San Nicola da Tolentino
DELL'ORDINE DEGLI EREMITI DI SANT'AGOSTINO
Confessore
Nato in Italia nel XIII secolo dopo un voto dei suoi genitori, Nicola da Tolentino divenne un eremita di Sant'Agostino celebre per il suo ascetismo estremo e le sue visioni. Trascorse trent'anni a Tolentino, dove si distinse per la sua carità, i suoi miracoli e i suoi combattimenti fisici contro il demonio. Canonizzato nel 1446, è tradizionalmente invocato per il sollievo delle anime del purgatorio.
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SAN NICOLA DA TOLENTINO, CONFESSORE,
DELL'ORDINE DEGLI EREMITI DI SANT'AGOSTINO
Origini e infanzia miracolosa
Nicola nasce a Sant'Angelo dopo un pellegrinaggio dei suoi genitori a Bari per invocare san Nicola di Mira. Fin dall'infanzia, manifesta una pietà eccezionale e pratica il digiuno.
San Nicola, soprannominato da Tolent Saint Nicolas, surnommé de Tolentino Religioso dell'Ordine degli Eremitani di Sant'Agostino, celebre per il suo ascetismo e i suoi miracoli. ino a causa del lungo soggiorno che vi fece, nacque nel borgo di Sant'Angelo, vicino a Fermo, nella Marca d'Ancona. I suoi genitori erano poco favoriti dai doni della fortuna, ma si distinguevano per una grande pietà. Non avevano mai avuto figli e sua madre, di nome Amata, era già in età avanzata. Un giorno, mentre era in preghiera, si sentì interiormente spinta a compiere un pellegrinaggio di devozione a san Nicola, vescovo di Mira, sperando che per sua saint Nicolas, évêque de Myre Santo verso il quale Flora nutriva una devozione particolare. intercessione avrebbe potuto ottenere un figlio che fosse un perfetto imitatore di quel Beato e, come lui, un grande Santo nella Chiesa. Di concerto con il marito, andò a visitare la chiesa di San Nicola di Mira a Bari, alle estremità dell' Ital Bari Luogo del pellegrinaggio dei genitori del santo. ia; vi adempirono al voto che avevano fatto e meno di un anno dopo la loro fede fu ricompensata dalla nascita di un figlio a cui diedero il nome di Nicola.
I suoi genitori non trascurarono nulla per ispirargli fin da presto i sentimenti della virtù; ma egli vi si portò da sé, fin dall'infanzia, con una discrezione e un fervore che superavano di molto la sua età. Fuggiva tutto ciò che era effeminato, mondano e persino i divertimenti degli altri bambini. Amava, al contrario, vedere i religiosi e si sforzava di praticare le stesse cose che li vedeva fare. Andava in chiesa con un fervore meraviglioso. Vi ascoltava la parola di Dio con tanta modestia quanto un anziano. Faceva orazione con una così grande applicazione di spirito che tutti ammiravano la sua devozione. Dall'età di sette anni, cominciò a digiunare tre volte alla settimana, a imitazione del grande san Nicola, di cui era figlio secondo lo spirito. Aveva una santa avidità di accogliere i poveri nella casa di suo padre.
Vocazione ed ingresso tra gli Agostiniani
Dopo aver ascoltato un sermone sulla vanità del mondo, entra nell'Ordine degli Eremitani di Sant'Agostino all'età di undici anni con la benedizione dei suoi genitori.
Tutte queste azioni, così straordinarie in un bambino, facevano dire agli abitanti del villaggio che un giorno sarebbe stato un grande Santo. Era ancora solo un giovane studente, quando fu provvisto di un canonicato nella chiesa del Salvatore, a Tolentino. Ma, poiché era una professione che lo tratteneva nel mondo, al quale aveva intenzione di rinunciare, risolse di abbracciare un altro stato in cui potesse donarsi interamente a Gesù Cristo. Si sentì ancora più spinto verso questa generosa impresa dopo aver ascoltato un religioso di Sant'Agostino, il quale, predicando su queste parole di san Giovanni: «Il mondo passa e la sua concupiscenza con esso», tuonò con forza contro le vanità, gli abusi e le illusioni del mondo; da quel momento, Nicola non cercò altro che i mezzi per consacrarsi interamente a Gesù Cristo. Poiché era entrato nel mondo solo grazie alle preghiere dei suoi genitori, non volle lasciarli senza avere la loro benedizione. Comunicò loro dunque il suo disegno; questi saggi cristiani non imitarono la maggior parte dei padri e delle madri, che amano i propri figli solo secondo la carne e il sangue, e, non considerando affatto la salvezza delle loro anime, li distolgono quanto più possono dallo stato religioso; guardando a questo passo del figlio come a un compimento delle promesse che il cielo aveva fatto loro, lo approvarono di gran cuore. Tra gli Ordini religiosi, scelse quello degl i Eremitani di Sant'Agost Ermites de Saint-Augustin Ordine religioso al quale Giovanni è appartenuto e di cui ha adottato la regola. ino; vi fu ricevuto all'età di soli undici anni. Dopo il noviziato, emise i voti solenni e, da quel momento, praticò la virtù nel suo grado più elevato.
Ascetismo rigoroso e combattimenti spirituali
Nicola conduce una vita di estrema austerità e mortificazioni. Resiste alle pressioni familiari per unirsi a un ordine meno rigoroso grazie a una visione angelica.
Aveva orrore della vanità, che tende continuamente insidie alle azioni più sante per distruggerne i meriti; per evitare questo pericolo, osservava incessantemente se stesso. Camminava con estrema moderazione e circospezione; guardava i suoi confratelli come tanti superiori che avevano il diritto di comandargli, e sentiva nel suo cuore una gioia del tutto singolare quando poteva ricevere qualche ordine proprio da coloro ai quali aveva autorità di darne. I ministeri più umili erano quelli che prediligeva maggiormente; e per quanto fossero penosi, non mancava di compierli con piacere. Non si notò mai in lui alcuna parola di mormorio, né alcun gesto di impazienza, né la minima cosa che denotasse cattivo umore. Questa ammirevole modestia lo faceva ammirare e amare da tutti.
La sua purezza era angelica; per conservare questa virtù celeste, faceva una guerra accanita alla sensualità, affliggendo la sua carne con digiuni, veglie, discipline e altre grandi austerità; si sarebbe detto che avesse un corpo di bronzo. Fin dall'età di quindici anni, quando il sangue comincia a eccitare le passioni, ne frenava l'impeto con catene di ferro con le quali si lacerava tutto il corpo. Portava un rude cilicio con una cintura di ferro sui fianchi. Digiunava quattro giorni alla settimana, e i suoi cibi più deliziosi erano un po' di pane con verdure mal condite e a metà cotte. Non dormiva che sulla terra, o al massimo su un pagliericcio, e non aveva che un sasso come cuscino. Il demonio, spaventato da questi passi da gigante che il giovane monaco faceva nel cammino della perfezione, tentò di fermarlo per mezzo di un suo parente, superiore di un ricco convento di un altro Ordine, che era abbastanza vicino a quello in cui si trovava. Questo religioso, seguendo gli affetti della carne e del sangue, rappresentò a Nicola che le sue austerità lo avevano già ridotto come uno scheletro; che nel fiore della sua età era già logoro come un uomo di sessant'anni; che, se non si fosse fatto morire presto, si sarebbe reso almeno del tutto inutile alla religione, e che poteva infine salvarsi senza tutte queste mortificazioni; gli propose di passare nel suo monastero, dove, essendo la regola più dolce e più conforme alla debolezza della natura, avrebbe potuto ottenere la salvezza con meno pena, e tuttavia con sicurezza. Nicola, dopo questa conversazione, andò in chiesa prima di ritornare al suo convento; e, mentre era nel fervore della sua preghiera, degli angeli gli apparvero sotto forma di bambini vestiti di abiti bianchi, cantando molto melodiosamente, e gli ripeterono per tre volte queste parole per confermarlo nell'Ordine di Sant'Agostino: «È a Tolentino che dovete fare il vostro soggiorno; dimoratevi costantemente nella vostra vocazione, e siate certo che vi farete la vostra salvezza». Questa visione lo consolò meravigliosamente, e ne attese l'esecuzione dalla volontà dei suoi superiori, che dovevano fargli conoscere quella di Dio.
Sacerdozio e devozione alle anime
Ordinato sacerdote a Cingoli, percorre diverse città prima di stabilirsi. Sviluppa una devozione particolare per il sollievo delle anime del purgatorio.
Qualche tempo dopo, fu inviato, non subito a Tolentino, ma successivamente a Recanati, Macerata, San Ginesio, Cingoli e nel deserto Cingoli Luogo dell'ordinazione sacerdotale di Nicola. di Valmanente, vicino a Pesaro. Poiché era un modello di virtù e di osservanza, i provinciali lo facevano spesso cambiare casa, affinché, con la santità della sua vita, edificasse gli altri religiosi e lasciasse ovunque esempi della sua grande regolarità. Fu ordinato sacerdote a Cingoli dal vescovo di Osimo. La sua devozione ricevette nuovi incrementi da questo divino carattere. Il suo amore e il suo fervore apparivano visibilmente durante la messa, che celebrava con una pietà ammirevole. Non si possono descrivere le grazie che ottenne dal cielo per le persone che ricorsero ai suoi sacrifici. Anche i defunti ne ricevevano grandi sollievi. Ebbe diverse apparizioni delle anime che aveva liberato dal purgatorio, tra le quali quelle di alcuni religiosi che espiavano tra le fiamme le negligenze commesse nell'osservanza della loro Regola.
Trent'anni di ministero a Tolentino
Si stabilisce definitivamente a Tolentino dove si dedica alla predicazione, alla confessione e alla contemplazione mistica della Passione.
Giunge infine il tempo in cui Dio voleva compiere ciò che aveva rivelato per mezzo dei suoi angeli; il nostro Santo è i nviato a Tolentino Luogo del convento dove Serafino iniziò la sua vita religiosa. Tolentino, dove dimora per trent'anni. I suoi esercizi in questo monastero sono volti a lavorare per la salvezza delle anime. Si occupa spesso di catechizzare i semplici, di predicare la parola di Dio e di confessare i penitenti; lo fa con grande successo. Il suo zelo è così animato che i cuori più ribelli si arrendono alle sue esortazioni. Accende del fuoco dell'amore divino coloro che sono di ghiaccio; i più ostinati sono scossi e infine convertiti dai potenti movimenti delle sue parole: in una parola, guadagna, con la sua dolcezza, tutte le persone che gli vengono inviate, per farle entrare nella via della salvezza. Tutto il tempo che gli resta, dopo queste divine funzioni, lo impiega nella preghiera e nell'orazione mentale, durante la quale il suo corpo rimane immobile, e la sua anima, trattando familiarmente con Dio, gode delle delizie della beatitudine. Quando, nelle sue grandi malattie, il suo corpo è più oppresso dalle sofferenze, è allora che il suo spirito si eleva al cielo con più fervore, e le dolcezze che gusta in questo stato gli tolgono ogni sentimento dei suoi dolori. Medita con una tenerezza inconcepibile i misteri della Passione di Nostro Signore, e gli rende lacrime in abbondanza per il sangue che vede versare sulla croce. L'ingratitudine degli uomini, che non smettono di offendere il divino Salvatore, dopo che egli ha sopportato una crudele morte per loro, gli trafigge il cuore e gli fa fremere tutto il corpo. Il suo raccoglimento durante l'ufficio divino, al quale non manca mai di assistere, ne ispira coloro che lo vedono.
Lotta contro il demonio
Il santo subisce violente aggressioni fisiche e sonore da parte del demonio, che egli supera attraverso la preghiera e l'invocazione del nome di Gesù.
Poiché non vi è esercizio nel chiostro che il demonio combatta con più ostinazione dell'orazione, dove il religioso trova armi invincibili per trionfare sulla sua malizia, egli fece una guerra continua al nostro Santo, o per fargliela abbandonare, o per inquietarlo mentre la praticava. Lanciava talvolta grida spaventose, contraffacendo il muggito dei tori, il ruggito dei leoni, l'ululato dei lupi, il sibilo dei serpenti e le voci degli animali più selvaggi. Fingeva di scoperchiare i tetti, di rompere le tegole, di spezzare l'orditura e di rovesciare la casa; ma Nicola, facendosi beffe delle sue astuzie, rimaneva fermo come una roccia senza cambiare postura. Un giorno, questo spirito delle tenebre entrò nella sua cella sotto le sembianze di un uccello di prodigiosa grandezza e, con il battito delle ali, spense la lampada che ardeva sempre davanti al suo oratorio, gettandola a terra dove la ridusse in pezzi. Il Santo, terminata la sua preghiera, ne raccolse dolcemente i frammenti e li ricongiunse insieme così meravigliosamente che non sembrava affatto che fosse stata rotta: la riaccese anche con il suo soffio. Compi ancora lo stesso miracolo altre due volte, come è segnato nel convento di Tolentino su una grande pietra. Vi si mostra anche una clava di cui il demonio si serviva per maltrattarlo: poiché non si accontentava di perseguitarlo con le astuzie che abbiamo appena descritto, ma lo colpiva crudelmente, fino a lasciarlo talvolta mezzo morto disteso sul pavimento, la carne contusa, il corpo coperto di piaghe e il volto quasi affogato nel suo sangue; fu trovato un giorno in questo stato dai religiosi nel chiostro dove il demonio lo aveva trascinato. In questo duro combattimento, dove vinse il suo nemico invocando il nome di Gesù, rimase zoppo, e lo fu per il resto della sua vita. Si vede ancora questa insigne vittoria scritta sopra la porta dove ebbe inizio questa battaglia.
Oltre a queste tentazioni, ne ebbe una che superò solo grazie a un favore straordinario del cielo. Osservava un'astinenza così rigorosa che non mangiava né pesce, né latte, né formaggio, né frutta, e la sola vista dei cibi delicati, che esauriscono la borsa e rovinano la salute dei voluttuosi, gli procurava un disgusto che faticava a sopportare. Il demonio gli mise in mente che questo genere di vita non fosse gradito a Dio; che gli altri religiosi, sebbene molto virtuosi, mangiando indifferentemente di tutto ciò che veniva servito in refettorio, fosse per lui una singolarità insopportabile non conformarsi al loro esempio; che avrebbe certamente rovinato la sua salute e che così si sarebbe reso inutile al prossimo, oneroso alla comunità e di peso a tutto l'Ordine. Queste riflessioni lo misero in grandi perplessità e lo afflissero tanto più in quanto non aveva altro scopo che fare la volontà di Dio. Mentre Nicola era tormentato da questi dubbi, Gesù Cristo gli apparve nel sonno e, dopo averlo ripreso per quella sfiducia che i segni luminosi e miracolosi che gli aveva dato del suo amore avrebbero dovuto dissipare, lo rassicurò che i suoi servizi gli erano graditi; che il suo timore non era che un artificio di Satana e che il suo nome era già scritto nel libro della vita. Il suo cuore fu allora colmato di una dolcezza inestimabile che fece svanire tutta l'amarezza che le sue apprensioni gli avevano causato. Non poteva ricordarsene senza proferire, con ammirevole allegrezza, queste parole del Re-Profeta: «Mi sono rallegrato per le cose che mi sono state dette: andremo nella casa del Signore». Da allora, si fece beffe del demonio e lo trattò sempre con estremo disprezzo quando lo sollecitava ad allentare le sue austerità. È per ricompensarle o per autorizzarle che Dio ha cambiato più volte l'acqua in vino, in sua considerazione, come se ne vede ancora la storia riportata in un'iscrizione dell'antico refettorio di Tolentino.
I pani di san Nicola e la carità
Guarito da una visione della Vergine che gli consigliava di mangiare pane inzuppato, istituisce la tradizione dei pani benedetti. Moltiplica i miracoli per i poveri.
Divenuto vecchio e infermo, digiunava e trattava la sua carne con la stessa severità del fiore dei suoi anni; ciò lo fece cadere in una lunga e pericolosa malattia. Si volle fargli prendere un nutrimento migliore, ma non si poté mai persuaderlo ad acquistare la salute al prezzo della sua astinenza, e i superiori, per non opporsi alla condotta che Dio teneva su di lui, si accontentarono di obbligarlo a mangiare un po' di carne: cosa che fece per obbedienza. Aggravandosi la malattia, credette che lo avrebbe condotto alla tomba; il pensiero dei giudizi di Dio, alla presenza del quale gli angeli non sono abbastanza puri, lo gettò allora in un grande timore. Chiamò la santa Vergine in suo soccorso e, alla sua preghiera, il cielo si aprì e questa Regina degli angeli gli apparve visibilmente, accompagnata da san t'Agostino e s saint Augustin Citato per la sua definizione di carità fraterna. anta Monica. Ella gettò uno sguardo di tenerezza su di lui e gli disse queste amabili parole: «Non temere, Nicola, tutto è al sicuro per te; mio Figlio ti porta nel suo cuore, e io ti prendo sotto la mia protezione; Agostino e Monica sono i tuoi potenti intercessori». Gli consigliò, poi, per il ristabilimento della sua salute, di mandare a chiedere a una donna molto caritatevole, vicina al monastero, un pezzo del pane che aveva fatto cuocere quello stesso giorno, di inzupparlo in un po' d'acqua e di usarlo come un sovrano rimedio. Il Santo lo fece e, nell'ora stessa, si trovò senza febbre e perfettamente rimesso come se non fosse stato malato. È in memoria di questa meraviglia che il giorno della sua festa, nei monasteri degli Agostiniani, si benedicono piccoli pani con cerimonie molto solen petits pains Tradizione della benedizione dei pani in memoria della guarigione miracolosa del santo. ni, approvate dal papa Eugenio IV; i malati che usano questi pani invocando la santa Vergine e san Nicola ne ottengono spesso sollievo.
La carità del nostro Santo per i poveri era incomparabile: Dio l'ha confermata con diversi miracoli. Baciava i piedi e le mani di coloro che venivano a chiedere l'elemosina alla porta del convento, adorando in loro Gesù Cristo che si è fatto per nostro amore il primo di tutti i poveri. Faceva la questua per loro nelle migliori case della città e ne traeva grosse elemosine che distribuiva loro. Condivideva con loro il pane che gli veniva dato ai suoi pasti e raccoglieva talvolta gli avanzi della comunità per portarli loro. Un giorno, mentre ne portava ai poveri che erano alla porta del monastero, il padre priore lo incontrò e gli chiese cosa tenesse nel panno che aveva sotto la tonaca; il santo vecchio rispose che erano fiori. E, in effetti, i pezzi di pane che aveva si trovarono cambiati in bellissime rose, sebbene fosse nel mese di dicembre. Il priore, convinto da questo prodigio che Dio gradiva le elemosine di Nicola, gli permise di continuarle, senza timore di impoverire il suo convento. Un altro giorno, mentre faceva la questua del pane per il monastero, una donna molto bisognosa gliene diede uno per elemosina, assicurandolo che non le restava più farina che per farne uno simile per tutta la famiglia. Il Santo, toccato dalla liberalità di questa donna che si toglieva così il pane di bocca per darlo ai servitori di Gesù Cristo, pregò Dio di ricompensarla e di moltiplicare la farina che le restava, affinché potesse nutrirne i suoi figli. Subito questa moltiplicazione fu fatta: di modo che questa donna trovò in casa sua una grande quantità di eccellente farina.
Ultimi giorni e transito
Preceduto da segni celesti, Nicola muore nel 1310 dopo aver ricevuto i sacramenti e aver contemplato la croce con fervore.
Un anno prima della sua morte, una stella straordinaria, levatasi sul villaggio di Sant'Angelo, dove era nato, venne a fermarsi, sotto gli occhi di tutti, sopra l'altare dove era solito celebrare la messa e fare le sue orazioni. Da allora, essa lo guidava dall'oratorio alla sua cella, e dalla cella all'oratorio. Nei sei mesi precedenti la sua morte, gli angeli scendevano ogni notte nella sua stanza per allietarlo con la loro melodia, per dargli un assaggio della gloria eterna e per testimoniargli con quanta sollecitudine lo attendessero in cielo. Quando vide avvicinarsi la sua ora, si fece portare una santa immagine dell'Ecce Homo, davanti alla quale aveva spesso rivolto le sue preghiere; scoppiò in lacrime alla vista di un oggetto così toccante; il suo cuore entrò in grandi trasporti d'amore e di dolore, e il suo spirito fu elevato a una contemplazione altissima di questo mistero. Gesù Cristo, accompagnato dalla Santa Vergine e da sant'Agostino, gli apparve inoltre, dandogli nuove assicurazioni della sua beatitudine. Così quest'uomo, già tutto celeste, dopo aver chiesto perdono ai religiosi per lo scandalo che credeva di aver dato loro e per le pene che aveva loro causato con le sue lunghe e continue malattie, fece la sua confessione generale al superiore e ricevette poi con fervore e devozione incredibili il santo Viatico e il sacramento dell'Estrema Unzione. Nei tre giorni precedenti la sua morte, ebbe con Dio continui colloqui, che gli causarono rapimenti, sincopi e svenimenti d'amore; non si sentiva più esprimere che atti di penitenza, di contrizione e di fiducia in Dio, di abbandono alla Sua volontà, di sacrificio del suo cuore e del suo spirito, e d'amore per Gesù Cristo. Mai godette di una pace più profonda né di una maggiore tranquillità di spirito; essa appariva persino sul suo volto, e la sua perfetta serenità faceva ben comprendere la gioia interiore di cui la sua anima era colma. Il giorno in cui morì, pregò con insistenza che gli portassero una croce in cui era incastonato un frammento di quella di Nostro Signore; la adorò, la bagnò con le sue lacrime e la abbracciò con tanto fervore che si sarebbe detto volesse rendere su di essa l'ultimo respiro. Poi, rivolgendosi al suo infermiere, gli disse: «Fratello mio, invece di chiedervi perdono per la pena che vi ho dato durante la mia malattia, penso di darvene ancora. Vi prego, per l'amore di Nostro Signore, quando avrò perso la parola, ripetetemi spesso all'orecchio queste parole del Re Profeta: Signore, tu hai sciolto i miei legami; a te offrirò un sacrificio di lode, affinché io le dica col cuore quando la mia lingua non potrà più pronunciarle». Infine, guardando fissamente la croce, recitò il salmo: In te Domine, speravi: Signore, in te ho sperato. E pronunciando questo versetto: In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum, rese la sua anima pura e innocente nelle mani di Nostro Signore, il mercoledì 10 settembre verso l'anno 1310.
Canonizzazione e destino delle reliquie
Canonizzato nel 1446, il suo culto si diffuse. Le sue braccia, separate dal corpo, sono celebri per aver sanguinato durante le calamità che hanno colpito la Chiesa.
## CULTO E RELIQUIE.
Il suo corpo fu sepolto nella cappella dove era solito celebrare la santa messa e fare le sue preghiere. Dio rese il suo sepolcro illustre attraverso un gran numero di miracoli. La sua canonizzazione fu op erata da Eugène IV Papa che inviò Niccolò Albergati al concilio di Basilea. Eugenio IV nel 144 Sixte V Papa che ha curato l'edizione delle opere di Ambrogio. 6. Sisto V lo fece inserire nel Breviario romano e raccomandò che se ne celebrasse l'ufficio; Clemente X ordinò che tale ufficio fosse doppio. Il martirologio romano fa memoria di san Nicola da Tolentino. Quarant'anni dopo la sua morte, un religioso, sottosacrestano del convento di Tolentino, bruciando di un zelo indiscreto di onorare il proprio paese con alcune delle sue reliquie, aprì l'urna dove riposava il suo corpo e ne tagliò le due braccia. Ne uscì immediatamente una grande quantità di sangue, che egli raccolse come meglio poté per non essere scoperto; e, avendo riposto questo ricco tesoro in una tovaglia che aveva preparato, partì segretamente dal convento; ma, dopo aver camminato tutta la notte con grande velocità, si ritrovò nel monastero: il che lo costrinse a confessare il suo furto e a chiederne perdono. Questo prodigio fu causa del fatto che i religiosi e gli abitanti di Tolentino prestarono maggiore attenzione per conservare questo prezioso tesoro. Deposero queste braccia in un'urna d'argento dorato, arricchita di diamanti e pietre preziose, che chiusero in un grande scrigno ben serrato e circondato da fasce di ferro. Si vede ancora lo scrigno colmo di una così ricca spoglia. Esso si apre con tre chiavi: il convento ne possiede una, la città la seconda, e l'illustre e devota famiglia Mauricia la terza. Si è notato che, quando la Chiesa è minacciata da qualche sventura, queste braccia versano ancora sangue, come accadde alla presa dell'isola di Cipro da parte dei Turchi; poiché, poco prima, il braccio destro trasudava sangue dal palmo della mano fino al gomito. Lo stesso prodigio è accaduto molte altre volte in simili congiunture.
I fedeli vanno ancora a visitare il suo sepolcro con molta devozione. Si tratta ora di una bella chiesa officiata dai religiosi Agostiniani, che ha il titolo di basilica. Vi si mostra il sepolcro di san Nicola, ma non vi si vedono le sue reliquie. Esse sono state così ben nascoste che non si sa dove si trovino.
La chiesa di Saint-Nicolas-de-Port, in Lorena, crede di possedere una reliquia di san Nicola da Tolentino. Si tratta della prima falange di un dito, o di un osso del metacarpo. La storia di questa reliquia fece grande rumore in Lorena, dal 1635 al 1652. Da allora, la sua autenticità è stata attaccata, forse con fondamento; poiché «la struttura di quest'osso non sembra molto in rap Brou Luogo in Francia che possiede una reliquia del santo. porto con la struttura delle diverse ossa umane». La chiesa di Brou, nella diocesi di Belley, possiede una reliquia del nostro Santo, inviata da papa Leone XII che, con un breve del 24 novembre 1834, ha degnato di concedere, a perpetuità, un'indulgenza plenaria ai fedeli che, essendosi comunicati, visiteranno la chiesa di Brou la domenica successiva al 10 settembre, o uno degli otto giorni seguenti; e inoltre, un'indulgenza di cinquanta giorni a tutte le persone che andranno a pregare un istante in questa chiesa.
Acta Sanctorum; Surius; Vie du Saint, par le révérend Père Simplicien de Saint-Martin; Histoire hagiologique du diocèse de Belley, par Mgr Dopéry; Notes fournies par M. l'abbé de Blaye, curé d'Imling.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita nel borgo di Sant'Angelo dopo un pellegrinaggio dei genitori a Bari
- Ingresso nell'Ordine degli Eremitani di Sant'Agostino all'età di undici anni
- Visione di angeli che gli indicano di stabilirsi a Tolentino
- Ordinazione sacerdotale a Cingoli per mano del vescovo di Osimo
- Soggiorno di trent'anni a Tolentino segnato da austerità e lotte contro il demonio
- Visione della Vergine Maria, di sant'Agostino e di santa Monica durante una malattia
- Morto a Tolentino nel 1310
Miracoli
- Riparazione miracolosa di una lampada rotta dal demonio
- Trasformazione dell'acqua in vino
- Guarigione tramite pezzi di pane immersi nell'acqua (pani di san Nicola)
- Trasformazione del pane in rose davanti al suo priore
- Moltiplicazione della farina di una donna povera
- Apparizione di una stella che lo guida verso l'altare
- Sanguinamento miracoloso delle sue braccia mozzate quarant'anni dopo la sua morte
Citazioni
-
È a Tolentino che dovete fare il vostro soggiorno; dimoratevi costantemente nella vostra vocazione, e siate certo che vi farete la vostra salvezza
Visione degli angeli -
Signore, tu hai spezzato i miei legami; a te offrirò per sempre un sacrificio di lode
Salmi (citato dal Santo in punto di morte)