4 settembre 15° secolo

Beata Caterina da Racconigi

Vergine, del Terz'Ordine della Penitenza di San Domenico

Festa
4 settembre
Morte
4 septembre 1547 (naturelle)
Epoca
15° secolo

Mistica domenicana del Piemonte, Caterina da Racconigi visse una vita di austerità e visioni fin dall'infanzia. Segnata dalle stigmate e da uno scambio di cuore mistico, fu perseguitata ed esiliata prima di essere riconosciuta per la sua santità e i suoi doni di profezia. È particolarmente venerata dagli operai nastrai, mestiere che esercitò per provvedere ai bisogni dei poveri.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 8

LA BEATA CATERINA DA RACCONIGI,

Vita 01 / 08

Visioni e formazione spirituale precoce

Fin dall'infanzia, Caterina riceve visioni di san Pietro Martire e del bambino Gesù, che la invitano a portare la croce e a desiderare il martirio.

Facendo la sua devozione presso il convento dei Padri Serviti, vide dipinta sulla parete una rappresent azione di san Pietro saint Pierre, martyr Santo martire domenicano che appare a Caterina per iniziarla alla Passione. , martire. Mentre considerava con ammirazione la palma, emblema glorioso del suo martirio, e le tracce delle sue ferite, sentì nascere nel suo cuore un vivo desiderio di morire per la fede. Si mise dunque a pregare il santo martire di istruirla e di fortificarla nella fede, supplicandolo di ottenerle una carità ardente che la rendesse sempre più cara al suo celeste sposo, e imitatrice delle sue afflizioni e dei suoi tormenti. Terminata la preghiera, il santo martire le apparve circondato da uno splendido splendore e tenendo in mano un calice pieno di sangue. «Prendi, figlia mia», disse, «prendi questo calice e gusta il preziosissimo sangue di Gesù Cristo, in segno che un giorno berrai al calice della sua amara passione.»

Appena lo ebbe gustato, si sentì come inebriata dalla sua soavità e dolcezza.

Gesù le apparve allora sotto forma di un bambino di circa dieci anni, che sembrava portare una croce sulla spalla. «Rassicurati», le disse, «sposa mia, colui che è venuto non è il demonio, ma Pietro, il mio fedele servitore, lo stesso che ti ho dato come maestro; egli ha già bevuto, lui, il calice della mia passione, soffrendo il martirio per il mio amore. Affinché tu possa somigliargli, così come a me, secondo la tua richiesta, porterai questa croce per il mio amore.» Dicendo ciò, il bambino Gesù mise la croce sulla spalla di Caterina, e per darle coraggio, aggiunse: «Al principio ti sembrerà dura e pesante, ma crescendo il mio amore in te, alla fine ti sembrerà dolce e leggera.» Le mostrò anche una corona di rose bellissime e le disse: «Tutte le afflizioni ti sembreranno rose, se le sopporti con buona volontà.»

Da quel momento, Caterina cominciò a provare una meravigliosa ardore di soffrire per l'amore di Gesù Cristo, ardore che crebbe a tal punto che, sebbene piccola bambina, desiderava andare verso gli infedeli a predicare la religione di Gesù e morire martire. Verso lo stesso tempo, il demonio si mise, dal canto suo, a tentarla fortemente e a farle una guerra accanita. Ma i Santi e Gesù stesso non mancavano di venire a consolarla e a fortificarla.

Durante questi stessi anni della sua più tenera infanzia, già Caterina cominciava ad avere i suoi colloqui in cielo. Anche nel pieno del suo lavoro, elevava i suoi pensieri al di sopra della terra, e tutto le diventava un'occasione di meditare. Quando saliva le scale, il gradino in basso le metteva in spirito la bassezza del peccato, e a mano a mano che dall'uno all'altro raggiungeva la cima, si rappresentava i diversi gradi della virtù, finché infine, arrivata nella sua stanza, l'oggetto della sua meditazione era la bellezza e la dignità dell'anima quando ha la fortuna di possedere la grazia, e la sublime dimora che Dio le riserva in cielo.

Alla vista delle immagini dei santi, la nostra giovane vergine si metteva a meditare le loro virtù, e si infiammava del desiderio di imitarle. Una volta, un'immagine di santa Caterina le cadde sotto gli occhi, e notando che questa santa teneva con la mano destra il crocifisso e un ramo di giglio, e con la sinistra un cuore elevato, questa vista la fece entrare in meditazione. «Il giglio», si diceva tra sé, «significa la purezza; la croce, il ricordo continuo della passione del Salvatore; il cuore elevato, il distacco vero dalle cose di questa terra.» Di modo che pregava la santa di ottenerle la grazia di imitarla.

Miracolo 02 / 08

Vita familiare e primi miracoli

Caterina manifesta doni prodigiosi nel suo contesto familiare, in particolare la riparazione miracolosa di oggetti rotti e l'ottenimento di soccorsi per la madre povera.

Un anno dopo questi ultimi avvenimenti (1495), un giorno in cui Caterina, occupata nel suo lavoro, pensava alla grande povertà di sua madre e a quanto fossero grandi i mali che le faceva soffrire, l'emozione di questo pensiero la ridusse in lacrime e, rivolgendosi al suo celeste Sposo, gli raccomandò la sua famiglia con tale fervore che ottenne presto abbondanti soccorsi, e in modo del tutto prodigioso.

Verso lo stesso periodo accadde che, avendo Caterina rotto un piatto, sua madre la rimproverò con parole dure e arrivò persino a minacciarla di punirla se mai le fosse capitata una cosa simile. Ora, apparecchiando un giorno la tavola, la bambina lasciò cadere un bicchiere che si ruppe in mille pezzi. Ricordando la minaccia di sua madre, Caterina si mise a piangere e a pregare Gesù e la sua celeste Madre di volerla aiutare. Fu esaudita, poiché con un miracolo straordinario poté rimettere il bicchiere nel suo stato originale e riparare il danno senza che sua madre si accorgesse di nulla.

Avendo suo padre un giorno rivolto alla moglie delle minacce, seguite anche da fatti, perché non aveva preparato bene la cena dell'ultimo giorno di carnevale, Caterina, penetrata dal dolore, ne pianse fino al mattino seguente, che era il primo giorno di Quaresima. Sola in casa, poiché sua madre si era ritirata presso uno dei suoi fratelli, giunta l'ora di pranzo, volle sforzarsi di mangiare, ma le grosse lacrime che le cadevano dagli occhi glielo impedirono. Allo stesso tempo rivolgeva al suo Gesù affettuosi sospiri, sperando il suo aiuto e la sua consolazione da lui solo. In quel momento vide entrare e venire a lei un giovane di circa quattordici anni, il quale, dopo averla salutata, le chiese cosa la facesse piangere tanto. Caterina gli raccontò l'evento accaduto in casa sua. Allora egli la consolò con queste parole: «Abbi buon coraggio, perché sarai liberata da ogni pericolo e io non ti mancherò nelle tue necessità. Per tua madre, il cui amore è causa della tua afflizione in quest'ora, il suo dolore presente sarà presto alleviato.»

Il demonio, geloso dei doni così grandi che la giovane bambina riceveva dal Signore, cercò con ogni mezzo e con le tentazioni più forti di distoglierla dal retto cammino della virtù. Una domenica, mentre ascoltava la messa nella chiesa dei Padri Serviti, al momento della consacrazione, un demonio sotto sembianza d'uomo si presentò a lei e le disse: «Perché ti prostri davanti a un po' di pane inzuppato in un po' d'acqua? Se pensi che Gesù sia lì, ti sbagli grandemente, e sei ben sciocca a credere a simili cose.»

A queste parole, la povera bambina, tutta spaventata, si rivolse al suo Gesù, gli rivolse una fervente preghiera, poi alzando gli occhi al cielo, vide sull'altare Gesù sotto forma di un bambino di tre anni, trafitto da cinque piaghe, il cui sangue gocciolava nel calice. Un'altra volta, sotto le apparenze di un angelo inviato da Dio, il demonio si presentò a lei e le disse di adorarlo. «Se tu fossi veramente colui che dici», gli rispose lei, «non reclameresti da me un simile onore, ma lo vorresti per Dio solo. Inutile fingere ora, vedo bene che sei il decaduto dal cielo, poiché ti ostini nel tuo antico orgoglio: va' nel luogo al quale sei stato condannato.»

Fin dai primi anni di Caterina, la sua santità cominciò a manifestarsi, anche attraverso i miracoli. Una mattina, di buon'ora, un santo sacerdote era in preghiera. Mentre si trovava assorto in Dio e contemplava la sua bellezza, il suo angelo custode gli disse di scendere dalle altezze della sua contemplazione, e che avrebbe visto un'ammirabile creatura. Il sacerdote gli rispose: «Mi è penoso lasciare Dio per vedere una creatura; tuttavia, se tale è la volontà del Signore, così sia.» Tornando dunque ai sensi, vide una bambina di dieci anni, vestita di una veste tutta risplendente. Il servo di Dio le chiese subito chi fosse. «Io sono», rispose lei, «Caterina da Racconigi, povera di beni temporali, ma, per la grazia di Dio onnipotente, ricca di beni spirituali. Vi pr Catherine de Racconigi Santa domenicana del XV-XVI secolo, stigmatizzata e mistica. ego di ricordarvi di me nelle vostre preghiere, affinché io ottenga dal cielo tutti i soccorsi che mi sono necessari. È per questo motivo che sono stata condotta qui.» E detto questo, scomparve. Questo stesso sacerdote raccontò il fatto a uno dei suoi amici, il quale, venuto a trovare Caterina, le chiese come si fosse introdotta in quel luogo. Dopo lunghe insistenze, Caterina gli rispose: «Non ne so nulla, se non che è stato un angelo a condurmici.»

Vita 03 / 08

Voto di verginità e austerità

All'età di tredici anni, consacra la sua verginità a Dio sotto il patrocinio di santa Caterina da Siena e intraprende una vita di estremo ascetismo che include digiuni e cilici.

Verso l'età di tredici anni, Caterina andò in una chiesa, dove ascoltò un predicatore che faceva il panegirico di santa Caterina da Siena, di cui sainte Catherine de Sienne Santa mistica domenicana alla quale Agnese viene paragonata. quel giorno si celebrava la festa. Tornata a casa, andò nella sua stanza e, mettendosi a pregare con grande fervore e abbondanza di lacrime, si accusava della negligenza che pensava di aver avuto fino ad allora nel servizio di Dio. Sentendosi dunque eccitata per Lui dallo stimolo di un vivo amore, chiamò in suo aiuto Gesù Cristo, la beata Vergine Maria e santa Caterina, pregandole di assisterla nell'offerta che desiderava fare. «Ecco», disse, «che mi offro tutta intera a voi, o Padre celeste, a Gesù vostro Figlio unico e Sposo amato della mia anima, allo Spirito Santo e a Maria, Regina delle vergini. A voi, sì a voi, faccio il voto perpetuo di verginità.»

Poi, rivolgendosi in modo particolarmente affettuoso verso la beata Vergine: «Maria, mia carissima madre», le disse, «sono una creatura debole, incapace da sola di conservare un così grande tesoro. Perciò mi abbandono interamente tra le vostre mani e vi prego con tutta l'anima di volermi aiutare a conservarmi sempre pura da ogni macchia. Che di questa promessa siano testimoni, lo voglio, tutti gli angeli e i santi del cielo, e particolarmente san Pietro, san Girolamo e santa Caterina da Siena.» Questo voto fu seguito da un'impressione di contentezza di cui rimase tutta colma. La notte seguente le apparve santa Caterina da Siena circondata da una viva luce, tenendo in mano due bellissime rose, una bianca, l'altra rossa. La rassicurò che il suo voto era stato gradito a Gesù e a Maria, e che l'avrebbero aiutata sempre a conservare il suo cuore casto e vergine. Le disse perché il suo divino Sposo le inviava queste due rose. La rossa, per ricordarle l'amore ardentissimo che Gesù aveva mostrato non solo a lei, ma a tutto il genere umano, quando sparse il suo sangue per la salvezza di tutti. La bianca, affinché avesse sempre presente al pensiero in quale purezza e innocenza doveva conservare il suo cuore, affinché rimanesse degno di Gesù. Quindi, dopo averle dato la sua santa benedizione, scomparve, lasciando nella stanza un profumo celestiale.

Per poter attendere più comodamente alla preghiera, o per meglio conservare la purezza del suo cuore, Caterina sentì da allora desideri più vivi di ritiro e di solitudine. La conversazione le era divenuta così insopportabile che fuggiva il mondo quanto più le era possibile, eccetto quando l'onore di Dio e il bene del prossimo la mettevano nell'obbligo di agire diversamente.

La nostra giovane vergine, accorgendosi che le insidie e le tentazioni contro la santa virtù non facevano che aumentare sempre più, prese l'abitudine di invocare vari santi e in gran numero, principalmente nel giorno della loro festa, pregandoli di tutto cuore di intercedere per lei.

Alla festa di santo Stefano, primo martire, Caterina, essendosi alzata prima del giorno, si mise a pregare il Santo affinché si degnasse di conservarle la purezza nello stesso modo in cui aveva conservato la sua, quando fu eletto dagli Apostoli per adempiere al ministero di diacono. Gli espose che, ancora giovanissima, si trovava indebolita e agitata da varie tribolazioni, che un gran numero di uomini impuri le tendevano trappole, le rivolgevano cattivi discorsi e davano grandi assalti alla sua virtù. Infine gli disse che era grandemente tormentata dai demoni, che desiderava piuttosto morire che vivere in mezzo a tanti pericoli per la sua anima e il suo corpo. Parlando così al santo martire, la povera fanciulla si scioglieva in lacrime. Santo Stefano, circondato da uno splendore celestiale, le apparve e la consolò dicendole: «O mia sorella, asciuga le tue lacrime, consolati, perché Dio ha esaudito le tue preghiere. Sì, per la sua santa grazia sarai liberata dalle tentazioni contro la modestia. Adesso, preparati a ricevere lo Spirito Santo.»

Nello stesso istante sopraggiunse il serafino che fin dall'infanzia era stato dato come custode alla Beata; la consolò con queste parole: «La conservazione della tua purezza, che hai chiesto al Signore con tante lacrime, l'hai ottenuta. Ora dunque, preparati a ricevere lo Spirito Santo.» Queste parole erano appena terminate, che dal cielo discese una luce meravigliosa formata da raggi che si posarono sulla testa di Caterina. Allo stesso tempo sentì spandersi nel suo cuore una dolcezza inesprimibile e un calore così vivo che sembrava essere in fiamme; udì anche queste parole: «Sono venuto ad abitare in te, per purificare, illuminare, infiammare il tuo cuore e darti la vita.»

Da questo meraviglioso evento, rimase sul volto di Caterina una tinta di rosso e bianco mescolati, e ne usciva come un bagliore luminoso. I suoi vicini, stupiti e pensando che usasse per questo qualche artificio, le chiesero cosa mettesse sul suo viso per renderlo così splendente. Caterina rispose sorridendo che il suo unico segreto era un po' di pane, volendo parlare della santa Eucaristia. In effetti, era questo divino sacramento che colorava la sua anima di bianco e di rosso. Ma più grande ancora era lo stupore di quelli della famiglia, che sapevano bene che non usava alcun artificio, ma che al contrario digiunava frequentemente a pane e acqua, e differiva spesso il suo pasto fino alla sera.

Per un gran numero di anni, praticò questa austerità per tutto il tempo dell'Avvento, eccetto la domenica; faceva lo stesso in Quaresima, e non era raro che rimanesse un giorno intero senza bere né mangiare. Spinse persino il rigore del suo digiuno fino a non prendere cibo che tre volte alla settimana. Lo scopo di tutte queste austerità era di perdere quella bellezza naturale nel timore che potesse diventare per qualcuno occasione di peccato. E poiché un trattamento così austero non le sembrava sufficiente, si cingeva la vita con una corda spessa che cambiò poco dopo con una cintura di ferro che stringeva così fortemente, da farla entrare fin nella carne. Portava inoltre un cilicio, che non tolse mai, se non negli ultimi anni della sua vita, quando l'età ebbe diminuito sensibilmente le sue forze. Il suo sostegno per conservarsi pura da ogni macchia fu soprattutto l'esercizio frequente della preghiera e della meditazione. Perciò il suo padre spirituale poté assicurare che mai, nel corso della sua vita, aveva commesso una colpa grave.

Verso l'età di quindici anni, trovandosi malata, la sua occupazione era di considerare i gravi e numerosi pericoli da cui era circondata; si paragonava a un'erba verde e fiorita che la falce del mietitore sta per tagliare, o che i raggi di un sole troppo ardente ingialliscono e seccano, e diceva a se stessa: «Io giovane, fiorente e di vivi colori, quando la morte sarà venuta non sarò più che putredine e cattivo odore, e ben peggio ancora di questo, se allora avessi la sventura di essere lontana e separata da Dio, per il peccato mortale. Ah! misera! quale sarebbe allora la mia deformità e il mio fetore davanti a Dio e ai suoi Santi!» Ma piena di fede e di un santo timore, aggiungeva: «O mio Dio, o mia speranza, o Madre di misericordia, o miei santi angeli custodi, aiutatemi, assistetemi. Vengano su di me tutti i mali, e la morte stessa, ma che non mi accada mai la sventura di commettere un peccato mortale.»

Miracolo 04 / 08

Stimmate e doni profetici

A ventiquattro anni, riceve le stimmate invisibili e poi visibili della Passione e predice le guerre del Piemonte così come la fondazione di un convento domenicano.

Per meglio conservare la bella virtù della purezza, Caterina desiderava ardentemente rivestire il più presto possibile l'abito religioso, così come la santissima Vergine le aveva predetto fin dai suoi primi anni. Fu allora che previde per quale via doveva compiersi un desiderio che le stava così a cuore, e annunciò la fondazione di un convento di Padri Domenicani, sebbene allora non vi fosse alcuna apparenza di tale evento. Aveva come confessore Padre Alessandro, religioso dei Servi di Maria. Questi buoni Padri, avendo sentito dire che desiderava prendere l'abito religioso pur restando nella sua casa, Padre Alessandro le offrì quello delle suore del suo Ordine. «No», gli rispose lei, «l'abito che voglio rivestire è quello di San Domenico». — «Ma sapete bene», replicò il Padre, «che non esiste qui alcun convento di quest'Ordine». — «Dio», aggiunse Caterina, «farà in modo che ce ne sia uno». Vedendo più tardi gli inizi della realizzazione di questa profezia, Padre Alessandro raccontò tutto ciò che era accaduto a un signore di nome Claudio, e quest'ultimo, a partire da quell'epoca, prese in grande stima la santità di Caterina.

Ricevette più volte in modo sensibile i doni dello Spirito Santo, e tra gli altri, in modo del tutto speciale, il dono della scienza, che la rese capace di risolvere le più alte questioni della religione. Tuttavia il suo ardore di soffrire per l'amore di Gesù Cristo andava sempre crescendo. Nel ventiquattresimo anno della sua età, il terzo giorno dopo Pasqua, meditando, verso l'aurora, il mistero della lunga orazione e del sudore di sangue del Salvatore nell'orto, pregava con fervore il suo divino sposo Gesù di concederle la grazia di assomigliargli nelle sue sofferenze. Allo stesso momento Gesù le apparve rivestito di una veste di un rosso infuocato, e tutto risplendente di meravigliosi raggi di luce, che scaturivano dalle sue piaghe sacre, e le disse: «O mia sposa! grande è il tuo desiderio di soffrire, ma tu non conosci bene la tua debolezza». — «O mia speranza», rispose Caterina, «le mie forze sono meno che nulla, e da me stessa sono incapace di tutto; mi occorre in ogni cosa il vostro potente soccorso.»

Questa vivacità del suo amore e la profondità della sua umiltà le meritarono di udire questa risposta dalla bocca di Gesù: «La tua grande fede merita di essere esaltata, per questo mi faccio una gioia di renderti partecipe dei dolori che ho patito ai piedi e alle mani.» A queste parole, il Salvatore estese le sue divine mani verso quelle di Caterina, e scaturì dalle sue piaghe sacre come un dardo di sangue che attraversò le mani della sua sposa diletta. La stessa meraviglia ebbe luogo ai piedi, ed era accompagnata da una sofferenza tale, che Caterina sentiva le sue forze abbandonarla per la violenza del dolore. I piedi e le mani conservarono la traccia delle ferite ricevute. Questi segni della passione del Salvatore rimasero visibili per qualche tempo, e dopo la morte di Caterina, un gran numero di persone deposero sotto giuramento di aver visto sul suo corpo queste sacre stimmate.

Ma presto l'umiltà di Caterina la costrinse a chieder e a Dio la grazi sacrés stigmates Segni mistici della Passione di Cristo ricevuti dalla santa. a che questi segni fossero nascosti. L'ottenne; le mani rimasero tuttavia talmente indolenzite e deboli, che poteva a gran pena attendere ai servizi della casa. Ella pativa nel suo corpo tutti i tormenti del Redentore; poiché, oltre alle stimmate dei piedi e delle mani, aveva ancora la piaga del costato e la corona di spine. Quest'ultima le causava dolori così grandi, che non poteva fare a meno che le persone presenti se ne accorgessero.

Qualche volta anche il sangue che usciva dalle sue piaghe era così abbondante, che non solo i suoi abiti di sopra, ma quelli di sotto ne rimanevano inzuppati. Una volta, tra le altre, aveva dato una delle sue vesti da lavare a persone della sua famiglia che, conoscendo già la santità di Caterina, pensarono di trattenerla per devozione e di cambiarla con una simile. Caterina, essendosi accorta di questa pia astuzia, non volle mai prestarsi, ma disse e fece tanto, che le sue parenti furono obbligate a restituirle il suo indumento.

Non dobbiamo essere stupiti che un'anima che Dio trattava con tale familiarità abbia posseduto il dono di profezia. Caterina predisse le guerre del Piemonte, che non dovevano accadere che venticinque anni dopo la sua predizione. Il Signore fece ancora altre liberalità alla sua fedele serva. Il giorno dell'Esaltazione della santa croce, essendo Caterina malata, il Signore Gesù le apparve con due angeli che camminavano davanti a lui, portando una grande croce. Gesù prese questa Croce, la pose sulla spalla di Caterina, e le disse queste parole: «Ecco, o mia sposa, la croce che avrai da portare tutto il tempo della tua vita. Ti sembrerà pesante, ma non te ne sarà che più gloriosa.»

A partire da quel giorno, Caterina non restò un istante senza pena né dolori. Nondimeno sentì rinnovarsi in lei il desiderio di andare presso gli infedeli per propagarvi la fede, e rimase per diversi mesi con il disegno di compierlo, finché, non trovando alcun mezzo per riuscirvi, vi rinunciò, ma non senza un vivo rammarico.

Vita 05 / 08

Scambio di cuore e processo dell'Inquisizione

Dopo un'esperienza mistica di scambio di cuore, viene tradotta davanti all'Inquisizione a Torino per eresia, ma viene riconosciuta innocente.

Caterina non aveva più che un solo pensiero: l'amore di Dio e del prossimo. L'unico desiderio che l'infiammava era quello di un cuore puro e santo, degno di essere offerto interamente al suo caro Gesù. La sua sollecitudine nel mantenersi in tale purezza era così grande che era facile notarla anche nella cura e nella vigilanza che metteva nel tenere ogni cosa in grande pulizia, sia nei suoi vestiti che nella sua casa. È un adagio dello Spirito Santo che la nettezza esteriore sia indice della purezza dell'anima.

Essendosi dunque un giorno alzata di buon mattino, e stando in orazione, vide apparire Gesù, accompagnato da una grande moltitudine di santi, tra i quali si trovavano san Domenico, santa Caterina da Siena e san Pietro martire. Quest'ul timo le aprì il fian saint Pierre, martyr Santo martire domenicano che appare a Caterina per iniziarla alla Passione. co sinistro, tra le due costole, e le tolse il cuore, ma con dolori così vivi che credette di morirne. San Pietro, volgendosi verso il Salvatore, lo pregò di voler rendere quel cuore che gli presentava puro da ogni macchia. Gesù, con volto sereno, vi acconsentì. Caterina, divenuta tutta gioiosa, si fece animo a rivolgergli, con molte lacrime, la preghiera di renderle il cuore divenuto puro. Gesù esaudì la sua diletta e, dandole la sua benedizione, partì. Allora Caterina fu presa da un dolore così vivo che sembrava sul punto di spirare. I suoi genitori accorsero vicino a lei e, temendo che stesse per morire, mandarono a cercare un sacerdote, con la preghiera di venire subito ad ascoltarla in confessione e a farle la raccomandazione dell'anima, come si è soliti fare per coloro che stanno per morire. Il sacerdote arrivò; ma vedendo che Caterina aveva il colorito e il volto come al solito, e le guance vive come se non avesse provato alcun male, fu colto da stupore e sospettò che la causa di quella malattia non fosse ordinaria. Le ordinò dunque di non nascondergli nulla. Costretta dall'obbedienza, ma profondamente umiliata, Caterina gli raccontò il suo meraviglioso segreto. Questo evento accadde il 3 agosto 1512, nel ventiseiesimo anno della sua età. Tuttavia il Signore volle che la sua serva provasse quello stato di aridità spirituale che immerge l'anima in una tale oscurità e malinconia, che le sembra di essere in disgrazia con Dio. Prova dolorosa di cui Dio si serve verso le anime buone, senza dubbio, ma che vuole ancora abbellire e rendere più perfette.

Con le sue grandi mortificazioni e penitenze, Caterina cercava di perdere la bellezza che aveva ricevuto dalla natura, ma senza riuscirvi. La bellezza della sua anima era così grande che si diffondeva sul suo volto e lo illuminava come uno specchio. Perciò dovette lottare contro un gran numero di seduttori che tesero insidie alla sua onestà; le facevano ricche promesse, sperando con ciò di scuoterla nelle sue sante risoluzioni. Ma, con la saggezza delle sue risposte, Caterina distruggeva presto tutte le loro speranze. Tuttavia, accorgendosi con suo grande dolore che la sua bellezza era per il prossimo occasione di offendere Dio, lo pregò di volergliela togliere. La sua preghiera fu esaudita e in poco tempo si operò sul suo volto un tale cambiamento che i suoi genitori ne rimasero per la maggior parte stranamente sorpresi.

Non solo gli uomini, ma i demoni con loro, facevano ogni sforzo per farle perdere la virtù della purezza. Pensieri disonesti, immaginazioni impure, sogni immondi, tali erano le loro armi. Ma Caterina li respingeva tutti con l'orazione e la mortificazione. L'oggetto delle sue meditazioni era l'incarnazione e la passione del Figlio di Dio, la bellezza dell'anima ornata dalla virtù della modestia, la bassezza di coloro che si abbandonano al vizio contrario e gli eterni tormenti che li attendono nell'inferno. Macerava il suo corpo con la penitenza, fuggiva l'ozio, che è la madre di tutti i vizi, e faceva in modo di essere sempre occupata. Gesù, vedendo la fedeltà della sua sposa, la consolava di tanto in tanto, apparendole circondato da uno sfolgorante chiarore e scacciando dalla sua stanza tutti quegli spiriti immondi.

Ma la prova più grande che dovette sopportare le avvenne nell'anno 1512. Era l'11 aprile. Da quel giorno, e per sette giorni consecutivi, si vide affaticata da tentazioni continue contro la modestia. Non trovava sollievo che nella preghiera, senza poter nemmeno prendere né sonno né riposo. Ciò che si sforzava di mangiare o bere non le era di alcun aiuto; tutt'altro, lo rigettava subito, e tutto il giorno si scioglieva in lacrime, ma senza sollievo dal suo male. Implorava l'assistenza di Gesù e di Maria, ma non ne sentiva alcuna consolazione. Chiamava con le sue grida i Santi che le erano stati dati come custodi, e sopra tutti san Pietro e santa Caterina da Siena; ricordava loro le loro promesse e si lamentava con loro tra pianti e lacrime.

Non ricevendo alcun sollievo e non traendo alcun profitto dai digiuni austeri con cui affliggeva il suo corpo, immaginò un altro mezzo per soffocare quella tentazione. Piena di angosce, va a trovare il suo confessore e gli racconta tutto. L'uomo di Dio le consiglia di gettarsi, in postura di supplice, davanti a Dio e di attendere da lui il soccorso di cui ha bisogno. Caterina obbedisce. Si mette in ginocchio nella sua stanza e lì si offre di nuovo alla divina Maestà, detestando con lacrime e sospiri tutti gli errori della sua vita passata, accusando la sua negligenza nel servizio di Dio e la sua ingratitudine mostruosa per tanti favori ricevuti dal suo amore. Infine, lo prega di trattare la sua anima, non più secondo quanto esigeva la sua indegnità, ma unicamente secondo il beneplacito della sua grande misericordia e i meriti della sua redenzione sovrabbondante. Durante queste preghiere e sospiri, Gesù Cristo le apparve, con il volto dolce e sereno, e le disse: «Non temere, poiché io sono con te».

Mentre Gesù le parlava, apparvero due angeli che, con un cordone di una bianchezza celeste, cinsero i fianchi di Caterina. «Da parte di Dio», le dissero, «ti cingiamo con la cintura della castità, che non si scioglierà mai». Da allora, e fino alla fine della sua vita, non fu più molestata né dagli stimoli della carne, né, per loro causa, dai turbamenti dello spirito; al contrario, si sarebbe detto che infondesse il dono della castità a tutti coloro che avevano la fortuna di intrattenersi con lei. Sentendosi così fuori pericolo, temette meno di aiutare con la sua conversazione coloro che avevano bisogno del suo soccorso.

Allora cominciò a diffondersi la fama della sua santità; una moltitudine di persone pie venivano a visitarla. Lei ne provava un grande dispiacere. La sua umiltà le faceva desiderare di fuggire dal mondo, affinché nessuno si occupasse né parlasse di lei. Le venne il pensiero di scomparire, di passare le Alpi e di cercare qualche luogo solitario per condurvi vita eremitica, o almeno di entrare in qualche monastero. Si era allora nel mese di novembre; la campagna era coperta di brina e Caterina, ancora non del tutto ristabilita da una lunga malattia, si alzò fin dalle quattro del mattino, all'insaputa di sua madre, per mettere in atto il suo progetto. Tuttavia, prima di procedervi, si mise in ginocchio per invocare lo Spirito Santo. Gli chiese di preservarla da ogni pericolo e di dirigerla nel suo cammino. Il suo pensiero era di andare prima in un monastero di donne situato nelle vicinanze e poi di passare le Alpi. Ma mentre stava per uscire di casa, udì una voce che le disse: «Fermati; dove vuoi andare?». Caterina guardò intorno a sé e, non vedendo nessuno da cui potesse venire quella voce, non dubitò che fosse un ordine di Dio che voleva impedirle di partire, e rimase. Alcuni giorni dopo, Gesù Cristo le assicurò, per intercessione di santa Margherita, vergine e martire, che la volontà di Dio era che non partisse. Le fece sapere che non le aveva prodigato tanti doni affinché si rinchiudesse in un monastero, ma affinché, con le sue sante conversazioni e con l'esempio della sua vita, procurasse l'onore di Dio e la salvezza di un gran numero di anime.

L'Italia era allora agitata da guerre spaventose, che causavano la perdita di molte anime: perciò Caterina versava spesso lacrime di dolore. La sua tristezza tuttavia era talvolta addolcita dalla conversione di alcune anime che guadagnava a Dio. Tutti coloro che avevano la fortuna di trattare con lei si sentivano animati alla pratica del bene. Attraverso le sue visioni, Caterina conobbe chiaramente la necessità in cui si trovava di vivere tra i peccatori, e che così non poteva allontanarsi dal rumore del mondo. Pregò dunque il Signore di insegnarle il modo di elevarvi l'edificio della sua santità. Il Signore l'esaudì inviandole la seguente visione: le sembrò che si dovesse costruire un tempio immenso, di cui le fu detto che avrebbe dovuto scavare le fondamenta. Quando il fossato ebbe raggiunto la statura di un uomo, e si fu sul punto di porre il fondamento, apprese da Gesù Cristo che per quel fondamento doveva intendere l'umiltà. «Con l'aiuto dell'umiltà», le diceva, «l'uomo si considera vile e abietto agli occhi di Dio, e più si mette all'ultimo posto, più si eleva, sull'esempio della mia santissima Madre, che, per essere stata la più umile delle creature, fu elevata da Dio al di sopra di tutte». Gesù aggiunse che doveva elevare il muro servendosi del filo a piombo, il che significava le tribolazioni, i dispiaceri, le pene attraverso le quali Dio raddrizza la via in cui fa camminare coloro che ama. Elevato il muro, Gesù le raccomandò di fare una finestra quadrata, separata da una croce nel mezzo, i cui lati dovevano permetterle di passare la testa e guardare fuori. Caterina chiese cosa volesse dire quella finestra, e le fu spiegato che la finestra, disposta interiormente a forma di croce, significava il ricordo della passione e della morte del Salvatore. Gesù terminò dicendole che, come mettendosi alla finestra della propria casa si ha la chiarezza della luce, così la sua luce nella via della santità sarebbe stata la meditazione della passione e la considerazione della morte che egli aveva sopportato.

La beata Vergine Maria aveva promesso a Caterina che avrebbe indossato l'abito di San Domenico. Ora, ventitré anni erano già trascorsi da quella promessa e, non vedendo alcun indizio che la profezia dovesse compiersi, l'incertezza la prese insieme al timore di essere stata ingannata dal demonio. Ma presto una nuova rivelazione le diede l'assicurazione che la promessa veniva da Dio, che tutto sarebbe accaduto secondo quanto le era stato annunciato e che di lì a poco si sarebbe fondato a Racconigi un convento dei religiosi di San Domenico. In effetti, si gettarono presto le fondamenta sulle quali si elevò un convento che si vede ancora oggi.

Qualche tempo prima che Caterina indossasse l'abito della Penitenza, alcuni spiriti maligni, vedendo di malocchio le cose meravigliose che operava, la citarono al tribunale del l'Inquisi Racconigi Città natale e luogo di principale attività della santa. zione, accusandola di eresia e di magia. Con ciò speravano di farle perdere la grande reputazione di cui godeva presso un gran numero di persone, e che lo splendore delle più belle virtù rendeva più brillante di giorno in giorno. Caterina si recò a Torino per giustificarsi. Dio, che protegge i suoi servi fedeli, fece sì che non solo fosse riconosciuta innocente, ma che la sua reputazione e il suo rinomato nome di virtù non facessero che accrescersi presso le persone di alta condizione.

La fama della sua santità cominciò da allora ad arrivare alle orecchie del duca di Savoia e dell'arcivescov o di Turin Capitale del Piemonte dove risiedette. Torino, che entrambi la onorarono pubblicamente. A partire da quell'epoca, non solo fu chiamata e ricevuta con grandi onori dalla sorella del duca di Savoia e dalle altre principesse di quell'illustre casa, ma fu persino invitata a recarsi in paesi lontani. Così, dovette più volte andare a Casale su istanza di Anna, marchesa del Monferrato, parente del re di Francia. Questa pia dama arrivò fino a pregare Caterina di voler fissare per sempre la sua dimora in quella città; ma l'umile vergine non volle mai acconsentire. La marchesa del Monferrato ha assicurato più volte che nelle sue afflizioni non provava mai un maggiore aiuto che dalle conversazioni di Caterina; aggiungeva persino che solo a guardarl Anne, marquise de Montferrat Nobile protettrice di Caterina a Casale. a si sentiva tutta rinnovata.

Vita 06 / 08

Impegno domenicano e opere di carità

Veste l'abito del Terz'Ordine di San Domenico a ventotto anni e si dedica al lavoro manuale per finanziare le sue elemosine ai poveri.

Giunta al ventottesimo anno di età, Caterina vestì finalmente l'abito di San Domenico, che tanto habit de Saint-Dominique Ordine religioso a cui apparteneva Magdeleine. aveva desiderato. Nulla poté scalfire la risoluzione di Caterina, né le calunnie sollevate contro di lei e contro i religiosi domenicani, né le contraddizioni del mondo, che fece tutto il possibile per impedirle di metterla in esecuzione.

Insieme a Caterina, un'altra giovane aveva vestito l'abito della Penitenza; ma era così povera che, per mancanza di denaro, non aveva potuto procurarsi l'abito necessario. Caterina, avendolo saputo, disse e fece tanto presso sua madre che ottenne il permesso di dare alla sua compagna il denaro che era in casa. Questa bella azione le ottenne da Dio un grande aumento di carità. Da quel momento, cercava ogni occasione per compiere opere caritatevoli. Mai lasciava partire un povero dalla sua casa senza avergli dato qualche soccorso. Lavorava più a lungo e con più diligenza che in passato al suo mestiere di trecciatrice, per poter raccogliere un po' di denaro in più e sollevare così un maggior numero di bisognosi. Spesso, dopo aver passato gran parte della notte in preghiera, si metteva al lavoro prima dell'alba, per poter soddisfare la sua ardente carità verso il prossimo. Nei suoi pasti, le capitava frequentemente di privarsi di una parte del suo cibo per portarlo ai malati che si trovavano nel bisogno. Quanto alla stima che faceva di questa virtù, se ne può ancora giudicare dalla risposta che diede una volta ad alcune persone della sua famiglia che volevano persuaderla a lasciare a sua madre la cura degli affari di casa, con il pretesto che, non misurando i propri mezzi, dava ai poveri, per amore di Dio, più di quanto potesse. «Non lo farò», rispose, «non lo farò, perché mi priverei dell'occasione di fare l'elemosina ai poveri; e, se non avessi altro da dare, darei loro la mia stessa veste».

Il demonio, non avendo potuto distogliere la serva di Dio dalla sua risoluzione di vestire l'abito religioso, non tralasciò nulla per turbare la sua anima sotto la capziosa abbondanza di ragionamenti ingannevoli. Per esempio, le dava a intendere che avrebbe fatto meglio a sposarsi e a servire Dio in libertà, o quantomeno sotto un abito più in favore, e mille altre ragioni dello stesso genere che le metteva in mente. Stanca di queste ossessioni, Caterina ottenne da Nostro Signore di esserne liberata.

Il desiderio che Caterina provò fin dai suoi più teneri anni di dare la sua vita per amore del suo Dio fu soddisfatto in parte dalle sue grandi e continue sofferenze per la salvezza dei peccatori, tanto che la sua vita può essere chiamata un lungo e continuo martirio. L'amore che portava a Dio e al prossimo era così forte che nulla l'affliggeva tanto quanto il pensiero dell'offesa a Dio e della rovina delle anime. Molte volte, alla notizia che qualcuno era caduto in peccato mortale, si metteva a spargere lacrime di dolore, e spesso la sua afflizione la rendeva malata e la costringeva a rimanere a letto. Fu allora che nacque in lei il desiderio di sopportare le pene dovute a tutti i peccatori, per chiudere così la porta dell'inferno e impedire che alcuna anima vi cadesse in futuro.

Alla preghiera di molti dei suoi figli spirituali, Caterina andò a soggiornare per qualche tempo a Saluzzo, in compagnia di un sacerdote della sua famiglia. Durante il suo soggiorno in quella città, essendo un giorno a pregare in una chiesa, una donna di malaffare passò davanti a lei; Caterina gettò su di lei uno sguardo così tenero che la povera infelice rientrò in se stessa e risolse di seguire Caterina fino a Racconigi, dove avrebbe potuto parlarle più liberamente. Una volta davanti a lei, si gettò ai suoi piedi e, tra lacrime e sospiri, le fece il racconto di tutta la sua vita passata. Dopo averla ascoltata con bontà, Caterina, con dolci parole, l'istruì sul genere di vita che doveva condurre in futuro. La nostra povera peccatrice andò dunque a confessarsi e, tornata a casa, edificò con i suoi esempi tanto quanto aveva scandalizzato in passato.

Nel 1519, una sera del mese di marzo, fu colta da spaventose sofferenze dello spirito e del corpo. Questa recrudescenza di dolori le proveniva sempre dal suo grande desiderio di sopportare ogni sorta di tormenti per la salvezza dei peccatori contro i quali vedeva che Dio era più irritato. Le circostanze stesse del tempo in cui ci si trovava ravvivavano in lei questo desiderio di soffrire. Era, infatti, il mese di marzo e l'epoca del carnevale, durante la quale ognuno si lasciava andare a ogni sorta di vizi. Era per lei un'occasione di meditare sull'accecamento degli uomini e sui miserabili trascinamenti della vita umana, per i quali tanti cristiani si precipitano nell'inferno. Queste riflessioni l'affliggevano grandemente e la portavano a offrirsi a Dio per soffrire giorno e notte a profitto dei peccatori e a invocare su di loro la divina misericordia. Poiché perseverava dunque nelle sue preghiere per il bene della Chiesa e per la salvezza delle anime, ebbe da Gesù questa risposta: «Accetto la tua offerta, ma i dolori che dovrai sopportare saranno così violenti che a stento scamperai alla morte». E, in effetti, pochi giorni dopo si sentì sorpresa da mali così violenti che fu obbligata a stare a letto per undici settimane. Durante questo tempo restava spesso cinque giorni senza prendere nulla; se le preghiere dei suoi la persuadevano a provare qualche nutrimento, lo rigettava quasi subito. I medici stessi, vedendo che non poteva più conservare alcun alimento e che un male ne chiamava un altro, non tardarono a dichiararla perduta, e per tre volte furono molto sorpresi di ritrovarla viva. Non era solo per tutti gli uomini in generale, ma anche per tutti coloro i cui bisogni particolari le erano noti, che offriva le sue preghiere e la sua stessa persona a Nostro Signore; poiché mai è accaduto che qualcuno si sia raccomandato alle sue preghiere senza averne ricevuto qualche soccorso. Dio esaudiva sempre le sue richieste, sia per i bisogni dell'anima che per quelli del corpo.

Ecco quale genere di vita seguiva in particolare Caterina. Alzandosi al mattino, formava la risoluzione di impiegare il giorno presente a disporre tutte le sue azioni secondo la maggior gloria di Dio. Lungo il giorno, elevava frequentemente il suo spirito e il suo cuore verso Dio con ferventi orazioni giaculatorie. La sera, prima di andare a letto, richiamava alla memoria in che modo aveva impiegato la giornata. Riconosceva di aver fatto qualcosa di bene, ne rendeva grazie a Dio; al contrario, notava qualche azione degna di biasimo, ne chiedeva umilmente perdono, detestando con tutto il cuore la più lieve mancanza. La sua applicazione era ancora maggiore quando andava in chiesa per confessarsi. Allora cercava nella sua coscienza tutto ciò che le sembrava aver offeso Dio, e dopo la confessione gli chiedeva la grazia di cambiare vita e di fare tutto per il suo onore e per la sua gloria. Fu così che arrivò a un alto grado di perfezione e di santità. Dal canto suo, lo spirito maligno si applicava a suscitarle mille turbamenti per impedire i grandi beni che faceva con le sue preghiere. Fu allora che si sparse la voce che una peste mortale aveva invaso Torino e i dintorni. Caterina subito si mise a pregare senza interruzione per le popolazioni colpite da questo flagello. La violenza del flagello nelle città e nelle campagne vicine fu tale, e il numero delle vittime così considerevole, che il paese e le case rimasero vuote dei loro abitanti. Solo la città di Racconigi rimase fuori dalla portata di questo male.

Vita 07 / 08

Persecuzioni, calunnie ed esilio

Vittima di calunnie e di un tentativo di avvelenamento, viene bandita da Racconigi e si esilia a Caramagna dove prosegue la sua vita di preghiera.

La santità di Caterina fu manifestata a un gran numero di persone, sia interiormente attraverso ispirazioni, sia esteriormente tramite visioni e segni tangibili. Viveva allora a Savigliano, e sotto lo stesso abito della nostra Santa, un'altra Caterina, celebre per le luci da cui Dio la illuminava. Tutte le volte che veniva interrogata sul conto della nostra Caterina, non mancava mai di colmarla di lodi, definendola una grande santa. Un'altra vergine, che conosceva Caterina solo per fama, la vide in cielo posta così in alto che a stento poteva raggiungerla con lo sguardo. Una vedova, sua compagna, le vide un giorno sul capo una luce simile a una stella, e a tale splendore, come all'improvviso fulgore del suo volto, coloro che vivevano con lei venivano avvertiti della presenza di qualche spirito celeste. Un sacerdote ha raccontato che, entrando un giorno nella sua stanza mentre era malata, la vide elevata in aria sopra il suo letto e la udì parlare come una persona rapita in spirito. Questa santità non era proficua solo per Caterina. Un gran numero di peccatori vi trovò un aiuto per convertirsi.

Sebbene Caterina fosse generalmente amata e venerata, non mancarono tuttavia dei malvagi per i quali la sua santa vita era un rimprovero che li copriva di confusione. Cercarono dunque con ogni mezzo di farle perdere la reputazione di cui godeva. Per riuscirvi, molti di loro riferirono al superiore del suo Ordine tante calunnie inventate sul suo conto che quel religioso, prestando fede a tali maldicenze, fu indotto a diventare strumento della loro malignità. Durante il periodo di questa cattiva disposizione del superiore verso Caterina, ella gli chiese di volerle lasciare il suo confessore abituale, al fine di avere una persona di fiducia per rispondere alle lettere che principi e uomini di grande merito le indirizzavano. Ma quel religioso non acconsentì mai a concederglielo. Tuttavia, Dio pose fine a questa persecuzione senza motivo.

I nemici di Caterina divennero allora più furiosi che mai e cercarono di farla morire avvelenandola. Ma Dio, che protegge i suoi servitori, fece sì che ella non ne risentisse alcun male. Vedendo dunque l'inutilità dei loro tentativi, fecero tanto con le loro manovre presso gli uni e gli altri da ottenere che fosse bandita da Racconigi. Giunto il giorno fissato per il suo bando, fu costretta, tra le derisioni e gli insulti di alcuni libertini, ad abbandonare la casa paterna per recarsi in terra straniera. Si diresse dunque verso Caramagna, paese distante due miglia da Racconigi. I nemici di Caterina, vedendo che non erano riusciti nei loro progetti cacciandola d al suo Caraman Luogo di esilio della santa. paese, e volendo compiere disegni ancora più nefasti che nutrivano contro di lei, si unirono a un superiore dell'Ordine per farla ritornare a Racconigi.

Caterina, saputo che quel superiore si trovava a Racconigi e sapendo inoltre che non le era vietato di recarsi di tanto in tanto nella sua patria, ma solo di farvi lunghi soggiorni, andò a trovare quel superiore per testimoniargli il suo rispetto. Allora questi le manifestò la sua volontà, che era quella di farla tornare in patria. Ma Caterina gli rispose: «Padre mio, sono figlia dell'obbedienza e sono pronta a obbedire fino alla morte in tutto ciò che è conforme alla regola alla quale mi sono impegnata; ma per tutto il resto, non intendo considerarmi obbligata. Ora, da una parte la mia regola non mi impone di dimorare a Racconigi, e dall'altra la volontà di Dio essendovi contraria, vogliate scusarmi se vi disobbedisco». Il superiore, scontento di questa risposta e per di più mal informato sull'integrità della vita di Caterina, vietò ai conventi vicini di occuparsi della sua direzione spirituale, divieto che durò due anni, fino alla scadenza del suo mandato.

Tra tante persecuzioni, Caterina non cessava di pregare per i suoi nemici. Dio volle infine consolarla cambiando il cuore dei suoi persecutori, molti dei quali si pentirono dei loro cattivi procedimenti nei suoi confronti. Caterina aveva ricevuto da Nostro Signore il dono dei miracoli e soprattutto quello di conoscere i segreti dei cuori. Questo dono non lo impiegava mai se non per il bene delle anime e per la maggior gloria di Dio.

Le sue preghiere e le sue penitenze più abbondanti erano soprattutto per i suoi amici e i suoi figli spirituali, che Nostro Signore le aveva affidato in modo del tutto speciale. Dio la illuminava con un gran numero di rivelazioni al loro riguardo. Non solo conosceva i segreti di coloro che erano ancora in questo mondo, ma anche quelli dei defunti passati nell'altro. Diceva una volta di aver avuto la conoscenza che tutti erano in luogo sicuro; li chiamava per nome e sapeva inoltre chi godeva già della gloria del paradiso e chi rimaneva ancora trattenuto nel purgatorio. Un giovedì santo, fu rapita in spirito e le fu dato di contemplare la gloria di Dio. Vide su un trono elevato il divino Salvatore che aveva ai suoi piedi un grande libro chiuso da sette sigilli. Il libro fu aperto e le fu concesso di vedervi inscritti il suo nome e quello dei suoi figli spirituali. Queste celesti visioni le giungevano specialmente durante il tempo dell'orazione, esercizio per lei così frequente che ordinariamente non passava mai mezz'ora, o al massimo un'ora, senza che si mettesse a pregare. Nel vigore e nella forza dell'età, vi impiegava persino gran parte della notte.

Culto 08 / 08

Ultimi miracoli, morte e posterità

Caterina muore il 4 settembre 1547 dopo una lunga malattia; il suo culto è ufficialmente approvato da Papa Pio VII nel 1808.

Tuttavia l'ora della sua morte si avvicinava. Il Padre Morelli, che aveva compreso che lei ne conosceva il momento, le chiese se l'anno 1546, in cui ci si trovava, sarebbe stato l'ultimo della sua vita. Caterina rispose: «Non è ancora quest'anno, ma l'altro che viene dopo». Nell'anno 1547, che fu l'ultimo della sua vita, Dio operò grandi miracoli in favore di coloro che la invocavano per i meriti della sua fedele serva. Ne riferiremo solo alcuni. La contessa Francesca di Caconato era tormentata da gravi dolori al fianco. Quattro mesi di assidui rimedi, invece di calmarla, non avevano fatto che aumentare crudelmente le sue sofferenze. Vedendo dunque l'inutilità dei soccorsi umani, si ricordò di Caterina e pregò Dio dicendo: «Se ciò che si dice dei miracoli di suor Caterina è vero, vi prego, o mio Dio, di volermi liberare per i suoi meriti». Nello stesso momento si sentì liberata da ogni male.

Da lunghi anni, un uomo era travagliato dal mal caduco. I rimedi che aveva preso con cura non gli avevano fatto nulla. Andò a trovare Caterina e, in un sentimento di grande fiducia, la pregò di volergli ottenere da Dio la salute. La Santa glielo promise e mai più da allora sentì la minima traccia di quel male orribile.

Giunta agli ultimi tempi della sua vita, Caterina, che fino ad allora era stata afflitta principalmente nel corpo, si vide oppressa nello spirito e nel cuore; così disse che i dolori di cui la sua giovinezza era stata flagellata erano ben più facili da sopportare delle angosce spirituali della sua vecchiaia. Il Padre Morelli attesta che gli era spesso capitato di vederla così afflitta da suscitarne compassione.

Infine il tempo era giunto in cui Dio stava per sottrarre Caterina a tanti dolori e chiamarla alle gioie della sua eternità gloriosa. Giunto il momento, cadde in una lunga e grave malattia che per lei fu l'ultima. Parlando un giorno con il medico dei rimedi che avrebbe dovuto prendere per guarire, gli disse: «Ogni rimedio è inutile, dato che non ho più che quattro mesi da vivere». Si era allora nei primi giorni di maggio. Bisogna rinunciare a dare un'idea della pazienza, della rassegnazione con cui sopportò i dolori di questa malattia, così come dei frequenti atti d'amore che inviava al suo Dio. Non sembrava più essere una creatura di questo mondo, ma un angelo del cielo. Tutti coloro che si avvicinavano al suo letto portavano via con sé istruzioni tutte celesti che li riempivano d'amore per il paradiso.

Tuttavia il suo stato diventava ogni giorno più grave, e colui che doveva porre fine al suo esilio avanzava a grandi passi. Le furono amministrati i sacramenti. Ricevendo per l'ultima volta il suo amabile Gesù, quel Gesù che per tutto il tempo della sua vita era stato il suo sposo e la sua dolce speranza, il suo cuore fu inondato di tale amore che fu costretta a esclamare: «Il cuore mi ribolle così forte che mi sembra di avere in me una fornace ardente. Ah! perché si fa tanto attendere il momento in cui volerò tra le braccia del mio Sposo celeste?». Nonostante l'ardente desiderio che bruciava Caterina di lasciare presto questo mondo, tuttavia, pensando ai pericoli in cui lasciava i suoi figli spirituali, rivolgeva a Dio la preghiera di san Martino: «Signore», diceva, «se può essere utile alle anime che io resti ancora in questo mondo, che la vostra volontà sia fatta.»

Essendosi diffusa la notizia della sua morte imminente, un gran numero delle sue figlie spirituali venne a circondare il suo letto. Caterina rivolse loro uno sguardo materno e, riunendo ciò che le restava ancora di forze, rivolse loro un'esortazione così commovente che tutte scoppiarono in singhiozzi. Le incoraggiò all'odio del mondo, ad amare Dio con tutto il cuore e a mettere in Gesù e Maria tutta la loro fiducia. Infine promise loro di proteggerle dall'alto del cielo e di continuare ad amarle con la tenerezza di una madre. Ma l'ora della morte è suonata; già il cielo si prepara ad aprire le sue porte a quest'anima benedetta, e la terra piange nel vedersi rapire un così prezioso tesoro. L'aurora del 4 settembre è appena spuntata, e con essa il segnale che Caterina sta per rendere il suo ultimo respiro. In mezzo a coloro che ha onorato della sua intimità, e che l'assistono con le lacrime agli occhi, un religioso benedettino di un'abbazia vicina recita per lei le preghiere della raccomandazione dell'anima. Mentre gli astanti la circondavano, tenendo fissi su di lei i loro occhi pieni di lacrime, Caterina levò i suoi al cielo e in un dolce sorriso rese l'anima e la rimise tra le braccia del suo Dio.

Si vede sopra l'altare, nella cappella che le è stata costruita a Racconigi, il divino Redentore che rende alla sposa diletta il suo cuore, arricchito di raggi a forma di croce, e sul quale si leggono queste parole: «Gesù mia speranza». — Nel convento di Santa Margherita, a Chieri, è rappresentata ornata dell'aureola dei Santi, coronata di spine, con una grande croce sulla spalla sinistra, una piccola croce sul petto, le stimmate e un giglio nelle mani, tre anelli al dito e lo Spirito Santo sopra la sua testa.

[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE.]

Appena Caterina ebbe reso l'ultimo respiro, il suo corpo esalò un profumo soavissimo. Il popolo di Caraman venne in folla a visitarlo, e tutti piangevano la grande perdita che avevano subito. Il suo corpo fu inumato, in mezzo a un grande concorso di popolo, nel cimitero pubblico. Cinque mesi dopo la sua morte, essendo stato trovato il suo corpo fresco e flessibile come se si fosse addormentata in un sonno di pace, e inoltre esalante un odore celeste, se ne fece la traslazione.

Arrivate a Garessio, le sue preziose spoglie furono collocate nella chiesa dei Domenicani, sotto l'altare del capitolo che le è consacrato, dove iniziar Garessio Luogo in cui furono traslate le sue reliquie. ono a essere in grande venerazione, a causa dei numerosi miracoli operati per l'intercessione di Caterina.

In diverse province, non solo del Piemonte, ma dei regni di Napoli e di Spagna, le sue reliquie furono venerate sugli altari e le sue immagini esposte al culto pubblico. A Torino e a Chambéry, la si implorava nelle preghiere che si facevano in chiesa. La stanza abitata da lei a Racconigi fu convertita in cappella. Sull'altare si vede esposto in un elegante e prezioso reliquiario, donato da Mons. Fransoni, arcivescovo di Torino, un osso della Beata; è un femore intero e perfettamente conservato. Nel borgo di Santa Vittoria, vicino ad Alba, fu eretta una cappella in suo onore, e ogni anno, il giorno 4 settembre, vi si celebra ancora solennemente la sua festa con un grande concorso di popolo.

Alla vista di questo culto generale, il maestro generale dell'Ordine di San Domenico, Pio Giuseppe Gadéi, chiese e ottenne da Papa Pio VII, il 9 aprile 1808, l'approvazione di questo culto pubblico, che Caterina fosse onorata del titolo di Beata e che si potessero celebrare la messa e un uffici Pie VII Papa che ha autorizzato il culto del beato Ranieri. o proprio in suo onore.

Le si rende anche culto a Caraman, piccolo borgo celebre per la sua antica abbazia di Santa Maria, e ancor più per il soggiorno che vi ha fatto la Santa.

Di tutte le reliquie della beata Caterina che possiede Caraman, la più insigne è un braccio, riconosciuto e dichiarato autentico il 5 agosto 1811. Questa reliquia sacra è esposta pubblicamente alla venerazione del popolo durante tutto il corso della novena, e anche il giorno della festa della Beata, che si celebra con grande pompa nella chiesa parrocchiale, la quarta domenica di settembre, giorno in cui ha luogo una processione solenne. Il 4 settembre, anniversario della sua preziosa morte, vi è indulgenza plenaria per tutti coloro che, essendosi confessati e comunicati, visitano la cappella dove, lo stesso giorno e durante la novena che lo precede, e che attira in folla i devoti della nostra Beata, si celebrano un gran numero di messe.

Al momento della soppressione degli Ordini Regolari in Piemonte, all'inizio di questo secolo, il convento e la chiesa di Garessio furono venduti e distrutti. Le reliquie della Beata furono trasportate nella parrocchia del sobborgo superiore di Garessio ed esposte alla venerazione pubblica in una cappella che le fu consacrata. Le si rivestì di un corpo in cera e degli abiti del Terz'Ordine, e ogni anno vi si celebra con solennità la festa dell'illustre Domenicana.

Alla pubblicazione del decreto della Santa Sede che approvava il culto della Beata, si celebrò a Torino una grande festa in suo onore e le si eresse una cappella nella chiesa di San Domenico. Questa cappella sussiste ancora oggi. Caterina è ancora onorata in altre chiese di Torino. I fabbricanti e gli operai di nastri celebrano la sua festa la prima domenica di settembre; poiché, secondo l'uso delle giovani di Racconigi, Caterina, ai suoi tempi, aveva imparato ed esercitato il loro mestiere. Ogni anno portano il ritratto della Beata nella chiesa che hanno scelto e celebrano la sua festa con grande solennità.

A Chieri, il culto della Beata è stato a lungo in uso. Una delle più grandi cappelle della chiesa di San Domenico le è consacrata; è la patrona delle Terziarie, che celebrano ogni anno la sua festa con grande devozione. Oggi la chiesa è diventata, in seguito alla nuova legge contro i religiosi, proprietà del governo, e il monastero un collegio.

A Poirino, borgo di settemila anime, a cinque leghe da Racconigi, verso oriente, la nostra Beata riceve dai fedeli onori e una venerazione che nulla può interrompere.

Estratto dalla Vita della Beata, da un membro del Terz'Ordine di San Domenico, e dall'Année Dominicaine.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Apparizione di san Pietro martire e dono del calice di sangue
  2. Voto perpetuo di verginità all'età di 13 anni
  3. Ricezione delle stigmate invisibili all'età di 23 anni
  4. Scambio mistico del cuore con Gesù il 3 agosto 1512
  5. Vestizione dell'abito del Terz'Ordine di San Domenico a 28 anni
  6. Esilio da Racconigi verso Caraman
  7. Morta il 4 settembre 1547

Miracoli

  1. Riparazione miracolosa di un bicchiere rotto
  2. Moltiplicazione di aiuti per la sua famiglia povera
  3. Levitazione sopra il suo letto di malata
  4. Conoscenza dei segreti dei cuori e dello stato delle anime in Purgatorio
  5. Guarigione della contessa Francesca di Caconato e di un epilettico

Citazioni

  • Io sono Caterina da Racconigi, povera di beni temporali, ma, per la grazia di Dio onnipotente, ricca di beni spirituali. Risposta al sacerdote durante una visione
  • Gesù mia speranza Iscrizione sul suo cuore mistico

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo