Beato Luigi Alleman
75° ARCIVESCOVO DI ARLES E CARDINALE DEL TITOLO DI SANTA CECILIA
75° Arcivescovo di Arles e Cardinale del titolo di Santa Cecilia
Luigi Alleman fu un illustre prelato del XV secolo, arcivescovo di Arles e cardinale, coinvolto in prima linea nel concilio di Basilea. Dopo aver sostenuto l'elezione dell'antipapa Felice V, fece ammenda, lavorò alla fine dello scisma e terminò la sua vita in una profonda penitenza e carità verso i poveri. La sua santità fu confermata da numerosi miracoli sulla sua tomba ad Arles.
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IL BEATO LUIGI ALLEMAN,
75° ARCIVESCOVO DI ARLES E CARDINALE DEL TITOLO DI SANTA CECILIA
Formazione e primi onori
Luigi Alleman si distingue per la sua pietà e la sua erudizione a Valence prima di essere raccomandato al papa Martino V da suo zio, l'arcivescovo di Arles.
regolarità, per il suo amore per lo studio e per la sua assiduità al coro. Presto il suo raro merito e la sua alta pietà attirarono su di lui tutti gli sguardi, e lo fecero nominare primicerio della chiesa di Valence.
Ma tante luci e virtù, unite a uno zelo divorante per la salvezza delle anime, richiedevano un campo più vasto e dovevano essere impiegate in una maniera più attiva e più proficua per la Chiesa di Dio. Francesco di Conzié, suo zio, arcivescovo di Arles e legato di Avignone, avendo dato al papa pape Martin V Papa che ha confermato la tradizione con una bolla nel 1437. Martino V i più ampi dettagli sul merito e sul sapere di suo nipote, e la fama pubblicando d'altronde cose ammirevoli sul suo conto, il sovrano Pontefice lo elevò alla sede episcopale di Maguelone, trasferita qualche tempo dopo a Montpellie siège épiscopal de Maguelone, transféré quelque temps après à Montpellier Luogo di nascita e base operativa della missione di Pietro. r. L'università di questa città gli dovette la conferma dei suoi privilegi che ottenne dal papa Martino V, nel 1422. Dalla sua promozione all'episcopato, Luigi non poté quasi mai risiedere nella sua diocesi; la amministrò tramite vicari generali che delegò a tale scopo, l'8 marzo 1419. Martino V lo aveva legato alla sua persona con il titolo di vice-camerlengo della Chiesa romana, durante un viaggio che fece oltremare Francesco di Conzié che occupava tale dignità. Passò dunque quasi tutto questo tempo a Firenze, alla corte del Papa che lo impiegava negli affari più delicati, e gli affidava le negoziazioni che richiedevano una grande prudenza e uno spirito acuto.
Ascesa ecclesiastica e diplomazia
Nominato vescovo di Maguelone e poi arcivescovo di Arles, divenne un diplomatico chiave per il papato a Firenze e durante i trasferimenti dei concili.
Sarebbe difficile incontrare nella storia un uomo che si sia elevato con tanta rapidità quanto Luigi Alleman agli onori della Chiesa. Essendo diven uto vacante l'arci archevêché d'Arles Metropoli ecclesiastica della provincia da cui dipendeva Costantino. vescovado di Arles nel 1422, per le dimissioni di Giovanni di Brogni, nominato al vescovado di Ginevra, la voce del clero e del popolo chiamò Luigi Alleman a occupare tale sede. Martino V si affrettò a soddisfare voti così analoghi al suo stesso desiderio, e che egli considerava come l'espressione della volontà della Provvidenza.
Nel concilio di Costanza era stato stabilito che se ne sarebbe tenuto un altro a Pavia, cinque anni dopo. Diversi prelati di Francia e di Germania si recarono in quella città, a tal fine, all'inizio dell'anno 1423. Ma essendovisi dichiarata la peste, il Papa risolse di trasferire il concilio a Siena. Deputò Luigi Alleman presso quella repubblica, tanto per far approvare il disegno di tale traslazione ai principali della città, quanto per vigilare sulla sicurezza e sui rifornimenti di coloro che sarebbero giunti al concilio. L'apertura avvenne l'8 novembre dello stesso anno, e l'assemblea terminò nel mese di febbraio dell'anno seguente (1424). La città di Basilea in Svizzera fu designata come luogo in cui si sarebbe riunito il concilio dopo sette anni.
Il cardinalato e il concilio di Basilea
Creato cardinale nel 1426, svolse un ruolo preminente al concilio di Basilea, che portò sfortunatamente allo scisma e all'elezione dell'antipapa Felice V.
Gli eminenti incarichi affidati all'arcivescovo di Arles misero sempre più in evidenza la sua erudizione, la profondità della sua dottrina, così come la santità della sua vita che mantenne sempre irreprensibile, secondo la raccomandazione che l'apostolo san Paolo fa a tutti i vescovi nella persona del suo caro Timoteo. Per questo il Sommo Pontefice volle dargli ancora il segno più eclatante della sua stima creandolo cardinale, sotto il titolo di Santa Cecilia, il 24 maggio 1426. Luigi III d'Angiò, re di Napoli e di Sicilia, conte di Provenza, aveva concepito per Luigi Alleman una grande venerazione; e poiché non desiderava altro che trovare l'occasione di dargliene prova, ratificò tutte le concessioni che erano state fatte alla metropoli di Arles dagli altri principi suoi predecessori, e confermò i privilegi, le immunità e le franchigie che gli arcivescovi di questa Chiesa possedevano in Provenza.
Tuttavia arrivò l'epoca fissata per il concilio di Basilea. Martino V, con la sua bolla del 1° febbraio 1431, ne affidò la presidenza a Giuliano Cesarini, cardinale di Sant'Angelo. Storici, in numero abbastanza grande, hanno persino preteso che il cardinale di Arles fosse stato aggiunto dal Papa al cardinale di Sant'Angelo in qualità di vice-presidente, e che si approvasse universalmente una scelta così giudiziosa, perché Giuliano e Luigi erano considerati i primi uomini della Chiesa, tanto per le loro virtù quanto per la loro abilità; ma questo fatto non appare sufficientemente provato. Questo concilio, dove dovevano trattarsi gli interessi più importanti della religione, strappò Luigi per lungo tempo alle cure della sua diocesi e alle opere che, fino ad allora, avevano assorbito tutti i suoi momenti e tutti i suoi pensieri. Egli svolse il ruolo principale in quei dibattiti che ebbero un grande e spiacevole risalto nella Chiesa. Forse dobbiamo persino ammettere che la sua presenza e la sua cooperazione furono un'occasione di deplorevoli disordini, mentre avrebbero dovuto essere una fonte di pace per i cristiani. Si sa che il concilio di Basilea portò alla deposizione pape légitime Eugène IV Papa che inviò Niccolò Albergati al concilio di Basilea. del papa legittimo Eugenio IV e all'intrusione sulla sede ponti antipape Félix V Antipapa eletto dal Concilio di Basilea sotto l'influenza di Louis Alleman. ficia dell'antipapa Felice V.
Pentimento e fine dello scisma
Rendendosi conto del suo errore, Luigi Alleman opera attivamente per l'abdicazione di Felice V e ottiene il perdono di papa Niccolò V.
Tuttavia i principi cristiani cercavano di ristabilire la pace ponendo fine allo scisma con l'abdicazione di Felice, che si adoperarono per ottenere. Ammiriamo qui la mano di Dio che protegge la sua Chiesa! Colui che era stato l'occasione, bisogna dire il principale fautore di questi torbidi a seguito di un deplorevole errore, non tardò ad aprire gli occhi e a detestare la parte purtroppo troppo attiva che aveva avuto in queste dissensioni. Luigi Alleman era stato l'autore della nomina dell'antipapa Felice; ma in compenso sappiamo, per testimonianza degli scrittori più degni di fede, che fu anche il primo a pregarlo di porre fine allo scisma con la sua abdicazione.
Luigi annunciava con ciò disposizioni ben diverse da quelle che aveva precedentemente manifestato, e questa riparazione cominciò a portare speranza in tutti i cuori cattolici: essa era già iniziata nel 1447, epoca in cui Eugenio IV, essendo morto, ebbe per successore Tommaso di Sarzana, che prese il nome di Niccolò V. D ei negozi Nicolas V Amico di Albergati, di cui predisse l'elezione al pontificato. ati erano stati avviati a Lione fin dall'epoca di questa elezione; il cardinale Alleman impiegò tutte le sue forze per farli riuscire, e il 9 aprile 1449, Felice depose la tiara che il concilio di Basilea aveva posto sul suo capo. Niccolò V gli accordò belle prerogative che egli andò a seppellire con le sue lacrime nella sua solitudine di Ripaille, dove morì diciotto mesi dopo. Luigi, da allora, vedendo la verità in tutta la sua luce, fu talmente compreso dal dolore di aver combattuto il vicario di Gesù Cristo, che sull'esempio di san Pietro, secondo il resoconto della maggior parte degli storici, non cessava di piangere, di implorare la misericordia divina, e non chiedeva nulla più insistentemente al cielo che il dono delle lacrime per il resto della sua vita.
Vita pastorale e difesa della fede
Di ritorno ad Arles, si dedica ai poveri, alla ricostruzione della sua diocesi e alla difesa del dogma dell'Immacolata Concezione.
Il nuovo Pontefice accolse con gioia le preziose lacrime di Luigi Alleman, e non tardò a rendergli, come pegno della sua benevolenza, tutte le dignità di cui lo aveva spogliato Eugenio IV, e lo incaricò persino più tardi di una legazione in Germania, dove ebbe molto a soffrire. Le troppo lunghe dissensioni che avevano desolato la Chiesa essendo così felicemente terminate, il Papa non lasciò partire il nostro Beato da Roma, dove si era recato per ricevere la sua assoluzione, se non dopo avergli prodigato i segni del più sincero attaccamento e avergli concesso, per la sua Chiesa di Arles, preziose ed estese indulgenze. Luigi si fece precedere, nella sua città arcivescovile, dalla reputazione delle sue virtù e delle nuove austerità alle quali si dedicava per cancellare il suo peccato di disobbedienza. Quando vi fu stabilito, si applicò a dare alle sue pecorelle i più eroici esempi di pietà e di carità cristiana. Tutto il tempo che non richiedevano le penose funzioni dell'amministrazione pastorale, lo consacrava alla visita dei malati negli ospedali; voleva vedere le loro piaghe più disgustose e applicarvi egli stesso il rimedio. Costruì chiese, ingrandì la sua cattedrale, abbellì il palazzo episcopale, fondò ospedali e riparò, con il suo zelo, tutti gli abusi che si erano introdotti nella sua diocesi durante la sua assenza. Del resto, il nostro Beato non aveva mai cessato, anche durante lo svolgimento del concilio di Basilea, di dare l'esempio delle più sublimi virtù. Tutte le sue azioni spiravano la pietà che lo animava, e i popoli avevano per lui tanta venerazione, che si andava in folla a baciare i lembi della sua veste. La sua pietà, la sua penitenza, la sua umiltà, la sua pazienza, la sua maestà nelle cerimonie religiose, la sua eloquenza, il suo zelo per la salvezza delle anime, le sue abbondanti elemosine, erano la fonte di quella venerazione che si aveva per lui. Durante tutto il tempo in cui presiedette il concilio, né lo studio, né le fatiche, avevano potuto distoglierlo dalla pratica della mortificazione. Questo amore per la penitenza basterebbe da solo a stabilire un pregiudizio a favore della buona fede che egli metteva in tutte queste discussioni, e a distinguerlo da tutti quegli uomini che hanno turbato la pace della Chiesa fin dalla sua origine, e presso i quali la corruzione del cuore aveva spento la fede e prosciugato la fonte dell'amore divino. Ma ciò che lo giustificherebbe ancora più ampiamente, se la sincerità dei suoi rimpianti non lo mettesse abbastanza al riparo dai rimproveri della posterità, è l'ardore, e si può dire la tenacia con cui sostenne sempre la disciplina ecclesiastica; ma soprattutto lo zelo instancabile che mise nel difendere la più gloriosa p rerogativa di Maria: Immaculée Conception Privilegio mariano e dogma centrale che struttura l'identità della congregazione. la sua Immacolata Concezione, e far decidere che se ne celebrasse la festa in tutta la Chiesa. Una devozione così tenera verso la Regina del cielo non è certamente il carattere di un uomo consapevolmente e volontariamente impegnato nello scisma; ma vi si trova il titolo più incontestabile di Luigi alla nostra ammirazione e la causa principale del suo felice ritorno all'obbedienza della Chiesa.
Morte e glorificazione
Muore nel 1450 in penitenza. Le sue spoglie diventano immediatamente meta di pellegrinaggio, segnate da numerosi miracoli.
Luigi trascorse ancora alcuni anni sulla terra, durante i quali continuò a farsi imitatore di Cristo e a proporsi come modello per il suo popolo. Tutte le virtù brillavano del più vivo splendore in questo ammirevole prelato. Egli abbracciò tuttavia con preferenza l'umiltà e la pazienza, come quelle più adatte a riparare l'esempio di orgoglio e di ostinazione che aveva dato in giorni infelici che avrebbe voluto cancellare dalla sua vita, ma di cui conservava il ricordo nel cuore per stimolarsi al pentimento e alla penitenza. Si dedicava anche con ardore all'orazione, e gli scrittori che hanno parlato di lui riferiscono che si ritirava talvolta nell'abbazia di Hautecombe, in Savoia, per dedicarsi senza distrazioni a questo esercizio. Già durante il suo soggiorno a Basilea, si sottraeva alle sue numerose occupazioni per venire in quella solitudine a ritemprare la sua anima negli esercizi della penitenza. Infine, giunto al suo cinquantanovesimo anno, carico di meriti ben più che di giorni, Luigi Alleman andò a offrire al suo sovrano Giudice il duplice omaggio della santità e della penitenza. Morì, il 16 settembre 1450, in un monastero di Frati Minori, situato nella sua terra di Salonne, a quattro leghe dalla città di Arles.
[AP PENDICE: CULT ville d'Arles Metropoli ecclesiastica della provincia da cui dipendeva Costantino. O E RELIQUIE.]
Il giorno stesso dei suoi funerali, un sacerdote della città di Arles, affetto da una febbre da molti anni, ne fu improvvisamente liberato per l'intercessione del beato. Da quel momento, vi fu un'affluenza continua di malati, di infermi e di infelici di ogni genere che si ritiravano solo dopo aver proclamato i favori che avevano ottenuto per i meriti del beato Alleman.
Subito dopo la sua morte, il suo corpo fu trasportato nella chiesa principale di Arles. Da allora, nessuno dubitò che egli godesse della gloria dei beati, e fu proclamato santo dalla voce universale del popolo, che deve essere considerata come la voce di Dio ogni volta che la santità che essa esalta ha brillato così chiaramente agli occhi di tutti. I suoi funerali furono quelli di un padre e di un santo: si deplorava la perdita irreparabile che aveva appena subito la diocesi di Arles, e si elevavano verso di lui le braccia e il cuore per implorare la sua protezione.
Sarebbe impossibile enumerare la moltitudine che assistette a questa cerimonia; vi si giunse da tutta la provincia di Arles, e, ciò che sembrerebbe impossibile se Suzius, autore contemporaneo, non lo attestasse, ventitré città furono rappresentate al corteo di questi funerali da una moltitudine di sacerdoti, di religiosi e persino di deputati del popolo che esse vi inviarono. I suoi preziosi resti furono posti alla destra dell'altare maggiore della chiesa di Arles, e da allora una folla di fedeli vi si recava a chiedere le grazie dall'alto per la mediazione di colui che consideravano rivestito di un così grande potere presso Dio. Tutti gli autori, qualunque sia d'altronde la loro opinione riguardo agli affari di Basilea, attestano che si operò un gran numero di miracoli sulla sua tomba. Si pose al centro del coro una grande tavola sepolcrale di marmo bianco, dove il cardinale è rappresentato in abiti pontificali, con la croce arcivescovile in mano. Si pose sul luogo stesso della sepoltura, contro il muro, la seguente iscrizione:
Culto e beatificazione
Beatificato ufficialmente nel 1527 da Clemente VII, il suo culto si diffuse in Provenza, in Savoia e nella Linguadoca.
Omnia sunt hominum tenui pendentia filo, Et subito casu quae valuerunt ruunt. Il profumo della sua santità diffondendosi ogni giorno sempre più nel mondo cristiano, e i miracoli che Dio si compiaceva di concedere a coloro che lo invocavano divenendo sempre più evidenti, Clement e VII, con Clément VII Papa menzionato come possessore di una reliquia del santo. un breve del 9 aprile 1527, gli concesse il titolo di beato; accondiscendendo alle istanze e alle umili preghiere dei popoli, permise anche che le sue ceneri fossero venerate sugli altari. Di conseguenza esse furono racchiuse in un ricco busto in vermeil, distrutto nel 1792. Gli fu subito eretto un altare nella cattedrale di Arles; e, poco tempo dopo, i religiosi di Hautecombe, in Savoia, ricordando gli esempi di virtù che aveva dato in mezzo a loro, gli eressero una cappella in quella bella chiesa dove egli stesso aveva così spesso rivolto al cielo le preghiere più ferventi. La metropoli di Arles aveva ottenuto, con un decreto del 19 aprile 1670, il permesso di celebrare pubblicamente il suo ufficio, e la sua festa si celebrava la domenica prima della festa di san Michele, sotto il rito doppio. L'ufficio del beato Alleman si celebra ancora oggi nella diocesi di Montpellier, il 17 settembre. Estratto dalla Histoire hagiologique du diocèse de Belley, di Monsignor Dupéry, e da Note locali. — Cfr. Acta Sanctorum, 16 settembre.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nomina a primicerio della chiesa di Valence
- Vescovo di Maguelone e poi di Montpellier nel 1419
- Nomina all'arcivescovado di Arles nel 1422
- Creazione a cardinale del titolo di Santa Cecilia il 24 maggio 1426
- Presidenza del concilio di Basilea e coinvolgimento nello scisma di Felice V
- Sottomissione a papa Niccolò V e ritiro in penitenza
- Morto a Salonne nel 1450
Miracoli
- Guarigione istantanea di un sacerdote affetto da febbre il giorno dei funerali
- Numerose guarigioni di malati e infermi sulla sua tomba
Citazioni
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Omnia sunt hominum tenui pendentia filo, Et subito casu quae valuerunt ruunt.
Iscrizione sulla sua sepoltura