San Teobaldo del Dorat
CANONICO DELLA CHIESA COLLEGIATA DEL DORAT, NELLA DIOCESI DI LIMOGES
Canonico della chiesa collegiata del Dorat
Canonico del Dorat nell'XI secolo, Teobaldo fu discepolo di sant'Israele. Modello di umiltà, rifiutò il sacerdozio per rimanere diacono e si consacrò alla cura del santuario, all'educazione dei più bisognosi e al ristabilimento della pace tra i suoi confratelli. Morì ottuagenario nel 1070, lasciando una reputazione di grande carità e fervore mistico.
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SAN TEOBALDO,
CANONICO DELLA CHIESA COLLEGIATA DEL DORAT, NELLA DIOCESI DI LIMOGES
Origini e prima educazione
Teobaldo nasce verso il 990 nel villaggio di Chaix e inizia i suoi studi presso la scuola di Le Dorat sotto la guida di sant'Israele.
Teobaldo Théobald Canonico e diacono del Dorat, noto per la sua umiltà e carità. nacque nel villaggio di Chaix, parrocchia di La Bazeuge, verso l'anno 990, da genitori virtuosi che, compresi dei loro doveri verso questo bambino che Dio aveva loro affidato, non trascurarono alcuna cura per formare il suo spirito e il suo cuore. Appena fu in età di studiare, i suoi genitori lo presentarono in qualità di discepolo alla scuola di Le Dorat, d saint Israël Maestro e modello di san Teobaldo a Le Dorat. ove brillava allora sant'Israele.
La sua indole felice, le belle virtù della sua infanzia, lo fecero accogliere con gioia dai canonici, che gettarono nella sua anima, insieme ai semi delle virtù clericali, i primi principi delle lettere divine e umane. Ammirevolmente dotato sotto il profilo dell'intelligenza, fece, negli elementi della grammatica e della letteratura, tali progressi che superò facilmente tutti i fanciulli della sua età: camminando con ardore nelle vie che gli tracciavano i santi esempi e i dotti insegnamenti del maestro, il discepolo riproduceva così perfettamente in se stesso tutte le virtù di cui aveva sotto gli occhi lo splendente esempio che, per ammissione di tutti, il giovane Teobaldo fu presto l'immagine vivente di Israele.
Esilio intellettuale a Périgueux
Dopo la partenza del suo maestro, Teobaldo prosegue il suo apprendistato nelle arti liberali a Périgueux prima di ritornare nella sua patria.
All'età dell'adolescenza, nel momento in cui aspirava con il massimo ardore a sviluppare le conoscenze già acquisite, vedendosi privato all'improvviso del suo degno maestro, che aveva appena lasciato la scuola di Le Dorat per recarsi a lla corte di Ro Robert le Pieux Re di Francia che ordinò la ricostruzione della chiesa di Sant'Aignan e la traslazione delle reliquie. berto il Pio, e da lì all'abbazia di Saint-Junien, Teobaldo risolse di lasciare la sua patria e di andare a cercare lontano nuovi maestri e nuovi libri. La città di Périg Périgueux Città vicina al luogo di nascita del santo e centro del suo culto. ueux attirò i passi dell'umile pellegrino.
Dopo alcuni anni, Teobaldo, divenuto maestro nella conoscenza e nella pratica delle arti liberali, sentì il cuore commosso dal rimpianto al ricordo della sua patria: volle rivedere i suoi pii genitori, le rive tranquille della Brame, sulle quali aveva un tempo condotto il modesto gregge di suo padre, e quell'abbazia di Le Dorat dove aveva ricevuto con tanta distinzione i primi elementi delle scienze e della pietà. Riprendendo la via della sua patria, non sognava affatto di abbandonarvisi alle dolcezze del riposo; poiché quella scienza che aveva appena acquisito, la considerava non come il mezzo per condurre una vita oziosa, ma come un talento prezioso affidato dal Padre di famiglia alla sua industriosa vigilanza. Aveva fretta di rinchiudervisi con essa in un sicuro asilo, per accrescerla ancora con la meditazione e con lo studio, e soprattutto per diffonderla attorno a sé e farla fruttificare al centuplo.
Impegno canonicale a Le Dorat
Sollecitato dai canonici e sostenuto da Abbon, entra nel capitolo di Le Dorat dove ritrova sant'Israele.
San Teobaldo riprese la via della bassa Marche; venne innanzitutto a salutare i suoi genitori, si gettò ai loro piedi e chiese loro con insistenza il permesso di ritirarsi in una casa religiosa dove potesse associarsi a uomini pii e istruiti, per lavorarvi durante tutto il resto dei suoi giorni al servizio di Dio. Deciso in linea di principio sul genere di vita che doveva abbracciare, Teobaldo esitava tuttavia sulla scelta della casa religiosa alla cui porta avrebbe bussato. Molto vicino a lui, tuttavia, fioriva allora quella chiesa di Le Dorat che gli era così cara, e nella quale era personalmente conosciuto e apprezzato dai santi personaggi che passavano la loro vita a servirvi Dio nella pratica di tutte le virtù.
Mentre maturava con ansiosa sollecitudine la decisione che doveva per sempre fissare il suo avvenire, i canonici della chiesa di Le Dorat, conoscendo la probità, la scienza e la santità di questo giovane, credettero che sarebbe stato onorevole e utile alla loro chiesa attirarlo a sé e incorporarlo al loro collegio. Si affrettarono a fargli la proposta, che Teobaldo accolse con grande gioia, e abbracciò la regola dei canonici in quella pia compagnia. Questo evento, che fissò l'avvenire di san Teobaldo, fu determinato soprattutto dal consenso premuroso e dai consigli persuasivi di Abbon, canonico tanto notevole per la sua distinzione personale quanto per la sua nascita, e che esercitava allora una grande e legittima influenza sulla chiesa di Le Dorat.
Mai il capitolo di Le Dorat fu più brillante dell'ora in cui san Teobaldo vi fu ammesso. Sant'Israele, circondato dal rispetto e dall'ammirazione di tutti, t Saint Israël Maestro e modello di san Teobaldo a Le Dorat. ornava allora da Saint-Junien, dopo diversi anni di assenza, per finire i suoi giorni nella sua patria. Aveva la felicità di ritrovare la comunità fiorente e la regola canonica praticata in tutto il suo rigore, con filiale e scrupolosa sollecitudine. È con i sentimenti della gioia più viva che accolse il suo antico allievo come il continuatore e il sostegno della sua opera di riforma. Più di tutti gli altri canonici, infatti, sentiva quanto Teobaldo fosse veramente animato dal suo spirito.
Vita ascetica e mistica
Teobaldo conduce una vita di preghiera intensa, segnata da veglie notturne, un'estrema austerità fisica ed estasi.
Il carattere essenziale della santità, che la distingue da tutte le altre prerogative dell'uomo, è l'unione intima con Dio attraverso la preghiera. I santi non possono accontentarsi di pensare a Dio in sterili meditazioni: essi vi pensano con quell'amore e quella fiducia nella sua bontà che sono il respiro naturale dell'anima cristiana, sia che si traduca all'esterno con la parola, sia che rimanga contenuta nel raccoglimento e nel silenzio. Teobaldo si era donato interamente a Dio: la sua vita da allora non fu che una continua aspirazione verso la Verità e la Bellezza supreme. Non gli bastava più restare l'intera giornata nella contemplazione e nella preghiera, assistere con infaticabile assiduità alle Vigilie e all'ufficio dei Notturni, che i canonici del Dorat, come quasi tutte le congregazioni di fratelli, avevano l'abitudine di celebrare nel mezzo della notte, verso il canto del gallo; ma impiegava intere notti a pregare, e le sue lacrime non meno delle sue parole testimoniavano gli slanci del suo cuore.
Non concedeva al riposo che il tempo indispensabile alla natura; e per timore che la dolcezza del suo giaciglio fosse una sollecitazione troppo pressante al sonno, si era fatto egli stesso un letto il cui strato era sottile e duro, e la cui coperta era composta solo da miseri brandelli di stoffa. Liberato dagli impedimenti del benessere materiale, si trovava nondimeno ostacolato nelle sue preghiere, e obbligato a contenere i suoi sospiri e le sue lacrime, nel timore di disturbare il sonno e il riposo dei suoi fratelli; desideroso infine di conquistare a ogni costo la santa libertà della preghiera esteriore e delle lacrime, stabilì il suo letto in un luogo separato dal dormitorio comune dove riposavano gli altri canonici.
Tesoriere e diacono
Per umiltà, rifiuta il sacerdozio per rimanere diacono e accetta l'incarico di tesoriere, vegliando con cura sugli arredi sacri e sulle reliquie.
L'orazione illumina lo spirito; essa tempra il carattere e dà slancio a tutte le facoltà. Il fervente Teobaldo non poteva dunque, malgrado la sua modestia, rimanere nascosto nella folla delle anime volgari. Ognuno seppe riconoscere presto, ognuno seppe apprezzare altamente i suoi meriti, e non si tardò a volerli utilizzare per il bene del capitolo. Ma l'umiltà di Teobaldo si rifiutava alle dignità che potevano distinguerlo dagli altri canonici e agli impieghi che erano di natura tale da distrarre il suo spirito dalla meditazione. Un giorno, tuttavia, tutta la comunità riunita lo supplicò con insistenza di voler acconsentire a lasciarsi nominare custode del luogo santo, conservatore degli ornamenti sacri e, infine, amministratore del tesoro della chiesa. Teobaldo, costernato e turbato fino al profondo dell'anima, si mise a esporre ai suoi confratelli tutte le difficoltà di tale incarico, per far loro ben comprendere che ne era indegno e che sarebbe stato facile trovare tra loro soggetti mille volte più capaci di adempierlo con frutto. Temeva che queste nuove preoccupazioni, che la cura della ricchezza e dell'ornamentazione materiale del tempio non alterassero troppo presto nel suo cuore i suoi slanci d'amore per il suo Dio, e nulla poteva scuotere la sua risoluzione.
Tuttavia, malgrado la sua resistenza, san Teobaldo fu promosso alla carica di tesoriere e, in tale qualità, investito di attribuzioni particolari, molte delle quali di reale importanza. Esse comprendevano l'edilizia o la cura dell'edificio e degli arredi destinati al culto, la sorveglianza interna della chiesa e la custodia del prezioso tesoro del capitolo, composto principalmente da manoscritti, vasi sacri e reliquie dei Santi. Legato per amore e per dovere al santuario dove lo chiamava senza sosta e dove lo tratteneva a lungo il bisogno di pregare, Teobaldo ne usciva solo con la massima pena e il più vivo rimpianto; divenuto l'intendente della casa di Dio, si incatenò al santuario nel modo più stretto: nulla era piccolo ai suoi occhi nei doveri e nelle attribuzioni del suo incarico, perché ciascuna delle sue funzioni, anche le meno importanti, interessava direttamente il servizio di Dio. Così aveva cura di vegliare affinché ogni cosa fosse al suo posto, affinché i mobili e gli ornamenti della sacrestia fossero conservati con cura in una decenza e in una pulizia degne della loro augusta destinazione. Egli stesso riordinava le sante immagini, preparava gli altari, adempiva a queste mille funzioni con tanto zelo e cura che tutti ne erano profondamente edificati. Mentre le sue mani lavoravano, il suo cuore rivolgeva a Dio questa aspirazione del Profeta: «Signore, io trovo le mie delizie nella bellezza della vostra casa!» e non cessava di ripetere a coloro che lo circondavano che non si potrebbe mai prendere troppa pena nell'ornare e nell'abbellire il luogo dove la Maestà sovrana ha degnato scegliere la sua dimora. Lungi dal limitare la sua sollecitudine al vegliare sul tempio, al lavorare affinché si vedesse fin sulle mura risplendere quello splendore, quella pulizia e quel buon gusto che denotano nel cuore dei ministri del santuario un amore filiale e premuroso per il santo luogo, Teobaldo esercitava inoltre la polizia della chiesa: vegliava affinché, durante l'ufficio, le cerimonie liturgiche fossero compiute con la più scrupolosa esattezza.
Le eminenti qualità di Teobaldo, l'influenza che esse gli permettevano di esercitare attorno a sé, portarono i suoi superiori a desiderare che fosse elevato al sacerdozio. Ma l'umiltà del santo religioso oppose a questo desiderio un ostacolo insormontabile. Né le suppliche dei suoi confratelli, né le insistenze del venerabile rettore Abbone, poterono scuotere la sua risoluzione: fu possibile fargli accettare solo i gradi inferiori degli ordini sacri, gli incarichi di portinaio, accolito, lettore, esorcista, di cui adempiva con tanta cura le funzioni nella sua chiesa, e la dignità di diacono che gli era necessaria per adempiere con maggiore convenienza ai doveri del suo incarico di edile del santuario e di custode del Santissimo Sacramento. Mai si poté fargli accettare le temibili funzioni del sacerdozio; e, per tutta la vita, rimase semplice diacono della santa Chiesa.
Mediazione e servizio ai poveri
Agisce come pacificatore all'interno del capitolo, cura i malati in città e insegna le lettere e la musica ai più bisognosi.
La vista di Teobaldo ispirava pietà e, più di una volta, una parola, uno sguardo, il silenzio stesso gli bastarono per ricondurre al dovere i più smarriti e i più dissoluti. Vi erano talvolta immense difficoltà nel piegare al giogo della regola e del dovere i caratteri rudi di quell'epoca. Quando la predicazione silenziosa e l'ascendente tacito della virtù non bastavano; quando bisognava ricorrere ai consigli e alle parole severe per correggere qualcuno dei canonici, Teobaldo metteva così bene da parte la sua personalità, disinteressava con tanta delicatezza l'amor proprio dei colpevoli e parlava con tanta umiltà, prudenza e dolcezza, che gli spiriti più difficili e i caratteri più intrattabili accettavano spesso i suoi rimproveri come un vero servizio. Più di una volta li si vide ringraziarlo per i suoi avvertimenti e correggersi efficacemente dai loro difetti. Dio aveva dato a Teobaldo la scienza che eccelle tra tutte, l'arte difficile di guidare le anime. Egli la impiegava per combattere lo spirito di divisione e di discordia, il più grande flagello delle società, anche quando sono composte da anime che hanno fatto professione di abbandonare tutto per non ricercare che la giustizia e la verità.
Per tutto il resto della sua vita, non cessò di lottare per soffocare sul nascere i dissidi e le contestazioni che sorgono troppo spesso, per i più futili pretesti, tra persone obbligate a condurre la vita comune: le case più sante non sono sempre esenti dal pagare questo tributo alla debolezza umana. Non appena tra confratelli scorgeva un raffreddamento, la sua carità ingegnosa entrava in campo: non si dava pace finché non fosse riuscito a ristabilire la concordia. Poiché non era incaricato di alcuna direzione sul personale, agiva in tutti questi passi in qualità di messaggero volontario della pace, non avendo come mezzo d'azione che la persuasione, la dolcezza e l'umiltà, ma mai l'autorità o il comando.
C'è un difetto che quest'anima valorosa non poteva sopportare: sempre occupato, trovando sempre troppo brevi le ore del lavoro e della preghiera, Teobaldo odiava mortalmente la pigrizia. Diceva che Satana non restava mai ozioso; che la sua occupazione ordinaria era di dare occupazione a coloro che non hanno l'abilità di trovarne da soli, e che l'ozio era la peste delle comunità. Certo, non si poteva tradurre con più vigore una verità più evidente, né dare tutto in una volta, meglio di quanto facesse Teobaldo, il precetto e l'esempio. La sua attività era prodigiosa. Poiché aveva avuto la precauzione di preparare il suo letto fuori dal dormitorio comune, approfittava di questo isolamento volontario per alzarsi nel mezzo della notte per lavorare e pregare; precedeva al coro gli altri canonici, senza disturbarli e senza essere per loro un'occasione di fatica o di noia.
Per aver acquisito sul corpo un così grande impero, Teobaldo, lungi dal cedere agli istinti della carne, li aveva combattuti con la privazione; li aveva smussati con il digiuno, con le veglie e con le privazioni del sonno; era giunto a mantenerli e a dirigerli, per così dire, a suo piacimento; tutto il suo atteggiamento spirava sobrietà, rispetto di sé e degli altri, benevolenza e bontà; era oggetto dell'ammirazione universale.
Mai prese mezze misure quando si trattò di rafforzarsi e di progredire nella pratica della virtù. Per non essere turbato dalle passioni e dalle sollecitudini mondane, fuggiva con la massima cura la conversazione dei secolari, e soprattutto delle donne: di una castità angelica, sapeva premunirsi contro le tentazioni con le veglie, con i digiuni e con la sorveglianza più stretta su se stesso, riducendo il suo corpo in servitù per stabilire come sovrana la virtù nella sua anima.
Per quanto minuziose fossero le occupazioni di Teobaldo, il suo spirito non si limitava a dirigere le opere delle sue mani: santificava fino alle più umili con aspirazioni continue verso un ordine più elevato. È per Dio solo che compiva ciascuna delle sue azioni: mai il suo spirito cessò di offrirgliele nell'adorazione e nella preghiera. Questa unione stretta con Dio è il tratto principale dell'anima di Teobaldo. Tutto il tempo che gli restava dopo l'adempimento dei doveri esteriori, lo impiegava a rimettersi alla presenza di Dio, a pregare; cercava i luoghi appartati e oscuri, per fuggire le distrazioni e conservare tutta la sua libertà d'anima. Il vero riposo delle sue notti era la preghiera. Talvolta fu circondato, pregando, come da una celeste atmosfera; l'emozione del suo cuore era così viva che si traduceva sul suo volto, e due ruscelli di lacrime scorrevano dai suoi occhi. Li nascondeva con cura, mostrando, all'uscire dalla preghiera, solo un volto sereno, specchio di un'anima tranquilla. Più di una volta ancora le consolazioni che provava furono così vive, e la sua unione con Dio così stretta, che fu rapito in estasi; la sua anima allora era assorbita in Dio e come separata dal mondo, al punto che sembrava non respirare più, e che si aveva molta difficoltà a farlo tornare in sé.
Servitore premuroso dei piccoli e degli umili, Teobaldo era il padre degli impiegati inferiori della chiesa di Le Dorat, ai quali sempre si sforzava di essere utile. Il suo cuore non poteva rimanere insensibile allo spettacolo né al racconto di alcuna sofferenza: ai suoi occhi, esercitare la carità sotto le sue mille forme diverse era tutto in una volta il miglior uso delle sue facoltà personali e il più prezioso impiego del tesoro della Chiesa; sempre pronto a rendere servizio, non sapeva meno apprezzare degnamente i servizi ricevuti. La sua tenera sollecitudine per i poveri e per i malati era la sola capace di fargli abbandonare quel chiostro dove tutto spirava solitudine e silenzio, e di fargli portare i suoi passi fuori dal recinto del monastero. Quando aveva nella sua cella un istante di riposo, quando i doveri del suo incarico non lo chiamavano alla chiesa o alla scuola, usciva dal monastero e andava attraverso la città, chiedendo con sollecitudine se non vi fossero poveri malati; e, non appena li aveva scoperti, li visitava nelle loro dimore e prodigava loro con un fervore ammirevole tutte le consolazioni spirituali e tutti i sollievi corporei che erano in suo potere.
Sull'esempio di sant'Israele, Teobaldo si considerava come il depositario della scienza; aveva sete di comunicarla attorno a sé. Gli spiriti incolti e ribelli, dei quali nessuno voleva farsi carico, i disgraziati della natura e della scienza, quelli furono il lotto di Teobaldo. Si attaccava a loro con amore, e persino con riconoscenza, tanto si stimava felice, aumentando la sua pena, di acquisire così nuovi meriti. A quei giovani che, per la maggior parte, volevano entrare nel clero, insegnava le lettere, la santa Scrittura, la salmodia, il canto piano e la musica sacra. Pur spendendo lunghe ore in questo rude e ingrato lavoro, nutriva a sue spese quei giovani con le rendite della sua prebenda, provvedendo così con le sue proprie mani al nutrimento corporeo, per poter meglio servire il pane dell'intelligenza. Non si scoraggiò mai in quest'opera ammirevole; e tuttavia le delusioni non gli furono affatto risparmiate.
Trapasso e ultimi sacramenti
Teobaldo muore all'età di 80 anni il 6 novembre 1070, dopo una vita di perseveranza nonostante le calunnie.
Una sola cosa affliggeva questo nobile cuore: il fatto che il suo mirabile zelo incontrasse spesso nel Capitolo di Le Dorat più invidiosi che imitatori. Gli ostacoli e la calunnia non gli mancarono dunque; ma, poiché non si poteva attaccare le sue azioni eccellenti e persino eroiche, si attaccarono le sue intenzioni, che furono travisate: l'invidia e la malignità le interpretarono nel modo più sfavorevole, accusando il Santo di cercare, con tante fatiche, solo l'approvazione degli uomini e la soddisfazione della propria vanità. Ma Teobaldo, lavorando solo per Dio, non volendo altri applausi che la testimonianza della propria coscienza, lungi dallo scoraggiarsi, attingeva dalla sua umiltà e dal suo amore senza confini per Dio la più invincibile costanza.
Colmo delle grazie visibili del Signore, Teobaldo proseguì durante una lunga carriera il corso delle sue mortificazioni e la pratica delle sue virtù: con infaticabile perseveranza, avanzava ogni giorno nelle vie della santità. Era appena entrato nel suo ottantesimo anno quando il suo corpo, estenuato dai digiuni e dalle veglie, e che sembrava essersi mantenuto fino ad allora solo per miracolo, cominciò improvvisamente ad indebolirsi in modo preoccupante. Poco tempo dopo, minato dalla febbre e in preda a una violenta malattia intestinale, soccombendo infine sotto il peso della vecchiaia e sotto i devasti della malattia, fu portato dai canonici sul giaciglio austero dal quale non si sarebbe più rialzato. Ma, sebbene fosse ridotto a una debolezza estrema, il suo spirito e la sua lingua non cessavano un solo istante di proclamare le lodi di Dio. Unicamente occupato della salvezza della sua anima, si confessò per l'ultima volta con la più viva contrizione; ricevette come viatico il corpo del Salvatore, e infine il sacramento dell'Estrema Unzione. La sua bocca non cessò di pubblicare le lodi di Dio e di pregare, quando infine, dopo una lunga agonia, rese con gioia la sua bella anima al suo Creatore, il 6 novembre dell'anno 1070.
Storia delle reliquie e del culto
I suoi resti subirono diverse traslazioni, furono protetti durante la Rivoluzione e sono oggetto di una devozione confermata dai papi.
CULTO E RELIQUIE.
Il corpo di san Teobaldo fu inumato con tutta la pompa che meritava la sua santità e in mezzo a un grande concorso di popolo. I miracoli compiuti alla sua tomba aumentarono la venerazione dei fedeli che gli eressero presto un oratorio dove i suoi resti rimasero fino al 1130, epoca in cui furono trasferiti nella grande basilica di San Pietro, e posti in una cassa dorata, poi depositati nella cripta chiamata il Sepolcro. Questa traslazione fu fatta da Eustorgio, vescovo di Limoges, e accompagnata da diversi miracoli.
Una Confraternita, istituita a Le Dorat «per vegliare in preghiera presso le reliquie del Santo durante la durata dell'Ostensione», fu confermata, il 22 luglio 1659, dal papa Alessandro VII, e arricchita di Alexandre VII Papa regnante alla fine della vita di Olier. preziose indulgenze dal papa Pio IX, il 16 febbraio 1869. Pie IX Papa che ha canonizzato Giosafat nel 1867. La festa principale della Confraternita ha luogo il 13 settembre, giorno della festa del Santo.
Il 20 marzo 1659, le sante reliquie furono trasportate dalla cripta nella chiesa superiore, e poste in una cassa a uno dei lati dell'altare maggiore. Questa cerimonia ebbe luogo il 13 settembre dello stesso anno, ed è per consacrarne il ricordo che la festa di san Teobaldo fu fissata a questo giorno così come quella di sant'Israele. Fino ad allora si era celebrata simultaneamente la festa dei due Santi il 27 gennaio; essa era seguita da un'Ottava. In occasione di questa solennità, il capitolo di Le Dorat inviò ai Canonici di Saint-Junien un osso del corpo del Santo.
L'ufficio di san Teobaldo fu inserito per la prima volta, nel 1669, nel Proprio della diocesi di Limoges. Fu ugualmente messo in quello dei Canonici regolari della Congregazione di Francia, all'8 febbraio.
Nel 1793, le reliquie furono salvate dalla profanazione; furono portate nella cripta con quelle di sant'Israele, e, dopo averle depositate in un'escavazione al di sotto della cappella centrale, furono ricoperte accuratamente. Nel 1802, fu rimossa la cassa dal luogo in cui era stata depositata per ricollocarla presso l'altare. Il 12 giugno 1802, le reliquie furono esaminate e riconosciute autentiche. La tomba di san Teobaldo, vuota del suo prezioso deposito, fu trasportata, nel 1825, nella cappella del cimitero di Le Dorat, che era stata appena ricostruita sulle rovine dell'antica. Rimase per quarantasette anni addossata al muro della cappella, sul lato destro dell'altare (lato dell'epistola). Infine, il 28 giugno 1871, fu di nuovo resa allo sguardo e alla venerazione dei fedeli nella cappella recentemente consacrata al culto di sant'Israele e di san Teobaldo.
Estratto dalla Vita di sant'Israele e di san Teobaldo, dell'abate Rougerie, professore di filosofia al seminario minore di Le Dorat.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita nel villaggio di Chaix verso il 990
- Studi presso la scuola di Le Dorat sotto la guida di sant'Israele
- Soggiorno di studi a Périgueux per le arti liberali
- Ingresso nel capitolo dei canonici di Le Dorat
- Nomina a tesoriere e custode del luogo santo
- Rifiuto del sacerdozio per umiltà, rimane semplice diacono
- Morto all'età di 80 anni dopo una malattia intestinale
Miracoli
- Rapimenti in estasi durante la preghiera
- Miracoli postumi durante la traslazione delle sue reliquie da parte del vescovo Eustorgio
Citazioni
-
Signore, io amo la bellezza della tua casa!
Salmi (citato dal Santo) -
L'ozio è la peste delle comunità.
Parole di San Teobaldo