Sant'Alberto di Castro Gualtieri
Patriarca di Gerusalemme
Legislatore dell'Ordine dei Carmelitani
Nobile italiano divenuto vescovo di Vercelli e poi patriarca di Gerusalemme, Alberto è celebre per aver dato la loro regola agli eremiti del monte Carmelo nel 1209. Diplomatico influente presso papi e imperatori, fu assassinato con una pugnalata a San Giovanni d'Acri da un uomo che aveva rimproverato.
Lettura guidata
Sezioni di lettura: 7
SANT'ALBERTO DI CASTRO GUALTIERI,
LEGISLATORE DELL'ORDINE DEI CARMELITANI
Giovinezza e formazione religiosa
Nato in una nobile famiglia di Parma, Alberto studia le arti liberali e il diritto prima di entrare tra i Canonici regolari di Mortara, dove diviene priore.
La legge dei chiostri ha i suoi giudici e i suoi testimoni, e anche i suoi consiglieri; essa ha due testimoni, la vita e la coscienza; due giudici, la meditazione e la scienza; due consiglieri, l'amore del prossimo e l'amore di Dio.
Ugo di San Vittore, *De Claustro animae*, II, 17.
Alberto era nato da una nobile famiglia a Castro Castro-di-Gualteri Luogo di nascita del santo nella diocesi di Parma. di Gualtieri, nella diocesi di Parma. Essendo stato fin dall'infanzia destinato alle lettere, fece grandi progressi nelle arti liberali e nello studio delle leggi; ma non ne faceva di minori nella pietà. Ancora giovane, entrò nel monastero di Santa Croce di Mortara, capo di una congregazione di Canonici regolari, dove si istruì nella legge divina. Appena ebbe fatto professione, fu eletto priore della comunità. Tre anni dopo, nel 1183, fu scelto per occupare la sede episcopale di Bobbio; ma la sua modestia gli fece immaginare mille difficoltà che servirono a prolungare la resistenza che opponeva alla sua elezione. Durante questo tempo, il vescovado di Vercel li rima Verceil Città dove Gaudenzio iniziò il suo ministero sotto Eusebio. se vacante, e poiché non era ancora stato consacrato vescovo di Bobbio, fu costretto ad accettarlo. Governò questa Chiesa per vent'anni, con una vigilanza e una capacità straordinarie. Istruì il suo popolo, tanto con gli esempi della sua vita quanto con i suoi discorsi, riformò i costumi del suo clero e degli altri diocesani; molti ebbero vergogna di rimanere nel disordine, vedendo il loro pastore così umile, così sobrio, così casto, così severo verso se stesso, così caritatevole, così liberale, così compassionevole verso tutti, particolarmente verso i poveri, così assiduo a tutti gli uffici divini, così applicato alla predicazione. Sebbene la sua principale sollecitudine fosse per il bene spirituale della sua chiesa, non tralasciò di lavorare anche per procurarle diversi vantaggi temporali. La liberò dai suoi debiti, che erano grandi e molto onerosi; aumentò le sue entrate; la ornò di nuovi edifici; difese e rafforzò i suoi diritti, e, poiché non era meno abile giureconsulto e canonista che buon teologo, non perseguì alcuna causa di cui non conoscesse perfettamente la giustizia, e i suoi procedimenti furono sempre coronati da successo.
Vescovo di Vercelli
Dopo aver rifiutato la sede di Bobbio, governa la diocesi di Vercelli per vent'anni, distinguendosi per la sua pietà, le sue riforme del clero e le sue doti di giurista.
L'opinione che il pubblico aveva della sua prudenza, della sua penetrazione, della sua rettitudine e della sua abilità negli affari, lo fece scegliere da papa Clemente III e dall'imperatore Federico Barbarossa come arbitro delle loro controversie. Si aggiunge persino che fu onorato del titolo di principe dell'impero da Enrico VI, successore di Federico, il quale, in sua considerazione, accordò anche diversi favori alla chiesa di Vercelli. Papa Clemente III lo colmò pure di benefici, e Innocenzo III lo impiegò in diverse negoziazioni importanti, in particolare per favorire una riconciliazione tra i popoli di Parma e quelli di Piacenza, che avevano preso le armi per distruggersi a vicenda. Tali erano la scienza, le virtù e la reputazione del santo vescovo di Vercelli, quand o fu eletto patriarca d patriarche de Jérusalem Città santa dove la Croce fu perduta e poi riportata. i Gerusalemme, sia che lo si conoscesse lì unicamente per fama, sia che vi si fosse recato precedentemente in pellegrinaggio.
Missioni diplomatiche e arbitrato
Riconosciuto per la sua prudenza, funge da mediatore tra Papa Clemente III e l'imperatore Federico Barbarossa, e interviene nei conflitti tra le città italiane.
Il patriarca Monaco, fiorentino di nascita, uomo dotto e virtuoso, già arcivescovo di Cesarea, essendo morto all'inizio dell'anno 1203, il cardinale Soffredo, che era appena giunto in Palestina come legato della Santa Sede, fu eletto patriarca di Gerusalemme dal clero e dal popolo, con il consenso del re e l'approvazione dei vescovi suffraganei. Furono inviati dei deputati a Roma per ottenere la conferma del Papa e il pallio. Il Papa, dopo aver deliberato, mandò a dire di persuadere il cardinale ad accettare, se possibile, ma di non costringerlo. Egli stesso lo esortò con le sue lettere a non rifiutare il governo di una Chiesa dove il Signore stesso ha tanto sofferto. Il cardinale, che dapprima aveva rifiutato, accettò su istanza del Papa, e di lui si conserva una carta del 7 maggio 1203, in cui si intitola umile patriarca di Gerusalemme e indegno legato della Sede apostolica; ma abdicò poco dopo e ottenne che si facesse una nuova elezione. Tutti convennero allora di eleggere il beato Alberto, vescovo di Vercelli.
Elezione al Patriarcato di Gerusalemme
Eletto patriarca di Gerusalemme dopo la rinuncia del cardinale Soffredo, riceve l'approvazione di Innocenzo III e raggiunge la Terra Santa nel 1206.
Per condurlo dall'Europa, furono inviati dei deputati, il cui capo era Raniero, fiorentino di nascita, che era stato priore del Santo Sepolcro e che lo era allora di Giaffa. Ottenne il consenso del Papa, con una lettera per Alberto, del 18 febbraio 1204, in cui dice: «Il priore e i canonici del Santo Sepolcro sono venuti davanti a noi e ci hanno rappresentato che, non essendo stato possibile persuadere il nostro amato fratello Soffredo a consentire alla sua elezione, si sono riuniti e vi hanno eletto unanimemente come patriarca. A ciò il re di Gerusalemme e gli arcivescovi hanno acconsentito e ci hanno supplicato tramite le loro lettere, non solo di indurvi, ma di costringervi a consentire a questa elezione. I due cardinali legati, Soffredo e Pietro, ci hanno scritto la stessa cosa. Infine i vescovi suffraganei di Gerusalemme, che pretendono di avere voce in capitolo nell'elezione, cosa che viene loro contestata dal priore e dai canonici del Santo Sepolcro, hanno convenuto, così come il patriarca di Antiochia e i vescovi della sua provincia, per la loro parte, di rimettere i loro diritti a due persone, le quali vi hanno ancora nominato pastore della stessa Chiesa».
Il beato Alberto acconsentì umilmente alle istanze del Papa. Venne a Roma, fu trasferito alla sede patriarcale di Gerusalemme, ricevette non solo il pallio, ma anche l'autorità di legato apostolico in Palestina per quattro anni, come il Papa testimonia ai Prelati e a tutti i fedeli del paese con una lettera del 16 giugno dell'anno seguente, il 1205. Alberto tornò a regolare gli affari della Chiesa di Vercelli e a provvedere a un successore, poi si imbarcò su una nave genovese per la Terra Santa, dove approdò nell'anno 1206.
Legislatore dell'Ordine del Carmelo
Su richiesta degli eremiti del monte Carmelo, redige nel 1209 una regola di vita in sedici articoli, strutturando così l'origine ufficiale dell'Ordine dei Carmelitani.
Mentre le rivoluzioni politiche sconvolgevano gli imperi, i terremoti rovesciavano le città, la peste e la carestia decimavano nazioni e regni, dei poveri eremiti vivevano tranquilli sul monte Carmelo. Questa catena montuosa, che unisce la Fenicia alla Palestina, offre naturalmente solitudini favorevoli alla contemplazione. Elevato al di sopra della terra e del mare, in mezzo a imperi, regni, nazioni e popoli che non esistono più, inaccessibile alle tempeste delle guerre umane, il solitario, dall'alto delle sue rocce, dal fondo delle sue grotte, contempla in sicurezza le frequenti tempeste che sconvolgono il mare in lontananza. È lì che il profeta Elia, prima di essere rapito al cielo su un carro di fuoco, amava ritirarsi per sfuggire alla persecuzione di Acab e Gezabele, e intrattenersi con Dio solo. È lì che il suo discepolo, il profeta Eliseo, dimorava abitualmente con i figli o i discepoli dei Profeti, veri cenobiti dell'antica alleanza.
Non dubitiamo che, in altri tempi, come sotto la persecuzione di Antioco, dove i fedeli israeliti si salvarono nei deserti e nelle montagne in così gran numero, il Carmelo, già consacrato dal ricordo di Elia ed Eliseo, non fosse popolato da pii anacoreti. Gli Assidei, gli Esseni, i Terapeuti e altri religiosi e cenobiti dell'Antico Testamento dovettero amare un luogo così adatto alla vita contemplativa. Poiché queste diverse congregazioni giudaiche scompaiono, almeno quanto al nome, non appena appare il cristianesimo, si conclude a ragione che esse lo abbracciarono generalmente tutte. Esse hanno potuto perpetuarsi sotto i nomi cristiani di asceti, monaci, solitari e altri. Sotto le persecuzioni degli imperatori idolatri, che non cessarono quasi per tre secoli, il Carmelo dovette servire d'asilo ai cristiani fedeli, come un tempo ai fedeli israeliti sotto la persecuzione di Gezabele e Acab. Dovette essere lo stesso all'invasione del maomettismo, come vediamo in grande nelle montagne del Libano, dove i cristiani rifugiati hanno formato la nazione dei Maroniti. È dunque del tutto verosimile che, fin dal profeta Elia, la montagna del Carmelo servisse abitualmente da ritiro a pii solitari.
Il beato Alberto, patriarca di Gerusalemme, essendo arrivato in Palestina, gli eremiti del monte Carmelo gli chiesero una regola scritta adattata allo scopo della loro istituzione. Egli la diede loro verso l'anno 1209. Essa è in sedici articoli di cui parleremo tra poco. Un buon numero di agiografi e storici fanno risalire a questa legislazione del 1209 l'origine propriamente detta dell'Ordine dei Carmelitani, che si diffuse da allora in tutta la Chiesa latina, produsse santa Teresa e san Giovanni della Croce e inviò al c ielo vergini mar Ordre des Carmes Ordine religioso di cui Alberto ha redatto la regola primitiva. tiri durante la Rivoluzione francese.
Assassinio e martirio
Viene assassinato a coltellate a San Giovanni d'Acri da un uomo che aveva rimproverato, durante la processione dell'Esaltazione della Santa Croce.
Il beato Alberto, di cui i Carmelitani celebrano la festa l'8 febbraio, morì il 14 settembre 1214. Si preparava a recarsi al concilio di Roma, ma si era visto costretto a riprendere per i suoi disordini un abitante di Ivrea, in Lombardia. Invece di trarre profitto dalla sua paterna esortazione, il miserabile lo uccise con una coltellata, il giorno dell'Esaltazione della Santa Croce, nel mezzo di una procession Saint-Jean d'Acre Luogo dell'assassinio di Sant'Alberto. e, a San Giovanni d'Acri (città della Siria, ai piedi del monte Carmelo).
Eredità e dettagli della Regola
La regola prescrive la solitudine, la preghiera, il silenzio e il lavoro manuale; sarà in seguito riformata da santa Teresa d'Avila e san Giovanni della Croce.
San Alberto di Castro-di-Gualteri viene rappresentato: 1° assistito in punto di morte dalla Madre di Dio e da un numeroso corteo di angeli; 2° in abito carmelitano, come fondatore definitivo di quest'Ordine; 3° mentre tiene in mano un libro e una penna, per esprimere gli statuti che redasse al fine di raggruppare i solitari del Carmelo sotto un'unica forma di vita; 4° con un coltello al suo fianco, per simboleggiare la sua tragica fine.
[APPENDICE: NOTA SULL'ORDINE DEI CARMELITANI]
L'Ordine dei Carmelitani (Ordo Beata Maria de Monte Carmelo) sostenne a lungo di essere stato creato dal profeta Elia (800 avanti Gesù Cristo) sul monte Carmelo (Siria), e di essersi perpetuato senza interruzione. Ma è provato oggi che tale pretesa era del tutto infondata, che quest'Ordine ebbe inizio solo nella seconda metà del XII secolo (verso il 1156), e che dovette la sua legislazione primitiva a sant'Alberto, patriarca di Gerusalemme.
Questa regola, come abbiamo detto, contiene sedici articoli. Il primo tratta dell'elezione di un priore e dell'obbedienza che gli si deve rendere. Il secondo parla delle celle dei frati, che devono essere separate le une dalle altre. Il terzo proibisce loro di cambiare cella senza permesso. Il quarto prescrive il luogo in cui deve essere situata la cella del priore. Il quinto ordina loro di dimorare nelle proprie celle, e di attendervi giorno e notte alla preghiera e all'orazione, se non sono legittimamente occupati. Nel sesto si tratta delle ore canoniche che devono recitare coloro che sono destinati al coro; vi è anche indicato cosa devono fare coloro che non conoscono le ore canoniche. Con il settimo, è proibito ai frati di possedere alcunché in proprio. L'ottavo ordina di costruire un oratorio in mezzo alle celle dove tutti devono riunirsi al mattino per ascoltare la messa. Il nono parla della tenuta dei capitoli locali e della correzione dei frati. Il decimo raccomanda l'osservanza del digiuno, dalla festa dell'Esaltazione della Santa Croce fino a Pasqua, eccetto le domeniche. L'astinenza dalla carne in ogni tempo è ordinata nell'undicesimo. Il dodicesimo esorta i frati a rivestirsi delle armi spirituali che vengono loro proposte. Il tredicesimo li obbliga al lavoro manuale. Il quattordicesimo impone loro un silenzio stretto, dai Vespri fino alla Terza del giorno seguente. Il quindicesimo esorta il priore ad essere umile, e il sedicesimo raccomanda ai religiosi di rispettare il priore.
L'organizzazione dell'Ordine dei Carmelitani è una monarchia aristocratica, essendo il potere del generale limitato dalla necessità di chiedere, in determinati casi, il parere dei definitori, che sono i suoi consiglieri. Si comprendono sotto il nome di *Carmelitani mitigati* i religiosi istituiti nel 1432, che seguivano la Regola dei Carmelitani, mitigata da Eugenio IV; e sotto quello di *Carmelitani Scalzi*, una Congregazione religiosa stabilita nel XVII secolo, che non era altro che una riforma dei Carmelitani. Questa riforma fu dapprima applicata ai conventi femminili da santa Teresa, nel 1562; poi questa Santa, aiutata da san Giovanni della Croce, la introdusse nei conventi maschili. Questi Carmelitani camminavano scalzi, da cui deriva il loro nome.
Ci siamo serviti, per comporre questa biografia, della *Vie des Saints*, dell'abate Rohrbacher; del *Dictionnaire des Ordres religieux*, di Hélyot; e del *Dictionnaire encyclopédique de la Théologie catholique*, di Goechter.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Elezione a Priore di Santa Croce di Mortara
- Nomina a vescovo di Bobbio nel 1183
- Episcopato a Vercelli per vent'anni
- Mediatore tra Clemente III e Federico Barbarossa
- Elezione al patriarcato di Gerusalemme nel 1204
- Redazione della regola dei Carmelitani verso il 1209
- Assassinato a San Giovanni d'Acri nel 1214
Citazioni
-
La legge dei chiostri ha i suoi giudici e i suoi testimoni, e anche i suoi consiglieri; ha due testimoni, la vita e la coscienza; due giudici, la meditazione e la scienza; due consiglieri, l'amore del prossimo e l'amore di Dio.
Ugo di San Vittore, De Claustro animae, II, 17