2 settembre 7° secolo

Sant'Agricola di Avignone

Vescovo di Avignone

Festa
2 settembre
Morte
2 septembre 700 (naturelle)
Categorie
vescovo , confessore , monaco
Epoca
7° secolo

Nato ad Avignone nel VII secolo, Agricola si formò nell'abbazia di Lerino prima di diventare coadiutore e poi successore di suo padre, san Magno, sulla cattedra episcopale di Avignone. Pastore zelante e costruttore di chiese, è celebre per aver liberato la città da una peste causata da serpenti portati dalle cicogne. Morì nel 700 dopo quarant'anni di episcopato, rimanendo il patrono principale della città papale.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 8

SANT'AGRICOLA, VESCOVO DI AVIGNONE

Vita 01 / 08

Origini ed educazione

Nato ad Avignone verso il 630 da genitori nobili e pii, Agricolo riceve un'educazione cristiana rigorosa incentrata sull'amore di Dio.

San Agricolo Saint Agricol Vescovo di Avignone nel VII secolo e santo patrono della città. nacque ad Avignone verso l'anno 630, sotto il pontificato di papa Onorio I e il regno di Dagoberto I, re dei Franchi. Ebbe per padre sa n Magno, ch saint Magne Vescovo e martire, maestro di santa Secondina. e la tradizione fa discendere dagli Albini, quegli illustri Romani che la bellezza del clima attirò nelle nostre terre, e che la Provenza annoverò tra i suoi governatori. Magno ricoprì egli stesso, con la massima distinzione, le prime cariche del senato che esisteva a quell'epoca in questa città. Ma la sua pietà aggiungeva ancora splendore alle sue funzioni e alla sua nascita, poiché, divenuto vedovo, fu chiamato a sedere sul seggio episcopale di Avignone e, subito dopo la sua morte, fu annoverato tra i Santi. Quanto a sua madre, che ci appare nella storia sotto il triplice nome di Gan daltrude, A Gandaltrude Madre di sant'Agricolo, di origine gallica. ngustadiale o Austaliale, era di origine gallica; e, a giudicare dall'unione che contrasse, doveva essere anch'ella di antica stirpe. Questi due sposi occupavano il primo rango in tutta la contrada, dove il buon odore delle loro virtù aveva loro acquisito la stima e la considerazione di tutti.

San Agricolo, nato da genitori così raccomandabili, doveva essere chiamato a alti destini. L'educazione che ricevette rispose all'illustrazione della sua nascita, e ancor più alla pietà di coloro che gliela impartirono. Gli autori dei suoi giorni sapevano che il primo e il più essenziale dei loro doveri era di educare cristianamente la propria famiglia; perciò si applicarono, con una cura del tutto particolare, a imprimere di buon'ora nel cuore del loro figlio il timore e l'amore di Dio, a insegnargli le verità della nostra santa religione, a fargli gustare le massime del cristianesimo, a esercitarlo, per quanto la sua età potesse permetterlo, alla pratica dei consigli evangelici. Non affidarono a nessuno questa delicata missione, persuasi che l'elevazione della loro posizione non potesse dispensarli da un obbligo di coscienza: ai loro occhi, d'altronde, un'educazione cristiana era il più prezioso retaggio che si potesse trasmettere ai figli.

Dio benedisse la loro tenerezza e la loro sollecitudine. Ebbero la consolazione di vedere presto svilupparsi nel giovane Agricolo i germi di santità e l'inclinazione per il bene che avevano fatto nascere in lui, o che avevano almeno fortificato con le loro lezioni e i loro esempi. Sentirono, con la più dolce soddisfazione, le benedizioni del cielo spargersi su di lui in abbondanza, e previdero fin da allora quali sarebbero stati in lui i meravigliosi effetti di queste grazie scelte, di cui il Signore non manca mai di prevenire coloro che destina a grandi cose e che fa nascere per la salvezza degli altri. In effetti, i preziosi semi di pietà gettati fin dalla culla in un cuore così ben disposto, non attesero, per produrre il loro frutto, il tempo ordinario della maturità. Si vide con stupore Agricolo, ancora in tenera età, praticare virtù che sono di solito appannaggio dell'uomo fatto. Pieno di rispetto per i suoi genitori, onorando Dio nella loro persona, mostrava una deferenza intera ai loro avvisi, un'obbedienza cieca ai loro ordini. Non si notava nulla nelle sue azioni che sapesse della leggerezza dell'infanzia; si distingueva al contrario per la modestia e per la regolarità della sua condotta. Il timore del Signore sembrava regolare ogni suo passo; si rifiutava ai giochi innocenti e ai divertimenti frivoli di cui i bambini sono naturalmente così gelosi; le pratiche della religione costituivano le sue più care delizie, e il suo ardore riservava tutti i suoi slanci per le opere di pietà. La sua assiduità in chiesa non gli impediva tuttavia di dedicarsi allo studio; serviva al contrario da stimolo al suo amore per il lavoro. Dio aiutandolo, acquisì così nelle scienze umane conoscenze che, lungi dall'insuperbirlo, lo resero più sollecito nell'adempiere ai doveri che esse gli rivelavano.

Vita 02 / 08

Ritiro all'abbazia di Lérins

A quattordici anni, raggiunge l'abbazia di Lérins dove si distingue per la sua ascesi, la sua obbedienza alla regola di san Benedetto e i suoi studi teologici.

Il Signore, che lo conduceva per mano, per così dire, e che voleva essere l'unico direttore della sua anima innocente, gli diede presto il gusto della solitudine, per parlargli nel segreto del cuore. In effetti, il beato fanciullo aveva appena raggiunto il suo quattordicesimo anno quando, cedendo all'impulso dello Spirito Santo, si strappò coraggiosamente alla tenerezza dei suoi cari, all'affetto dei suoi amici, e si ritirò nell'abba zia di Lérins, s abbaye de Lérins Monastero devastato dai Saraceni. ituata nell'isol a di Planasia, île de Planasia Antico nome dell'isola di Sant'Onorato (Lérins). sulle coste della Provenza, quasi di fronte a Cannes e nei dintorni di Antibes. Vi trovò maestri consumati nella vita spirituale; e, sotto i loro occhi, plasmato dalle loro mani, fu in breve tempo in grado di camminare a passi da gigante nelle vie della perfezione.

È ben difficile farsi distinguere tra le persone che hanno raggiunto esse stesse l'apogeo della santità; bisogna avere per questo un merito straordinario. Fu tuttavia in mezzo a questi angeli della terra, «la cui conversazione era tutta nei cieli», che la virtù del giovane Agricol brillò di vivo splendore. Si ammirava la sua purezza, la sua modestia, la sua carità, e soprattutto la sua fedeltà alla regola nelle più piccole delle sue prescrizioni. Si stentava a comprendere come così giovane si fosse reso padrone dei movimenti del suo cuore, al punto di cancellarne persino il ricordo degli anni che aveva trascorso nel mondo; e si guardava come un vero prodigio che potesse, prima dell'età determinata dalla Chiesa, e nonostante la delicatezza della sua complessione, fare non solo le astinenze alle quali tutti i cristiani sono tenuti, ma anche quelle che san Benedetto prescrive ai suoi discepoli.

Entrava allora appena nella sua adolescenza, e già il profumo delle sue virtù imbalsamava tutto il monastero e l'isola intera. Tutti gli sguardi si posavano su di lui; il suo nome era su tutte le bocche, e aveva rapito tutti i cuori. Lui solo era scontento di se stesso; si condannava in segreto; si umiliava davanti a Dio; e l'opinione vantaggiosa che i suoi superiori e i suoi fratelli avevano della sua persona, la considerava come l'effetto di una carità eccessiva, o come le industrie di uno zelo accorto che non lo lodava se non per incoraggiarlo a diventare migliore. Passò in tal modo diversi anni in questa scuola santa, esercitandovisi nella pratica delle virtù cristiane, e applicandosi allo stesso tempo con uguale ardore allo studio della teologia e delle sacre Scritture. Qualunque attrazione avesse per la penitenza e per la preghiera, si guardò bene dal sottrarre allo studio uno solo degli istanti che gli consacrava la regola. Ma non vi si dedicava con quell'avidità inquieta che ispira l'invidia smisurata di sapere o la vanità di passare per sapiente. Aveva imparato dai suoi maestri che quando si studia con tali intenti, non si può raccogliere dai propri lavori che gonfiore nel cuore e dissipazione nello spirito. Aveva del resto compreso lui stesso che colui che aspira al sacerdozio, qualunque virtù possa avere, deve possedere anche il tesoro della scienza, al fine di reggere in tutta sicurezza i popoli che saranno affidati alla sua sollecitudine. Così il desiderio di istruirsi non gli inaridì il cuore; e mostrò con il suo esempio che la pietà non perde nulla dallo studio, quando lo studio è fatto in vista di Dio.

I progressi sorprendenti che faceva da sedici anni nella scienza e nella virtù determinarono il Padre abate del monastero a farlo entrare negli ordini sacri. Assicuratamente Agricol si sentiva chiamato come Aronne a questo onore sublime; ma alla vista delle sue temibili funzioni, non poteva difendersi da un santo terrore. Fu necessario che l'obbedienza parlasse ben forte affinché si decidesse a presentarsi davanti al vescovo, per ricevere dalle sue mani l'unzione sacerdotale.

Vita 03 / 08

Ritorno ad Avignone e arcidiaconato

Richiamato da suo padre san Magno, divenuto vescovo, Agricolo viene nominato arcidiacono e si distingue per la sua gestione dei beni della Chiesa e la sua cura dei poveri.

Era passato poco tempo da quando era stato ordinato sacerdote, quando san Magno, che da due anni era vescovo di Avignone, lo richiamò a sé. Agricolo avrebbe ben voluto godere fino alla fine della sua vita delle dolcezze inestimabili della vita religiosa e delle consolazioni inenarrabili della solitudine; ma, alla voce del suo pastore e di suo padre, non esitò a fare il sacrificio delle sue inclinazioni e dei suoi gusti; e ritornò alla sua città natale, simile all'astro del giorno che al mattino, secondo l'espressione del Salmista, sorge dalle altezze dei cieli, pari a un gigante, per compiere la sua corsa. Appena giunto in mezzo ai suoi concittadini, lo si vide, divorato dallo zelo per la casa del Signore, applicarsi senza sosta alle funzioni del santo ministero che gli furono affidate. Le adempì con tanta saggezza che suo padre, cedendo ai desideri dell'intera popolazione, se lo associò in qualità di arcidiacono nell'amministrazione della sua chiesa. Fu allora che il nostro Santo apparve veramente l'occhio del vescovo, come si esprimono i santi canoni.

Dispensatore dei divini misteri, non aveva nulla tanto a cuore quanto il farne parte ai fedeli; e impiegava tutta la sua attività per disporli ad accostarvisi degnamente. Incaricato della cura delle vedove e delle vergini, che, secondo san Cipriano, sono la porzione più nobile della Chiesa, seppe provvedere a tutti i loro bisogni e mantenerle nella pietà; ministero pericoloso che non richiedeva nulla meno di una virtù provata come la sua; poiché era abituato a vegliare su se stesso, si mostrò superiore a tutte le debolezze alle quali lo esponevano la sua giovinezza e la frequentazione necessaria di un sesso sempre pericoloso, anche per le sue virtù. Amministratore dei beni temporali della Chiesa, di cui una parte deve essere consacrata al sollievo dei poveri, non mancò a questa missione di carità. Ministro della santa parola del Vangelo, fu sempre pronto ad annunciarla, quando le infermità o le grandi occupazioni di san Magno lasciavano il campo libero al suo zelo. È così che Agricolo, nell'adempiere con tanta fedeltà alle importanti funzioni di arcidiacono, mostrava di possedere anche le qualità di un eccellente vescovo. Portava per questo, senza volerlo, tutti gli animi a desiderarlo come pastore, e a sceglierlo infine, quando sarebbe giunto il momento, per succedere a suo padre.

Vita 04 / 08

Ascensione all'episcopato

Designato coadiutore nel 660, succede ufficialmente a suo padre nel 670 e si dedica alla predicazione e alla disciplina ecclesiastica.

San Magno, già indebolito dall'età e dalle fatiche del suo episcopato, stava per intraprendere un lungo viaggio nell'interesse della religione, e voleva prevenire i disordini ai quali la sua Chiesa avrebbe potuto essere esposta, se la morte lo avesse sorpreso mentre ne era lontano. Seguendo l'esempio di sant'Agostino, pensò di assicurarsi un successore: per farne la scelta, consultò, in un'assemblea generale, il clero e i notabili della città. La deliberazione non fu lunga; tutti i suffragi furono per Agricol, poiché tutti i desideri lo chiamavano da tempo a sostituire suo padre. Fu dunque designato, all'unanimità dei voti, come coadiutore di san Magno con futura successione. Il beato vecchio volle consacrarlo lui stesso con le proprie mani nella sua chiesa cattedrale. Era l'anno 660: il nostro Santo aveva appena trent'anni.

Fu una grande consolazione per san Magno affidare il suo gregge a un altro se stesso, lasciare la sua Chiesa a suo figlio e dare a questa sposa diletta, per la quale aveva tanto lavorato, un pastore il cui zelo eguagliava il suo, che aveva il medesimo attaccamento per essa, che avrebbe seguito in tutto le sue massime, e nel quale si sarebbe ritrovata tutta la saggezza e tutta la dolcezza del suo governo paterno. Fatte queste disposizioni, partì per Chalon-sur-Saône. Assistette e sottoscrisse, con molti dei suoi comprovinciali, al concilio che vi si tenne. Di ritorno ad Avignone, Magno visse ancora circa dieci anni, pensando ormai solo alle cose dell'altra vita. Infine, il 18 agosto 670, morì, lasciando alla sua Chiesa i beni e le rendite che gli restavano del suo patrimonio, e al suo popolo il prezioso retaggio delle sue virtù, dei suoi esempi e delle sue sante reliquie.

Agricol, vedendosi solo a capo della diocesi, si dedicò con zelo infaticabile alla guida del suo gregge. Si fece tutto a tutti per guadagnare chiunque a Gesù Cristo. Era veramente il padre del suo popolo, e soprattutto il padre dei poveri; impiegava per il loro sollievo la maggior parte delle rendite della sua Chiesa. Ma ancora più attento ai bisogni delle anime, distribuiva regolarmente nei giorni stabiliti il pane della santa parola; e predicò sempre, dicono i suoi antichi storici, con una forza, una semplicità e un'unzione veramente apostoliche. Si occupò del ristabilimento della disciplina ecclesiastica nel suo clero, e ebbe la fortuna di riuscirvi. Ma si dedicò principalmente a conservare tra le sue pecorelle il deposito sacro della fede, a impedire che la zizzania vi crescesse con il buon grano, a combattere, a estirpare gli errori che l'uomo nemico si sforzava di insinuarvi con le verità della religione. Si applicò anche senza sosta a sradicare i vizi in mezzo al suo popolo, a correggere i costumi e ad allontanare gli scandali.

Fondazione 05 / 08

Costruttore e fondatore

Fece costruire diverse chiese ad Avignone, tra cui Saint-Pierre e Saint-Didier, e fondò un monastero femminile sotto la regola di san Benedetto.

Tutti questi sforzi non furono sterili. Il numero dei fedeli crebbe considerevolmente e il fervore regnò ad Avignone. Sembrava che vi fosse tra gli abitanti una santa emulazione per il bene; i sacramenti erano frequentati; non si facevano preghiere, né istruzioni pubbliche alle quali tutto il popolo non volesse assistere; cosicché la chiesa cattedrale, l'unico tempio che fosse allora in piedi, si rivelò troppo piccola per contenere la folla. Agricolo risolse di rimediare a questo inconveniente. La sua liberalità fecondò il suo zelo: fece costruire un'altra chiesa a sue spese. Fu la sua stessa casa, quella in cui era nato, che volle consacrare a un così santo uso. Questo nuovo santuario richiedeva nuovi ministri e bisognava provvedere al loro sostentamento. Agricolo, il cui zelo era tanto liberale quanto illuminato, trovò facilmente il modo di provvedere a questi due oggetti. La sua saggezza gli fece dapprima scegliere i ministri di cui aveva bisogno per il servizio, tra i solitari dell'abbazia di Lerino. Fece dunque venire dei religiosi da quel monastero e pose un abate a loro capo; concesse loro privilegi in gran numero e, nella sua generosità, non temette di destinare una parte del suo patrimonio al loro mantenimento annuale. Bel esempio per i ricchi che, sacrificando il superfluo delle rendite che la Provvidenza ha loro elargito, potrebbero facilmente creare istituzioni utili alla religione o vantaggiose per i poveri!

I monaci di Lerino, legati alla nuova abbazia, si adempirono alle funzioni del santo ministero con tanta edificazione che il santo Vescovo ne chiamò altri per coprire nella sua cattedrale i posti che la sventura dei tempi e il piccolo numero di chierici avevano reso vacanti. La regolarità e il fervore che la loro presenza fece nascere tra i ranghi del clero della cattedrale non ebbero una breve durata: per diversi secoli furono un soggetto di edificazione per la città. Ma a causa dell'instabilità delle cose umane, questo fervore finì per rallentare e la regolarità si indebolì al punto che i canonici non vollero più vivere in comune, come avevano fatto fino ad allora i loro predecessori, secondo l'uso adottato nella Chiesa in quell'epoca.

Forte dello zelo che lo infiammava, sicuro dell'affetto dei suoi fedeli, san Agricolo, pur lavorando senza sosta per stabilire il regno di Dio nei cuori, si occupava attivamente di dare alla casa del Signore lo splendore e la maestà che le convengono. Secondo l'opinione generalmente ammessa, il nostro beato Pontefice costruì ancora quattro chiese all'interno della città: due sorsero nei pressi del teatro romano, Saint-Pierre (allora chiamata Saint-Pierre e Saint-Paul) e Saint-Symphorien; un'altra, Saint-Didier, fu costruita sulle rovine di un vecchio tempio pagano nelle vicinanze delle Arene, e la quarta, Saint-Geniès, sui bordi della via pubblica che attraversava la città, andando da un lato verso Bellinto e dall'altro verso Cypressetta. Le affidò anch'esse ai monaci di Lerino. Sembra che, fissando così ad Avignone un così gran numero dei suoi antichi fratelli, san Agricolo abbia avuto conoscenza del futuro e che abbia voluto salvare tutti coloro che poteva dai disordini che scoppiarono a Lerino qualche anno più tardi, e a seguito dei quali il santo abate Aigulfo o Ayou fu massacrato con trentadue religiosi, nell'isola di Amatis, tra la Corsica e la Sardegna.

Fondò ancora nella periferia un'abbazia di donne; le sottomise alla Regola di San Benedetto e diede loro come badessa santa Vittoria, il cui nome solo è giunto fino a noi. Questo convento non esiste più: la Durance, in uno dei suoi straripamenti così frequenti e così terribili, ne ha portato via fino alle minime vestigia. È verso l'anno 690 che san Agricolo fece le sue pie fondazioni. Sei anni prima, aveva assistito Petrone, vescovo di Vaison, all'inaugurazione del monastero che quel prelato aveva appena fondato nel territorio di Malaucène, vicino alla sorgente del Groseau, in onore di san Vittore e di san Pietro. Sette vescovi del vicinato accompagnarono il nostro Santo a questa cerimonia.

Miracolo 06 / 08

Il miracolo delle cicogne

Con le sue preghiere, libera Avignone da un'epidemia causata da serpenti portati dalle cicogne, evento che segnerà l'araldica locale.

Gli antichi atti della Chiesa di Avignone riportano che in quell'epoca si abbatté sulla città uno stormo considerevole di cicogne. Questi uccelli, che si nutrono abitualmente di rettili, depositarono sui tetti delle case una tale quantità di serpenti morti che l'aria fu presto infettata dai più mefitici miasmi, e un'epidemia non tardò a scoppiare in città. Toccato dal triste stato dei suoi fedeli, il santo Vescovo si mise in preghiera e, in virtù del segno della croce, allontanò subito le cicogne che fuggirono per non riapparire più, portando via i serpenti, causa di tutto il male; così, quando si trattò di dare uno stemma alla sua Chiesa, fu scelta la cicogna, con le ali spiegate o con un serpente nel becco, per figurare sul suo scudo. La Chiesa di Avignone deve ancora a sant'Agricolo l'uso di cantare l'ufficio divino alternativamente e a due cori. Questa consuetudine, secondo tutti gli storici ecclesiastici, era nata ad Antiochia; il papa san Damaso la stabilì poi a Roma, e san Paziente a Lione; ma fu solo molto tempo dopo che essa era stata stabilita ad Avignone che il re Pipino la introdusse in Francia.

Vita 07 / 08

Ultimi giorni e morte

Dopo aver scelto il solitario Veredemo come suo successore, morì nel 700 dopo quarant'anni di episcopato.

Dopo aver provveduto a queste fondazioni, Agricolo, sentendo avvicinarsi la fine, comprese che doveva impiegare gli anni di vita che ancora gli restavano per prepararsi a morire bene. Aveva costantemente davanti agli occhi quella sentenza di Nostro Signore, che dice a tutti, ma soprattutto a coloro che sono incaricati della guida degli altri: «Beato quel servo che il padrone, al suo arrivo, troverà vigilante». Con questo pensiero che lo occupava costantemente, si applicò con rinnovato zelo e fervore alla pratica delle buone opere e all'esercizio delle funzioni del suo ministero pastorale. Vegliava incessantemente su se stesso e sul suo popolo; le sue preghiere divennero più lunghe e frequenti, e le sue austerità raddoppiarono.

Tante virtù praticate per un così gran numero di anni, tanti lavori intrapresi per il bene della religione dovevano senza dubbio ispirargli una grande fiducia alla fine dei suoi giorni, e fargli guardare con occhio tranquillo e gioioso la morte che stava per aprirgli il cielo. Era tuttavia compreso da un religioso timore al pensiero dei giudizi di Dio: la sua profonda umiltà gli faceva chiudere gli occhi sulle sue buone opere e non gli mostrava che le sue imperfezioni. È per questo che implorò le preghiere del suo clero e del suo popolo, e che raccomandò all'abate del monastero che aveva fondato di non dimenticarlo mai, soprattutto nella celebrazione dei santi misteri. Ma non limitò a questo le sante industrie che la sua umiltà gli ispirava per ottenere più presto la visione del suo Dio e il possesso della gloria eterna: fondò ancora nella sua cattedrale una messa solenne che doveva essere celebrata in perpetuo per il riposo della sua anima, lasciando così al suo gregge una testimonianza della sua fede riguardo alla virtù dell'augusto sacrificio dell'altare.

Occupandosi così della sua ultima ora, non poteva ovviamente essere sorpreso dalla morte; e, come accade ordinariamente alle anime giuste, la sua fiducia filiale verso Dio prendendo finalmente il sopravvento, lungi dal temere il trapasso, finì al contrario per desiderarlo. Poiché sapeva di servire un Maestro pieno di bontà, si rassicurò sulla sua misericordia, e desiderò ardentemente, come l'apostolo san Paolo, la dissoluzione del suo corpo, per essere più presto con Gesù Cristo. Più questo momento fortunato per lui si avvicinava, più lo intravedeva con gioia; ma prima di morire volle, sull'esempio del suo beato padre, farsi designare un successore. Un solitario del vicinato, chiamato Veredemo, che era Vérédéme Eremita di origine greca scelto da Agricola come suo successore. venuto dal profondo della Grecia a ritirarsi in queste contrade per vivervi più liberamente la vita eremitica, gli parve l'uomo che la Provvidenza destinava a sostituirlo nel governo della sua Chiesa; ed è su di lui che fece cadere tutti i suffragi, dando il proprio, nell'assemblea del clero e del popolo che convocò per deliberare su questo argomento, secondo l'usanza di quel tempo.

Dopo aver provveduto in tal modo alla sicurezza del suo gregge, legò tutti i suoi beni alla sua chiesa e alla santissima Vergine a cui è dedicata, facendo così conoscere la devozione particolare con cui aveva sempre onorato l'augusta Madre di Dio. Affrancò tutti i suoi schiavi e li ricompensò liberalmente, in particolare colui che aveva incaricato della cura dei suoi affari temporali.

Qualche giorno prima della sua morte, esortò per l'ultima volta il suo gregge alla pratica delle virtù cristiane e alla fuga dal peccato; fece loro vedere i pericoli del mondo, la vanità dei suoi piaceri; insistette soprattutto sulla felicità eterna di cui godono i Santi. Infine, carico di meriti e di buone opere, spirò dolcemente tra le braccia di Dio, in cui aveva riposto tutte le sue speranze. La sua morte avvenne il 2 settembre dell'anno 700; era nel settantatreesimo anno della sua età e nel quarantesimo del suo episcopato. Tutta la Provenza fu costernata alla notizia di questa morte. La città di Avignone fu nella desolazione: piangeva il suo figlio, il suo pastore e il suo padre. Così, il giorno dei suoi funerali, vi fu uno straordinario concorso di popolo al seguito delle spoglie del venerato prelato: i diversi corpi della città accompagnarono questo prezioso deposito fino alla chiesa cattedrale.

Culto 08 / 08

Culto e posterità delle reliquie

Le sue reliquie, trasferite da Giovanni XXII, attraversano i secoli e la Rivoluzione francese prima di essere restituite alla venerazione pubblica nel XIX secolo.

## CULTO E RELIQUIE.

San Agricolo fu inumato, come aveva desiderato, nella cappella di San Pietro, detta da allora del Santo Rosario, e attualmente di San Giuseppe, nel luogo in cui vi era, prima della Rivoluzione, una grata di ferro. Non si può dire quanti miracoli il Signore operò su questa tomba sacra. Gli abitanti di Avignone si accorsero subito di avere in cielo un potente protettore. Diverse cappelle furono, in breve tempo, erette in onore del santo Vescovo. Gliene fu dedicata una, tra le altre, a Clary, nei dintorni di Buquemaure: la si vede ancora oggi; un tempo, tutti i sabati dell'anno, il popolo dei dintorni vi accorreva in folla; vi si portavano ogni sorta di malati, persino degli ossessi, per ottenere la loro guarigione per intercessione del Santo. San Agricolo è ancora onorato a Savolhans, un tempo nella diocesi di Gap; vi è venerato come Patrono della chiesa parrocchiale, e vi ha dato segni inequivocabili del suo credito presso Dio. Era inoltre il titolare della cappella di Loubières (de Lupariis), in un'isola del Rodano, tra Beaucaire e Tarascon: Urbano II fa menzione di questo patronato nella sua Bolla dell'anno 1096, datata Avignone e indirizzata ai canonici della cattedrale di cui specifica i beni.

Nel 1321, il papa Giovanni XXII, che soggiornava allora ad A vignone, fece pape Jean XXII Papa che pose la diocesi di Rieux sotto la protezione di San Cizy. ricostruire, su proporzioni più vaste, la chiesa che era posta sotto il suo vocabolario; vi fondò un capitolo di dodici canonici che dotò con munificenza, e vi trasferì le sue preziose reliquie così come quelle di suo padre che fino ad allora avevano riposato nella chiesa cattedrale. I santi corpi furono posti in una cassa di legno dorato, sotto l'altare maggiore del nuovo santuario. Fece mettere il capo sacro di san Agricolo in un busto d 'argento, affinché si potes chef sacré de saint Agricol Reliquia insigne conservata in un busto d'argento e poi d'oro. se esporlo alla venerazione dei fedeli e portarlo solennemente in processione.

Nel 1393, gli avignonesi giudicarono che il suo capo sacro non fosse abbastanza decentemente racchiuso in un busto d'argento; ne fecero fare un altro più magnifico tutto rallegrato d'oro e di pietre preziose, e pesante centotrentasette marchi e sei once. Dodici cardinali, diversi prelati e un gran numero di abitanti di ogni condizione si fecero un onore di contribuire alla confezione di questo ricco gioiello che da allora, fino alla Rivoluzione francese, non si cessò di esporre sull'altare del Santo e di portare nelle processioni più solenni. Verso la metà del secolo successivo, nel 1458, si fece con la massima pompa la ricognizione canonica dello stato in cui si trovava il corpo di san Agricolo.

Nel 1495, fu eretta ad Avignone una Confraternita pia in onore di san Agricolo; essa prese, verso il 1523, una nuova vita ammettendo nei suoi ranghi i primi magistrati del paese e l'élite della nobiltà avignonese. Cento anni dopo circa, ricevette un favore insigne: nel 1618, il papa Paolo V le accordò a perpetuità numerose indulgenze; ciò che mantenne per qualche anno ancora il fervore nel suo seno. Ma, a seguito dell'indebolimento, così generale in quell'epoca, del sentimento religioso, questa pia associazione finì per scomparire, e, a metà del secolo scorso, ne restava a malapena il ricordo. Nel 1539, Monsignor il vice-legato Charles Contaniess, vescovo in partibus del Cairo, separò le reliquie di san Agricolo da quelle di san Magno, e, avendole racchiuse ciascuna in una cassa di piombo, le pose di nuovo sotto l'altare maggiore della chiesa del nostro Santo. Nel 1612, essendo stato spostato l'altare maggiore, a causa dell'ingrandimento dell'abside, le reliquie subirono una nuova traslazione. Nel 1625, Monsignor l'arcivescovo Marius Filonardi permise di cambiare la teca di san Agricolo e di depositarla in una cassa di legno guarnita di piombo dorato all'interno e di broccato all'esterno; presiedette egli stesso la cerimonia che fu magnifica, così come la processione generale che si fece in quell'occasione.

Nel 1628, il Rodano uscì dal suo letto e fu sul punto di penetrare nella città. In questa estremità, gli sguardi degli avignonesi si rivolsero subito verso il loro celeste protettore, e, in poche ore, il fiume ebbe ripreso il suo corso consueto. In riconoscimento di questo beneficio e per perpetuarne la memoria, la pietà pubblica elevò di fronte alla porta del Rodano, a valle del ponte Saint-Bénézet, come per comandare ai flutti, una statua di san Agricolo. Un incidente imprevisto determinò, nel 1660, la caduta di questo monumento che non tardò ad essere rialzato. Lo stesso avvenne, un secolo dopo, nel 1763.

Nel 1647, san Agricolo fu scelto come primo patrono della città di Avignone, e fu a partire da quell'epoca che la sua festa fu festiva nella città al pari di Natale e Pasqua. Questa festa restando circoscritta alle mura della città, la Sacra Congregazione dei Riti, su richiesta del Consiglio, la estese alla periferia, così come consta dall'ordinanza di Monsignor de Manzi, in data 7 agosto 1764.

Nel 1793, la chiesa di Sant'Agricolo fu chiusa come tutte le altre; e, dopo aver servito per qualche tempo da officina a dei fabbri, divenne un magazzino generale di polveri e salnitri. Fu solo nel 1795 che fu, sulle istanze di alcuni uomini di fede, resa dalla municipalità alla religione cattolica. Nel 1801, riprese il suo rango di prima parrocchia della diocesi, alla quale unì, fino al 1830, quello di cattedrale, non essendo l'antica basilica metropolitana di Notre-Dame des Doms potuta essere interamente restaurata che in quell'epoca.

Quanto alle reliquie di san Agricolo, furono salvate dalla profanazione dalle mani di un curato giurato, chiamato Pignatelli, che le fece nascondere con quelle di san Magno in fondo a una tomba vicina al coro. Furono ritrovate nel 1810, e, nel 1826, Monsignor de Mons le rese alla venerazione pubblica. Furono allora riposte sotto l'altare maggiore dove sono ancora oggi. Nonostante gli eventi che si sono succeduti dall'inizio di questo secolo, la devozione degli avignonesi verso il loro santo Patrono non ha subito alcuna alterazione, ed è uscita dalla tormenta rivoluzionaria pura come al suo primo giorno. La solennità pubblica, invece di farsi il 2 settembre, si celebra la domenica seguente con meno pompa di un tempo. L'ufficio proprio del Santo, che Monsignor de Gontery aveva fatto comporre nel 1741, è stato, nel 1856, approvato dalla Santa Sede e imposto non solo alla città e al suo territorio, ma anche alla diocesi intera. E ogni volta che la popolazione sente la mano di Dio appesantirsi su di essa, ricorre con fiducia al suo celeste protettore, e non manca mai di sentire prontamente i salutari effetti del suo potente credito nel celeste soggiorno.

Tratto dalla Vita di san Agricolo, di M. Augustin Cauron. — Cfr. Acta Sanctorum.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita ad Avignone verso il 630
  2. Ingresso nell'abbazia di Lerino all'età di 14 anni
  3. Ordinazione sacerdotale dopo 16 anni di vita monastica
  4. Nomina ad arcidiacono di Avignone presso suo padre
  5. Consacrazione come coadiutore di Avignone nel 660
  6. Succede al padre san Magno nel 670
  7. Fondazione di diverse chiese e di un'abbazia femminile verso il 690
  8. Liberazione di Avignone da un'invasione di cicogne e serpenti
  9. Morto all'età di 73 anni

Miracoli

  1. Allontanamento miracoloso di uno stormo di cicogne e scomparsa dei serpenti infettivi tramite il segno della croce
  2. Arresto di una piena del Rodano nel 1628 dopo invocazione
  3. Numerose guarigioni sulla sua tomba

Citazioni

  • Un pastore che ama Dio nutre il suo gregge con la sua parola, il suo esempio e i suoi beni San Bonaventura (in epigrafe)

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo