18 febbraio 14° secolo

Beato Lorenzo da Ripafratta

RIFORMATORE DELL'ORDINE DEI FRATI PREDICATORI

Riformatore dell'Ordine dei Frati Predicatori

Religioso domenicano nato in Toscana nel 1359, Lorenzo da Ripafratta fu uno dei principali artefici della riforma del suo Ordine. Maestro dei novizi eccezionale a Cortona, formò figure di spicco come sant'Antonino e il Beato Angelico. Morì quasi centenario a Pistoia dopo una vita dedicata alla disciplina religiosa e al servizio dei malati.

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Sezioni di lettura: 6

IL BEATO LORENZO DA RIPAFRATTA,

RIFORMATORE DELL'ORDINE DEI FRATI PREDICATORI

Vita 01 / 06

Origini e vocazione religiosa

Nascita di Lorenzo a Ripafratta nel 1359 e suo ingresso tra i Domenicani a Pisa nel contesto travagliato del Grande Scisma d'Occidente.

Boni magistri bonos discipulos facere consuêrunt. I buoni maestri fanno ordinariamente i buoni discepoli. San Bonaventura.

Sulla cima di una piccola collina bagnata dalle acque del Serchio, ai piedi del Monte Pisano (Toscana), sorge l'antico castello di Ripafratta. Durante il Medioevo, esso proteggeva il confine pisano dalle frequenti incursioni dei lucchesi e dei fiorentini. Anche oggi che cade in rovina, appare severo e minaccioso sopra il borgo che domina, e dove si contano a malapena settecento abitanti. Fu lì che nacque il beato Lorenzo, il 24 marzo 1359. Appart eneva all'illustre bienheureux Laurent Religioso domenicano riformatore e rinomato maestro dei novizi. famiglia dei Nobili, che diede più tardi origine a quella dei Roncioni, i cui discendenti onorano ancora ai nostri giorni la città di Pisa. Il nome dei suoi genitori è rimasto ignoto; ma se è vero che i bei fusti producono i bei fiori, coloro che diedero alla luce questo bel letto di santità dovevano essere modelli ammirevoli di virtù.

È probabile che il beato Lorenzo sia venuto a studiare a Pisa le scienze divine e umane con lo scopo di consacrarsi al ministero ecclesiastico. A quel tempo, l'ambizioso cardinale di Ginevra aveva già preso il nome e le insegne del sovrano Pontificato, di cui contendeva il possesso a Urbano VI. Inaugurava così questa era dolorosa dello scisma d'Occidente, che indebolì la fede, corruppe i costumi e aprì la via a tutte le eresie dalle quali fu turbata l'Europa nei secoli XV e XVI. Le anime elette si rifugiavano allora nei chiostri, al fine di meglio difendere la Chiesa e di prendere una parte più gloriosa ai combattimenti di cui si prevedevano la lunghezza e l'ostinazione; e così, nell'attesa, si rinfrancavano nella preghiera, nella penitenza e nelle lacrime. Il beato Lorenzo scelse, tra tutti, l'Ordine dei Frati Predicatori, e prese l'abito religioso a Pisa, verso il 1379, nel convento di Santa Caterina, che aveva perso da poco i Ordre des Frères Prêcheurs Ordine religioso mendicante fondato da san Domenico. suoi più bei ornamenti. Il beato Giordano da Rivalto era entrato nell'eterno riposo nel 1311; frate Domenico Cavalca lo aveva seguito nel 1342; e frate Bartolomeo da San Concordio, non meno brillante scrittore dei primi due, era morto nel 1347. Tuttavia vi si vedeva ancora il Padre Domenico da Peccioli, la cui santità eguagliava la scienza. Quest'ultimo diresse a lungo la beata Chiara da Pisa nelle vie spirituali, ed esercitò la carica di maestro dei novizi per diversi anni; si può dunque credere che il beato Lorenzo si sia formato, sotto la guida di un così buon maestro, alla pietà e alla disciplina religiosa.

Fondazione 02 / 06

L'opera della riforma

Collaborazione con Giovanni Dominici di Firenze per restaurare l'osservanza regolare dell'Ordine domenicano, indebolito dalla peste e dalle divisioni ecclesiali.

In quel tempo giunse a Pisa il beato Giovanni Dominici di Firenze, a bienheureux Jean-Dominique de Florence Predicatore domenicano e iniziatore della riforma dell'ordine in Italia. nch'egli appartenente all'Ordine dei Frati Predicatori e uno dei più celebri oratori d'Italia. Godeva di una fama elevata, e san Vincenzo Ferrer, pregato dai fiorentini, durante il suo soggiorno a Genova, di evangelizzare le città e i borghi della Toscana dopo la sua missione in Lombardia e in Liguria, si stupì di tale invito; non poteva credere che Firenze avesse pensato a uno straniero, quando possedeva un oratore grande quanto il beato Giovanni Dominici. Ora, all'epoca in cui ci troviamo, il beato Giovanni aveva rivolto ogni suo sguardo verso il ripristino della vita claustrale in Italia, e si applicava nelle sue predicazioni a dipingere, con i colori più vivi, da un lato la vanità e l'incostanza dei beni terreni, dall'altro la bellezza e l'eterna durata dei beni celesti. Non appena ebbe conosciuto nel convento di Santa Caterina il Padre Lorenzo da Ripafratta e il venerabile Padre Tommaso Aiutamicristo, li indusse facilmente ad unirsi a lui per intraprendere la santissima opera della riforma dell'Istituto domenicano. La peste che diffuse i suoi flagelli in Europa, verso l'anno 1348, aveva spopolato i chiostri, e lo scisma che desolava la Chiesa e divideva le famiglie religiose, le aveva gettate nel disordine e in un'incredibile confusione. Queste due cause riunite avrebbero dovuto senza ritorno disperdere e annientare tutte le corporazioni religiose: una riforma seria era dunque indispensabile.

Il beato Giovanni Dominici, avendo trovato nei due conventi di Firenze e di Pisa una forte opposizione ai suoi progetti, iniziò col riformare quello di San Domenico di Venezia e ne affidò la direzione al Padre Tommaso Aiutamicristo. Questo religioso riuscì in poco tempo a far accettare la riforma al grande convento di Venezia, posto sotto il titolo dei Santi Giovanni e Paolo. Il Padre Tommaso da Siena ebbe la missione di riformare il convento di San Domenico di Città di Castello, in Umbria, dove lo raggiunsero il beato Giovanni Dominici, il beato Lorenzo da Ripafratta e il Padre Nicola Gittalebraccia, di Pisa.

Predicazione 03 / 06

Maestro dei novizi a Cortona

Lorenzo forma una generazione di santi e artisti illustri, tra cui sant'Antonino e il Beato Angelico, adattando la sua pedagogia al genio di ciascuno.

Il beato Giovanni non tardò a conoscere quale prezioso tesoro gli fosse toccato in sorte nella persona del nostro giovane signore di Ripafratta. Si vedeva infatti risplendere nel beato Lorenzo un candore di costumi angelici, una vita assai austera, uno zelo ardente per la gloria di Dio e la salvezza delle anime, una fedeltà inviolabile alle osservanze più minuziose della vita di chiostro: tutte virtù esaltate da una scienza così profonda delle divine Scritture, che meritò di essere soprannom inato l'Arca del T Arche du Testament Religioso domenicano riformatore e rinomato maestro dei novizi. estamento, come lo era stato il grande Antonio di Padova.

Un pensiero costante preoccupava il beato Domenico, quello di stabilire la Congregazione recentemente istituita su basi abbastanza ampie e forti affinché potesse vivere da sola, se la morte o qualsiasi altro evento fosse venuto a separarlo da essa. Si concentrò interamente nella formazione di un buon noviziato, e i suoi sforzi furono coronati da successo, poiché in quel luogo benedetto, come in una terra feconda, sorsero i futuri sostegni e i propagatori della nuova riforma. Il Beato riponeva grandi speranze nel Padre Michele Tosi, giovane che aveva convertito a Pisa e ricondotto dagli smarrimenti di una vita licenziosa alle virtù di una santità compiuta; ma questo Padre morì, nel fiore degli anni, vittima della carità con cui serviva i suoi fratelli malati di peste. Il beato Giovanni Dominici volse allora lo sguardo verso coloro che restavano, e volendo scegliere tra i più ferventi religiosi che contava in quel momento la Congregazione un abile maestro dei novizi, fermò la sua scelta sul beato Lorenzo da Ripafratta, che gli parve eminentemente adatto a ricoprire un ministero così difficile. Lo inviò a Cortona. Questa città, situata ai confini della Toscana e dello Stato Pontificio, sotto un cielo delizioso, in una contrada fertile, offriva un soggiorno mirabilmente scelto per gli esercizi spirituali di un noviziato.

I successi del maestro dei novizi non si fecero attendere. Nel 1405, un giovane fiorentino, munito delle raccomandazioni più pressanti del beato Giovanni Dominici, saliva l'erta e rocciosa cima su cui è edificata la città di Cortona: veniva a prostrarsi ai piedi del beato Lorenzo. Questo giovane era sant'Antonino, di appena sedici anni , e che una f saint Antonin Discepolo di Lorenzo, arcivescovo di Firenze e dottore della Chiesa. ama già illustre di santità annunciava come la futura gloria e il sostegno dell'Ordine di San Domenico. Vi fu seguito dal beato Pietro, della nobile famiglia dei Capucci di Città di Castello, e questi, dopo aver rivestito l'abito di Frate Predicatore e pronunciato i voti solenni di religione nella sua patria, venne a Cortona a terminare la sua educazione religiosa sotto il beato Lorenzo. Nell'anno 1407, due pittori del Mugello, avidi di celesti ispirazioni, corsero ad unirsi alla pia colonia: erano il beato Angelico e il suo giovane fratello, Fra Benedetto, miniaturi sti di raro talento. bienheureux Angelico Celebre pittore e discepolo di Lorenzo a Cortona. Non si saprebbe esprimere l'abilità meravigliosa con cui il beato Lorenzo conduceva queste giovani anime nel rude sentiero della perfezione religiosa. Nella sua saggezza, seppe evitare gli scogli ordinari contro i quali vengono a infrangersi gli educatori della vita religiosa. Si guardò innanzitutto dall'eccessiva dolcezza che snerva, indebolisce le anime e le rende incapaci della forte virtù dell'obbedienza. Ma non ebbe il rigore, lo zelo sconsiderato, il cui effetto quasi immediato è di provocare nei novizi una sovraeccitazione febbrile, un fervore immoderato che li lascia presto senza forze sul cammino della virtù, e non permette loro più che di trascinarvi giorni inutili e pieni di tristezza. Così si vide il beato Lorenzo, duro e severo per se stesso, proporzionarsi alla debolezza dei suoi giovani discepoli, e condurli con dolcezza e sicurezza nell'aspro sentiero della santità. Egli attendeva tutto dalla grazia del Signore. Per mezzo di pii e frequenti colloqui, si accontentava di accendere nel cuore dei suoi novizi una scintilla del divino amore; poi abbandonava all'azione di Dio quella fiamma leggera. E allora essa si sviluppava e diventava un fuoco atto a consumare fino alla radice tutti i cattivi impulsi della natura corrotta. Un'altra qualità veramente degna di lode nel beato Lorenzo fu la saggezza e la prudenza con cui comprese il genio proprio di ciascuno dei suoi allievi. Pur ricordando loro il fine ultimo dell'Ordine, li assecondava nel libero sviluppo delle loro tendenze naturali. Al beato Pietro, le cui inclinazioni simpatizzavano con i suoi gusti personali, aprì le vie della contemplazione; a sant'Antonino, il cui spirito vasto e solido si mostrava capace degli studi più vari, consigliò di percorrere il campo infinito delle scienze divine e umane; permise al beato Angelico e a suo fratello di dedicarsi alla pittura. «O miei diletti», diceva loro, «voi a cui Dio non ha dato l'attitudine delle scienze, seguite la carriera della pittura; non sarete per questo meno veri Frati Predicatori; poiché non è solo con la parola che persuadiamo gli uomini ad amare la virtù e a fuggire il vizio, è anche con l'esempio di una vita pura e senza macchia, è anche con le arti, espressione dei pensieri dell'uomo; arti sublimi, tra le quali la musica e la pittura tengono il primo posto. Accadrà sicuramente che un gran numero di peccatori, che l'eloquenza dei vostri fratelli non avrà potuto scuotere, toccati alla vista dei quadri che metterete sotto i loro occhi, si confesseranno vinti. Voi avete un vantaggio di cui gli altri sono privati: la parola non può raggiungere coloro che sono lontani, e la bocca più eloquente non rende alcun oracolo nella tomba; ma le vostre celesti composizioni avranno un'influenza immortale; esse resteranno nel corso dei secoli come testimoni autentici, predicatori efficaci di religione e di virtù».

Missione 04 / 06

Missioni apostoliche e vicario generale

Predicazione in Toscana, dedizione verso gli appestati a Fabriano ed elezione a vicario generale della congregazione riformata.

Non sappiamo quanto tempo i felici discepoli del beato Lorenzo rimasero sotto la sua tutela; ad eccezione del beato Pietro Capucci, che visse e morì a Cortona, gli altri cambiarono più volte residenza. Il beato Lorenzo stesso, durante il lungo soggiorno che fece a Cortona, percorse spesso i borghi circostanti per seminare il buon grano della parola divina: questa parola usciva dalle sue labbra dolce e pura, come un tempo dalla bocca degli Apostoli e dei Profeti. Al ricordo di questo umile predicatore, di questo organo incorruttibile della legge di verità, le cui esortazioni e i cui consigli avevano tratto un così gran numero di anime dalle vie dell'iniquità, sant'Antonino lascia più di una volta, nei suoi scritti, esplodere una viva ammirazione. Non teme di paragonare il nostro beato Frate a san Paolo, per il suo zelo, le sue tribolazioni e le sofferenze che imponeva al proprio corpo.

Dopo aver formato nella persona di sant'Antonino, che aveva imbevuto del suo spirito, un abile maestro dei novizi, il beato Lorenzo, per ordine dei suoi superiori, si recò a Fabriano, città della Marca d'Ancona. Il convento dei Frati Predicatori di questa città aveva appena accettato la riforma del beato Giovanni Dominici. A quell'epoca, la peste devastava la città e il territorio di Fabriano; disprezzando la fatica e il pericolo, il nostro beato si consacrò interamente al servizio degli appestati, e le popolazioni alle quali aveva prodigato la sua dedizione apostolica ne conservarono una viva riconoscenza; dopo molti anni, ricordavano ancora con felicità l'inesauribile carità del nostro Frate.

Ma le virtù sfolgoranti e la scienza profonda del beato Lorenzo non potevano più restare sepolte nell'oscurità della vita privata. La Congregazione dei conventi riformati, volendo ricompensarlo dello zelo e della prudenza con cui aveva lavorato per restaurare l'Ordine di San Domenico, lo nominò vicario generale. Ci è impossibile precisare gli anni durante i quali il beato Lorenzo governò la Congregazione. Tutto ciò che possiamo dire è che la sua elezione dovette aver luogo prima dell'anno 1443; poiché nel novembre 1445, sant'Antonino era già investito della carica di vicario generale. Il tempo, che ha ricoperto con un velo spesso la vita e le azioni di questo illustre figlio di san Domenico, non ci ha lasciato alcun ricordo importante sui pochi anni che passò alla guida della sua Congregazione. Sappiamo solo che stabilì la sua residenza nel convento di San Domenico di Pistoia, dove terminò i suoi giorni. Lì, come a Cortona, a Fabriano e ovunque l'obbedienza religio sa lo a Pistoie Luogo di morte e di sepoltura di Lorenzo. vesse posto, si votò interamente al ministero delle anime, predicando al popolo, catechizzando i poveri delle campagne, visitando e consolando i malati, particolarmente gli appestati che si vedevano il più delle volte abbandonati dai loro amici e dai loro cari.

Vita 05 / 06

Consigliere di sant'Antonino e fine vita

Lorenzo guida i primi passi di sant'Antonino come arcivescovo di Firenze prima di spegnersi a Pistoia all'età di 98 anni.

Il nostro Beato, tutto assorto in questo ministero d'amore e di pace, ricevette la notizia che il suo amato discepolo sant'Antonino era stato appena elev ato all'arcivescovado archevêché de Florence Discepolo di Lorenzo, arcivescovo di Firenze e dottore della Chiesa. di Firenze (gennaio 1446). In ogni suo imbarazzo, il Santo non cessava di ricorrere alle luci del venerabile religioso che aveva formato la sua giovinezza; così fece in questa grave circostanza. Supplicò il suo maestro di non abbandonarlo nelle angosce in cui lo riduceva il terribile fardello che si era appena imposto sulle sue deboli spalle. Né le suppliche dei magistrati della repubblica, né gli ordini del sovrano Pontefice stesso poterono deciderlo ad accettare questo pesante incarico; e acconsentì alla sua elevazione solo per ordine espresso del beato Lorenzo. Il santo vecchio volle allo stesso tempo adempiere a un dovere di carità nei confronti di colui che era stato suo discepolo, aiutandolo con i suoi consigli e la sua esperienza. Fece per sant'Antonino ciò che san Bernardo aveva fatto per il papa Eugenio III, che dall'umile condizione di monaco, si vide elevato al pontificato supremo. All'esempio dell'abate di Chiaravalle, che, per rafforzare la virtù di Eugenio III, scrisse il suo ammirevole libro De Consideratione, il beato Lorenzo si sforzò, con lettere frequenti e piene di saggezza, di istruire il santo Arcivescovo sulla dignità e sui doveri dell'episcopato. Era davvero cosa ammirevole vedere l'affettuosa e paterna carità del beato Lorenzo, e l'umiltà profonda di sant'Antonino, che abbassava, con una riverenza tutta filiale, la sua scienza, la sua maturità, la sua prudenza e la sua saggezza davanti ai capelli bianchi del suo antico maestro. Il santo vecchio si avvicinava al suo centesimo anno. Era esausto per le fatiche di una vita laboriosa e penitente, malato di un'ulcera alla gamba che lo faceva crudelmente soffrire, e tuttavia non poteva risolversi a porre fine ai suoi lavori. Questi nobili e generosi sacrifici erano ben ricompensati. Dio gli accordava una rara felicità, la più dolce al cuore di coloro che hanno consacrato le loro cure all'educazione della gioventù; vedeva i giovani religiosi che aveva iniziato alla santità, diventare, per la loro saggezza e le loro virtù eroiche, la gloria, l'ornamento e il sostegno della santa Chiesa, il modello delle generazioni future. Dei suoi discepoli, tre sono stati posti sugli altari; gli altri, che non hanno avuto questo onore, hanno almeno lasciato dietro di sé un'imperitura rinomanza. Un altro soggetto di consolazione per il nostro beato Fratello era vedere la riforma del suo Ordine benedetta da Dio e dagli uomini. Questa riforma cresceva ogni giorno in prosperità e portava lontano frutti di salvezza; estendeva da un capo all'altro dell'Italia rami fecondi e contava con un legittimo orgoglio, in mezzo ai suoi figli, dei religiosi di una scienza e di una santità ugualmente illustri. Era proprio un po' la sua opera, poiché vi aveva coraggiosamente lavorato fin dalla sua adolescenza. Restava per lui andare al cielo a ricevere l'immortale corona che Dio riserva ai suoi fedeli servitori. Giunto al termine del suo esilio, volle partire munito di tutti i soccorsi della religione. Li ricevette con le dimostrazioni della più tenera pietà; poi, sollevandosi con sforzo dal suo umile giaciglio, si voltò verso i suoi fratelli che lo circondavano sciogliendosi in lacrime, e li esortò con parole piene di fuoco all'amore di Dio e del prossimo, all'osservanza delle loro regole. Raccomandò loro anche di rendersi per il popolo esempi di santità, e di darsi tutti interi alla salvezza delle anime che Gesù Cristo ha riscattato col suo sangue prezioso. Allora, con la serenità del giusto che sa di aver compiuto fedelmente la sua missione, si riposò nel Signore il 28 settembre dell'anno 1457, all'età di novantotto anni. Dio non tardò a rivelare alla Chiesa la gloria del suo fedele servitore; la sua tomba divenne il teatro di numerosi miracoli che ci sono riportati dagli autori più degni di fede.

Culto 06 / 06

Culto e riconoscimento ufficiale

Venerazione popolare a Pistoia, erezione di un monumento funebre e beatificazione da parte di papa Pio IX nel 1851.

[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE.]

Il popolo di Pistoia, afflitto da questa perdita irreparabile, volle, per calmare il suo dolore, erigere un monumento che facesse conoscere alla posterità la sua stima per le virtù del beato Lorenzo da Ripafratta. Si costruì dapprima una modesta tomba, sulla quale il Beato era rappresentato con la cappa distesa, come per mostrare che dall'alto del cielo copriva con la sua protezione la città che aveva edificato con le sue virtù e consolato con la sua carità. Ma questo monumento parve insufficiente agli abitanti di Pistoia e indegno della loro riconoscenza. Per testimoniare in modo eclatante il loro amore verso il Beato, fecero scolpire un sepolcro di marmo.

Ai due lati di questo sepolcro vi erano due angeli; al di sotto di questi angeli appariva l'immagine del nostro Beato che teneva sul petto un libro chiuso; ai suoi piedi posero la seguente iscrizione, che attesta sia la gratitudine che i benefici di Lorenzo avevano ispirato loro, sia la venerazione di cui circondavano questa cara e santa memoria:

« A Lorenzo da Pisa, venerabile sacerdote dell'Ordine dei Frati Predicatori e uomo di eminente santità, il popolo di Pistoia ha fatto erigere questo monumento in riconoscimento dei suoi servizi. Morì il 4 delle calende di ottobre 1437. Sono passati novantotto anni, sei mesi, quattro giorni ».

Quando si apprese a Firenze la notizia della morte del beato Lorenzo, il suo degno discepolo, sant'Antonino, non poté contenere il suo dolore; scrisse al priore e ai religiosi del convento di San Domenico di Pistoia una lettera toccante e magnifica, dove, dando libero sfogo alla sua afflizione, tracciò del beato Lorenzo il più bell'elogio che ci sia pervenuto su questo grande servo di Dio. Sant'Antonino, per immortalare la memoria del suo maestro, ne fece menzione anche nella terza parte delle sue Cronache.

Il ricordo di tante virtù si è conservato tra il popolo dal XIV secolo fino ai nostri giorni. Il culto che gli veniva reso non ha subito interruzioni. Così, dopo un attento esame dei fatti e su rapporto della Congregazione dei Riti, il nostro Santo Padre papa Pio IX ha dichiarato Be ato il padr pape Pie IX Papa che ha canonizzato Giosafat nel 1867. e Lorenzo da Ripafratta, il 4 aprile 1851. L'Ordine dei Frati Predicatori celebra ora il suo ufficio il 18 febbraio.

Estratto dall'Année dominicaine, tomo II.

Fonte ufficiale Les Petits Bollandistes, di mons. Paul GUÉRIN, cameriere di Sua Santità Pio IX.

Annessi ed entità collegate

Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.

Eventi principali

  1. Nascita al castello di Ripafratta il 24 marzo 1359
  2. Vestizione presso il convento di Santa Caterina a Pisa verso il 1379
  3. Impegno nella riforma dell'Ordine domenicano con Giovanni Dominici da Firenze
  4. Nomina a maestro dei novizi a Cortona
  5. Formazione di sant'Antonino, del beato Angelico e del beato Pietro Capucci
  6. Assistenza agli appestati a Fabriano
  7. Nomina a vicario generale della Congregazione riformata
  8. Consigliere di sant'Antonino durante la sua elevazione all'arcivescovado di Firenze
  9. Decesso a Pistoia all'età di 98 anni

Miracoli

  1. Numerosi miracoli riportati presso la sua tomba dopo la morte

Citazioni

  • Boni magistri bonos discipulos facere consuêrunt. San Bonaventura (in epigrafe)
  • Arca del Testamento Soprannome dato per la sua conoscenza delle Scritture

Entità importanti

Classificate per pertinenza nel testo