23 settembre 1° secolo

Santa Tecla di Iconio

LA PRIMA DELLE MARTIRI

Vergine e prima delle martiri

Festa
23 settembre
Morte
Ier siècle (âgée de 90 ans) (naturelle)
Epoca
1° secolo

Nobile di Iconio convertita da san Paolo, Tecla rinuncia al matrimonio per la verginità cristiana. Sopravvive miracolosamente a molteplici supplizi (fuoco, leoni, tori, serpenti) prima di terminare la sua vita come eremita all'età di novant'anni. È venerata come la prima delle martiri e uguale agli apostoli.

Lettura guidata

Sezioni di lettura: 7

SANTA TECLA DI ICONIO, VERGINE,

LA PRIMA DELLE MARTIRI

Conversione 01 / 07

Conversione a Iconio

A Iconio, la giovane nobile Tecla si converte al cristianesimo dopo aver ascoltato le predicazioni di san Paolo, rinunciando al matrimonio per consacrarsi a Dio.

Quando l'apostolo san Paolo saint Paul Apostolo citato da san Girolamo per illustrare i decreti divini. predicava il Vangelo nella città di Iconio, Iconium Città natale di Tecla in Licaonia. che si trova nella provincia di Licaonia, alloggiava presso un cristiano chiamato Onesiforo, e vi teneva sante assemblee dove si riuniva una moltitudine di persone desiderose della propria salvezza. Tecla era tra queste; era una giovane di diciotto anni, tra le più nobili e ricche della città. Sua madre T eoclia l Théoclie Madre di santa Tecla che la denunciò alle autorità. 'aveva promessa in sposa a un giovane signor e chiama Thamyris Fidanzato pagano di Tecla. to Tamiri, e attendeva solo il momento di celebrare quel matrimonio che riteneva assai vantaggioso. Tecla, durante questo periodo, sentì raccontare tante meraviglie sul santo Apostolo, e le fu fatto un resoconto così lusinghiero di ciò che accadeva in quelle conferenze religiose, che impiegò ogni sorta di stratagemma per potervi accedere. La cosa non era facile, poiché sua madre non la perdeva mai di vista; ma la divina Provvidenza le fece trovare i mezzi: toccata dalle parole di quel predicatore celeste, non solo divenne cristiana, ma rinunciò anche al matrimonio e prese Gesù Cristo come suo Sposo eterno. La sua avidità nell'ascoltare il santo Apostolo, dice san Giova nni Crisostomo, era co saint Jean Chrysostome Predecessore di Trifone citato come esempio di vescovo santo e perseguitato. sì grande che, quando egli fu messo in prigione, ella vendette i suoi anelli e gli altri gioielli per avere di che corrompere il carceriere, affinché le permettesse di entrare: «Tecla ha dato i suoi gioielli per vedere san Paolo; e voi, che vi glorificate del nome di cristiano, non avete il coraggio di dare un obolo per vedere Gesù Cristo».

Martirio 02 / 07

Primo martirio e fuga

Denunciata dalla propria madre, Tecla sopravvive miracolosamente al rogo grazie a una pioggia divina prima di raggiungere san Paolo nel suo ritiro.

La madre della nostra Santa non tardò ad accorgersi del cambiamento avvenuto in lei; la sua avversione per il matrimonio, il suo disprezzo per tutte le vanità del mondo, l'umiltà, la modestia, lo spirito di ritiro e di devozione che trasparivano dal suo volto, mostravano chiaramente che non era più una figlia del secolo, ma un'anima conquistata al Salvatore. Le chiese da dove venisse questa novità; e, apprendendo dalla sua bocca che Nostro Signore l'aveva illuminata per riconoscere l'empietà del paganesimo, la necessità della religione cristiana e il prezzo inestimabile della verginità, entrò in tale furore che fu sul punto di ucciderla con le sue stesse mani. Dopo questo primo impeto, passò a un eccesso di inumanità ben più orribile: accusò lei stessa la figlia davanti al giudice come cristiana e come refrattaria alla promessa di matrimonio che aveva dato, e lo pregò di farla bruciare viva se non avesse cambiato risoluzione, al fine di incutere terrore alle altre giovani che fossero state sollecitate a imitare la sua condotta. Il giudice accolse questa preghiera, fece comparire Tecla davanti al suo tribunale e, trovandola irremovibile nella sua risoluzione di rimanere cristiana e di conservare la sua verginità, comandò di accendere un grande braciere e di gettarvela viva. La generosa vergine si munì allora del segno della croce e, senza attendere che i carnefici ponessero la mano su di lei, mossa da un impulso straordinario dello Spirito Santo, entrò audacemente nel mezzo delle fiamme per farvi il sacrificio del suo corpo alla gloria del suo Sposo. Tuttavia Dio ne sospese l'attività, e cadde in quello stesso momento una tale abbondanza di pioggia che il fuoco fu interamente spento e il popolo idolatra fu costretto a fuggire per cercare riparo. Tecla uscì dunque da quel braciere senza averne ricevuto alcun danno, senza che nemmeno le sue vesti fossero bruciate, e si allontanò dalla sua città natale senza che alcuno pensasse di opporsi alla sua fuga.

Così scampata miracolosamente a una morte certa, Tecla, a cui il Signore solo doveva ormai far le veci di famiglia e di eredità, corse alla ricerca del grande Apostolo. Questi, da parte sua, presagendo la sorte che i suoi nemici riservavano alla sua figlia spirituale, non si era allontanato dalla città di Iconio. Alcuni cristiani ferventi, anch'essi generati da lui alla fede, gli avevano procurato un rifugio sicuro in un luogo solitario. Tecla fu istruita da loro sul luogo del suo ritiro e poté rivedere colui le cui divine esortazioni avevano saputo ispirarle tanta energia e tanta grandezza d'animo. Il loro incontro fu quanto mai toccante: il maestro ritrovava la sua discepola cinta dall'aureola del martirio; la discepola rivedeva il suo maestro che portava le stigmate della persecuzione. L'uno glorificava il Signore per averlo giudicato degno di generare questa figlia alla fede; l'altra benediceva Dio per averle procurato un così illustre precettore nelle tenebre della sua ignoranza. Entrambi infine si stimavano felici e si mostravano pieni di gioia per aver sofferto per il nome e la gloria di Gesù Cristo, il loro divino Maestro.

Missione 03 / 07

Missione con san Paolo

Tecla accompagna san Paolo nei suoi viaggi apostolici per formarsi alla perfezione cristiana prima di stabilirsi ad Antiochia.

Dopo aver effuso reciprocamente il loro cuore davanti al Signore, Tecla chiese con insistenza che le fosse permesso di accompagnare il santo Apostolo nelle sue corse apostoliche, al fine di formarsi alla perfezione sotto un modello così compiuto. Animata dallo stesso spirito del suo maestro, avrebbe voluto, nell'ardore del suo zelo, condividere i suoi lavori e le sue sofferenze, guadagnare anime a Gesù Cristo e propagare in ogni luogo la gloria del suo santo nome. L'Apostolo rispose a questa richiesta con una descrizione di tutte le fatiche del suo apostolato e della sua vita che non era che un combattimento e una peregrinazione continua. Le ricordò che, dedito alla conversione dell'universo intero, doveva percorrere i paesi più lontani, le nazioni più divise per costumi e linguaggio. Tuttavia, non volendo rattristare questa fedele serva del suo Dio, e desiderando rafforzare ancor meglio con istruzioni più frequenti i sentimenti di pietà e di sacrificio che la grazia aveva fatto nascere nel suo cuore, san Paolo acconsentì che Tecla lo accompagnasse in alcune delle sue corse, finché non avesse potuto stabilirsi nel mezzo di qualche cristianità nascente, dove sarebbe stata al tempo stesso al riparo dalla persecuzione della sua famiglia e come un apostolo tra i neofiti. Tecla accolse con rispetto e riconoscenza la decisione del santo Apostolo. Si sforzò, per quanto le fu possibile, di mettere a profitto i preziosi istanti che le restavano da passare vicino a questo grande dottore; e si comprende facilmente quanti frutti dovesse produrre la parola santa in un cuore così ben disposto a riceverla.

Dopo aver seguito così, per qualche tempo, il grande Apostolo, la nostra Santa arrivò ad Anti ochia, c Antioche Antica città dove risiedeva santa Publia con la sua comunità. apitale della Siria. È in questa città che dovette stabilirsi, ed è in questa città che Dio la chiamava a nuovi combattimenti e a nuovi trionfi.

Martirio 04 / 07

I supplizi di Antiochia

Ad Antiochia, ella resiste alle avances di Alessandro e sopravvive a diversi supplizi: le bestie feroci, i tori e una fossa di serpenti.

Uno dei primi abitanti della città, Alessandro, fu preso da una viva passione per Tecla. Approfittando dell'influenza che la sua posizione gli conferiva, osò insultarla in piena strada. Ma la vergine cristiana, ascoltando solo il proprio coraggio, strappò la tunica del suo aggressore, gli strappò dalla testa la corona che portava e lo coprì di confusione davanti a tutto il popolo. Lungi dal divorare in silenzio l'affronto che la sua brutalità gli aveva meritato, Alessandro condusse l'eroica giovane davanti al governatore, che la condannò ad essere divorata dalle bestie. Questa sentenza iniqua sollevò una parte del popolo. Sia che il numero dei cristiani fosse già grande ad Antiochia, o che la condotta di Alessandro apparisse troppo infame per non rivoltare la coscienza pagana stessa, le donne, prendendo le difese dell'eroina, si misero a gridare attorno al tribunale: «L'arresto è ingiusto, la sentenza è iniqua!». Ma Tecla, unicamente preoccupata della cura della sua virtù, non chiedeva che un favore, quello di essere conservata pura prima della sua morte. La si rimise dun que nell Tryphène Donna di alto rango che protesse Tecla ad Antiochia. e mani di una donna di alto rango, chiamata Trifena, che aveva appena perso la sua figlia unica. Giunta l'ora del supplizio, i carnefici scatenarono contro la giovane vergine una leonessa furiosa che, invece di farle alcun male, si coricò davanti a lei leccandole i piedi. Il mattino seguente, i satelliti di Alessandro ebbero pena a togliere Tecla dalle braccia di Trifena, che già la amava come sua figlia. Trascinata all'anfiteatro, la vergine se ne stava, le mani levate verso il cielo, in mezzo alle bestie feroci che venivano scatenate contro di lei; ma nessuna la toccava. Dio l'aveva avvolta in una nube di fuoco, affinché gli spettatori non vedessero che era senza vestiti.

Quest'ulti mo tratto è di saint Ambroise Padre della Chiesa citato per una massima sulla forza. una delicatezza incantevole, e sant'Ambrogio l'ha rilevato così in una delle sue pagine più belle: «Che Tecla vi insegni il sacrificio. Poiché fuggiva il matrimonio, si vide condannata dal furore del suo fidanzato; ma seppe ispirare alle bestie feroci il rispetto della verginità. L'avevano destinata a perire sotto il dente degli animali; era lì, esposta a sguardi che cercava di evitare; insegnò il pudore a quegli occhi che non la conoscevano. Com'era bello vedere l'animale coricarsi a terra, leccare i suoi piedi, e testimoniare con quel linguaggio muto che non osava attentare al corpo sacro della vergine! È così che la bestia feroce venerava la sua preda: si era spogliata della sua natura, ed era diventata umana, poiché gli uomini non lo erano più. In quel momento, avreste visto i ruoli invertiti: gli uomini trasformati in animali selvaggi comandavano la crudeltà alle bestie, e le bestie venivano a baciare i piedi della vergine, insegnando il dovere agli uomini. Tanto la verginità è una cosa ammirabile, poiché comanda il rispetto fino ai leoni stessi! Istinto della fame, grida, eccitazioni, abitudini sanguinose, natura feroce, non ascoltarono nulla di tutto ciò. Venerando la martire, hanno insegnato la religione, hanno insegnato la castità; poiché, avvicinandosi alla vergine, baciavano solo la pianta dei suoi piedi, gli occhi abbassati verso la terra, come se non avessero osato elevare il loro sguardo fino alla vergine nuda...»

Alla vista di un prodigio così straordinario, un cupo silenzio si impadronì del cuore di tutti gli spettatori. Gli uni, riconoscendo in questo segno la protezione visibile del cielo e l'innocenza di Tecla, desideravano che la vita e la libertà fossero rese alla Santa. Gli altri, più induriti da questo miracolo stesso, desideravano che un altro genere di supplizio le fosse preparato. Mille grida confuse si levarono infine contemporaneamente e vennero a dissipare il torpore nel quale era immerso il governatore stesso. Il sentimento della vendetta si risvegliò più violento che mai: ordinò dunque di ricondurre Tecla nella sua prigione.

Il giorno seguente, tutto il popolo essendo di nuovo riunito, la santa martire fu condotta nell'anfiteatro. Poiché perseverava sempre nella confessione della fede, il magistrato ordinò che fosse legata a tori indomiti per essere fatta a pezzi. Nello stesso istante i carnefici avvolgono il suo corpo delicato con legami spessi e solidi. I tori sono attaccati a questi stessi legami in senso inverso: poi li si eccita, li si punge, li si anima. Vani sforzi! i legami si rompono, i carnefici sono feriti, e Tecla è piena di vita.

Questo nuovo prodigio sembra attizzare ancora più violentemente l'odio dei persecutori. Si precipita allora la santa in una fossa profonda, riempita di serpenti e di altri rettili velenosi il cui morso era sempre mortale per gli sventurati condannati a questo genere di supplizio. Tecla, in mezzo a questi nemici pericolosi, eleva il suo cuore a Dio e lo scongiura di accettare il sacrificio della sua vita. Attende la morte con una santa impazienza nella speranza di essere presto riunita e per sempre al divino sposo della sua anima. Il Dio che l'aveva protetta contro la violenza delle fiamme, che l'aveva liberata dai denti dei leoni, che l'aveva anche sostenuta contro l'impetuosità dei tori, doveva ancora difenderla contro il morso dei serpenti. Questi animali velenosi si allontanano al suo aspetto, non osando sporcare con la loro bava immonda questo corpo sacro, tempio vivente della divinità e doppiamente consacrato al Signore dalla verginità e dal martirio. Un intorpidimento profondo si impadronisce di tutti i loro membri, e la Santa può muoversi in questa orribile prigione senza provocare i loro attacchi.

Senza riportare ancora qui le testimonianze dei vari Padri della Chiesa che ci hanno trasmesso il ricordo di questi prodigi, ascoltiamo solo san Zenone, vescovo di Verona e martire, nel suo libro della Paura: «Un accusatore accanito si leva contro Tecla. Le leggi del paese e i loro ministri inumani sostengono le parole dell'accusatore. La ferocia degli animali crudeli è stimolata in tutti i modi, e si trova nondimeno più facile da domare della ferocia degli uomini. Ma affinché nulla sembrasse mancare a questo spettacolo così inumano, vi si aggiungono ancora i mostri marini. La giovane vergine è spogliata di tutti i suoi vestiti, è circondata da fiamme: in mezzo a tanti strumenti di morte, e all'angoscia degli spettatori, sopravvive e calpesta tutti i generi di terrori. Sana e salva, e come se avesse sottomesso l'universo intero, esce dalle profondità di questa fossa lugubre, non punto come una persona degna di pietà, ma come un'eroina degna di ammirazione, portando i trofei del mondo vinto, mentre ciascuno si aspettava di vederla perire e soccombere a tanti supplizi».

Vita 05 / 07

Ultimi anni a Seleucia

Dopo aver rivisto Paolo a Mira, si stabilì in una caverna a Seleucia dove visse come eremita fino all'età di 90 anni, protetta da un miracolo finale.

La liberazione miracolosa della vergine di Iconio aveva commosso tutto il popolo di Antiochia. Il governatore la fece venire e le disse: «Chi sei tu, che le fiere non osano toccare?» — «Io sono», gli rispose Tecla, «la serva del Dio vivente. Se gli animali selvatici mi hanno risparmiata, è perché ho riposto tutta la mia fiducia in Gesù Cristo, il Figlio di Dio, che è la delizia del Padre. Lui solo è la via che conduce alla salvezza, il rifugio di coloro che sono stati battuti dalla tempesta, la consolazione degli afflitti, la speranza di chi non ne ha più. Chi non crede in lui non vivrà, ma avrà in sorte la morte eterna». Il governatore, udendo ciò, emise un decreto con questo tenore: «Tecla, la serva di Dio, è libera». Le grida di gioia della folla accompagnarono la vergine fino alla casa di Trifena, dove dimorò per diversi giorni, istruendo le giovani fanciulle nella vera fede. Saputo che san Paolo era a Mira, in Licia, andò a raggiungerlo per raccontargli le grazie di cui Dio l'aveva colmata. Di lì, ritornò a Iconio per predicare il Vangelo. Arrivata nella sua città natale, ritrovò sua madre, ma il suo fidanzato era morto. Invano mise in atto tutto ciò che una fede viva può ispirare all'amore filiale: Teoclia rimase sorda alle preghiere di sua figlia e non si convertì affatto. Allora Tecla, lasciando la casa paterna, se ne andò nel sepolcro dove un tempo aveva trovato san Paolo con Onesiforo e, inginocchiatasi, versò davanti al Signore abbondanti lacrime. Uscita di lì, si recò a Seleucia, dove convertì diverse persone al Vangelo. Ritiratasi in una cav Séleucie Luogo di ritiro finale e di sepoltura della santa. erna del monte Calamon, istruiva con la parola e con l'esempio le donne che venivano a lei, attratte dalla fama delle sue virtù. Un'ultima aggressione venne a turbare la vergine nel luogo solitario che si era scelto. Alcuni medici di Seleucia, irritati dal fatto che i malati prendessero la via di Calamon invece di rivolgersi a loro, assoldarono degli uomini viziosi, che penetrarono nella caverna per eseguire il loro infame progetto. Ma, nello stesso istante, la roccia si aprì e si richiuse sulla Santa, che protesse contro la violenza dei malvagi. Tecla era giunta all'età di novant'anni quando il Signore chiamò la sua anima a sé.

Eredità 06 / 07

Eredità e modelli di santità

Considerata la prima martire del suo sesso, è celebrata dai Padri della Chiesa come un modello assoluto di verginità e di coraggio.

Poche Sante hanno avuto tanti panegiristi e tanti ammiratori quanto questa illustre vergine. La sua memoria era in così alta venerazione nei primi secoli della Chiesa, che quando si voleva dare a qualcuno il più alto grado di lodi, si diceva che fosse una Tecla; questa parola comprendeva tutte le lodi possibili. È così che san Girolamo chiama la celebre Melania, e che san Gregorio di Nazianzo nomina l'illustre Macrina, sorella di san Basilio il Grande e di san Gregorio di Nissa. Dopo l'augusta Madre di Dio, Tecla è il modello e l'esempio che i santi dottori propongono alle vergini e alle martiri. La onorano del titolo di apostola ed evangelista del suo sesso, e la pongono immediatamente dopo gli Apostoli di Gesù Cristo. La chiamano la prima figlia spirituale di san Paolo, sua fedele discepola e sua compagna nelle sue fatiche evangeliche. Esaltano la sua fede, il suo amore per la purezza, la sua intrepidezza nelle sofferenze, e ce la mostrano sopravvivere ai vari generi di supplizi per morire di un martirio più lento e ancora più doloroso, vale a dire, consumata dall'amore che porta al suo Dio. «Mi sembra oggi», esclama san Giovanni Crisostomo nella sua omelia, «mi sembra di vedere la beata vergine Tecla, che tiene in una mano una corona vinta sulle passioni, nell'altra una seconda corona vinta sui pericoli, e che offre al sovrano Maestro di tutte le cose questi trofei della sua verginità e del suo martirio. La verginità non fu forse per lei un martirio anticipato più doloroso del martirio stesso?»

Sant'Isidoro di Pelusio, scrivendo a un monastero di fanciulle della città di Alessandria, diceva: «Dopo l'esempio di Giuditta, di Susanna e della figlia di Iefte, non potete più addurre la debolezza della vostra natura. Aggiungete a queste generose primizie di tutte le martiri, questa generosa eroina che, prima del suo sesso, ha eretto tanti trofei alla castità vittoriosa, voglio dire Tecla, così celebre e così rinomata in tutto il mondo. La sua vita è come una colonna incrollabile sulla terra che sarà un monumento eterno della sua virtù, e che, servendo alle vergini come un secondo faro durante la notte tenebrosa di questo secolo, mostrerà loro il cammino che devono seguire, affinché non facciano naufragio nel mare tempestoso degli ardenti affetti della carne, ma arrivino a quel porto desiderato dove essa è così felicemente giunta».

San Principio, vescovo di Soissons e fratello minore di san Remigio, onorato alla data del 25 settembre, aveva una devozione così viva per la nostra Santa, che volle essere inumato fuori dalle mura della città, in una cappella dedicata a questa illustre martire.

Se si percorrono poi di età in età gli scrittori posteriori ai Padri dei primi secoli della Chiesa, ovunque si ritrovano le lodi e gli elogi più pomposi dati a questa stessa Santa. Il dotto Baronio, nei suoi Annali e nelle sue annotazioni sul martirologio, e dopo di lui Spondanus e altri, hanno esaltato degnamente la santità di Tecla.

Culto 07 / 07

Culto e pellegrinaggi

La sua tomba a Seleucia divenne un centro di pellegrinaggio maggiore, mentre le sue reliquie si dispersero in tutta Europa, in particolare a Tarragona e in Francia.

## CULTO E RELIQUIE.

Il culto reso alla nostra santa Martire è antichissimo e illustrissimo nella Chiesa. San Gregorio di Nazianzo si recò per devozione a Seleucia a visitare la sua tomba, così come santa Marana e santa Cira; vi si accorreva da ogni parte, a causa dei grandi miracoli che Dio vi operava per sua intercessione. Questi pellegrinaggi erano così frequenti e famosi che se ne parla persino negli

Atti del settimo Concilio ecumenico: «Ciò che assicuro per certo», dice il santo vescovo di Seleucia, «è che nessuno vi è mai stato privato del frutto delle sue richieste, sia che desiderasse la salute, sia che cercasse la liberazione dai suoi mali. Non si è ancora sentito dire che qualcuno se ne sia andato lamentandosi di non aver ottenuto l'effetto delle sue preghiere. Si vede ogni giorno, al contrario, che tutti coloro che visitano la sua tomba ritornano cantando le lodi della Santa, pubblicando di aver ottenuto molto più di quanto avessero osato sperare, e che la fama è ben al di sotto delle meraviglie che vi si compiono».

È cosa ordinaria implorare la sua assistenza nelle grandi traversie e scongiurare la misericordia divina di esserci altrettanto favorevole quanto lo fu verso questa incomparabile Vergine. Alcuni Martiri, tra le torture, pregano Dio che li liberi, così come aveva preservato santa Tecla dal fuoco, dalle bestie e dagli altri supplizi: lo si può vedere negli Atti di san Terenzio e dei suoi compagni. San Cipriano, in un'orazione che rivolge a Dio, usa queste parole: «Assistici, Signore, e sii con noi come fosti con san Paolo nelle catene, e con santa Tecla in mezzo alle fiamme». E, pregando per se stesso, il giorno stesso del suo martirio, dice a Gesù Cristo: «Liberami, Signore, dalle miserie di questo mondo, come liberasti santa Tecla dal mezzo dell'anfiteatro». Infine, la Chiesa, nelle orazioni che ha composto per raccomandare alla misericordia divina le anime degli agonizzanti, rivolge a Dio queste parole: «Ti supplichiamo, Signore, che, come hai liberato la beata Tecla, vergine e martire, da tre crudeli tormenti, tu abbia anche la bontà di liberare quest'anima e di farle la grazia di godere con te dei beni celesti». Queste testimonianze sono altrettante prove autentiche del grande merito della nostra Santa. L'imperatore Zenone fece costruire, a Seleucia, un superbo tempio in suo onore, in riconoscimento del fatto che aveva recuperato l'impero per sua assistenza. Giustiniano ne fece edificare uno molto sontuoso anche nella città di Nicea, in Bitinia.

Il suo corpo, dapprima sepolto a Seleucia, riposa ora nella chiesa metropolitana di Tarragona, che è dedicata sotto il suo nome. Secondo la tradizione del luogo, Pietro II, re d'Aragona, volendo r Tarragone Città spagnola che custodisce il corpo della santa. iunire al suo dominio, con la forza delle armi, alcuni feudi di questa chiesa che pretendeva gli appartenessero, ricevette uno schiaffo dalla mano della Santa; ne cadde malato e morì. Riconobbe, tuttavia, prima di morire, che questo castigo veniva da Dio, e, in questo sentimento, fece restituire i beni che aveva usurpato e riparò tutti i danni che aveva causato alla Chiesa.

Ma, sebbene i Catalani si glorino di possedere il corpo di santa Tecla, altre chiese non mancano di averne delle reliquie. La cattedrale di Chartres ne conserva alcune ossa con molta venerazione. Sono racchiuse in una cassa di legno dorato, con reliquie di san Cosma e pezzi di una grande scatola d'avorio, sui quali è rappresentato il martirio di santa Tecla. Questi frammenti d'avorio sono stati ritrovati durante l'esumazione di san Piat. Alla Rivoluzione, essendo stata saccheggiata la cassa che racchiudeva le sue reliquie, questi preziosi resti furono sepolti nella terra e confusi con altri; ecco perché, non essendo potuti essere riconosciuti durante la loro esumazione, sono stati depositati nella cassa di legno dorato che si vede oggi nella cattedrale.

La chiesa di Notre-Dame di Vernon-sur-Seine possiede ancora un osso del braccio della Santa che la chiesa di Riez le aveva donato nel 1223. Questa reliquia, salvata dalla Rivoluzione da un antico sacrestano di quella collegiata, è stata riconosciuta, nel luglio 1836, da Monsignor du Châtellier, vescovo di Evreux, e riunita in una bella cassa gotica alle reliquie di san Mauro, patrono della città di Vernon.

La chiesa di Riez era, nel 1223, in possesso della testa e di un braccio. Il vescovo di Riez, Fulco di Caille, racchi use Riez Sede episcopale del santo. questa testa preziosa in una cassa d'argento. La cassa è scomparsa nella tormenta rivoluzionaria; ma una parte delle sante ossa è stata conservata. Oggi la chiesa di Riez possiede solo la mascella inferiore di santa Tecla; essa è chiusa in un reliquiario.

Le cattedrali di Milano, di Tarragona e di Riez, e la collegiata di Vernon-sur-Seine, venerano questa Santa come loro patrona speciale, e celebrano la sua festa con ottava. La festa di questa illustre vergine è segnata in tutti i martirologi il 23 settembre.

Ci siamo serviti, per comporre questo compendio, delle Osservazioni di Baronio sul martirologio; delle lezioni del breviario romano e del martirologio di Adone; dei Santi della Chiesa di Riez, dell'abate Foraud; dei Padri apostolici e della loro epoca, di Monsignor Froppel.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Conversione a Iconio tramite la predicazione di san Paolo
  2. Rinuncia al matrimonio con Tamiri
  3. Condanna al rogo ed estinzione miracolosa tramite la pioggia
  4. Compagna di viaggio di san Paolo
  5. Data in pasto alle fiere ad Antiochia (leonessa protettrice)
  6. Tentativo di smembramento tramite tori
  7. Gettata in una fossa di serpenti velenosi
  8. Ritiro in una caverna sul monte Calamon
  9. Scomparsa in una roccia che si apre per proteggerla

Miracoli

  1. Spegnimento di un rogo tramite una pioggia improvvisa
  2. Addomesticamento di una leonessa e di altre fiere nell'arena
  3. Nube di fuoco a protezione della sua nudità
  4. Rottura dei legami attaccati a tori indomiti
  5. Insensibilità al veleno dei serpenti
  6. Apertura miracolosa di una roccia per sfuggire agli aggressori

Citazioni

  • Io sono la serva del Dio vivente. Risposta al governatore di Antiochia
  • Tecla ha dato i suoi gioielli per vedere san Paolo; e voi... voi non avete il coraggio di dare un obolo per vedere Gesù Cristo San Giovanni Crisostomo

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo