Nata a Obernai nell'VIII secolo, Eugenia raggiunge la zia santa Odilia nel monastero di Hohenbourg. Divenuta badessa, si distingue per la sua carità eroica verso i poveri e la sua vita di austerità mistica. Muore nel 735, lasciando dietro di sé una reputazione di santità confermata da numerosi miracoli.
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SANTA EUGENIA DI OBERNAI,
Giovinezza e virtù precoci
Fin dall'infanzia, Eugenia manifesta una pietà eccezionale e un'inclinazione naturale alla virtù, cercando di imitare l'esempio di sua madre.
Eugenia Eugénie Badessa di Hohenbourg nell'VIII secolo. aveva ricevuto dal cielo un cuore tenero e sensibile, e buone inclinazioni alla virtù. Felice presagio di una vita angelica che doveva consumarsi interamente nell'innocenza e nel fervore dell'amore divino, e che fu come il primo abbozzo della santità alla quale doveva elevarsi in seguito. Di buon'ora, la nostra Santa si sentì fortemente attratta alla pratica di tutte le virtù cristiane, e particolarmente di quelle di cui la sua pia madre le dava l'esempio. E, a vedere l'ardore con cui seguiva la sua attrazione, si sarebbe potuto credere che, presa da un generoso desiderio di rivaleggiare con lei, Eugenia avesse formato il disegno di superarla.
Prevenuta così dalla grazia, spandeva attorno a sé il profumo della modestia e della pietà. Le madri la invidiavano tutte a sua madre; i bambini della sua età non si compiacevano che con lei; il suo angelico carattere e l'amabile serenità diffusa sulla sua fronte le guadagnavano il cuore di tutti coloro che l'avvicinavano, e, già nella sua compiacenza, nella sua dolcezza, traspariva quella carità di cui la sua vita doveva essere un atto continuo. La gioia degli altri era il suo piacere, i loro dolori facevano scorrere le sue lacrime. A tutto ciò, Eugenia univa ancora le qualità corporee più amabili. Al portamento più modesto e a una nobile gravità, univa una tale sobrietà nelle sue parole, una così toccante semplicità nei suoi costumi, che la sua sola presenza comandava il rispetto; ma una santa ignoranza le nascondeva tutti questi doni e le impediva di averne vanità. È che, alla bellezza che cattura il cuore degli uomini, univa un tesoro mille volte più prezioso, la pietà, che procura l'amicizia di Dio.
Tutto concorreva a portare Eugenia dalla parte del mondo: la nobiltà della sua stirpe, le grandi ricchezze dei suoi genitori, la bellezza e gli ornamenti della sua persona, la sua ragione prematura, la dolcezza angelica del suo carattere e le grazie del suo spirito; ma un'ispirazione divina le faceva apprezzare tutti questi vantaggi al loro giusto valore, e la portava verso le cose più solide e meno perituri. La Provvidenza sembrava non averla colmata di tutti questi doni della natura che per rendere più eclatante il trionfo della grazia. Eugenia era nata e cresceva sotto l'ala di Dio: il suo cuore puro non vuole gustare che le delizie della pietà. Rinunciando ai frivoli divertimenti dell'infanzia; supplendo con il fervore alla debolezza dell'età, la sua anima inondata dalla grazia, la sua intelligenza illuminata dalla luce celeste, prevennero gli anni, e giovane, ben giovane ancora, la sua virtù brillò di uno splendore tutto divino: si indovinava in lei la beneamata del Dio dell'innocenza. Mentre altri andavano a offrire il loro incenso all'idolo dei risi e dei giochi, Eugenia levava in segreto le sue mani pure verso il Creatore, e gli faceva il sacrificio delle sue labbra innocenti. La si vide, da allora, cercare nel ritiro un asilo contro la dissipazione, che è come l'elemento della prima età. Si slanciava verso l'Autore del suo essere attraverso i pii movimenti e i desideri infiammati del suo cuore. Il suo spirito, elevato al di sopra della terra, non ebbe più conversazione che nel cielo. Ora ai piedi degli altari, penetrata dalla presenza e dalla maestà di Colui davanti al quale i cherubini inclinati si coprono con le loro ali e si annientano di rispetto, faceva salire i suoi voti fino ai piedi del trono di Dio con un profondo raccoglimento, un'umile modestia, una grazia tutta infantile. Ora, in un luogo solitario e tranquillo, meditava la legge del Signore: tutto il suo felicità era di sentir parlare di Dio e dei misteri della nostra fede. Non ci si poteva stancare di ammirare questo angelo della terra così favorito da Dio in un'età ancora così tenera! Si era rapiti dal trovare, in mezzo a un mondo seduttore, questo fiore d'innocenza e di purezza, questa giovane anima, così bella di candore e d'amore divino, che,
VIES DES SAINTS. — TOME XL
senza l'aiuto di alcun mortale, si era elevata a una così alta perfezione.
Educazione e famiglia
Figlia del duca Adelberto e di Gerlinda, riceve una rigorosa educazione cristiana all'interno del castello familiare.
Eugenia trascorreva giorni sereni e puri, divisi tra la cura della propria santificazione e i doveri ordinari della vita. Figlia tenera e sottomessa, nutriva per i suoi genitori un vivo e rispettoso amore; Ade lberto e Adelbert Padre di santa Eugenia e duca d'Alsazia. Ger linda, d Gerlinde Prima moglie di Adelberto e madre di Attala. a parte loro, non trascuravano né preghiere né buone opere per attirare sulla loro figlia l'abbondanza delle benedizioni celesti. Ogni mattina, la pia duchessa la conduceva nella cappella del castello e lì, prostrata davanti all'immagine di Gesù e di Maria, la consacrava al loro servizio e li scongiurava di sviluppare nel suo giovane cuore tutte le virtù cristiane. Man mano che vedeva le sue forze svilupparsi, si applicava con maggiore assiduità a farle ascoltare il linguaggio della pietà. Nutriva abitualmente i suoi occhi con lo spettacolo degli oggetti più edificanti e i suoi sforzi, potentemente secondati dall'unzione interiore della grazia, ottennero un successo così rapido che Gerlinda si vide presto nella necessità di moderare il fervore di sua figlia.
Vocazione ed ingresso nel monastero
Rifiutando i vantaggi del mondo, Eugenia sceglie di entrare nel monastero di Hohenbourg sotto la guida di sua zia, santa Odilia.
Crescendo di giorno in giorno gli impulsi della grazia, Eugenia si sentì portata sempre più verso le pratiche più elevate della perfezione. Gli attriti interiori che provava per la solitudine, dove Dio parla così intimamente al cuore di coloro che lo amano, aumentavano così ogni giorno; ma non potendo nascondersi gli ostacoli che avrebbe incontrato vivendo nel mondo, prese la risoluzione di lasciarlo. Questa parola del Vangelo: «Chiunque avrà lasciato casa, padre, madre, fratelli, sorelle o campi, per rispetto al mio nome, riceverà il centuplo e godrà della vita eterna», non cadde affatto su un cuore vile. Decisa ad abbracciare lo stato religioso, scelse il monastero di Hohenbourg, dove santa Odilia, sua zia, dava da alcuni anni l'esempio della virtù e vi sainte Odile Zia e formatrice di santa Attala, fondatrice di Hohenbourg. faceva fiorire la santità. Questo monastero era allora conosciuto per la sua pietà, non solo in tutta l'Alsazia, ma anche in Francia e in Germania; così, i genitori di Eug enia n Alsace Regione di origine e di attività della santa. on poterono che applaudire alla scelta della loro figlia diletta. Colpita dalla virtù che sembrava impressa sul suo volto, e senza dubbio illuminata da Dio sui tesori nascosti di quell'anima celeste, santa Odilia aveva letto nel cuore di sua nipote tutto ciò che racchiudeva di innocenza e di candore. Aveva riconosciuto in lei il germe prezioso di un futuro ancora più glorioso. Guidata da un'ispirazione divina, non esitò affatto ad ammetterla nel numero delle sue vergini per consacrarla a Dio, nonostante i suoi giovani anni, nonostante i timori di debolezza e di incostanza che la sua giovinezza avrebbe potuto ispirare.
Il primo sacrificio che la nostra Santa volle offrire al Signore fu quello dei suoi giovani anni. Molto giovane, diceva già di aver promesso a Dio di consacrargli la sua vita, di impiegare unicamente per la sua gloria i giorni che gli avrebbe fatto trascorrere sulla terra. Diceva ancora che avrebbe amato vivere in una povertà volontaria, al fine di poter più liberamente soccorrere i malati, proteggere i deboli, consolare gli afflitti. E più di una volta, mentre parlava così, la sua voce si animava, i suoi occhi brillavano della gioia più pura; la fede che trasportava la sua anima si rifletteva sulla sua fronte; i suoi occhi sembravano illuminarsi dell'amore divino; qualcosa di soprannaturale si tradiva in lei e annunciava già una creatura privilegiata, e non si poteva dubitare che le parole che uscivano dalla sua bocca non venissero dall'abbondanza del suo cuore. Poiché sapeva che questa terra non è più, a causa del peccato, che una valle di tristezza, la cui desolazione non si addolcisce e la notte non si rischiara che alla luce e sotto l'influenza della virtù, e che il mondo, a qualsiasi grado si sia posti, non è più un luogo di godimento, ma ben di combattimento e di abnegazione, rendeva grazie al cielo per averle ispirato il pensiero di lasciarlo e di consacrare a Dio le primizie della sua vita.
Consacrazione religiosa
All'età di quindici anni, riceve il velo dalle mani del vescovo durante una solenne cerimonia a Hohenbourg.
Santa Eugenia si avvicinava al suo quindicesimo anno: era l'età stabilita da santa Odilia per la consacrazione pubblica di sua nipote al Signore. L'aurora del bel giorno che doveva esserne testimone trovò la giovane vergine in preghiera in un umile recesso del monastero di Hohenbourg, dove era giunta la vigilia con i suoi genitori e diverse sue amiche d'infanzia. Effondeva il suo cuore davanti a Dio, e dolci lacrime scorrevano dai suoi occhi sul pavimento dove giaceva prostrata. Quando giunse l'ora della pia cerimonia, Adelberto e Gerlinda chiamarono la loro figlia; ella venne, si gettò ai loro piedi chiedendo la loro benedizione. Poi, dopo averla ricevuta, si alzò e salutò sorridendo le sue compagne, che l'avevano seguita sulle alture di Hohenbourg per farle da corteo e per edificarsi allo spettacolo della sua pietà e della sua modestia. Entrò nel santuario, accompagnata dal padre, dalla madre e dalle compagne. Il santo sacrificio ha inizio: più si avvicinava il momento in cui Eugenia stava per donarsi per sempre al Dio che il suo cuore aveva scelto, più il suo fervore e la sua pietà raddoppiavano. Dopo la celebrazione dei divini misteri, l'umile serva di Gesù Cristo si avanza; sul suo volto brillavano una modestia e un raccoglimento che tradivano i sentimenti di cui il suo cuore era penetrato. Il vescovo pone sul suo capo il velo bianco, emblema della castità e dell'unione eterna con il divino Sposo della sua anima. Da quel giorno fino all'ultimo della sua vita, Eugenia non ebbe più un solo pensiero, un solo battito del suo cuore amante che non fosse per Dio. La sua intera vita sarà, per così dire, solo un lungo, ma soave gemito.
Tutti i pensieri, tutti i movimenti, tutte le azioni di Eugenia sembrano essersi concentrati nel desiderio di servire Dio e di meritare il cielo. Tutti i suoi giorni sono segnati dal doppio sigillo dell'innocenza e della pietà. Mai si scorgeva in lei quell'impetuosità di movimenti, quella mobilità di impressioni, quella leggerezza di condotta, appannaggio ordinario della giovane età. Si sarebbe detto, vedendola, che appartenesse più al cielo che alla terra, e un sentimento di rispetto si mescolava all'ammirazione quando si scorgeva quel dolce volto, all'uscita dalla preghiera, tutto illuminato da una chiarezza soprannaturale. Eugenia era del piccolo numero di quelle anime che il peccato non tenne mai sotto il suo impero. È così che, sotto gli occhi di Dio e degli angeli, nel silenzio e nella preghiera, ignorata dal mondo, cresceva in sapienza e in virtù man mano che avanzava in età. Santa Eugenia aveva compreso di buon'ora le delizie sconosciute che si gustano nel servizio di Dio. Perciò il suo cuore, dove la tempesta delle passioni non aveva mai tuonato, non ebbe nulla che le impedisse di udire i suoni misteriosi di quella voce divina che risuona nel santuario della coscienza.
Governo e ascetismo
Succedendo a santa Odilia come badessa, conduce una vita di austerità estreme e di meditazione sulla Passione.
Dopo la morte di santa Odilia, avvenuta qualche tempo dopo, Eugenia Eugénie Badessa di Hohenbourg nell'VIII secolo. fu designata a succederle nel governo del monastero. Ben diversa da quelle anime che seguono volentieri Gesù Cristo sul Tabor, ma che la mangiatoia e il calvario spaventano e a cui la croce ripugna, essa sospirava solo per la povertà volontaria e la sofferenza. Iniziata precocemente al mistero di questa scienza celeste di cui la croce è l'oggetto adorabile, sentiva in se stessa che solo coloro che amano, soffrono e pregano sono felici. Sapeva che la povertà e la sofferenza erano state le compagne care di Gesù durante tutto il corso della sua vita mortale, e che la dottrina di quest'Uomo-Dio riposa, in qualche modo, su questa massima fondamentale: Non vi è felicità quaggiù se non nella sofferenza e nella povertà spirituale. Beati i poveri in spirito! Beati coloro che soffrono! La nostra Santa, il cui cuore aveva gustato questa dottrina del divino Maestro, mentre il suo spirito ne aveva penetrato la profondità, attingeva con un'invincibile energia a questa fonte di acque vive, questo bevanda delle anime d'élite, non cessando di desiderare con ardore questo tratto di somiglianza con il Dio Salvatore. A questo amore ardente per Dio di cui era santamente infiammata, e che rinnovava senza sosta nel suo cuore quel fervore e quella gioia ammirevole con cui si era consacrata al Signore fin dai suoi giovani anni, santa Eugenia univa l'odio più implacabile contro se stessa. Animata dal desiderio ardente di conformarsi in tutto a Gesù Cristo, e facendo del mistero della Passione l'oggetto incessante delle sue meditazioni, la santa badessa aveva saputo comprendere che Gesù Cristo, questa vittima senza macchia, infiammata del più grande amore per gli uomini, aveva percorso la sua vita mortale tra privazioni e sofferenze continue, dalla mangiatoia fino a quell'istante supremo in cui compiva il mistero della nostra redenzione. Ed Eugenia, in mezzo alle dolcezze ineffabili delle grazie di cui Egli la inondava, ardente per le sofferenze, vivendo, per così dire, di austerità e di penitenze, ne perseguiva la carriera con quella gioiosa ardore che non doveva abbandonarla che al suo ultimo respiro. Così, si poteva dire di lei che era come un'ostia vivente sacrificata dalla penitenza. Si nutriva dei cibi più insipidi, digiunava spesso a pane e acqua, prendeva solo in fretta un leggero sonno sulla terra nuda, sfidava i freddi più rigorosi dell'inverno e mortificava i suoi sensi fino a negare loro le soddisfazioni più innocenti. Tali furono le macerazioni che esercitò fino tra le braccia della morte. Mai natura corporea si avvicinò maggiormente alla pura essenza degli spiriti. La sua preghiera si elevava in sante aspirazioni, in slanci d'amore; ne fremeva di letizia. La sua orazione salutava, come al mattino di un bel giorno, il mistico sole che la illuminava, la riscaldava, la inondava. Fu spesso, nei suoi momenti di ardente amore, consolata e sostenuta da estasi ravvivanti, da indicibili delizie. Non era solo il suo spirito che si slanciava nel seno di Dio, il suo corpo stesso era trascinato e come assorbito dall'anima. I suoi piedi non si posavano che a stento sul suolo, e il minimo ricordo del cielo, dove erano i suoi pensieri e i suoi desideri, la elevava al di sopra della terra come un sospiro d'innocenza e d'amore. È allora che la sua anima comprendeva, con una meravigliosa chiarezza, la vanità di tutte le cose terrene e l'amore infinito che è dovuto solo a Dio. Si poteva dire che i benefici del Signore scorrevano su santa Eugenia con tale profusione, che somigliava a quelle pure intelligenze che sono prostrate davanti all'Eterno. Possedeva Dio in una maniera così intima, che le sembrava talvolta di essere tutta riempita della sua essenza.
Opere di carità
L'badessa si dedica totalmente ai poveri, ai malati e agli orfani, moltiplicando gli atti di umiltà e di soccorso.
L'amore per il prossimo, come abbiamo già detto, si era fatto notare in lei fin dall'infanzia; la nostra Santa lo attingeva, come tutte le sue altre virtù, nelle visioni di fede e di amore di Dio così feconde in atti di perfezione. In qualunque luogo muovesse i suoi passi, sembrava accompagnata dal corteo di tutte le virtù. Nel suo portamento, nelle sue parole e in tutte le sue opere, c'era qualcosa di angelico che rivelava la bellezza della sua anima. Sebbene badessa, si considerava l'umile serva del monastero, l'ultima delle sue religiose; la sua felicità più grande era di servire con le sue mani quelle figlie sconosciute al mondo, ma nelle quali la sua fede scorgeva altrettante pietre preziose che dovevano un giorno ornare il diadema dello Sposo celeste delle vergini. I suoi occhi erano sempre aperti sui poveri e sugli infelici; questi erano per lei i prediletti di Gesù, e a questo titolo, avevano diritto a un particolare amore. Santa Eugenia si ricordava di queste parole del divino Maestro: «Ogni volta che avete dato da mangiare a uno di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me stesso». Con quale zelo e quale sollecitudine, con quale toccante compassione provvedeva ai bisogni degli sventurati! Apriva le sue braccia a tutti gli infelici; il suo cuore era come un porto di rifugio per tutti i naufraghi; man mano che il loro numero cresceva, sembrava ingrandirsi. Eugenia era il loro sostegno, la loro protettrice, la madre delle vedove e degli orfani; consolatrice degli afflitti, copriva gli uni e dava ospitalità ai viaggiatori; nessuno aveva più carità di lei nell'asciugare le lacrime di coloro che venivano a implorare il suo soccorso e a consolarli nei loro mali. Incontrava vicino al monastero qualche infelice, lo aiutava subito a salire il penoso sentiero che vi conduceva, sostenendolo con le sue braccia, e non lo lasciava che dopo averlo raccomandato alle cure delle sue religiose e essersi assicurata che non gli mancasse nulla. Il Giovedì santo, per imitare l'umiltà del Salvatore, introduceva nel monastero una schiera di poveri ai quali lavava e baciava i piedi, e dopo questa toccante rappresentazione della carità di Gesù Cristo, dava loro vestiti, li serviva a tavola, e non li congedava che dopo aver prodigato loro tutti i servizi che la carità ispira.
Nutriva una tenera compassione verso i malati. Nessuna malattia contagiosa poteva restringere l'estensione del suo zelo: né i geli, né le piogge, né i venti impetuosi dell'autunno le impedivano di accorrere al capezzale dei più sventurati per consolarli e soccorrerli. Nell'asilo di San Nicola come nella capanna dei poveri della valle, ovunque portava, con le sue elemosine, parole di consolazione e di speranza. La carità cammina davanti a lei, e tutte le virtù di cui aveva creduto di seppellire lo splendore nell'oscurità della solitudine, formavano attorno a lei il più magnifico corteo. L'Alsazia intera benediceva il nome di Eugenia, mentre il cielo, dal canto suo, ricompensava spesso con folgoranti miracoli le buone opere di questa fedele serva dei poveri di Gesù Cristo, che sembrava essere stata posta sulla terra come l'angelo destinato ad asciugare tutte le lacrime, a calmare tutti i dolori! Questa carità verso il prossimo, che si ammirava in santa Eugenia, prendeva così la sua fonte nell'ardente amore per Dio che infiammava la sua anima e traboccava attorno a lei. Amare ogni cosa per Dio era per lei il più santo dei doveri; amare unicamente Dio in ogni persona e in ogni cosa era ai suoi occhi la perfezione dell'amore. Così, questo amore divino che, presso i Santi, non appare quasi mai ordinariamente che a certi intervalli e in certe occasioni, costituiva, per così dire, in Eugenia, uno stato abituale e permanente. Lo si scopriva nelle sue parole, nei suoi tratti, in tutte le sue azioni. Era quello veramente l'elemento naturale della sua vita.
Morte e sepoltura
Eugenia muore il 16 settembre 735, circondata dalla sua comunità, e viene sepolta accanto a santa Odilia.
Da quindici anni santa Eugenia era badessa del monastero di Hohenbourg e non cessava di essere l'edificazione della comunità e di offrire alla terra lo spettacolo delle più toccanti virtù. Il momento si avvicinava in cui avrebbe goduto della felicità eterna. Sentendo la sua fine prossima, raddoppiò talmente lo zelo nell'esercizio dei doveri della vita religiosa, applicandosi principalmente a riempire così bene ogni momento, che non ne lasciava passare alcuno senza meritare davanti a Dio attraverso le opere della penitenza. Era poco per il suo cuore non perdere la giornata, voleva renderla più piena, più lucrativa per la sua anima. L'odore della sua santità attirava ogni giorno molta gente presso di lei per approfittare delle sue pie istruzioni e dei suoi esempi, e tutti coloro che l'avvicinavano la veneravano come l'angelo della terra. L'amore di Dio aveva talmente infiammato il suo cuore, che lo faceva sciogliere notte e giorno in lacrime, e quando pregava, era con tanto ardore che coloro che erano presenti restavano in silenzio per ascoltare le parole tutte di fuoco che uscivano ancora più dal suo cuore che dalla sua bocca. In quei momenti, nulla poteva distrarla. Dio era la sua vita e la sua felicità. Non viveva che di lui, della sua conoscenza, della sua intuizione, del suo godimento, e la sua fragile esistenza non poteva quasi più portare quel peso immenso d'amore. Eugenia era salita alla più alta perfezione; si era rivestita di Gesù Cristo, e la morte sola, che per lei non era che un passaggio alla felicità dell'eternità, poteva mettere il sigillo finale alla sua somiglianza e alla sua unione con il divino Sposo della sua anima.
Sebbene ancora giovane, aveva lavorato, fin dai primi giorni della sua vita, con tanto ardore e perseveranza alla sua salvezza, che era precocemente un frutto maturo per il cielo. In pochi anni, aveva speso tutte le sue forze e la sua vita per arrivare più in fretta a Dio. Infine arrivò il momento fissato dalla divina Provvidenza per terminare una così bella vita e ricompensare così gloriose azioni. Eugenia aveva passato una notte tutta piena di agonia. Le vergini della comunità di Hohenbourg erano in piedi attorno alla loro madre morente e piangevano. L'umile serva di Dio conversava con le sue religiose sulle cose del cielo, e ne parlava come un angelo che parlasse della sua patria. Una santa gioia brillava nel suo sguardo, e quel momento che, per le sue sorelle, era un momento di desolazione e di lutto, era per lei l'inizio della sua gloria e della sua felicità. Contemplava il cielo, che le appariva socchiuso per riceverla, con tutto l'ardore di una lunga speranza che toccava il momento di essere soddisfatta. Si sarebbe detto che riunisse tutti i suoi sforzi per slanciarsi con un balzo fino nella celeste patria, tanto i suoi desideri erano ferventi, tanto il suo amore era perfetto. Infine, senza dare alcun segno di morte, né emettere alcun sospiro, la sua anima volò nella celeste patria, dopo aver lasciato a tutta la comunità l'eredità del suo esempio e delle sue virtù; era un venerdì, sedicesimo giorno di settembre dell'anno 735.
La notizia della sua morte fu per tutta l'Alsazia un lutto generale. Su tutti i volti si vedeva dipinta una profonda tristezza; ovunque non si udivano che gemiti; si sarebbe detto che ogni famiglia fosse stata appena colpita nei suoi affetti più cari. I poveri soprattutto non si parlavano che per esalare il dolore comune. E si portarono in folla sulle alture di Hohenbourg, per contemplare un'ultima volta i tratti venerati della loro benefattrice, per baciare quelle mani che li avevano tante volte soccorsi. Santa Eugenia fu sepolta accanto a santa Odilia, nella chiesa di San Giovanni Battista.
Culto e vicissitudini delle reliquie
Il suo culto è segnato da miracoli e dal salvataggio delle sue reliquie durante i saccheggi del 1622 e del 1632.
## CULTO E RELIQUIE.
Alla vista dei miracoli che, fin dai primi giorni, si operarono sul suo feretro e nella cappella di San Giovanni Battista dove fu inumata, i fedeli si affrettarono a invocarla come una Santa. Il suo nome è citato nelle antiche litanie della diocesi di Strasburgo. Nella preghiera usata per la benedizione dell'acqua che portavano via i pellegrini della fonte di Santa Odilia, si invocava il suo nome dopo quelli della santa Trinità e di santa Odilia, e un antico martirologio dell'VIII secolo pone il giorno della sua morte tra le feste solenni che si celebravano all'epoca nella diocesi di Strasburgo, e principalmente a Obernai, dove era nata. Questo culto fu confermato dalle bolle dei Papi, dai mandati dei vescovi, e attestato dalla devozione costante dei fedeli di tutti i secoli che visitarono la sua tomba.
Nel 1622, il conte di Mansfeld, soprannominato l'Attila della cristianità, fece dare fuoco all'abbazia di Hohenb ourg, poi si precipi abbaye de Hohenbourg Luogo di ritiro e di morte del santo. tò con i suoi soldati sui tesori del santuario, e saccheggiò tutto ciò che trovò di prezioso. Penetrando poi nella cappella di San Giovanni Battista, la tomba di santa Eugenia fu innanzitutto oggetto della sua profanazione; non essendo riusciti ad aprirla, i suoi soldati la frantumarono a colpi di mazza d'armi. Portarono via poi le ossa e il manoscritto che conteneva la storia della Santa, per bruciarli sulle rovine ardenti dell'abbazia. Ma si diffuse improvvisamente un odore così forte, e si udì un tintinnio d'armi così penetrante, che i profanatori, colti da spavento, fuggirono abbandonando le preziose reliquie. Il cardinale Leopoldo d'Austr ia, allora vescovo di Stras cardinal Léopold d'Autriche Vescovo di Strasburgo che salvò le reliquie. burgo, fece subito scendere le reliquie di santa Eugenia a Obernai, dove le tenne nascoste per due anni. Infine, il 6 agosto 1624, esse furono rinchiuse in un reliquiario dorato e riportate processionalmente a Hohenbourg, in mezzo a un immenso concorso di popolo. Furono depositate sotto l'altare della cappella delle lacrime, che prese il nome di Santa Eugenia, salvo alcune parti che furono ricollocate sotto il piccolo altare della cappella di San Giovanni Battista, dove il corpo era stato primitivamente inumato. La chiesa parrocchiale di Obernai ottenne un osso di queste reliquie, che fu incastonato in una statua in argento massiccio rappresentante la Santa, e ogni anno, il 26 settembre, si celebrava solennemente la sua festa in questa città, alla Kappelkirche, che, secondo la tradizione, occupa l'ubicazione di una cappella dove venivano a pregare un tempo Addrie, santa Odilia e santa Eugenia.
Il reliquiario dorato che racchiudeva le reliquie di santa Eugenia non restò che pochi anni sulla montagna di Hohenbourg. Nel 1632, gli svedesi saccheggiarono e incendiarono Hohenbourg. Nel 1687, il monastero e la chiesa furono ricostruiti. Si vede ancora oggi la cappella di Santa Eugenia o delle lacrime; sotto l'altare che le è dedicato si trovano i resti della sua tomba e tutto ciò che si poté raccogliere delle sue preziose spoglie. La chies a parrocchi Willgotheim Villaggio che possiede frammenti di reliquie. ale di Willgotheim, piccolo villaggio del Bas-Blön, possiede alcuni frammenti delle reliquie di santa Eugenia. Nel monastero fondato vicino ad Abbev saint Augilbert Fondatore di un monastero vicino ad Abbeville. ille da sant'Augilberto, si parla di reliquie di santa Eugenia rinchiuse in uno degli altari della chiesa. Se ne vedono ancora che sono incastonate in un altare, vicino alla grande porta, della basilica di S an Mat Trèves Città natale del santo. tia, a Treviri.
Estratto dalla Storia di santa Eugenia, dell'abate Joseph Alter, e dagli Acta Sanctorum.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita a Obernai
- Ingresso nel monastero di Hohenbourg sotto la guida di sua zia santa Odilia
- Presa del velo all'età di 15 anni
- Successione a santa Odilia come badessa di Hohenbourg
- Governo del monastero per 15 anni
- Morta in odore di santità nel 735
Miracoli
- Soave profumo e miracoloso tintinnio d'armi durante il tentativo di profanazione delle sue reliquie da parte dei soldati di Mansfeld nel 1622
- Guarigioni e miracoli presso il suo sepolcro dopo la morte
Citazioni
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Chiunque avrà lasciato casa, padre, madre... per amore del mio nome, riceverà cento volte tanto
Vangelo (citato come ispirazione)