San Firmino di Pamplona
PRIMO VESCOVO DI AMIENS E MARTIRE.
Primo vescovo di Amiens e Martire
Nato a Pamplona e battezzato dai discepoli di san Saturnino, Firmino divenne il primo vescovo di Amiens dopo una vasta missione evangelica attraverso le Gallie. Nonostante i suoi numerosi miracoli e conversioni, fu arrestato dalle autorità romane e decapitato segretamente nella sua prigione all'inizio del II secolo. Il suo culto, incentrato sulla cattedrale di Amiens, rimane uno dei più importanti della Piccardia e della Navarra.
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SAN FIRMINO DI PAMPLONA,
PRIMO VESCOVO DI AMIENS E MARTIRE.
Origini e conversione a Pamplona
Firmino nasce a Pamplona nel I secolo in una famiglia senatoriale pagana che si converte sotto l'influenza di san Saturnino e sant'Onesto.
Inizio del II secolo.
Eu fines patries descrit, oppida Lustrat proco Dei, ruroque Gallica; Et quacunque volat, plurium civium Christo millio subjoit.
Firmino lascia la sua patria; corre, missionario intrepido, annuncia la buona novella nelle città e nelle campagne della nostra Francia; e, alla sua voce eloquente e convincente, migliaia di voci rispondono: Crediamo in Cristo!
Inno di san Firmino.
Firmino nacq ue a P Firmin Primo vescovo di Amiens e martire originario della Spagna. amplona ne lla secon Pampelune Città natale di san Firmino in Spagna. da metà del primo secolo. Suo padre, chiamato Firmo, era, per rango e nascita, il primo dei senatori della città; sua madre si chiamava Eugenia: entrambi erano, sebbene pagani, notevoli tra tutti i loro concittadini per l'onestà della loro vita e la dolcezza del loro carattere. Avevano tre figli, due maschi e una femmina; Firmino, il primogenito dei tre, era destinato a compiere quaggiù grandi cose e a fondare la Chiesa di Amiens, di cui è la prima e la più grande gloria.
Sotto il regno dell'imperatore Claudio, nell'anno 48, alcuni anni dopo l'ascensione di Nostro Signore, il beato Pietro, principe degli Apostoli, che aveva ricevuto l'incarico di pascere le pecore e gli agnelli, aveva inviato nelle Gallie il vescovo Saturnino, suo discepolo, che stabilì Saturnin Martire a cui era dedicata una basilica a Viocourt. la sua sede a Tolosa. Aiutato dai suoi due discepoli Onesto e Papulo, ebbe la felicità di convertire un gran numero di abitanti di quella vasta città. Quando iniziò a vedervi la fede un po' diffusa, incaricò sant'Onesto di andare a predicar e in Spagna i saint Honeste Sacerdote inviato da Saturnino a Pamplona, maestro di san Firmino. l culto del vero Dio. Questi si affrettò a varcare i Pirenei e arrivò a Pamplona, dove annunciò il Vangelo.
Il senatore Firmo e la sua famiglia, avendolo ascoltato, furono sorpresi da questo linguaggio nuovo per loro. Toccati dalla grazia, chiesero al santo missionario quale religione volesse far loro abbracciare, o quale Dio volesse far loro adorare al posto dei loro idoli. Il santo sacerdote, dopo averli istruiti, si affrettò a tornare a Tolosa e a informare il suo maestro delle felici disposizioni in cui aveva lasciato a Pamplona il senatore Firmo e la sua famiglia. A questa notizia, san Saturnino lasciò Tolosa e si diresse prontamente, con Onesto, verso la città di Pamplona. Le loro predicazioni, accompagnate da miracoli eclatanti che venivano a confermare le loro parole, portarono il popolo intero a convertirsi; quasi quarantamila persone vennero a chiedere il battesimo al santo vescovo di Tolosa. San Firmino fu battezzato da Onesto, e i suoi genitori da san Saturnino, che affidò al suo compagno la cura di continuare la sua opera a Pamplona.
Educazione e apprendistato dell'apostolato
Formato da sant'Onesto, il giovane Firmino progredisce rapidamente nelle scienze e nella pietà, iniziando a predicare fin dall'età di diciassette anni.
Firmino divenne anch'egli un ardente propagatore della fede; si sforzò, con dolci esortazioni, di sottomettere al giogo del Signore tutti coloro sui quali aveva una qualche autorità. Con il passare del tempo, sempre cattolico di fede e di azione, affidò a sant'Onesto il giovane Firmino, che era già suo figlio per il battesimo, affinché lo istruisse nelle belle lettere e nella religione; volendo che il sacerdote, al cui zelo lui e i suoi dovevano la grazia del Cristianesimo, fosse il maestro incaricato di formare il cuore e lo spirito di ciò che aveva di più caro al mondo, il primogenito dei suoi figli. La scelta del maestro presagiva in qualche modo gli alti destini di questo figlio di benedizione. Sotto la guida di un tale maestro, il giovane cristiano non poteva che avanzare a grandi passi nel cammino della perfezione. Firmino fece rapidi progressi nelle scienze e nella virtù. Di giorno in giorno la sua condotta diventava più esemplare, mentre aumentava il suo amore per la divina professione che voleva abbracciare; come il resto della sua vita mostrò in modo eclatante, raccoglieva preziosamente gli insegnamenti che attingeva a una fonte così pura, ed era un modello di buone opere.
All'età di circa diciassette anni, era già istruito nelle lettere e nella dottrina cattolica. Andava con assiduità in chiesa a cantare, a ogni ora, le lodi di Dio e dei suoi Santi. In un'età così poco avanzata, si donava tutto intero allo studio e alla preghiera. Amava restare a lungo nel luogo santo e vi andava spesso a pregare. Insaziabile nell'adempimento dei divini precetti della religione, non cessava di meditarli. Infine, tutto nella sua condotta spirava un tale profumo di santità che sant'Onesto, che cominciava a invecchiare, non tardò ad apprezzare le felici disposizioni del suo allievo. Il suo cuore paterno si rallegrò di tutte le speranze che esse gli facevano concepire, e, desideroso di farlo avanzare ancora di più sui gradi della virtù, non solo cominciò presto a farsi accompagnare da Firmino nelle sue corse apostoliche, ma lo fece persino predicare al suo posto nei sobborghi e nei villaggi. Il giovane cristiano faceva così l'apprendistato dell'apostolato. Si cimentava in quel grande combattimento che avrebbe dovuto sostenere un giorno contro l'idolatria, nella sua gloriosa conquista evangelica della Piccardia. Era per lui una gioia adempiere a queste sante funzioni; se ne occupava con tutto lo zelo di cui era capace e, nonostante la sua giovinezza, con una pia e ammirevole gravità; rafforzando i deboli ed eccitando ancora a cose migliori coloro che erano saldi nella loro fede. Sapeva, quando occorreva, confondere gli increduli con i suoi ragionamenti; e allo stesso tempo la sua parola, dolce quanto persuasiva, conduceva a Gesù Cristo coloro che erano ancora nelle tenebre del paganesimo.
Sette anni erano trascorsi; Firmino aveva continuato ad avanzare così nella scienza della religione e sui gradi della saggezza. Era giunto al culmine della virtù. Continuava ad aiutare il suo pio maestro nel suo laborioso ministero e andava persino a predicare il Vangelo nei luoghi che la distanza e la vecchiaia impedivano a Onesto di visitare spesso, quando, all'età di ventiquattro anni, fu giudicato degno di essere elevato al sacerdozio. Allora san Saturnino non c'era più; le sue virtù apostoliche gli avevano meritato la palma del martirio. Irritati dal silenzio degli oracoli, resi muti dalla presenza del vescovo cristiano, gli abitanti di Tolosa lo avevano legato a un toro furioso, che lo aveva fatto a pezzi nelle strade della sua città episcopale. Fu dunque sant'Onorato, suo successore, a conferire a san Firmino l'unzione sacerdotale.
Consacrazione e partenza in missione
A ventiquattro anni, Firmino viene ordinato sacerdote e poi consacrato vescovo da sant'Onorato a Tolosa per evangelizzare l'Occidente.
Il sacerdozio non fu per il nostro Santo che un nuovo pungolo che venne a eccitare maggiormente il suo zelo per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. Il suo venerabile maestro continuava a farlo predicare al suo posto; egli si adempiva a questo dovere con una pietà e una costanza ammirevoli ed era molto apprezzato dal popolo, che era molto religioso. Così, sant'Onesto, vedendo con felicità l'eminente santità del suo allievo, previde senza dubbio che egli era destinato a diventare uno dei primi operai della vigna del padre di famiglia, e inviò di nuovo il suo discepolo, divenuto suo collaboratore, a sant'Onorato, affinché gli imponesse le mani e lo consacrasse vescovo.
Quando Firmino fu arrivato presso il vescovo di Tolosa, questi riconobbe che egli era stato predestinato all'episcopato e scelto dal Signore, per annunciare alle nazioni la parola di vita e la grazia della salvezza. Gli diede dunque la consacrazione episcopale affinché andasse a predicare il vero Dio nell'Occidente. «Rallegratevi, figlio mio», gli disse pubblicamente, «perché avete meritato di essere per il Signore un vaso d'elezione. Andate dunque in tutta l'estensione delle nazioni; avete ricevuto da Dio la grazia e la funzione dell'apostolato. Non temete nulla, poiché il Signore è con voi: ma sappiate che in ogni cosa dovrete soffrire molto per il suo nome, per arrivare alla corona di gloria».
Quanto il cuore di Firmino dovette palpitare di gioia nell'ascoltare queste belle, queste sante parole. Ormai la sua missione è assegnata; lascerà il paese che lo ha visto nascere, abbandonerà i suoi beni e i suoi genitori per andare a fondare una Chiesa ben lontano dalla sua patria, e far regnare Gesù Cristo su una terra dove il demonio regnava come sovrano assoluto. Durante il corso di questo apostolato dovrà «soffrire molto per il nome del Signore»; lungi dallo scoraggiarlo, questo pensiero lo eccita e lo infiamma. Non teme le sofferenze; al contrario, le desidera; poiché per colui che non ha combattuto non c'è vittoria. E poi queste lotte, sant'Onorato glielo ha appena detto, non le sosterrà contro l'inferno se non «per arrivare alla corona di gloria».
Dopo aver ricevuto la pienezza del sacerdozio, Firmino disse addio al vescovo di Tolosa e ai suoi sacerdoti, e se ne ritornò con gioia verso sant'Onesto, suo maestro e si può dire suo padre nutrizio. Gli raccontò ciò che gli era accaduto durante il suo viaggio e gli ripeté le parole che sant'Onorato gli aveva rivolto; dicendogli come e in che modo lo aveva incaricato di annunciare il nome del Signore nell'estensione delle nazioni; ciò che presagiva una prossima separazione del maestro e del discepolo, del padre e del figlio.
San Firmino soggiornò qualche tempo a Pamplona, prima di compiere la missione che gli aveva dato sant'Onorato per le contrade dell'Occidente. Questo soggiorno, sebbene poco prolungato, può autorizzare fino a un certo punto la tradizione navarrese che considera san Firmino come il primo vescovo di Pamplona. Ma, a rigor di termini, egli non fu mai che vescovo regionario, e la diocesi di Amiens stessa non potrebbe affatto considerarlo come il suo primo Pontefice, se non avesse versato il suo sangue nelle mura di questa città e ricevuto, per ciò stesso, una sorta di consacrazione speciale che doveva acclamare il culto della posterità.
L'evangelizzazione del Sud e dell'Ovest
Firmino attraversa i Pirenei e predica con successo in Aquitania, in particolare ad Agen e Clermont, poi trascorre quindici mesi ad Angers.
Meditando i Libri santi, Firmino era soprattutto colpito da questi passi: «Andate, ammaestrate tutte le nazioni e battezzatele nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». — «Non preoccupatevi di come parlerete, perché non sarete voi a parlare, ma lo Spirito di Dio che parlerà per la vostra bocca». — «Quanto sono belli i piedi di coloro che annunciano la pace e la salvezza!». Decise di seguire questi consigli della perfezione cristiana e, all'età di trentun anni, abbandonò la sua patria, suo padre, suo fratello, sua sorella e tutti i suoi cari per venire a predicare la fede nelle Gallie.
Firmino, dopo aver varcato i Pirenei, iniziò il suo apostolato da questa vasta parte della nostra Francia attuale, conosciuta allora sotto il nome di Aquitania, che si suddivideva in prima Aquitania, seconda Aquitania e Novempopolania. La parte della seconda Aquitania che portò in seguito il nome di Guienna, fu il primo teatro delle sue imprese. Firmino, arrivato ad Aginnum (Agen), dove il paganesimo era allora molto fiorente, rafforzò il popolo nella fede che san Marziale di Limoges vi aveva predicato alcuni anni prima. Vi incontrò un sacerdote cristiano, chiamato Eustachio o Eustagio, che evangelizzava quel paese. Il nostro Santo si fermò qualche tempo con lui, per aiutarlo nel suo ministero apostolico, predicando al popolo, annunciandogli il vero Dio e istruendolo nella fede cattolica.
Da Agen il Santo si diresse verso la prima Aquitania; giunse presso gli Arverni e, passando vicino alla capitale di quel paese, convertì al cristianesimo la maggior parte degli abitanti della regione, il che ci porterebbe a supporre, con i Bollandisti, che fece un soggiorno piuttosto lungo nei dintorni di Augustonemetum, oggi Clermont-Ferrand. Gli Arverni a quell'epoca avevano già ricevuto i semi della fede; sant'Austremonio, primo vescovo di Clermont, annunciò il Vangelo in quella città fin dal IV secolo.
L'apostolato di san Firmino in quel paese fu segnato dalla conversione di due personaggi che vi occupavano, a quanto pare, una posizione piuttosto distinta. Il santo Vescovo fece l'incontro di due ardenti seguaci degli idoli, chiamati Arcade e Romulo; non disdegnò di ingaggiare con loro una controversia sulla falsità dei loro dei e, dopo lunghe discussioni, finì per convertirli. «Deposero le armi, abbracciarono la nostra religione e detestarono la loro, portando in questo modo molte persone sotto le insegne della Croce». Così, già ogni passo di Firmino era una sconfitta per l'idolatria. Dal momento in cui aveva varcato le montagne che separano la Francia, la sua seconda patria, dalla Navarra, l'errore indietreggiava e sembrava fuggire davanti a lui; come se le potenze infernali avessero temuto di entrare in lotta con questo temibile avversario, certe in anticipo di essere sconfitte. La conversione di Arcade e di Romulo contribuì molto a quella di un gran numero dei loro compatrioti. Dopo queste ultime conquiste, il nostro Santo, abbandonando l'Aquitania e dirigendosi verso l'Ovest, se ne andò presso gli Andi, nell'odierna Angiò, a continuare il suo fruttuoso apostolato. Si fermò a Juliomagus, capitale della regione (Angers). Il vescovo di questa città, che diversi manoscritti e antichi Breviari di Amiens chiamano Auxilio, felice di avere un tale cooperatore per lavorare nella vigna del Signore, volle che lo aiutasse ad annunciare il Vangelo alle sue pecorelle ancora pagane. Il nostro Santo restò dunque quindici mesi in quel paese, predicando, battezzando, confermando. Dio continuò a spargere le sue benedizioni sui suoi lavori e quando, volendo portare più lontano la fiaccola della fede e affrontare per Gesù Cristo pericoli maggiori, Firmino si separò da Auxilio e riprese la sua corsa apostolica, aveva condotto a Dio la maggior parte degli abitanti dell'Angiò.
Prime prove a Beauvais
Attratto dalla prospettiva del martirio, si reca a Beauvais dove subisce la sua prima prigionia sotto il governatore Valerio prima di essere liberato miracolosamente.
Nel mezzo di tutte queste conquiste, Firmino non aveva ancora «sofferto molto» per il nome del Signore. Tuttavia, desiderava ardentemente quelle sofferenze che, secondo la predizione del suo santo consacratore, dovevano farlo giungere «alla corona di gloria». Apprendendo dunque che Valerio, governatore della città dei Bellovaci, nell cité des Bellovaques Città e diocesi di origine del santo. e Gallie, perseguitava violentemente i cristiani e che un gran numero di essi vi era tormentato da vari supplizi a causa della loro religione, risolse di dirigersi verso quella città, nella speranza di provare la sua parte di persecuzione. Lasciando dunque il paese degli Andi, il vescovo missionario si diresse verso Nord-Est. Il nostro Santo arrivò in quella parte della Gallia Lugdunense, chiamata in seguito Neustria o Normandia, che formava, prima della rivoluzione, la diocesi di Lisieux. I dintorni di Pont-Audemer, in particolare, furono il teatro delle sue imprese apostoliche, e la tradizione locale dice che san Firmino fu arrestato dai pagani non lontano da quest'ultima città.
Liberato dalla prigionia, in cui la tradizione ci insegna che fu per un istante gettato, il Santo, il cui zelo ne era stato solo eccitato, marciando in linea retta verso Nord, attraversò la Senna e arrivò presso i Caleti (il paese di Caux), nel luogo dove esiste ora il villaggio di Sommesnil (nel cantone di Ourville, circondario di Yvetot, dipartimento della Senna Inferiore), nella verde valle che attraversa il piccolo fiume Durdent; paese che, in quell'epoca remota, era già sede di una civiltà abbastanza avanzata. Era non lontano dalle rive di questo fiume che, alcuni anni prima, san Dionigi di Parigi aveva probabilmente battezzato i primi cristiani e che san Mellone di Rouen sarebbe dovuto venire, quasi due secoli più tardi, ad annunciare anch'egli le parole della vita eterna. Ignoriamo la durata del tempo impiegato dal nostro Santo a evangelizzare i Caleti e quello che trascorse sulle rive del Durdent. Infine, sempre avido di soffrire per il Dio che predicava e commosso dal racconto delle persecuzioni di Beauvais, lasciò quelle rive incantevoli, che la sua presenza aveva santificato, e dicendo addio a quella contrada, varcò i limiti della Gallia Lugdunense e della seconda Belgica, penetrò nel paese dei Bellovaci all'inizio del secondo secolo, e fu presto nella loro capitale. Vi giungeva non solo per convertire un popolo idolatra, ma anche per consolare e rafforzare nella fede coloro che avevano già abbracciato il cristianesimo. Non appena vi fu entrato, iniziò il suo apostolato. La sua ardente carità abbracciò con fervore la cura di quelle povere pecorelle abbandonate e circondate da nemici. Le incoraggiava, le fortificava, e si recava ovunque un'anima potesse aver bisogno di lui; e non prendeva riposo né giorno né notte, senza sosta annunciava il Vangelo. Si dedicava interamente a rafforzare i fedeli, nel mezzo delle insidie della persecuzione, e a strappare nuove anime al culto degli idoli.
Era impossibile che il clamore delle predicazioni del nostro Santo e delle conversioni che operava non giungesse alle orecchie delle autorità romane. In effetti, il governatore Valerio apprese presto che un nuovo Luciano era sopraggiunto all'improvviso, per consolare e fortificare i suoi figli desolati. Era stato vano far perire il compagno di san Dionigi e i suoi due discepoli, un altro vescovo veniva ancora a predicare la sua dottrina e questa setta cristiana, che si pensava per sempre distrutta, minacciava di riempire tutta la città. Simili notizie non potevano trovare Valerio insensibile: ordinò di arrestare Firmino e lo fece condurre davanti a sé. Il Santo confessò generosamente Gesù Cristo; la sua ricompensa non si fece attendere: fu violentemente battuto con verghe, caricato di catene e gettato in prigione, in un forte vicino alla città. Firmino, nel suo carcere, ebbe a lungo da soffrire la fame e la sporcizia. Il Dio dei Martiri, per amore del quale sopportava quei tormenti con pazienza, non l'abbandonò affatto, e un Angelo consolatore venne dall'alto dei cieli a visitare il Santo prigioniero, che, anche tra i ferri, non cessava di annunciare il Vangelo a tutti coloro che potevano avvicinarlo e gli diveniva di giorno in giorno più caro.
Una seconda volta, il missionario sembrava sul punto di coronare la sua bella vita con il martirio; ma Dio, che vegliava su di lui, non gli permise di lasciare così presto un campo di battaglia dove aveva ancora altre vittorie da riportare. Durante questo tempo, Valerio morì sfortunatamente, ucciso, si dice, in una sedizione popolare, e Sergio gli succedette. Questo nuovo prefetto non cambiò affatto il sistema adottato dal suo predecessore; non fece aprire le porte del carcere di Firmino, e non si poteva prevedere l'esito della sua prigionia, quando all'improvviso Sergio fu colpito da morte, in un modo che poteva apparire un castigo dall'alto. Allora i cristiani, correndo alla prigione, si affrettarono a rendere la libertà al Vescovo prigioniero, che poté riprendere l'esercizio del suo laborioso apostolato.
La persecuzione non aveva raffreddato lo zelo del Santo; il suo coraggio, al contrario, era cresciuto tra i ferri, e, se fosse stato possibile, usciva dal suo carcere ancora più devoto alla salvezza di tutti. Non appena ne ebbe varcato la soglia, ricominciò le sue predicazioni, confermando con miracoli la fede dei cristiani e convertendone ogni giorno di nuovi. Fece costruire a Beauvais una chiesa che dedicò a santo Stefano, il primo dei Martiri. Fu, si dice, costruita nel luogo stesso dove il nostro Santo era stato imprigionato. La persecuzione, placata un momento dalla morte del governatore Sergio, riprese una nuova forza. Poiché nuovi nemici cercavano ancora il santo Apostolo per metterlo a morte, i cristiani lo costrinsero a fuggire per una via sotterranea; ma egli non cessò per questo di annunciare la fede ai Bellovaci e, andando per i borghi e i villaggi, sempre evangelizzava.
Arrivo e fondazione della Chiesa di Amiens
Firmino arriva ad Amiens (Samarobriva) all'inizio del II secolo, converte il senatore Faustiniano e fonda la sede episcopale attraverso le sue predicazioni e i suoi miracoli.
Durante il fruttuoso apostolato di cui abbiamo appena ripercorso le principali circostanze, Firmino non aveva ancora avuto quella felicità così desiderata di versare tutto il suo sangue per la fede che predicava. Aveva ben visto l'immortale corona sospesa sopra la sua testa, ma sempre essa si era allontanata. C'erano più a Nord delle nazioni che avevano bisogno di essere evangelizzate, e lui poteva sperare di trovarvi finalmente la palma del martirio. Non esitò ad andare anche a far loro ascoltare la buona novella. «Andiamo oltre», si disse, «verso gli Ambiani, presso i Morini, questi ultimi degli uomini, la cui crudeltà farà scorrere il mio sangue». Lasciando dunque i Bellovaci, dove il suo passaggio doveva lasciare un imperituro ricordo, il nostro Santo si diresse verso Namarobrica Ambianorum (oggi Amiens) dove doveva, dopo nuove conquiste evangeliche, raccogliere alla fine quella palma del martirio così ardentemente desiderata.
Erano i primi anni del secondo secolo. Traiano, soprannominato il Molto Buono, regnava sull'Impero. Sebastiano e Longalo erano governatori della Gallia Belgica. Giovane ancora per età, ma già ben vecchio per le sue opere, l'illu l'illustre Apôtre Primo vescovo di Amiens e martire originario della Spagna. stre Apostolo è entrato nella città che deve essere la sua sede episcopale, e il vescovado di Amiens è fondato. Diciassette secoli sono trascorsi da quel giorno per sempre memorabile e l'opera di san Firmino sussiste ancora. L'Impero romano, allora all'apogeo della sua gloria, è scomparso; l'antica monarchia francese, meno antica tuttavia del vescovado di Firmino, si è inabissata nel baratro del 1793; i regni e le repubbliche si sono succeduti sul nostro suolo, e il vescovado di Amiens è sempre in piedi; tale la Chiesa, immutabile su questa terra dove tutto passa, sola non passa, perché essa non è di questo mondo.
Fu dunque il dieci del mese di ottobre che san Firmino entrò nella città di Amiens che doveva generare a Gesù Cristo; è così, dice un antico Breviario, che egli giunse fino ad essa, predicando il Vangelo fin dalla sua partenza da Pamplona, per ricevervi la palma del martirio. Vi penetrò, dice la tradizione, dalla porta di Beauvais, vale a dire dalla porta di Longue-Maisière, situata in piazza Périgord, e vi fu ricevuto c on grande Faustinien Senatore di Amiens convertito da Firmino che ne inumò il corpo. gioia da Faustiniano, uno dei primi senatori della città. Il santo Vescovo ricevette Faustiniano nel numero dei catecumeni, dopo aver battezzato tutta la sua famiglia, dalla quale doveva uscire, circa due secoli più tardi, un bambino che ricevette al battesimo il nome di Firmino, in memoria dell'Apostolo della sua città natale, fu uno dei suoi successori e condivide ora la sua gloria nei cieli. Un'antica tradizione vuole che entrando in questa città, Firmino si sia fermato nel luogo dove ora è piazza Saint-Martin, e che là, dominando in qualche modo la città gallica di Samarobriva, che si estendeva ai suoi piedi; avendo in vista, alla sua sinistra, il Castello-Forte nel quale doveva terminare la sua vita con la spada, e il bosco sacro della via degli Orefici, non lontano dalla prigione dove, molti anni più tardi, san Quintino, il secondo apostolo di Amiens, doveva essere rinchiuso; e sfidando il tempio di Giove, che si può credere sia esistito nel luogo dove sorge ora la basilica di Notre-Dame, egli abbia annunciato per la prima volta il Dio dei cristiani agli Ambiani stupiti.
Non appena Firmino fu entrato nella città amienese, vi iniziò le sue predicazioni. Lungi dal voler riposare dalle fatiche del suo laborioso apostolato, ne cercò di nuove affrettandosi a insegnare a tutti i suoi abitanti la dottrina salutare del cristianesimo. Senza avere un solo istante il pensiero di sottrarsi, con il silenzio e l'inazione, a una nuova persecuzione, egli annunciò altamente il Vangelo; mostrando, sempre e ovunque, quel coraggio intrepido e quello zelo instancabile di cui aveva già dato tante prove. Gli amienesi vennero in folla ad ascoltare questo straniero che predicava una così sorprendente dottrina. La grazia divina non tardò a toccare i loro cuori, e presto un gran numero di conversioni vennero a ricompensare i lavori apostolici del santo missionario. Non solo una gran parte del popolo chiese il battesimo, ma i Primi della città vollero anche abbracciare la fede di Firmino. Gli Atti della sua vita ci hanno conservato i nomi del senatore Ausenzio Ilario con tutta la sua casa; di Attilia, di un'illustre famiglia romana, vedova di Agrippino, con i suoi figli, i suoi servitori e le sue serve, che ricevettero il battesimo lo stesso giorno, dalle mani del grande Vescovo, e, aggiungono i suoi Atti, «quasi tremila persone dell'uno e dell'altro sesso furono battezzate in tre giorni consecutivi». Quasi alla stessa epoca, il senatore Faustiniano, che san Firmino aveva ricevuto nel numero dei catecumeni fin dal suo arrivo ad Amiens, fu ammesso a ricevere il battesimo, con grande gioia dei cristiani.
Firmino appoggiò le sue predicazioni con numerosi miracoli. Casto, figlio di un notabile abitante di Amiens chiamato Andrea, aveva avuto un occhio cavato, il santo Vescovo lo guarì e gli rese la luce. Due uomini abitanti i dintorni della porta Clipeana erano malati di lebbra; egli li guarì. Delle persone colpite dalla febbre o da altre malattie venivano a trovarlo; egli invocava su di loro il nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e la salute ritornava loro. Con le sue preghiere scacciava i demoni, faceva camminare i paralitici, rendeva la vista ai ciechi, la parola ai muti. Infine, aggiungono i suoi Atti, il Signore operò per lui una quantità innumerevole di altri prodigi. «Coloro che crederanno», dice Nostro Signore Gesù Cristo, «scacceranno i demoni nel mio nome, parleranno nuove lingue, maneggeranno i serpenti; se berranno qualche veleno mortale, non ne proveranno alcun male; imporranno le mani sui malati e i malati saranno guariti». Le meraviglie compiute da san Firmino erano la realizzazione di queste promesse.
Espansione della fede in Piccardia
Il santo percorre le campagne piccarde e il paese dei Morini, svuotando i templi pagani di Giove e Mercurio a favore del cristianesimo.
Per quanto numerose fossero le conversioni operate da Firmino all'interno della città di Amiens, esse non riuscivano tuttavia a soddisfare lo zelo ardente che infiammava il cuore del santo Vescovo. Vedendo queste anime privilegiate abbracciare con amore la fede cristiana, egli pensava a quelle degli altri abitanti dell'Ambianum, ancora avvolte nelle tenebre del paganesimo come un cadavere dal suo sudario. Non volle dunque restare per sempre rinchiuso nelle mura di Samarobriva e, lasciandola solo per qualche tempo, andò ad annunciare Gesù Cristo anche al popolo delle campagne. La tradizione, che ci ha conservato il ricordo di questa parte del suo apostolato, indica diversi luoghi della diocesi di Amiens che furono testimoni delle sue predicazioni: tali sono Picquigny, Vignacourt e i dintorni di Boves. Picquigny, borgo situato sulla Somme, a tre leghe da Amiens, risale a un'antichità piuttosto remota. Vi si vedono le rovine dell'antico castello dei vidame di Amiens, la cui costruzione originaria risale all'undicesimo o dodicesimo secolo. È tradizione, a Picquigny, che san Firmino vi abbia predicato la fede. Vi si vede ancora, all'ingresso della rue des Chanoines, a sinistra, un piccolo monumento in pietra posto nel luogo in cui il santo Apostolo ha annunciato la parola di Dio.
Vignacourt è uno dei più grandi villaggi di Francia, del cantone e a due leghe a nord-est di Picquigny; conta quasi quattromila abitanti.
Senza dubbio, nel mezzo delle sue corse evangeliche, Firmino tornava frequentemente ad Amiens; poi, dopo aver ancora annunciato per qualche tempo le verità del cristianesimo ai suoi attenti ascoltatori, tornava verso gli abitanti delle campagne, con i quali il suo compito doveva essere più arduo. Il popolo delle città, al quale i conquistatori avevano fatto abiurare con la forza il druidismo per abbracciare il politeismo greco-romano, doveva tenere meno e teneva meno in effetti alle sue credenze religiose. Non era lo stesso nelle campagne, dove il druidismo, bandito dalle città, si era ancorato con l'energia della disperazione, e dove lo troveremo ancora, più o meno nascosto e sfigurato, per diversi secoli. Poiché, violentemente scosso nel IV secolo da san Firmino il Confessore, non scomparve interamente che verso il VI, grazie ai monaci, le cui predicazioni contribuirono potentemente a cancellare le sue ultime vestigia nel cuore degli abitanti dei villaggi e dei borghi piccardi.
Il nostro Santo non si limitò a evangelizzare solo i dintorni della sua città episcopale. Si spinse più lontano e portò la fiaccola della fede presso i Morini. L'estensione del paese dei Morini era considerevole. Secondo l'opinione più ammissibile, comprendeva il Ponthieu e l'antico e immenso diocesi di Thérouanne, che, dopo la distruzione di questa città da parte di Carlo V nel 1553, formò quelle di Boulogne, di Saint-Omer e di Ypres. I confini della Morinia erano dunque: a nord, l'Oceano germanico; a est, i Menapii; a sud, gli Atrebati e gli Ambiani; a ovest, il mare Britannico. Antiche tradizioni locali gli attribuiscono l'evangelizzazione di Boulogne-sur-Mer, Thérouanne, Montreuil e una parte del Ponthieu.
Di ritorno ad Amiens, la sua città prediletta tra tutte le altre, Firmino continuò ad annunciarvi il Dio dei cristiani. Quando faceva ascoltare la parola di vita agli abitanti di Amiens, dice un'antica tradizione riportata dai vecchi Breviari, ripeteva spesso: «Miei nipoti, sappiate che Dio Padre, Creatore di tutte le cose, mi ha inviato verso di voi per purificare questa città dal culto degli idoli, e per predicarvi Gesù Cristo, e Gesù Cristo crocifisso secondo la debolezza della carne, vivente per la forza di Dio». Questo divino seme cadeva su un terreno ben preparato, che gli faceva portare frutti al centuplo e colmava di una dolce gioia il cuore del fervente missionario. La fede cristiana si stabiliva nel suo paese, e vi spingeva quelle radici forti e profonde che diciassette secoli non hanno fatto che rafforzare, che sono sopravvissute a tutte le rivoluzioni, a tutti gli sconvolgimenti, e che la fanno ancora risplendere ai nostri giorni di un'eterna giovinezza. Queste meraviglie si operavano con grande disperazione dei sacerdoti idolatri, che vedevano di giorno in giorno gli Ambiani abbandonare i loro dei per la religione di Firmino, al punto che finiva per non presentarsi più un solo adoratore nei templi di Giove e di Mercurio. Gli oracoli dei falsi dei, resi muti dalla presenza di san Saturnino a Tolosa, avevano con il loro silenzio causato la morte di quel santo apostolo della Gallia; la diserzione dei loro templi ad Amiens doveva occasionare quella di san Firmino. Il nostro Santo non si accontentò di annunciare Gesù Cristo ai soli abitanti della capitale degli Ambiani, ma percorse evangelizzando una gran parte, se non l'integrità, del loro territorio. Ai luoghi che abbiamo già citato come designati dalla tradizione per essere stati testimoni del suo apostolato, aggiungeremo un'eminenza che si vede vicino a Boves, tra la strada da Amiens a Péronne e quella da Amiens a Montdidier, e che è chiamata nel paese il Monte dell'Evangelo, perché, dice la tradizione locale, san Firmino, dall'alto di questa elevazione, annunciò l'Evangelo alle popolazioni dei dintorni, accorse per ascoltare questo meraviglioso straniero. La stessa tradizione aggiunge che san Firmino venne più volte da Amiens ad annunciare Gesù Cristo in questo luogo.
Arresto e decapitazione
Denunciato dai sacerdoti pagani, Firmino viene giudicato dal governatore Sebastiano e decapitato segretamente nella sua prigione il 25 settembre.
Tuttavia, i templi degli idoli di Samarobriva restavano vuoti e i pagani stessi erano costretti a riconoscere l'eloquenza del nostro grande Apostolo. Il rumore delle sue predicazioni e delle numerose conversioni che operava finì per giungere alle orecchie dei governatori della provincia, Longulo e Sebastiano, che si t Sébastien Governatore romano che ordinò l'esecuzione di san Firmino. rovavano allora a Treviri, metropoli della prima Belgica. Si affrettarono immediatamente a venire ad Amiens e vi arrivarono presto. Era nel corso del mese di settembre. Fin dal loro ingresso nella città, ordinarono che tutti gli abitanti dovessero riunirsi entro tre giorni al pretorio, detto Gimilien. La tempesta si preparava, presto sarebbe scoppiata sulla testa di Firmino. Trascorsi i tre giorni, tutto il popolo ambiano, le truppe, i tribuni si recarono al pretorio. Nemmeno i sacerdoti pagani avevano mancato di trovarvisi; vedevano finalmente arrivare il momento di sbarazzarsi di un uomo che consideravano come un rivale che li importunava da molto tempo, e come un avversario temibile dei loro dei. Secondo il racconto che si sta per leggere, è persino lecito supporre che avessero provocato questa convocazione.
Quando tutti furono riuniti, i governatori ordinarono ai membri della curia della città e ai sacerdoti dei templi di avvicinarsi e, quando furono davanti a loro, Sebastiano arringò la folla in questi termini: «I sacratissimi imperatori hanno decretato che l'onore e il culto degli dei siano loro conservati in tutte le contrade del mondo, da tutti i popoli e da tutte le nazioni. Vogliono che si offra incenso sui loro altari e che li si veneri, secondo le antiche usanze dei principi. Se qualcuno tenta dunque di andare contro i decreti dei sacratissimi imperatori, o di apportarvi la minima opposizione, sia tormentato da vari supplizi e, secondo i decreti dei senatori e dei principi della Repubblica romana, subisca la pena capitale». Quando Sebastiano ebbe cessato di parlare, Ausilio, curiale e sacerdote dei templi di Giove e di Mercuri o, prese Auxilius Sacerdote pagano di Giove e Mercurio ad Amiens che accusò Firmino. la parola per rispondergli. «C'è qui», disse, «un Pontefice dei cristiani, che non solo distoglie la città di Amiens dal culto e dalla religione degli dei, ma che sembra separare l'universo intero e tutto l'Impero romano dal culto degli dei immortali». — «Chi è», riprese Sebastiano stupito, «chi è colui che osa commettere un così grande crimine e una tale profanazione?» — «Si chiama Firmino», rispose il sacerdote pagano, «è uno spagnolo, molto abile e molto eloquente e di grande sagacia. Predica e insegna al popolo che non c'è alcun altro Dio, né alcuna altra potenza nei cieli e sulla terra che il Dio dei cristiani, Gesù Cristo, che egli chiama di Nazareth. Lo dice onnipotente al di sopra di tutti gli dei; quanto ai nostri dei, li chiama demoni e li denuncia altamente a tutti come idoli e vani simulacri, sordi, muti e insensibili. Distoglie talmente il popolo dalla loro religione, che non viene più nessuno a offrire incenso né a pregare nei venerabili templi di Giove e di Mercurio, e seduce in favore della setta cristiana i cuori di tutti i senatori. Se non lo fate perire e se non gli fate subire vari supplizi, per esempio agli altri, ne deriverà un grande pericolo per la Repubblica, ed egli si sforzerà di sconvolgere la stabilità dell'Impero fino nelle sue fondamenta. Ma ascoltate i nostri consigli, eccellentissimo governatore; per salvare la Repubblica e per sottrarre i nostri dei e le nostre dee da un così grande pericolo, ordinate che sia condotto al vostro tribunale in presenza di tutti».
Il discorso, o piuttosto il requisitorio di Ausilio, produsse su Sebastiano l'effetto che il sacerdote pagano ne attendeva. «L'eccellentissimo governatore», desideroso di salvare gli dei e le dee dal grande pericolo che li minacciava, ordinò ai suoi soldati di impadronirsi di Firmino e di condurglielo, due giorni dopo, ai giochi del teatro vicino alla porta Gipeana. Ausilio trionfa, l'ora del martirio sta per suonare per il primo vescovo di Amiens; ancora qualche giorno, e la sua eloquente parola non proclamerà più la vanità degli dei dell'impero e la grandezza del Dio dei cristiani.
Firmino apprese presto la sentenza emessa contro di lui. Senza temere la morte e senza avere il pensiero di sottrarsi con la fuga ai tormenti di cui era minacciato, andò da sé a presentarsi ai giudici. Due volte già è stato vicino a morire per il suo Dio, oggi spera che il suo pellegrinaggio quaggiù stia per terminare. Quando fu nel pretorio, non temette di proclamarvi l'onnipotenza di Gesù Cristo e l'obbligo di rovesciare i santuari degli idoli.
Sebastiano gli fece allora subire un interrogatorio: «Non sei tu quel malfattore che rovescia i templi sacri degli dei e che allontana il popolo dalla religione dei sacratissimi imperatori?» L'Apostolo gli rispose con sicurezza: «Se volete sapere il mio nome, mi chiamo Firmino; nato in Spagna, sono cittadino di Pamplona e discendo da una famiglia senatoria. Appartengo alla fede cristiana e sono rivestito della dignità episcopale. Ho ricevuto missione di predicare il vangelo del Figlio di Dio, affinché le nazioni imparino che non c'è altro Dio, in cielo e sulla terra, che colui che ha fatto tutto dal nulla e per cui tutto sussiste. Egli tiene tra le sue mani la vita e la morte, e nulla sfugge alla sua potenza. In cielo, sulla terra e negli inferi, ogni ginocchio si piega davanti a lui. Circondato dagli Angeli e dalle Virtù dei cieli, egli abbassa i regni e spezza gli scettri dei re. Mentre i tempi e le generazioni scorrono davanti alla sua eternità, egli resta sempre immutabile di fronte alla mobilità dei secoli. Ma gli dei che adorate, sotto l'influenza del demone, non sono che vani simulacri, sordi, muti e insensibili, che abusano delle loro vittime e le precipitano negli inferi. Vengo a dichiararvi che questi idoli sono opera del demone: rinnegateli dunque, se non volete cadere negli abissi eterni, dove geme la potenza infernale».
A queste parole, Sebastiano, trasportato dall'ira, gettò un'esclamazione che trovò un rapido eco nell'uditorio. Esclamò poi: «In nome degli dei e delle dee, in nome della loro invincibile autorità, ti scongiuro, Firmino, di rinunciare alla tua follia e di sottometterti alla religione dei tuoi padri; sacrifica seduta stante agli dei e alle dee, se non vuoi incorrere in supplizi di ogni genere e nel tormento di una morte ignominiosa». Ben lungi dal lasciarsi intimidire da queste minacce, san Firmino rispose: «Non temo i vostri supplizi: ciò che mi affligge in questo momento è la follia che vi fa credere che un servitore di Dio possa lasciarsi scuotere da una colpevole paura. Accumulate i supplizi, Dio vi proporzionerà i suoi soccorsi per farmi ottenere, al termine dei combattimenti, la corona della gloria imperitura. Non voglio sfuggire alle sofferenze di cui mi minacciate, sacrificando l'eternità di felicità che il Figlio di Dio mi riserva nel suo regno. Ma voi, voi sarete condannato alle fiamme perpetue dell'inferno, a causa delle crudeltà che esercitate contro i servitori di Dio».
Il governatore, così come tutta l'assemblea, era colpito dalla costanza di Firmino e dalla fermezza delle sue risposte. Gli abitanti di Amiens, che ricordavano i suoi eclatanti prodigi, volevano liberarlo. Perciò Sebastiano non osò urtare il sentimento popolare, ordinando torture pubbliche che avrebbero potuto provocare disordini. Finse di lasciare Firmino in libertà, ma ordinò ai suoi soldati di arrestarlo prossimamente, di condurlo in prigione, di tagliargli la testa, in segreto, nella sua cella, durante la notte, e di prendersi cura di nascondere il suo corpo, dopo averlo fatto a pezzi, nel timore che i cristiani gli rendessero un culto di venerazione.
Il santo vescovo poté dunque continuare ancora per qualche tempo le sue predicazioni per affermare nella fede i nuovi convertiti; ma i soldati del governatore, fedeli agli ordini che avevano ricevuto, li eseguirono in tutto il loro rigore, arrestando san Firmino; lo condussero nella prigione del castello, che fu più tardi designato sotto il nome di Castillon. Fremendo di rabbia nell'udire il loro prigioniero celebrare senza sosta, durante il tragitto, le lodi di Gesù Cristo: si affrettarono dunque a rinchiuderlo in un'oscura cella di cui sigillarono la porta, e davanti alla quale preposero delle guardie.
Quando Samarobriva fu sepolta nelle ombre della notte, dei soldati armati di spade si recarono alla prigione per compiere gli ordini di Sebastiano. Non appena il santo vescovo li ebbe scorti, indovinò la sua sorte e, versando lacrime di gioia, esclamò: «Vi rendo grazie, o sovrano remuneratore di tutti i beni, perché degnate di aggiungermi alla società dei vostri eletti. O re misericordioso e clementissimo, vegliate su coloro che avete chiamato a voi per mia voce, e degnate di esaudire tutti coloro che vi invocheranno in mio nome». Terminata questa preghiera, un soldato trasse la sua spada dal fodero e tagliò la testa dell'apostolo.
Così morì il primo vescovo dell'antica Samarobriva, il venticinquesimo giorno del mese di settembre, nei primi anni del secondo secolo, sotto il regno di Traiano. Il sangue di san Firmino, sparso sul suolo umido della sua prigione sotterranea, era il primo sangue versato dal paganesimo, nella capitale degli Ambiani. Se fosse stato dato al carnefice, che aveva appena fatto scorrere quel sangue, di elevare i suoi sguardi al di sopra di questo mondo, avrebbe potuto vederlo salire, come un soave incenso, fino ai piedi del trono del tutto Misericordioso che regna nei cieli, per ricadere poi, in una dolce rugiada di grazia e di santificazione, sui cuori ancora aridi e disseccati di coloro tra gli abitanti di Samarobriva, che lo zelo e la dedizione del santo apostolo non avevano potuto condurre alla conoscenza della fede. Dio accettò l'olocausto, benedisse la preghiera del martire, e la città, consacrata dal sangue del suo primo vescovo, divenne più tardi una delle più cristiane città della Francia cristianissima.
Rappresentazioni artistiche
Descrizione dei cicli scolpiti della cattedrale di Amiens e degli attributi iconografici del santo, in particolare la testa mozzata e l'unicorno.
San Firmino è rappresentato in abiti vescovili, ma raramente mentre regge la propria testa tra le mani. Gli fu talvolta dato come attributo la spada che consumò il suo martirio. È solo al portale di Saint-Riquier che vediamo due unicorni ai suoi piedi: è questo che avrebbe fatto adottare tali animali come supporto per lo stemma della città di Amiens. Si sa che l'unicorno è l'emblema della purezza, secondo una tradizione che forse ha origine nell'antica religione dei Persiani.
Uno dei portali della c attedrale di Amiens cathédrale d'Amiens Edificio costruito da Salve per sostituire l'antica cattedrale fuori le mura. (a nord della facciata) è dedicato a san Firmino. La sua statua domina il trumeau della porta. Il personaggio che il Santo calpesta ha il tipo e l'abbigliamento romano; crediamo che vi si debba riconoscere Sebastiano Valerio, piuttosto che l'emblema dell'idolatria. Al di sotto, si vede, da un lato, la decapitazione di san Firmino nella sua prigione, e, dall'altro, una scena che rappresenta forse Sebastiano, che medita sulla perdita del missionario. Altri quattro soggetti, inscritti in arcate trilobate, raffigurano dettagli dell'invenzione delle reliquie. La statua dell'apostolo ha come corteo quattordici santi personaggi, tra i quali si riconoscono san Genziano, san Salvo, san Domizio, sant'Onorato, santa Ulfa, san Fusciano, san Vittorico e san Firmino il Confessore. Nel timpano, i due ordini superiori delle sculture, composti da sessantotto figure, rappresentano l'Invenzione del corpo di san Firmino e la processione trionfale delle sue reliquie.
Le recinzioni del coro, dal lato dell'epistola, sono consacrate a glorificare il fondatore della Chiesa di Amiens. Ci limiteremo qui a indicare semplicemente i soggetti dei medaglioni.
I tredici medaglioni, contenenti in tutto centosette personaggi, rappresentano i seguenti dettagli: 1° battesimo di san Firmino; 2° la sua educazione da parte di sant'Onesto; 3° san Saturnino battezza il padre di san Firmino; 4° predicazione di san Firmino; 5° viene consacrato da sant'Onorato; 6° il santo Vescovo converte Arcade e Romula; 7° evangelizza Angers; 8° fa erigere a Beauvais una chiesa a santo Stefano; 9° guarisce degli infermi; 10° guarigione di due lebbrosi; 11° Caste vede da un occhio che aveva perduto; 12° guarigione di un malato; 13° indemoniati liberati.
Il martirio di san Firmino è scolpito a tutto tondo nel chiostro della cattedrale di Amiens, che conduce alla grande sacrestia. Si vede la sua statua alla torre nord; sul fianco sinistro, tra due finestre; alla base del campanile dorato; nella cappella di San Giovanni Battista (opera di Poultier, 1710) e in quella di San Firmino (opera di Vimeu). A Notre-Dame d'Amiens, bel quadro di M. Lécurieux, che rappresenta san Firmino mentre battezza i primi cristiani.
Un libro d'ore manoscritto del XV secolo, conservato alla Biblioteca di Boulogne-sur-Mer, ci mostra san Firmino che tiene un cuore ardente nella mano destra. Questo è un attributo di cui non conosciamo altro esempio. Delle vetrate del XV secolo, a Saint-Firmin-en-Castillon, rappresentavano la storia del nostro Apostolo. Lo si vede, mentre regge la sua testa tra le mani, in una vetrata del XIII secolo, nella cattedrale di Amiens.
Il breviario di Fr. Faure (1667) è ornato da un'incisione di Sanson, che rappresenta san Firmino in ginocchio nella sua prigione. Un carnefice, illuminato dal suo aiutante, si appresta a tagliargli la testa. Tre spettatori contemplano questa scena dietro una finestra inferriata. — Nel messale di Fr. Faure, san Firmino decapitato, incisione di Noblin. — In testa a questo messale e a quello di M. de La Motte, altra incisione di Noblin, dove san Firmino si trova accanto a san Giovanni Battista. M. Guénébaud (Iconographie des Saints) descrive così un'incisione su legno, da Burgmaier, per la serie dei Santi della famiglia di Massimiliano d'Austria: «San Firmino in piedi, che tiene un pastorale e un libro; a terra, davanti a lui, una testa di vescovo mozzata, vicino alla quale una spada; vari strumenti di supplizio sono attaccati a una colonna».
Presso il vescovado di Amiens, si conserva un arazzo (1612) che rappresenta l'ingresso di san Firmino ad Amiens; e, presso le dame Clarisse, un tappeto della stessa epoca che raffigura la Decollazione. San Firmino appare su alcuni antichi sigilli dei vescovi di Amiens. Su quello di Jean de la Grange, egli è accanto alla Vergine che tiene il bambino Gesù.
Storia delle reliquie e devozione
Resoconto dell'invenzione miracolosa del corpo da parte di san Salvo nell'VIII secolo e dell'espansione del culto di Firmino in Europa e fino in America.
## CULTO E RELIQUIE.
Il corpo del glorioso Martire, essendo stato lasciato nella prigione, il senatore Faustiniano riuscì a portarlo via segretamente durante la notte e lo inumò nel suo sepolcro di famiglia, situato vicino alla sua tenuta di Abladène, nell'attuale ubicazione della chiesa di Saint-Acheul. Un sepolcro nuovo, dove nessuno era ancora stato inumato, ricevette i resti del Martire, avvolti in aromi e tessuti preziosi. Numerosi miracoli si compirono su questa tomba, che avrebbe dovuto ospitare più tardi una chiesa eretta da san Firmino il confessore.
Il suo culto si propagò presto nelle diocesi vicine, in alcune province persino lontane dalla nostra, e penetrò poi in Spagna e in Inghilterra. Sotto l'episcopato di san Salvo, il barone di Picquigny volle sollevare il braccio di san Firmino. Il papa Alessandro III, nel 1164, concesse un'indulgenza di quaranta giorni ai fedeli che avessero visitato la tomba del santo Martire durante l'ottava della sua festa. Questa stessa grazia fu concessa nel 1248 da Innocenzo IV per l'ottava dell'Invenzione. Renault d'Amiens, signore di Vignacourt, fondò in questa località, nel 1216, un capitolo di San Firmino Martire che, nel XVIII secolo, contava dodici canonici, uno dei quali era parroco della parrocchia.
Thibaud d'Amiens, arcivescovo di Rouen, morto nel 1229, fondò nella sua cattedrale la festa di san Firmino e ottenne che la Chiesa di Amiens celebrasse, da parte sua, la festa di san Romano, vescovo di Rouen. La Chiesa di Amiens celebra ancora la festa di quest'ultimo pontefice; ma la Chiesa di Rouen, al momento dell'introduzione della liturgia romana, ha abbandonato la festa di san Firmino, sebbene un culto di oltre tre secoli l'avesse condotta a conservare il suo antico uso.
Nel 1490, una piccola cappella fu dedicata a san Firmino sotto un'arcata del jubé della cattedrale. Un architetto di Notre-Dame di Parigi, nativo di Amiens, Jean de Courcelles, fondò nel XV secolo, in questa metropoli, una processione annuale il giorno di San Firmino. È nella stessa epoca che una cappella di Notre-Dame di Caudebec fu dedicata al nostro vescovo: è stata posta in seguito sotto il titolo di san Pietro.
La processione generale del giorno di san Firmino fu istituita il 14 settembre 1598; a partire dall'anno precedente, l'elezione dei membri dell'échevinage avvenne il 24 settembre. Il giorno seguente, due dei magistrati municipali, uscenti di carica, portavano alla processione la cassa di san Firmino.
La Chiesa di Amiens celebrava un tempo cinque feste speciali in onore del suo fondatore: 1° l'Invenzione e la Traslazione delle sue reliquie, il 13 gennaio; 2° la sua Decollazione, il 25 settembre; 3° l'ottava di questa festa, il 2 ottobre; 4° l'Entrata di san Firmino ad Amiens, il 10 ottobre; 5° la festa della Reposizione delle sue reliquie in una cassa d'oro, il 16 ottobre.
La festa dell'Invenzione, trasferita dal 13 al 14 gennaio da M. de la Motte a causa della sua coincidenza con l'ottava dell'Epifania, è stata mantenuta a quest'ultima data nella liturgia di Amiens e si celebra molto solennemente nella chiesa di Notre-Dame di Saint-Acheul. Un tempo, diverse diocesi vicine festeggiavano questa Invenzione in date differenti. La Decollazione di san Firmino si è sempre celebrata ovunque il 25 settembre, eccetto in Spagna dove la si trasferisce al 7 luglio.
Nel 1747, un mandato di M. de la Motte non mantiene come festa di precetto in onore di san Firmino che quella del 25 settembre. A seguito del concordato del 1801, questa solennità fu trasferita alla domenica più vicina e il digiuno della vigilia fu soppresso. L'attuale messa della Decollazione, come quella dell'Invenzione, è stata composta secondo antichi monumenti liturgici della diocesi: vi si è conservata la bella prefazio del messale del 1752.
La chiesa collegiale di San Quintino celebrava, il 19 maggio, la festa speciale dell'Avvento delle reliquie di san Firmino, di san Vittore, di san Fusciano, ecc., che possedeva fin dal IX secolo. Troviamo una o più feste di san Firmino nei Propri delle abbazie della diocesi di Amiens, nei breviari attuali di Spagna, in quelli di tutti i conventi di Prémontré, negli antichi breviari o nei Propri attuali di Amiens, Agen, Arras, Boulogne, Bourges, Bayeux, Beauvais, Cambrai, Châlons-sur-Marne, Evreux, Laon, Le Puy, Lisieux, Meaux, Nancy, Noyon, Orléans, Pamiers, Parigi, Reims, Rouen, Saint-Omer, Senlis, Thérouanne, Troyes, Tolosa, Tulle e Verdun. Dall'introduzione della liturgia romana, l'ufficio di san Firmino è scomparso da alcune delle diocesi che abbiamo appena nominato, le quali l'avevano preso in prestito dal breviario di Parigi nel corso del XVIII secolo.
Il culto del santo pontefice è stato introdotto dai Navarresi nei possedimenti spagnoli dell'America.
Si fanno pellegrinaggi in onore di san Firmino: a Saint-Acheul-lès-Amiens, la cui cripta è vedova della sua tomba; a Tully (Somme), per preservarsi dai chiodi; a Saint-Pierre-du-Chastel (Eure), contro i formicolii, designati sotto il nome di formicaio; a Morbecque (Nord), dove si va a bere l'acqua del pozzo di san Firmino per preservarsi dalla febbre, dai crampi e dai reumatismi; a Cormeilles (Eure), per far camminare i bambini; a Saint-Firmin-sur-Loire (Loiret), per i dolori in generale; in diverse chiese della Normandia, contro i tremori; a Saint-Martin-Saint-Firmin (Eure); a Saint-Firmin-des-Bois (Loiret); alla cappella di San Firmino di Pamplona, ecc. Nel medioevo, lo si invocava specialmente per l'erisipela e lo scorbuto.
A Sommesnil e a Greuville (Senna Marittima), esiste ancora oggi una confraternita di San Firmino. Congregazioni analoghe esistevano un tempo a Madrid e a Saragozza.
San Firmino è il patrono della Navarra, delle diocesi di Amiens e di Pamplona, e patrono secondario di Notre-Dame d'Amiens, di Saint-Germain d'Amiens e della diocesi di Arras; tredici chiese gli sono dedicate nella diocesi di Amiens: quelle di Crocquoison, di Crouy, d'Eramecourt, del sobborgo di Rem ad Amiens, di Saint-Firmin (cantone di Rue), d'Hocquincourt, di Millancourt, di Sourdon, di Thieulley-la-Ville, di Tully, di Vaux-en-Amiénois e di Vignacourt. Il villaggio di la Neuville-les-Amiens celebra la sua festa il 14 gennaio; nove nella diocesi di Arras: Bouin, Brévillers, La Calotterie, Fontaine-l'Étalon, Henneveux, Marles, Nempont-Saint-Firmin, Reclinghem, Sempy; sei in quella di Beauvais: Doméliers, Saint-Firmin, Hainvillers, Le Mesnil-Saint-Firmin, Le Soulchois, La Vacquerie; quattro in quella di Rouen: Euteville, Greuville, Sommery, Sommesnil; tre in quella di Orléans: Saint-Firmin-sur-Loire, Saint-Firmin-des-Bois, Saint-Firmin-des-Vignes; due in quella di Blois: Concriers, Saint-Firmin-des-Prés; una in ciascuna delle diocesi di Cambrai, di Gap, Nancy, Nevers e Sées: Morbecque (Nord), Saint-Firmin en Val-Gaudemard (Alte Alpi), Saint-Firmin (Meurthe), Saint-Firmin de Bussy (Nièvre), Saint-Firmin (Orne); una in Inghilterra: North Crowley, nel Buckinghamshire; e un certo numero in Spagna.
La compagnia dei vigili del fuoco di Amiens fa cantare una messa solenne in cattedrale il giorno di san Firmino, sua festa patronale. Ad Amiens e ad Abbeville, le corporazioni dei bottai, dei mercanti e dei banditori di vino l'avevano anche scelto come patrono. I bottai di Abbeville sono i soli ad aver perseverato nel loro patronato.
È sotto il suo titolo che si trovavano un tempo due chiese parrocchiali di Amiens, oggi distrutte; una chiesa collegiale di Montreuil; la chiesa del sobborgo di Thoule, a Roye, dedicata più tardi a san Medardo; la chiesa dei Bons-Enfants, situata in rue Saint-Victor, a Parigi; un ospedale di Amiens, che occupava una parte dell'attuale rue des Écoles-Chrétiennes, ecc. La parrocchia costituzionale eretta nella chiesa dei Cordeliers di Amiens (oggi Saint-Remi) fu posta per qualche tempo sotto il titolo di san Firmino.
Gli scolari della nazione piccarda, nelle università di Orléans e di Parigi, avevano scelto come patrono il primo vescovo di Amiens. Gli statuti universitari del giugno 1331 prescrivono che gli scolari della diocesi di Amiens, entrando nella facoltà di Parigi, debbano impegnarsi con giuramento a pagare la loro quota parte della festa religiosa del 25 settembre. Questa solennità aveva luogo, nel XVII secolo, nella cappella del collegio del cardinale Lemoine. A Orléans, questa festa si celebrava nella parrocchia di Saint-Pierre-le-Puellier, il 13 gennaio.
Sarebbe troppo lungo enumerare le cappelle che furono dedicate a san Firmino; notiamo solo quelle che gli furono consacrate: a Saint-Eloi di Dieppe, nella chiesa abbaziale di Saint-Denis, nel lebbrosario di Saint-Riquier; e quelle che ancora oggi conservano il suo titolo, a Saint-Vulfran d'Abbeville e nelle cattedrali di Amiens, di Rouen e di Pamplona.
Un certo numero di località porta il nome di Saint-Firmin. Oltre a quelle che abbiamo già designato, menzioneremo, come essendo sotto questo titolo, un'appendice di Le Crotoy, un'appendice di Eppeville, un sobborgo di La Fère, un fiume che prende la sua sorgente a nord di Roye, una via di questa città, una piazza di Amiens e una delle torri di Saint-Vulfran d'Abbeville.
Il nome di san Firmino è iscritto in antiche litanie del medioevo; nei martirologi di Roma, di Amiens, di Colonia; in quelli di Floro, di san Girolamo, di Rabano Mauro, di Usuardo, di Wandelberto, ecc.
Si ignorava, all'inizio dell'VIII secolo, l'ubicazione della tomba di san Firmino. Un raggio miracoloso la indicò a san Salvo, mentre celebrav a i santi m saint Salve Possibile predecessore di Berchone sulla sede di Amiens. isteri nella chiesa di Notre-Dame des Martyrs; il corpo riportato alla luce esalò un soave odore che si sparse fino nelle diocesi vicine; queste reliquie furono poi trasportate fino alla nuova chiesa, dedicata a san Pietro e a san Paolo, e depositate, a oriente dell'edificio, in una cripta che fu decorata con un'arte ammirevole in onore di san Firmino. Lo stesso vescovo ornò poi splendidamente la cassa con oro e perle. Questa traslazione ebbe luogo il 13 gennaio.
Odolfo, tesoriere di Saint-Riquier, ottenne, nell'864, da Hilmerade, vescovo di Amiens, un frammento dell'abito che portava san Firmino quando fu martirizzato. Nell'860, Otger, vescovo di Amiens, offrì alcune reliquie del santo vescovo alla collegiale di San Quintino, di cui era stato canonico. Nella prima metà dell'XI secolo, Alix de Crespy, moglie di Thibaut III, ottenne da suo cugino Foulques, vescovo di Amiens, una particella del braccio di san Firmino, che depositò nella chiesa sotterranea di Provins che gli fu dedicata. Si vedono ancora le rovine di questa chiesa, così come quelle della chiesa che si trovava al di sopra, la quale era dedicata a san Pietro. Verso la stessa epoca, una costola del Santo fu donata alla collegiale di San Martino di Picquigny. San Goffredo, la cui devozione verso il santo Martire era grande, fece eseguire una nuova cassa estremamente ricca, dove furono trasferite le reliquie di san Firmino, verso il 1116.
Un violento incendio aveva divorato una parte della città di Amiens, il 3 agosto 1137. Per ricostruire le chiese, si risolse di raccogliere elemosine in tutta la diocesi; e, al fine di eccitare la pia generosità dei fedeli, si volle trasportare in vari luoghi la cassa di san Firmino. Al giorno indicato, gli abitanti della città si recarono alla cattedrale per assistere alla partenza delle reliquie, che la maggior parte considerava con profondo dolore; i fedeli rivolgevano ingenuamente le loro lamentele alla cassa, caricata sulle spalle dei sacerdoti, e scongiuravano il Santo di non abbandonarli. La processione continuava il suo cammino; ma, arrivata alla porta del Grand-Pont, che si trovava nella chaussée Saint-Pierre, la cassa divenne immobile e coloro che la portavano non poterono lottare contro la forza soprannaturale che li arrestava. Le reliquie furono riportate trionfalmente nel loro santuario, in mezzo agli slanci della gioia popolare che, in questa occasione, conferì al suo Patrono il soprannome di l'Annoureux.
Verso il 1180, si cominciò a raccogliere offerte per la costruzione di una nuova cassa. Fu terminata il 16 ottobre 1204, epoca in cui ebbe luogo la traslazione. Questo prezioso monumento in oro puro aveva la forma di una casa e offriva dodici quadri smaltati, relativi alla vita di san Firmino.
Nel 1185 o 1186, Pierre Paris, vescovo di Pamplona, ottenne da Thibaut d'Heilly una parte del capo di san Firmino, che si venera ancora oggi nella chiesa di San Lorenzo.
In un'epoca sconosciuta, ma anteriore al XIV secolo, si era staccato dal corpo di san Firmino un braccio, con il quale, alle feste dell'Invenzione e del Martirio del santo Apostolo, il vescovo di Amiens dava la benedizione. Il capo era stato ugualmente messo da parte, in un reliquiario speciale che due assessori portavano alle processioni. Quanto alla grande cassa, essa era portata da cavalieri all'interno della cattedrale, e poi nelle strade, da sei borghesi. Questo uso essendo caduto in disuso, l'échevinage lo fece rivivere fin dall'anno 1465, facendo valere, presso il Capitolo, l'antichità di questo privilegio.
Non è solo nei giorni di festa di san Firmino e alla solennità dell'Ascensione che avevano luogo queste processioni: era anche nei tempi di siccità. Si racconta che, nel 1478, nel momento in cui la cassa arrivava alla chiesa di Saint-Acheul, una pioggia abbondante venne a esaudire tutti i voti e fece scomparire ogni timore di carestia.
La vigilia delle processioni di san Firmino, gli ufficiali del vescovo convocavano i vassalli del vescovado, affinché montassero la guardia, durante la notte, vicino alla cassa esposta. Gli ufficiali dovevano fare la guardia all'esterno della cattedrale.
La cassa di san Firmino fu frequentemente arricchita da doni di gioielli e di pietre preziose, i quali sono menzionati nei vari inventari del tesoro di Notre-Dame. Una parte di questi gioielli furono rubati nel 1573. Simili sottrazioni si rinnovarono nel corso del XVII secolo.
Nel 1588, si vendettero alcuni gioielli del capo di san Giovanni Battista, per far fabbricare un busto in argento dove si mise il capo di san Firmino, conservato fino ad allora in una sorta di coppa. Questo nuovo reliquiario fu portato processionalmente, il 27 febbraio 1590, per chiedere il successo dell'esercito cattolico contro gli Ugonotti.
Una reliquia di san Firmino, donata dal vescovo di Amiens alla chiesa di Haïques, vicino a La Bassée (Nord), era in grande venerazione in quel paese.
Quando la cassa di san Firmino fu inviata alla Zecca (1793), M. Lecouvé, sindaco di Amiens, raccolse le reliquie, consistenti in nove ossa: la scapola del lato destro, le due ossa dell'anca incomplete, i due cubiti, un radio, il femore destro, le due tibie, e le rimise a M. Lejeune, parroco costituzionale di Notre-Dame. Questo ecclesiastico restituì il suo prezioso deposito nel 1802. Queste reliquie, verificate nel 1816 e 1829, sono state solennemente trasferite con altre ossa di Santi, il 14 gennaio 1851, in una cassa d'argento del XIII secolo, di cui un anonimo aveva fatto dono a monsignor de Salinis. Il 19 gennaio 1851, una piccola reliquia di san Firmino fu solennemente trasferita alla chiesa di Saint-Germain, di cui il primo vescovo di Amiens è patrono secondario, e depositata nella cassa di san Germano di Scozia.
Si sono conservate anche reliquie più o meno importanti del santo vescovo: ad Amiens nelle chiese di Saint-Jacques (1825), Saint-Leu, Saint-Firmin (1861) e Saint-Martin; all'Hôtel-Dieu; nei conventi delle Carmelitane, dell'Espérance, di Louvencourt, del Sacro Cuore, delle Orsoline e della Visitazione; nel resto della diocesi, al Santo Sepolcro di Abbeville, a Corbie, a Fay (Chaulnes), a Longpré-les-Corps-Saints, a Mailly, al Mont-Saint-Quentin, Picquigny, a Vignacourt, ecc.; nelle diocesi vicine, alla cattedrale e a Saint-Nicolas d'Arras, a Saint-Firmin, vicino a Chantilly; a Sommesnil e a Saint-Vandrille (Senna Marittima), a Saint-Martin di Laon, ecc.; a Pamplona (cattedrale, San Lorenzo e chiesa di San Firmino d'Aldapa).
Si conservava un tempo, nella chiesa di San Giovanni di Picquigny, una costola di san Firmino con ossa di san Variois e di san Luxor, in una cassa dell'XI secolo. L'inventario della cattedrale di Noyon (1426) menziona "dei drappi di san Firmino in un cofanetto d'argento". Altri antichi inventari segnalano sue reliquie alla cattedrale di Laon (1523); nelle collegiali di Saint-Vulfran e di San Quintino; nelle abbazie di Saint-Acheul, di Saint-Jean d'Amiens, di Saint-Riquier, di Saint-Vaast d'Arras, di Saint-Remi di Reims; nei conventi dei Celestini di Amiens e dei Certosini di Abbeville, ecc.
Abbiamo estratto questa biografia dalla Storia di san Firmino, di M. Charles Salmon, e dall'Agiografia della diocesi di Amiens, di M. Publié Corhlet.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Pamplona nel I secolo
- Battesimo da parte di sant'Onesto
- Consacrazione episcopale da parte di sant'Onorato a Tolosa
- Missione in Aquitania, Alvernia, Angiò e Normandia
- Arrivo ad Amiens il 10 ottobre
- Martirio per decapitazione notturna in prigione
Miracoli
- Guarigione dell'occhio cavato di Castus
- Guarigione di lebbrosi alla porta Clipeata
- Emanazione di un soave profumo durante il ritrovamento delle sue reliquie
- Immobilità miracolosa del suo reliquiario al Grand-Pont (soprannominato l'Annoureux)
- Pioggia miracolosa nel 1478
Citazioni
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Non ho altro Dio, in cielo e in terra, se non colui che ha fatto tutto dal nulla e per mezzo del quale tutto sussiste.
Interrogatorio davanti a Sebastiano