Santa Isabella (Elisabetta) di Francia
FONDATRICE DEL MONASTERO DI LONGCHAMP, NELLA DIOCESI DI PARIGI.
Fondatrice del monastero di Longchamp
Principessa di Francia e sorella di San Luigi, Isabella rifiutò le alleanze reali per consacrarsi a Dio. Fondò il monastero di Longchamp sotto il titolo dell'Umiltà di Nostra Signora, dove visse in grande austerità senza pronunciare voti monastici. Riconosciuta per la sua carità verso i poveri e le sue estasi mistiche, morì nel 1270.
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SANTA ISABELLA O ELISABETTA DI FRANCIA,
FONDATRICE DEL MONASTERO DI LONGCHAMP, NELLA DIOCESI DI PARIGI.
Giovinezza e prime virtù
Isabella di Francia manifesta fin dall'infanzia un disprezzo per il lusso della corte, dedicandosi all'orazione, allo studio del latino e a una rigorosa astinenza, nonostante le preoccupazioni di sua madre.
La pompa e il lusso della corte non fecero mai alcuna impressione sul suo cuore; dichiarò un giorno a una buona religiosa che, se per obbedire all a regina sua mad la reine sa mère Madre di santa Isabella e di san Luigi, reggente di Francia. re e non apparire troppo selvatica alle altre principesse sue parenti, era talvolta costretta a lasciarsi adornare, ciò avveniva interamente contro la sua volontà, e che non ne traeva la minima soddisfazione. Ebbe fin dalla sua più tenera giovinezza così grandi comunicazioni con Dio, e si occupava dell'orazione con tanto zelo e fervore, la notte e il giorno, che talvolta era rapita in estasi. Presto unì l'astinenza all'orazione, e la praticava fin dall'infanzia con tanto rigore che madame de Bensemont, la sua governante, assicurava che ciò che mangiava non era capace di nutrire un corpo umano senza un miracolo. La regina, sua madre, ammirava una virtù così generosa in un'età così delicata; era tuttavia mossa a compassione nel vedere che trattava la sua carne innocente con tanta severità. E, poiché sapeva che aveva un'inclinazione a fare l'elemosina, tentava di moderare questo spirito di penitenza con il motivo della carità; poiché la invitava talvolta a mangiare, promettendole che, se lo avesse fatto, le avrebbe dato del denaro da distribuire ai poveri. Questo combattimento di virtù fece qualche impressione sull'anima di Isabella; ma, non volendo soddisfare il suo corpo a pregiudizio del suo spirito, supplicò la regina di favorire le sue inclinazioni a fare l'elemosina con altri mezzi che quelli incompatibili con il digiuno; sicché non abbandonò mai l'abitudine che aveva di digiunare tre volte alla settimana, oltre ai digiuni ordinati dalla Chiesa. Ecco da dove i Santi hanno sempre iniziato la grande opera della loro perfezione. Per evitare ogni ozio, la nostra giovane principessa imparò, fin dalla tenera età, a leggere, a scrivere e a fare quantità di piccoli lavori ordinari al suo sesso, ai quali si occupava nel suo gabinetto con le sue damigelle, senza mai soffrirvi alcun uomo. Non si limitò a queste conoscenze; imparò anche la lingua latina che era fin d'allora una lingua morta, e la regina sua madre glielo permise, perché, vedendo che aveva uno spirito saggio, umile, moderato e pieno di pudore, si persuase facilmente che questa lingua sarebbe servita solo a farle meglio penetrare le verità della salvezza, attraverso la lettura di tanti bei trattati spirituali dei santi Padri, che non si trovavano allora nella nostra lingua.
Malattia e rifiuto del matrimonio
Dopo una grave malattia predetta da una santa di Nanterre, Isabella rifiuta di sposare Corrado di Gerusalemme, preferendo la verginità perpetua con l'approvazione di Papa Innocenzo IV.
La vivacità e la grande occupazione del suo spirito, insieme alla poca cura che aveva del proprio corpo, la fecero cadere in una malattia estrema. Questo incidente toccò profondamente il cuore del re, delle due regine e di tutta la corte; temevano di perdere una persona di così raro merito; ovunque furono ordinate preghiere pubbliche per lei, e mille bocche si aprirono sugli altari per chiedere a Dio la sua guarigione e la sua vita. Vi era in quel tempo, nel borgo di Nanterre, una persona che viveva in fama di santità e che era considerata dotata del dono della profezia. La regina madre, che ne aveva una stima particolare, le inviò un messo da Saint-Germain-en-Laye, dove si trovava l'ammalata, per supplicarla di unire in quell'occasione le sue preghiere a quelle di tutte le persone virtuose del regno, e di farle sapere quale sarebbe stato l'esito della malattia di sua figlia. Questa santa rispose che non ne sarebbe morta e che, al contrario, avrebbe presto recuperato una perfetta salute; ma che né Sua Maestà, né il re suo figlio avrebbero dovuto più annoverarla tra i vivi, perché, per tutto il resto dei suoi giorni, sarebbe stata morta al mondo e non avrebbe più vissuto che per il Re del cielo che l'aveva scelta come sua sposa.
Si vide presto la verità di queste parole; poiché la nostra Santa si legò a questo celeste Sposo: essa era tuttavia richiesta in matrimonio da Corrado, re di Gerusalemme, figlio e poi successore dell'imperatore Federico II. Il re e le regine desideravano ardentemente questa alleanza che giudicavano molto vantaggiosa per la casa di Fr ancia; lo stesso Papa, In le Pape même, Innocent IV Papa del XIII secolo che testimoniò i miracoli del santo. nocenzo IV, la desiderava per il bene di tutta la cristianità, come le testimoniò con una lettera che le scrisse appositamente; ella rifiutò nondimeno sempre con costanza, ma in un modo così umile e giudizioso che Sua Santità, avendo conosciuto dalla sua risposta che la sua vocazione veniva da Dio, cambiò sentimento e la confermò nella pia risoluzione che aveva preso di vivere nello stato di verginità perpetua, senza tuttavia lasciare il mondo, né abbracciare alcuna congregazione o istituto.
Le quattro virtù cardinali
La vita di Isabella si articola attorno alla verità, l'umiltà, la devozione e una carità attiva verso i poveri, i malati e i crociati nel Levante.
Santa Isabella formò tutta la sua condotta su quattro grandi virtù: la verità, l'umiltà, la devozione e la carità. Non intendiamo per verità quella virtù comune che consiste nel non mentire, ma una verità più nobile e più elevata, che consiste in un giusto accordo dei nostri sentimenti, dei nostri costumi e delle nostre parole con le concezioni, le volontà e gli ordini di Dio. La nostra illustre principessa si abituò, fin dalla sua più tenera giovinezza, a una perfetta sincerità nei suoi sentimenti, a una grande rettitudine d'animo e a regolare bene gli affetti del suo cuore. Le sue parole rispondevano alla purezza del suo spirito ed erano sempre così veritiere che non vi si notava mai alcun travestimento, adulazione o maldicenza. Non poteva nemmeno soffrire la menzogna negli altri; quando era sul punto di fare le sue elemosine, inviava suor Agnese, che era allora la sua domestica, per impedire ai poveri di mentire in sua presenza.
La sua umiltà fu estrema; poiché discendeva nel più profondo degli abissi di quel vuoto spirituale, dove i dottori mistici hanno sempre posto il trono di questa sublime virtù. Si persuadeva che non avrebbe mai potuto fare nulla che fosse gradito a Dio, se non si fosse stimata meno di nulla. La nobiltà della sua nascita, che traeva da tanti re, i trionfi del suo avo, le vittorie del re suo padre e la maestà di suo fratello, che era allora il più grande re dell'universo, le ricchezze della sua casa, gli onori che ven son frère, qui était pour lors le plus grand roi de l'univers Re di Francia che visitò le reliquie di san Ildeberto. ivano a piovere da ogni parte ai suoi piedi, la bellezza, le grazie di cui era ornata, tutti questi vantaggi non erano che piccoli atomi che si perdevano ai raggi di quel grande giorno di cui Dio aveva illuminato la sua anima. In una parola, conservò sempre i quattro punti principali di questa santa umiltà, che consistono nel disprezzare il mondo, nel non disprezzare nessuno, nel disprezzare se stessi e, infine, nel disprezzare il disprezzo stesso.
Sebbene avesse tanto orrore del mondo in generale, e di tutte le sue pompe, le sue grandezze e i suoi piaceri, non vi era nessuno in particolare per cui non avesse stima e amore; e, poiché scorgeva in ognuno l'immagine di Dio, riceveva con una bontà incredibile le persone più umili che l'avvicinavano. Non la si sentiva mai parlare con tono imperioso; trattava, al contrario, le sue stesse domestiche con una dolcezza che le rapiva e le attirava la loro ammirazione e il loro rispetto. Se aveva del rigore, era solo per se stessa: mentre scusava tutti gli altri, non riusciva a perdonarsi nulla. Si perseguitava come una nemica, e tutto ciò che il mondo stimava in lei, ne faceva oggetto del suo disdegno, e provava una gioia interiore quando si vedeva disonorata, non ponendo la sua gloria che nella partecipazione agli obbrobri del suo Salvatore.
La sua devozione era un modello sul quale le anime più perfette potevano regolarsi. Si alzava molto prima del giorno per fare le sue preghiere e i suoi altri esercizi spirituali, nei quali perseverava ordinariamente fino a mezzogiorno, e in Quaresima fino alle tre, differendo fino a quell'ora il prendere qualsiasi alimento. Quando usciva dal suo gabinetto, si vedeva dai suoi occhi che era appena scoppiata in lacrime ai piedi del crocifisso. Aveva la coscienza così tenera che si confessava tutti i giorni, con singhiozzi e con una compunzione sorprendente. Si prendeva spesso la disciplina, ma con tanto rigore che quasi tutti i suoi abiti erano tinti del suo sangue. I buoni libri costituivano i suoi più deliziosi intrattenimenti, e la sacra Scrittura le piaceva più di ogni altra cosa.
Il suo amore per Dio e per il prossimo era molto ardente e molto attivo; poiché, non accontentandosi di una carità oziosa, ne faceva apparire gli effetti sui disgraziati, ai quali faceva continue profusioni dei suoi beni. Ogni giorno, prima di pranzo, faceva entrare una quantità di poveri nella sua camera e, dopo aver fatto le sue elargizioni, li serviva a tavola con una bontà e una grazia che incantava tutti. Dopo pranzo, visitava i malati e le persone afflitte, per sollevarli nelle loro infermità o per consolarli nelle loro pene; e tutto il tempo che le restava lo impiegava a lavorare ora per l'ornamento degli altari, ora per il bisogno dei poveri e l'arredamento degli ospedali.
Il re san Luigi, suo fratello, rendendole un giorno visita, le chiese un velo che aveva filato con le sue stesse mani; ma ella gli rispose che era destinato a un signore più grande di lui; e, lo stesso giorn Le roi saint Louis Re di Francia che visitò le reliquie di san Ildeberto. o, lo inviò a una povera donna malata che visitava spesso. Alcune dame, avendolo scoperto, lo riscattarono; e cadde più tardi nelle mani delle religiose dell'abbazia di Sant'Antonio, che lo conservavano ancora, nel 1685, come una preziosa reliquia, in un braccio d'argento arricchito di pietre preziose.
Le elemosine che faceva ogni giorno, con tanta profusione, non erano ristrette al solo regno di Francia; la sua cura si estendeva ancora fino al Levante, e vi manteneva ordinariamente dieci cavalieri, per contribuire da parte sua alle truppe francesi che servivano contro gli infedeli.
Prove e lutti
La santa attraversa prove segnate dalla malattia, dai rovesci delle Crociate, dalla prigionia di suo fratello San Luigi e dalla morte di sua madre, la regina Bianca.
La sua vita, santissima e innocentissima, non fu esente da quelle tribolazioni con cui a Dio piace talvolta mettere alla prova le anime più giuste, che si dedicano al suo servizio con maggiore purezza e perfezione. Fu colpita da diverse malattie assai lunghe e violente; ma questi dolori non le davano che gioia, poiché non aveva soddisfazione più grande che soffrire qualcosa per il suo celeste Sposo. Ciò che la toccò maggiormente furono i cattivi successi delle armi cristiane in Levante, l'oppressione dei fedeli in Terra Santa e la prigionia del re san Luigi, il più caro e amabile di tutti i suoi fratelli. Un altro colpo, che le fu assai sensibile, fu la perdita della regina Bianca, sua madre, la quale, dopo aver così bene e ducato il re suo figlio e la reine Blanche, sa mère Madre di santa Isabella e di san Luigi, reggente di Francia. governato con tanta saggezza e gloria il suo regno durante la sua minorità e la sua assenza, volle terminare giorni così gloriosi coricata a terra, su un povero pagliericcio, dove ricevette gli ultimi Sacramenti della Chiesa con una devozione che fece sciogliere in lacrime tutti i presenti e, più di tutti, la sua cara Isabella.
Fondazione del monastero di Longchamps
Con l'aiuto di San Luigi e di teologi come San Bonaventura, fonda il monastero di Longchamps sotto una regola di Santa Chiara mitigata da Urbano IV.
Questa morte finì per disgustare completamente la nostra santa Principessa dal soggiorno a corte e dal mondo; non appena il re, suo fratello, fu tornato dal suo viaggio d'oltremare, ella risolse di ritirarsi del tutto. Deliberò se dovesse far costruire un monastero di religiose, per passarvi il resto dei suoi giorni, o soltanto un ospedale, per attendervi all'assistenza dei poveri e dei malati. Il dottor Emery, cancelliere dell'Università di Parigi e suo direttore, che ella consultò su questo affare, le consigliò di far costruire piuttosto un convento. Ella seguì questo avviso e risolse di fondare una casa di figlie dell'Ordine di San Francesco. Un disegno di tale importanza non poteva essere eseguito senza che ella lo comunicasse al re, suo fratello, e che ne avesse il consenso. Scelse il tempo in cui egli era più in riposo nel suo gabinetto: là, gettandosi ai suoi piedi, secondo la sua consuetudine, lo supplicò di accogliere la sua impresa. Il santo re, che era pieno di pietà verso Dio e di tenerezza per sua sorella, dopo averla fatta alzare e sedere accanto a sé, non solo le diede il suo assenso, ma le promise anche di contribuire con tutto il possibile a un così pio disegno.
La Principessa lo ringraziò umilissimamente di questa grazia e, dopo aver raccomandato il suo affare a Dio, cominciò a mettere mano all'opera. La sua prima applicazione fu di far redigere degli statuti conformi alla Regola di Santa Chiara, che voleva dare alle sue religiose. Sei dei più sapienti e dei più pii dell'Ordine di San Francesco presero questo incarico, ovvero: san Bonaventura, dottore della Chiesa e poi cardinale; frate Eudes Rigault, poi arcivescovo di Rouen; frate Guillaume Millençonne; frate Geoffroy Marsais e frate Guillaume Archambault; e vi lavorarono con tanta cura come se si fosse trattato di fondare una grande monarchia.
Non appena ebbero redatto il formulario di questa Regola, la Santa lo inviò al papa Alessandro IV che la confermò: ma, poco tempo dopo, queste nuove costituzioni si trovarono così austere e così difficili nella loro pratica, che sembravano piuttosto fatte per opprimere la natura che per mortificarla. Il re san Luigi, che ebbe pietà di queste povere religiose, pregò il papa Urbano IV di apportarvi qualche addolcimento. Il Papa lo fece quando il cardinale di Santa Cecilia ne ebbe regolato gli articoli; ed è da qui che le religiose, che seguono questa Regola saggiamente mitigata, sono chiamate Urbaniste.
Infine, santa Isabella scelse, per il soggiorno delle sue figlie, la solitudine di Longchamps, a due leghe da Parigi, sulla riva della Senna, al di sotto del bosco di Boulogne, e nello stesso luogo dove le Driadi erano state adorate dalla superstizione dell'antichità. Vi collocò delle anime celesti che riempirono tutto il paese di benedizioni. San Luig i, accompag Saint Louis Re di Francia che visitò le reliquie di san Ildeberto. nato dalla regina sua sposa e dal delfino, seguito dai principi, dai signori della sua corte e da un grande concorso di popolo, vi fece piantare la croce dal vescovo della diocesi, e vi pose egli stesso la prima pietra. Questo edificio, mediante trentamila lire (era a quel tempo una somma considerevole), avanzò così rapidamente che, in poco tempo, vi si vide un monastero compiuto. Ma ciò che può far conoscere a tutto il mondo che questa impresa era del cielo, il giorno in cui si cominciò l'opera, tre colombe, di un candore ammirevole e tutte sfolgoranti di luce, apparvero nell'aria sopra gli assistenti, e rimasero a lungo nello stesso posto, come se avessero voluto partecipare. La regina, prendendo la principessa per mano, le disse: «Coraggio, sorella mia; tutta l'augusta Trinità si occupa dei nostri affari». La vigilia della festa di san Giovanni Battista dell'anno 1260, san Luigi venne per la seconda volta, con grande pompa, in questo monastero, e vi installò le religiose, sotto la guida di sua sorella, Isabella di Francia.
La santa Fondatrice non volle mai che la sua abbazia portasse altro titolo che quello dell'Umiltà di No stra Signora, e, come su l'Humilité de Notre-Dame Monastero fondato da Isabella di Francia vicino a Parigi. or Agnese, la sua storica, le ne domandò la ragione, ella le rispose che non trovava punto di nome più bello né più favorevole all'onore della santa Vergine di quello, e che si stupiva che, tra tante congregazioni, non ve ne fosse ancora nessuna che fosse onorata di questo titolo. San Luigi, seguendo il permesso che il Papa gliene aveva dato, e che era persino inserito nella Regola, entrò nel monastero con un piccolo numero di persone scelte; e, essendosi seduto nel capitolo su una panca, in mezzo a tutte le religiose, fece loro egli stesso un'esortazione bellissima e pressante sul loro stato e sulla perfezione della vita spirituale: di che suor Isabella di Francia lo ringraziò umilissimamente, chiamandolo nostro reverendissimo e santo padre, Monsignor il Re.
Ritiro, estasi e trapasso
Isabella trascorse i suoi ultimi anni a Longchamp come laica austera, sperimentò estasi mistiche e morì nel 1270 dopo aver ricevuto gli ultimi sacramenti.
La Santa non fece professione di vita religiosa; sebbene si trovasse nel recinto dell'abbazia di Longchamp, rimase sempre in un edificio separato e in abito secolare. La sua condotta, in questo, fu molto saggia e giudiziosa: poiché era soggetta a grandi infermità, aveva motivo di temere che la sua debolezza la obbligasse a dispense che non sarebbero state di grande esempio per la comunità; infatti la Regola, con tutti i miglioramenti che il Papa Urbano IV vi aveva apportato, non cessava di essere molto austera; coloro che godevano della salute migliore potevano osservarla solo con grandi sforzi di virtù e coraggio. Inoltre, se si fosse fatta religiosa, non avrebbe mai potuto evitare di essere eletta badessa e superiora della casa, poiché ne era la fondatrice e la più capace di governarla: cosa che la sua umiltà le faceva temere sopra ogni cosa. Infine, il bene temporale della sua casa richiedeva che agisse in tal modo, perché, mantenendo il suo rango e una parte dei suoi beni, era più in grado di sostenerla con il suo credito, di proteggerla con la sua autorità e di assisterla con le sue elemosine. La sua risoluzione fu approvata dalle persone più illuminate, che attribuirono a una grande saggezza ciò che altri avrebbero forse preso per una mancanza di generosità e di fervore.
Tuttavia, Isabella non mancò di vivere come la più austera religiosa di Longchamp. Era vestita di un semplice cammellotto; il suo velo e i suoi fazzoletti erano senza pizzi; digiunava senza sosta e si dava molto spesso la disciplina con eccesso; tenne pochissime persone accanto a sé, si serviva da sola in ogni suo bisogno, osservava un silenzio rigoroso, assisteva il più delle volte agli uffici divini, passava la maggior parte del giorno e della notte in orazione, serviva i poveri come d'abitudine e faceva loro grandi elargizioni, si umiliava fino ai piedi delle sue serve e chiedeva sempre loro perdono in ginocchio prima di andare a comunicarsi; infine, portava tutte le sue religiose nel cuore e prendeva una cura particolare del loro progresso spirituale, così come di quello temporale della casa.
Trascorse più di dieci anni in questo stato, purificando sempre più il suo spirito attraverso una vita intellettuale, finché, avvicinandosi alla Terra promessa, vale a dire alla Gerusalemme celeste, entrò, come un altro Mosè, in una nube di gloria, dove ebbe colloqui così dolci e familiari con Dio, che passò diverse notti in contemplazione senza potersi coricare. Suor Agnese, che ne fu avvertita, andò nella sua stanza per supplicarla di prendere un po' di riposo; ma la trovò in un rapimento che le toglieva l'uso dei sensi e di tutte le facoltà naturali, le rendeva il volto più vermiglio delle rose appena sbocciate e tutto brillante di una luce celeste. Il suo confessore e il suo cappellano, che entrarono anch'essi nella sua stanza per lo stesso motivo, furono testimoni della stessa cosa e non poterono dubitare che questa eccellente sposa di Gesù Cristo non godesse allora di quell'unione d'amore che la Scrittura chiama il bacio del Signore, e che è l'effetto del matrimonio spirituale. Quando fu tornata dalla sua estasi, pronunciò più volte queste belle parole: In soli honor et gloria: «Che l'onore e la gloria siano a Dio solo».
Qualche tempo dopo, ebbe una rivelazione distinta del giorno del suo trapasso. Allora scrisse al Papa Clemente IV, per supplicarlo di darle la sua benedizione prima che partisse da questo mondo, e di permettere anche alle principesse di Francia, sue parenti, di assistere ai suoi funerali e di visitare il suo sepolcro dopo la sua morte: cosa che Sua Santità le accordò con Bolla espressa dell'anno 1268. Essendo poi caduta malata, ricevette il santo Viatico con devozione e con un fervore che toccò il cuore di tutta l'assemblea; poi, voltandosi verso le religiose, alle quali aveva già chiesto perdono con una profondissima umiltà, disse loro queste poche parole: «Addio, mie care sorelle; ricordatevi, nelle vostre preghiere, della vostra povera Isabella che vi ha sempre così teneramente amate, e che non vi dimenticherà mai davanti a Dio». Subito dopo, si fece coricare su un pagliericcio, dove ricevette il sacramento dell'Estrema Unzione. Infine, tutta infiammata dalle fiamme dell'amore divino, e non respirando più che gli abbracci del suo Beneamato, rese il suo spirito tra le sue mani, per essere eternamente coronata di gloria: ciò che accadde il 22 febbraio dell'anno 1270. Le sue figlie testimoniarono abbastanza il dolore che provavano per questa perdita, attraverso i torrenti di lacrime che versarono. Ma Dio, che non voleva lasciarle senza consolazione, fece loro udire più volte, in mezzo all'aria, dalla bocca degli angeli, queste parole del Salmo LXXV: In pace factus est locus ejus, che significavano che ella godeva di quella pace che nasce dall'felice possesso del sommo bene.
Culto, beatificazione e reliquie
Beatificata nel 1521 da Leone X, le sue reliquie furono traslate nel 1637 prima che il monastero venisse distrutto durante la Rivoluzione; una parte sussiste a Saint-Louis-en-l'Île.
## CULTO E RELIQUIE.
Il corpo di Isabella, rivestito dell'abito di Santa Chiara, fu inumato nel monastero che ella stessa aveva fondato, come aveva ordinato. La sua memoria è rimasta in benedizione in tutti i secoli successivi. Papa Leone X fece Le pape Léon X Papa che ha autorizzato l'ufficio di Santa Ozanna. istruire il processo sui suoi miracoli, e ne furono verificati sessantatré nelle forme ordinarie; essi sono riportati dagli autori della sua vita. Questo Papa la dichiarò Beata con una Bolla dell'anno 1521, e diede il permesso alle religiose di Longchamp di celebrarne l'ufficio il 31 agosto, che cade nell'ottava di san Luigi, sebbene ella sia deceduta il 22 febbraio. Da quel momento, papa Urbano VIII, su istanza di Marie-Élisabeth Mortier, badessa di quella casa reale, ha permesso, con un Indulto apostolico, di esumare le sue spoglie sacre, che vi avevano riposato per quasi quattrocento anni, e di riporle in un'urna. Questa cerimonia fu compiuta con grande pompa, il 4 giugno dell'anno 1637, da Jean-François de Goudy, primo arcivescovo di Parigi, sotto il regno di Luigi il Giusto, pronipote di questa grande Santa, in quanto discendente in linea retta da san Luigi, suo fratello.
Si conservavano un tempo, nella celebre casa di Longchamp, detta dell'Umiltà di Nostra Signora, insieme alle sue ossa, i suoi capelli e la sua veste, che era di semplice stoffa di lana e di colore bruno, con i suoi anelli d'oro, su uno dei quali erano incise queste parole: Ave, gratia plena, segno della sua devozione verso la santa Vergine. Molti altri miracoli si sono verificati presso la sua tomba dopo la sua beatificazione; molti malati sono stati guariti per i suoi meriti, e molte persone oppresse dall'afflizione vi hanno ricevuto sollievo e consolazione nelle loro pene. La sua casa si è mantenuta a lungo nella stretta osservanza della sua Regola. Nel 1695, essa continuava ancora a spargere il buon odore di Gesù Cristo, non solo nei luoghi più vicini, ma anche nella città di Parigi; si andava ad ammirare in queste sante religiose l'antica innocenza e la semplicità del loro primo Istituto.
Alla Rivoluzione, il monastero di Longchamp è stato interamente distrutto, e il luogo che occupava è diventato una fattoria. La Chiesa di Saint- Louis-en-l'Île, a Parigi, possie L'Église de Saint-Louis-en-l'Île Chiesa parigina che conserva reliquie della santa. de una parte delle reliquie di santa Isabella, che vengono esposte ogni anno, il giorno della festa del santo re, alla venerazione dei fedeli.
Molti autori ci hanno tramandato la sua vita; tra gli altri Rouillard, avvocato al parlamento, e il R. P. Caussin, della Compagnia di Gesù. Anche gli Annales dell'Ordine di San Francesco ne parlano in modo molto ampio. Il R. P. Arles du Monstier ne fa menzione nel suo martirologio del medesimo Ordine, e nella sua Raccolta. Du Saussay ne fa un bellissimo elogio nel suo martirologio dei Santi di Francia.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Rifiuto del matrimonio con Corrado, figlio dell'imperatore Federico II
- Fondazione del monastero di Longchamp (1260)
- Redazione di una regola con San Bonaventura
- Ritiro a Longchamp in abito secolare
- Beatificazione da parte di Leone X nel 1521
Miracoli
- Apparizione di tre colombe luminose durante la posa della prima pietra di Longchamp
- Estasi mistica con volto raggiante constatata dai suoi familiari
- Canti angelici uditi alla sua morte
- Sessantatré miracoli verificati per la sua beatificazione
Citazioni
-
In soli honor et gloria
Parole pronunciate dopo un'estasi -
Addio, mie care sorelle; ricordatevi, nelle vostre preghiere, della vostra povera Isabella
Ultime parole alle religiose