Antico mago e soldato persiano di nome Magundat, Anastasio si convertì al cristianesimo dopo aver visto la Santa Croce catturata da Cosroe. Divenuto monaco a Gerusalemme, desiderò ardentemente il martirio, che ottenne in Persia nel 628 dopo aver rifiutato di rinnegare la sua fede nonostante crudeli supplizi. Le sue reliquie, trasportate dalla Palestina a Roma, sono celebri per numerosi miracoli.
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SANT'ANASTASIO, MONACO E MARTIRE
Contesto e conversione iniziale
Magundat, figlio di un mago persiano, scopre il cristianesimo in seguito al trasferimento della Vera Croce in Persia da parte del re Cosroe.
Non è facile dire quali meraviglie la santa Croce del Salvatore operò in Persia, quando vi fu trasportata dal re Cosroe, dopo averla sottratta al santo Tempio di Gerusalemme, sotto l'imperatore Foca (614); poiché gettò un tale splendore tra quei popoli idolatri che non facevano alcuna difficoltà a dire ad alta voce che il Dio dei cristiani era disceso nel loro paese; molti infedeli aprirono persino gli occhi alle verità del Vangelo, che fino ad allora ignoravano.
Il nostro Anastasio fu tra questi. Si chiamava in precedenza Magundat. Suo padre, di nome Hau, e ra un *m Magundat Compagno di martirio di san Marcello. ago* e lo istruì nell'astronomia, nell'astrologia e nelle folli e perniciose scienze che si definiscono con una sola parola: *magia*.
Dopo aver ricevuto questa educazione, Magundat andò a servire nelle truppe del re Cosroe. Si era appena arruolato quando apprese che i Persiani avevano preso Gerusalemme e sottratto la croce di Gesù Cristo, che portavano trionfanti a Ctesifonte, per erigerla a trofeo della loro religione, a vergogna di tutta la cristianità. Volle sapere perché quel legno fosse così celebre e da dove potesse venire ai cristiani una tale venerazione per lo strumento di un supplizio che era considerato infame. Dio permise che si rivolgesse agli stessi cristiani, i quali gli insegnarono che Gesù Cristo, Figlio di Dio, era morto su quel legno per salvare gli uomini. Conobbe così i primi principi della vera religione e, toccato dalla bellezza della sua morale e dalle ricompense che promette a coloro che la osservano, concepì fin da allora il disegno di abbracciarla.
Battesimo e vita monastica
Dopo un soggiorno in Siria, si reca a Gerusalemme dove riceve il battesimo col nome di Anastasio ed entra nel monastero dell'abate Giustino.
Dopo aver discusso per qualche tempo di questo pio desiderio, lasciò infine l'esercito di Cosroe e, rinunciando alla sua famiglia e al suo paese, si ritirò nella città di Ierapoli, in Siria, presso un orefice o monetario persiano che era cristiano. Imparò il mestiere e lavorò per qualche tempo presso di lui; ma il suo scopo principale, o piuttosto il suo unico desiderio, era di imparare cosa dovesse fare per rendersi degno della grazia del battesimo. Pregò dunque il suo ospite di istruirlo. Questi, temendo di esporsi alla crudeltà dei Persiani che erano padroni del paese se fosse passato per predicatore del cristianesimo, si accontentò di condurre con sé Magundat alla chiesa dei santi Martiri.
Le pitture di cui questo luogo era ornato colpivano vivamente gli occhi di Magundat; ne chiedeva il significato e apprendeva che rappresentavano la crudeltà dei tiranni e la pazienza dei cristiani; ammirava dentro di sé l'eroismo sovrumano di queste gloriose vittime del Vangelo. Il desiderio di abbracciare la religione cristiana lo fece partire poco dopo per Gerusalemme, dove alloggiò ancora presso un monetario, zelante cristiano, che, quando conobbe il suo desiderio del battesimo, lo condusse da un santo sacerdote di nome Elia. Questi, avendo accolto Magundat tra i catecumeni, andò a presentarlo a Modesto che governava allora la Chiesa di Gerusalemme in qualità di vicario generale durante l'assenza del patriarca Zaccaria, prigioniero presso i Persiani.
Magundat ricevette il battesimo insieme ad al tri Pers Anastase Compagno di martirio di san Marcello. iani e cambiò il suo nome in quello di *Anastasio*, che è greco e la cui etimologia faceva intendere che era *passato* dalla morte alla vita. Il buon sacerdote Elia lo trattenne per otto giorni nella sua casa, rivestito dell'abito bianco, secondo quanto dovevano portare i nuovi battezzati durante l'Ottava del loro battesimo; lo esortava senza sosta a perseverare in queste sante risoluzioni. Infine, gli chiese quale genere di vita volesse abbracciare. Anastasio lo pregò di *ordinarlo* monaco. Elia gli fece dunque lasciare l'ab ito bianco abbé Justin Successore di Basso, governatore violento che ordinò l'esecuzione dei martiri. e lo condusse al monastero di Sant'Anastasio, dove l'abate Giustino lo ricevette sotto la sua disciplina. Gli fu dato come maestro un religioso di consumata prudenza, che gli insegnò dapprima la lingua greca e il salterio; dopo di che ricevette la tonsura e l'abito religioso.
Vocazione al martirio
Durante sette anni di vita monastica, Anastasio coltiva il desiderio del martirio, confermato da una visione mistica di una coppa d'oro.
Trascorse sette anni in quel monastero, dedicandosi agli uffici più umili. Era così diligente che trovava ancora abbastanza tempo, dopo aver assistito agli uffici divini e aver adempiuto ai doveri del suo incarico, per applicarsi alla lettura di buoni libri, in particolare di quelli che trattavano della vita dei santi Padri del deserto e delle lotte dei Martiri. E così la sua prima inclinazione a imitarli si fortificava sempre più nel suo cuore; di modo che non chiedeva nulla con più ardore nelle sue preghiere, che la grazia di subire il martirio.
Dio, che asseconda quando gli piace il desiderio dei suoi eletti, volle dargli dei pegni e come un assaggio di questa grazia. Poiché, una notte mentre dormiva, sognò di essere in cima a una montagna dove un uomo gli presentava una coppa d'oro smaltata di pietre preziose e tutta piena di vino eccellente, dicendogli queste parole: *Prendi e bevi*. Quando lo ebbe fatto, la sua anima fu penetrata da una tale soavità che, svegliandosi nello stesso istante, riconobbe che Dio, per la sua misericordia, aveva esaudito le sue preghiere riguardanti il martirio che desiderava con tanta passione.
Arresto a Cesarea
Arrestato a Cesarea di Palestina per aver denunciato la magia, rifiuta di abiurare davanti al governatore Barzabane nonostante la tortura.
Il mattino, che era la festa della Risurrezione di Nostro Signore, comunicò il suo sogno, o piuttosto la sua visione, al suo padre spirituale; e dopo aver assistito a tutto l'ufficio divino e ricevuto la comunione con gli altri fratelli, prese congedo dalla compagnia, partì dal monastero senza portare altro che il suo abito; lo Spirito Santo, che era la sua guida, lo condusse a Cesarea in Palestina. Entrato in questa città, rimase due giorni in preghiera nella chiesa della santa Vergine; poi si recò in quella di Sant'Eufemia, martire. Ma un giorno che vi andava per continuare le sue devozioni, scorse alcune persone che si dedicavano alle operazioni della magia. Fece loro a questo proposito una dolce rimostranza, dicendo che anche lui aveva avuto la sventura di esercitare quest'arte criminale e pregandoli di rinunciarvi come lui; si fece così notare, si rese sospetto, lo trattarono come una spia. Un ufficiale della guarnigione lo arrestò, lo tenne in prigione tre giorni, senza dargli né da bere né da mangiare, e lo condusse davanti a Barzab Barzabane Governatore persiano di Cesarea che fece arrestare Anastasio. ane, governatore della provincia per i Persiani, che era appena arrivato a Cesarea. Anastasio si dichiara apertamente cristiano e rimane insensibile alle più magnifiche promesse così come alle più orribili minacce. Il governatore irritato ordina che gli si leghi un piede e il collo con una grossa catena, che lo si leghi a un altro prigioniero e che sia condannato a portare pietre in questo stato. I Persiani, e soprattutto quelli della provincia di Rasech, suoi compatrioti, gli fecero mille insulti: gli strappavano gli abiti, gli strappavano la barba, lo sopraffacevano di colpi, lo caricavano di pesi enormi, come un miserabile che era, dicevano, l'obbrobrio del loro paese.
Qualche tempo dopo, Barzabane lo fece comparire una seconda volta in sua presenza e gli disse che gli chiedeva per l'ultima volta se voleva tornare alla religione dei suoi padri o restare nelle superstizioni cristiane, e che avrebbe scritto la sua risposta al re Cosroe per avere i suoi ordini. «Scrivigli sul mio conto tutto il male che vorrai», rispose Anastasio, «perché io sono cristiano». «Che lo si stenda», disse allora il governatore, «e che lo si colpisca finché non risponda che è pronto a obbedire». I carnefici preparandosi a legarlo, questo servitore di Dio disse loro: «Lasciate, non ho bisogno di legami». E si mise con calma nella posizione in cui volevano metterlo incatenandolo. Iniziarono allora a colpirlo con grandi colpi di bastone. Il Santo disse loro: «Lasciatemi togliere il mio abito, affinché non sia profanato. Potete colpire la mia carne nuda, perché ciò che fate qui non è che un gioco per me. Anche se doveste squartarmi membro per membro, non rinnegherò il mio Gesù».
Barzabane, avendolo ancora minacciato di scrivere al re: «Fallo», disse il Martire, «scrivi al re. — Cosa dunque!» replicò il governatore, «non temi il re?» — Il Santo rispose: «Perché dovrei temere il tuo re? Non è un uomo come te? Non morirà come te? Come te non marcirà? Chi devo temere, questo oggetto corruttibile, tuo simile, un po' di fango, o Gesù Cristo che ha creato il cielo e la terra?»
Il governatore, stupito della libertà del martire, lo fa riportare in prigione. Qualche giorno dopo, in un altro interrogatorio, lo pressò ancora a sacrificare agli dei della Persia: «A quali dei bisogna sacrificare?» disse Anastasio. «Al sole, alla luna, al fuoco? Perché non anche alle montagne, alle colline e a tutto il resto? Dio mi proibisce di guardare come dei i miei servitori, e di adorare le creature che ha fatto per il mio uso». Barzabane, sempre più offeso da questi discorsi, rimandò il nostro Santo in prigione, con la minaccia di farlo morire non appena avesse ricevuto la risposta del re. Nel frattempo, il confessore di Gesù Cristo era condannato a portare pietre per tutto il giorno. Aumentava lui stesso le sue sofferenze; poiché, rifiutando al suo corpo gran parte del riposo di cui aveva bisogno, pregava, recitava gli uffici divini che si facevano nel suo monastero; ma aveva grande cura di non muovere la sua catena, per non disturbare il sonno del prigioniero con il quale era legato. Ricevette grandi consolazioni come Dio ne riserva a coloro che soffrono per lui. L'abate Giustino, informato di tutto ciò che sopportava il suo discepolo per la causa di Gesù Cristo, ordinò preghiere nella comunità e fece partire due monaci per assisterlo. Anche il cielo lo visitava: uno dei compagni di Anastasio lo vide una notte tutto raggiante di luce in mezzo a un coro di angeli che pregavano con lui, e mostrò questo bello spettacolo agli altri prigionieri.
Trasferimento e ultime prove
Inviato in Persia per ordine del re, subisce nuovi interrogatori e torture a Balsaloë, rimanendo inflessibile di fronte alle promesse reali.
Barzabane, dopo gli interrogatori di cui abbiamo parlato, trovando Anastasio invincibile, aveva scritto a Cosroe. Ne ricevette risposta dopo alcuni giorni. Facendo allora condurre il suo prigioniero, gli disse: «Ecco ciò che il re mi ordina: abiura soltanto a parole il cristianesimo e ti metterò in libertà. Allora va' dove vuoi; se vuoi essere monaco, sii tale; se preferisci tornare mago come eri, come noi siamo, fallo». Il martire di Cristo rispose: «Non mi accadrà mai di rinnegare il mio Gesù». Lo tentarono ancora con ogni sorta di promesse, ma inutilmente. Infine il governatore gli fece dire: «So che temi i tuoi compatrioti e che non osi rinnegare Cristo davanti a loro, ma il re si accontenta che tu faccia questa abiura davanti a me e a due sole altre persone, e subito sarai libero». Il Santo rispose: «Non mi accadrà mai di rinnegare il mio Gesù, né davanti a te né davanti ad altri».
Barzabane, vedendolo inamovibile, gli dichiarò che aveva ordine di inviarlo al re carico di catene. «Queste catene sono inutili», disse Anastasio; «se mi mettessi in libertà, mi recherei da me stesso verso il re». Il governatore diede l'ordine di farlo partire entro cinque giorni con altri due prigionieri cristiani. Durante i preparativi del viaggio arrivò la festa dell'Esaltazione della Santa Croce, che si celebrava il 14 settembre. Anastasio, i due religiosi inviati da Giustino per consolarlo, i due cristiani che dovevano seguirlo presso Cosroe e alcuni uomini pii di Cesarea, passarono quella notte a cantare inni e salmi, dimenticando le sofferenze della prigione per pensare solo alle lodi del Signore. Al mattino, il commerciante o esattore delle imposte, che era cristiano, ottenne dal governatore la libertà di condurre Anastasio in chiesa per celebrarvi questa grande festa, con la promessa di ricondurlo poi in prigione; poiché bisogna notare che i Persiani non impedivano l'esercizio della religione cristiana nei luoghi della loro conquista dove l'avevano trovata stabilita. Ce l'avevano solo con coloro che, appartenenti al loro paese, abbandonavano la religione dei padri per farsi cristiani, guardando a questa conversione come a un oltraggio ai loro dei e come a un affronto che ricadeva su tutta la nazione.
La presenza del Santo nell'assemblea dei fedeli fu motivo di gioia universale: essa rianimò la pietà, il coraggio e la fede quasi spenta di molti che si erano lasciati abbattere dalla prosperità e dal successo delle armate persiane, dalla desolazione della città santa di Gerusalemme e dalla cattività di un gran numero di cristiani. Egli li consolò tutti, li fortificò con l'esempio delle sue sofferenze e con i suoi discorsi. Non ci si poteva saziare di vederlo, si baciavano le sue catene con rispetto. Dopo l'assemblea, il commerciante, a forza di preghiere e quasi con la violenza, condusse a casa sua Anastasio con i due religiosi che lo accompagnavano; vi cenarono in numerosa compagnia, dopodiché tornarono in prigione.
Cinque giorni dopo, il nostro Santo partì per la Persia, sotto buona scorta, con gli altri due prigionieri cristiani; e uno dei due religiosi del suo monastero ricevette dall'abate Giustino l'ordine di seguirlo ovunque, ed è lui che ha scritto, o almeno dettato, gli Atti del martirio di Anastasio, come testimone oculare. In tutti i luoghi dove passava il confessore di Gesù Cristo, i cristiani si accalcavano in folla attorno a lui per esprimergli il loro rispetto e la loro ammirazione, al punto che questi onori allarmarono la sua umiltà. Ne scrisse dalla città di Ierapoli e dalle rive del Tigri al suo abate, chiedendo le sue preghiere e quelle della comunità affinché Dio gli facesse la grazia di terminare la sua carriera umilmente e coraggiosamente.
Non appena giunto a Balsaloë, piccola città dell'Assiria, a due leghe e me zza da D Balsaloë Piccola città dell'Assiria, luogo dell'esecuzione finale. iscarthes, vicino all'Eufrate, dove si trovava allora il re dei Persiani, fu messo in prigione in attesa di ordini particolari. Cosroe, dopo alcuni giorni, inviò un magistrato per interrogarlo. Rispose come sempre «che era cristiano, che il suo Dio aveva creato il cielo e la terra; se Gesù era morto sulla croce, era stato volontariamente per riscattarci e distruggere l'impero dei demoni che regnavano tra i Persiani». Il giudice cercò di abbagliarlo con promesse, promettendogli il favore del re e uno dei primi posti alla sua corte. «Considero i doni del tuo re come fango», rispose il Santo. Il giorno seguente, il giudice impiegò le minacce. «Signore», gli disse il martire con tranquillità, «è inutile che tu ti tormenti così. Gesù, il mio Dio, mi sostiene: non riuscirai mai a farmi abbandonare la mia fede». Allora il giudice lo fece incatenare e battere a colpi di bastone, dicendo: «Ecco ciò che avrai ogni giorno al posto degli onori che rifiuti. — Sarò insensibile ai tuoi colpi come alle tue cortesie», replicò Anastasio; «fai ciò che vuoi». Ricevette la bastonatura per tre giorni di seguito. Il giudice lo fece allora stendere sulla schiena e ordinò che gli ponessero sulle gambe un grosso pezzo di legno appesantito ancora da due uomini montati sulle due estremità. Questo supplizio era considerato insopportabile. Anastasio lo sopportò con calma, rendendo grazie a Dio. Il giudice, non sapendo più che fare, lo rimandò in prigione e andò egli stesso a raccontare al re ciò che era accaduto per ricevere i suoi ordini. Durante questo tempo, il carceriere, che era cristiano, lasciava entrare il religioso che aveva seguito il nostro Santo e che veniva a consolarlo e a esortarlo al bene. Molti fedeli, che si trovavano in quella città, accorsero anch'essi alla prigione e, prosternandosi ai piedi del Martire, baciavano le sue catene, lo scongiuravano di pregare per loro e di benedirli. E poiché egli rifiutava, prendevano della cera, la premevano contro le sue catene affinché vi si imprimessero e portavano via quella santa impronta come una benedizione.
Il giudice, essendo di ritorno, interrogò ancora per diversi giorni il nostro santo Martire e ogni volta lo faceva battere crudelmente. Per suo ordine, lo appesero per una mano, dopo avergli legato al piede una grossa pietra. Rimase circa due ore in quello stato. Vedendolo inamovibile, il giudice lo fece scendere e andò di nuovo a consultare il re.
Il martirio finale
Anastasio viene strangolato e poi decapitato il 22 gennaio 628, insieme ad altri settantadue compagni cristiani.
Egli tornò, dopo cinque giorni, con l'ordine di far morire Anastasio e gli altri prigionieri cristiani, in tutto settantadue. Li condussero sulla riva del fiume e tutti furono strangolati alla presenza di Anastasio, al quale i carnefici dicevano, alla morte di ciascuno: «Vuoi morire così, o preferisci obbedire al re e conservare la dolce luce del giorno e mille onori?». Ma il santo martire, elevando gli occhi al cielo, rese grazie a Dio poiché i suoi desideri stavano per essere esauditi, e disse: «Speravo che il mio corpo fosse fatto a pezzi da voi per amore di Gesù Cristo. Ma se questa è la morte che mi preparate, ringrazio Dio perché, attraverso pene così piccole, mi assocerà alla gloria dei santi Martiri». E così, con grande gioia, un'ineffabile allegrezza, subì lo stesso genere di morte dei suoi compagni. Si distinse dagli altri solo per il fatto che gli fu tagliata la testa dopo essere stato strangolato, il 22 gennaio dell'anno 628, diciottesimo dell'impero di Eraclio.
Posterità e culto delle reliquie
Le sue reliquie, risparmiate dalle bestie, furono trasferite dalla Persia a Cesarea, poi a Costantinopoli e a Roma, dove operarono miracoli.
Dio lo distinse in modo ben più rimarchevole: durante la notte, i cani che divorarono i corpi degli altri martiri, lasciarono il suo intatto; cosicché il religioso di cui abbiamo parlato, e alcuni altri cristiani tra i prigionieri della Palestina, poterono riscattarlo dai carnefici; lo portarono al monastero di San Sergio, che non era lontano, e da cui deriva il nome di Sergiopoli alla piccola città di Barsaloe. Altri dicono che queste sante reliquie furono tutte portate a Cesarea in Palestina, e si racconta, nella quarta sessione del secondo concilio di Nicea, che quand o fu fatta questa trasl second concile de Nicée Settimo concilio ecumenico che ha ripristinato la venerazione delle icone. azione, tutta la città andò incontro in processione, per ricevere con rispetto un così prezioso tesoro. Una donna, di nome Areta, tra le prime della città, fu la sola abbastanza temeraria da non prendere parte a questa pompa, dicendo che non si sarebbe scomodata per le Reliquie di Persia. Ma fu presto obbligata a cambiare risoluzione. Apparendole il Santo di notte, rivestito del suo abito religioso, la riprese severamente per la sua empietà, e allo stesso tempo fu colta da violenti dolori e perse la parola. Le fu consigliato di raccomandarsi al santo Martire per recuperare la salute; essa prese questa decisione, e si fece portare al suo sepolcro, lo riconobbe dalla sua vera immagine che era presso le sue reliquie e che le apparve simile alla sua visione, e fu interamente guarita. Queste sante reliquie furono poi portate a Costantinopoli dove l'imperatrice Irene fece in seguito costruire una chiesa in loro onore.
Infine, gli atti del settimo concilio ecumenico ci apprendono che all'epoca in cui si tenne, Roma possedeva già l'immagine e la testa di sant'Anastasio, e che operavano miracoli. Il concilio si serve persino di questo esempio per autorizzare il culto delle immagini. Riconosce nello stesso luogo, come autentici, gli atti originali del suo martirio. Queste preziose reliquie furono depositate in una chiesa della Santa Vergine chiamata ad aquas Salvias, vicino alla porta Capena. Essa ha da allora cambiato nome e si chiama oggi la chiesa dei santi Vincenzo e Anastasio.
Nelle sue immagini si rappresenta la sua decapitazione; ma la si distingue da quella di san Giovanni Battista in quanto la testa porta un taglio al cranio o un cappuccio da monaco.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Conversione alla vista della santa Croce portata via da Cosroe
- Battesimo a Gerusalemme per mano del sacerdote Elia
- Vita monastica di sette anni nel monastero di Sant'Anastasio
- Arresto a Cesarea di Palestina per aver rimproverato dei maghi
- Trasferimento in Persia e rifiuto di abiurare davanti al re Cosroe
- Martirio per strangolamento e decapitazione con 71 compagni
Miracoli
- Visione di una coppa d'oro che annuncia il suo martirio
- Apparizione luminosa in mezzo agli angeli nella sua prigione
- Corpo preservato dai cani dopo la morte
- Guarigione di Areta a Cesarea
Citazioni
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Anche se dovessi essere fatto a pezzi membro per membro, non rinnegherò il mio Gesù.
Fonte originale -
Chi devo temere, questo oggetto corruttibile, tuo simile, un po' di fango, o Gesù Cristo che ha creato il cielo e la terra?
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