San Remigio
Apostolo dei Franchi
Quindicesimo Arcivescovo di Reims, Apostolo dei Franchi
Nato miracolosamente a Laon, san Remigio divenne arcivescovo di Reims a 22 anni. È celebre per aver convertito e battezzato il re Clodoveo e tremila dei suoi guerrieri, segnando la nascita della Francia cristiana. Il suo ministero fu costellato di miracoli, tra cui quello della Santa Ampolla portata da una colomba.
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SAN REMIGIO, QUINDICESIMO ARCIVESCOVO DI REIMS,
APOSTOLO DEI FRANCHI
Origini e nascita miracolosa
Proveniente da una nobile e pia famiglia di Laon, la nascita di Remigio è predetta dall'eremita Montano come quella del futuro evangelizzatore dei Franchi.
Si può dire della famiglia di san Remigi saint Remi Vescovo di Reims che battezzò Clodoveo. o, arcivescovo di Reims e apostolo dei Franchi, ciò che si scrive ordinariamente di quelle di san Basilio e di san Gregorio di Nazianzo, che era una stirpe di persone colme del timore di Dio. Suo padre, Emilio, conte di Laon, fu un signore di uno straordinario merito. Sua madre, Celina o Celenia, seppe così bene unire la pietà all'eminenza della sua condizione, che meritò il titolo di Santa nella Chiesa, che la onora in tale qualità il ventunesimo giorno di questo mese. Il loro matrimonio fu benedetto dal cielo fin dal principio, con la nascita di due figli maschi. Il primogenito fu Principe, che divenne vescovo di Soissons. Non si conosce il nome del più giovane, ma si sa che ebbe un figlio chiamato Lupo, che succedette a suo zio nel suo vescovado; e l'uno e l'altro sono riconosciuti come Santi nelle Tavole ecclesiastiche.
Quanto a san Remigio, di cui vogliamo narrare la vita, la sua nascita fu del tutto miracolosa. I suoi genitori erano già molto anziani e non si aspettavano affatto di avere altri figli oltre a quei due che la divina Provvidenza aveva loro donato; un santo eremita di nome Montano, che era cieco, ma meno afflitto da questa infermità che dallo stato deplorevole in cui vedeva la religione cristiana nelle Chiese delle Gallie, ricevette ordine dal cielo, per tre volte, di avvertirli che avrebbero avuto ancora un figlio che sarebbe stato la luce dei Franchi, e che avrebbe tratto questi nuovi conquistatori dall'abisso dell'idolatria in cui erano immersi. Venne dunque a trovare Emilio e Celenia, e comunicò loro questa lieta novella; la prediz ione Laon Luogo del primo monastero di Gelduin. del solitario si compì. Il nostro Santo nacque a Laon, dimora signorile dei suoi genitori, e fu chiamato Remigio.
Elezione e virtù episcopali
Eletto arcivescovo di Reims a soli ventidue anni, Remigio si distinse per la sua pietà, la sua austerità e la sua dedizione pastorale.
Fu mandato presto alle scuole, dove fece progressi così grandi nelle lettere divine e umane e nella pratica delle virtù cristiane, che all'età di ventidue anni fu costretto, nonostante tutte le sue resistenze, dopo la morte di Bennagius, ad accettare l'arcivescovado d i Reims. Un raggio archevêché de Reims Luogo del battesimo di Clodoveo. di luce che apparve sulla sua fronte e un'unzione celeste che profumò e consacrò il suo capo, fecero vedere che questa elezione veniva da Dio; ma se ne fu ancora più convinti dal modo in cui assolse un ufficio di tale importanza; poiché non appena ne fu incaricato, ne adempì eccellentemente tutti i doveri. Era assiduo alle veglie, costante e attento all'orazione, premuroso nell'istruire il suo popolo e nel procurarne la salvezza, caritatevole verso i poveri, i prigionieri e i malati, austero verso se stesso, sobrio, casto, modesto, prudente, riservato, non lasciandosi mai trasportare dall'ira e perdonando facilmente coloro che lo avevano offeso; è vero che appariva talvolta sul suo volto una sorta di severità, ma sapeva temperarla con la dolcezza del suo spirito; e se aveva per i peccatori lo zelo ardente di un san Paolo, aveva per le persone rette lo sguardo benigno e amorevole di un san Pietro; in una parola, possedeva tutte le virtù, sebbene ne celasse molte per la profonda umiltà di cui faceva una singolare professione.
Miracoli e fama
Il santo compì numerosi miracoli, tra cui guarigioni ed esorcismi, attirando l'attenzione di figure come san Benedetto e il re Alarico.
Il dono dei miracoli che ricevette da Dio accrebbe ancora meravigliosamente lo splendore della sua santità. Durante i suoi pasti, gli uccelli venivano senza timore a prendere il pane dalla sua mano. Facendo le sue visite a Chaumuzy, guarì e liberò un cieco che, da lungo tempo, era posseduto dal demonio. A Cernay, riempì di vino, con il segno della croce, un otre che era quasi vuoto, per ricompensare la carità di Celsa, una sua cugina, che lo aveva ricevuto con molta devozione nella sua dimora. Non avendo olio sacro per compiere le cerimonie del battesimo a un signore che stava morendo, ne ottenne subitaneamente dal cielo; quest'olio fu così salutare che, avendo contribuito alla salute dell'anima del malato, gli restituì anche la salute del corpo. Represse con la sua presenza un grande incendio che minacciava la città di Reims di una rovina completa. Scendendo per questo dalla chiesa di San Nicasio, impresse così fortemente le sue orme su una pietra, che vi sono sempre rimaste da quel tempo; e appena apparve davanti alle fiamme, facendo il segno della nostra Redenzione e invocando il nome di Gesù Cristo, esse fuggirono davanti a lui tanto velocemente quanto egli poté inseguirle. Una giovane ragazza di Tours, essendo posseduta dallo spirito maligno, fu condotta dai suoi genitori, dapprima alla tomba di san Piet saint Benoît Fondatore dell'ordine benedettino, citato come riferimento cronologico. ro, a Roma, poi da san Benedetto, che era allora a Subiaco o Montecassino; ma Dio non concedendole la liberazione né nell'uno né nell'altro luogo, san Benedetto la inviò a san Remigio e gli scrisse per pregarlo di esercitare il suo potere e la sua carità verso quella sventurata. Alarico, re dei Goti, gli scrisse anch'egli per lo stesso motivo. Il Santo resistette a lungo a questa richiesta, non stimandosi degno di ottenere da Dio ciò che un uomo così grande come l'abate Benedetto non aveva potuto ottenere; ma fu infine costretto dalle preghiere del suo popolo a fare la sua orazione sulla posseduta; il demonio fu subito obbligato a fuggire e a lasciarla in libertà; ma, poco dopo, ella morì per le fatiche che quel mostro infernale le aveva causato. Si fece incontinente ricorso al santo prelato, che si era già ritirato. Egli tornò alla chiesa di San Giovanni dove l'aveva lasciata; la trovò distesa a terra, senza respiro e senza vita, e la sua parola, che aveva avuto la forza di liberarla dalle catene di Satana, ebbe anche la forza di ritrarla dalle porte della morte. Abbiamo nelle Note di Colvenio su Flodoardo, la lettera che il glorioso patriarca san Benedetto gli scrisse. Il cardinale Baronio ha dubitato che fosse sua; ma questo autore ne giustifica la verità con buone prove.
La conversione di Clodoveo
Dopo la vittoria di Tolbiac, il re Clodoveo si convertì al cristianesimo sotto l'influenza della regina Clotilde e l'insegnamento di san Remigio.
Tuttavia, la più grande meraviglia di san Remigio fu senza dubbio la conversione d i Clod Clovis Primo re dei Franchi convertito al cattolicesimo. oveo e dei Franchi. Essa è riportata per intero nella storia di questo grande principe; ma è necessario darne qui un compendio. Clodoveo era il quinto re di questa nazione bellicosa, che, dopo aver forzato il passaggio del Reno, si era impadronita della parte migliore dei Paesi Bassi, della Piccardia e dell'Île-de-France, e spingeva sempre le sue conquiste sulle Gallie, precedentemente occupate dai Romani. Salì al trono nel 481, all'età di soli quattordici o quindici anni; ma, per quanto giovane fosse, non mancò di seguire le orme dei suoi predecessori e di mettersi subito alla testa dei suoi eserciti per rendersi padrone delle province vicine, al fine di formarne un vasto regno. Diede battaglia a Siagrio, che difendeva i resti dell'impero romano nelle Gallie. Lo sconfisse e lo uccise, e in tal modo, non trovando più nulla che resistesse alla forza delle sue armi, assoggettò gran parte delle Gallie al suo impero. Era ancora pagano; tuttavia, non perseguitava i cristiani, e nutriva persino rispetto per i vescovi e per i sacerdoti delle città che prendeva o che si sottomettevano al suo dominio. San Remigio fu colui di cui onorò maggiormente la virtù. In effetti, un giorno i suoi soldati, passando vicino a Reims, avevano saccheggiato una chiesa e portato via gli ornamenti e i vasi sacri; alla sola preghiera che il Santo gli inviò di restituirgli, di tutto il bottino, almeno un vaso d'argento che il suo peso e la sua cesellatura rendevano assai prezioso, egli si recò nel luogo dove si spartivano le spoglie e chiese per grazia al suo esercito che questo vaso gli fosse dato per preferenza senza tirarlo a sorte. La maggior parte dei soldati vi acconsentì; uno solo, più ribelle degli altri, scagliò un colpo d'ascia su questo vaso, dicendo insolentemente che il re non avrebbe avuto, come gli altri, che ciò che gli sarebbe toccato in sorte. Ognuno fu sorpreso da tale impudenza; il re la dissimulò per un tempo, e non mancò di prendere il vaso e di restituirlo a colui che san Remigio gli aveva inviato. Ma dopo un anno, facendo la rassegna delle sue truppe per vedere se le loro armi fossero in buon ordine, e avendo riconosciuto il soldato temerario che gli aveva fatto quell'affronto, gli gettò una delle sue armi a terra, col pretesto che non fosse lucente come avrebbe dovuto essere; poi, mentre quello si chinava per raccoglierla, gli scagliò un colpo d'ascia sulla testa e lo uccise di sua mano, dicendogli: «Tu colpisti così il vaso a Soissons».
Quando questo grande conquistatore ebbe anche soggiogato la Turingia, cosa che fece, secondo Gregorio di Tours, il decimo anno del suo regno, sposò Clo tilde, f Clotilde Regina dei Franchi e sposa di Clodoveo, strumento della conversione della Francia. iglia di Chilperico, fratello di Gondebaldo, re di Borgogna, promettendo in vista di questa alleanza che avrebbe abbracciato la religione cristiana di cui lei faceva professione. Clotilde lo pressò spesso di eseguire la sua promessa, avendo molta pena di vivere con un principe idolatra che si contaminava ogni giorno con sacrifici empi e abominevoli che offriva ai demoni; ma le sue preghiere e le sue istanze furono inutili per cinque anni. Infine, avendo gli Alemanni fatto una grande irruzione sulle terre dei Franchi Ripuari, il re fu obbligato a marciare contro di loro con numerose truppe. Diede loro battaglia a Tolbiac, c he si c Tolbiac Battaglia decisiva in cui Clodoveo fece voto di convertirsi. rede sia Zulpich o Zulch. I Franchi, dopo alcuni istanti di combattimento, voltarono le spalle, e se ne stava facendo una grande macelleria quando il signore Aureliano, che aveva negoziato il matrimonio del re con Clotilde, si rivolse a lui e gli consigliò di fare seduta stante voto a Gesù Cristo di abbracciare il cristianesimo se avesse cambiato le sorti della battaglia e gli avesse fatto ottenere la vittoria. Il re, nel desiderio di vincere, e d'altronde toccato interiormente da un movimento straordinario della grazia, fece subito questo voto, e allo stesso tempo i Franchi voltarono testa, si gettarono impetuosamente sugli Alemanni, ruppero i loro ranghi e li sconfissero completamente. Il re stesso degli Alemanni fu ucciso nella mischia, di modo che Clodoveo rimase interamente vittorioso e si rese tributari coloro il cui numero e la cui potenza avevano già dato spavento a tutta la Francia. La regina apprese con molta gioia questo successo e il cambiamento del suo sposo. Ne fece subito dare avviso a san Remigio, e lo pregò di recarsi prontamente a corte per terminare ciò che il timore e il desiderio di vincere avevano iniziato, e per disporre il re al battesimo. Il
4 OTTOBRE.
Santo non mancò di obbedire. Trovò Clodoveo già a metà istruito dalle cure di san Vedasto, che questo grande monarca aveva preso a Toul per essere il suo catechista. Egli finì di aprirgli gli occhi e di fargli scoprire l'eccellenza e la santità dei nostri misteri. L'ardore della fede e della religione si accese così fortemente in quel cuore marziale, che si fece apostolo dei suoi sudditi prima di essere cristiano; riunì i grandi della sua corte, mostrò loro la follia e la stravaganza del culto degli idoli, e li sollecitò a non adorare più che un solo Dio, creatore del cielo e della terra, nella trinità delle sue persone. Ne fece lo stesso al suo esercito, e la sua predicazione fu così potente, che la maggior parte dei Franchi volle imitare il suo esempio.
Il battesimo e la Santa Ampolla
Durante il battesimo di Clodoveo, una colomba porta miracolosamente il sacro crisma, istituendo la tradizione della Santa Ampolla per l'incoronazione dei re.
La notte prima del suo battesimo, san Remigio andò a trovarlo nel suo palazzo e, avendolo condotto con la regina e un gran numero di principi e ufficiali nella cappella di san Pietro, tenne loro un mirabile discorso sull'unità di Dio, la vanità degli idoli, l'incarnazione del Verbo eterno, la redenzione del genere umano, il giudizio universale, il paradiso dei giusti e l'inferno degli empi. Allora la cappella fu riempita di luce e di un odore inestimabile, e si udì una voce celeste che diceva: «La pace sia con voi! non temete nulla, perseverate nel mio amore». Il volto del Santo divenne anch'esso tutto splendente; il re, la regina, tutti i signori e le dame si gettarono ai suoi piedi. Il Santo li rialzò e predisse loro le grandezze future dei re di Francia, se fossero rimasti fedeli a Dio e non avessero fatto nulla di indegno dell'augusta qualità di re cristiani. Il giorno seguente, Clodoveo marciò verso la chiesa di Nostra Signora, attraverso le strade ornate di arazzi. Quando fu presso il fonte, san Remigio gli disse: «Piega dolcemente il capo, fiero Sicambro; brucia ciò che hai adorato e adora ciò che hai bruciato». Dopo alcune esortazioni, quando si trattò di consacrare l'acqua battesimale, non si trovò il crisma, perché il chierico che lo portava non era potuto passare a causa della folla. Il Santo, in questa necessità, levò gli occhi al cielo e chiese a Dio di degnarsi di provvedere a tale mancanza, e, in quello stesso istante, una colomba più bianca della neve discese dall'alto, portando nel becco un'ampolla piena di un balsamo celeste formato dal ministero degli angeli, che pose tra le mani del santo prelato. Egli la ricevette con ammirazione e ringraziamenti, ne versò una parte nel fonte e unse poi il capo del re. Allo stesso tempo, la colomba volò via e scomparve; ma l'ampolla rimase, ed è ciò che chiamiamo la santa Ampolla.
Il cardinale Baronio osserva che, oltre all'unzione battesimale, san Remigio conferì anche al re l'unzione reale che, da allora, è sempre stata fatta ai nostri re, separatamente dal loro battesimo, attraverso l'augusta cerimonia della loro incoronazione; è a questo che è servito fino ad ora l'olio celeste di questa Ampolla, conservato intatto fino alla Rivoluzione francese. La verità di questa Ampolla, portata da un angelo sotto forma di colomba, è stata combattuta da alcuni autori stranieri, nemici della gloria dei re di Francia, che, soli, hanno il privilegio di essere consacrati con un balsamo incorruttibile e venuto dal cielo; ma essa è stata sostenuta e provata con molta forza ed eloquenza da diversi dotti uomini della nostra nazione, che hanno creduto che la testimonianza di Incmaro, di Flodoardo, di Aimone, di Gerson, di Gaguin e di altri antichi storici, con la tradizione immemorabile dei nostri padri, approvata anche da un gran numero di scrittori di altri paesi, fosse sufficiente per convincerne tutti gli spiriti un po' ragionevoli. Due sorelle di Clodoveo furono anch'esse battezzate con lui: Albofleda, che era pagana, e Lantechilde, che era ariana; la stessa grazia fu ancora concessa a tremila signori e a un'infinità di soldati, donne e bambini
che vollero avere parte alla felicità della rigenerazione spirituale. Si crede più comunemente che fosse il giorno di Natale; ma poiché allora il battesimo si conferiva solo al tempo di Pasqua, non è senza ragione che molti credono, con Incmaro e Flodoardo, che fosse il sabato santo. Colvenio dice persino che ciò è certo e che non se ne deve affatto dubitare.
Influenza politica e religiosa
Remigio consiglia Clodoveo nelle sue conquiste, fonda nuovi vescovadi come quello di Laon e partecipa al primo concilio di Orléans.
Non si può rappresentare abbastanza degnamente l'amore che Clodoveo ebbe per san Remigio, e i favori di cui colmò la sua persona e tutti coloro che gli appartenevano. Gli donò una moltitudine di signorie attorno a Soissons e in altri luoghi, di cui arricchì la sua cattedrale e altre chiese, tanto metropolitane quanto collegiali. Per sua preghiera, perdonò Eulogio, signore di Épernay, colpevole di lesa maestà; questo signore, in segno di riconoscenza, offrì al Santo la sua terra, per farne l'eredità della casa di Dio; ma il beato Prelato lo ringraziò, ritenendo indegno di un uomo generoso, e soprattutto di un buon pastore, ricevere doni come prezzo della sua intercessione; tuttavia, poiché Eulogio volle lasciare il mondo e disfarsi dei suoi beni, san Remigio li accettò e glieli pagò, e, per questo mezzo, Épernay appartenne alla chiesa di Reims. Lo stesso Clodoveo non faceva nulla di considerevole senza prendere il consiglio e la benedizione di quest'uomo di Dio; la prese per andare a combattere Gondebaldo e Godegisilo, in Borgogna; la prese per fare la guerra ad Alarico, re dei Goti; e, per la forza di questa benedizione, riportò illustri vittorie su questi tre principi, uccise Alarico di sua propria mano, e unì al suo impero una gran parte delle province delle Gallie fino alle Alpi e ai Pirenei. Fu anche per la stessa virtù che le mura di Angoulême caddero da sole davanti al suo esercito, come quelle di Gerico davanti all'esercito di Giosuè, e che egli prese quella piazza senza essere obbligato ad assediarla. Inoltre, in ciascuna di queste spedizioni, san Remigio gli aveva dato un flacone di vino benedetto per il suo uso, indicandogli che sarebbe stato vittorioso finché quel vino fosse durato; e per un grande miracolo, questo vino non diminuì affatto fino al suo ritorno. Infine, questa benedizione impedì a questo grande conquistatore di essere ucciso da due soldati goti che lo attaccarono alle spalle e fecero ogni sforzo per trafiggerlo con le loro lance.
L'imperatore Anastasio avendo creato Clodoveo patrizio e console, e avendogli inviato, con le insegne di questa dignità, ciò che era un tempo il colmo dell'ambizione dei Romani, una corona d'oro di gran prezzo, san Remigio gli consigliò di inviarla a Roma e di farla presentare al Papa, come testim onianza c Hormisdas Papa contemporaneo agli ultimi anni di vita di Lauteino. he egli era il figlio obbediente della Chiesa. Ormisda, che era allora sovrano Pontefice, ricevette questo dono con gioia estrema, e, sapendo che era a san Remigio che la Chiesa era debitrice della conquista del regno di Francia, gli diede il potere di crearvi nuovi vescovadi, secondo quanto avrebbe trovato più opportuno per lo stabilimento della fede e del cristianesimo. In virtù di questo potere, eresse in vescovado la chiesa di Nostra Signora di Laon, luogo della sua nascita, che non era prima che una semplice parrocchia della sua diocesi. Vi pose come primo vescovo Genchaud, di cui abbiamo dato la vita al 5 settembre.
Poco tempo dopo l'ambasciata a Roma, Clodoveo morì carico di trofei. San Remigio apprese, per rivelazione, la sua morte prima che essa avvenisse, e forse apprese anche che la sua anima aveva ricevuto la ricompensa di tante conversioni di cui egli era stato la causa per le sue esortazioni e per il suo esempio, e dello stabilimento della religione cristiana in un'infinità di luoghi dove il demonio era adorato. Savaron, presidente di Clermont, in Alvernia, ha fatto un trattato espresso sulla sua santità, che i lettori possono consultare.
Fu verso quel tempo, l'anno di grazia 511, che si tenne il primo concilio di Orléans. San Remigio non mancò di trovarvisi con trentatré vescovi di diverse province. Quando entrò nell'assemblea, tutti i prelati, che erano giunti prima di lui, si alzarono per fargli onore; uno solo, che era ariano e molto orgoglioso, se ne stette seduto per disprezzo, e non degnò nemmeno di salutarlo quando gli passò davanti. Ma la sua inciviltà, così come la sua perfidia, fu punita all'istante; poiché perse l'uso della lingua e non poté più parlare. Allora riconobbe la sua colpa, e prosternandosi ai piedi del Santo, lo pregò, con tutti i segni del corpo che poté fare, di ottenergli misericordia. «A buon diritto!» gli disse san Remigio, «se hai dei veri sentimenti della divinità di Gesù Cristo e che tu lo riconosca consustanziale al Padre; altrimenti l'uso della voce non farebbe che contribuire alle tue bestemmie». A queste parole, il vescovo rinunciò interiormente e per gesto all'arianesimo, e la sua lingua sciogliendosi nello stesso tempo, recuperò la parola per confessare che Gesù Cristo era un solo Dio con il Padre e lo Spirito Santo.
Fine della vita e testamento
Autore di commentari biblici e di un celebre testamento, Remigio muore in età avanzata dopo aver perso e poi riacquistato la vista.
Apprendiamo da Sidonio Apollinare e da diversi autori che san Remigio era uno degli uomini più dotti ed eloquenti dei primi secoli, e che scrisse alcuni commentari sulla Sacra Scrittura, colmi di una dottrina molto profonda e di uno stile molto dolce e elevato. La difficoltà sta nel sapere se i Commentari su san Paolo, che portano il suo nome, siano tra questi. Villapando, della Compagnia di Gesù, si è sforzato di dimostrarlo; molti altri lo negano e li attribuiscono a Remigio di Lione o a Remigio di Auxerre. Si dubita meno delle due Epistole che si trovano nella Biblioteca dei Padri: una a Clodoveo, sulla morte di sua sorella Albofleda, l'altra a santa Genoveffa, per la quale nutriva un amore sainte Geneviève Santa patrona di Parigi, presso la quale fu sepolto Cerauno. e un rispetto particolari. La sua opera indubitabile è il suo testamento, che i nostri storici hanno sempre considerato come uno dei più preziosi monumenti dell'antichità. In esso rende la sua chiesa cattedrale la principale erede di tutti i suoi beni, insieme al vescovo Lupo, figlio di suo fratello, e al sacerdote Agricola, suo altro nipote. Vi fece anche molti legati pii alle altre chiese, ai chierici, alle vedove, agli orfani, ai poveri e ai mendicanti. Si trova questo testamento in Flodoardo.
Alla fine della sua vita, fu colpito da diversi mali molto dolorosi e perse anche la vista; ma, ben lungi dall'affliggersene, ne rendeva continuamente grazie a Dio, guardando a queste afflizioni come a grandi benefici che gli davano occasione di esercitare la pazienza e lo rendevano più simile a Gesù Cristo sofferente e morente sulla croce. Era senza sosta in orazione, e le lacrime di contrizione gli scorrevano dagli occhi a ogni momento. Ebbe conoscenza del tempo del suo decesso, ma, prima che arrivasse, la vista gli fu restituita, ed ebbe la consolazione di celebrare ancora una volta i santi Misteri. Infine, dopo aver abbracciato i suoi figli spirituali e aver dato loro la sua benedizione, rese la sua bella anima a Dio, senza che sembrasse avere alcuna malattia mortale, ma essendo solo esausto e consumato dalla vecchiaia. Fu il 13 gennaio 533: aveva circa novantasei anni.
Storia delle reliquie e profanazioni
Il corpo del santo, conservato in mausolei successivi a Reims, subì le profanazioni della Rivoluzione prima di essere restaurato nel XIX secolo.
[APPENDICE: CULTO E RELIQUIE.]
Quando si volle portare il suo corpo nella chiesa di San Timoteo e di Sant'Apollinare, come aveva ordinato nel suo testamento, la bara divenne così pesante lungo il cammino che fu impossibile proseguire. Tutti riconobbero che il cielo non gradiva che questo grande tesoro fosse portato in quella chiesa; così si tentò di condurlo prima a Saint-Nicaise, poi a Saint-Sixte, ma anche questo senza successo. Infine, dopo una lunga preghiera, venne il pensiero di deporlo a San Cristoforo, che era vicino e dove non c'era ancora alcun corpo santo. Non appena fu presa questa decisione, san Remigio si lasciò trasportare facilmente e fu posto nel luogo dove, in seguito, fu eretto un altare in onore di santa Genoveffa. Nel luogo in cui era rimasto immobile, chiamato il Ban di Saint-Remi, fu piantata una croce con un'iscrizione contenente il racconto di questo prodigio.
Si verificarono numerosi miracoli al suo sepolcro e per sua intercessione. Eccone uno dei più celebri, riportato da Gregorio di Tours: la peste devastava tutta la Francia, dopo aver spopolato l'Italia e la Germania; i cittadini di Reims, per impedire che questa orribile malattia entrasse nella loro città, trassero da quel sepolcro un drappo di cui il corpo santo era coperto e lo portarono in processione attorno alle loro mura. Allora si vide un prodigio assai sorprendente; poiché la peste, avvicinandosi fino al cerchio che la processione aveva tracciato, non osò mai oltrepassarlo; sebbene gli uccelli stessi morissero a tre passi da lì, nessuno veniva colpito all'interno di quel cerchio misterioso. Ciò fece pensare di collocare il corpo del santo prelato in un luogo più decoroso. L'arcivescovo Sennance fece costruire una grotta dietro l'altare maggiore per servire a questo pio disegno. Il 1° ottobre fu scelto per la traslazione; gli uomini vollero compierla, ma la bara essendo divenuta di nuovo immobile, non riuscirono nell'intento. Un dolce sonno avendoli assopiti dopo il lavoro della giornata, gli angeli eseguirono ciò che essi non avevano potuto fare. Al loro risveglio, trovarono le reliquie nel luogo destinato e la chiesa profumata di un odore celeste, che quelli dei gigli, delle rose e dei gelsomini non possono eguagliare. L'arcivescovo Incmaro fece, in un giorno simile, una seconda traslazione di questo deposito sacro in un'urna d'argento. Fu nell'anno 852. Egli trovò il corpo intatto. Due paralitici e un suddiacono, tormentati dal mal di denti, furono allora perfettamente guariti. In seguito, varie ragioni obbligarono a portarlo prima a Épernay, poi all'abbazia di Orbais. Il suo ritorno a Reims fu reso illustre da un numero infinito di guarigioni soprannaturali. Non vi fu alcun cieco, zoppo, sordo, muto o malato sul cammino che non recuperasse la salute. Fu trattenuto a lungo a Notre-Dame, ma fu infine riportato nel 908, dall'arcivescovo Erveo, nella chiesa di San Cristoforo, dove era stato inumato e che aveva abbandonato quel primo nome, sotto l'arcivescovo Incmaro, per prendere quello di san Remigio. Questa chiesa era all'inizio molto piccola e poco frequentata; ma quando fu arricchita dalle spoglie del nostro apostolo, si cominciò ad ampliarla. Vi si misero dapprima dei canonici; poi l'arcivescovo Tilpino vi pose dei religiosi di San Benedetto. Tre diversi abati: Errardo, Thierry ed Erimar ne intrapresero il grande edificio. L'ultimo completò il tempio magnifico che vediamo ora. Il papa san Leone IX la dedicò egli stesso nel 1049, accompagnato da un gran numero di arcivescovi e vescovi. L'urna del suo glorioso patrono, che era stata condotta a Notre-Dame durante questa cerimonia, vi fu riportata con pompa e con un'affluenza di popolo incredibile. Fu ancora il 1° ottobre che si svolse questa cerimonia, e il Papa lo destinò a perpetuità per essere il giorno della festa di san Remigio. Egli disse, nella bolla che spedì per questo soggetto, che, sebbene questo beato prelato non sia apostolo di tutte le nazioni, egli ha tuttavia la prerogativa di essere l'apostolo dei Franchi in particolare, e che questa nazione è il segno e l'onore del suo apostolato.
Cinque mausolei elevati sopra il suolo hanno racchiuso successivamente il corpo di san Remigio. Il primo fu eretto da Incmaro (845-882) nel IX secolo; il secondo da Erimar, abate del monastero di Saint-Remi, nell'XI secolo; il terzo dal cardinale Robert de Lenoncourt, all'inizio del XVI secolo. Questo mausoleo, iniziato nel 1533 e terminato nel 1537, è esistito fino alla Rivoluzione francese. Era un quadrato lungo circa otto metri di altezza per cinque metri di lunghezza. Si componeva di due piani. Quello inferiore era d'ordine corinzio. Diciassette colonne di diaspro rosso e bianco sostenevano la trabeazione. Tra le colonne si trovavano delle nicchie che contenevano le statue dei dodici pari di Francia, a grandezza naturale. Il piano superiore, d'ordine dorico, era ornato su ogni lato da ventiquattro tavolette d'argento rappresentanti la vita di san Remigio. La porta della tomba era coperta di lamine d'oro. Nel mezzo vi era un'altra piccola porta fatta d'oro purissimo e incrostata di pietre preziose. Al centro vi era un pezzo di cristallo di rocca cesellato con un'arte meravigliosa, e rappresentante il battesimo di Nostro Signore. Questa porta e questo cristallo provenivano dal mausoleo eretto da Incmaro. Tutto il monumento era sormontato da una piccola lanterna a forma di cupola guarnita di pietre preziose. Il quarto fu eretto nel 1803, a spese del signor Ludinard de Vauxelles, presidente della fabbriceria della chiesa, che prese a suo carico le spese del monumento, che fu ricostruito sull'antica ubicazione, ma in forma di rotonda, invece della forma quadrata che aveva un tempo. Le colonne di marmo, provenienti dall'altare maggiore della chiesa di Saint-Pierre-les-Dames, furono donate dal signor Blémont. La cerimonia di ricezione ebbe luogo il 27 marzo 1803.
Infine, nel 1847, sotto l'episcopato di monsignor Thomas Gousset, arcivescovo di Reims, la tomba fu restaurata sotto la direzione del signor Brunette, architetto, e messa nello stato in cui la si vede oggi. Le dodici statue che sono tra le colonne sono fatte di una pietra bianca finissima e coperte di una vernice che le fa brillare come il marmo. Sono le stesse di un tempo, avendo la municipalità acconsentito a ritirarle dal museo per renderle alla loro destinazione prima. Esse sono lì come un memoriale di istituzione e di dignità che sono scomparse con le nostre antiche dinastie. Dal lato destro vi sono i sei vescovi: l'arcivescovo-duca di Reims, che porta la croce; il vescovo di Laon, lo scettro; il vescovo-conte di Beauvais, il mantello reale; il vescovo-conte di Châlons, l'anello; il vescovo-conte di Noyon, la cintura. Dal lato sinistro: il duca di Borgogna, che porta la corona; il duca d'Aquitania, lo stendardo; il duca di Normandia, un secondo stendardo; il conte di Fiandra, la spada; il conte di Tolosa, gli speroni; il conte di Champagne, l'insegna militare.
Bon Oudard Bourgeois, gran priore dell'abbazia di Saint-Remi nel XVIII secolo, donò un'urna d'argento massiccio arricchita di pietre preziose. Aveva la stessa forma del mausoleo eretto dal cardinale Robert de Lenoncourt. Pesava quasi cinquantasei chilogrammi e costava più di quattordicimila lire. La sua lunghezza superava i due metri e la sua larghezza un metro. Il 19 agosto 1650, l'antica urna di Incmaro fu posta nella nuova senza che si rompessero gli antichi sigilli.
Nella tomba di san Remigio erano racchiusi due oggetti assai preziosi: 1° il bastone pastorale, coperto d'oro e di pietre di gran pregio, inviato a san Remigio dal papa Ormisda, quando lo nominò legato apostolico; 2° la Santa Ampolla o fiala di cristallo di quarantacinque millimetri di altezza, contenente il Crisma destinato all'unzione dei re di Francia. Erano gli abati di Saint-Remi che la portavano al collo alla cerimonia dell'unzione. La Santa Ampolla era incastonata in una specie di rosa di vermiglio, della forma di una patena, artisticamente lavorata e arricchita di diamanti. Era fissata sul dorso di una colomba d'oro. Era con un ago d'oro lungo trentasette linee che si staccava dalla fiala una particella del balsamo che si mescolava poi con il santo Crisma a ogni nuova consacrazione dei nostri re. Si conservava la Santa Ampolla con tale cura che non si permetteva mai che uscisse da Saint-Remi se non per l'unzione di un re di Francia. Nel 1483, Luigi XI, che si circondava di ogni sorta di reliquie e la cui devozione giungeva fino alla superstizione, vedendosi vicino a morire, volle che gli si portasse la Santa Ampolla. La richiesta del monarca fu sottoposta al papa Sisto IV, e fu solo dopo aver ottenuto il suo consenso che una deputazione fu incaricata di portarla al Plessis. Quando la reliquia attraversò Parigi, il Parlamento in corpo le fece corteo fino alla Sainte-Chapelle, dove fu depositata per una notte prima di continuare il viaggio.
Il 23 ottobre 1793, i rivoluzionari, gloriandosi del nome di sanculotti, invasero la chiesa di Saint-Remi verso le cinque di sera, si impadronirono dell'urna, la misero in pezzi e gettarono a terra le sante ossa. Infine, il commissario del governo salì sul pulpito e fece risuonare le volte delle sue bestemmie contro le reliquie e la vita futura. Poi, avendo raccolto le ossa, si recò con i suoi infami complici nel giardino contiguo alla chiesa e nel mezzo del quale vi era un cimitero; i resti venerati del santo apostolo della Francia furono gettati in una fossa con i cadaveri di due militari che erano appena morti all'Hôtel-Dieu. La tomba fu demolita dalle fondamenta. Gli ornamenti d'oro e d'argento furono portati alla zecca; le statue arricchirono il Museo comunale.
Quanto alla Santa Ampolla, essa è stata infranta a colpi di martello, alle grida di: Viva la Repubblica!, nel mezzo della piazza reale, sui gradini del piedistallo che aveva sostenuto la statua di Luigi XV. L'esecutore di questo atto di vandalismo fu un rappresentante del popolo chiamato Rhull, inviato appositamente da Parigi dalla Convenzione, che volle inoltre che gli si trasmettessero fedelmente i resti di questo reliquiario, considerato pericoloso per la salvezza della Repubblica.
Un ufficiale municipale, il signor Hourelle, fabbriciere di Saint-Remi, si accordò con l'abate Seraine, parroco della parrocchia e depositario delle chiavi della tomba; e, non potendo sostituire alla fiala del reliquiario un'altra fiala, rimossero con l'ago d'oro alcune particelle del balsamo bruno-scuro che aderiva alle sue pareti e le conservarono con cura. Nel 1813, l'11 giugno, sotto l'episcopato di monsignor de Coucy, i possessori, tanto di queste preziose particelle che di due frammenti della fiala, le depositarono, dopo inchiesta preliminare, tra le mani del loro arcivescovo che rinchiuse provvisoriamente il tutto in un modesto reliquiario, e lo fece portare alla chiesa di Saint-Remi, dove rimase fino al mese di maggio 1825.
Il 5 luglio 1792, circa diciotto mesi dopo la profanazione del corpo del Santo da parte dei rivoluzionari, un ufficiale municipale, chiamato Favréan, persuase lo stesso becchino, che aveva sepolto le preziose ossa, a esumarle dal cimitero e a consegnargliele. Un verbale autentico fu redatto sul momento. Lo stesso municipale si determinò, il 15 marzo 1796, a affidare questo deposito all'abate Seraine, parroco costituzionale di Saint-Remi, che le mise in una cappella stabilita nella biblioteca dei Monaci. Infine, nei primi giorni di ottobre 1796, essendo stata la chiesa di Saint-Remi restituita al culto, l'urna del santo vescovo vi fu trasferita. Le ossa furono esaminate con cura da medici e trovate complete, alla presenza di diversi testimoni e del vescovo intruso Nicolas Diot. Un nuovo riconoscimento delle reliquie ebbe ancora luogo, dapprima, nel 1803, per ordine del vescovo di Meaux, nella cui diocesi Reims era compresa; e in seguito, nel 1824, da monsignor de Latil, arcivescovo di Reims, che ne fece mettere da parte la prima costola, e appose i sigilli sulle ossa riunite e avvolte in un sudario, le rinchiuse egli stesso nella nuova urna di rame argentato, dovuta ancora alla munificenza del signor Ludinart de Veuxelles. Questa urna ha quasi due metri di lunghezza e più di un metro di altezza. Le statuette dei dodici Apostoli sono poste su ogni lato.
Il 22 maggio 1825, il cardinale de Latil fece ritirare dalla tomba di san Remigio la scatola contenente i resti della Santa Ampolla, vi prese le varie particelle sottratte alla profanazione, le mescolò con il santo Crisma e versò il tutto in una fiala colata sul modello dell'antica. Il reliquiario, che monsignor de Coucy aveva ordinato all'abile orefice Charles Cahier, non fu terminato che all'epoca dell'unzione di Carlo X. Vi si rinchiuse la nuova fiala. L'insieme di questo reliquiario è un vero capolavoro; la sua descrizione occupa sei pagine in-8° nella storia di Notre-Dame de Reims dell'abate Cerf. Uno dei bassorilievi rappresenta il battesimo di Clodoveo. Le iscrizioni sono ingegnose e perfettamente scelte; sui piani orizzontali del basamento, vi sono i medaglioni e i ritratti dei re consacrati tanto a Reims che in altre città, come Pipino a Soissons, Carlo Magno a Noyon, ecc. Il reliquiario tutto intero è costato venticinquemila franchi, senza contare un gran numero di pietre preziose donate dalle dame della corte del re. — Dall'unzione del re Carlo X, la Santa Ampolla non è più tornata a Saint-Remi; essa resta nel tesoro della metropoli.
San Remigio è sempre stato a Reims in grande venerazione. Dalla sua morte, gli abitanti di Reims hanno fatto ricorso alla sua intercessione in tutte le calamità, le sue reliquie sono state spesso portate nelle strade in processione o esposte a Notre-Dame con la speranza di preservare la città da vari flagelli, dalla peste, dalla guerra, dalle invasioni; o bene di ottenere la pace, o un erede alla corona, o bene di ringraziare Dio di un beneficio concesso. Gli abitanti della parrocchia di Saint-Remi tengono così fortemente a conservare il corpo del santo arcivescovo che, nel 1823, essendo stata annunciata una processione con l'urna per ordine dell'arcivescovado, in occasione del colera, vi fu una viva opposizione e quasi una sommossa, temendo il popolo per l'urna di san Remigio la sorte della Santa Ampolla. L'autorità ecclesiastica credette dunque che fosse prudente revocare la cerimonia.
Lo zelo dell'attuale parroco, l'abate Aubert, ha introdotto l'uso di una novena annuale e assai solenne che si prolunga spesso oltre il nono giorno dopo la festa. È una specie di ritiro, di missione che attira agli uffici e alle predicazioni un numero considerevole di pellegrini, che si valuta circa a quarantamila. Oggi che l'empietà e l'ateismo sollevano fieramente la testa e attaccano apertamente i fondamenti della religione e della santa Chiesa stabilita da Gesù Cristo sulla terra, si dovrebbe, da tutte le parti della Francia, accorrere alla tomba di san Remigio, e sollecitare soprattutto dal glorioso vescovo che ha istruito e battezzato Clodoveo la conservazione della fede cattolica e la pratica sincera dei precetti del Vangelo.
Un piccolo libretto, che si distribuisce alla porta della chiesa di Saint-Remi, contiene antifone, orazioni, litanie piene di unzione e di pietà che i pellegrini non mancano di recitare umilmente, inginocchiati davanti ai preziosi resti dell'apostolo dei Francesi.
Abbiamo la vita di san Remigio scritta da Incmaro, uno dei s uoi suc Hincmar Arcivescovo di Reims, figura centrale dei dibattiti teologici e politici. cessori. San Gregorio di Tours e Flodoardo ne parlano assai ampiamente nelle loro storie. Il Padre René de Cerisiers, della Compagnia di Gesù, ne ha dato un compendio assai ampio, tratto da questi autori, che ci è servito per comporre questo riassunto. Lo abbiamo completato con Note fornite dal signor Henri Conguet, della diocesi di Soissons.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Nascita miracolosa a Laon predetta dall'eremita Montano
- Elezione all'arcivescovado di Reims all'età di 22 anni
- Vaso di Soissons e relazioni con Clodoveo
- Battaglia di Tolbiac e voto di Clodoveo
- Battesimo di Clodoveo e dei Franchi a Reims
- Miracolo della Santa Ampolla
- Partecipazione al primo concilio di Orléans nel 511
Miracoli
- Guarigione del cieco Montano con il latte di sua madre
- Moltiplicazione del vino a Cernay
- Estinzione di un incendio a Reims
- Apparizione della Santa Ampolla durante il battesimo di Clodoveo
- Guarigione di un vescovo ariano divenuto muto al concilio di Orléans
Citazioni
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Piega dolcemente il capo, fiero Sicambro; brucia ciò che hai adorato e adora ciò che hai bruciato.
Tradizione agiografica (durante il battesimo di Clodoveo)