San Fiorenzo di Baviera
PATRONO DI ROYE, NELLA DIOCESI DI AMIENS
Sacerdote e Confessore
Sacerdote originario della Baviera nel V secolo, Fiorenzo sfugge miracolosamente al martirio per evangelizzare le Gallie. Stabilitosi come eremita a Glonne in Angiò dopo essere stato ordinato da san Martino, compie numerosi miracoli prima di spegnersi in età molto avanzata. Le sue reliquie, contese tra Saumur e Roye, sono oggetto di grande devozione.
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S. FIORENZO DI BAVIERA, SACERDOTE E CONFESSORE,
PATRONO DI ROYE, NELLA DIOCESI DI AMIENS
Arresto in Baviera e separazione dei fratelli
Fiorenzo e suo fratello Floriano vengono arrestati per la loro fede in Baviera. Mentre Floriano subisce il martirio, Fiorenzo viene liberato da un angelo per evangelizzare le Gallie.
Appena giunto, avendo scoperto quaranta soldati che professavano la religione cristiana, li fece arrestare come prigionieri. Non appena i santi fratelli ebbero notizia di questa persecuzione, presero la strada per quella città, per soccorrere con tutto il loro potere quelle innocenti vittime di Gesù Cristo. Mentre vi si avvicinavano, incontrarono una truppa di soldati che marciavano con tale ardore che si sarebbe detto stessero andando a una spedizione importante. Chiesero loro dove corressero così precipitosamente; apprendendo dalle loro bocche che non avevano altro ordine se non quello di cercare dei cristiani, dissero loro: «Se volete, cari amici, il vostro viaggio non sarà lungo, noi siamo entrambi del numero di coloro che cercate. Noi adoriamo Gesù Cristo e detestiamo il culto dei vostri dei, che non sono che idoli o demoni. Non dovete far altro che prenderci e condurci al vostro presidente; egli vi loderà certamente per questa azione, poiché non tornerete a mani vuote e senza cattura».
I soldati non poterono fare a meno di ammirare il coraggio di questi due fratelli. Tuttavia, per non mancare al loro incarico, si impadronirono delle loro persone e li condussero dal loro capo. Il tiranno li interrogò sulla loro religione e, avendo riconosciuto dalle loro risposte che erano risoluti a morire mille volte piuttosto che rinunciare a Gesù Cristo, ordinò innanzitutto che fossero bastonati, supplizio ordinario per i soldati. In seguito, fece trafiggere e tagliare le loro spalle con strumenti affilati: infine li condannò a essere annegati nel fiume Anise, che passa vicino a Lorch, se non avessero cambiato al più presto i loro sentimenti.
I carnefici li caricarono dunque di catene e, tutti spezzati e coperti di piaghe com'erano, li trascinarono verso il fiume per eseguire al più presto la sentenza della loro condanna. Ma la divina Provvidenza si accontentò di prendere san Floriano e riservò san Fiorenzo per la consolazione del paese delle Gallie; poiché , a metà stra saint Florian Fratello di san Fiorenzo, martire in Baviera. da, i carnefici, trovandosi così stanchi da non poter più camminare, si coricarono all'ombra di un grande albero e vi si addormentarono; durante il loro sonno, un angelo apparve a san Fiorenzo e gli disse che non doveva morire in quell'occasione, ma che era destinato a un martirio più lungo, che, senza essere cruento, gli avrebbe tuttavia procurato una gloria immortale; che si ritirasse dunque al più presto nelle Gallie, dove Nostro Signore gli preparava grandi lavori per l'avanzamento del suo culto e per la salvezza di un'infinità di persone. Allo stesso tempo i suoi legami e le sue catene si spezzarono da soli, di modo che si ritrovò libero e in grado di potersi salvare. Comunicò la sua visione a san Floriano, il quale, vedendola confermata da quel miracolo, non dubitò che venisse da Dio; così, il suo parere fu che, per obbedire alla voce del cielo, egli approfittasse del sonno profondo dei carnefici per ritirarsi. San Fiorenzo, che desiderava ardentemente il martirio, vi si risolse solo con pena; ma sapendo bene che il più grande servizio che possiamo rendere a Dio è eseguire la sua volontà, si mise in cammino dopo aver abbracciato il suo caro fratello, che stava per essere incoronato in cielo come un generoso soldato di Gesù Cristo. I carnefici, al loro risveglio, non trovando più che quest'ultimo, sfogarono su di lui tutta la loro furia e lo gettarono infine nel fiume, che gli servì da cammino per entrare nell'eterna beatitudine. La sua vittoria è segnata al 4 maggio nel martirologio romano e la si celebra in Baviera con molta solennità.
Arrivo miracoloso a Lione
Il santo attraversa miracolosamente il Rodano su una barca guidata da un angelo e libera un ossesso al suo ingresso a Lione.
Tuttavia, san Fiorenzo partì al più presto dal suo paese e, giunto nelle Gallie, arrivò felicemente sulle rive del Rodano, vicino alla città di Lione. Era una domenica, giorno in cui desiderava ardentemente assistere alla celebrazione dei santi misteri; ma non trovò sulla riva di quel fiume grande e rapido, che bisognava necessariamente attraversare, se non una vecchia barca tutta rotta, della quale non ci si poteva servire senza esporsi a un evidente naufragio. Il desiderio di non perdere la messa in un giorno così santo lo fece allora ricorrere alla preghiera: invocò l'assistenza del cielo; e fu subito esaudito: poiché un angelo, avendolo fatto entrare nella barca, ne divenne egli stesso il pilota e la condusse al sicuro sull'altra riva, senza che imbarcasse acqua né che alcuna delle assi si separasse. Entrando a Lione, incontrò un uomo posseduto dal demonio, che tenevano legato e stretto con diverse catene, per paura che si scagliasse sui passanti e facesse loro qualche oltraggio. Ebbe pietà della sua miseria e, dopo aver implorato il soccorso di Dio con una fervente preghiera, lo liberò da un ospite così pernicioso, in virtù del segno della croce.
Insediamento a Glonne e ordinazione
Fiorenzo si stabilisce a Glonne nell'Angiò, fonda un eremitaggio e riceve gli ordini sacri a Tours dalle mani di san Martino.
Partito da Lione, seguì il corso della Loira e, per consiglio dell'angelo che lo guidava, giunse in un luogo chiamato Glonne, alle e Glonne Luogo di ritiro e di fondazione del santo nell'Angiò. stremità dell'Angiò, verso la Bretagna. Questo luogo era estremamente solitario e più adatto al rifugio delle bestie selvatiche che alla dimora degli uomini. In effetti, non trovò altro riparo che una grotta piena di serpenti, che fu costretto a scacciare con il segno della croce per potervisi stabilire. Vi costruì una cappella in onore di san Pietro, principe degli apostoli, e in seguito vi fu edificata una celebre abbazia chiamata Saint-Florent le Vieil, per distinguerla da Saint-Florent-lès-Saumur, che fu chiamata Saint-Florent le Jeune. Dopo alcuni anni, lo stesso angelo, che non mancava di istruirlo di tanto in tanto su ciò che doveva fare per la sua maggiore perfezione, gli consigliò di ricevere gli Ordini sacri e di recarsi a Tours per riceverli dalle mani di san Martino. Egli ob bedì a quest saint Martin Modello spirituale di Aquilino. a voce e, dopo aver soggiornato in quella città il tempo necessario per la sua ordinazione, ritornò alla sua grotta per continuare a godere delle delizie della solitudine. Lungo il cammino, incontrò una povera donna cieca, che testimoniava abbastanza, con le sue grida e le sue lacrime, la grandezza del disastro che le era accaduto; un figlio unico, che la conduceva per mano, le guadagnava da vivere ed era il suo unico sostegno, era annegato tre giorni prima nella Loira, senza che si potesse trovare il suo corpo per dargli sepoltura. L'afflizione di quella sventurata lo toccò così profondamente che decise di soccorrerla con le sue preghiere. Implorò dunque per lei la misericordia di Dio; subito l'angelo gli apparve e gli indicò dove si trovava il corpo del fanciullo. Lo si ripescò e, per un prodigio dell'onnipotenza divina, lo si trovò ancora vivo. Il Santo lo restituì dunque alla madre in perfetta salute; ma, per non consolarla solo a metà, la guarì anche dalla sua cecità, di modo che non ebbe solo la soddisfazione di abbracciare il figlio resuscitato, ma anche di vederlo e di poter camminare senza il suo aiuto. Vicino al castello di Saumur c'era un orribile drago: non solo infettava e devastava tutto il paese, ma a volte si scagliava anche sugli abitanti e li divorava. Essi ricorsero al nostro Santo, il quale, recatosi sul posto, pregò e, con il segno salutare della nostra redenzione, li liberò da un così orribile flagello.
Vita eremitica e trapasso
Dopo una vita di preghiera, miracoli e lotta contro il male, Fiorenzo muore all'età di 123 anni verso l'anno 440.
San Fiorenzo trascorse il resto della sua vita nella solitudine di Glonne, separato dal commercio del mondo, ma visitato e consolato dagli angeli. Il digiuno, la preghiera, le lacrime, la salmodia e il combattimento contro le passioni erano i suoi esercizi ordinari. Si recava anche talvolta nei luoghi circostanti, per lavorare alla salvezza del prossimo, e non rifiutava mai i suoi consigli a coloro che venivano nel suo deserto, per ricevere qualche istruzione nei loro dubbi, o qualche sollievo nelle loro pene. D'altronde, la carità lo obbligava spesso a compiere miracoli per l'assistenza dei poveri e degli afflitti che ricorrevano a lui. Illuminava i ciechi, liberava gli ossessi, raddrizzava gli zoppi e rendeva la salute a tutti i malati. Infine, dopo aver vissuto centoventitré anni in una vita purissima e innocentissima, e in austerità incredibili, morì il 22 settembre verso l'anno 440. I suoi atti fanno conoscere il merito di questa morte con queste poche parole: *Post sacram communionem, inter verba orationis emisit animam*: «Dopo aver ricevuto la santa comunione, rese l'anima nell'esercizio attuale delle orazioni».
Lo si dipinge ordinariamente in una barca condotta dal ministero di un angelo.
Peregrinazioni delle reliquie nel Medioevo
L'abbazia benedettina subì le invasioni normanne, portando al trasferimento delle reliquie verso Tournus, poi Roye in Piccardia.
## CULTO E RELIQUIE.
Il suo corpo fu inumato nell'eremo che aveva santificato con tante penitenze e preghiere, nella cappella stessa di San Pietro che vi aveva fatto costruire, e che era il luogo dove celebrava ordinariamente i divini misteri. Questo eremo fu poi abitato da santissimi eremiti, fino alla fine del VII secolo, quando vi fu fondata un'abbazia dell'Ordine di San Benedetto, che prese il nome di San Fiorenzo, e di cui san Morando fu il primo abate. Carlo Magno, imper atore e re Charlemagne Imperatore dei Franchi e zio di San Folchino. di Francia, prese questo luogo in tale affetto, che lo ampliò e lo arricchì notevolmente, ed è per questo che il grande Alcuino, suo precettore, lo mette nel numero delle ventitré abbazie che dice essere state fondate da questo generoso monarca, secondo l'ordine delle lettere dell'alfabeto. Tuttavia essa non poté evitare la furia, dapprima degli Unni, poi degli Svedesi e dei Danesi, chiamati Normanni, che la saccheggiarono e la rovinarono, senza lasciarvi un solo appartamento per la dimora dei religiosi. Fu in quest'ultima irruzione che il corpo venerabile di san Fiorenzo fu portato al monastero di Tournus, nella diocesi di Autun, sul fiume Saona, dove rimase diversi anni senza che i religiosi di quella casa, che ne erano solo depositari, volessero restituirlo a coloro che glielo avevano affidato. Ma ne fu sottratto furtivamente da un religioso di Glonne, chiamato Abazium, che lo riportò nell'Angiò. E allora Tebaldo, conte di Blois, invece di riparare l'abbazia di Glonne, ne fece costruire un'altra più augusta con lo stesso nome di San Fiorenzo, sulla collina allora chiamata il Trono (Truncus), e dove sorge oggi il castello di Saumur, dove le sue spoglie sacre furono collocate con una gioia e una solennità meravigliose (956). Amalberto, abate di questo monastero, trasferì su un altare speciale il corpo di san Fiorenzo (21 maggio 973), e fece fare una cassa di bronzo per deporvi le sante reliquie. In seguito, nel 1025, quest'abbazia fu distrutta con il castello da Folco, conte d'Angiò, e il corpo di san Fiorenzo ne fu ancora rimosso per salvarlo dall'incendio; ma la barca che lo trasportava sulla Loira, non potendo avanzare per una segreta condotta della potenza di Dio, si fu costretti a lasciarlo in una chiesa di Sant'Ilario, in un borgo chiamato Trèves, finché la nuova abbazia di Florent-lès-Saumur non fosse costruita. Questa santa reliquia vi rimase in quell'abbazia, dal 1030 al 1035; allora Ugo, conte di Vermandois, avendo portato le sue armi nell'Angiò, se ne impossessò con la forza e la portò a Roye, in Piccardia, nella chie Roye Città della Piccardia dove furono traslate le reliquie. sa collegiale di San Giorgio. Si costruì poi, in quella città, la grande chiesa di San Fiorenzo, dove il collegio dei canonici e le sue ossa sacre furono trasferiti, e poiché la cassa era troppo antica, gli abitanti di Roye, nel 1152, pieni di devozione verso il loro nuovo patrono, ne fecero fare altre due molto ricche, nelle quali il suo capo e il suo corpo furono messi separatamente da Teodorico, vescovo di Amiens, e da Baldovino, vescovo di Noyon.
Intervento di Luigi XI e spartizioni
Il re Luigi XI sposta le reliquie, provocando una lunga controversia tra Saumur e Roye che si conclude con una spartizione dei resti del santo.
Le cose rimasero in questo stato fino all'anno 1495; il re Luigi XI, aven Louis XI Re di Francia che arricchì il reliquiario degli Innocenti a Parigi. do preso la città di Roye, che era occupata da Carlo, duca di Borgogna, ne fece rimuovere questi due grandi tesori. Furono trasportati dapprima nella chiesa di Mortemer, poi a Cressonsacq (Oise), e in seguito alla Certosa, vicino a Noyon; di lì furono riportati a Saint-Florent-lès-Saumur. Egli donò anche due altre teche molto più magnifiche delle precedenti per rinchiuderveli. Dopo la sua morte, un grande processo scoppiò tra il Capitolo di Roye e i religiosi di Saumur; non poté essere terminato, né da una sentenza delle richieste del palazzo, né da un decreto della Corte emesso in favore del capitolo; le parti giunsero infine a una transazione con la quale convennero che il corpo di san Fiorenzo sarebbe stato restituito interamente alla chiesa di Roye con le teche che ne erano state rimosse, ma che il suo capo, con le nuove teche donate dal re Luigi XI, sarebbe rimasto all'abbazia di Saint-Florent-lès-Saumur; così, il corpo di san Fiorenzo fu portato a Roye dove compì nuovi miracoli e fu ricevuto con un'allegrezza e una solennità incredibili. È ciò che ha dato luogo alla festa del ritorno di questa santa reliquia, che vi si celebra ogni anno, la domenica nell'ottava dell'Assunzione, con tanta magnificenza quanto la festa principale del 22 settembre.
Nel XVII secolo, l'abbazia fu invasa e profanata dai settari che distrussero le teche; ma le reliquie furono fortunatamente salvate dalla profanazione e messe in luogo sicuro. Nel 1799, furono trasportate nella chiesa della parrocchia dove rimasero completamente ignorate fino al 1825. Furono riconosciute autentiche, nel 1828, da Monsignor Montault, e la traslazione ebbe luogo il 15 settembre dell'anno seguente.
Nel 1858, le reliquie furono nuovamente esaminate e spartite tra le parrocchie di Saint-Florent le Vieil e Saint-Florent le Jeune. La prima ebbe: 1° un frammento del temporale sinistro; 2° un frammento del mascellare superiore destro; 3° cavità glenoidea di una scapola; 4° una vertebra cervicale, due dorsali, una lombare; 5° le due clavicole; 6° una costa destra, una sinistra e tre altri frammenti di costa; 7° lo sterno intero; 8° questo coxale sinistro (un frammento) e la cresta dell'altro; 9° un ischio; 10° un frammento di sacro; 11° i due terzi superiori del femore sinistro; 12° dei piccoli frammenti di ossa lunghe e di ossa piatte: due di questi piccoli frammenti sono racchiusi attualmente in un reliquiario portatile a forma di ostensorio; gli altri sono stati affidati da Monsignor il vescovo alle religiose carmelitane di Angers. La seconda ebbe: 1° testa del femore della coscia sinistra; 2° frammento inferiore del femore del lato destro; 3° un pezzo dell'osso delle iliache del lato destro; 4° una vertebra lombare, una dorsale e tre cervicali; 5° cinque frammenti di costa; 6° una porzione della clavicola sinistra; 7° una metà del mascellare inferiore del lato sinistro; 8° un pezzo della cresta dell'osso delle iliache; 9° un pezzo di condilo di uno dei femori; 10° trentadue frammenti che non possono essere classificati; 11° pezzo staccato di uno dei femori.
Posterità e fonti agiografiche
Il culto di san Fiorenzo si estende fino al Belgio e all'Ungheria, basandosi sui racconti di La Vacquerie e dei Bollandisti.
Il villaggio di Saint-Floris, nell'Artois, si è posto sotto il suo patronato. Vi si veneravano, nel XVIII secolo, un osso del braccio e un osso della testa del Santo. Il suo culto era diffuso non solo in Francia e in Belgio, ma fino in Ungheria. Il martirologio romano fa menzione di lui in questo giorno, e Baronio nelle sue Note.
Il R. P. de la Vacquerie ha scritto la sua vita. Abbiamo tratto ciò che abbiamo detto, tanto dalle lezioni dei vari breviari, dalla Revue de l'Anjou del 1829, quanto da diverse memorie che i religiosi di Saint-Florent-lès-Saumur e i canonici di Roye ci hanno fornito. — Cf. Acta Sanctorum; Vies des Saints d'Anjou, del R. P. Dom Chaimard.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Arresto insieme al fratello Floriano in Baviera
- Condanna al supplizio e all'annegamento
- Liberazione miracolosa per mezzo di un angelo durante il sonno dei carnefici
- Esilio verso le Gallie (Lione, poi l'Angiò)
- Ritiro eremitico a Glonne
- Ordinazione sacerdotale a Tours per mano di san Martino
- Morto all'età di 123 anni
Miracoli
- Attraversamento del Rodano in una navicella rotta guidata da un angelo
- Espulsione di serpenti da una grotta tramite il segno della croce
- Resurrezione di un bambino annegato e guarigione della madre cieca
- Uccisione di un drago a Saumur
- Guarigioni multiple di ciechi, zoppi e indemoniati
Citazioni
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Post sacram communionem, inter verba orationis emisit animam
Atti di san Fiorenzo