San Raimondo di Peñafort
CONFESSORE, DELL'ORDINE DI SAN DOMENICO
Confessore, dell'Ordine di San Domenico
Domenicano spagnolo del XIII secolo, Raimondo di Peñafort fu un giurista brillante, confessore dei papi e compilatore delle Decretali. Cofondatore dell'Ordine della Mercede, è celebre per aver attraversato il mare da Maiorca a Barcellona sul suo mantello. Morì quasi centenario dopo aver operato per la conversione di numerosi infedeli.
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SAN RAIMONDO DI PEÑAFORT,
CONFESSORE, DELL'ORDINE DI SAN DOMENICO
Giovinezza e formazione accademica
Nato in Catalogna nel 1175, Raimondo brilla per la sua intelligenza a Barcellona e poi a Bologna, dove diviene un rinomato e disinteressato dottore in diritto.
1175-1275. — Papi: Alessandro III; Gregorio X. — Imperatori di Germania: Federico Barbarossa; Rodolfo I. — Re di Francia: Luigi VII; Filippo III, l'Ardito.
Quando il Papa conobbe san Raimondo più intimamente, lo scelse come confessore; poiché il Papa stesso è obbligato a confessare i propri peccati se vuole riceverne l'assoluzione. A. Svocz.
San Raimond o venne al mo Saint Raymond Religioso domenicano, confessore di papi e re, e insigne canonista. ndo nell'anno 1175, al castello di Pennafort, nella provincia di Catalogna, da cui prese il suo soprannome. Diede, fin dalla giovinezza, prove della sua alta intelligenza, attraverso il grande progresso che fece nelle discipline umanistiche e nella filosofia; già all'età di vent'anni, tenne persino un corso pubblico e gratuito di quest'ult Barcelone Città dove esercitò la professione di calzolaio ed entrò in religione. ima scienza a Barcellona. In seguito si dedicò allo studio delle le ggi, pe Bologne Città natale e di ritorno dopo la conversione del beato. r il quale si recò a Bologna in Italia; vi studiò entrambi i diritti. Essendosi resa vacante una cattedra di dottore, la ottenne per concorso; e allora, come un sapiente dottore del regno dei cieli, cominciò a trarre dal suo tesoro (per usare i termini del Vangelo) cose nuove e antiche; ma con un tale disinteresse, che non chiedeva ai suoi scolari altro salario se non il loro progresso. Per questo motivo i bolognesi, per trattenere presso di loro un così degno professore, gli assegnarono subito uno stipendio attinto dalle finanze pubbliche della città; egli lo accettò, ma fu per distribuirlo ai poveri, dopo averne pagato la decima al suo parroco.
Carriera ecclesiastica a Barcellona
Di ritorno a Barcellona sotto l'impulso del vescovo Berengario IV, occupa diverse alte cariche ecclesiastiche coltivando al contempo una grande devozione mariana.
Qualche tempo dopo, Berengario IV, vescovo di Barcellona, di ritorno da Roma, passò per Bologna, dove trovò il professore Raimondo; gli fece tali insistenze che lo obbligò a lasciare la sua cattedra e a seguirlo: cosa che egli fece con grandissimo rammarico di tutta quell'Università. Giunto a Barcellona, vi ricevette il canonicato e successivamente le dignità di arcidiacono, di vicario generale e di officiale; ciò non gli impedì di vivere sempre molto ritirato e di essere molto umile e molto modesto nella sua conversazione, sebbene fosse d'altronde pieno di luce e di prudenza. Si mostrò così devoto verso la santissima Vergine, che ottenne che la festa dell'Annunciazione fosse celebrata con un ufficio più solenne di quanto non lo fosse in precedenza in quella chiesa di Barcellona; istituendo per questo una fondazione, al fine di provvedere alle spese che sarebbero state necessarie.
Impegno religioso e Somma dei casi di coscienza
Nel 1222, entra nell'ordine di San Domenico per spirito di riparazione e redige, su ordine dei suoi superiori, la prima Somma dei casi di coscienza.
Ma, non ritenendosi soddisfatto di aver donato i suoi beni per la gloria di Dio e per il servizio della sua santa Madre, volle donare anche se stesso, distaccandosi da tutto ciò che è nel mondo per seguire perfettamente Gesù Cristo. Ecco in quale occasione ciò avvenne. Un nipote o, secondo altri, un cugino di questo beato canonico si sentì ispirato a entrare nell'ordine di S an Domenico, che diffond ordre de Saint-Dominique Ordine religioso mendicante fondato da san Domenico. eva un soavissimo odore di santità in tutta la Chiesa. Avendo comunicato questo progetto allo zio, ne fu distolto per qualche ragione che Raimondo gli mise in mente, e in effetti non divenne religioso. Ma in seguito, lo zio, rientrando in se stesso, concepì un tale dispiacere per aver impedito quel bene, che egli stesso, per un principio di coscienza, si condannò a entrare in quell'Ordine per riparare al danno di cui era stato causa. Prese dunque l'abito nel convento di Barcellona, il giorno del Venerdì Santo dell'anno 1222, all'età di 46 o 47 anni, pochi mesi dopo la morte del fondatore, san Domenico. Le prime cure del nostro santo novizio furono di supplicare i superiori di imporgli una penitenza notevole, in soddisfazione delle colpe commesse nella vita secolare. A ciò il Padre provinciale acconsentì, ordinandogli di scrivere una somma di casi di coscienza che potesse servire ai confessori: cosa che egli fece; quest'opera è chiamata la Somma di san Raimon do, e si ritiene che s Somme de saint Raymond Opera di riferimento per i confessori. ia la prima ad essere stata composta su questo argomento.
Servizio presso il Papa e codificazione del diritto
Chiamato a Roma da Gregorio IX, ne diviene confessore e compila le Decretali, strutturando così il diritto canonico medievale.
Verso quel tempo, Giovanni d'Abbeville, cardinale vescovo di Sabina, essendo stato inviato in Spag na dal papa Greg pape Grégoire IX Papa che ha attestato i miracoli di Bruno. orio IX per pubblicarvi una crociata contro i Mori e regolare diverse questioni del regno, si servì utilmente di Padre Raimondo, di cui riconobbe la grande capacità. Lo inviava solitamente, un giorno o due prima di lui, in tutti i borghi e in tutte le città dove aveva intenzione di recarsi; il Santo vi istruiva il popolo, annunciava l'indulgenza papale e preparava gli animi con tanta prudenza e cura che il legato, arrivandovi, trovava gli affari nella migliore disposizione che potesse desiderare. Questo legato, di ritorno a Roma, informò il Papa delle eminenti qualità che aveva riconosciuto in Raimondo e assicurò che gli sarebbe stato molto utile. Per questo motivo il sovrano Pontefice lo chiamò alla sua corte dove, dapprima, lo fece suo cappellano (che era allora la stessa cosa di uditore delle cause del palazzo apostolico), suo penitenziere e suo confessore; e poi lo impiegò a compilare le Decret Décrétales Importante compilazione di diritto canonico realizzata da Raimondo. ali e a distinguerle per titoli e per capitoli, come le vediamo oggi, così come lo stesso Gregorio IX dichiara nel prologo di questa grande opera. In riconoscimento di questi buoni servizi resi alla Chiesa, lo nominò alla sede vescovile di Tarragona, che era la metropoli del regno d'Aragona. Ma il santo religioso, che aveva lo spirito estremamente lontano da tutte le grandezze della terra, per quanto sante fossero, supplicò il Papa di volerlo sollevare dall'incarico e di mettere al suo posto Guglielmo di Mongrin, di Gerona, personaggio molto virtuoso che rinunciò, qualche anno dopo, a questa dignità senza aver voluto permettere che lo consacrassero. Si racconta che rifiutò anche l'arcivescovado di Braga, in Portogallo, e diverse altre dignità che fu sollecitato ad accettare, dicendo che era una dignità abbastanza grande essere un buon religioso nell'Ordine che si era abbracciato.
Fondazione dell'Ordine della Mercede
Tornato in Catalogna, collabora con san Pietro Nolasco e il re Giacomo I per fondare l'Ordine di Nostra Signora della Mercede, dedicato al riscatto dei prigionieri.
Essendosi il B. Raimondo ammalato a Roma, i medici gli consigliarono di cambiare aria e di tornare nella sua terra natale; ottenutane la licenza dal Papa, partì da Roma così come vi era entrato, vale a dire senza uffici, senza benefici, senza pensione e senza che il ruolo che aveva svolto su un così grande palcoscenico avesse in nulla alterato la sua costante umiltà. Fece il viaggio per mare e sbarcò in un luogo della Catalogna chiamato Tossa; lì incontrò dapprima un uomo di nome Barcelon du Fare che, malato allo stremo, non poteva confessarsi perché aveva perso l'uso di tutti i sensi. Il Santo pregò Dio per lui e, per sua intercessione, il malato aprì gli occhi, tornò in sé e si confessò, dopodiché rese pacificamente l'anima a Dio. In seguito a quest'opera di carità, Raimondo arrivò a Barcellona dove recuperò la sua salute originaria. Ricominciò a condurre una vita tanto penitente ed esemplare come se avesse fatto una seconda volta il suo noviziato. E anzi, per mantenersi maggiormente in solitudine, rinunciò con grande umiltà al potere di gran penitenziere del Papa, riservandosi tale autorità solo per i religiosi del suo Ordine e per quelli di San Francesco, al fine di conservare così la carità reciproca tra questi due Ordini. Per non essere del tutto inutile al pubblico, nello stesso tempo, su richiesta di alcuni vescovi, fornì il metodo che deve essere osservato nella visita delle chiese e prescrisse alcune regole ai mercanti per svolgere i loro traffici senza peccato e per sapere in quali casi siano tenuti alla restituzione. Fu anche in questo periodo che lavorò con san Pietro Nolasco e il re Dom Giacomo all'istituzion e del sacro Ord roi Dom Jacques Re d'Aragona che sostenne e partecipò alla fondazione dell'ordine. ine di Nostra Signora de lla Mercede per la redenzione dei pri ordre sacré de Notre-Dame de la Merci Ordine religioso e militare dedicato al riscatto dei prigionieri cristiani. gionieri, in seguito a una visione che ebbero tutti e tre in una stessa notte, nella quale furono loro rivelati gli infiniti beni che sarebbero nati dalla fondazione di una congregazione così santamente applicata alla carità verso il prossimo. Parleremo di questa grande impresa nella vita dello stesso san Pietro Nolasco.
Generalato dell'Ordine e vita di preghiera
Eletto Maestro generale dei Domenicani nel 1238, visita l'ordine a piedi prima di dimettersi per consacrarsi a una vita di rigorosa ascesi.
Per quanto riguarda il suo modo di vivere in privato, mangiava una sola volta al giorno, eccetto la domenica; ogni notte si dava la disciplina, e ogni giorno visitava, con estrema riverenza, tutti gli altari della chiesa. La sua orazione era quasi continua e accompagnata da molte lacrime; si dice persino che un Angelo lo svegliasse poco prima che venisse dato il segnale del Mattutino per invitarlo a fare la sua orazione. Celebrava ogni giorno devotamente il venerabile sacrificio della messa, e non lo faceva mai senza una confessione accurata. E se accadeva talvolta, per una necessità pressante, che non potesse accostarsi al santo altare, passava il resto della giornata nel rimpianto. Non si può esprimere quale fosse la tranquillità e la pace interiore di Raimondo in questa vita privata; ma Dio, che non lo aveva chiamato per lui solo, gli suscitò una nuova occasione di essere utile ai suoi fratelli. L'anno 1238, tutti i Padri si riunirono nella città di Bologna per eleggere un generale al posto del Padre Giordano di Sassonia, che era deceduto dopo aver tenuto fino ad allora il posto di san Domenico. Per un moto dello Spirito Santo, tutti gli elettori si accordarono sulla persona del Padre Raimondo, sebbene fosse assente e a Barcellona. Portatagli la notizia, fu costretto a piegarsi al beneplacito di Dio; tuttavia, trovò presto il modo di liberarsi di questo incarico, poiché due anni dopo aver governato tutto l'Ordine con una condotta ammirevole, e visitato tutte le province a piedi, fece riunire un altro capitolo generale nella stessa città di Bologna, dove rinunciò al generalato con il pretesto delle sue infermità e della sua tarda età, che superava già i 70 anni. Ottenuto questo favore, ritornò molto gioioso e molto contento nel suo primo convento di Barcellona.
Il miracolo della traversata sul mare
Per fuggire dalla corte del re Giacomo I, di cui disapprova la condotta, Raimondo attraversa il mare da Maiorca a Barcellona navigando sul suo mantello.
Ma quando credeva di essere più in riposo, Dio gli suscitò nuovi incarichi molto più imbarazzanti di tutti gli affari del suo Ordine; poiché i Papi lo caricarono di missioni che appartenevano propriamente alla Santa Sede: come scegliere vescovi, nominare abati, esaminare prelati e persino deporli se li avesse trovati incapaci del loro ufficio; scomunicare, assolvere da censure, dispensare da irregolarità e altre cose simili che rimettevano alla sua disposizione. Innocenzo IV gli diede il potere di nominare e provvedere a tutti gli uffici dell'inquisizione in tutte le terre che il re d'Aragona possedeva allora nella Gallia Narbonense. Questo principe, chiamato il Conquistatore, era molto religioso; faceva un tale conto del beato Raimondo che lo prese come suo confessore, lo inviò una volta, con altri ambasciatori, presso papa Urbano IV, e lo condusse spesso con sé nei suoi viaggi; a questo proposito, non voglio omettere ciò che gli accadde nell'isola di Maiorca. Il Santo si accorse, i n questo viaggio, l'île de Majorque Luogo principale del suo ministero di portinaio. che il re conduceva al suo seguito una giovane persona per la quale nutriva un amore illegittimo. Non potendolo sopportare, supplicò molto istantemente Sua Maestà di non vederla più e di rompere questo commercio criminale, e gli disse che non poteva senza ciò rimanere più a lungo presso la sua persona né al suo servizio. Il re gli promise di farlo, ma non mantenne la parola; ecco perché san Raimondo risolse di abbandonarlo e di ritirarsi segretamente. Per eseguire questo disegno, se ne andò una notte dopo i Mattutini, con la benedizione del Padre priore, sul porto della città di Maiorca per imbarcarsi su una nave che tornava a Barcellona. Vedendosi rifiutato non solo da quella, ma anche da tutte le altre, perché il re aveva proibito, sotto pena di morte, a tutti i marinai di lasciarlo imbarcare, disse, con grande fiducia in Dio: «Se un re mortale ha fatto questo divieto, si vedrà che il Re eterno ha disposto altrimenti». Dicendo ciò, avanzò su delle rocce che entravano nel mare, stese il suo mantello sull'acqua e, prendendo il suo bastone in mano, salì con un'ammirabile sicurezza su questa nuova barca, poi sollevando la metà del suo mantello in forma di vela, la attaccò al nodo del suo bastone come all'albero di una nave; in tal modo, fece il tragitto grazie a un vento che lo spinse in sei ore al porto di Barcellona, sebbene non vi siano meno di cinquantatré leghe di mare da attraversare. Essendo arrivato, rimise semplicemente il suo mantello sulle spalle, non trovandolo affatto bagnato, e se ne andò, il bastone in mano, alla porta del convento dove Dio aggiunse miracolo su miracolo, volendo che quella porta si aprisse da sola per far entrare il Santo. Il rumore di queste meraviglie essendo stato diffuso nella città di Barcellona, non vi fu nessuno che non corresse al convento dei Frati Predicatori per glorificarne Dio, da cui seguì la conversione di molti peccatori, e tra gli altri, quella del re Giacomo, il quale, pentendosi del suo crimine, ne abbandonò l'occasione, allontanando dalla sua corte e dalla sua compagnia la donna che vi aveva causato tanto scandalo.
Missioni apostoliche e influenza intellettuale
Favorisce la conversione dei Mori e degli Ebrei incoraggiando lo studio delle lingue e chiede a Tommaso d'Aquino di redigere la Summa contra Gentiles.
Non si potrebbe dire tutto il bene che questo santo uomo fece al suo Ordine, alla religione e al suo paese. Avendo appreso per rivelazione che molti dei suoi confratelli religiosi erano destinati da Gesù Cristo alla conversione degli infedeli, in particolare dei Mori e degli Ebrei, non trascurava nulla per prepararli a questi lavori apostolici, facendo loro imparare l'ebraico e l'arabo e le regole della predicazione. Impiegava a tal fine le elemosine che i principi e i prelati gli offrivano. Questi santi sforzi riuscirono così bene che ebbe la soddisfazione di aver contribuito alla conversione di più di diecimila infedeli. Affinché i più dotti avessero meno difficoltà ad arrendersi ai ragionamenti dei predicatori, supplicò Tomm aso d'Aquino d Thomas d'Aquin Teologo di rilievo citato per la sua dottrina sugli angeli. i scrivere un libro apposito contro i loro errori: cosa che questo dottore angelico eseguì, componendo gli eccellenti trattati che abbiamo oggi nella sua Summa contra Gentiles.
Fine della vita e riconoscimento della Chiesa
Muore quasi centenario nel 1275. La sua canonizzazione nel 1601 conferma il suo status di patrono dei canonisti.
Il nostro Santo impiegò tutta la vita a prepararsi alla morte, ma particolarmente negli ultimi trentacinque anni che visse dopo le sue dimissioni dal generalato. E vi arrivò felicemente, all'età di 99 anni, a causa di una breve malattia che lo portò via il giorno dell'Epifania, verso le dieci del mattino, nell'anno di Nostro Signore 1275. I re di Castiglia e d'Aragona, che lo avevano visitato durante la sua malattia, onorarono i suoi funerali con la loro presenza, trovandovisi con i principi delle loro case e un gran numero di prelati e signori di quelle due corti e tutta la nobiltà della città. Ma Dio lo ha onorato ancora molto di più con azioni miracolose, che ha compiuto alla sua invocazione, e con grazie che si sono ottenute per i meriti delle sue preghiere; ciò che si può vedere in tutti i libri che trattano dei Beati dell'Ordine di San Domenico, dove rimandiamo il lettore che sarà curioso di apprenderlo. Si può vedere in particolare la vita che il P. Jean-Baptiste Feuillet ha dato al pubblico; egli nota che Dio ha reso la terra nella quale il nostro Santo fu inumato una fonte di miracoli che si compiono ogni giorno ovunque essa venga trasportata, senza che essa diminuisca per la prodigiosa quantità che se ne trae.
Gli si mette una chiave in mano per ricordare l'incarico di Penitenziere che gli affidò Gregorio IX, incarico che gli conferiva il diritto di aprire e chiudere il cielo; lo si rappresenta ancora mentre tiene un libro sul quale si legge il titolo delle sue due più celebri opere; navigando sul suo mantello che funge da vela e appoggiato al suo bastone che funge da albero.
San Raimondo di Penyafort è particolarmente onorato a Barcellona e a Toledo; — nell'ordine dei Domenicani e in quello della Mercede. È il patrono dei Dottori in diritto canonico.
[APPENDICE: NOTA SUL CORPUS IURIS CANONICI.]
Si sa che il Corpus Iuris Canonici consiste in tre volumi, dove sono racchiuse sei diverse compilazioni o collezioni di canoni, di decreti e di decretali.
Il primo volume è di Graziano, e si chiama decreto di Graziano o semplicemente Decreto. È un ampio compendio di ogni sorta di costituzioni ecclesiastiche, disposte non secondo l'ordine dei Concili e dei Papi, ma secondo l'ordine delle materie.
Il secondo volume è quello delle Decretali o risposte dei Papi su questioni che erano state loro proposte da decidere. La molteplicità, la contrarietà, l'oscurità delle collezioni delle decretali fatte fino ad allora, portarono il papa Gregorio IX a riunirle tutte in una nuova e sola compilazione. Egli affidò questo compito a san Raimondo di Penyafort che, nella composizione di quest'opera, fece come aveva fatto Triboniano nella composizione del Codice e del Digesto, vale a dire, si permise di tagliare tutto ciò che gli parve inutile o superfluo. Oltre alle Epistole dei Papi, fece anche entrare nella sua opera i decreti dei concili, pochi degli antichi, perché erano nel decreto di Graziano, ma quelli del terzo e quarto concilio generale del Laterano, e alcune decisioni dei Padri sfuggite alle cure di Graziano.
Egli divise la sua raccolta in cinque libri. Ogni libro è composto da diversi titoli; i titoli comprendono ordinariamente diversi capitoli o decretali. Questi capitoli, che molti chiamano capitoli o piccoli capitoli, perché contengono solo estratti delle decretali, sono divisi in paragrafi quando sono un po' lunghi, e i paragrafi in versetti.
Il primo libro delle Decretali inizia con un titolo sulla Trinità, sull'esempio del Codice di Giustiniano. I tre seguenti spiegano le diverse specie del diritto canonico scritto e non scritto. Dal quinto titolo fino a quello dei patti, si parla delle elezioni, dignità, ordinazioni e qualità richieste nei chierici. Questa parte può essere considerata come un trattato delle persone.
Dal titolo dei patti fino alla fine del secondo libro, si espone il modo di intentare, istruire e terminare i processi in materia civile ed ecclesiastica; ed è da lì, si dice, che abbiamo preso tutta la nostra procedura.
Il terzo libro tratta delle cose ecclesiastiche, come i benefici, le decime, il diritto di patronato.
Il quarto, degli Sponsali, del matrimonio e dei suoi diversi impedimenti.
Il quinto, dei crimini ecclesiastici, della forma dei giudizi in materia criminale, delle pene canoniche e delle censure.
Il terzo volume del Corpus Iuris Canonici comprende le collezioni o compilazioni che seguono: il Sesto di Bonifacio VIII, le Clementine, le Extravagantes di Giovanni XXII, e le Extravagantes communes dell'anno 1434. Da quell'epoca, non sono più apparse compilazioni, ma solo bolle, che riproducono semplicemente i canoni dei concili dei tempi moderni e le bolle dei Papi, senza riunirle in un corpo di compilazioni. (Vedi Somme théorique et pratique de tout le droit canonique di J.-J. André, 2 vol., presso i Celestini, a Bar-le-Duc.)
Abbiamo seguito la Bolla della sua canonizzazione, che fu fatta l'anno 1601, dal papa Clemente VIII, il 29 aprile, giorno consacrato alla memoria di san Pietro martire, dello stesso Ordine de i Frati Predicato pape Clément VIII Papa che approvò la riforma dei Trinitari. ri; e Bullandus la riporta il 7 gennaio con delle osservazioni molto dubbie. Sebbene il decesso di san Raimondo sia avvenuto il 6 di questo mese, così come è stato fatto, ne abbiamo tuttavia rimandato la vita a questo giorno con il Breviario romano, dove la sua festa è segnata con ufficio semidoppio, per un decreto di Clemente X.
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UNO DEI SETTE PRIMI DIACONI; UNO DEI TESTIMONI IMMEDIATI DI GESÙ; UNO DEI SUOI SETTANTADUE DISCEPOLI; APOSTOLO DI FILIPPI, IN MACEDONIA; MARTIRE DI CRISTO.
Parmenas fu scelto dagli Apostoli tra tutti i discepoli di Gesù, per adempiere l'eminente funzione di diacono nella chiesa primitiva di Gerusalemme, come è riportato negli Atti degli Apostoli, cap. VI.
Il martirologio redatto da Galenisius riporta che a Filippi si celebra per san Parmenas l'ufficio di un apostolo martire. Vi si legge ancora che questo diacono, eletto dagli Apostoli stessi, adempì l'impiego che gli avevano affidato con grande saggezza e con molta pietà e zelo; che sotto l'impero di Traiano, sopportò coraggiosamente per il nome di Cristo diversi generi di affronti e di tormenti, e che ottenne infine la corona del martirio, a Filippi di Macedonia dove predicava il Vangelo.
Sant'Epifanio, san Doroteo e sant'Ippolito, i menologi greci e orientali, annoverano il beato Parmenas tra i settantadue discepoli che formarono la compagnia di Gesù durante il suo ministero pubblico, e che aiutarono i dodici Apostoli a portare la parola evangelica fino alle estremità della terra.
Rabon Mauro dice che, al tempo della persecuzione dei cristiani a Gerusalemme (verso l'anno 42), il diacono Parmenas si imbarcò sul Mediterraneo con santa Maddalena e santa Marta, sua sorella, con san Lazzaro e Marcella, la loro serva, con san Massimino, uno dei settantadue discepoli di Gesù, si diresse verso le spiagge occidentali, e giunse nella provincia di Vienne, ad Avignone, con i discepoli Sostene ed Epafra. — Prima di evangelizzare la Macedonia, Parmenas avrebbe lavorato nelle contrade meridionali delle Gallie con altri dottori evangelici alla propagazione del regno di Cristo.
Questo Santo, che i Greci contano tra i grandi martiri, soffrì sotto l'imperatore Diocleziano. Leggiamo nei suoi atti che si prolungò il suo martirio facendogli sopportare diversi supplizi durante lo spazio di ventotto anni; ma questi fatti non sono appoggiati su prove molto solide: sono stati raccolti solo molto tardi secondo le tradizioni orali. Fin dalla sua giovane età, Clemente si fece notare per il suo zelo e la sua carità. Preso agli ordini sacri, fu presto eletto vescovo di Ancira. Imprigionato per la fede, dovette sopportare tutto ciò che la crudeltà dei persecutori sapeva inventare di torture contro i cristiani: la flagellazione, le torce, la ruota, il cavalletto, le lame ardenti e il letto di ferro. Gli fu infine tagliata la testa il 23 gennaio, verso l'anno 309.
Si sono conservate a lungo le reliquie di san Clemente a Costantinopoli, dove c'erano due chiese di questo nome, una nel palazzo e l'altra nel sobborgo chiamato oggi Pera. I Latini, essendosi resi padroni di Costantinopoli nel XIII secolo, portarono a Parigi il cranio di san Clemente. La regina Anna d'Austria lo donò all'abbazia del Val-de-Grâce, che stava facendo ricostruire.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita al castello di Pennafort nel 1175
- Professore di filosofia a Barcellona a 20 anni
- Studi di diritto a Bologna e ottenimento di una cattedra di dottorato
- Ingresso nell'Ordine di San Domenico il Venerdì Santo del 1222
- Redazione della Summa de casibus poenitentiae
- Compilazione delle Decretali per papa Gregorio IX
- Elezione a Maestro generale dell'Ordine dei Domenicani nel 1238
- Miracolo della traversata del mare sul suo mantello da Maiorca
- Morto all'età di 99 anni nel 1275
Miracoli
- Attraversamento del mare sul proprio mantello in sei ore
- Apertura miracolosa delle porte del convento
- Guarigione e confessione di Barcelon du Fare
Citazioni
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Se un re mortale ha fatto questo divieto, vedremo che il Re eterno ne ha disposto diversamente
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