Vescovo di Clermont nel VII secolo, San Prix si distinse per il suo zelo per la giustizia e la difesa dei poveri. Accusato ingiustamente dal conte Ettore, fu assassinato a Volvic nel 674 insieme ai suoi compagni Amarino ed Elide. Il suo martirio, accettato con rassegnazione e perdono, lo rese un modello di coraggio di fronte all'oppressione dei potenti.
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SAN PRIX O PRIS, VESCOVO DI CLERMONT
MARTIRE
Origini e formazione
Nato in Alvernia, Prix viene educato nel monastero di Issoire e poi formato da san Genesio a Clermont, dove eccelle nelle scienze divine e nel canto.
Non si tratta qui di un martire che abbia sofferto, come i martiri ordinari, per la difesa della fede, o, come alcune sante fanciulle, per la conservazione della loro castità; ma è un martire, alla maniera di san Giovanni Battista, che ha sopportato la morte dopo aver ripreso generosamente il vizio, e non aver potuto sopportare il male nella casa di Dio. Nacque ne l paese d'Alver pays d'Auvergne Regione del martirio di sant'Antoliano. nia, da genitori cattolici e timorati di Dio. Suo padre si chiamava Gondelène, e sua madre Elidie; quest'ultima, portando ancora questo bambino nel suo seno, ebbe un presentimento soprannaturale di ciò che sarebbe stato un giorno: le sembrò di vederlo nascere tutto coperto di sangue: un santo personaggio disse che questa visione presagiva la corona del martirio.
Quando fu in età di apprendere le lettere, i suoi genitori lo inviarono a Issoire sull'Allier, al monastero di Sant'Austremonio, dell'Ordine di San Benedetto; lo mise ro poi sott saint Genès Martire in onore del quale fu edificata una chiesa a Thiers. o la guida di san Genesio, allora arcidia cono, e Clermont Città d'origine dei due santi. in seguito vescovo di Clermont, in Alvernia, sotto il quale acquisì una perfetta conoscenza delle cose divine e umane. Si applicò soprattutto al canto ecclesiastico che occupava allora un posto così grande nell'educazione dei chierici.
Ascensione ecclesiastica
Notato per le sue virtù e i suoi precoci miracoli, divenne diacono, studiò la vita dei martiri e diresse il monastero di Chantoin.
A questo proposito si racconta un episodio affascinante: i suoi compagni, invidiosi della reputazione che si era fatto grazie alle sue virtù e ai suoi progressi negli studi, tentarono di fargli subire un fallimento pubblico, presentandogli da cantare nel coro un'antifona difficile che non aveva preparato. Era un giorno di festa solenne, l'assemblea dei fedeli era numerosa; Prix, che era ancora novizio in quest'arte, sentì bene che stava per confondersi e fallire; subito ricorse interiormente a Dio e al suo glorioso patrono san Giuliano, martire, e «fece scorrere quell'antifona così dolcemente nell'anima degli ascoltatori, che trasse una quantità di lacrime dai loro occhi, e diversi slanci di devozione dai loro petti, per la dolcezza e l'armonia della sua voce e per il senso delle sue parole: il che convertì l'invidia dei suoi nemici in ammirazione». Il nostro Santo si rendeva già molto raccomandabile per le sue austerità, la sua castità, la sua modestia, la sua carità, il suo raccoglimento nella preghiera, la sua esattezza nell'adempiere a tutti i suoi doveri e ai suoi esercizi di pietà. Genesio, affascinato da questo insieme di belle qualità, gli aveva affidato di buon'ora la gestione del denaro della Chiesa per i poveri. Non appena si vide elevato alla sede episcopale, gli mise tra le mani la guida della chiesa di Issoire, cosa sorprendente, che segna in ogni caso il grande merito di Prix, poiché non era ancora diacono, se si deve credere all'autore della sua Vita. Quando ebbe ricevuto il diaconato, dispiegò la sua eloquenza in diversi modi, e tra l'altro nel ricercare e nel mettere in luce le storie dei santi Cassio, Vittorino, Antoliano e di molti altri martiri dell'Alvernia, da cui gli derivò un estremo desiderio di imitarli nelle loro passioni, e di esporre la sua vita per la causa di Dio, seguendo il loro esempio. Attinse soprattutto da questo studio l'amore per il silenzio: così, a partire da quel momento, non parlava più che con gli ecclesiastici, e nel tempo di Quaresima non parlava con nessuno, al fine di avere il suo tempo libero per pregare, meditare e raccogliersi interiormente. San Felice, successore di san Genesio, lo incaricò di governare il monastero di Candedin o di Chantoin; il Santo mise un tale ordine, sia nello spirituale che nel temporale di quelle religiose, che si accorreva da ogni parte per porsi sotto la sua guida.
Episcopato e fondazioni
Eletto vescovo di Clermont dopo una breve usurpazione di Cayroald, moltiplica le fondazioni monastiche e ospedaliere con il sostegno del conte Genès.
Mentre adempiva a questo incarico, compì un miracolo che accrebbe notevolmente la sua reputazione: un operaio si trovò come schiacciato sotto una porzione di muro che era crollata; tutti lo credevano morto; san Prix si mise in preghiera e ordinò di estrarlo dalle rovine; lo si trovò sano come se nulla gli fosse accaduto. Lo splendore di questa azione, unito a quello delle sue virtù, spinse il vescovo Felice a ordinarlo sacerdote, nonostante le resistenze della sua umiltà. Essendo questo santo prelato passato poco tempo dopo da questa vita a una migliore, verso l'anno 665, il clero e il popolo stavano per scegliere san Prix per sostituirlo, ma l'arcidiacono Cayroald ebbe la meglio con i suoi intrighi. Tuttavia, non poté godere dei frutti della sua usurpazione che per lo spazio di quaranta giorni; morì d'altronde solo dopo aver fatto della sua colpa la penitenza più esemplare, al punto che fu onorato come Santo. La sede di Clermont essendo di nuovo vacante, per occuparla si posero gli occhi su Genès, conte d'Alvernia; era un personaggio molto virtuoso: giudicando il peso dell'episcopato troppo gravoso per le sue spalle, rifiutò, adducendo come ragione che i canoni non permettevano a un laico di ricevere tale incarico. Propose san Prix, come colui che riteneva il più degno, e fece in modo che lo si andasse effettivamente a chiedere a Childéric II Re d'Austrasia e protettore del santo. Childerico II, re d'Austrasia, a cui l'Alvernia obbediva. Non appena il nostro Santo si vide incaricato di un così grande gregge, prese come suo coadiutore nelle funzioni un religioso chiamato Evodio, illustre per le conversioni che aveva operato, e che Savaron, presidente di Clermont, dice essere stato abate di Manlieu; lavoravano insieme con il massimo successo per la salvezza delle anime, il religioso con le sue predicazioni, il vescovo con i suoi esempi e le sue cure di buon pastore. Nel suo zelo per la casa di Dio, esortò il conte Genès, che non aveva figli, a fare dell'Chiesa la sua erede; in effetti, questo signore, seguendo il consiglio del suo prelato, fondò, nei sobborghi di Clermont, il monastero di religiose che fu chiamato Chamelière. San Prix prescrisse loro una regola tratta da quella di san Benedetto, di san Cesario e di san Colombano, e diede loro come madre una donna molto pia, chiamata Gondelène, e come direttore e padre spirituale, il santo abate Evodio. Il nostro santo vescovo fondò ancora egli stesso un'altra casa di religiose, nei sobborghi della città, sul terreno donato da una pia dama chiamata Cesaria. Infine, fece costruire nel suo dominio un ospedale, in un luogo chiamato il Colombier, per mantenervi continuamente venti malati, ai quali procurava abbondantemente tutto ciò di cui avevano bisogno.
Conflitto politico e giustizia
Accusato ingiustamente dal conte Ettore di Marsiglia in seguito a una questione di eredità, Prix difende il proprio diritto davanti al re Childerico II e ottiene ragione.
Azioni così eclatanti non avvennero senza miracoli che confermarono l'opinione che si aveva della santità del servo di Dio; oltre alla resurrezione del morto che è già stata segnalata, leggiamo nella sua storia che guarì un uomo paralitico da quindici anni e liberò dal mal caduco un ecclesiastico che gli fu inviato, con alcune eulogie, da Crodoberto, arcivescovo di Tours. Inoltre, con la sua preghiera, scoprì il furto di uno dei suoi domestici che gli aveva sottratto un vaso d'argento; e vedremo infine che, cammin facendo, attraverso i deserti dei Vosgi, liberò dalla febbre il santo abate Amarino di cui parleremo presto.
Una donna nobile, in Alvernia, chiamata Claudia, trascinata dalle predicazioni e dagli esempi del santo vescovo, gli aveva donato alcuni beni per il suo ospedale e per i suoi poveri. Ella morì poco tempo dopo e fu inumata onorevolmente dal santo prelato; ma un uomo malvagio, chiamato Ettore, conte di Marsiglia, rapì sc andalosamente la figlia di Hector, comte de Marseille Conte di Marsiglia, principale antagonista responsabile della morte del santo. questa virtuosa defunta; e, non contento di questo ratto, temendo i rimproveri del Santo, si ritirò presso il re Childerico II, che risiedeva ai confini della Lorena, e accusò il santo vescovo di essersi impossessato ingiustamente dei beni di quella donna, che diceva appartenere di diritto a sua figlia. Questa accusa obbligò il vescovo ad andare a corte, dove la faccenda si risolse in modo del tutto diverso da come il rapitore aveva immaginato; poiché l'innocenza e il buon diritto di san Prix furono riconosciuti da Ulfoado, maggiordomo di palazzo di Childerico: Ettore, accusato inoltre di cospirare contro il re, fu perseguito e messo a morte, e il vescovo di Clermont fu rimandato con ogni sorta di onori verso la sua chiesa.
Incontro con Amarino e martirio
Dopo aver guarito l'abate Amarino nei Vosgi, Prix viene assassinato a Volvic dai partigiani di Ettore, accettando la morte con coraggio.
Prix si era allontanato dal suo cammino per andare a visitare nei Vosgi un santo abate ch iamato Marino o Marin ou Amarin Abate nei Vosgi, compagno di martirio di san Prisco. Amarino, che abitava in un piccolo monastero costruito in un luogo chiamato Doroangus, nel mezzo di una delle più belle valli dell'Alsazia. Marino era trattenuto nella sua cella da una febbre dolorosa, quando Prix si presentò e lo guarì facendo su di lui il segno della croce. Marino, vedendosi ristabilito, ne ringraziò vivamente il Signore e si offrì, per riconoscenza, di accompagnare il suo benefattore fino alla sua diocesi. Nel frattempo i parenti di Ettore, che erano potenti nella città di Clermont, decisero di vendicarsi: inviarono arcieri e soldati per assassinare san Prix lungo la strada. Gli emissari incontrarono il santo vescovo nel villaggio di Volvic, dove s village de Volvic Luogo del martirio e della conservazione delle reliquie. i era ritirato. Non appena il suo compagno Amarino scorse gli assassini, volle fuggire; ma san Prix lo trattenne per mano, dicendogli che se avesse perso quell'occasione di martirio, forse non l'avrebbe mai più ritrovata. Amarino rimase dunque, e fu lui a essere massacrato per primo, avendolo i carnefici scambiato per il vescovo. Il Santo, vedendo che si erano sbagliati e che, credendo di aver eseguito il loro incarico e di averlo fatto morire, stavano per tornarsene indietro, gridò loro dal luogo stesso in cui stava pregando: «Eccomi, sono io colui che cercate, fate ciò che vi piace». Allora, uno della truppa, chiamato Radberto, più determinato degli altri, gli diede un colpo di spada attraverso il petto. «Signore», disse il Santo, «non imputare loro questo peccato, perché non sanno quello che fanno». Dicendo ciò, ricevette sulla testa un altro colpo che fece schizzare il cervello, e in tal modo la sua santa anima, sciolta dai legami del suo corpo, volò via nella compagnia degli Angeli con la palma del martirio che gli era stata promessa fin dal seno di sua madre; e nessuno gliel'ha mai contesa, avendo la Chiesa giudicato la causa della sua morte sufficiente a meritare questo glorioso titolo, poiché ha sofferto per la difesa dei diritti della sua Chiesa e del popolo in balia della tirannia, del saccheggio e delle concussioni dei signori. Gli assassini massacrarono contemporaneamente un acc olito chiamato Elid acolyte nommé Elide Accolito e compagno di martirio di san Prisco. e, l'unico dei suoi che fosse rimasto accanto al Santo.
Culto e reliquie
Il culto di san Prix si diffonde in Francia e in Europa; le sue reliquie sono divise tra Volvic, Saint-Quentin e Flavigny.
## CULTO, RELIQUIE E MONUMENTI.
I quattro Martirologi ordinari segnano la festa di san Prix il 25 gennaio; quello di Usardo e il Romano vi aggiungono quella del beato Amarino, sotto il nome di Marino, come abbiamo detto sopra. Quello di Francia gli diede ancora come collega nel martirio sant'Elide, di cui abbiamo appena parlato. Due senatori dell'Alvernia, Bodo e Placido, che avevano acconsentito a questo parricidio, di cui Agrico fu il principale promotore, scorsero sopra i corpi assassinati tre stelle che vi discendevano: una di esse appariva molto più brillante delle altre: ciò li portò al pentimento dei loro peccati ed eccitò i sacerdoti e gli altri cristiani a dare loro un'onorevole sepoltura. Poiché si verificarono un'infinità di miracoli presso la tomba dei santi Martiri, sant'Avito, successore di san Prix sulla sua cattedra episcopale, fece costruire un bellissimo monastero con una chiesa, sotto il titolo di San Sinforiano, dove stabilì come abate Godou, parente del nostro Santo. Ma Dio, che, essendosi riservata la vendetta, non lascia mai impunita la morte dei suoi servitori, volle che gli assassini che non fecero penitenza perissero tutti miseramente e con castighi esemplari. Uno di loro (è il detestabile Radberto, che aveva dato il colpo mortale al santo prelato) fu divorato dai vermi ancora vivo; e l'altro, cadendo da cavallo, ebbe tutto il corpo rotto; ma riconoscendo per questo la sua colpa, fu guarito sfregando le sue membra spezzate con l'olio della lampada che ardeva davanti al sepolcro del santo Martire. La memoria di san Prix è sempre stata molto celebre, non solo nella sua diocesi di Clermont, ma anche in tutta la Francia, e particolarmente a Parigi, dove vi erano due belle confraternite in suo onore: una nella chiesa parrocchiale di Saint-Sauveur, vicino alla porta Saint-Denis; e l'altra, a Saint-Etienne des Grès, alla porta di Saint-Jacques, alle due estremità della città. Vi è ancora, nella valle di Montmorency, una chiesa a lui consacrata, dove i miracoli erano ancora molto frequenti ai tempi di P. Giry, e che mostra il potere che questo grande Santo ha in cielo a favore di coloro che implorano il suo soccorso. Il suo culto divenne anche molto celebre in Germania e in Inghilterra; sembra che la Chiesa abbia voluto proporlo ai suoi predecessori e agli altri suoi ministri, come un esempio del vigore e del coraggio che devono mostrare contro i grandi, oppressori dei piccoli, contro l'ingiustizia armata di violenza.
Quanto alle sue reliquie, esse rimasero a Volvic, a due leghe da Clermont, dalla sua morte fino al tempo del re Pipino; in quell'epoca se ne trasportò una parte a Saint-Quentin in Vermandois, in un'abbazia che prese il nome del Santo; l'altra parte, più considerevole, fu depositata a Flavigny in Borgogna, dove Widrad fondò, nell'anno 72 2, un monastero in on Flavigny en Bourgogne Luogo di deposito di una parte delle reliquie. ore di san Prix.
Vi è ancora, nella valle di Montmorency, il villaggio e la chiesa di Saint-Prix: la chiesa è stata riparata alcuni anni fa. Vi si nota la cappella del santo Patrono con il suo sigillo di antichità. Il pellegrinaggio è ancora frequentato da alcuni fedeli. Per quanto riguarda i suoi miracoli, se ne citano assai pochi oggi; il presente non infirma affatto ciò che dice P. Giry.
Ecco delle curiose informazioni che hanno voluto fornirci il R. P. Mathieu, domenicano del convento di Flavigny, e il signor Bergé, parroco di Volvic:
Due parole mi basteranno, scrive il 29 giugno 1862 il R. P. Mathieu, per rispondere alle due domande che mi ponete nella vostra lettera.
1* Alcune delle reliquie di san Prix, scampate al saccheggio della Rivoluzione, esistono ancora e si trovano nella chiesa parrocchiale di Flavigny. Esse non sono, che io sappia, oggetto di alcun culto né di alcun pellegrinaggio.
2* Il convento che abitiamo non ha alcun rapporto con l'antica abbazia benedettina dove si trovavano le reliquie di san Prix. Non è che una casa di origine abbastanza recente, acquisita dal vescovado di Digione, alla Restaurazione, per servire da piccolo seminario. Quanto all'abbazia in questione, essa esiste ancora, almeno in gran parte. La chiesa è stata demolita alla Rivoluzione. Un'ala è stata distrutta da un incendio, alcuni anni fa. Il resto è abitato da una decina di famiglie. Aggiungo che l'abitazione dell'abate, separata dall'abbazia, serve ora da caserma di gendarmeria.
Il signor Bergé, parroco di Volvic, ci scriveva il 2 luglio 1862: Non solo possediamo a Volvic qualcosa delle reliquie di san Prix, ma abbiamo il corpo quasi intero. La sua testa è ancora ben conservata; ci manca la mascella inferiore; pare che sia in una parrocchia vicino a Tolosa; manca anche una parte dell'osso frontale; si crede che sia da lì che ha consumato il suo martirio.
Tradizioni locali e oggetti
La città di Volvic conserva il corpo del santo e la presunta arma del delitto, perpetuando un'importante processione annuale.
Possediamo anche la maggior parte delle ossa, delle braccia e delle gambe, ben conservate, e diverse altre parti come: calcagni, costole, denti e diverse vertebre e altre ossa di cui ignoro il nome.
Abbiamo un dente incastonato in un astuccio d'argento che si fa venerare il giorno della festa del Patrono.
Il signor Brun, gran vicario di Clermont, il 27 maggio scorso, ha visitato queste reliquie e le ha avvolte in parte con pergamene recanti il sigillo del vescovado su ogni osso. Lo stesso giorno, ha incastonato un altro dente dello stesso Santo in un reliquiario d'argento, che sarà portato dal celebrante il giorno della festa, che si celebra qui il 12 luglio o piuttosto la domenica successiva. È il giorno della traslazione delle reliquie del Santo.
Sebbene la memoria di san Prix sia diffusa quasi ovunque nella diocesi di Clermont, è a Volvic che viene onorato in modo più speciale. Un tempo, qui giungevano pellegrini da parrocchie molto lontane e, nonostante le sventure dei tempi, ne giunge ancora un numero abbastanza grande; questa festa si celebra con grande pompa. L'urna in cui sono racchiuse le reliquie è portata da quattro giovani delle principali famiglie del paese: sono in camice, in dalmatiche, e preceduti da diversi bambini riccamente vestiti, che portano corone, e da uno più grande che porta una palma.
Possediamo, secondo la tradizione del paese, la sciabola che fu usata per martirizzare i tre Santi. È una lama scanalata, lunga un metro e a doppio taglio; l'impugnatura è in ferro. Non abbiamo autentiche riguardanti quest'arma; non la si venera come reliquia; tuttavia due giovani, anch'essi in dalmatiche, la portano alla processione su una barella elegante. A questa processione vi è una folla immensa, i fedeli si precipitano verso l'urna che contiene le reliquie, per farvi toccare (dicono benedire) libri, rosari, croci e altri oggetti di devozione.
Non devo dimenticare di dirvi che possediamo anche le reliquie dei suoi due compagni, sant'Elide e sant'Amarin. Questi preziosi resti dei nostri tre Santi sono racchiusi in tre pacchetti diversi, accuratamente piegati; strisce di pergamena, con il sigillo del vescovado, sono applicate su ciascuno. Un quarto pacchetto contiene gli abiti dei santi Martiri; vi si vede ancora qualche colore rosso; ma cadono facilmente in polvere, si è costretti a toccarli con precauzione. Vi è con questo pacchetto un pezzo di cuoio, un pezzo di legno, alcune piccole schegge di pietra. Si ignora cosa possa essere, ma li si conserva con rispetto. Tutti questi tesori sono racchiusi nell'urna di san Prix, che è sigillata con il sigillo del vescovado in quattro punti diversi.
Mi chiedete se resti qualche rovina dell'abbazia. Resta intatta, sebbene danneggiata in diversi punti; è occupata oggi dai fratelli della dottrina cristiana e contiene un Museo di grande valore, donato dal fu signor conte Chabrol di Volvic, allora prefetto della Senna.
Sapete, meglio di me, che san Prix era l'uomo più dotto del suo tempo: era storico e poeta. È lui che per primo ha insegnato le scienze in Alvernia; mi limito dunque a queste informazioni.
Quanto alle reliquie di san Marin, furono portate in gran parte al monastero di Doroangus, in Alsazia, che fu chiamato da quell'epoca monastero di Saint-Amarin. Questo monastero, così come tutta la valle, pervenne più tardi all'abbazia di Murbach; ma gli abati di quest'ultima abbazia secolarizzarono i monaci di Saint-Amarin, e il convento divenne così una casa di canonici, che vivevano sotto la protezione degli abati di Murbach. Questo monastero così modesto diede origine a una piccola città, che si formò attorno ad esso e che è il luogo principale della valle. Il capitolo di Saint-Amarin fu trasferito a Thann nel 1441, per ordine dei Padri del concilio di Basilea, e ristabilito nella chiesa di Saint-Thiébant.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita in Alvernia
- Educazione presso il monastero di Saint-Austremoine a Issoire
- Governo del monastero di Chantoin
- Elezione alla sede episcopale di Clermont verso il 665
- Fondazione di monasteri e di un ospedale a Colombier
- Accusa ingiusta da parte del conte Ettore davanti al re Childerico II
- Martirio nel villaggio di Volvic per mano di Radberto
Miracoli
- Visione sanguinosa di sua madre prima della sua nascita
- Canto miracoloso di una difficile antifona
- Resurrezione di un operaio schiacciato sotto un muro
- Guarigione di un paralitico di quindici anni
- Guarigione dal mal caduco di un ecclesiastico
- Scoperta di un furto tramite la preghiera
- Guarigione dalla febbre di sant'Amarin
- Apparizione di tre stelle sopra i corpi dei martiri
Citazioni
-
Eccomi, sono colui che cercate, fate ciò che vi piace
Testo fonte (parole al momento del martirio) -
Signore, non imputare loro questo peccato, perché non sanno quello che fanno
Testo fonte (ultime parole)