San Raimondo Nonnato
DELL'ORDINE DI NOSTRA SIGNORA DELLA MERCEDE PER LA REDENZIONE DEGLI SCHIAVI.
Cardinale, dell'Ordine di Nostra Signora della Mercede
Religioso dell'Ordine della Mercede nel XIII secolo, Raimondo Nonnato si dedicò al riscatto dei cristiani prigionieri in Africa, arrivando a offrirsi come ostaggio ad Algeri dove subì il martirio del lucchetto alle labbra. Nominato cardinale da Gregorio IX, morì nel 1240 dopo aver ricevuto la comunione dalle mani degli angeli. È invocato per le partorienti e gli innocenti accusati.
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SAN RAIMONDO NONNATO, CARDINALE,
DELL'ORDINE DI NOSTRA SIGNORA DELLA MERCEDE PER LA REDENZIONE DEGLI SCHIAVI.
Giovinezza e tentazione nel deserto
Pastore devoto, il giovane Raimondo si ritira spesso in un eremo dedicato a san Nicola per pregare la Vergine, resistendo vittoriosamente alle tentazioni del demonio.
Egli le rese i suoi rispetti e i suoi omaggi con più agio, applicazione e riposo. La divina Provvidenza assecondò anche queste sante disposizioni: poiché, ai piedi di una montagna dove conduceva abitualmente il suo gregge, gli fece trovare un piccolo eremo con una cappella dedicata a san Nicola; vi era in quel santuario un'immagine della santa Vergine, che divenne l'oggetto della sua assiduità, della sua devozione e il suo asilo nelle sue tentazioni e nelle sue pene.
Satana non dimentica nulla per distogliere i fedeli dalle vie della loro salvezza; compie i suoi sforzi maggiori agli inizi, quando un'anima intraprende di darsi a Dio, al fine di impedire il progresso di una virtù nascente: non mancò di tendere le sue insidie per sorprendere il giovane Raimondo; e, per meglio riuscire nella sua tentazione, gli apparve sotto le sembianze di un altro pastore che veniva, per cortesia, a fargli visita; gli fece dapprima mille onori, poi, entrando più a fondo in conversazione con lui, gli rappresentò che i vantaggi della nascita, della fortuna e dello spirito dovevano allontanarlo da quella vita campestre che, diceva, è più adatta a bestie selvatiche che a uomini ragionevoli nati per la società, tanto più che si è privati di ogni consolazione umana e di ogni soccorso spirituale e temporale.
Tutto questo discorso non fu capace di scuotere il coraggio di Raimondo; al contrario, avendo udito verso la fine alcune parole contro la castità, che il demonio vi mescolò con astuzia, gli voltò le spalle di colpo e chiamò la santa Vergine in suo soccorso. Ma non ebbe appena pronunciato il santo nome di Maria che, come se avesse spezzato la testa a quel serpente travestito, lo vide sparire con un grido orribile. Raimondo, tutto stupito di questa avventura, corse al suo eremo e si prostrò con il volto a terra, ai piedi della sua santa Protettrice, per chiederle di nuovo la sua assistenza contro gli attacchi di Satana; ricevette all'istante da quella buona Madre una così grande abbondanza di grazie e di consolazioni interiori, che si consacrò di nuovo a una così favorevole Padrona, e promise di renderle i suoi servizi con più fedeltà che mai.
Il miracolo del gregge e la vocazione religiosa
Un angelo custodisce il suo gregge durante le sue preghiere, convincendo il padre della sua santità; in seguito entra nell'Ordine della Mercede a Barcellona.
I pastori dei dintorni, vedendo spesso il nostro Santo recarsi in quel luogo sacro, ebbero la curiosità di sapere cosa vi facesse: e, poiché lo trovavano sempre in preghiera e in ginocchio, o prostrato davanti all'immagine della santa Vergine, invece di essere toccati da una pietà così profonda, vi videro semplicità e una perdita di tempo; la loro malizia giunse fino ad accusarlo, presso suo padre, di trascurare la custodia dei suoi greggi. Il padre, non potendo credere a una tale negligenza da parte di un figlio che gli era sempre stato perfettamente obbediente, decise di venire lui stesso a verificare la verità dei fatti. Partì poco tempo dopo e prese la strada della montagna dove suo figlio era solito recarsi; ma, quando giunse nel luogo dove pascolava il gregge, fu molto sorpreso di vedere un giovane di una bellezza ammirabile e tutto splendente di luce, che lo custodiva. La sua vista gli ispirò tanto rispetto che, non osando avvicinarsi, proseguì per scendere nell'eremo di cui gli avevano parlato, e trovò effettivamente suo figlio in ginocchio a pregare davanti all'immagine della santa Vergine; lo osservò per qualche tempo in quello stato, poi gli chiese chi fosse quel bel giovane a cui aveva affidato la custodia del suo gregge. Raimondo, che ignorava questo miracolo della divina Provvidenza, non sapendo cosa rispondere, si gettò ai suoi piedi e, scoppiando in lacrime, gli chiese perdono per la sua negligenza. Il padre, che comprese da questo comportamento che tutto ciò era opera della mano di Dio, ne rese grazie e, non volendo interrompere ulteriormente la devozione del figlio, se ne tornò a casa molto contento e pieno di gioia. Raimondo, dal canto suo, tutto turbato da questa avventura, tornò a consolarsi ai piedi della sua celeste Madre; ella gli chiarì il mistero e gli dichiarò che era stata lei a inviare un angelo per custodire le sue pecore, mentre lui era occupato a servirla.
Un così raro favore riempì il cuore di Raimondo di una grande fiducia verso Maria; la pregò con insistenza di fargli conoscere lo stato in cui avrebbe potuto esserle più gradito. Questa amabile Signora, toccata dal fervore di un discepolo così fedele, gli apparve in forma sensibile, come aveva già fatto altre volte, e gli disse che il suo desiderio era che lasciasse quella solitudine e si recasse a Barcellona, per prendervi l'abito religioso in un Ordine che vi era stabilito in suo nome, sotto il titolo di Nostra Signora della Mercede o della Redenzione degli schiavi. Raimondo ricevette questa notizia con una gioia incredibile e, dopo aver pregato, per ordine della stessa Vergine, il conte di Cardona di far acconsentire suo padre a questa vocazione, fu inviato da lui stesso a Barcellona, dove fu ammesso al noviziato e ricevette l'abito dell'Ordine della Mercede dalle mani di san Pietro No saint Pierre Nolasque Fondatore dell'Ordine della Mercede e superiore di Pietro Pascasio. lasco.
Missione di redenzione e prigionia ad Algeri
Inviato in Africa per riscattare i prigionieri, Raimondo si offre come ostaggio ad Algeri per liberare gli ultimi cristiani schiavi.
Non si potrebbe esprimere con quale fervore questo santo religioso camminasse sulla via della perfezione; la sua pietà apparve agli occhi di tutti così alta, solida ed eminente che, pochi anni dopo la sua professione, fu degno di un incarico che richiedeva una virtù consumata. Sa n Serapione, r Saint Sérapion Religioso dell'Ordine della Mercede, inizialmente scelto per la missione in Africa. eligioso dello stesso Ordine, era stato scelto per compiere un viaggio presso i barbari, al fine di liberare dei prigionieri; ma, mentre era sul punto di partire, un affare importante costrinse i suoi superiori a prendere altre misure e ad inviarlo in Inghilterra. Fu necessario nominare un redentore al suo posto; gli fu chiesto un parere; egli implorò per questo le luci dall'alto e fu ispirato a nominare Raimondo, di cui conosceva lo zelo e che gli aveva spesso rivelato, come al suo maestro di noviziato e al suo direttore, l'ardente desiderio che aveva di esporre la propria vita per un'impresa così pericolosa e penosa, sebbene avesse solo trent'anni.
Raimondo accettò questo incarico con grande piacere e, poco tempo dopo, passò in Africa e si fermò al porto di Algeri, rifugio dei pirati, merc port d'Alger Città associata alla fonte liturgica del testo. ato dove i corsari infedeli andavano con tutta libertà ad esporre in vendita i cristiani che avevano fatto schiavi nelle loro scorrerie. Il numero di questi poveri prigionieri era allora così grande che il fondo che san Raimondo aveva portato non fu sufficiente per riscattarli tutti. Ma, poiché la carità di questo generoso redentore era estrema, non volle lasciare nessuno di questi infelici in schiavitù; così, dopo aver concordato il prezzo del loro riscatto e aver distribuito il denaro che aveva, li fece tutti mettere in libertà e si offrì egli stesso come ostaggio fino a quando non fosse arrivato il resto del pagamento.
Il santo personaggio, vedendosi carico di catene, ringraziava Dio per avergli dato una così bella occasione di sopportare qualcosa per amore di Colui che ha sofferto la morte di croce per la redenzione di tutti gli uomini. Non si possono descrivere le crudeltà e gli oltraggi che i barbari esercitarono su di lui durante il tempo della sua prigionia. Furono così eccessivi che il cadì o giudice del luogo, che temeva infine che questi tormenti lo facessero morire, il che avrebbe fatto perdere loro la somma per la quale era in ostaggio, fu costretto a far gridare a suon di tromba che nessuno doveva maltrattarlo ulteriormente e che, se fosse morto, coloro che lo avessero maltrattato ne avrebbero risposto e avrebbero pagato tutto il riscatto che si attendeva per la sua liberazione.
Il martirio del lucchetto e l'evangelizzazione
Nonostante le torture e un lucchetto applicato alle labbra per impedirgli di predicare, continua a convertire gli infedeli attraverso i miracoli.
Raimondo approfittò della poca libertà che gli concedeva quella tregua per esercitare la sua carità in ogni modo possibile. Spesso andava a visitare i sotterranei, dove venivano condotti continuamente nuovi cristiani: li confermava nella fede e li consolava nelle loro sventure; istruiva persino gli infedeli e ne convertì molti tra i più ostinati, tra gli altri, due mori di alto rango che ricevettero dalle sue mani il santo battesimo.
Queste pie pratiche di Raimondo non poterono rimanere così segrete che il pascià, di nome Setim, non ne venisse a conos Sétim Pascià di Algeri che ordinò il supplizio di Raimondo. cenza; ne fu così adirato che ordinò immediatamente che il santo fosse impalato, e questo crudele decreto sarebbe stato eseguito se coloro che erano interessati al riscatto dei prigionieri, di cui egli prendeva il posto, non avessero moderato l'ira di quel barbaro: egli mutò dunque il supplizio della morte in quello di un gran numero di colpi di bastone, che fece scaricare su quell'innocente vittima, con l'inumana crudeltà che è ordinaria tra gli infedeli.
Questo supplizio, per quanto violento, fu così poca cosa per il suo coraggio, che non fu capace di arrestare il suo zelo né di impedirgli di continuare a istruire coloro che gli mostravano qualche desiderio di conoscere i principi della religione cristiana, e a fortificare i cristiani che il rigore dei tormenti e delle catene, la noia della prigione o la disperazione di essere liberati rendevano vacillanti nella fede. Il pascià fu di nuovo informato di questa santa audacia di Raimondo: il che lo fece montare a un tale eccesso di violenza che, dopo averlo fatto frustare nudo all'angolo di tutte le strade della città, ordinò che fosse condotto al grande mercato, che lì il carnefice gli trafiggesse le due labbra con un ferro rovente e gli mettesse un lucchetto d'acciaio alla bocca per impedirgli di parlare; che la chiave fosse sotto la custodia del cadì, che non l'avrebbe data se non quando avesse giudicato necessario farlo mangiare; infine, che in quello stato fosse gettato in un sotterraneo, carico di catene e ferri.
Questo illustre Santo, invece di affliggersi per una sorte così triste, ringraziava Dio con tutta l'estensione del suo cuore; non poteva più aprire la bocca per pubblicare le sue lodi, ma apriva il suo cuore per parlargli il linguaggio dell'amore, attraverso le sue orazioni, i suoi desideri e i suoi trasporti. Un giorno, mentre il suo spirito era fortemente occupato nella contemplazione, fu rapito in un'estasi così profonda nell'oscurità del suo sotterraneo, che rimase a lungo nella sospensione di tutti i suoi sensi: i Mori che erano incaricati di lui, venendo per portargli del pane, lo trovarono in quello stato disteso per terra, la testa appoggiata sulla mano sinistra e indicando con la mano destra, in un libro, questo versetto del salmo CXVIII: *Ne auferas de ore meo verbum veritatis usquequaque*: «Signore mio e Dio mio, non togliere mai dalla mia bocca la parola di verità». Furono molto sorpresi di questa novità; ma il loro stupore fu ben più grande quando, avendolo fatto tornare in sé, lo udirono, con la bocca tutta lucchettata, pronunciare ad alta voce questo versetto del salmo LXXXIX: *In æternum, Domine, permanet verbum tuum*: «La tua parola, Signore, sussiste in eterno». Tuttavia, questi barbari furono abbastanza induriti da attribuire questa meraviglia a un incantesimo, tanto che, per obbligarlo a tacere, lo caricarono di colpi di bastone e di calci, e gli lasciarono il lucchetto alla bocca, senza dargli da mangiare quel giorno.
Elevazione al cardinalato e ritorno in Spagna
Liberato dal suo ordine, viene nominato cardinale da Gregorio IX ma conserva una vita di povertà e umiltà a Barcellona.
San Raimondo rimase per otto mesi in questi tormenti e in queste angosce, che sopportò sempre con una gioia e una costanza ammirevoli. Alla fine di questo periodo, i religiosi del suo Ordine arrivarono con i fondi che erano stati concordati per la sua liberazione; ebbero tuttavia ancora molta difficoltà a trarlo dalla sua prigionia. Il cadì, che era estremamente avaro, si mostrava scontento, e il Santo stesso, tutto acceso dal fuoco della carità, avrebbe voluto rimanervi del tutto, per la consolazione degli altri schiavi. Fu tuttavia rimesso in libertà e partì da Algeri, ma non senza ricompensa per le sue fatiche; poiché i religiosi che lo accompagnavano gli fecero sapere che il papa Gregorio IX, essendo stat pape Grégoire IX Papa che ha attestato i miracoli di Bruno. o informato delle meraviglie della sua vita e della purezza delle sue azioni, lo aveva elevato al cardinalato, e che, come segno singolare del suo affetto, gli aveva conferito questa dignità sotto il titolo di Sant'Eustachio, che era quello che egli stesso aveva quando fu eletto capo della Chiesa. Raimondo fu così poco toccato da questa notizia che, preferendo sempre la mortificazione, la povertà e la modestia religiose a tutti gli onori del mondo, non volle mai cambiare abito, alloggio o stile di vita; cosicché, giunto a Barcellona, rientrò nel suo convento e continuò a vivere nello stesso modo in cui aveva fatto in precedenza, senza sfarzo e senza alcuna pompa esteriore, sebbene il conte di Cardona gli avesse fatto preparare un appartamento nel suo palazzo.
La visione della corona di spine
Dopo aver soccorso un povero, Raimondo riceve una visione di Cristo e sceglie di portare la corona di spine piuttosto che quella di fiori.
Non bastava che il beato Raimondo fosse incoronato dagli uomini; Dio volle incoronarlo Egli stesso. Poiché il suo amore e la sua compassione per gli infelici erano senza misura, accadde che un giorno d'inverno, essendo la stagione molto rigida, il nostro Santo incontrò per le strade un povero vecchio mal vestito e tutto tremante di freddo. Questo spettacolo gli toccò sensibilmente il cuore. Ne ebbe compassione e, avendo abbracciato il povero come per riscaldarlo, gli fece l'elemosina e gli diede persino il suo cappello per coprirsi; di modo che egli se ne tornò a casa a capo scoperto. La notte seguente, Nostro Signore, per ricompensare un'azione così eroica, gli fece vedere, nel fervore della sua orazione, un piacevolissimo giardino, seminato di mille fiori diversi: la Regina degli angeli e un gran numero di altre vergini coglievano quei fiori e ne componevano una corona di un profumo e di una bellezza meravigliose. Una vergine della compagnia chiese per chi fosse quella corona: la santa Vergine rispose che era per colui che aveva tolto il suo cappello dal capo per coprire quello di un povero. Allo stesso tempo, tutta quella gloriosa schiera si avvicinò a lui per porgliela sul capo; ben lungi dal rallegrarsene, il nostro Santo se ne afflisse estremamente e, nell'eccesso della sua confusione e del suo dolore, rivolse il suo lamento verso il cielo: «O sfortunato che sono, ho perduto ciò che avevo guadagnato! Ahimè! Dovevo ricevere in questo mondo la ricompensa di un piccolo bene che avevo fatto solo per la gloria di Dio e per piacere al mio Salvatore crocifisso!». Appena ebbe terminato queste parole, tutto ciò che aveva visto disparve e non trovò più accanto a sé che un pover'uomo afflitto, che aveva il capo cinto da una corona di spine. Egli considerò quel povero con attenzione e, riconoscendo che era Gesù Cristo stesso, volle gettarsi ai suoi piedi per rendergli omaggio. Allora il Salvatore, togliendosi quella corona di spine dal capo, gli disse: «La tua santa Madre, mio caro figlio, che è anche la mia, voleva incoronarti di fiori; ma, poiché tu non vuoi altra gloria in questo mondo che quella della mia croce, ecco che ti porto le mie spine». San Raimondo prese quella corona e se la pose sul capo, ma con tale violenza che lo fece tornare dal suo trasporto. Egli fu a lungo tutto consolato di gioia per ciò che aveva visto, e ne ritenne questa bella massima, che tutte le nostre buone azioni devono essere fatte puramente per l'amore di Dio, e senza ricercare altro interesse che quello della sua gloria.
Morte miracolosa e sepoltura
Chiamato a Roma, muore vicino a Barcellona dopo aver ricevuto il viatico dalle mani degli angeli; una mula cieca guida il suo corpo verso l'eremo della sua giovinezza.
Il Papa Gregorio IX, che apprendeva ogni giorno le meraviglie che Dio operava per mezzo del suo Servo, lo benediceva mille volte per avergli ispirato di scegliere un così grande Santo per associarlo al sacro collegio dei cardinali, e, poiché aveva un desiderio estremo di vederlo e di tenerlo presso di sé per seguire i suoi consigli, gli mandò ordine di venire a trovarlo a Roma. L'umiltà di Raimondo gli faceva disprezzare tutti quegli onori ai quali si vedeva chiamato; ma, non volendo perdere il merito dell'obbedienza che doveva alla Santa Sede, si mise in condizione di soddisfare la volontà di Sua Santità. Andò per questo a chiedere la benedizione di san Pietro Nolasco, fondatore del suo Ordine, che riconosceva sempre come suo superiore, per quanto cardinale fosse; andò anche dal conte di Cardona, di cui era padre spirituale, per rendergli le sue ultime visite.
Tutta la sua Congregazione e tutta la Catalogna si ripromettevano grandi vantaggi da questo viaggio; ma piacque a Dio, per i segreti impenetrabili della sua Provvidenza, di rendere le sue speranze ben brevi: poiché, non appena il beato Raimondo fu entrato nella casa del co nte di Cardona, che era a maison du comte de Cardone Luogo di morte del santo e dominio del conte di Cardona. due giornate da Barcellona, fu colto da una febbre violentissima, accompagnata da convulsioni e da tutti i sintomi che potevano essere i segni di una morte prossima. Volle disporsi ad essa con i mezzi ordinari che la Chiesa presenta a tutti i fedeli. Ma i religiosi della Mercede dipendevano dal parroco del luogo, che era assente; fu necessario attenderlo per amministrargli gli ultimi Sacramenti. Allora quest'uomo divino, che temeva di morire senza essere munito del santo Viatico, elevò gli occhi al cielo e pregò Dio di non permettere che fosse privato di quel bene che desiderava con tanto ardore, sebbene si riconoscesse indegno; e subito entrò, dalla porta della sala dove era coricato, in presenza del conte, dei religiosi e di diverse altre persone che lo assistevano, una bella processione di uomini sconosciuti, rivestiti di abiti bianchi, come i Padri della Mercede, e tenendo ciascuno una fiaccola accesa in mano. Nostro Signore li seguiva avendo un santo ciborio tra le mani; ma la luce che diffondeva era così grande che tutti i presenti ne rimasero abbagliati: di modo che nessuno poté vedere ciò che accadde nel seguito di un'azione così miracolosa.
Essa durò una buona mezz'ora; dopo di che la processione se ne tornò nello stesso ordine in cui era venuta, con questa differenza soltanto, che venendo, i religiosi erano apparsi solo dalla porta della camera fino attorno al letto, e, al ritorno, presero la strada del fiume che bagna il piede del villaggio, e lo passarono all'asciutto, camminando sulle acque come sulla terra ferma, e scomparvero poi. Il conte e tutti gli astanti, che erano usciti per vedere la fine di questa meraviglia, trovarono al loro ritorno il santo Cardinale, le ginocchia a terra, gli occhi bagnati di lacrime, il volto e le mani levati verso il cielo, e come uscendo da un profondo rapimento; gli fu chiesto cosa fosse accaduto; ma egli disse solo questa parola di Davide: «Quanto è buono il Dio d'Israele verso coloro che hanno il cuore retto e innocente!». Infine, confessò di aver ricevuto il santissimo Sacramento dei nostri altari. Così, essendo tutti i suoi desideri compiuti, poco tempo dopo rese lo spirito al suo Creatore, pronunciando queste parole del Salvatore spirante sulla croce: «Mio Dio, rimetto l'anima mia nelle tue mani»; ciò che accadde l'anno di Nostro Signore 1240, sedici anni prima del decesso di san Pietro Nolasco.
Il suo volto, dopo la morte, divenne bello e splendente come quello di Mosè, quando scese dal monte, dove era appena stato a parlare con Dio; e, sebbene il caldo della stagione fosse estremo, e fosse ancora aumentato dal grande concorso del popolo che veniva da ogni parte per onorare le sue preziose spoglie, il suo corpo tuttavia non diede mai alcun segno di corruzione; diffondeva al contrario, per tutta la sala, un odore più soave del balsamo e dei profumi più preziosi, e si verificarono persino molte guarigioni soprannaturali, in favore di coloro che la pietà vi aveva condotti e che avevano la fortuna di toccarlo.
Tuttavia fu necessario pensare al luogo dove si sarebbe depositato un così prezioso tesoro, e sorse a questo proposito una nuova disputa tra il conte di Cardona, che voleva trattenerlo, e i religiosi della Mercede, che volevano portarlo nel loro convento. Per placare la loro contesa, si convenne che il santo corpo sarebbe stato messo in un'arca e poi caricato su una mula cieca, che non sarebbe stata guidata che dal suo stesso istinto, e che il luogo dove si sarebbe fermata sarebbe stato scelto per quella sepoltura. Questo accordo fu fedelmente eseguito: poiché la mula, avendo camminato per qualche tempo, andò a fermarsi infine vicino all'eremo di San Nicola, dove il servo di Dio aveva visto nascere la sua devozione verso la santa Vergine, e dove questa buona Madre gli aveva fatto gustare i suoi favori. Non fu mai possibile far andare oltre questa bestia: essa fece tre volte il giro dell'eremo, e poi cadde morta alla porta della cappella. Si riconobbe che la volontà di Dio era che le reliquie sacre di san Raimondo Nonnato fossero depositate in quel luogo, come in effetti furono.
Culto, miracoli postumi e canonizzazione
Riconosciuto per i suoi numerosi miracoli verso le partorienti e gli innocenti, è canonizzato e iscritto nel martirologio romano.
Questo beato redentore aveva compiuto molti miracoli durante la sua vita. Aveva liberato, con la sua benedizione, tutta la Catalogna da un male contagioso che faceva morire il bestiame e portava ovunque desolazione e carestia; aveva impedito, anche in sua assenza, che una dama falsamente accusata di adulterio venisse uccisa dal marito, rendendo inutili e senza effetto i colpi di pugnale che le inflisse, sebbene quest'uomo credesse certamente di averla uccisa. Aveva concesso mille soccorsi straordinari, sia spirituali che temporali, a coloro che si erano raccomandati alle sue preghiere. Abbiamo appena detto che ne compì ancora di più, poco tempo dopo il suo decesso e prima della sepoltura; ma quelli che compì presso la sua tomba, in quella cappella di San Nicola, non appena vi fu deposto, sono innumerevoli... Fu questo che obbligò san Pietro Nolasco a chiedere all'abate e al Capitolo di Solsoua, eretto in seguito a vescovado, la proprietà di quella cappella, che apparteneva loro, per costruirvi un convento del suo Ordine. La sua richiesta gli fu accordata e il convento che vi fece costruire si è, da allora, molto ingrandito. Fu lì che il santo Cardinale gli apparve nell'immensa gloria di cui godeva, e gli fece conoscere che, l'anno seguente (1256), sarebbe venuto a possedere con lui le delizie della felicità eterna. Continua ancora oggi a compiere simili prodigi, particolarmente per il soccorso delle donne che muoiono nei dolori del parto, per la conservazione degli animali domestici e del bestiame che gli vengono raccomandati, per la giustificazione degli innocenti falsamente accusati e per il sollievo dei malati afflitti dalla f ebbre. Bene Benoît XIII Papa che elevò l'Istituto a Ordine religioso nel 1725. detto XIII, che la Francia e la Spagna riconoscevano come Papa, lo mise nel numero dei Santi: ciò che è stato ratificato, non solo dal Concili Concile de Constance Concilio che ha ratificato la santità di Raimondo. o di Costanza, ma anche da molti Papi che lo hanno seguito. È stato inserito, in seguito, nel martirologio e nel breviario romano, e se ne celebra ora l'ufficio in tutto il mondo cristiano.
Prima di terminare questa vita, dobbiamo notare che diversi storici distinguono due viaggi che egli fece in Barberia, per la liberazione dei prigionieri: uno, sotto gli auspici di san Serapione, dove non rimase come ostaggio; l'altro, come capo, che è quello di cui abbiamo parlato. Aggiungono che tra questi due viaggi fu eletto procuratore generale del suo Ordine e che, in tale qualità, si recò a Roma, dove lavorò generosamente per ottenere le Bolle di conferma di questo santo istituto. Fu lì che fu conosciuto dal papa Gregorio IX, che era ancora solo cardinale, e dagli altri membri del sacro collegio; il che fece sì che, in seguito, questo Papa, informato delle meraviglie che compiva ad Algeri, lo elevò egli stesso alla dignità di cardinale; non fu richiamato in Spagna se non per il suo secondo viaggio in Africa. Altri autori non fanno affatto questa distinzione e gli attribuiscono un solo viaggio; ma è più verosimile che ne abbia fatti due. Tutte le cronache di questo Ordine parlano di lui con molto onore.
Lo si rappresenta: 1° con un lucchetto alle labbra; 2° talvolta con tre corone o anche quattro, e vi si aggiunge anche la palma; 3° con una corona di spine sul capo: questa rappresentazione non è frequente, ma si riferisce a un tratto della vita del Santo; 4° con un ostensorio in mano, per indicare che, mentre stava morendo e non si trovava il sacerdote che doveva portargli il santo viatico, degli angeli vennero a presentarglielo.
La sua vita è stata stampata in latino, in spagnolo, in italiano e in francese. Ne abbiamo un bel compendio nel martirologio dei Santi di Spagna, al 14 novembre, giorno in cui la sua venerabile immagine fu posta con grande onore, dal cardinale Virgilio Orsini, nel suo titolo di Sant'Eustachio, a Roma.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Vita da pastore e devozione all'eremo di San Nicola
- Ingresso nell'Ordine della Mercede a Barcellona
- Viaggio in Africa (Algeri) per il riscatto dei prigionieri
- Si offre come ostaggio e subisce il supplizio del lucchetto alle labbra
- Elevazione al cardinalato da parte di Gregorio IX
- Visione della corona di spine offerta da Cristo
- Morte a Cardona e comunione miracolosa portata dagli angeli
Miracoli
- Un angelo custodisce il suo gregge mentre prega
- Parla nonostante un lucchetto sigillato sulle labbra
- Comunione miracolosa portata da Cristo e dagli angeli sul suo letto di morte
- Mula cieca che guida il suo corpo verso il luogo di sepoltura
- Corpo rimasto incorrotto e odorifero
Citazioni
-
Ne auferas de ore meo verbum veritatis usquequaque
Salmo 119 -
In æternum, Domine, permanet verbum tuum
Salmo 89