San Gennaro di Napoli
E I SUOI COMPAGNI, MARTIRI, PRESSO POZZUOLI
Vescovo di Benevento e martire
Vescovo di Benevento nel IV secolo, san Gennaro fu martirizzato sotto Diocleziano dopo essere sopravvissuto alla fornace e alle fiere. Fu decapitato vicino a Pozzuoli nel 305. È celebre per il miracolo della liquefazione del suo sangue conservato a Napoli, città che protegge dalle ire del Vesuvio.
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SAN GENNARO DI NAPOLI, VESCOVO DI BENEVENTO,
E I SUOI COMPAGNI, MARTIRI, PRESSO POZZUOLI
Arresto e primi supplizi a Nola
Il vescovo Gennaro viene arrestato a Nola per aver incoraggiato dei prigionieri cristiani. Sopravvive miracolosamente a una fornace ardente prima di essere torturato.
Nella provincia, gli fu riferito che Gen Janvier Vescovo di Benevento e martire sotto Diocleziano, patrono di Napoli. naro li esortava incessantemente a rimanere saldi nella loro religione, e che incoraggiava in particolare Sosi Sosie Diacono di Miseno e compagno di martirio di Gennaro. o e gli altri, che Draconzio aveva lasciato prigionieri nel car cere di Pozzuoli: o prison de Pouzzoles Luogo di detenzione e della prova dell'anfiteatro. rdinò che fosse arrestato e condotto a Nola , da Nole Luogo dell'arresto e del primo giudizio. vanti al suo tribunale, per fargli subire la pena dovuta alla sua temerarietà. Lo pressò affinché cessasse le sue esortazioni proibite dagli editti degli imperatori, e offrisse incenso agli idoli, se voleva evitare i supplizi. Il santo vescovo rispose che non poteva immolare vittime al demonio, lui che aveva l'onore di sacrificare ogni giorno al vero Dio; fu subito gettato in una fornace che era stata, per tre giorni, alimentata da un fuoco continuo. Ne uscì senza alcuna lesione, e persino senza che i suoi abiti ne fossero danneggiati, né che avesse perso un solo capello. Il giudice, secondo l'usanza dei tiranni, attribuendo questo miracolo all'arte magica di cui accusavano ordinariamente i cristiani, gli fece, con un supplizio inaudito, strappare i nervi da tutte le parti del corpo; dopodiché, lo rimandò in prigione.
Riunione dei martiri a Pozzuoli
I suoi compagni Festo e Desiderio lo raggiungono in prigione. Vengono condotti a Pozzuoli per ritrovare Sossio e altri confessori condannati alle fiere.
Tuttavia, Festo, diacono, e Desiderio, lettore dell a Chiesa di Beneve Église de Bénévent Sede episcopale di san Gennaro. nto, avendo appreso, per voce pubblica, che il loro santo pastore era in catene a Nola, vi si recarono in fretta, per offrirgli tutti i servizi che dipendevano da loro; ma Timoteo, n on appen Timothée Proconsole o giudice che condannò san Gennaro. a fu avvertito del loro arrivo, li fece condurre davanti a sé e, poiché confessarono di essere servitori di Gesù Cristo e che sarebbero stati lieti di morire per la sua gloria, li fece rinchiudere in prigione con il loro vescovo. Alcuni giorni dopo, furono tutti e tre legati con catene davanti al carro del proconsole, che si recava a Pozzuoli per far giustiziare Sossio e i suoi compagni, che aveva condannato alle fiere. Questo tormento fu molto vigoroso per san Gennaro, che non poteva più camminare se non per miracolo. Entrando nella prigione, abbracciò i santi martiri e, baciando il capo del beato levita Sossio, disse: «Ecco questo santo e venerabile capo che lo Spirito divino ha preparato al martirio con una fiamma celeste, figura della corona di gloria che deve presto ricevere». Poi, parlando a tutta la schiera dei santi confessori: «Coraggio, fratelli miei», disse loro, «combattiamo generosamente contro il demonio e il suo ministro Timoteo; Nostro Signore mi ha mandato qui affinché il pastore non sia separato dal suo gregge, né il gregge dal suo pastore. Che le promesse né le minacce facciano alcuna impressione sui nostri cuori. Conserviamo un'inviolabile fedeltà al nostro divino Maestro. Mettiamo tutta la nostra fiducia in lui e trionferemo senza dubbio sulla malizia dei nostri avversari».
L'anfiteatro e la cecità del giudice
Le bestie feroci risparmiano i martiri nell'arena. Gennaro restituisce la vista al giudice Timoteo, provocando migliaia di conversioni, ma il giudice si indurisce.
Il giorno seguente, furono condotti nel mezzo dell'anfiteatro per esservi divorati dalle bestie feroci, alla presenza di tutto il popolo. Allora, i santi martiri si munirono del segno della croce; poi, con gli occhi e le mani elevati verso il cielo, cantando soavemente le lodi di Dio, attesero con una meravigliosa intrepidezza il felice momento della loro morte. Furono scatenate contemporaneamente le bestie, che corsero verso di loro, con la loro furia naturale, per fare preda dei loro corpi sacri. Ma, quando furono vicine a divorarli, la misericordia divina mutò la loro ferocia in mansuetudine: cosicché, invece di azzannarli, si coricarono come agnelli ai loro piedi e usarono le loro lingue per accarezzarli.
Timoteo, vedendo che questo spettacolo faceva mormorare il popolo, e temendo una sedizione contro di lui, li fece uscire dall'anfiteatro per essere decapitati all'istante sulla piazza pubblica. Mentre li vi conducevano, san Gennaro pregò Dio di togliere la vista al presidente, affinché si pentisse della sua crudeltà, e che quei vili cristiani, che avevano rinnegato Gesù Cristo per timore dei supplizi, rientrassero per mezzo di questi prodigi nelle vie della salvezza e facessero penitenza della loro infedeltà. Il santo vescovo non aveva ancora terminato la sua orazione, che Timoteo divenne cieco. Questo castigo lo fece un poco rientrare in se stesso; riconobbe il potere dei servitori di Gesù Cristo. Fermò la loro esecuzione e, fattosi condurre il santo martire, gli disse: «Gennaro, che adorate il Dio onnipotente, pregate per me e fate in modo che mi restituisca la vista di cui mi ha privato». Il Santo, per mostrare con un nuovo miracolo la potenza del vero Dio, fece una seconda preghiera e subito il presidente recuperò l'uso degli occhi: ciò fu causa della conversione di cinquemila persone. Tuttavia, poiché i reprobi diventano peggiori per le grazie che ricevono, un così grande beneficio, che era servito alla salvezza di tante anime, servì solo a indurire maggiormente quell'idolatra; poiché, temendo di incorrere nell'odio degli imperatori se avesse usato indulgenza verso il santo vescovo, lo condannò a morire con gli altri.
Esecuzione e miracolo del fazzoletto
Gennaro viene decapitato nel 305. Adempie a una promessa postuma facendo recapitare il suo fazzoletto insanguinato a un anziano cristiano.
Mentre lo conducevano alla piazza Vulcana, luogo destinato al suo supplizio, si vide apparire all'improvviso un anziano cristiano che si prostrò ai suoi piedi e lo pregò di dargli qualche lembo dei suoi abiti per conservarli nella sua casa come una preziosa reliquia. Il Santo gli rispose che non aveva che un fazzoletto di cui potesse disporre, e che glielo avrebbe dato volentieri; ma che ciò sarebbe avvenuto solo dopo il suo martirio, perché ne aveva bisogno per bendarsi gli occhi: «E non mancherò», aggiunse in presenza dei carnefici; «i cristiani sanno mantenere la parola data, anche dopo la loro morte».
Giunto alla piazza pubblica, si prostrò per fare la sua orazione; vide Gesù Cristo che gli tendeva le braccia per riceverlo in cielo; poi si bendò egli stesso gli occhi con il suo fazzoletto, incoraggiò il carnefice a compiere il suo ufficio, e, dicendo queste parole: «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio vivente, vi raccomando il mio spirito e lo rimetto nelle vostre mani», ebbe la testa troncata, insieme ai suoi santi compagni, verso l'anno 305, il 19 settembre. L'esecutore calpestò il suo fazzoletto che era tinto del suo sangue, dicendogli, per scherno, che lo prendesse e lo portasse a quel cristiano a cui lo aveva promesso. Ma fu molto stupito di vederlo, ritornando in città, tra le mani dell'anziano, al quale, in effetti, san Gennaro era apparso dopo il suo martirio per darglielo.
Dispersione e prime traslazioni
I corpi dei martiri vengono ripartiti tra Pozzuoli, Benevento, Miseno e Napoli. La città di Napoli inizia a invocare Gennaro contro il Vesuvio.
Per quanto riguarda l'iconografia di san Gennaro, due ampolle traslucide, in cui si conserva il suo sangue, si vedono ordinariamente nella sua mano o sotto il suo busto.
## CULTO E RELIQUIE.
Il luogo dove i sette Martiri ricevettero la corona si chiamava, in latino, Forum Vulcani. Si nomina attualmente Salphutaria, e in italiano Solfatara. È una larga valle che non produce che zolfo, e dalla quale si vede uscire in certi luoghi dei vortici di fumo e di fiamme. Si costruì su una montagna vicina una chiesa sotto l'invocazione di san Gennaro. Fu là probabilmente che si depositarono dapprima le reliquie dei santi Martiri. Si fece la traslazione delle loro reliquie verso l'anno 400. I corpi di san Procolo, di sant'Eutiche e di sant'Acacio furono portati a Pozzuoli; quelli di san Festo e di san Desiderio a Benevento; quello di san Sosio a Miseno, dove fu deposto in seguito in una magnifica chiesa. La città di Napoli fu ar ricchita dalle rel La ville de Naples Luogo di morte della santa. iquie di san Gennaro, prima che fossero portate a Benevento. Questa prima traslazione sembra essersi fatta poco tempo dopo che Costantino ebbe reso la pace ai cristiani. Almeno è certo che il corpo del santo vescovo era in una chiesa a lui dedicata a Napoli, fin dall'VIII e dal IX secolo. Questa città attribuì all'intercessione di questo Santo la fortuna che ebbe di essere liberata da una violenta eruzione del monte Vesuvio, e dalle armi dei di mont Vésuve Vulcano che minaccia Napoli, le cui eruzioni sono placate dal santo. versi nemici che avevano giurato la sua rovina negli stessi secoli.
L'odissea medievale delle reliquie
Il corpo viaggia da Napoli a Benevento, poi a Montevergine, prima di tornare trionfalmente a Napoli nel 1497 sotto l'autorità di papa Alessandro VI.
Sicone, principe di Benevento, avendo assediato Napoli all'inizio del IX secolo, ridusse gli abitanti al punto che poterono salvare la vita e la libertà solo cedendo il corpo di san Gennaro, loro patrono. Il vincitore lo portò via in trionfo e lo depose a Benevento, verso l'anno 825. La chiesa in cui riposava cadendo in rovina, fu trasportato in un'altra chiesa di quella città nel 1129. In seguito avvenne una traslazione segreta all'abbazia di Montevergine, sulla strada da Benevento a Nola. Vi fu nascosto sotto l'altare maggiore nel XIII o XIV secolo, e fu scoperto solo nel 1480, quando si lavorava per riparare e abbellire quell'altare. Ferdinando, re di Napoli, desiderando avere questo prezioso tesoro, ottenne da papa Alessandro V I che fosse resti pape Alexandre VI Papa che autorizzò il ritorno delle reliquie a Napoli nel 1497. tuito alla città che lo aveva posseduto originariamente. La traslazione avvenne con grande solennità e fu deposto nella cattedrale di Napoli il 13 gennaio 1497. Lo stesso giorno, la peste, che affliggeva quella città da molto tempo, cessò i suoi flagelli. Le ossa e le ceneri del corpo di san Gennaro si trovano in una magnifica cappella a lui dedicata, costruita sotto l'altare maggiore. Nella stessa chiesa vi è un'altra cappella, detta del Tesoro, nella quale si conservano il capo e il sangue del santo Martire, insieme a molte altre reliquie. La città la fece costruire in ringraziamento per essere stata liberata dalla peste nel 1529, per intercessione del nostro Santo.
Protettore contro le eruzioni
Nel corso dei secoli, l'intercessione di san Gennaro è accreditata per aver fermato diverse eruzioni devastanti del monte Vesuvio.
Tutti conoscono le terribili eruzioni del monte Vesuvio, che si trova a otto miglia da Napoli. Lo si è visto talvolta vomitare una quantità prodigiosa di sabbia, cenere e pietre infuocate, che ricadevano molto più lontano di questa città. Altre volte, dal vulcano è uscito una sorta di torrente di zolfo, nitro, pietre calcinate e altre materie combustibili che, come un fuoco liquido, scavava un canale, attraversava la valle fino al mare, distruggeva tutto al suo passaggio e passava spesso a brevissima distanza da Napoli. Nei secoli VII e VIII, i vortici di cenere, che erano l'effetto di queste eruzioni, oscurarono il cielo fino a Costantinopoli, e gli abitanti di quella capitale d'Oriente ne furono presi dallo spavento. I napoletani, in queste diverse occasioni, rivolsero le loro preghiere al loro santo patrono, e non fu mai inutilmente. Ne sperimentarono soprattutto gli effetti della sua protezione nel 685, sotto il pontificato di Benedetto II e il regno dell'imperatore Giustiniano il Giovane. Per conservarne la memoria, i Greci istituirono una festa in onore del Santo, con due processioni solenni all'anno. La città di Napoli fu ancora particolarmente debitrice al suo santo nelle eruzioni che avvennero nel 1631, 1698 e 1707. Nell'ultimo di questi anni, si portò processionalmente l'urna di san Gennaro a una cappella che si trovava ai piedi del Vesuvio, e subito l'eruzione cessò, l'oscurità che ne era la conseguenza si dissipò e la sera si videro brillare le stelle nel cielo.
Il miracolo della liquefazione
Descrizione dettagliata del fenomeno di liquefazione e di ebollizione del sangue di Gennaro conservato in ampolle durante la loro esposizione alla presenza del suo capo.
Riportiamo, secondo diversi autori autorevoli, il celebre miracolo della liquefazione e dell'ebollizione del sangue di san Gennaro. Nella cappella del Tesoro della cattedrale di Napoli si conservava la testa di questo Santo con il s uo sangue racchiuso in due ampolle di v sang renfermé dans deux fioles de verre Reliquia celebre per il suo miracolo della liquefazione. etro molto antiche. Non si sa in quale epoca la testa del santo vescovo fu estratta dal reliquiario in cui erano racchiuse le sue ossa. L'opinione più verosimile è che ciò sia avvenuto verso l'VIII o il IX secolo. Il busto in cui si trova oggi questa testa fu donato nel 1656 dal re Carlo II, duca d'Angiò. Il sangue è congelato e di colore nerastro. Ecco in che modo avviene il miracolo: si pone la testa sull'altare dal lato dell'epistola, e le ampolle dal lato del vangelo. Talvolta si è trovato il sangue liquido, ma in genere è solido. Quando le ampolle sono di fronte alla testa, il sangue si liquefà, o nel momento stesso, o in pochi minuti. Questa liquefazione è seguita da un'ebollizione. Quando si è ritirato il sangue e non è più alla presenza della testa, esso ritorna solido. Sebbene vi siano diversi ceri sull'altare, si riscontra, toccando le ampolle, che esse sono quasi interamente fredde. Le si fa baciare al popolo in certe occasioni. Talvolta il sangue si è liquefatto nelle mani di coloro che tenevano le ampolle, talvolta anche è ritornato solido, da liquido che era, non appena lo si toccava. La liquefazione avviene ugualmente quando le ampolle sono alla presenza di un osso o di qualche altra parte del corpo di san Gennaro. È accaduto talvolta che la liquefazione non sia avvenuta; ciò che è stato considerato come un segno dell'ira celeste. Si mettono insieme le due ampolle sull'altare, e il sangue si liquefà nell'una e nell'altra contemporaneamente e nello stesso grado, sebbene ve ne sia poco nella più piccola, e che sia attaccato alle pareti del vetro.
Questo miracolo avviene ugualmente in tutte le stagioni dell'anno, ma ordinariamente alla festa di san Gennaro, che si celebra il 17 settembre; a quella della traslazione delle sue reliquie da Pozzuoli a Napoli, la prima domenica di maggio; il 16 dicembre, giorno in cui si onora la memoria della liberazione da un'eruzione del Vesuvio, ottenuta per sua intercessione nel 1631; infine, in alcune altre circostanze straordinarie. Il cardinale Ximenes-Sylvias, poi papa con il nome di Pio II, parla della liquefazione e dell'ebollizione del sangue di san Gennaro, sotto il regno di Alfonso I d'Aragona, nel 1450. Angelo Catone, celebre medico di Salerno, che fioriva nel 1474, e altri autori di quel secolo ne fanno pure menzione. Gli storici che scrivevano duecento anni prima, riportano che Carlo I d'Angiò essendo venuto a Napoli, l'arcivescovo di questa città espose la testa e il sangue del santo martire. — Secondo il continuatore della cronaca di Maraldus, il re Ruggero venerò queste reliquie nel 1140. La stessa cosa è riportata da Fulco di Benevento. Infine, si dice che il miracolo di cui si tratta sia avvenuto finora regolarmente alla festa di san Gennaro, e a quella della traslazione delle sue reliquie, che si colloca verso l'anno 400. Molte persone hanno tentato di spiegare naturalmente questo fatto, invece di considerarlo come un miracolo; ma mai nessuno ha contestato la realtà e le circostanze di questo fenomeno.
Acta Sanctorum ; Godascard.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Arresto a Nola e condanna alla fornace ardente, dalla quale esce illeso
- Supplizio dello strappo dei nervi
- Esposizione alle fiere nell'anfiteatro di Pozzuoli
- Guarigione dalla cecità del giudice Timoteo
- Decapitazione presso la Solfatara
Miracoli
- Esce illeso da una fornace ardente dopo tre giorni
- Le fiere si coricano ai suoi piedi invece di divorarlo
- Restituisce la vista al giudice Timoteo tramite la preghiera
- Liquefazione ed ebollizione periodica del suo sangue essiccato
- Cessazione di eruzioni vulcaniche e pestilenze per sua intercessione
Citazioni
-
Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, ti raccomando il mio spirito e lo rimetto nelle tue mani
Ultime parole prima della decapitazione -
I cristiani sanno mantenere la parola data, anche dopo la loro morte
Promessa del fazzoletto al vecchio cristiano