescolato a un'ultima aspirazione verso Dio: *Inter verba orationis migravit ad Dominum*. Questa grande e bella anima, che si era sempre sentita straniera in questo mondo e aveva aspirato solo alla patria celeste, vi era finalmente per sempre.

Culto 07 / 07

Culto, iconografia e reliquie

Le sue reliquie furono trasferite in un reliquiario d'argento nel IX secolo e la chiesa parigina di Saint-Merry divenne il centro del suo culto.

San Merry viene raffigurato mentre tiene delle catene, o mentre fa aprire da angeli la porta di una prigione. Lo si vede anche guardare il cielo, da cui diverse stelle sembrano scendere verso di lui. Il motivo di quest'ultima raffigurazione risiede nel voler esprimere l'avviso celeste che gli fu dato riguardo alla sua morte.

## CULTO E RELIQUIE.

La cappella di San Pietro, dove Merry fu inumato, divenne celebre per i miracoli che vi operavano le reliquie del santo abate e per il culto pubblico stabilito in suo onore nel secolo successivo, sotto Carlo il Calvo. Divenuta ormai insufficiente e per di più in rovina, fu ricostruita e trasformata in una grande chie sa, nell'884, da O Odon le Faucennier Ricostruttore della chiesa di Saint-Merry a Parigi nel IX secolo. ddone il Faucennier, lo stesso che si distinse, due anni più tardi, nella difesa di Parigi. Allora il sacerdote Teodeberto, che la officiava, desideroso di rendere ai resti venerati del monaco di Autun gli onori che meritavano, pregò Gurlino, vescovo di Parigi, di effettuarne la solenne traslazione. Il pontefice, impedito dalle gravi sollecitudini degli affari pubblici, si fece rappresentare dai suoi arcidiaconi. La cerimonia fu magnifica. Tutto il clero e tutti i religiosi di Parigi vi assistettero con una grande moltitudine di popolo. Al canto del *Te Deum* e dei salmi, si elevarono le ossa del Santo dalla cripta dove erano state collocate inizialmente, per riporle in un reliquiario d'argento arricchito di pietre preziose e sostenuto da due angeli, esposto sopra l'altare maggiore alla venerazione pubblica. Adalardo, conte di Autun e abate di Saint-Symphorien, fece in tale circostanza ricche donazioni alla nuova chiesa che fu da allora posta sotto la doppia invocazione di san Pietro e di san Merry. Ma essa ha conservato solo quest'ultimo nome: la si chiama ancora oggi, a Parigi, chiesa di Saint-Merry. Le diocesi di Autun e di Parigi, che già univano i rapporti così intimi stabiliti da san Germano e san Dractevée, attraverso la cappella e il culto di san Sinforiano, videro dunque ancora più stretti da Adalardo, dalla chiesa e dal culto di san Merry, i legami cari e sacri che già collegavano l'una all'altra la loro rispettiva storia. Così, ovunque andassero i Santi, il ricordo, il rispetto e la fiducia dei popoli li seguivano; così si stabilivano come delle correnti che, partendo da diversi centri principali, facevano abbondantemente circolare, durante tutto il Medioevo, la vita religiosa nel corpo sociale, da un capo all'altro della Francia. La chiesa di Champeaux ricevette una parte delle reliquie del Santo che l'aveva un tempo illustrata con la sua presenza. Il monastero di Autun, giustamente fiero di aver cresciuto e avuto poi come abate un così grande servitore di Dio, fondò una messa solenne in suo onore, al fine di consacrare la memoria e ottenere il soccorso di un fratello caro, di un padre venerato, di un protettore potente presso Dio.

Tratto da *Histoire de saint Symphorien et son culte*, dell'abate Dinet.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Ingresso nel monastero di San Martino di Autun all'età di tredici anni
  2. Elezione per acclamazione ad abate di Saint-Martin d'Autun
  3. Ritiro eremitico nelle solitudini del Morvan (La Celle)
  4. Ritorno forzato ad Autun sotto la minaccia di scomunica del vescovo Ansberto
  5. Pellegrinaggio a Parigi alla tomba di san Germano
  6. Vita da recluso per tre anni vicino alla chiesa di Saint-Pierre a Parigi

Miracoli

  1. Liberazione spontanea di prigionieri a Melun tramite la preghiera
  2. Guarigione di un monaco posseduto tramite il dono di un pane benedetto
  3. Guarigione dalla febbre di un uomo di nome Ursus
  4. Liberazione dell'indemoniata Benedetta
  5. Apertura miracolosa delle porte della prigione a Boneil e Charenton

Citazioni

  • Un superiore è la regola personificata, la regola vivente. San Merry
  • Inter verba orationis migravit ad Dominum Biografo originale

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo