7 settembre 12° secolo

Santo Stefano di Châtillon

VESCOVO DELL'ANTICA SEDE DI DIE, NEL DAUFINATO

Vescovo di Die

Festa
7 settembre
Morte
7 septembre 1208 (naturelle)
Categorie
vescovo , certosino , confessore
Epoca
12° secolo

Nato verso il 1155, Stefano di Châtillon fu dapprima un monaco esemplare alla Certosa di Portes prima di diventare vescovo di Die nel 1202. Riconosciuto per la sua austerità, la sua umiltà e il suo zelo pastorale, riformò i costumi della sua diocesi e operò numerosi miracoli. Il suo corpo, rimasto intatto, fu bruciato dagli Ugonotti nel 1561.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 7

SANTO STEFANO DI CHÂTILLON,

VESCOVO DELL'ANTICA SEDE DI DIE, NEL DAUFINATO

Vita 01 / 07

Giovinezza e vocazione

Nato intorno al 1155 in un'illustre famiglia di Châtillon, Stefano manifesta fin dall'infanzia una pietà e un'ascesi rigorose prima di unirsi alla Certosa di Portes all'età di 26 anni.

San Stefano n Saint Étienne Vescovo di Die e monaco certosino. acque intorno al 1155, da un'illustre famigli a, a Chât Châtillon Luogo di nascita del santo nella provincia della Dombes. illon, capoluogo della piccola provincia della Dombes, che allora apparteneva alla diocesi di Lione. Fin dalla giovane età si mostrò dolce, modesto, affabile, premuroso, e manifestò fin dall'infanzia la prudenza e la riservatezza di un anziano. Portò eccellenti disposizioni allo studio e fece nelle scienze progressi che lo elevarono presto al di sopra di coloro che gliele insegnavano; ma ascoltava allo stesso tempo un altro maestro che gli parlava al cuore e che gli ispirava un ardente amore per la vera sapienza. Fu per seguire i suoi consigli che disprezzò i piaceri della vita, i beni della terra e tutto ciò che il mondo ha di più specioso per cattivare gli uomini. In questa via stretta, lo si vide camminare umile, casto e sobrio. Soprattutto da allora, praticò l'astinenza in modo assai rigoroso: non contento di digiunare frequentemente, fece voto di non mangiare mai carne. La preghiera costituiva la sua occupazione principale e il resto del suo tempo era impiegato nella meditazione delle verità sante e nell'esercizio delle opere di misericordia. Tutti erano in ammirazione davanti al giovane Stefano, e tale ammirazione era tanto più grande in quanto raramente si incontravano modelli così belli in mezzo al secolo e soprattutto in seno alle ricchezze e all'opulenza. Si videro allora i sentimenti dividersi al suo riguardo. Le persone sagge lodavano la sua condotta, ma la gente del mondo, che da sempre ha contraddetto la virtù, non vedeva nel suo modo di agire che una misantropia condannabile. Per lui, senza preoccuparsi di ciò che si diceva sul suo conto, e disprezzando gli applausi e il biasimo degli uomini, non prendeva consigli che da questo oracolo del Profeta: «È vantaggioso per l'uomo portare il giogo del Signore fin dalla sua giovinezza». Spinto dal desiderio di non vivere che per Dio e disgustato dalla vita secolare per tutto ciò che aveva notato nel mondo, risolse di rinunciarvi interamente per liberarsi dalle trappole che gli tendeva. All'età di ventisei anni, si ritirò nella Certosa di Portes, nel Bugey, luogo già ill Chartreuse de Portes Monastero dove Arthaud compì il suo noviziato. ustrato da diversi personaggi.

Vita 02 / 07

Vita monastica e priorato a Portes

Divenuto monaco, si distinse per un'austerità estrema e una profonda devozione eucaristica, prima di essere eletto priore nonostante la sua iniziale resistenza.

La sua virtù, trovandosi al sicuro in questo asilo, crebbe a tal punto che presto parve eguagliare quella di quei santi religiosi. Offrendosi ogni giorno in olocausto, si sforzava, come quei modelli, di morire al mondo, per far vivere Gesù Cristo solo nel suo cuore. Riduceva il suo corpo in servitù attraverso le veglie, i digiuni e le macerazioni. Secondo l'usanza dei Certosini, portava il cilicio e Chartreux Ordine religioso accolto da Engelberto a Colonia. praticava molte altre austerità permesse dalla Regola o autorizzate dall'esempio dei superiori. La Regola ordinava che per tre giorni alla settimana non si avesse per nutrimento altro che pane, acqua e sale. Stefano, superando ancora questo punto, non volle quasi mai altro sulla sua tavola; eppure, accanto a quel pezzo di pane, si trovava un manoscritto sul quale aveva sempre gli occhi fissi, nutrendo così il corpo e l'anima allo stesso tempo. Il suo amore e la sua devozione verso l'adorabile sacramento dei nostri altari erano così grandi che, nel celebrare i santi misteri, il suo volto era inondato dalle lacrime che la riconoscenza faceva scorrere. La sua preparazione e la sua azione di grazie assorbivano tutta la sua vita, poiché era per rendersi degno di ricevere il suo Dio nella comunione e per ringraziarlo di essersi comunicato a lui, che passava la notte e il giorno in orazione, in meditazione, a cantare le lodi del Signore. È nel profondo di questa solitudine che faceva servire il silenzio, la preghiera e le mortificazioni alla sua santità, di cui aveva cura di nascondere lo splendore agli altri religiosi per la sua umiltà. Ciò che cominciò a farlo scoprire all'esterno fu il bisogno che ebbero i Certosini di Portes di un priore per governarli, al posto di quello che era appena morto. Posarono gli occhi su Stefano e, per vincere la ripugnanza che lo faceva resistere alla loro scelta, tutti unirono le loro istanze e lo costrinsero ad arrendersi. Non si erano affatto ingannati nel giudizio che avevano dato sulla sua santità e sui suoi talenti, poiché sarebbe difficile far conoscere tutta la prudenza, tutta la fermezza e tutto lo zelo che dispiegò nel suo incarico di priore che, secondo l'istituto dei Certosini, richiedeva ancora più santità che istruzione. Così la sua fama, mescolata al buon odore delle sue virtù, riempì non solo il paese circostante, ma si estese molto lontano; poiché non era solo a coloro che erano sotto la sua direzione che era utile, ma si sforzava ancora di esserlo a molti altri. Un concorso numeroso di stranieri, animati dal desiderio della loro salvezza, si recava continuamente alla Certosa di Portes, dove il santo priore distribuiva loro il pane di vita con tenera sollecitudine. Così un buon numero di cristiani smarriti dovettero ai suoi saggi consigli il loro ritorno nel sentiero della virtù.

Missione 03 / 07

Elezione all'episcopato di Die

Eletto vescovo di Die nel 1202, rifiuta inizialmente l'incarico e cede solo all'ordine formale del Papa e del priore della Grande Chartreuse.

La Provvidenza lo formava insensibilmente, attraverso le funzioni di questo impiego, all'episcopato al quale lo destinava; e Dio non tardò a porre sul candelabro questa luce ardente, affinché brillasse in tutta la Chiesa. Il diocesi di Die, nel D diocèse de Die Città episcopale di cui Ismidone fu vescovo per vent'anni. elfinato, aveva appena perso il suo pastore; il capitolo della cattedrale e il popolo si riunirono per nominarlo un successore. I sentimenti erano divisi e la scelta ricadeva su diversi candidati, alcuni dei quali non erano affatto estranei all'intrigo. I più saggi posarono gli occhi su Stefano, e riunirono i suffragi in suo favore con l'elogio che fecero della sua santità, della sua prudenza, del suo discernimento e della sua pietà. Ma poiché si era ben previsto che solo la violenza avrebbe potuto strapparlo alla sua cara solitudine, ci si affrettò a inviare presso il Papa per ottenere la bolla di conferma, mentre colui che ne era l'oggetto, ritirato nella profondità del deserto, ignorava assolutamente tutto ciò che accadeva a suo riguardo. Il sovrano Pontefice, istruito di questa scelta, fece esplodere la sua gioia, congratulandosi con la diocesi di Die e pubblicando ad alta voce che una tale elezione non poteva venire che da Dio. Si vede da ciò che la reputazione di santità di Stefano aveva attraversato ben altre montagne che quelle del Bugey, e che era giunta fino al sovrano Pontefice. Il Papa, avendo dunque impresso a questa elezione il sigillo dell'autorità apostolica, diede ordini affinché il nuovo pastore si facesse carico senza indugio della cura del suo gregge. I canonici, muniti di questo ordine, volarono presso l'umile Certosino, gli mostrarono le lettere del vicario di Gesù Cristo e lo scongiurarono, in nome della Chiesa che lo aveva eletto, di arrendersi ai loro voti. Stefano, dopo aver letto queste lettere e ascoltato i deputati di Die, tenne loro questo umile linguaggio: «Mi stupisco che degli uomini, saggi come voi siete, abbiano posato gli occhi su un religioso ignorante e sconosciuto, senza esperienza, cresciuto nel deserto, che non conosce né gli affari della Chiesa, né quelli del secolo, che non possiede nessuna delle virtù necessarie a un vescovo, e che deve tutto il suo tempo alla penitenza; mi stupisco che vogliate imporgli un così pesante fardello. Cambiate sentimenti, ve ne prego, cessate di farmi violenza; non aderirò mai alla vostra richiesta». Poiché lo pressavano e lo supplicavano ancora con più insist enza, egli rivolse bienheureux Hugues Vescovo di Lincoln e monaco certosino di origine borgognona. loro le parole del beato Ugo, precedentemente Certosino come lui, poi vescovo di Lincoln, e che era da due anni in odore di santità. «Siate persuasi che non è in mio potere arrendermi alle vostre idee; sono religioso e sottomesso alla volontà di un altro al quale devo obbedire fino alla morte. Ora, non è conveniente che io abbandoni la cura di questa casa, per prendere in mano il governo della vostra Chiesa». Dopo questa risposta, i canonici, vedendo che non avrebbero potuto ottenere nulla dal suo spirito, senza contestare più a lungo, si ritirarono e ottennero nuove lettere dal Papa che ordinava al priore della Grande Chartreuse di obbligare quello di Portes a sottomettersi. Da quel momento, i deputati della Chiesa di Die tornarono verso Stefano; ma istruito del loro arrivo, egli prese la fuga e andò a nascon dersi nel deserto vénérable Guigues Priore della Grande Chartreuse che costrinse Stefano ad accettare l'episcopato. . Il venerabile Guigo, priore della Grande Chartreuse, diede ordine di cercarlo e lo costrinse, in virtù della santa obbedienza, ad arrendersi alla richiesta del clero e del popolo di Die, e agli ordini del sovrano Pontefice. I canonici, rapiti e pieni di gi oia, l Vienne Sede episcopale e città principale dell'azione del santo. o condussero a Vienne, e tre arcivescovi gli conferirono l'unzione episcopale in quella città, l'anno 1202.

Vita 04 / 07

Ministero e riforme pastorali

A Die, mantiene il suo stile di vita monastico riformando al contempo i costumi della sua diocesi, in particolare riguardo alla santificazione della domenica.

Da Vienne, il nuovo vescovo si affrettò a recarsi a Die, dove fu accolto con le più vivaci testimonianze di gioia. Insediatosi nel palazzo episcopale, vi visse con la stessa semplicità della sua cella, seguendo, per quanto possibile, gli esercizi pii del suo Ordine, cercando persino di compierli in modo ancora più perfetto; assisteva regolarmente al coro con i suoi canonici, celebrava ogni giorno la santa messa, con una devozione che stupiva tanto quanto edificava.

Sull'esempio del Salvatore, Stefano, fin dai primi giorni del suo episcopato, si fece regola di praticare egli stesso le cose che doveva insegnare agli altri, e si rimase estremamente sorpresi nel vedere colui che si era creduto solo un religioso e un uomo di pietà, adempiere a tutte le funzioni episcopali con tanta saggezza e dignità: la sua vigilanza e il suo zelo si estendevano a tutto.

Le visite che fece nella sua diocesi gli diedero la triste convinzione che il popolo profanasse abitualmente il santo giorno della domenica, consacrandolo al demonio con il commercio, la danza, i giochi, la frequentazione delle taverne e degli spettacoli più pericolosi per i costumi. Stefano, afflitto da tali abusi, si applicò, con discorsi paterni ma solidi, a mostrare l'enormità di una tale prevaricazione e l'offesa che essa recava a Dio. Ma una parte di questa popolazione cieca e grossolana, ben lungi dal cedere alle sue esortazioni, le disprezzò al punto da non volerle più ascoltare. Lo zelante prelato non si scoraggiò affatto; si ricordò di essere pastore e non mercenario, e risolse di predicare a tempo e fuori tempo. Ma ricorse a un'arma ancora più efficace della parola per vincere il demonio e ricondurre il suo popolo ai propri doveri: la preghiera. Questa preghiera operò prodigi; i costumi furono riformati, i vizi cessarono e la diocesi di Die non offrì più che lo spettacolo delle virtù che si ammiravano tra i primi cristiani.

Miracolo 05 / 07

Miracoli e carità

Rinomato per i suoi doni di guarigione ed esorcismo, manifesta un'immensa carità verso i poveri e ritorna regolarmente a rigenerarsi presso la Certosa di Portes.

La grandezza e le cure dell'episcopato non fecero dimenticare a Stefano la Certosa di Portes, dove aveva trascorso giorni così felici. Vi ritornava frequentemente; vi viveva come gli altri religiosi, ritirato nella sua cella e dedicandosi interamente all'orazione e alla contemplazione. Mai gli attributi della sua dignità lo accompagnavano in quel luogo pacifico; ma la Regola ritrovava in lui un umile discepolo di san Bruno, che si piegava con gioia alle sante leggi dell'obbedienza. Non vi portava altri abiti che quello dell'Ordine; il suo letto, la sua tavola, il suo arredamento non erano differenti da quelli dell'ultimo dei religiosi. Spesso si faceva un piacere di recarsi nei luoghi di pietà che gli erano noti e lì, radunando tutti i fratelli, rivolgeva loro parole piene di dolcezza e di unzione. Questa tenera carità si estendeva a tutti gli infelici, e i pii autori della sua vita riportano un'infinità di tratti che provano come Dio lo facesse partecipare alla sua potenza per guarire miracolosamente i malati, scacciare i demoni e sollevare i poveri. Li amava e li trattava come fratelli, vedeva in loro Gesù Cristo sofferente; perciò non li lasciava mai alla sua porta, ma li faceva entrare da lui e serviva loro persino da mangiare, conversava con loro, li istruiva, li consolava e li congedava solo dopo averli colmati della sua benevolenza e dei suoi benefici.

Vita 06 / 07

Morte e sepoltura

Muore il 7 settembre 1208 all'età di 53 anni, dopo aver profetizzato la sua fine e compiuto un ultimo miracolo di guarigione.

La misura dei lavori che gli erano prescritti fu colmata in poco tempo. Dio, volendo terminare il suo laborioso pellegrinaggio e introdurlo nell'eredità della patria celeste, gli inviò una malattia che mutò in tristezza la gioia che la sua Chiesa aveva di possederlo. L'amore che il suo clero e i laici gli portavano apparve nelle cure che ognuno voleva prodigargli, e venne ad addolcire le sofferenze che pativa questo santo pastore. Aveva annunciato l'ora della sua morte e, attendendola con una tranquillità ammirevole, benediceva il suo popolo e il suo clero, li esortava a vivere in grande concordia, pregava con fervore e dava i suoi consigli su ciò che ci sarebbe stato da fare quando non fosse stato più tra loro. Mentre gli venivano amministrati gli ultimi sacramenti, che ricevette con la più toccante pietà, una donna malata e abbandonata dai medici gli chiese una benedizione particolare. Il moribondo tese verso di lei una mano debole e invocò sul suo capo i doni del cielo che ella reclamava per la sua guarigione. Con grande stupore di tutti i presenti, questa donna, piena di fede, se ne ritornò come colei che aveva messo tanta premura nel toccare le vesti di Gesù Cristo. È così che quest'uomo di Dio restituì la salute agli altri, mentre lui stesso, indebolito dalla malattia, andava morendo; ma non chiedeva per sé la stessa grazia, poiché testimoniava con i suoi voti il desiderio che aveva di andare presto a finire in cielo quella lunga preghiera che aveva iniziato sulla terra. Questo momento felice per lui arrivò il 7 settembre 1208. Aveva cinquantatré anni, ne aveva passati ventuno nella Certosa di Portes e sei nell'episcopato. Le sue spoglie mortali furono sepolte nella cappella dedicata alla santa Vergine, nella sua cattedrale.

Culto 07 / 07

Culto e destino delle reliquie

Il suo culto fu autorizzato da Gregorio IX, ma le sue reliquie furono profanate e bruciate dagli Ugonotti nel 1561 durante le guerre di religione.

## CULTO E RELIQUIE. Subito dopo la sua morte, guarigioni miracolose avvenivano ogni giorno presso la sua tomba e spinsero l'arcivescovo di Vienne e i suoi suffraganei a scrivere al papa Gregorio I pape Grégoire IX Papa che ha attestato i miracoli di Bruno. X per chiedergli che il santo vescovo fosse iscritto nel catalogo dei Santi. Il Sommo Pontefice permise di rendere un culto pubblico al santo taumaturgo e di implorare la sua protezione. Da allora la folla dei richiedenti raddoppiò, e la tomba del santo Vescovo divenne così illustre che ogni nuovo vescovo di Die vi si recava a fare una preghiera prima di prendere possesso e giurava sulla reliquia di rispettare le esenzioni del capitolo . Tuttavia Calvinisme Evento durante il quale la cattedrale di Meaux fu devastata. , essendosi introdotto il Calvinismo nel Delfinato, penetrò nella città di Die, e da allora la devozione a sant'Etienne diminuì con la fede nelle verità sante. La rabbia degli Ugonotti li portò a distruggere le chiese e a bruciare le reliquie dei Santi. Padroni di Die, aprirono la tomba di sant'Etienne; il suo corpo, che trovarono ancora intatto come al momento della sua morte, non seppe comandare il loro rispetto. Lo portarono via e lo gettarono nel fuoco, nell'anno 1561. Monsignor Devie, volendo far onorare nella sua diocesi un così potente protettore che gli appartiene per nascita, ha fatto inserire il suo nome nel calendario, e ordinato che l'ufficio ne sarebbe stato celebrato d'ora in poi il 7 del mese di settembre. Estratto dalla Histoire hagiologique du diocèse de Belley, di Monsignor Depéry. — Cfr. Surina; Acta Sanctorum; Gallia Christiana; De rebus gesta episcoporum Diessens, di Jean Colombi; Chronicum cartusianum, di Pierre Dorland, certosino; Éphémérides de l'Ordre des Chartreux, di Dom Levasseur; e l'Histoire de Bresse, di Samuel Guichenon.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita verso il 1155 a Châtillon
  2. Ingresso nella Certosa di Portes all'età di 26 anni
  3. Elezione a Priore della Certosa di Portes
  4. Consacrazione episcopale a Vienne nel 1202
  5. Episcopato a Die e riforma dei costumi domenicali
  6. Morto il 7 settembre 1208 all'età di 53 anni
  7. Distruzione del corpo da parte degli ugonotti nel 1561

Miracoli

  1. Guarigione di una donna abbandonata dai medici tramite una benedizione sul letto di morte
  2. Apparizione forzata di demoni durante le sue prediche per testimoniare la verità
  3. Numerose guarigioni postume presso la sua tomba
  4. Incorruttibilità del corpo constatata nel 1561

Citazioni

  • Mi stupisce che uomini saggi come voi abbiate posato lo sguardo su un religioso ignorante e sconosciuto, senza esperienza, cresciuto nel deserto. Risposta ai canonici di Die
  • È vantaggioso per l'uomo portare il giogo del Signore fin dalla sua giovinezza Libro delle Lamentazioni (citato nel testo)

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo