8 settembre 1° secolo

Beata Vergine Maria

Madre di Dio, Regina dei Santi, Aurora, Sovrana

Nata in Giudea da Gioacchino e Anna dopo una lunga sterilità, Maria è preservata dal peccato originale fin dal suo concepimento. La sua nascita è celebrata l'8 settembre come una festa universale che porta gioia al mondo. È destinata a diventare la Madre del Salvatore e la Regina dei Santi.

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Sezioni di lettura: 9

LA NATIVITÀ DELLA BEATA VERGINE MARIA

Teologia 01 / 09

Introduzione e finalità teologica

La nascita di Maria è presentata come lo strumento della salvezza universale, agendo come mediatrice tra gli angeli e gli uomini.

A GERUSALEMME, NELLA PISCINA PROBATICA.

« Quid est ista, quæ progreditur quasi aurora consurgens? »

Cantico, VII, 8.

M aria Marie Soggetto principale della biografia, madre di Gesù Cristo. nasce per diventare: 1° lo strumento della salvezza del mondo; 2° la mediatrice degli angeli e degli uomini; 3° la riparatrice dell'universo.

Abate Combalot, *Conf. sur les grand. de Marie*.

Culto 02 / 09

Un'esultanza universale

La Chiesa celebra questa nascita come una festa cosmica che coinvolge la Trinità, gli angeli, gli uomini e le anime del limbo.

È con molta ragione che la Chiesa, rivolgendosi oggi alla gloriosa Vergine, le dice, in un fremito di gioia: «La tua nascita, o Vergine Madre di Dio, ha riempito tutto il mondo di consolazione e di esultanza, perché il Sole di Giustizia, Gesù Cristo nostro Dio, è nato da te, lui che ci ha tratti dalla maledizione in cui eravamo immersi, ci ha colmati di benedizioni e, avendo distrutto l'impero della morte, ci ha fatto entrare nella vita eterna». In effetti, chi non deve rallegrarsi nel giorno e nel momento della nascita di questa amabile principessa? Se l'angelo Gabriele assicurò a Zaccaria che molti si sarebbero rallegrati per la nascita di san Giovanni Battista, suo figlio, che non doveva essere che l'angelo, il profeta e il precursore del Messia; con quanto maggior motivo si deve fremere di gioia per quella di Maria, che presto ne dovrà essere la madre! Questa festa non è per una città o per un popolo soltanto: è per tutto il mondo. È per i secoli che sono stati e che saranno: è per il tempo e per l'eternità. Infine, è una festa universale, perché il bene che essa promette e annuncia non è un bene particolare e limitato, ma un bene che si estende a ogni sorta di età, di condizione e di persona. Il Padre eterno vi prende parte, perché gli nasce una sposa che, rappresentando la sua fecondità, darà una nuova natura e una nuova nascita al suo Figlio unico. Il Verbo divino vi prende parte, perché gli nasce una Madre che lo rivestirà di un corpo mortale per essere il Salvatore e il Redentore del mondo. Lo Spirito Santo vi prende parte, perché gli nasce un tempio vivente che sarà il soggetto più degno delle influenze e delle operazioni della sua grazia. Gli angeli e gli uomini vi prendono parte, perché nasce loro una Dama, una Signora e una Regina che contribuirà con la sua sostanza e il suo sangue a produrre per loro un riparatore. I Padri del limbo vi prendono parte, perché nasce loro un'Aurora che li assicura che il tempo della loro liberazione è vicino.

Infine, tutti i secoli passati e futuri vi prendono parte, perché nasce loro una Sovrana che sarà, per mezzo del suo Figlio, Uomo-Dio, la fonte del loro ristabilimento e della loro felicità.

Teologia 03 / 09

Preservazione dal peccato originale

A differenza delle altre figure bibliche, Maria nasce esente da ogni macchia e beneficia dell'amore sovrano di Dio fin dal suo concepimento.

I principi e i grandi della terra hanno sempre celebrato con molta solennità il giorno dell'anniversario della loro nascita, facendo grandi elargizioni al popolo e offrendo giochi e spettacoli pubblici: ecco ciò che le sacre lettere ci insegnano di Faraone, di Antioco e di Erode; Macrobio, degli antichi Romani; Erodoto, dei re di Persia, e la Storia ecclesiastica, della maggior parte dei Cesari e degli Augusti. I più saggi hanno condannato questa usanza e ne hanno pubblicato l'errore e la vanità. Geremia, ben lungi dal benedire il giorno della sua nascita, non gli rivolge che maledizioni; Giobbe desidera che quello in cui era nato sia cancellato dal numero dei giorni e che non si conti mai; e Salomone preferisce quello in cui moriamo a quello che ci ha dato la vita; la Chiesa stessa, parlando dei Santi nel suo Martirologio, toglie il nome di nascita al giorno in cui sono venuti al mondo per darlo a quello della loro morte. Ma, se questo pio sentimento è il più giusto e il più ragionevole riguardo alla nostra amabile Sovrana, la nascita di Maria non è, né per lei né per nessun altro, un soggetto di afflizione e di rimpianto, ma piuttosto un soggetto di consolazione e di gioia. In effetti, ciò che spingeva Giobbe, così come altri Santi, a rimpiangere il giorno della sua nascita, è che erano nati peccatori e oggetti dell'odio e dell'indignazione di Dio; che erano nati miserabili e soggetti ai castighi rigorosi della giustizia divina; che erano nati fragili e in una pendenza e un'inclinazione continue al peccato. Ora, tutte queste ragioni non hanno luogo in Maria. Ella non è nata criminale e odiata da Dio, ma tutta santa e cara alla sua divina Maestà. Non è nata miserabile e coperta di maledizioni, ma perfettamente felice e colma di grazie e di benedizioni. Non è nata fragile, inferma e portata al peccato, ma forte, vigorosa e nell'incapacità di commettere alcun peccato.

Maria non ha mai contratto il peccato originale e la sua anima, al momento della sua unione co n il corpo, è péché originel Privilegio mariano e dogma centrale che struttura l'identità della congregazione. stata preservata da ogni macchia. Bisogna inferire da questo principio che ella era, fin dal tempo della sua nascita, l'oggetto dell'amore e delle compiacenze di Dio; poiché, come negli uomini non vi è alcun mezzo tra il peccato e la grazia, così, in Dio, nei loro riguardi, non vi è alcun mezzo tra l'amore e l'odio. Egli ama tutti coloro che non odia, e odia tutti coloro che non ama; poiché, dunque, Maria non era l'oggetto dell'odio e dell'avversione di Dio, bisogna necessariamente dire che era l'oggetto del suo amore. Ma è poco dire che era l'oggetto del suo amore: diciamo che Dio, fin da quel momento, l'amava eccellentemente, l'amava singolarmente, l'amava sovranamente. Lo Sposo, nel Cantico dei Cantici, ci esprime questo mistero con una gradazione meravigliosa: la chiama sua amica e sua beneamata: «Surge, le dice, amica mea, speciosa mea, et veni, columba mea, in foraminibus petræ, in caverna maceriæ»: «Alzati, la più cara, così come la più bella delle mie amanti; basta, mia colomba, stare rinchiusa nei buchi della pietra e nella caverna del muro», cioè, nel seno di vostra madre, prima sterile; venite, affrettatevi e apparite alla luce. Le dà lo stesso nome in cento altri luoghi dello stesso cantico; ma non si accontenta di chiamarla sua Beneamata, la chiama ancora assolutamente la Beneamata. Bisogna notare che tra i nomi di Nostro Signore, uno dei più affascinanti è quello di *dilectus*, il Beneamato. La Sposa, nel cantico, lo chiama spesso il suo Beneamato. Il Padre eterno, sul monte Tabor, lo onora anche dello stesso titolo: «Questi è», dice, «il mio Figlio beneamato, nel quale ripongo le mie compiacenze». Ma il Re-Profeta lo chiama per due volte assolutamente il beneamato: *Rex virtutum dilecti, dilecti*: il beneamato, secondo la sua Persona divina, perché, come dice san Paolo, egli è il Figlio della dilezione del Padre: *Filius dilectionis*; il beneamato, secondo la sua natura umana, perché è il più bello e il più amabile dei figli degli uomini; il beneamato riguardo a Dio, il beneamato riguardo alle creature capaci di amore: *Dilectus, dilectus*. Ma egli non si appropria talmente di questo nome, che non lo comunichi anche alla sua sposa: «Vi scongiuro», dice alle figlie di Gerusalemme, «di non svegliare la beneamata finché non lo voglia». E notate che, secondo l'ebraico, non c'è *Dilectam*, la beneamata; ma *Dilectionem, amorem, delicias*, la dilezione stessa, l'amore stesso e le delizie stesse, per farci intendere che Maria è stata l'amore e le delizie di Dio, e che, come è impossibile che l'amore sia senza amore, così non si è potuto fare che Maria fosse un momento senza essere amata. Infine, lo Sposo la chiama *Carissimam in deliciis*; cioè, colei che egli ama al di sopra di tutte le altre, e nella quale ripone il suo più grande piacere. I santi Padri ne parlano allo stesso modo. San Bonaventura, nel suo libro intitolato: *De Speculo*, dice eccellentemente: «Quid mirum si præ omnibus diligat quæ præ omnibus est dilecta!» Quale meraviglia che questa ammirabile Vergine ami Dio più di tutte le altre, lei che è stata amata al di sopra di tutte le altre. E sant'Anselmo chiama l'amore di Dio per lei, immenso, ineffabile, impenetrabile.

Vita 04 / 09

Bellezza fisica e spirituale

Il testo descrive la perfezione del corpo e dell'anima di Maria, la cui bellezza supererebbe ogni creazione e ispirerebbe la castità.

Ma perché il Signore ha avuto tanto amore per lei? Egli stesso ne dà la ragione nello stesso cantico, attraverso un'altra gradazione non meno notevole della prima: «Tu sei bella», le dice innanzitutto, «tu sei amabile, tu sei affascinante»: Pulchra es, speciosa, formosa. E non crediate che parli dell'una o dell'altra bellezza, di quella del corpo o di quella dell'anima. Maria le possedeva entrambe. Era bella di bellezza corporea, sebbene fosse stata concepita per via di una generazione ordinaria; lo Spirito Santo, tuttavia, si era applicato a formarle un corpo perfettamente bello. È ciò che fa sì che venga paragonata a quanto vi è di più bello nel mondo corporeo: all'aurora nella sua nascita, alla luna nel suo pieno e al sole nel suo mezzogiorno. San Dionigi, in una delle sue lettere, ci assicura che «era così bella che, senza la fede che ci insegna che vi è un solo Dio, l'avremmo scambiata per una divinità». E sant'Ambrogio aggiunge che «i suoi incanti erano così puri che ispiravano la castità a coloro che la guardavano». Era bella di bellezza spirituale: poiché la bellezza nasce dall'ordine e dalla varietà. Ora, nell'anima di Maria, tutto era meravigliosamente ben ordinato: lo spirito era sottomesso a Dio, il senso era sottomesso allo spirito e la carne obbediva all'uno e all'altro con una giusta dipendenza; la volontà non precedeva il giudizio, l'appetito non precedeva la ragione e le passioni non si elevavano se non quanto una saggia discrezione permetteva loro di apparire. Vi si trovava anche un'eccellente varietà di ogni sorta di virtù. Il candore di una purezza più che angelica, il vermiglio di una carità tutta ardente e le ombre di un'umiltà profondissima.

Ma lo Sposo non si accontenta di dire che è bella, aggiunge «che è tutta bella»: Tota pulchra es. Bella in tutte le età e in tutti gli stati della sua vita, bella in tutte le facoltà del suo corpo e della sua anima, bella in tutti i suoi pensieri, i suoi desideri e le sue azioni; bella nel suo intelletto per i doni di sapienza e di consiglio, bella nella sua volontà per il suo attaccamento inviolabile a Dio, bella nel suo appetito per le virtù di fortezza e temperanza, bella in tutto e universalmente bella. Infine, dice che «la sua bellezza supera tutte le altre bellezze e che è la più amabile di tutte le donne»: Pulcherrima inter mulieres. Ciò che un dotto autore esprime con queste parole: Omnium pulchritudinum pulcherrima pulchritudo: «La più bella e la più affascinante bellezza di tutte le bellezze». È dunque questo ciò che la rendeva, fin dal momento della sua nascita, l'oggetto dell'amore di Dio; ed è anche ciò che ci deve obbligare a renderle in questo momento i nostri umili doveri e a offrirle il nostro cuore e il nostro amore, affinché, amandola, possiamo essere amati da lei, secondo quanto dice al capitolo VIII dei Proverbi: Ego diligentes me diligo: «Io amo coloro che hanno amore per me».

Teologia 05 / 09

Pienezza dei doni divini

Fin dal suo primo respiro, Maria possiede una sapienza infusa e una santità perfetta, compiendo atti di adorazione eroici.

Se la santa Vergine non è nata peccatrice e oggetto dell'odio di Dio, non è neppure nata misera e soggetta al castigo della giustizia. È vero che, secondo la parola del suo Sposo, «ella è stata un giglio tra le spine»: vale a dire che ha trascorso tutta la sua vita in mezzo alle spine di ogni sorta di pene e afflizioni. Ma ciò non fa sì che la si possa chiamare «misera». Le spine di cui fu circondata non erano gli effetti della maledizione che Dio diede ad Adamo, quando gli disse che la terra sarebbe stata maledetta sotto il suo lavoro, e che gli avrebbe prodotto spine e rovi; erano, al contrario, gli effetti di una provvidenza dolce e amorevole, che voleva che Maria soffrisse per meritare ricompense più grandi, per cooperare più nobilmente alla nostra Redenzione e per darci esempi più belli di virtù. Diciamo piuttosto che Maria è nata beata e vaso prezioso dove la Bontà divina ha riversato i suoi tesori più grandi. In effetti, l'amore di Dio non può essere sterile, e gli stessi teologi, considerandone la proprietà, dicono che, sebbene per sua natura sia effettivo, esso non si limita tuttavia alla creatura se non in modo efficace, e facendole del bene; poiché dunque è costante che Dio abbia avuto per Maria un amore immenso al momento della sua nascita, non dubitiamo affatto che, fin da allora, l'abbia colmata di un'infinità di beni. Trovo che le abbia comunicato tre pienezze: una pienezza di grazia e di santità nell'essenza della sua anima; una pienezza di luce e di sapienza nel suo intelletto; e una pienezza di virtù e di perfezione nella sua volontà. Le ha comunicato una pienezza di grazia e di santità; l'angelo Gabriele le disse poi che era piena di grazia: *Gratia plena*; sant'Epifanio, in un libro che scrisse sulle sue lodi, e sant'Anselmo, in un trattato sulle sue eccellenze, assicurano che la sua grazia era immensa, ineffabile e degna dello stupore di tutti i secoli: ciò non deve essere limitato al tempo della sua morte, del suo parto e della sua annunciazione; ma lo si può e lo si deve estendere a tutti i momenti della sua vita; poiché, essendo destinata a essere la Regina dei Santi e la Madre del Santo dei Santi, era necessario che fosse preparata per tempo da una grazia sovraeminente a una dignità così elevata. Ed è ancora questo che fa sì che gli stessi Padri e molti altri la chiamino un Mare spirituale, un Abisso e un Oceano di grazia, un Tesoro di santità, e un grande Miracolo, e persino il più grande miracolo nell'ordine delle creature che sia uscito dalle mani dell'Onnipotente. Dio le ha anche comunicato una pienezza di luce e di sapienza; poiché è lei che dice nel libro dei Proverbi, cap. VIII, secondo l'applicazione che la Chiesa ne fa nei suoi uffici: «Io sono la sapienza, e il consiglio è la mia dimora: mi trovo nelle deliberazioni più studiate, e i pareri più giudiziosi vengono da me». Anche Dionigi il Certosino riconosce in lei una sapienza infusa luminosissima e abbondantissima, san Bernardino da Siena assicura che persino, nella sua prima santificazione, ricevette una scienza così chiara e penetrante, che conosceva perfettamente le creature e il Creatore; e lo stesso sant'Anselmo preferisce la sua luce sui nostri divini misteri a quella di tutti gli Apostoli, e dice che la supera in merito ed evidenza, senza alcun paragone. Infine, Dio le ha comunicato una pienezza di virtù; poiché le possedeva tutte nel momento in cui venne al mondo, e, avendo già la luce della ragione e l'uso delle sue facoltà intellettuali, ne compì gli atti più eminenti ed eroici. Così, adorò Dio nell'unità della sua essenza e nella trinità delle sue persone; si abbassò davanti alla sua maestà fino al centro del proprio nulla; si consacrò al suo servizio con tutta l'estensione della sua anima; lo ringraziò con tutte le sue forze delle grazie che aveva ricevuto dalla sua bontà; si abbandonò alla sua guida per tutte le disposizioni della sua provvidenza; si offrì a ogni sorta di pene e sofferenze per la sua gloria; infine, si elevò verso di lui con i grandi sforzi del suo amore. Non era che una bambina di un giorno, di un'ora, di un momento; ma i suoi atti soprannaturali erano già più santi e più perfetti di quelli di tutti i Cherubini e di tutti i Serafini, e lei sola aveva più virtù di tutte le altre creature insieme.

Teologia 06 / 09

L'incapacità di peccare

Basandosi sul Concilio di Trento, l'autore spiega che Maria ha conservato un'innocenza assoluta durante tutta la sua vita.

La santa Vergine non è nata fragile e soggetta al peccato, ma in una felice incapacità di commetterlo. Non è che fosse impeccabile per sua natura, come Gesù Cristo, suo Figlio unico, che, essendo Dio, non poteva peccare; né che lo fosse per la visione gloriosa, che, al massimo, le è stata data durante questa vita solo per alcuni momenti; ma lo era, da un lato, per la perfetta integrità della sua natura, che non aveva nulla che la distogliesse dal bene né che la inclinasse al male; dall'altro, per la forza e l'eminenza della sua grazia, che la riempiva e la possedeva talmente, che non agiva più che per i suoi movimenti; per l'abbondanza e l'efficacia dei soccorsi divini, che la portavano in ogni cosa a ciò che vi era di più perfetto; per una soave condotta della divina Provvidenza, che allontanava da lei tutto ciò che era capace di sollecitarla al peccato. Questa impeccabilità è senza dubbio molto al di sotto di quella del Figlio di Dio; ma è sufficiente per escludere ogni sorta di peccato e di difetto, e di fatto, il Concilio di Trento, sess. V I, c. II, insegna Concile de Trente Concilio ecumenico della Chiesa cattolica volto a rispondere alla Riforma. che la santa Vergine non ne ha mai commessi, e che ha conservato la sua innocenza senza macchia e senza alcun difetto fino alla fine della sua vita.

Così, le ragioni che i Santi hanno avuto di maledire il giorno della loro nascita, non si trovano affatto in Maria; al contrario, essa ha ogni sorta di motivo per benedire il momento in cui è apparsa sulla terra. Dobbiamo anche, per lo stesso motivo, farne una grande festa, e rallegrarci con lei delle grazie di cui è stata colmata in quel momento, tanto più che non le ha ricevute meno per noi che per se stessa, e che i più preziosi doni che le sono stati conferiti, lo sono stati in seguito alla grande opera della nostra Redenzione.

Vita 07 / 09

Dettagli storici della nascita

Maria nasce l'8 settembre in Giudea da sant'Anna e san Gioacchino, prima di essere presentata al Tempio.

Per ulteriori dettagli su questa illustre natività della santa Vergine, rimandiamo il lettore alla sua vita, nel tomo XVI di quest'opera, e al discorso sulla sua Concezione. Ne diremo solo due parole. Essendo stata concepita nel seno di s ant'Anna, d sainte Anne Madre della Vergine Maria. opo una lunga sterilità, ed essendo rimasta nove mesi nelle sue viscere, secondo l'usanza degli altri bambini, nacque l'8 settembre, sulle montagne della Giudea, e nella casa degli ovili di san Gioacchino, suo padre. Po saint Joachim Padre della Vergine Maria. co tempo dopo, si offrì per lei il sacrificio ordinato, per cancellare il peccato originale, sebbene ella non l'avesse contratto, e le fu dato il nome di Maria; dopo ottanta giorni, sant'Anna, per obbedire alla legge, la portò al tempio, per compiere le cerimonie della sua purificazione; ma non la lasciò lì, per quella volta, attendendo, per dedicarla ai santi altari, che fosse in grado di camminare da sola. Dio, da parte sua, le diede un angelo custode, che, secondo Ildefonso e il B. Pier Damiani, fu san Gabriele; poiché, come dice il p rimo nel serm saint Gabriel Arcangelo messaggero dell'Incarnazione. one dell'Assunzione: *Tota Virginis causa ei a Domino commissa prædicatur*: «Tutto ciò che riguardava la santa Vergine fu affidato a san Gabriele dalla saggia provvidenza di Dio».

Culto 08 / 09

Istituzione della festa

L'istituzione della festa della Natività viene ripercorsa attraverso i secoli, dalla Francia medievale alle decisioni papali di Innocenzo IV.

La Chiesa non ha sempre celebrato questa festa. Non se ne trova alcuna traccia negli autori francesi prima del B. Fulberto, vescovo di Chartres, vissuto all'inizio dell'XI secolo; non se ne parla né nel Concilio di Magonza, celebrato nell'anno 813, né nei *Capitolari* di Carlo Magno e di Ludovico il Pio, né nei libri ecclesiastici di quel tempo. Tuttavia, lo stesso Fulberto, nel primo tomo della *Natività*; san Bernardo, nella sua *Epistola CXXIV*, e Pietro, abate di Celles, nel sesto libro, *Epistola XXIII*, ne fanno menzione come di una festa celebrata con grande solennità. Per gli altri paesi, non è neppure certo quando si sia iniziato a solennizzarla. Sant'Agostino, nei sermoni XX e XXII dei *Santi*, mostra chiaramente che gli era sconosciuta e che non si celebrava ancora ai suoi tempi nella Chiesa, poiché afferma che non si celebrava alcuna nascita se non quella di Nostro Signore e quella di san Giovanni Battista; ciò derivava dal fatto che la Sacra Scrittura parla solo di queste due, e che le prime feste della Chiesa furono stabilite per onorare i misteri segnati nei libri del Nuovo Testamento. È vero che, nell'ufficio di quel giorno, si legge un sermone dello stesso sant'Agostino, che è il XVIII dei *Santi*, con queste parole: *Gaudeat terra nostra tantæ Virginis illustrata natali*: «Gioisca la nostra terra, essendo nobilitata dalla nascita di una tale Vergine». Ma bisogna notare che sant'Agostino non compose questo sermone per il giorno della *Natività* di Nostra Signora, bensì per quello della sua *Annunciazione*, e che non scrisse *natali*, nascita, ma *solemni*, solennità. Di modo che è la Chiesa che, con un pio adattamento, ha cambiato la parola *solemni* in *natali*. Alcuni autori hanno scritto che bisognerebbe attribuire questa istituzione a papa Innocenzo IV, vissuto nell'anno 1250: egli sar ebbe stato spint pape Innocent IV Papa del XIII secolo che testimoniò i miracoli del santo. o a farlo da un voto che i cardinali avevano fatto, prima della sua elezione, per il felice esito di una così grande questione, quando la Chiesa era travagliata, da quasi due anni, da uno scisma molto pericoloso. Ma non vi è alcuna apparenza che questa festa, essendo già così celebre in Francia, come appare da quanto abbiamo appena detto di Fulberto di Chartres, di san Bernardo e di Pietro di Celles, non fosse ancora ricevuta e autorizzata in Italia. Ciò che fece dunque Innocenzo IV fu di darle un'ottava, come papa Gregorio XI le diede in seguito una vigilia.

L'*Ordo* romano e il *Sacramentario* di san Gregorio, che bisogna riportare al VI e VII secolo, ne fanno menzione; ma non è sicuro che non si tratti di aggiunte fatte in seguito, nel corso dei tempi, come spesso è accaduto ai rituali e ai libri degli uffici divini; ne abbiamo anche un'illustre memoria nel libro della *Verginità* di sant'Ildefonso, vissuto nel 667. Ma molti credono che questo libro non sia suo; almeno non è tra le opere indubitabili. Così, non possiamo segnare precisamente il tempo e il secolo in cui questa festa ebbe inizio. Baronio stima che ciò avvenne poco tempo dopo il Concilio di Efeso: condannata l'eresia di Nestorio, e la gloriosa Vergine autenticamente riconosciuta e dichiarata Madre di Dio, la devozione verso di lei crebbe meravigliosamente nel cuore dei fedeli; ma non fu subito universale, e vi è apparenza che, essendo stata istituita in qualche chiesa particolare, si sia poi diffusa nelle altre solo con il passare del tempo. Tuttavia, il P. Thomassin, nel suo libro sull'Istituzione delle Feste, crede che essa sia iniziata in Francia, e che sia da lì che si è estesa in Spagna, in Italia e nelle altre nazioni; poiché egli non le attribuisce un inizio in Francia che poco prima di Fulberto di Chartres, non la fa più antica in tutti gli altri paesi della cristianità.

Secondo Du Saussay, nel suo Martirologio, san Maurilio, vescovo di Angers, vissuto tra il IV e il V secolo, ne fu l'autore. E, di fatto, questa festa era chiamata un tempo l'Angioina; ma bisognerebbe che fosse rimasta a lungo confinata nella sua diocesi, senza essere ricevuta in altri luoghi, poiché, come abbiamo detto, i calendari degli uffici divini del IX secolo non ne fanno alcuna menzione.

Predicazione 09 / 09

Esortazione all'imitazione

Il testo invita i fedeli a consacrarsi a Dio fin dalla loro giovinezza, a immagine della diligenza della Vergine.

Comunque sia, non dubitiamo affatto che i fedeli si siano sempre rallegrati per la nascita di questa divina Aurora, che è apparsa su questa terra solo per annunciarci il sorgere del Sole di Giustizia. Mostriamole anche il nostro amore prendendo parte a questa gioia; ma poiché essa ci chiede la nostra santificazione piuttosto che i nostri applausi, imitiamo la sua diligenza nel consacrarsi al servizio del suo Dio. Non ha atteso, per farlo, di essere in età avanzata, lo ha fatto fin dalla sua nascita, lo ha fatto persino dal momento della sua concezione. Non attendiamo nemmeno noi, per farlo, il momento della nostra morte; ma facciamolo fin da ora. I nostri giorni e i nostri anni non sono troppo lunghi per rendere a Dio ciò che gli dobbiamo. Egli ci ha amati da tutta l'eternità; ci ha fatto del bene fin dal momento della nostra formazione nel seno delle nostre madri, e non cessa di farcene: rispondiamo a tante grazie con un attaccamento inviolabile al suo servizio, e che nulla sia capace di distogliercene.

Abbiamo conservato, per questa nota, il racconto di Padre Giry.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Concepimento nel grembo di sant'Anna dopo una lunga sterilità
  2. Nascita l'8 settembre sulle montagne della Giudea
  3. Offerta del sacrificio al tempio
  4. Attribuzione del nome di Maria
  5. Purificazione di sant'Anna al tempio dopo ottanta giorni

Miracoli

  1. Concepimento dopo una lunga sterilità di sant'Anna
  2. Preservazione dal peccato originale (Immacolata Concezione)
  3. Bellezza che ispira la castità

Citazioni

  • Quid est ista, quæ progreditur quasi aurora consurgens? Cantico dei Cantici, VII, 8
  • La tua nascita, o Vergine Madre di Dio, ha riempito di consolazione e di gioia tutto il mondo Liturgia della Chiesa

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo